Emanuele Severino: la tecnica, che si serve di strumenti sempre più potenti e avanzati come ad esempio i computer, è destinata al dominio. Un dominio che, se l’uomo non sarà in grado di compiere le scelte giuste, potrebbe rivelarsi catastrofico- intervista in Tech – quotidiano.net

Emanuele Severino:
Lei ha un profilo Facebook?
«No, ma gli amici che hanno da poco fondato l’Associazione studi Emanuele Severino (Ases*) credo però stiano per realizzare un sito web ad hoc».
Perché non ha sentito il bisogno di entrare nei social network?
«Perché lascio che queste cose accadano per loro conto».

Il pensiero filosofico di Emanuele Severino

estratti dalla intervista:

“La vita umana incomincia a cambiare radicalmente da quando le grandi forze che oggi si servono della tecnica, capitalismo in testa, capiscono che la tecnica guidata dalla scienza moderna è il mezzo più potente e che quindi va potenziato anche a scapito degli scopi che tali forze si prefiggono di realizzare. L’intelligenza artificiale è un capitolo di questa vicenda”

“«Ancora oggi l’uomo ha bisogno della tecnica. Proprio per questo, e ovviamente mi limito anche qui come nelle altre mie risposte a enunciare le tesi, lo scopo della tecnica, cioè l’aumento indefinito della potenza, è destinato a diventare lo scopo dell’umanità. In questa situazione, la tecnica ha bisogno dell’attività umana, nella misura in cui però è questa attività a diventare il mezzo di cui la tecnica si serve. L’imperativo kantiano di non trattare mai l’uomo soltanto come mezzo perde ogni forza».”

«Le reti telematico-informatiche sono ancora dei mezzi di…

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L’Eternità dell’essente e la Gloria, presentazione del volume ” Emanuele Severino” di Giulio Goggi. VIDEO di 2 ore e 31 minuti con: Cacciari, Donà, Goggi e Emanuele Severino. Università Vita-Salute San Raffaele, 15 Novembre 2016

Il pensiero filosofico di Emanuele Severino

Il professor Cacciari ed il Professor Donà moderano l’incontro di presentazione del volume monografico ” Emanuele Severino” del Dottor Goggi. Ospite d’onore è proprio il noto filosofo, protagonista del volume, Emanuele Severino.
L’incontro si è tenuto, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, il 15 Novembre 2016.

GIULIO GOGGI, Emanuele Severino, Lateran University Press, 2015, pagg. 510

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Roberto Carifi scrive di EMANUELE SEVERINO, in Nomi del Novecento, Le Lettere, Firenze, 200, p. 98

Il pensiero filosofico di Emanuele Severino

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Biografia

Roberto Carifi è un letterato pistoiese del secondo dopoguerra. Allievo di Piero Bigongiari, tra i maggiori esponenti dell’ermetismo fiorentino, conosciuto nel 1982, profondamente influenzato dalle voci liriche di Rainer Maria Rilke e Georg Trakl, su cui si è esercitato anche come traduttore,[1]oltre a essere poeta, svolge l’attività di critico letterario.[2] Attratto sin dagli anni degli studi universitari dalla filosofia francese e tedesca, nell’età matura ha incrociato il pensiero buddhista, attorno al quale si focalizzano le sue raccolte più recenti, come Tibet e Il segreto. Al fianco degli studi filosofici, vi sono quelli di psicoanalisi, compiuti dapprima presso L’École Freudienne di Parigi, come auditore alle lezioni tenute da Jacques Lacan, e proseguiti a Milano. Mentre nelle liriche giovanili si risente la dizione rilkiana e emerge il debito verso la filosofia di Martin Heidegger, nei componimenti successivi questi…

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Emanuele Severino, “Mi commuove l’affetto con cui hanno voluto festeggiare e partecipare alla nascita dell’ASES. Desidero esprimere la mia gratitudine ad ognuno di Loro, augurando ogni bene. Con amicizia”, 28 febbraio 2017

“Mi commuove l’affetto con cui hanno voluto festeggiare e partecipare alla nascita dell’ASES.
Desidero esprimere la mia gratitudine ad ognuno di Loro, augurando ogni bene.
Con amicizia,
Emanuele Severino

Sorgente: Incontro con il filosofo EMANUELE SEVERINO: presentazione dell’ASES – Associazione Studi Emanuele Severino, presso il salone Vanvitelliano nel Palazzo della Loggia, sede del Comune di Brescia, Sabato 25 febbraio 2017, ore 10-12,30. AUDIO dell’incontro – Il pensiero filosofico di Emanuele Severino

 AUDIO dell’incontro con il filosofo EMANUELE SEVERINO: presentazione dell’ASES – Associazione Studi Emanuele Severino, presso il salone Vanvitelliano nel Palazzo della Loggia, Brescia, Sabato 25 febbraio 2017, ore 10-12,30. 

L’Associazione di Studi Emanuele Severino, in collaborazione con il Comune di Brescia, ha organizzato il 25 febbraio alle ore 10:00 presso Salone Vanvitelliano di Palazzo della Loggia

Incontro con il filosofo
EMANUELE SEVERINO

Per la presentazione, in occasione del suo compleanno,
dell’Associazione a lui dedicata che ha sede a Brescia.

AUDIO dell’incontro

  1.  Ines Testoni (Professore associato di Psicologia sociale presso Università di Padova e vicepresidente dell’Associazione di Studi Emanuele Severino)

2. Emilio Del Bono (Sindaco di Brescia)

 

3. Vincenzo Milanesi (Rettore emerito, direttore del Fisppa dell’Università di Padova e Presidente dell’Associazione di Studi Emanuele Severino)

4. Paolo Barbieri (Direttore rivista QuiLibri)

5. Claudio Bragaglio (Nuova Libreria Rinascita)

6. Paolo Corsini (Storico, già sindaco di Brescia)

7. Giulio Goggi (Professore di filosofia. Collabora con l’Università Vita-Salute San Raffaele con seminari legati al corso di Ontologia fondamentale)

8. Anna Ludovica Severino,  vice presidente della associazione

9. Valent

10 Sciuto

11 Emanuele Severino

 


L’Associazione di Studi Emanuele Severino è nata su iniziativa di un gruppo di studiosi e allievi del Filosofo e ha come obiettivo quello di far conoscere attraverso convegni, pubblicazioni e borse di studio il suo pensiero .

Il Comune di Brescia sostiene l’iniziativa contribuendo all’organizzazione dell’evento del 25 febbraio anche assicurando una sede all’Associazione e garantendo una collaborazione per le future attività.
All’Associazione hanno aderito oltre 140 personalità della filosofia e della cultura italiana: da Umberto Curi a Sergio Givone, da Umberto Galimberti a Massimo Donà, Vincenzo Vitiello, Biagio Di Giovanni, Gennaro Sasso. E poi Luigi Zoja, Silvano Agosti, André Ruth Shammah, Natalino Irti.
Nei mesi scorsi la casa editrice di New York, Verso Book, ha pubblicato, a cura di Alessandro Carrera e Ines Testoni, la versione inglese di ‘Essenza del nichilismo’. A testimonianza dell’interesse crescente per il pensiero di Emanuele Severino anche negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, già numerose Università hanno dato la loro adesione all’Associazione: dalla St. John’s University di New York, all’University of Huston, e poi il King’s College di Londra, l’University of Western Ontario, l’University of Melbourne e l’University of New Mexico.


pubblicato dopo gentile segnalazione di Ines Testoni e Paolo Barbieri

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EMANUELE SEVERINO: interventi registrati da RADIO RADICALE

vai a:

https://www.radioradicale.it/ricerca-avanzata?search_api_views_fulltext=%22Emanuele+Severino%22&raggruppamenti_radio=All&field_data_1%5Bdate%5D=&field_data_2%5Bdate%5D=&field_generi=All&field_luogo=&attached_field_soggetti=Severino&field_organizzatori_title=&field_redattori_title=&field_argomento=

Emanuele Severino, LE LEZIONI raccolte da Diotima Quattroduetre, 2013. Raccolta dei VIDEO

Riproduci tutto Condividi Salva

o LE LEZIONI – YouTube – pamalteo@gmail.com – Gmail

Bibliografia di EMANUELE SEVERINO

* SEVERINO EMANUELE, (2016), Storia, Gioia, Adelphi

* SEVERINO EMANUELE, (2015), Piazza della Loggia. Una strage dimenticata,

* SEVERINO EMANUELE, (2015), In viaggio con Leopardi. La partita sul destino

dell’uomo, Rizzoli

* SEVERINO EMANUELE, (2015), Dike, Adelphi

* SEVERINO EMANUELE, SCOLA ANGELO, a cura di Ines Testoni e Giulio Goggi, (2014),

Il morire tra ragione e fede, Marcianum Press

* SEVERINO EMANUELE, (2014), Sul divenire. Dialogo con Biagio De Giovanni, Mucchi

editore

* SEVERINO EMANUELE, (2013), INTORNO AL SENSO DEL NULLA, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Nicoletta Cusano, (2013), Techne, A lezione da

Emanuele Severino, Mimesis

* SEVERINO EMANUELE, (2013), LA POTENZA DELL’ERRARE, Sulla storia dell’Occidente,

RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2012), NICHILISMO E DESTINO, BOOK TIME

* GALIMBERTI UMBERTO, SEVERINO EMANUELE, VATTIMO GIANNI, (2012), ESSERE,

CORRIERE DELLA SERA

* SEVERINO EMANUELE, (2012), Capitalismo senza futuro, Rizzoli

* SEVERINO EMANUELE, (2012), A lezione da Emanuele Severino: Pòlemos, ovvero le

origini della violenza, MIMESIS EDITORE

* SEVERINO EMANUELE, intervista di Sara Bignotti, (2012), Educare al pensiero, La

Scuola

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Nicoletta Cusano, (2012), Polemos, Mimesis, Con

lezioni audio Mp3

* SEVERINO EMANUELE, VITIELLO VINCENZO, (2012), Il Decalogo. Ricordati di

santificare le feste, AlboVerso Edizioni, libro + Cd audio

* SEVERINO EMANUELE, (2012), NASCERE e altri problemi della coscienza religiosa,

RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Iris Tion e Giorgio Brianese, (2011), DEL BELLO,

MIMESIS

* SEVERINO EMANUELE, (2011), LA MORTE E LA TERRA, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2011), LA BILANCIA. Pensieri sul nostro tempo (articoli sul

Corriere della Sera 1990-1992), RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2010), MACIGNI E SPIRITO DI GRAVITA’, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Ugo Perone, (2010), VOLONTA’, DESTINO,

LINGUAGGIO. Filosofia e storia dell’Occidente, ROSENBERG & SELLIER

* SEVERINO EMANUELE, (2010), TECHNE. Le radici della violenza, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Luca Taddio e con un saggio di Giorgio Brianese,

(2010), LA GUERRA E IL MORTALE (CON 2 Cd Rom e file Mp3), MIMESIS

* SEVERINO EMANUELE, (2010), PENSIERI SUL CRISTIANESIMO, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2010), Crisi della tradizione occidentale, Christian Mariotti

editore

* SEVERINO EMANUELE, (2010), L’ INTIMA MANO, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2010), ISTITUZIONI DI FILOSOFIA, MORCELLIANA

* SEVERINO EMANUELE, (2009), L’ IDENTITA’ DEL DESTINO. Lezioni veneziane (2000-

2001), RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2009), Democrazia, tecnica, capitalismo, Morcelliana

* SEVERINO EMANUELE, (2009), DISCUSSIONI INTORNO AL SENSO DELLA VERITA’,

Edizioni ETS

* SEVERINO EMANUELE, (2009), GLI ABITATORI DEL TEMPO. La struttura dell’Occidente

e il nichilismo, RIZZOLI BUR

* SEVERINO EMANUELE, (2008), LA TENDENZA FONDAMENTALE DEL NOSTRO TEMPO,

ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2008), LA STORIA, L’ALDILA’, IL DESTINO, 12 Lezioni, ASIA

edizioni

* BONCINELLI EDOARDO, SEVERINO EMANUELE, (2008), DIALOGO SU ETICA E

SCIENZA, EDITRICE SAN RAFFAELE

* SEVERINO EMANUELE, (2008), LA BUONA FEDE. Sui fondamenti della morale, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2008), LA STRADA. La follia e la gioia, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Davide Grossi, saggio introduttivo di Massimo Donà,

(2008), VOLONTA’, FEDE E DESTINO, Lezioni 2005/2006 alla Università Vita-Salute

San Raffaele di Milano, MIMESIS

* SEVERINO EMANUELE, (2007), LA STRUTTURA ORIGINARIA. Nuova edizione ampliata,

ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2007), L’ IDENTITA’ DELLA FOLLIA. Lezioni veneziane (2000),

RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2007), OLTREPASSARE, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2007), OLTRE IL LINGUAGGIO, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2006), LA Filosofia futura. Oltre il dominio del divenire, Rizzoli

* SEVERINO EMANUELE, (2006), IMMORTALITA’ E DESTINO, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2006), COSA ARCANA E STUPENDA: L’OCCIDENTE E

LEOPARDI, RIZZOLI BUR

* SEVERINO EMANUELE, (2006), Il muro di pietra. Sul tramonto della tradizione

filosofica, Rizzoli

* SEVERINO EMANUELE, a cura di Ines Testoni, (2006), LA FOLLIA DELL’ANGELO,

Mimesis

* SEVERINO EMANUELE, (2006), COSA ARCANA E STUPENDA: L’OCCIDENTE E

LEOPARDI, RIZZOLI BUR

* SEVERINO EMANUELE, (2005), Sull’embrione, Rizzoli

* SEVERINO EMANUELE, (2005), Il Giogo. Alle origini della ragione: Eschilo, Adelphi

* SEVERINO EMANUELE, (2005), FONDAMENTO DELLA CONTRADDIZIONE, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2005), ESSENZA DEL NICHILISMO, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2005), ANTOLOGIA FILOSOFICA DAI GRECI AL NOSTRO

TEMPO, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2004), LA FILOSOFIA DAI GRECI AL NOSTRO TEMPO la

filosofia contemporanea, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2004), LA FILOSOFIA DAI GRECI AL NOSTRO TEMPO la

filosofia antica e medioevale, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2004), IL NULLA E LA POESIA. ALLA FINE DELL’ETA’

MODERNA: LEOPARDI, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2004), LA FILOSOFIA DAI GRECI AL NOSTRO TEMPO la

filosofia moderna, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2004), IL DESTINO DELLA TECNICA, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2004), IL NULLA E LA POESIA. ALLA FINE DELL’ETA’ DELLA

TECNICA: LEOPARDI, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2003), TECNICA E ARCHITETTURA, RAFFAELLO CORTINA

* SEVERINO EMANUELE, (2003), DALL’ISLAM A PROMETEO, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (2002), Oltre l’uomo e oltre Dio, Il Melangolo

* SEVERINO EMANUELE, (2002), LEGGE E CASO, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2002), LEZIONI SULLA POLITICA. I GRECI E LA TENDENZA

FONDAMENTALE DEL SECOLO, MARINOTTI

* SEVERINO EMANUELE, (2001), IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI. Autobiografia,

* SEVERINO EMANUELE, (2001), LA GLORIA. Risoluzione di “Destino della necessità”,

ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (2000), LE LEGNA E LA CENERE, RIZZOLI

* SEVERINO EMANUELE, (1999), L’ ANELLO DEL RITORNO, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (1999), L’ ANELLO DEL RITORNO, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (1995), TAUTOTES, ADELPHI

* SEVERINO EMANUELE, (1993), La follia dell’Occidente, in ZAVOLI SERGIO, DI QUESTO

PASSO, NUOVA ERI

* SEVERINO EMANUELE, (1958), LA STRUTTURA ORIGINARIA. Edizione anastatica

pubblicata nel 1958, ADELPHI


 

Blog dedicato al PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO, a cura di VASCO URSINI e realizzato con l’aiuto di Paolo Ferrario, 2 gennaio 2017

Blog dedicato al PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO

Conterrà:

  • bibliografie
  • citazioni
  • audio
  • video
  • ….

centrati sui contenuti da lui trattati nel corso del tempo.

Il Blog è stato pensato da VASCO URSINI

ed è realizzato con l’aiuto di Paolo Ferrario

2 gennaio 2017

VAI A:

Sorgente: Informazioni – Il pensiero filosofico di Emanuele Severino

Emanuele Severino: “si E’ a casa”

Tracce e Sentieri

Un altro amico, e fraterno, se ne è andato.

Dove?

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davvero.

Si è «a casa».

Sin da prima dell’inizio dei tempi. Ci rimarremo in eterno; la casa sarà sempre più accogliente. E invece crediamo di vivere nella terra inospitale che ci ha ghermito col vento. 

Stando là fuori diciamo: «Ecco il mondo; questa è la vita che ci è toccata». Ci crediamo mortali. Ma quando si muore non si va da qualche parte. Ci si risveglia accanto al fuoco. Non più ingannati dal vento. Né intimoriti delle ombre e dal gelo della brughiera.

Una povera favola? Non direi; ma una metafora sì: dello…

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EMANUELE SEVERINO, Storia, Gioia, Adelphi, 2016, p. 250

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scrive VASCO URSINI in https://www.facebook.com/vasco.ursini?fref=nf

In molti suoi scritti, e ancora più direttamente in questo suo fresco di stampa “Storia, Gioia”, Emanuele Severino delinea un senso della “storia” abissalmente diverso da quello rappresentato dalla varie forme di cultura: la storia è l’infinito e sempre più ampio apparire degli “eterni” in ciascuno dei cerchi dell’apparire del destino della verità, Ciascun cerchio è l’essenza di ciò che chiamiamo “uomo”. Conseguentemente gli “eterni” non sono “res gestae”. La “follia estrema” consiste appunto nel credere che esistano “res gestae”, cioè cose che sono fatte esistere e che poi escono dall’esistenza. Per Severino, dunque, solo gli “eterni” hanno storia. Solo essi possono “morire” e rimanere “eterni”. La loro Storia prosegue all’infinito anche dopo la loro morte. “La totalità infinita degli eterni è la Gioia, la Pianura che dà spazio all’infinito, e sempre pi ampio, apparire degli eterni nella “costellazione” dei cerchi”.

Emanuele Severino, lectio magistralis dal titolo “La fantasia e la terra”, in Rai Teche, 2009

Festival della Filosofia di Modena il filosofo Emanuele Severino tiene una lectio magistralis dal titolo “La fantasia e la terra”.

Sorgente: Lectio magistralis di Emanuele Severino a Fahrenheit – Rai Teche

Emanuele Severino sul tramonto della tradizione filosofica – in Rai Teche

Il filosofo Emanuele Severino conversa con Barbara Palombelli e presenta il suo saggio “ll muro di pietra. Sul tramonto della tradizione filosofica”.

Sorgente: Emanuele Severino sul tramonto della tradizione filosofica – Rai Teche

EMANUELE SEVERINO, Il parricidio mancato, Adelphi Edizioni, 1985. Presentazione su Rai Teche

Emanuele Severino

Il parricidio mancato

Sorgente: Il parricidio mancato | Emanuele Severino – Adelphi Edizioni

Presentazione su Rai Teche:

http://www.teche.rai.it/2015/01/il-parricidio-interpretato-da-emanuele-severino/


EMANUELE SEVERINO, “l’uomo non è soltanto vita, cioè fede, ma è, originariamente, l’apparire della verità non smentibile”, citazione estratta da Vasco Ursini in Amici a cui piace Emanuele Severino

Per vivere è necessario credere (nel senso più ampio). Vivere è credere – credere di esistere e di agire, innanzitutto. E credere è stare al di fuori della verità non smentibile. Credere è errare. Ma se l’uomo fosse soltanto un vivere, cioè un credere, sarebbe soltanto un credere anche l’affermazione che vivere è credere – affermazione condivisa peraltro da gran parte della cultura non solo filosofica del nostro tempo. E invece questa affermazione non è un credere, ma è una verità non smentibile. Ciò significa che l’uomo non è soltanto vita, cioè fede, ma è, originariamente, l’apparire della verità non smentibile. All’interno della verità appare la vita, cioè la fede. La verità a cui si è rivolta l’intera storia dell’Occidente non è riuscita ad essere la verità non smentibile – la verità che d’altra parte s’illumina nel fondo più nascosto di ogni uomo. A volte il linguaggio la indica; la chiama “destino della verità”. Ma che questo linguaggio sia l’agire di qualcuno, che qualcuno ne sia l’autore, questo è daccapo uno dei contenuti in cui la vita potrebbe giungere a credere (come crede che l’uomo esista ed agisca nel mondo e che sia l'”autore” dei linguaggi che parlano del mondo).

(Emanuele Severino, Prefazione al libro di Nicoletta Cusano, ‘Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 5).

Sorgente: (2) Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini seleziona un testo: Ecco le parole che aprono in “Essenza del nichilismo” il saggio “Ritornare a Parmenide” di EMANUELE SEVERINO

Ecco le parole che aprono in “Essenza del nichilismo” il saggio “Ritornare a Parmenide”, parole inaudite e per molti versi sconcertanti, che però ben si inquadrano nel destino della verità:

“La storia della filosofia occidentale è la vicenda dell’alterazione e quindi della dimenticanza del senso dell’essere, inizialmente intravisto dal più antico pensiero dei Greci. E in questa vicenda la storia della metafisica è il luogo ove l’alterazione e la dimenticanza si fanno più difficili a scoprirsi: proprio perché la metafisica si propone esplicitamente di svelare l’autentico senso dell’essere, e quindi richiama ed esaurisce l’attenzione sulle plausibilità con cui il senso alterato si impone. La storia della filosofia non è per questo un seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e le conquiste più preziose del filosofare si muovono all’interno di una comprensione inautentica dell’essere”.

Non sfuggì allo sconcerto nemmeno Gustavo Bontadini, maestro di Emanuele Severino. Quando lesse queste parole. gli scrisse una lettera nella quale tra l’altro affermò quanto segue:

“Confesso che, quando lessi la prima volta le Tue pagine, non volli credere ai miei occhi, tanto che me li sfregai energicamente a più riprese, poi toccai gli oggetti solidi intorno a me, tanto temevo di sognare, finalmente cercai di comporre nella mia fantasia l’immagine di una dattilografa burlona, che avesse cambiato i caratteri sulla carta. Niente, Non mi rimase che arrendermi, non riuscendo a trovare altra lettura”.

Sorgente: (10) Amici a cui piace Emanuele Severino

EMANUELE SEVERINO: “La civiltà occidentale, che pure ha orrore del niente, pensa nel proprio inconscio che le cose sono niente”, citazione estratta da Vasco Ursini, in Incontri con Emanuele Severino

Sostengo da molto tempo che la storia dell’Occidente – e ormai di tutta la terra – è la storia del nichilismo. La civiltà occidentale, che pure ha orrore del niente, pensa nel proprio inconscio che le cose sono niente. Pensa questo, nel proprio inconscio, perché, alla superficie, pensa che le cose sorgono dal niente e vi ritornano.

(Emanuele Severino)

Sorgente: (4) Incontri con Emanuele Severino

L’INCONSCIO SECONDO EMANUELE SEVERINO, estratto  a cura di Vasco Ursini, in Amici a cui piace Emanuele Severino

L’INCONSCIO SECONDO EMANUELE SEVERINO

Come abbiamo visto, Severino ritiene che il nichilismo si basi sulla persuasione inconscia che le cose siano nulla.
In AAHOEIA egli non si pone il problema se il pensiero che supera il nichilismo, affermando l’eternità di tutte le cose, possa sussistere esplicitamente, in una forma consapevole di sé, o se implichi anch’esso un inconscio, o addirittura se sia di per sé inconscio. Il suo discorso è orientato esclusivamente a evidenziare come la persuasione nichilista che le cose siano nel tempo implichi un inconscio.
In “Destino della Necessità”, invece, se da una parte il concetto di inconscio appare negli stessi termini in cui due anni dopo ritorna in AAHOEIA, dall’altra si presenta in un’accezione e una valenza completamente diverse.
Come abbiamo visto, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto di come al di sotto della persuasione che le cose siano temporali soggiace la persuasione che le cose siano nulla. Ma, naturalmente, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto neanche dell’eternità di tutte le cose. L’eternità di tutte le cose è ciò che primariamente ed essenzialmente gli sfugge. Anche questo, dunque, è il suo inconscio. E Severino, appunto, lo rileva: “Nell’autocoscienza dell’Occidente e del mortale non appare ciò che l’Occidente e il mortale sono nello sguardo del destino della verità. Ciò che essi in verità sono è il loro inconscio. Il loro inconscio si mostra nello sguardo del destino. L’inconscio, qui, è ciò che non appare all’interno dell’apparire in cui l’Occidente, come interpretazione dominante, consiste” (Destino della necessità, p. 432). Nell’autocoscienza dell’Occidente non appare la verità, che sappiamo essere l’eternità di tutte le cose, dunque ciò che anche l’Occidente è. Ciò vale anche per il mortale, cioè per chi considera le cose, e dunque anche se stesso, temporali: “anche l’esser mortale è eterno” (ivi, p, 422). Questo essere eterni anche dell’Occidente e del mortale stessi, dunque questa verità che l’Occidente e il mortale stessi sono, al di là della loro tendenza a negarla, è “il loro inconscio”.
In questo caso, dunque, l’inconscio non è qualcosa che partecipa alla negazione della verità. Al contrario è qualcosa che racchiude la verità in sé, che la custodisce. Più ancora: è esso stesso la verità negata dall’Occidente, inteso come “interpretazione dominante”, poiché è esso stesso l’affermazione dell’eternità di tutte le cose.
In un capitolo successivo, Severino afferma: “L’inconscio più profondo e più nascosto è la chiarità estrema dell’illuminarsi del tutto” (ivi, p. 392). Abbiamo già visto come Severino rilevi che la parte risplende in virtù del suoi legame con il tutto, in quanto avvolta dal tutto. In questo caso è il tutto stesso a risplendere.
Ciò non esclude il risplendere della parte, ma ne costituisce l’espressione più compiuta. Non soltanto, infatti, la parte risplende in quanto “attraversata” e “avvolta dal tutto” (Essenza del nichilismo, p. 23) ma in quanto la “parte ‘è’ il Tutto, nel senso che il Tutto è l’esser veramente sé della parte” (ivi, p. 390).
[ … ]
Secondo Severino, dunque, per un verso l’inconscio è proprio della ragione alienata del nichilismo e interpreta le cose come nulla, per un altro verso racchiude il superamento di tale alienazione e interpreta le cose completamente libere dal nulla, dunque come assoluto essere: da una parte è oscuramento, dall’altra è “chiarità estrema”.
Del resto, il concetto di inconscio corrisponde all’idea di un accecamento, e l’accecamento può derivare dall’assenza di luce. Severino riconduce appunto l’inconscio a queste due possibili matrici.
Nella sua opera, cioè, il concetto di inconscio si presenta in due accezioni opposte, con due determinazioni opposte. Un passo del libro del 1983 ‘La strada’ fa esplicito riferimento a tale duplicità: “se il nichilismo è l’inconscio dell’Occidente, non si dovrà dire forse che il paese che sta oltre i confini dell’Occidente e dal quale proviene il linguaggio che indica l’inconscio dell’Occidente, è “l’inconscio dell’inconscio dell’Occidente?”

( Lo scritto è tratto da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2000, pp. 63-66).

EMANUELE SEVERINO, Aristotele dice che la filosofia nasce dal ‘thauma’. Comunemente si traduce questa antica parola greca con “meraviglia”. E si va completamente fuori strada, perché ‘thauma’, nel suo significato originario significa “terrore”, “angosciante stupore”, citazione selezionata da Vasco Ursini, da E. Severino, Scuola e tecnica, Università degli Studi di Parma, Facoltà di Architettura, 2005, pp. 30-32

ARISTOTELE: “THAUMA”.

Aristotele dice che la filosofia nasce dal ‘thauma’. Comunemente si traduce questa antica parola greca con “meraviglia”. E si va completamente fuori strada, perché ‘thauma’, nel suo significato originario significa “terrore”, “angosciante stupore”. Per che cosa? Per questa nostra esistenza, per la vita in cui ci troviamo e la cui durezza raggiunge tutti e tutti fa soffrire e tutti angoscia. Poi, sì, ci potrà essere anche quella forma di ‘Thauma’ che è il fenomeno derivato per il quale il filosofo, magari protetto da una fittizia tranquillità, “si meraviglia” di ciò che per l’uomo comune è qualcosa di ovvio. (E non diremo certo che questa “meraviglia” sia qualcosa di superfluo). Quando Nietzsche afferma che la scienza nasce dalla paura non fa che ripetere Platone e Aristotele. E per secoli la scienza moderna concepisce la “verità” delle proprie leggi secondo il senso che alla verità è stato assegnato dalla tradizione filosofica.
La filosofia nasce perché il modo in cui il mito tenta di proteggere l’uomo fallisce. Tenta di proteggerlo dicendogli che nonostante il dolore e la morte egli vive all’interno di un senso unitario e divino – e dunque protettivo, se ci si pone nel giusto rapporto con esso. Ma ad un certo momento il mito non basta più. C’è di mezzo quel che più preme, Che cosa ci preme di più di noi stessi, della nostra esistenza sofferente, inevitabilmente sofferente? E allora, poiché della nostra esistenza si tratta, ecco che il dio del mito non basta più: occorre un ‘vero’ dio, un dio che la verità mostra alla ragione dell’uomo, il dio della filosofia, che nonostante tutto sta più avanti e non più indietro di quel dio di Abramo, Isacco, Giacobbe che si è voluto contrapporre al dio dei filosofi ma che è pur sempre un dio del mito, cioè un dio inaffidabile.
Ma questo grande passato dell’Occidente – questo senso grandioso dell’esistenza, dove la verità del dio protegge l’uomo dominando e unificando tutte le cose, producendole e raccogliendole in sé – è tramontato, o se ne vedono soltanto le ultime luci. Gli ultimi duecento anni dell’Occidente sono il dispiegarsi del tramonto. [ … ] Il grande passato dell’Occidente tramonta ad opera, innanzitutto, della punta di diamante della ragione moderna: è la stessa filosofia del nostro tempo a mostrare l’impossibilità di un “vero” dio – e dunque l’impossibilità di quel dio cristiano che è stato innestato sul dio della filosofia.

(E. Severino, Scuola e tecnica, Università degli Studi di Parma, Facoltà di Architettura, 2005, pp. 30-32).

Sorgente: (16) Amici a cui piace Emanuele Severino

SPIEGARE IL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO, citazione raccolta da Vasco Ursini, da Luigi Vero Tara, La rete e il mare, sta in R. Panikkar- E. Severino, Parliamo della stessa realtà?, Jaca Book, Milano 2014, pp. 47-49

SPIEGARE IL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO

La filosofia di Emanuele Severino costituisce la testimonianza della verità assolutamente innegabile, quella verità – così l’ho sentito spesso esprimersi nel corso delle sue lezioni – che “né dèi né uomini possono negare”. Tale verità viene testimoniata dal discorso filosofico che possiede la struttura tradizionalmente chiamata “elenctica”, quella cioè che fornisce la fondazione ultima del valore di un discorso. Il procedimento detto elenctico, infatti, mostra l’assoluta, incontrovertibile verità di ciò la cui negazione è autonegazione, quindi contraddizione. Per esempio – per richiamarci al fondamentale scritto ‘Ritornare a Parmenide’ – l’affermazione (p) “Il positivo si oppone al negativo” è innegabile perché chi intendesse negarla – dicendo per esempio “Non è vero che il positivo si oppone al negativo” (non-p) – con ciò stesso sarebbe costretto ad affermare che quel positivo in cui consiste la sua affermazione (non-p) si oppone al proprio negativo, ovvero a (p); ma in tal modo egli stesso sarebbe costretto ad affermare proprio ciò che a parole intende negare, e sarebbe quindi costretto a negare il contenuto dell’affermazione che pronuncia. Naturalmente la questione, guardata da vicino, risulta più complessa – e per certi versi anche molto, molto più complessa – di quanto questa sintetica formulazione potrebbe lasciare intendere;
e tuttavia tale presentazione è sufficiente a farci cogliere il senso di questo fondamentale tratto dell’impostazione severiniana.
Del resto tale aspetto (cioè la fondazione che abbiamo chiamata elenctica) costituisce solo un primo, sia pur decisivo, momento della filosofia di Severino. Il secondo aspetto – altrettanto decisivo – consiste nel rilevare che, se si tiene fermo ‘in generale’ che il positivo si oppone al negativo, ovvero che “l’essere non è non essere”, allora da ciò segue immediatamente che tutto l’essere è eterno; proprio nel senso che ogni sia pur minimo aspetto dell’essere – ovvero qualsiasi ente, anche il più infimo – è eterno. Infatti negarne l’eternità equivarrebbe ad affermare che vi può essere un momento del tempo in cui esso (che in quanto è qualcosa è essere e non niente) non è, e quindi è non essere, è niente. Sempre da questo segue inesorabilmente che non vi è divenire, se con questo termine si intende il passaggio dall’essere al nulla o, viceversa, dal nulla all’essere. Ma se non vi è il divenire, allora non vi può essere nemmeno qualcosa come una trasformazione degli enti: nulla può trasformarsi in qualcosa d’altro da ciò che è (da ciò che eternamente è), perché altrimenti si realizzerebbe l’annullamento almeno di quegli aspetti il cui venir meno costituisce appunto la condizione della possibilità della trasformazione.
Questa verità consente di gettare uno sguardo nuovo e sorprendente sulla vicenda umana e la sua storia: Per esempio consente di comprendere come, all’interno della fede nichilistica che le cose possono trasformarsi e quindi in ultima istanza annullarsi, l’ultima parola spetti alla Tecnica (dal momento che questa è la rigorizzazione massima dell’illusoria persuasione di poter trasformare le cose); ma poi anche come la Tecnica stessa, costituendo una dimenticanza radicale del senso autentico dell’essere (cioè la sua eternità), sia destinata a tramontare nello sguardo della verità. La fede in cui consiste le Tecnica è – dal punto di vista della verità severiniana – una follia, appunto perché è convinta che l’agire umano possa trasformare la realtà facendola diventare altro da ciò che essa è. Attenzione, però: bisogna guardarsi dall’idea che allora il pensiero di Severino costituisca un invito a operare in modo da superare l’agire tecnico, perché invece, dal suo punto di vista, qualsia “fare” è espressione della volontà di trasformare la realtà, e quindi è espressione della follia nichilistica. In altri termini, nello sguardo della verità qualsiasi agire costituisce il problema piuttosto che la soluzione: il tramonto della Tecnica e sì destinato ad accadere, ma non come risultato di una volontà e di un conseguente agire da parte degli umani.

(Luigi Vero Tara, La rete e il mare, sta in R. Panikkar- E. Severino, Parliamo della stessa realtà?, Jaca Book, Milano 2014, pp. 47-49).

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

PER INTRODURRE ALLE DISCUSSIONI INTORNO AL SENSO DELLA VERITA’: ‘alétheia’; ‘epistéme’; ‘thauma’, tratto dal gruppo Amici a cui piace Emanuele Severino, curato da Vasco Ursini

Nel nostro tempo è sempre più dominante la convinzione che la verità, qualsiasi forma di verità, abbia un carattere storico e pragmatico: la verità non è al di sopra del tempo e della storia, ma è un certo stato provvisorio e controvertibile della conoscenza, che permane ed è affermato sino a che esso sia in grado di realizzare certi scopi. Questa prospettiva è la negazione del carattere di incontrovertibilità, universalità, necessità, che a partire dalla filosofia greca, lungo la tradizione dell’Occidente, e non solo nell’ambito del pensiero filosofico, è stata assegnata alla verità. Oggi, conoscenza vera è quella che in certe circostanze spazio-temporali determinate riesce a prevedere e trasformare il mondo più di altre forme di conoscenza. La verità è potenza, azione, prassi vincente e nel nostro tempo la potenza vincente è ritenuta la tecnica guidata dalla scienza moderna.
E si ritiene che la crescita della potenza scientifica sia determinata dalla progressiva modificazione e sostituzione delle teorie scientifiche, che tendono tutte – anche quelle che un tempo erano intese come verità incontrovertibili – ad acquistare il carattere di leggi statistico-probabilistiche, ossia di verità storiche e pragmatiche. Anche la matematica riconosce che i propri principi sono postulati, ipotesi che non pretendono avere un valore assoluto, incontrovertibile.
D’altra parte la tesi che ogni verità ha un carattere storico-pragmatico non può evitare il cosiddetto “argomento contro lo scettico”, per il quale questa tesi, presentandosi come verità incontrovertibile, smentisce se stessa. Per evitare questa conseguenza – cioè questa contraddizione – la tesi del carattere storico-pragmatico della verità ha finito col presentare se stessa come verità storico-pragmatica, controvertibile. Molto prima che questa prospettiva fosse affermata da filosofi dell’area anglosassone come Richard Rorty, essa è stata affermata in Italia da filosofi come Ugo Spirito, discepolo di Giovanni Gentile. Va comunque osservato che è proprio perché non si rinuncia alla tesi della controvertibilità di ogni verità che ci si propone di darle una forma non contraddittoria, riconoscendo il carattere controvertibile, storico-pragmatico di questa stessa tesi. Dove però è chiaro che, in questa forma apparentemente radicale di negare l’incontrovertibilità, si riconosce un carattere di verità incontrovertibile all’argomento contro lo scettico; e poiché questo argomento mostra la presenza di una contraddizione nella tesi assoluta del carattere controvertibile di ‘ogni’ verità, in quella forma apparentemente radicale di negazione dell’incontrovertibile si riconosce un carattere di incontrovertibilità anche al principio di non contraddizione.
Con queste considerazioni si intende dire che la forma ‘autenticamente’ più radicale – anche se tendenzialmente inosservata – della filosofia del nostro tempo è un’altra: non è né scetticismo né quella forma apparentemente’ radicale di negare la verità che riconosce la propria controvertibilità, storicità, pragmaticità. Nella sua forma autenticamente più radicale la filosofia del nostro tempo non nega ogni verità incontrovertibile, ma nega ogni verità incontrovertibile e immutabile che pretenda porsi al di sopra dell’unica fondamentale verità incontrovertibile, e permanente fino a che qualcosa esiste, consistente nella tesi che ogni verità diversa da questa tesi è travolta dal tempo, dalla storia, dal divenire del mondo.
A questo punto si tratterebbe di vedere ‘perché’ questa sia l’unica fondamentale verità incontrovertibile. Giacché non basta ‘asserire’, come oggi per lo più accade, che non esiste alcuna verità metastorica, metafisica, assoluta, definitiva, che non esiste alcun Essere immutabile e necessario, alcun Fondamento, alcun Centro assoluto, alcun Senso assoluto del mondo. Oggi si dà per lo più come scontato tutto questo. Ma nella sua essenza più profonda la filosofia del nostro tempo mostra determinatamente la ‘necessità’ di tutto questo, e lo mostra sul fondamento della fede che l’esistenza del divenire e della storicità di ogni cosa e di ogni verità, sia la suprema verità incontrovertibile, essa stessa destinata ad annientarsi quando non esisterà più alcuna coscienza del mondo.
E, tuttavia, non solo c’è una ‘dimensione che è comune sia alla concezione tradizionale della verità, sia alla distruzione di tale concezione’ (alla distruzione operata appunto dall’essenza del pensiero filosofico del nostro tempo), ma, al di là di questa dimensione, la verità è ‘destinata’ a un senso che ‘non’ appartiene alla storia dell’Occidente (e tanto meno dell’Oriente) ma che già da sempre appare in ciò che vi è di più profondo in ognuno di noi. Noi siamo questo ‘destino’.
(Emanuele Severino, Discussioni intorno al senso della verità, Edizioni ETS, PISA 2009, pp. 9 – 11) (Il discorso sarà ripreso e sviluppato in prossimi post fino a presentare le risposte di Severino alle critiche che da più parti gli vengono rivolte).


PER INTRODURRE ALLE DISCUSSIONI INTORNO AL SENSO DELLA VERITA’ (2)

La parola greca che traduciamo con ” verità ” è ‘alétheia’ che propriamente significa “il non nascondersi”, e pertanto il manifestarsi, l’apparire delle cose. Ma per il pensiero greco la verità non è soltanto ‘alétheia’ (come invece ritiene Heidegger): la verità è l’apparire in cui ciò che appare è l’incontrovertibile, ossia ciò che, dice Aristotele, “non può stare altrimenti di come sta e si manifesta” (mè endéchetai àllos échein).

Questo ” stare ” in modo assoluto è espresso dalla filosofia greca con la parola ‘epistéme’, dove il tema *steme (dalla radice indoeuropea *sta) indica appunto lo ” stare ” di ciò che sta e si impone ” su ” (‘epi’) ogni forza che voglia negarlo, scuoterlo, abbatterlo. Ciò che non può stare altrimenti è l’incontrovertibile, è come le cose stanno. L’esser esposti al poter essere altrimenti, cadendo, è il tremore del pensiero.

Appunto per questo Parmenide dice che il ” cuore ” della verità ” non trema ” – sebbene egli, che per un verso appartiene e inaugura la storia dell’ ‘epistéme’, per altro verso sembra volgere lo sguardo verso un senso inaudito della verità, il senso che non appartiene alla storia dei ” mortali “. Il cuore dei mortali, invece, trema di fronte alla sofferenza e alla morte. Platone e Aristotele chiamano ‘thauma’ questo tremore e vedono che da ‘thauma’, cioè dall’ “angosciato stupore “, nasce la filosofia: per essere sicuri della salvezza, non ci si può accontentare del mito e la volontà (‘thymòs’, dice Parmenide all’inizio del Poema) si protende verso il ” cuore non tremante della verità “.
Da tempo il pensiero filosofico si è reso conto che la definizione tradizionale della verità come ‘adaequatio intellectus et rei’ (“adeguazione dell’intelletto e della cosa”, “adeguazione dell’intelletto alla cosa”) ha un carattere subordinato, Infatti, per sapere che l’intelletto è adeguato alla cosa, è necessario che la cosa sia manifesta, appaia, e appaia non come contenuto di un’opinione o di una fede, ma nel suo non poter stare altrimenti, cioè nella sua incontrovertibilità. Idealismo, neoidealismo, fenomenologia sono consapevoli del carattere derivato o addirittura alterante del concetto di ‘adaequatio’; le stesse filosofie della cosiddetta ” svolta linguistica “, sebbene fatichino a riconoscerlo, vanno in questa direzione. Lo stesso pensiero greco, in cui si forma la definizione della verità come adeguazione, risale all’indietro di questa definizione e, come si è rilevato, concepisce la verità come unità di ‘alétheia’ ed ‘epistéme, dove le cose del mondo che innanzitutto si manifestano sono incontrovertibilmente mutevoli, vanno dal non essere all’essere – e in questo senso possono stare altrimenti di come stanno -, tuttavia, fino a che stanno in un certo modo, è impossibile che stiano altrimenti, e anche in quest’altro senso sono anch’esse incontrovertibili. L’ ‘epistéme’ ritiene inoltre che a partire da ciò che si manifesta sia necessario pervenire all’affermazione dellEnte immutabile e divino e delle strutture e forme immutabili che nel mondo diveniente in qualche modo rispecchiano l’immutabilità del divino (le cosiddette ” leggi di natura”, o ” diritto naturale “, la ” morale naturale “). Nell’ ‘epistéme’ lo stare del Dio e del suo rispecchiarsi nel mondo differisce dunque dalle stabilità e permanenze affermate dal mito, ossia dalla volontà di far stare un certo senso del mondo. Un Ente supremo, divino, è autenticamente immutabile solo in quanto la sua esistenza immutabile sia affermata dal sapere incontrovertibile. La filosofia vuole la verità, vuole che la verità sia l’incontrovertibile: il mito vuole (crede) che il mondo abbia un certo senso e non vede la fermezza secondo la quale il proprio volere vuole – la fermezza che, se fosse pensata, dovrebbe avere il carattere del non poter essere altrimenti da parte di ciò che è voluto e che dunque non potrebbe più essere un voluto ma qualcosa che di per se stesso ‘sta’, è incontrovertibile.
(Emanuele Severino, Discussioni intorno al senso della verità, cit., pp. 11 – 12. IL discorso continuerà in prossimi post).

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