VASCO URSINI, IL PENSIERO, già pubblicato nel gruppo: Amici di Emanuele Severino, 14 febbraio 2019

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Severino, come egli stesso ricorda in un’intervista, rammenta quando formulò le sue idee per la prima volta, quelle idee destinate a suscitare così tanto stupore. Aveva ventitrè anni, era già libero docente all’Università, e un giorno stava lavorando attorno al primo libro della “Fisica” di Aristotele, su nello studiolo, quando fu travolto da un’ondata d i pensieri nuovi: ” fu come trovarsi in un vortice, in un maelström, e in basso apparve la terra. L’essere eterno mi si presentò in questo modo, aveva il carattere di questo fondo marino “. Da lì ebbe inizio la sua avventura filosofica. La filosofia di Emanuele Severino si innesta nel dibattito ontologico avviato da Heidegger e, tuttavia (a differenza di Heidegger), si propone un ritorno all’antico pensiero di Parmenide di Elea. Per Severino la questione principale da affrontare risale alla metafisica classica e riguarda la contraddizione o meno tra l’essere e il non essere o divenire . Il filosofo affronta il problema tenendo presenti autori contemporanei quali Nietzsche e Heidegger. La tesi generale è che il peccato e l’errore dell’Occidente e del cristianesimo compreso consistono nell’essersi allontanato dal precetto parmenideo secondo il quale tra solo l’essere è e può essere pensato e definito . Scegliendo di non rispettare l’insegnamento di Parmenide e introducendo il divenire nel pensiero e nella storia, l’Occidente si è trovato in una situazione senza uscita che ha portato all’attuale dominio della…

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Severino Emanuele, Testimoniando il destino, Adelphi editore, p. 376, 2019. Indice del libro

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Sin dal suo inizio storico la filosofia è stata la volontà di incarnare il sapere assolutamente innegabile. Ma come è possibile «la stabile conoscenza della verità», si chiede Emanuele Severino, «in un clima come quello del nostro tempo, dove non solo la scienza, ma la filosofia stessa ha quasi ovunque voltato…

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LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 5, 1968. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini; Lorenzo Dominioni. Collaboratori: Carla Arduini; Walter Ballarini; Fausta Bicchierai; Maria Colombo; Roberto Corbella; Arialdo Dominioni; Carla Fusi; Raffaele A. Galasso; Fiorella Giannone; Viviana Girola; Grazia Italiano; Giacomo Manoukian; Renato Molteni; Bruno Recalcati; Raffaella Resini; Beatrice Sbardella; Alido Sepulcri

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Vasco Ursini, IL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO SI PONE COME IL LINGUAGGIO CHE TESTIMONIA IL “DESTINO DELLA VERITA’”. Citazione da La Gloria, Adelphi, Milano 2oo1, p. 22

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gennaio 7, 2017 Severino nei suoi scritti usa spessissimo l’espressione  “destino della verità” e anche quella “verità del destino”. Sono espressioni che devono essere spiegate ad evitare equivoci interpretativi. Severino non intende la parola “de-stino” nel suo significato usuale di corso delle cose considerato come predeterminato e indipendente dalla volontà dell’uomo, ma in quello etimologico di stare innegabile dell’essere. Dunque il de-, per Severino, non ha un valore negativo ma affermativo e potenziante, e stino  significa stare.  Quindi “destino” indica uno “stare che non cede”, uno “stare” che resiste ad ogni tentativo di abbatterlo e che quindi si pone come “destino della necessità”. Questo “stare necessario del destino” indica dunque lo stare innegabile ed eterno dell’essere, cioè  l’impossibilità che l’essere non sia. Il fondamento di tale impossibilità sta nell’immediata autonegatività della sua negazione, la quale, nell’implicare la verità di ciò che esplicitamente tenta di negare, nega se stessa proprio nell’atto in cui tenta di imporsi. Dunque, se la negazione dell’essere non riesce a porsi come negazione,  ne discende che l’essere è eterno. Ascoltiamo Severino: “Il de-stino – che è destino della totalità dell’essente, cioè della totalità dei significati – è l’apparire della compagine che sta e non si lascia smentire da alcun sapere umano o divino: e che include originariamente il proprio apparire.E’ il destino già da sempre manifesto della verità – ossia della verità in quanto appare non nelle forme che il mortale e l’Occidente le hanno attribuito, ma nella forma che le…

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corso di filosofia: IL FINITO, L’INFINITO, L’ETERNO. Gli interrogativi della SCIENZA, le speculazioni della FILOSOFIA, le indagini della TEOLOGIA. Prima serata: CARLO SINI, Continuità del mondo e discrezione del sapere. Da Aristotele alla scienza attuale. A cura della associazione Noesis, 13 novembre 2018, Auditorium L. Mascheroni, Via Alberico da Rosciate 21/A, Bergamo

IL FINITO, L’INFINITO, L’ETERNO Gli interrogativi della SCIENZA, le speculazioni della FILOSOFIA, le indagini della TEOLOGIA. Siamo lieti di invitarLa alla serata di apertura del nuovo corso di Filosofia Noesis 2018-2019   Martedì 13 NOVEMBRE ore 20.00 Auditorium L. Mascheroni Via Alberico da Rosciate 21/A, Bergamo   All’ingresso della sala saranno attive le prenotazioni   CARLO SINI Continuità del mondo […]

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Emanuele Severino: … di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte sono eterne

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… la follia essenziale si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente. Il mortale è appunto questa volontà che le cose siano un oscillare tra l’essere e il niente. Al di fuori della follia essenziale, di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario…

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Emanuele Severino: la tecnica, che si serve di strumenti sempre più potenti e avanzati come ad esempio i computer, è destinata al dominio. Un dominio che, se l’uomo non sarà in grado di compiere le scelte giuste, potrebbe rivelarsi catastrofico- intervista in Tech – quotidiano.net

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? estratti dalla intervista: “La vita umana incomincia a cambiare radicalmente da quando le grandi forze che oggi si servono della tecnica, capitalismo in testa, capiscono che la tecnica guidata dalla scienza moderna è il mezzo più potente e che quindi va potenziato anche a scapito degli scopi che tali forze si prefiggono di realizzare. L’intelligenza artificiale è un capitolo di questa vicenda” “«Ancora oggi l’uomo ha bisogno della tecnica. Proprio per questo, e ovviamente mi limito anche qui come nelle altre mie risposte a enunciare le tesi, lo scopo della tecnica, cioè l’aumento indefinito della potenza, è destinato a diventare lo scopo dell’umanità. In questa situazione, la tecnica ha bisogno dell’attività umana, nella misura in cui però è questa attività a diventare il mezzo di cui la tecnica si serve. L’imperativo kantiano di non trattare mai l’uomo soltanto come mezzo perde ogni forza».” «Le reti telematico-informatiche sono ancora dei mezzi di cui si servono le forze dell’economia capitalistica. Sono soprattutto tali forze a contendersi il cosiddetto cyberspazio. Ma la loro conflittualità, o ‘concorrenza’, le spinge a occupare aree sempre più ampie di tale spazio. Ossia a potenziare sempre di più il controllo di questa forma emergente dell’apparato tecnico. Anche qui: lo scopo di quelle forze è di far conoscere i loro prodotti e imporsi sul mercato, ma questo scopo è destinato a essere sostituito da quell’altro scopo ovvero dall’incremento della potenza…

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L’INCONSCIO SECONDO EMANUELE SEVERINO, estratto  a cura di Vasco Ursini, in Amici a cui piace Emanuele Severino

L’INCONSCIO SECONDO EMANUELE SEVERINO Come abbiamo visto, Severino ritiene che il nichilismo si basi sulla persuasione inconscia che le cose siano nulla. In AAHOEIA egli non si pone il problema se il pensiero che supera il nichilismo, affermando l’eternità di tutte le cose, possa sussistere esplicitamente, in una forma consapevole di sé, o se implichi anch’esso un inconscio, o addirittura se sia di per sé inconscio. Il suo discorso è orientato esclusivamente a evidenziare come la persuasione nichilista che le cose siano nel tempo implichi un inconscio. In “Destino della Necessità”, invece, se da una parte il concetto di inconscio appare negli stessi termini in cui due anni dopo ritorna in AAHOEIA, dall’altra si presenta in un’accezione e una valenza completamente diverse. Come abbiamo visto, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto di come al di sotto della persuasione che le cose siano temporali soggiace la persuasione che le cose siano nulla. Ma, naturalmente, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto neanche dell’eternità di tutte le cose. L’eternità di tutte le cose è ciò che primariamente ed essenzialmente gli sfugge. Anche questo, dunque, è il suo inconscio. E Severino, appunto, lo rileva: “Nell’autocoscienza dell’Occidente e del mortale non appare ciò che l’Occidente e il mortale sono nello sguardo del destino della verità. Ciò che essi in verità sono è il loro inconscio. Il loro inconscio si mostra nello sguardo del destino. L’inconscio, qui, è ciò che non appare […]

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PER INTRODURRE ALLE DISCUSSIONI INTORNO AL SENSO DELLA VERITA’: ‘alétheia’; ‘epistéme’; ‘thauma’, tratto dal gruppo Amici a cui piace Emanuele Severino, curato da Vasco Ursini

Nel nostro tempo è sempre più dominante la convinzione che la verità, qualsiasi forma di verità, abbia un carattere storico e pragmatico: la verità non è al di sopra del tempo e della storia, ma è un certo stato provvisorio e controvertibile della conoscenza, che permane ed è affermato sino a che esso sia in grado di realizzare certi scopi. Questa prospettiva è la negazione del carattere di incontrovertibilità, universalità, necessità, che a partire dalla filosofia greca, lungo la tradizione dell’Occidente, e non solo nell’ambito del pensiero filosofico, è stata assegnata alla verità. Oggi, conoscenza vera è quella che in certe circostanze spazio-temporali determinate riesce a prevedere e trasformare il mondo più di altre forme di conoscenza. La verità è potenza, azione, prassi vincente e nel nostro tempo la potenza vincente è ritenuta la tecnica guidata dalla scienza moderna. E si ritiene che la crescita della potenza scientifica sia determinata dalla progressiva modificazione e sostituzione delle teorie scientifiche, che tendono tutte – anche quelle che un tempo erano intese come verità incontrovertibili – ad acquistare il carattere di leggi statistico-probabilistiche, ossia di verità storiche e pragmatiche. Anche la matematica riconosce che i propri principi sono postulati, ipotesi che non pretendono avere un valore assoluto, incontrovertibile. D’altra parte la tesi che ogni verità ha un carattere storico-pragmatico non può evitare il cosiddetto “argomento contro lo scettico”, per il quale questa tesi, presentandosi come verità incontrovertibile, smentisce se stessa. Per evitare questa […]

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Che cos’è la STRUTTURA ORIGINARIA?, di Nicoletta Cusano, Capire Severino, Mimesis Filosofie, Milano 2011, pp. 55 – 57. Citazione segnalata da Vasco Ursini

  La struttura originaria è la struttura originaria dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto un essente è e appare. Senza la presenza di tale struttura nessun essente potrebbe essere e apparire. In altre parole essa è lo scheletro dell’essere, la sua grammatica di base, la sua ‘sintassi’ fondamentale. Poiché tale sintassi non è un unico significato ma un ‘intreccio inscindibile di significati’, essa è una ‘struttura’, cioè un complesso logico-semantico consistente nella totalità delle determinazioni che devono essere presenti affinché un essente possa apparire. Si può quindi dire che la struttura originaria è la ‘forma essenziale’ di ogni essente, ciò che ogni essente ‘formalmente’ “è”, o meglio, ciò con cui esso è necessariamente “in relazione”. In quanto l’essere è l’immediatamente innegabile e l’innegabilmente immediato, la struttura originaria dell’essere è la struttura originaria della “necessità”, dove il termine ‘necessità’ – dal latino ne-cedo – esprime il senso assoluto dell’innegabilità quale autonegatività immediata del proprio negativo. In quanto il proprio negativo è l’immediatamente autonegativo, la struttura originaria è ciò che “sta”, innegabilmente ed eternamente; in altre parole, essa non è “un prodotto teorico dell’uomo o di Dio, ma il luogo già da sempre aperto della Necessità”. E’ lo stare innegabile dell’essere-significare. In quanto l’essenza dell’essere è quella di essere ‘innegabile’ nel senso suddetto, “l’intento dell’intera indagine contenuta ne “La struttura originaria” è di determinare in maniera rigorosa il senso dell’opposizione del negativo e del positivo”. [ … ] In quanto […]

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EMANUELE SEVERINO, IL TRAMONTO DEL SENSO DELL’ESSERE, estratto a cura di Vasco Ursini in Amici a cui piace Emanuele Severino

IL TRAMONTO DEL SENSO DELL’ESSERE La storia della filosofia occidentale è la vicenda dell’alterazione e quindi della dimenticanza del senso dell’essere, inizialmente intravisto dal più antico pensiero dei Greci. E in questa vicenda la storia della metafisica è il luogo ove l’alterazione e la dimenticanza si fanno più difficili a scoprirsi: proprio perchè la metafisica si propone esplicitamente di svelare l’autentico senso dell’essere, e quindi richiama ed esaurisce l’attenzione sulle plausibilità con cui il senso alterato si impone. La storia della filosofia non è per questo un seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e le conquiste più preziose del filosofare si muovono all’interno di una comprensione inautentica dell’essere. Ma queste espressioni alludono a qualcosa di radicalmente diverso dall’interpretazione heideggeriana della storia della filosofia occidentale. La diversità è radicale, perché anche il pensiero dello Heidegger è una sorta di alterazione, e non meno grave, del senso dell’essere. Per lui, la più antica filososofia greca intravvede l’essere come ‘presenza’, ossia come l’apertura o l’orizzonte entro cui può giungere a manifestazione ogni determinatezza dell’ente. Resta così invertita la direzione della storiografia idealistica, che vede invece nell’orizzonte – l’attualista direbbe: nel pensiero in atto – l’ultimo risultato dello sviluppo del sapere filosofico. Ciò che per l’idealista è il risultato, per lo Heidegger è al contrario l’inizio; lo sfolgorante inizio che ben presto impallidisce e lascia il campo alla mistificazione metafisico-teologica dell’essere, nella quale l’orizzonte di ogni apparizione dell’ente diventa un […]

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 EMANUELE SEVERINO: ‘alétheia’ e ‘epistéme’ , dal gruppo Amici a cui piace Emanuele Severino, a cura di Vasco Ursini

La parola greca che traduciamo con “verità” è ‘alétheia’, che propriamente significa “il non nascondersi”, e pertanto il manifestarsi, l’apparire delle cose. Ma per il pensiero greco la verità non è soltanto’ alétheia’ (come invece ritiene Heidegger): la verità è l’apparire in cui ciò che appare è l’incontrovertibile, ossia ciò che, dice Aristotele, “non può stare altrimenti di come sta e si manifesta”. Questo “stare” in modo assoluto è espresso dalla filosofia greca con la parola ‘epistéme’, dove il tema ‘steme’ (dalla radice indoeuropea ‘sta’) indica appunto lo ‘stare’ di ciò che sta e che si impone ‘su’ (‘epi’) ogni forza che voglia negarlo, scuoterlo, abbatterlo. Ciò che non può stare altrimente è l’incontrovertibile, è come le cose stanno. L’esser esposti al poter essere altrimenti, cadendo, è il tremore del pensiero. Appunto per questo Parmenide dice che il “cuore” della vertà “non trema” – sebbene egli, che per un verso appartiene e inaugura la storia dell’epistéme, per altro verso sembra volgere lo sguardo verso un senso inaudito della verità, il senso che non appartiene alla storia dei “mortali”. Il cuore dei mortali, invece, trema di fronte alla sofferenza e alla morte. Platone e Aristotele chiamano ‘thauma’ questo tremore e vedono che da ‘thauma’, cioe dall’ “angosciato stupore”, nasce la filosofia: per essere sicuri della salvezza, non ci si può accontentare del mito e la volontà (thimòs, dice Parmenide all’inizio del Poema) si protende verso il “cuore non tremante della verità”. […]

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Appunti sul concetto di TERRA ISOLATA DAL DESTINO, di Emanuele Severino

  AUDIO in base alla mia PARZIALE capacità di capire questo potente pensiero filosofico   da EMANUELE SEVERINO, La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente, Rizzoli, 2013 da pag. 134: da : A lezione di EMANUELE SEVERINO, Volontà, fede e destino a cura di Davide Grossi, 2 CD ROM e FILE AUDIO mP3, Mimesis, 2008 pag. 69: da LUCA GRECCHI, Nel […]

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EMANUELE SEVERINO, I fondamenti del metodo scientifico Contraddirsi? A volte aiuta – Corriere.it, 5 marzo 2016seve

… I due contributi fondamentali della fisica contemporanea — teoria della relatività e fisica quantistica mostrano — almeno sinora, di essere tra loro in contraddizione. Ma nessun fisico rinuncerebbe per questo a servirsi di entrambi. E se Kurt Gödel ha dimostrato la possibilità che lo sviluppo del sapere matematico abbia a implicare delle contraddizioni, qualora ciò avvenisse i matematici non […]

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DAL SASSO ANDREA, Creatio ex nihilo. Le origini del pensiero di Emanuele Severino tra attualismo e metafisica, Mimesis edizioni

Uno spaccato sulla storia della filosofia italiana del Novecento, interpretata alla luce del significato ontologico della creatio ex nihilo nel dibattito tra attualismo, problematicismo e metafisica, con il proposito di introdurre il lettore al pensiero di Emanuele Severino, mediante l’analisi delle sue origini e delle maggiori influenze (Gentile, Bontadini). L’analisi storica è affiancata all’intento teoretico di problematizzare l’inizio del filosofare […]

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EMANUELE SEVERINO, L’APPARIRE DELLA MORTE, brano è tratto da: Emanuele Severino, Sul divenire Dialogo con Biagio de Giovanni, Mucchi Editore, Napoli2014, pp. 22-28, selezione del testo proposta dal professor VASCO URSINI

EMANUELE SEVERINO, L’APPARIRE DELLA MORTE Come per tutti i mortali anche per Biagio de Giovanni c’è “qualcosa di ineluttabile” “nella condizione mortale dell’uomo”, cioè la morte, “la prova inconfutabile”, “l’irrefutabile cogenza” che “l’ente uomo nasce dal nulla e va nel nulla” – con l’inaccettabile risultato che ciò che chiamo ‘destino’ “si scontra con il fatto che l’uomo muore” (Biagio de Giovanni, Disputa sul divenire Gentile e Severino, Editoriale Scientifica, Napoli 2013, pp, 83-84, corsivo mio), sì che ad esser follia, alienazione non è l’affermazione del divenire, ma il destino. Ho mostrato i presupposti arbitrari di questo tipo di obbiezioni sin da quando me le sono poste a metà degli anni ’60 (Cfr. Essenza del nichilismo, 1971, II ed., Adelphi, 1981). Richiamo qui la direzione complessiva della risposta che ad esse va data. Il destino della verità non nega ma è anzi l’apparire incontrovertibile della morte dell’uomo che muore, e di come muore, e del suo cadavere che resta dopo che la “vita” di quel corpo ha avuto compimento e non continua. Ma questo compimento e non continuare, che incontrovertibilmente appaiono (e ogni loro affermazione compiuta al di fuori del destino è solo fede, errare, ipotesi) non sono l’annientamento di ciò che ha avuto compimento e non continua. Testimoniando il destino, i miei scritti hanno ‘sempre’ negato che la nascita dell’uomo e delle cose sia un venire dal nulla e che la morte sia un andare nel nulla; e lo negano […]

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IL PROBLEMA DEL FONDAMENTO, da Emanuele Severino, Educare al pensiero, La Scuola, Brescia 2012.Il libro è un’intervista di Sara Bignotti a Emanuele Severino, dalla bacheca Facebook di Vasco Ursini

(sottolineature mie) IL PROBLEMA DEL FONDAMENTO (da Emanuele Severino, Educare al pensiero, La Scuola, Brescia 2012.Il libro è un’intervista di Sara Bignotti a Emanuele Severino). D. Ci approssimiamo al “fondamento” del suo discorso: cosa vuol dire che l’uomo è l’apparire del destino, in relazione all’autonegazione della negazione dell’esser sé dell’essente? R. Il destino è l’apparire dell’esser sé; è l’essenza dell’uomo – ossia ‘non’ l’essenza ‘generica’, ma ciò che ‘ogni’ uomo da ultimo è – è appunto questo apparire. L’essenza dell’uomo è il destino. Ma proviamo a chiarire il senso dell’autonegazione della negazione dell’esser sé. Non è possibile qui chiarirlo “concettualmente”. Qui si può indicare una metafora che metta sulla strada di un approfondimento adeguato. Supponiamo che ci sia un bersaglio, e che un arciere scagli una freccia contro il bersaglio. E supponiamo che accada questo: che la freccia, invece che colpire il bersaglio, colpisca se stessa. Se questo accadesse per tutte le frecce e per tutti gli arcieri che mirano contro il bersaglio, noi di quest’ultimo dovremmo dire che non può essere colpito da nessun arciere e che qualsiasi freccia che gli fosse scagliata avrebbe questa sorte, di non colpire il bersaglio, ma di colpire se stessa. Questo colpire se stessa è l’equivalente, nella metafora, di ciò che chiamo ‘autonegazione”. Nella metafora, il bersaglio corrisponde al destino. E la freccia è il corrispettivo, nella metafora, di ciò che chiamo ‘negazione del destino’ ( la freccia è una negazione del bersaglio, […]

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SULL’ERRORE E L’ERRARE, alcuni momenti della conversazio e tra EMANUELE SEVERINO e un gruppo di giovani, svoltasi il 19 novembre1988, segnalato da Vasco Ursini

ALCUNI MOMENTI DELLA CONVERSAZIONE TRA EMANUELE SEVERINO E UN GRUPPO DI GIOVANI, SVOLTASI IL 19 NOVEMBRE 1988 ( LA SIGLA D. INDICA LA DOMANDA, LA SIGLA R. INDICA LA RISPOSTA DI SEVERINO). D. La sua affermazione che “l’uomo è un errore” lascia presupporre un’antropologia “sbagliata”, relativa a un uomo come volontà di potenza che pensa se stessa. Ma, a meno che il superamento dell’errore non sia la sparizione dell’uomo, che tipo di antropologia si può pensare, in rapporto alla consapevolezza della verità? R. Innanzitutto, non è l’individuo che testimonia, cioè pensa esplicitamente la verità. Se fosse l’individuo a testimoniare la verità, allora la testimonianza sarebbe per definizione individuale, cioè ridotta allo spazio, al tempo e ai limiti dell’individuo. Bisogna vedere l’errore del concetto che “Io vado verso la verità” e che “se mi va bene, a un certo momento la vedrò”. No! Perché se “Io” è, ad esempio, il sottoscritto, con questa struttura fisica determinata, allora sarebbe come dire che un occhio cieco può vedere la verità. Perché un occhio cieco? Appunto in quanto dominato dai condizionamenti che costituiscono l’individuo. L’apparire della verità non è la mia coscienza della verità. All’opposto: io sono uno dei contenuti che appaiono. Questo è il primo rilievo. Poi, si parlava della differenza tra ‘chi’ agisce sapendo e ‘chi’ agisce non sapendo. Ma adesso non possiamo più dire così; perché non è che io “sappia” -. io, Emanuele Severino, – e gli altri non sappiano…No! […]

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