la parola COSA. in relazione all’ultimo libro: Emanuele Severino, INTORNO AL SENSO DEL NULLA, Adelphi, 2013

Gran parte delle parole che nelle lingue indoeuropee indicano la «cosa» alludono più o meno direttamente ai beni, alle ricchezze, a ciò che serve e si adopera, a ciò di cui si ha bisogno, ai valori, al bestiame, all’affare, a ciò che è pregiato, alla sostanza e al patrimonio. Qui ci si limiti a richiamare il latino res, il greco prâgma, chrêma, il tedesco Ding (inglese thing) e Sache. Perfino lo spettro semantico del participio greco tà ónta (gli essenti, le cose che sono) include le sostanze e i beni, e anche il participio ousía nomina la sostanza intesa come patrimonio. Significati che precedono quelli che a queste stesse parole il pensiero filosofico ha in seguito assegnato. Ma è rilevante che quei più antichi significati della «cosa» implichino, a volte in modo del tutto esplicito, che il loro contenuto sia tutt’altro che indifferente alle singole volontà, le quali invece se li disputano anche in tempo di pace. Quei significati implicano cioè una situazione conflittuale e il luogo in cui essa viene discussa, che vengono in luce, ad esempio, in Ding, thing, che significano anche «causa», «tribunale», «parlamento», «assemblea», «verdetto, «processo». La stessa parola «cosa» proviene dal latino «causa», intesa sia come matrice e principio del diventar altro (dynamis eis tò patheîn e dynamis eis tò poieîn), sia in senso giuridico, come motivazione del diritto al possesso di ciò che è conteso tra volontà differenti. Che la parola «cosa» significhi questa conflittualità, mostrata nelle […]

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Le cose perse e salvate di Emanuele Severino. | da Ritiri Filosofici

Magistrale, di nome e di fatto, come sempre. La lezione di Emanuele Severino, nella Piazza Grande di Modena, non ha deluso le nostre attese. Una delegazione  corposa di RF ha attraversato l’Italia per assistervi, sabato scorso, all’interno del Festivalfilosofia, quest’anno dedicato al tema delle cose. Il filosofo bresciano, autentico punto di riferimento per gran parte di noi, ha confessato di aver lavorato intorno a questo concetto, a volte anche ossessivamente, per lunghissimi anni, di fatto regalandoci in poco più di un’ora il distillato di quel sedimentato sapere. Seguendo il suo ormai proverbiale metodo filo-genealogico Severino ha pazientemente ripercorso il legame primordiale che, in Occidente, associa il significato di cosa, nelle sue varianti greco-antiche di pragma come in quelle tardo e neolatine di res e di was, allostrappamento dal Sacro originario che questa idea-parola, da sempre, ha rappresentato. … vai a tutto lo splendido articolo di presentazione e ricordo della straordinaria lezione di emanuele severimo qui:Le cose perse e salvate di Emanuele Severino. | Ritiri Filosofici

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Emanuele Severino: «Il senso originario della cosa è la resistenza che si oppone alla volontà insita nell’uomo di trasformare il mondo per ottenere qualcosa: la cosa è una resistenza che va progressivamente cedendo», al Festival della filosofia di Modena, 2012

  di Laura Solieri Secondo il pensiero del professore Emanuele Severino, che ieri a Modena ha tenuto la lezione magistrale “Cose prime” in una piazza Grande gremita, la crisi economica attuale la si può comprendere in due modi: restando all’interno della dimensione capitalistica dell’economia mondiale o capendo che è necessario il tramonto di questa dimensione, non separando il capitalismo dalle altre grandi forze della tradizione occidentale (comunismo, cristianesimo, democrazia, varie forme di umanesimo, politica) che oggi stanno tramontando. «Seguendo questa destinazione ci imbattiamo nel senso della “cosa” che ha un carattere architettonico e archetipico nel senso che ci sono dei significati che dominano tutti gli altri e noi agiamo in relazione a un certo modo in cui il mondo ci sta dinnanzi come significante – ha spiegato il professore – I significati guidano gruppi di azioni e la prima conseguenza di ciò è che il significato “cosa” con cui indichiamo tutti gli eventi che ci circondano, è in grado di guidare uno sterminato gruppo di azioni». Severino ha ricordato come molte parole indoeuropee definiscono la “cosa” in diversi modi che alludono al significato di “sostanza”, che a sua volta richiama quelle situazioni in cui le comunità arcaiche si riunivano per decidere la distribuzione degli averi. La discussione che da ciò si generava era il frutto di una conflittualità indicata dall’uso tranquillo della parola “cosa” intesa come sostanza di cui impossessarsi. «Il senso originario della cosa – ha detto Severino – […]

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Emanuele Severino, LA PAROLA “COSA” (poi intitolato: le”Cose” e la tecnica), Festival Filosofia 2012, Modena 15 settembre – lezioni magistrali

lezioni magistrali Emanuele Severino Le “cose” e la tecnica Piazza Grande da  Festival Filosofia – lezioni magistrali   Registrazioni Audio della lezione e delle domande/risposte:   La Lezione è riportata anche in questo video Youtube:   «La parola cosa ha un carattere architettonico ed archetipico: ci sono dei significati che dominano tutti gli altri. Noi agiamo in relazione ad un certo modo in cui il mondo ci sta dinanzi come significante – e, in particolare, nel modo in cui ci sta dinanzi quella cosa lì che è l’ombrellone con il quale ci difendiamo dal sole. Certi movimenti che potremmo fare per difenderci dal sole sono determinati dal significato “ombrellone” Il significato guida, cioè, un insieme di azioni. L’antica saggezza diceva “nulla è voluto che non sia precedentemente conosciuto”. Mi rapporto a questo tavolo solo in quanto sta dinanzi come tavolo ed in relazione ad esso faccio delle operazioni che non farei rispetto alla bottiglietta d’acqua, che sta qui, alla mia sinistra. I significati guidano gruppi di azioni. Una prima conseguenza non banale è che il significato “cosa”, che noi diciamo di tutti gli eventi che ci stanno attorno ai quali possiamo riferirci, è in grado di guidare uno sterminato gruppo di azioni – appunto perché qualsiasi evento a cui un popolo si riferisce è una “cosa”, e dunque a seconda del modo in cui si concepisce l’esser cosa agiamo conseguentemente. Le parole che indicano ciò noi indichiamo con la parola […]

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Emanuele Severino e Massimo Cacciari interrogheranno la questione della COSA

Emanuele Severinoe Massimo Cacciari interrogheranno la questione della cosa alle sue estremità, occupandosi rispettivamente delle “cose prime” (in cui si manifesta il carattere immutabile dell’Essere) e delle “cose ultime” (dove emerge l’eccedenza di significato delle cose rispetto alle loro definizioni).  al FestivalFilosofia di Modena, Carpi, Sassuolo. Pomeriggio del 15 settembre 2012 Modena 15.00 – 18.00 teatro e performance Umberto Piersanti Dal tempo perduto Con omaggio in jazz di Giorgia Hannoush Conduce: Carlo Alberto Sitta Laboratorio di poesia – Via Fosse, 14 aggiungi al tuo programma 15.00 la lezione dei classici Fabrizio Desideri L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica di Walter Benjamin Piazza XX settembre aggiungi al tuo programma 16.00 – 18.00 giochi per tutti Dalle cose allo spunk Laboratorio per bambini e adulti Curatrice: Elena Bergonzini Produzione: Museo della Figurina Palazzo Santa Margherita – Museo della Figurina aggiungi al tuo programma 16.30 lezioni magistrali Silvia Vegetti Finzi Giocattoli Piazza Grande aggiungi al tuo programma 17.30 – 18.30 programma ragazzi La seconda vita della carta Carta riciclata e carta marmorizzata Laboratorio per ragazzi dai 7 anni A cura di: Orto Botanico dell’Università di Modena e Reggio Emilia Orto Botanico aggiungi al tuo programma 18.00 lezioni magistrali Emanuele Severino Cose prime Piazza Grande aggiungi al tuo programma Carpi 15.00 la lezione dei classici Diego Fusaro Il capitale di Karl Marx Piazza Garibaldi aggiungi al tuo programma 16.00 – 19.00 giochi per tutti Oper-azione Terzo Paradiso Per la riconciliazione tra natura e artificio A cura di: Dipartimento Educazione Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea In collaborazione con: Cittadellarte Fondazione Pistoletto […]

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‪Emanuele Severino: A vuole B. Si può voler qualcosa solo in quanto il senso del qualcosa che è voluto ci appare davanti ‬‏

Si può voler qualcosa solo in quanto il senso d…, posted with vodpod Diotima423  così riassume  il ragionamento condotto da Severino: 1) La manifestazione dei significati (di ciò che ci appare) determina l’ambito in cui si creano le azioni umane destinate a perseguire quel risultato. Quel certo significato determina, guida, configura l’ambito in cui si agisce e dà senso a tutte le azioni umane prodotte in relazione a quel significato. Per es., il falegname per trattare il legno deve sapere che tratta il legno e non il ferro, e tiene anche conto di che tipo di legno sta trattando, compirà dunque azioni pertinenti al risultato CON quel tipo di legno. L’apparire del senso determina l’ambito dell’azione. 2) Quanto più ampio è il senso tanto più ampio è il campo dell’agire che è determinato da quel senso. 3) Qual è dunque il significato più ampio? Rispetto a cui tutti gli altri significati sono sotto insiemi, quello il cui significato guida OGNI azione, ogni agire immaginabile? Quello in base al quale SIAMO ed AGIAMO? Il senso dell’esser COSA. Il tavolo, la sedia, ma anche Dio. Una qualsiasi COSA. Un CHE, una parola ha significati diversi a seconda delle lingue in cui si esprime a seconda del periodo storico. 4) I greci portano alla luce un senso dell’esser cosa in cui la cosa è qualcosa che provvisoriamente si salva dal nulla

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