Montani Pietro, Bellezza, Corriere della Sera, serie Le parole della filosofia, 2022

Accademia della Crusca, Giusto, sbagliato, dipende. Le risposte ai dubbi sulla lingua italiana, Mondadori, 2022. Indice del libro

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

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https://www.mondadoristore.it/Giusto-sbagliato-dipende-Accademia-della-Crusca/eai978880473586/

E davvero sbagliato ma però? Ma come va scritto qual è? Attenzionare è un verbo ammissibile? Si dice arancina o arancino? Che cos’è la cazzimma? Su sé stesso l’accento ci va o non ci va? Come si affrontano le questioni di genere nella lingua italiana? Sono solo alcune delle centinaia di domande contenute in questo libro a cui l’Accademia della Crusca, da secoli il punto di riferimento, in Italia e nel mondo, su tutto ciò che riguarda la lingua italiana, dà una risposta. Dal lessico all’etimologia, dalla grammatica alla sintassi, dalla punteggiatura agli inglesismi, ogni tipo di dubbio, errore ricorrente, equivoco o falso mito sull’italiano viene analizzato e spiegato con la ormai celebre semplicità e precisione dagli studiosi dell’Accademia della Crusca. Un libro pratico pieno di curiosità, aneddoti e storia che, pagina dopo pagina, fornisce il ritratto di una lingua vitale e in continuo cambiamento…

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temi legati al GENERE : uso dell’asterisco, dello schwa o di altri segni che “opacizzano” le desinenze maschili e femminili – di Paolo D’Achille in Accademia della Crusca

quesiti pervenutici su temi legati al genere: uso dell’asterisco, dello schwa o di altri segni che “opacizzano” le desinenze maschili e femminili; possibilità per l’italiano di ricorrere a pronomi diversi da lui/lei o di “recuperare” il neutro per riferirsi a persone che si definiscono non binarie; genere grammaticale da utilizzare per transessuale e legittimità stessa di questa parola

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Un asterisco sul genere – Consulenza Linguistica – Accademia della Crusca

alle radici della parola DILEMMA

  1. forma di argomentazione in cui si stabilisce un’alternativa fra due ipotesi (“i corni del dilemma”), da ciascuna delle quali deriva la conseguenza che si vuole dimostrare
  2. alternativa tra due soluzioni contrastanti

“di”: due, doppio

” Lemma”: dal latino “lémma”,  tema, argomento, premessa, assunto

lem126

in: Franco Rendich, Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Palombi editore, 2010

Meneghel Roberta, Instant greco antico. Il corso facile e veloce per riscoprire una lingua più viva che mai, Gribaudo, 2020. Indice del libro

DUNCAN Dennis, INDICE, storia dell’, dai manoscritti a Google, l’avventurosa storia di come abbiamo imparato a orientarci nel sapere, Utet, 2022. Indice del libro

alle radici della parola RICORDARE: recŏrdari, re-, cordis «cuore»

TRACCE e SENTIERI

ricordare v. tr. [lat. recŏrdari, der., col pref. re-, di cor cordis «cuore», perché il cuore era ritenuto la sede della memoria]

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https://www.treccani.it/vocabolario/ricordare/

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LOGOS, di Leone TONDELLI – Goffredo COPPOLA – Guido CALOGERO – Leone TONDELLI – in Enciclopedia Italiana

Voce greca, λόγος, il cui significato oscilla tra

“ragione”,

“discorso” (interiore ed esteriore)

e “parola”

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LOGOS, di Leone TONDELLI – Goffredo COPPOLA – Guido CALOGERO – Leone TONDELLI – in Enciclopedia Italiana (1934) – Il pensiero di Emanuele Severino nella sua “regale solitudine” rispetto all’intero pensiero contemporaneo

DUCCIO DEMETRIO, INGRATITUDINE, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016. Presentazione con Paolo Ferrario e Luciana Quaia alla LIBRERIA UBIK, Como, 28 Marzo 2017

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DUCCIO DEMETRIO, INGRATITUDINE, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016. Presentazione con Paolo Ferrario e Luciana Quaia alla LIBRERIA UBIK, Como, 28 Marzo 2017. AUDIO dell’incontro – Coatesa sul Lario e dintorni

distopìa, definizione in Vocabolario – Treccani

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https://www.treccani.it/vocabolario/distopia2/#:~:text=%E2%80%93%20Previsione%2C%20descrizione%20o%20rappresentazione%20di,utopia%20negativa)%3A%20le%20d.

GARDINI Nicola, Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo, Garzanti, 2019. ARS, SIGNUM; MODUS; STILUS; VOLVO; MEMORIA, VIRTUS; CLARITAS; SPIRITUS; RETE

SCHOLE’: alle origini del significato nella lingua dei greci

COMUNITA’, etimologia, definizione

LOGOS, etimologia, significato

PELISSERO Alberto, Dizionarietto di sanscrito per filosofi, editrice Morcelliana/Scholè, 2021, pag. 511

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https://www.morcelliana.net/orso-blu/4206-dizionarietto-di-sanscrito-per-filosofi-9788828403173.html

Il vastissimo arco temporale abbracciato (dalla metà del primo millennio a.e.v. fino ai nostri giorni) e l’estensione culturale pressoché smisurata ricoperta rendono da soli ragione dell’importanza del sanscrito, a buon diritto definibile l’unica lingua di cultura panindiana. In essa si è espressa la cultura indiana classica, elaborando un lessico nel quale risulta sovente complesso tracciare una linea netta di demarcazione tra filosofia, teologia e religione. Questo dizionarietto propone una guida per orientarsi in questo contesto linguistico, nel quale feconde relazioni etimologiche si rivelano strumento imprescindibile di analisi. Rifugge, quindi, dalla tentazione di stabilire salde e univoche connessioni con termini filosofici della tradizione occidentale. Il lettore, tuttavia, può scoprire convergenze semantiche di respiro indoeuropeo (come per deva, “dio”, che si ricollega al sostantivo div, “luce diurna”, “cielo”). Un dizionarietto che, nel suo rigore, è una festa della mente: invita a scoprire differenze, analogie.


Alberto Pelissero insegna Filosofie e religioni dell’India e Lingua e letteratura sanscrita all’Università di Torino (Dipartimento di Studi umanistici). Tra le sue pubblicazioni: Letterature classiche dell’India (Morcelliana, 2007); Hinduismo. Storia, tematiche, attualità (ELS La Scuola, 2013); Filosofie classiche dell’India (Morcelliana, 2014); La filosofia indiana (ELS La Scuola, 2016); Estetica indiana (Morcelliana, 2019).

 

PELISSERO Alberto, Dizionarietto di sanscrito per filosofi, Morcelliana/Scholé, 2021

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https://tinyurl.com/d94bmj2k

Dario Pisano, Parla come Dante. Come e perché usare i versi del sommo poeta nella vita quotidiana – Newton Compton Editori, 2021

A molti di noi è capitato spesso di esclamare, in qualità di invito a non perdere tempo con persone che non meritano la nostra attenzione, «Non ti curar di lor, ma guarda e passa!» (prima curiosità: la citazione è sbagliata! Dante scrive: «Non ragioniam di lor…»). E chi non conosce il verso «Amor ch’a nullo amato amar perdona», che tanta fortuna ha avuto nella musica italiana? Ma cosa significa? E quante volte abbiamo detto a un amico – pieno di guai fino al collo – «stai fresco»? Che cosa hanno in comune queste espressioni e le tante altre raccolte nel libro? La medesima paternità. Nascono tutte dalla penna di Dante Alighieri, il massimo genio linguistico della storia, il quale – con la sua Divina Commedia – ha incrementato vertiginosamente il patrimonio lessicale dell’italiano. Parla come Dante ospita una ricognizione dei più famosi ma anche dei meno noti versi di Dante entrati nella lingua quotidiana, per lo più usati da chi parla senza la consapevolezza della loro provenienza. L’ampia documentazione offerta in queste pagine è la prova del fatto che, se anche noi ignoriamo Dante, Dante non ignora noi, ed è sempre sulle nostre labbra, in ogni momento della «nostra vita»! Quante volte, parlando, citiamo Dante senza saperlo? E siamo certi di citarlo bene? Un libro che svela la presenza nascosta ma costante del sommo poeta nella nostra vita quotidiana

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Parla come Dante – Newton Compton Editori

Vera GHENO, Le ragioni del dubbio. L’arte di usare le parole, Einaudi, 2021

Viviamo in un mondo affollato di parole; vogliamo davvero impiegarle senza gustarcele? Non sarebbe piú soddisfacente pensare alla lingua come al territorio delle infinite possibilità?

Guardiamoci intorno: quante sono le persone che intervengono nelle discussioni senza alcuna competenza specifica pensando di averla? Quanti criticano gli esperti con un «Io non credo che sia cosí» dall’alto di incrollabili certezze?

Ci siamo abituati un po’ troppo a parlare e a scrivere senza fermarci prima un attimo a pensare, e rischiamo cosí di far sempre piú danni. Perché le parole non sono mai solo parole, si portano dietro visioni differenti della realtà, tutte le nostre aspirazioni e le nostre certezze: ovvio che possano generare conflitti e fare male.

Ma possono anche generare empatia e fare del bene, se impariamo a usarle meglio.

Vera Gheno indaga i meccanismi della nostra meravigliosa lingua, e lo fa con la leggerezza calviniana di chi ammira il linguaggio senza peso perché conosce il peso del linguaggio. E in queste pagine, lievi ma dense, distilla un «metodo» per ricordarci la responsabilità che ognuno di noi ha in quanto parlante.

Un metodo che si fonda innanzitutto sui dubbi, che ci devono sempre venire prima di esprimerci: potremmo, nella fretta, non aver compreso di cosa si sta davvero parlando, capita a tutti, anche ai piú «intelligenti».

Poi sulla riflessione, che deve accompagnarci ogni volta che formuliamo un concetto. E infine sul silenzio, perché talvolta può anche succedere, dopo aver dubitato e meditato, che si decida saggiamente di non avere nulla da dire.

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“Giovanni Semerano e la dicotomia indoeuropeisti-semitisti” di Giuseppe Ieropoli | Letture.org

Dott. Giuseppe Ieropoli, Lei è autore del libro Giovanni Semerano e la dicotomia indoeuropeisti-semitisti pubblicato da La Finestra Editrice: quale importanza riveste la prospettiva storico-linguistica indicata da Giovanni Semerano?

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“Giovanni Semerano e la dicotomia indoeuropeisti-semitisti” di Giuseppe Ieropoli | Letture.org

AFORISMA: etimologia e significato

dal greco aphorismus,

derivante da aphorismòs (apò orizo: separo, delimito)

Ne troviamo uno ogniqualvolta un enunciato conciso affermi una verità (o mezza verità, o una e mezzo) di un qualche interesse

da: https://antemp.com/2021/04/18/emily-dickinson-pochi-amano-veramente-aforismi-in-versi-e-in-prosa-scelti-e-tradotti-da-silvio-raffo-de-piante-editore-2021/

Giacomo Leopardi nel suo “Zibaldone” assegna a un breve testo il compito di registrare un’utile distinzione: Termini e parole … di Gabriele De Ritis

Giacomo Leopardi nel suo “Zibaldone” assegna a un breve testo il compito di registrare un’utile distinzione: Termini e parole.

Chiamiamo ‘termine’ tutto ciò che viene dal Vocabolario e che ci restituisce la ‘semplice’ definizione di un elemento del Lessico. Ad esempio, l’aggettivo ‘solitario’.

Chiamiamo ‘parola’, con lui, invece, ‘ermo’, che incontriamo nel primo verso de “L’infinito”.

Le antologie scolastiche della Letteratura italiana danno per lo studente il significato di ‘solitario’. Si direbbe che non significhi altro. Eppure, le stesse antologie in nota aggiungono che c’è di più, che ‘ermo’ è più che ‘solitario’. Più che ‘termine’, ‘ermo’ è ‘parola’, dunque evoca significati ulteriori, che provengono dalla soggettività dell’Autore, dal suo mondo poetico.

Diremo, allora, che il significato di ‘ermo’ è più ampio di quello di ‘solitario’. “Ci piace di più”, perché suscita in noi sensazioni vaghe e indefinite. Abbiamo detto “ci piace di più”, perché è giustamente implicato nell’uso di quella parola il gusto sensistico per il ‘peregrino’, cioè per i termini ricercati, che si fanno preziose parole nel contesto poetico dato. È così per il Recanatese, almeno fino al 1828. Diciamo, infatti, che la poetica leopardiana può essere definita fino a quella data come una poetica dell’indefinito e della rimembranza.

Il poeta predilige i termini vaghi e indefiniti, che siano capaci di evocare rimembranze, il caro ricordo di esperienze fatte. Il ‘sempre’ che apre “L’infinito” viene da lui spiegato così nello “Zibaldone”: una ricordanza, una ripetizione. Altrove dirà che le cose, i luoghi, le persone incontrate acquistavano pregio per lui quando ne faceva esperienza ripetuta, tanto che diventavano oggetto di rimembranza.

La Linguistica generale ci ha fornito un’importante distinzione, tra Denotazione e Connotazione, a significare il valore oggettivo e quello soggettivo dei termini che usiamo. Perciò, un colle è solo un colle nell’uso quotidiano e geografico del termine, che nel farsi ermo in un testo poetico acquista un valore connotativo che andrà chiarito alla luce della poetica dell’Autore che ne fa uso. Perciò noi andiamo in cerca di parole ricercate ogni giorno della nostra vita, quando abbiamo bisogno di dire anche semplicemente “ti auguro una buona giornata”.

Allora, le parole di Paolo vengono in nostro soccorso, soprattutto quando vogliamo far sentire a una persona a noi cara, o per la quale nutriamo una grande stima, che la pensiamo in modo diverso, che vogliamo riservarle un pensiero in più, che intendiamo suggellare con parole intense il sentimento di augurio che accompagna il piccolo addio con il quale ci congediamo, per dire Arrivederci. Pensiamo, infatti, a rivederci ancora, ma non vogliamo che il nostro saluto non lasci nessuna traccia nel cuore della persona che ci accingiamo a salutare. Altra cosa è ciò di cui facciamo pure esperienza, quando ci sembra che gli altri non riescano a dire in modo efficace ciò che riusciamo a fatica ad immaginare. È penoso per noi ritrovarci di fronte alla loro povertà di linguaggio, alla carenza di termini e parole che aiutino a dire compiutamente ciò che provano di fronte alle cose del mondo. Ancor più doloroso è cogliere a volte in loro un’inadeguata espressione di sé, che non favorisce la nostra comprensione degli stati di coscienza altrui. Dobbiamo sopperire con le nostre parole, suggerendole, talvolta, come facciamo con i bambini che cercano di dare un perimetro alla loro esperienza, definendola per ogni lato, quasi a percorrerla da cima a fondo. Anche se non abbiamo voluto ‘integrare’ o, peggio, ‘correggere’ l’espressione di sé tutte le volte che ci sembrava potessimo ferire la sensibilità della persona. Tacere di fronte alle difficoltà espressive degli altri rientra in quella che è stata chiamata “dissimulazione onesta”, cioè il mentire a fin di bene: fingiamo di aver capito, sopperendo con un supplemento di ‘traduzione’ in più. I processi empatici, infatti, prevedono anche questo, che si producano le necessarie inferenze per risalire alle intenzioni dei parlanti, perché la comunicazione emotiva sia efficace in ognuno dei suoi momenti. Uno dei compiti alti della Cultura è questo: aiutare a trovare le parole, ad esplorare i mondi possibili in cui siamo invitati ad entrare tutte le volte che nella vita quotidiana o nelle narrazioni letterarie qualcuno prende a raccontare. Se chi racconta è portato ad inventare, anche noi ascoltatori dovremo trovare le parole giuste per ricreare dentro di noi un mondo che viva di vita propria, che ci incanti e ci faccia sognare ancora un po’, anche se si tratta di un mondo che non è il nostro. I sentimenti che suscita in noi il racconto degli altri sono i più diversi: se ci disponiamo all’ascolto, possiamo far sentire all’altro che c’è spazio sufficiente “dentro di noi” per ospitare i sensi della battaglia che tutti gli umani quotidianamente ingaggiano contro la morte, riconoscendosi il beneficio di inventare la mossa in più che allontana ancora un po’ da tutti noi la vittoria dell’ora che non ha sorelle. Trovare le parole è un morire alla vita, concedendo sì alla morte il diritto alla sua mossa, ma con la consapevolezza del fatto che abbiamo ancora una chance, la possibilità di compiere altre mosse: abbiamo ragioni ancora da spenderci per affermare la volontà di vivere, contro la piccola morte che ci opprime tutte le volte che non troviamo le parole per rivendicare un nostro diritto o per dire più semplicemente che ci siamo anche noi, che vorremmo ci fossero riservate le attenzioni di cui facciamo esperienza tutte le volte che gli altri mostrano di avere qualcosa da dire anche a noi.

GHENO Vera, Potere alle parole. Perchè usarle meglio, Einaudi, 2019

THAUMA: l’analisi etimologica di EMANUELE SEVERINO

FONTI DI STUDIO:

Emanuele Severino, Il giogo. Alle origini della ragione: Eschilo, Adelphi, 1989

il sito della ACCADEMIA DELLA CRUSCA

Punto di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana.

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https://accademiadellacrusca.it/

http://facebook.com/AccademiaCrusca |

http://youtube.com/user/AccademiaCrusca

Frasi latine nell’italiano di oggi, in StudiaRapido

vai a:

LE PAROLE VALGONO, di Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, Treccani Libri editore, 2020

vai alla scheda dell’editore:

https://www.treccanilibri.it/catalogo/le-parole-valgono/

Per reagire all’ondata di violenza e di sciatta volgarità che ha invaso la lingua italiana, gli autori hanno scelto, come strumento di redazione, le parole che valgono, accompagnando il lettore a scoprirle in testi pieni di sorprese.

Dalle diciassette parole usate in una famosa sentenza medievale a quelle di una canzone d’amore in una pergamena del XII secolo; da quelle di san Francesco, Dante, Leonardo e Ludovico Ariosto a quelle raccolte nel Vocabolario della Crusca; da quelle di Cesare Beccaria contro la tortura e la pena di morte a quelle struggenti di Bella ciao, fino alle parole di due grandi presidenti della Repubblica, Einaudi e Ciampi

Francesco ZEVIO, Latino in 5 minuti, Gribaudo , 2019

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https://tinyurl.com/yyt4kf8r

abitare le parole a cura di Nunzio Galatino: CONTEMPLAZIONE

Andrea MARCOLONGO, Alla fonte delle parole. 99 etimologie che ci parlano di noi, La Repubblica, 2020.Indice del libro

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ala radice delle parole: MEMORIA, da Guarracinismi tra antico e odierno | LimesLettere

Memoria – [Vc dotta, lat. memoria(m), dalla radice mens (“principio pensante, spirito, intelligenza”), memini (“mi ricordo, faccio menzione”), imparentata col greco μνήμη, dalla base semitica manu, “conoscere, sapere”]

– implica molte cose: non solo capacità di ricordare, ma anche di capire, di scoprire dentro di sé, di riconoscere negli eventi ciò che si teme o si desidera: qualcosa insomma che va oltre l’ambito strettamente personale per estendersi ad una durata, ad un sapere vitale che implica, oltre il calcolo puramente personale (manu, è molto vicino a mensura, “misura”), anche decisione, slancio, capacità di tradurre in azioni concrete ciò che abita il pensiero.

da Guarracinismi tra antico e odierno | LimesLettere

alle radici della parola DESTINO

de-stino: significa lo ‘stare innegabile’ dell’essere.

Il termine deve essere inteso in senso etimologico:

il de– non ha significato depotenziante ma potenziante (Severino richiama il caso del verbo latino ‘de-amo’ che significa “amare più intensamente”);

stino‘ deriva (come ‘epi-steme’) dal corrispondente verbo greco che significa ‘stare’.

Il de-stino è lo stare innegabile ed eterno che ‘sta e non cede’ (‘ne-cedo) alla propria negazione.

CESARETTI PAOLO, MINGUZZI EDI, Il dizionarietto di latino. La rete comune d’Europa, Morcelliana/Scholè edizioni, 2018

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IL DIZIONARIETTO DI LATINO, di Paolo Cesaretti, Edi Minguzzi, Scholè, Brescia, 2019. Recensione di Armando Torno

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PIOLA PERICLE, Il latino per tutte le occasioni. Manuale di conversazione per l’uomo d’oggi. Illustrazioni di Federico Sardelli – Garzanti, 2018

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Il latino per tutte le occasioni – Garzanti

IEROPOLI GIUSEPPE, Giovanni Semerano e la dicotomia indoeuropeisti – semitisti, prafazione di Massimo Cacciari, La Finestra editrice, 2018. Indice del libro

alle radici della parola COLLEGARE

Sanscrito: LAG:

“aderire; “attaccare”; “legarsi a”; “seguire”

Greco:

lego: raccogliere;

sylloge: raccolta;

eklego: scegliere;

ekloge: scelta

Latino:

colligo, colligere: raccogliere, radunare

colligare, “legare insieme”

Fonti informative da:

  • Franco Rendich, Dizionario comparato delle lingue classiche indoeuropee, Palombi editore
  • Il nuovo etimologico, Zanichelli

 

Massimo Cacciari nella parola collegare indica anche la presenza di Logos, in questa lezione magistrale:

CACCIARI MASSIMO, Philo-sophia, al Festival della filosofia di Modena, Carpi, Sassuolo, settembre 2018

CESARETTI PAOLO, MINGUZZI EDI, Il dizionarietto di greco. La parole dei nostri pensieri, ELS La Scuola.Editrice Morcelliana, 2017, p. 254

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Daniele Baglioni, L’ETIMOLOGIA, Carocci, 2016

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Daniele Baglioni

L’etimologia

EDIZIONE: 2016

Sorgente: Audio Rai.TV – La lingua batte – Etimologia – La Lingua Batte del 27/11/2016

alla radice delle parole: DISSIDIO

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LE RADICI nella LINGUA LATINA, nella LINGUA GRECA e nel sanscrito

da:

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GIOVANNI SEMERANO, Le origini della cultura europea. Volume II: Dizionari etimologici. Basi semitiche delle lingue indoeurope, DIZIONARIO DELLA LINGUA GRECA, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2007

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FEDE, etimologia. Dal Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli

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Parole chiave: l’etimologia di DECIDERE

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Dilemma, etimologia, definizione e significato | da Una parola al giorno

Ragionamento per cui due premesse opposte conducono alla medesima conclusione; alternativa

dal greco dìlemma, composto da di due e lemma premessa, da lambàno prendere.

Questa parola è molto curiosa perché è normalmente impiegata con un significato approssimativo, che ha poco a che vedere con quello proprio.

Infatti solitamente il dilemma è inteso quale scelta fra alternative, o perfino come incognita o situazione problematica: il giornalista parla del dilemma dell’intervento in politica del nuovo partito, ci si può trovare incastrati nel dilemma del menu per la grande cena, e la famiglia si trova investita nel solito dilemma sulla meta delle vacanze. Ma in filosofia il dilemma è un’altra cosa.

Esso si articola in due premesse che però conducono inevitabilmente alla medesima conclusione: poco importa della giustezza della prima o della seconda, dato che il risultato non cambia. 

vai a tutta la scheda qui:

Benveniste Emile, Vocabolario delle istituzioni indoeuropee

alle radici della parola CHAOS, secondo Emanuele Severino

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in Emanuele Severino, ISTITUZIONI DI FILOSOFIA (1968), Morcelliana, 2010, pag. 110

AUTENTICITA’, da “autòs”: che sta a sè, singolo, se stesso, proprio, in persona, da sè, senza concorso di altri

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da G. Semerano, LE ORIGINI DELLA CULTURA EUROPEA, olschki editore

alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

benvenistedhe221

Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

benvenis2223

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di significati trovati da Rendich sono:

dal sanscrito BHAS, “splendere, essere luminoso”

al greco PHAS, da cui PHAOS, “luce”

al latino FAS, che “mostra la luce” e che porta a FESTUS 

bhas224

dha225

2. Ancora sulla radice DHA che attraverso DHE,  arriva a  felix, felice

Secondo Rendich (ripreso da Severino)

DHA è anche “che porta energia”,  “poppare”,  “succhiare”

DHA diventa DHE

poi THE in greco

da cui il greco Thele, “capezzolo”, “mammella”

fino al latino fe, che porta a  felix, “che ha avuto un buon rapporto con il seno materno”, “felice”

thele226

3. arrivando a  THEORIA

Il sanscrito DHI diventa in greco THE che dà origine a parole come:

THEOS

theOS228

THESPHATOS, “enunciato da un dio”, “fissato da una decisione divina”, “stabilito dagli dei”

THEORIA, come “contemplazione, meditazione” e, nella lezione di severino, “contemplazione festiva”

theoria227

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Bibliografia:

BARBARO, BARBARI: alla radice della parola (attraverso Franco Rendich e Giovanni Semerano)

dal sanscrito Bal “respirare”, “vivere”

nel greco diventa barbaros, “che balbetta”, “che parla in modo incomprensibile”, “straniero”

in latino diventa balbus . “balbuziente, e barbarus, “straniero

dal Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee di Franco Rendich, Palombi editore, 2010 si apprendono queste sequenze di significati:

barebaro158

Dal DIZIONARIO DI LINGUA GRECA nelle ORIGINI DELLA CULTURA EUROPEA di Giovanni Semerano, Olschki editore si impara questo:

barbaro172

Una ulteriore ricerca dall’Etimologico di Alberto Nocentini e Alessandro Parenti, Le Monnier editore insegna:

per i greci e i romani, appartenente a una stirpe o civiltà diversa, straniero; appartenente a un mondo considerato incivile, primitivo, selvaggio

il greco barbaros corrisponde al latino balbus (balbuziente) nel senso di straniero che parla una lingua incomprensiblie, che balbetta sillabe senza senso

la lingua sanscrita

[youtube http://youtu.be/6d1zAvouytg]

Così la Terra cominciò a parlare. Scavando nell’etimologia del greco, del latino e del sanscrito, Giovanni Semerano ha rintracciato la madre di tutte le lingue. Arriva dalla Mesopotamia

Così la Terra cominciò a parlare

Scavando nell’etimologia del greco, del latino e del sanscrito, Giovanni Semerano ha rintracciato la madre di tutte le lingue. Arriva dalla Mesopotamia

Qualcosa di nuovo, anzi di antico. Antico e sorprendente. Mettiamo Adamo… Di solito si parte da lui e si viene avanti, fino a noi.
A un certo punto, quando racconta dell’Eden, anche il professor Giovanni Semerano s’imbatte in Adamo: ma a quel punto ti sorprende e va all’ indietro: prima nell’ebraico dove “adam” vuol dire uomo e “dama” terra. Poi, scava scava, si spinge ancora più in là, e finisce per arrivare all’ugaritico di “adam”, ovvero “umanità”.
Anche la sua Eva è molto più antica della Bibbia, c’è da sempre: “Ama” in sumero significa madre, e siccome con la pronunzia accadica la emme si legge “w”, eccola già presente nel nome “Awa, Ewe”…
E Zeus, il dio trionfante degli inizi? Il professore – analizzando il beotico Deus, il miceneo Diwe, le basi delle lingue omeriche con Zen e Zena- ne – fa il punto d’arrivo di termini molto, molto antecedenti come ziu o zinnu e zananu ( pioggia, piovere) anch’essi termini accadici che ben quadrano con l’appellativo che al primo degli dei affibbiò prima Omero (“adunatore di nubi”), poi Roma (“Giove pluvio”). E con Crono suo terribile padre, allora? Finora al suo nome non fu mai data una spiegazione plausibile. (La storia del tempo è infatti roba recente, greca). Il professore, invece, ci si è messo al solito di buzzo buono: ha perlustrato Omero, vi ha rintracciato un Crono dalla falce ricurva, simbolo della Luna. Ha controllato poi in Macrobio, ha consultato Ovidio, e – scoprendovi una Crane divinità latina che qualcuno ha identificato nella Dea Luna – oggi è finalmente certo che sia Crono che Crane, siano imparentati da vicino con il “cornu” latino, che a sua volta ci arriva dall’accadico “qarna ” (corna, anche quelle della Luna). E così via, parola per parola: il vecchio mondo tutto nuovo… Un tempo nel VII secolo a. C., per incontri così, ci si doveva sbattere fino alla sacra Sais, in Egitto. E si aspettava. Si aspettava.
Se poi, a qualcuno dei sacerdoti di lì – ultimi depositari della grande sapienza dei faraoni e dei loro archivi – girava bene, potevi magari avere con uno di loro uno di quegli incontri che ti spalancano la testa, ti aprono mondi, ti forniscono parole chiave per entrare nella memoria del passato.
Giovanni Semerano, invece ….. SEGUE

VAI A    Sito Web Italiano per la Filosofia-La Repubblica-29 APRILE 2000.

PARADIGMA: alla radice della parola, dal Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee di Franco Rendich, Palombi editore, 2010

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Parole

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 104-108

Fahrenheit Vocabolario

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Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 321-322

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