prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, ABBR.E, OVVERO L'”ANATEMA DELLA PAROLA, 10 maggio 2019

ABBR. E OVVERO “L’ANATEMA DELLA PAROLA”   E’ giunto il momento di metterci un punto. Nel senso del punto fermo, quello che chiude un periodo prima di passare ad altro argomento. Non il punto che non è seguito dalla maiuscola, che non richiede di inserire uno spazio, che gioca ad alternarsi fra singole lettere. Odio quel tipo di punto. Attenta […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, CORSIE, 16 aprile 2016

“Ai letti succedono altri letti. Ricordatevelo sempre, altrimenti non resisterete a lungo in Rianimazione”. Con queste parole il Prof. Scorza congedò gli allievi dell’ultimo anno Infermieristica. Rosy spinse la porta di vetro smerigliato su cui da tempo immemorabile mal si accomodavano le lettere del reparto TER PIA INTE SIVA. “In te si va” sussurrò fra sé e sé “in te si va, per sempre”. Una chiazza di sudore si stava già allargando sotto le ascelle della divisa verde. “Maledetto caldo, ‘sto schifo di divisa sintetica non lascia traspirare” pensò mentre una sorsata d’acqua fredda scendeva a rinfrescarle la gola. “Ciao Rosy, guarda che al 5 è arrivata una nuova”. “In te si va, per sempre. Addio Adolfo”, fu il congedo di Rosy mentre si avvicinava al letto n. 5. Guardò la nuova paziente. Due occhi cerulei erano spalancati verso il soffitto e sul viso grinzoso e rattrapprito si appoggiavano, sparse e sudaticce, lunghe ciocche di fini capelli immacolati. L’occhialino di plastica al naso aveva già impresso due solchi rossi su quella pelle pallida e sottile. “Avrà almeno novant’anni” considerò mentalmente Rosy, mentre controllava il flusso di potenza dell’ossigeno. Dal lenzuolo bianco che copriva il corpo sbucavano due avambracci nudi. Le mani esangui, colorate da un reticolato di canali azzurri, erano avvinghiate con forza alle spondine di sicurezza del letto monitorato, quasi fossero l’unico appiglio necessario alla vita. “Come si chiama?”, chiese a Flavio, l’ausiliario che a quell’ora provvedeva all’igiene dei […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, QUESTIONI DI PELLE, 22 marzo 2016

Augusto sospirò davanti alla fila della cassa. Nell’attesa del turno, sentiva il peso e la solitudine dell’essere l’unico maschio in famiglia. Non che non fosse orgoglioso delle sue donne, ma certamente una leggera punta di delusione non aveva mancato di manifestarsi quando, tre anni prima, l’esame ecografico della moglie al quarto mese di gravidanza aveva decretato che il terzo arrivo sarebbe stato ancora una femmina. Persa quindi definitivamente l’occasione di condividere con un figlio del suo stesso sesso il piacere del corpo sudato dopo la partita di pallone domenicale o la selvatichezza della barba incolta durante il week-end o il rifiuto di accompagnare una donna a fare la spesa. Lo sguardo cadde sul carrello strapieno. Marisa era riuscito a incastrarlo subdolamente con l’annuncio della settimana di prezzi incredibili all’emporio Acqua&Sapone, aperto da poco vicino a casa loro: “Così mi aiuti a portare le borse, visto che ci sono parecchie offerte”. Che stramberia anche questa nuova catena di supermercati. Ormai sembrava che al mondo nulla fosse più importante di curare il proprio corpo e, con quattro donne a carico, lo sfinimento era garantito. Caterina, dall’alto dei suoi 30 mesi, era già pretenziosa, perlomeno a detta di Marisa che sceglieva con attenzione certi prodotti piuttosto che altri, perché alla piccola piacevano solo quelli. Giulia, di tredici anni, stava alle costole di Stefania per imparare gli intimi trucchi della seduzione femminile che, diversamente da quando lui si era innamorato di Marisa, a diciotto […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Gaber, Ravel e l’incendio del giardino, 8 marzo 2016

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Mi ricordo di quella notte: temevo di avere provocato l’incendio del giardino. Anche la musica può colorare un ricordo. Eccome. Per la precisione quell’estate era stato il monologo di Giorgio Gaber a scatenare un risveglio non esattamente tranquillo, cui il Bolero poco dopo avrebbe contribuito a dare una mano. Solo che l’idea fissa di Gaber era relativa alla chiusura del gas; la mia, invece, allo spegnimento della brace. “A letto ti viene un dubbio. La brace. Avrò spento la brace? Meglio andare a vedere”. Mi sono sempre chiesto come mai proprio quella mattina, pochi minuti prima delle cinque, Radiotre avesse scelto di mettere in onda la famosa danza spagnola di Ravel. In auto, mentre attraversavo la città per recarmi alla casa sul lago, sentivo ululare le raffiche del vento e nella penombra delle prime luci del giorno i corpi volanti dei più disparati oggetti assumevano inquietanti forme di funesti presagi. Le note del ritmo ostinato del tamburo militare facevano da tappeto musicale a quel volo disordinato, illuminato dai fari accesi come lo spotlight sul proscenio. “Avrò spento la brace? Meglio andare a vedere”. Il Bolero ha una durata di circa trenta minuti, lo stesso tempo impiegato per raggiungere il mio giardino lacustre. Io, l’automobile, il turbinio delle folate di vento, i pochi automezzi circolanti sulla strada, la musica alta nello stretto abitacolo e una domanda ossessiva: “Avrò spento la brace”? Ed è stato proprio…

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Mi ricordo dell’orto/giardino in fiamme, 9-23 febbraio 2016

Le lancette della sveglia segnavano le quattro e trentacinque. Non così presto e, forse, nemmeno così tardi per dire “Vado”. Una debolissima luce filtrava tra le strisce delle tapparelle, più occupate a resistere alle raffiche del vento che preoccupate a seguire il percorso del sole. Il rumore era infernale in quell’alba tardo primaverile e le parole “Speriamo che la brace si sia spenta”, pronunciate da Luciana nel dormiveglia, erano state sufficienti a innescare il pensiero paranoico di Paolo. Una frase di per sé innocua, ma proprio per questo capace di evocare un potenziale pericolo. Paolo ripassava le parole ad una ad una: speriamo (confidare in un esito favorevole di qualcosa); brace (legna che arde senza sprigionare fiamma); spenta (che non è accesa). E più il vento soffiava e più la ripetizione di quelle singole parole assumeva forme cupe e distorte. La brace prendeva corpo e cresceva, rafforzata dal vento; decine di piccoli tizzoni si svegliavano dal torpore e, alimentati dall’ossigeno, davano vita a un vortice di esili lingue fiammeggianti che, l’una appresso all’altra, si rincorrevano nell’arida vegetazione circostante. “Vado”. La strada era quasi deserta. Se non fosse stato per quel pensiero martellante della brace, sarebbe stato sociologicamente interessante analizzare il passaggio dei pochi mezzi nella penombra del giorno che voleva arrivare. Sul breve percorso che dalla casa di città conduceva a quella del lago, il traffico era ancora addormentato: il furgoncino della Centrale del Latte, il camion della raccolta dei […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario si esercita su CHESIL BEACH Ian McEwan (2007), Einaudi

CHESIL BEACH Ian McEwan (2007), Einaudi TRAMA Sono i tempi in cui nell’ingessata e puritana Inghilterra non si è ancora preannunciato il rinnovamento culturale che di lì a poco avrebbe soffiato venti di libertà in materia di sesso e mode. Florence ed Edward sono entrambi molto giovani. La prima, appassionata musicista di violino, appartiene ad una famiglia agiata ma affettivamente assente. Edward, invece, sogna di diventare biografo di personaggi vissuti ai margini dei grandi eventi storici e scopre solo in età adolescenziale che le stranezze della madre sono state causate da una lesione cerebrale nascosta a tutti, ma da tutti accettata e accolta come comportamento naturale. Edward e Florence, nonostante le diversità di ceto e cultura, scoprono di essere attratti l’uno dall’altra e di amarsi. Solo a parole, però. In quei primi anni Sessanta è solo il matrimonio ad autorizzare conoscenze più intime. Florence, inoltre, vagheggia un amore platonico, resiste ad oltranza a qualsiasi contatto più spinto e cede solo a lievi carezze, o abbracci e baci innocenti. Ambedue limitano le loro pulsioni e credono di trovare nel precoce matrimonio la strada per conquistare l’autonomia e la liberazione dai legami familiari. Finalmente quando il giorno della cerimonia arriva, la notte che segue sarà inevitabilmente portatrice delle inquietudini che la coppia comprime dentro sé. Florence, aggrappata all’dea di un amore intellettuale, scopre di essere totalmente impreparata a donarsi anche all’amore fisico. Edward, da sempre dedito a masturbazioni solitarie, è sopraffatto dalle […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Imposta un romanzo a più voci con un elemento di tragicità, 17 settembre 2015

ESERCIZIO di Paolo Ferrario, 17 settembre 2015 Imposta un romanzo a più voci con un elemento di tragicità Scrivi un soggetto in cui si percepiscano questi elementi (anche solo un’idea, ricercare un nucleo) Butta giù un itinerario di ricerca, di studio, di approfondimento riguardo ai personaggi o alle situazioni di cui vorrai parlare Fatti prendere anche dalla voglia di scrivere un dialogo o descrivere un’ambientazione Siamo destinati alla morte. Questa è l‘evidenza che appare. Eppure Amaltea, osservando quello che accade, ispira un’altra prospettiva: questo è solo ciò che si crede di vedere. Amaltea abita un luogo solo apparentemente minuscolo. Perchè lì si muovono uomini e donne, crescono fili d’erba, sbocciano fiori e germogliano alberi, sonnecchiano gatti, volano anatre, cigni, aironi e poiane, estivano tartarughe e lucertole, strisciano lumache e bruchi, ronzano api, vespe e calabroni. Insomma succedono fatti, si raccontano storie, si fanno sogni, si respira il mondo. Amaltea è lì e tuttavia è in contatto con l’universo. E’ tragico credere di dover morire, ma il susseguirsi di quello che racconta Amaltea dimostra che forse la verità è un’altra. La vera domanda è: “Perché vale la pena di vivere”? E’ un’ottima domanda. Ci sono molte cose per cui vale la pena di vivere. Per esempio un luogo dove c’è una casa, un giardino, un orto, un frutteto che si protendono verso il lago. O l’Eros di Nina Simone che non canta solo una canzone, ma interpreta il contenuto della canzone. […]

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Paolo Ferrario: Scheda del libro: IAN McEWAN, Sabato, Einaudi, 2005, p. 294, traduzione di Susanna Basso, 21 maggio 2015

Paolo Ferrario, 21 maggio 2015 Scheda del libro: IAN McEWAN, Sabato, Einaudi, 2005, p. 294, traduzione di Susanna Basso Compito Elaborare una scheda di lettura su un romanzo letto. Le piste orientative sono: cercare il rispecchiamento fra personaggi e quadro storico-sociale valutare le caratteristiche del protagonista e dell’antagonista, sia come singoli soggetti che in relazione fra loro capire lo stile (lo stile è il registro linguistico usato dall’autore: esempio in S. King il registro linguistico è la narrazione) 1. Trama e rispecchiamento “Qualche ora prima dell’alba Henry Perowne, un neurochirurgo, si sveglia per ritrovarsi già in movimento, seduto nell’atto di scostare le coperte e quindi di alzarsi in piedi. Non sa esattamente da quando è cosciente, né del resto la cosa risulta avere rilevanza” (pag. 7) Gli eventi si svolgono nella sola giornata “senza lavoro” di sabato 15 febbraio 2003. La situazione storica e psicologica è quella del senso di inquietudine nato dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e che permane ed interagisce (a diversi livelli di sensibilità) con le nostre preoccupazioni quotidiane “C’è gente in giro per il pianeta, una rete di gente bene organizzata che vorrebbe uccidere lui, la sua famiglia e i suoi amici per dimostrare qualcosa” (pag 87) Henry Perowne è proiettato in due situazioni che gli lasciano un senso di impotenza simile a quella di una catastrofe internazionale. Una è un incidente che gli capiterà con un uomo violento e squilibrato che egli […]

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prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, LA BIOLOGICA, 2015

Enrico si fermò ansimante a considerare i gradini mancanti all’arrivo a casa. “Li hanno proprio messi giù in qualche modo. Prima, almeno, erano tutti della stessa altezza e si faceva meno fatica”. Paolo e L., qualche gradino più su, sorrisero annuendo. Era il tempo in cui l’aria profumava di gelsomino e lavanda. Le case abbarbicate sul sentiero di sasso mostravano finalmente le persiane spalancate: anche quell’anno i tre uomini e le rispettive mogli erano arrivati a trascorrere il tempo estivo nella residenza di campagna. Coatesa bassa è una piccola frazione a ridosso del lago e raggiungibile unicamente attraverso la lunga gradinata di pietra che, simile a una cicatrice verticale, divide la montagna in due minuscole frazioni. Il fatto di non essere percorribile da auto e di animarsi solo nei mesi caldi, rende Coatesa bassa un luogo fuori dal tempo, un borgo reso interessante soprattutto per l’antico ponte di pietra che si specchia nel lago e da cui è visibile il salto della cascata. Pochi ormai i nativi del luogo e pochi, del resto, anche i suoi abitatori che da generazioni si tramandano l’uso delle dimore. A Coatesa gli argomenti di discussione sono quasi sempre centrati sull’avanzamento della modernità, ad esclusione ovviamente delle usuali banalità meteorologiche, delle gare sulla produzione di pomodori, degli aggiornamenti sui pettegolezzi delle vicende umane che costringono alla vendita dei campi, dei boschi o addirittura delle case stesse. L’arrivo del metano, per esempio, è stato a lungo […]

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prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, Un’AMICIZIA FINITA, 2015

Ogni volta che il canto di Nina Simone si diffonde nella mia camera non posso fare a meno di pensare a Paola e alla fine del nostro rapporto. Dico rapporto perché, sulla soglia della settantina, ho smesso l’uso di parole impegnative come, nel nostro caso, Amicizia. Amicizia … in tempi ormai remoti eravamo tutti convinti di essere grandi amici: ci si muoveva sempre in gruppo, dalle gite domenicali alle vacanze estive, e di sabato sera, quando ognuno scartava la proposta dell’altro, la soluzione vincente restava ovviamente la casa di Paola. Chissà, forse perché era l’unica a conservare un legame affettivo stabile, mentre di noi e delle nostre vicende matrimoniali restavano solo misere macerie. O forse perché Paola era un’implacabile entusiasta. I suoi repentini innamoramenti delle cose della vita ci obbligavano a dare una scossa al nostro torpore e a tentare di tenerle il passo. Non trascorreva settimana che non fosse connotata da nuove, sensazionali scoperte: un regista straniero, un romanzo, un poeta, una colonna sonora, una ricetta gastronomica … Così, quando la stanchezza esistenziale cancellava ogni desiderio di relazione, da Paola ci si sentiva protetti e stimolati. Lei aveva sempre qualcosa da raccontare. Partiva con i suoi lunghi soliloqui dal tono professorale, più catturata dal suo dire che dalle altrui parole. A me andava benissimo così: bastava lasciarla raccontare, annuire di tanto in tanto con la testa, formulare qualche domanda di approfondimento e abbandonarsi al suono delle sue parole. Non […]

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Paolo Ferrario, prove di scrittura autobiografica: DELITTO (IM)PERFETTO, 2015

Una morte senza un corpo da seppellire, seppure certa, resta una morte imperfetta. Da Natale a Natale: questo il destino della gatta bianca Noelle. Noelle, il corpo smagrito e malato, il muso docile e impaurito, il mantello candido chiazzato di arancio e di grigio. Noelle, immobile nel giardino, portata da chissà chi. Noelle, la sua repulsione per gli spazi chiusi senza via di fuga. Noelle, dolce e mansueta, rifugge il contatto umano. Noelle, ossessione permanente da quel giorno di capodanno, quando, dal cancello del giardino, non è più spuntato il suo bianco musetto. “Ieri notte è successo il finimondo”, mi dice Ugo, mentre il suo sguardo proteso verso l’alto indica chiaramente la casa di Gerardo. “Non c’è un gatto in giro: quando fanno i fuochi gli viene lo stremizio, ma vedrà che torneranno”. Certo, torneranno. E infatti sono tornati Luna, Silvestro, Mammagatta, Blu, Belle. Tutti, tranne Noelle. Maledico, impreco, insulto, bestemmio per cercare di frenare lo strazio che mi cresce dentro. Sul banco degli imputati velocemente raduno persone e fantasmi, immagini e scenari di ogni probabile delitto. E il vano appello inizia: gli scapestrati figli di G., ubriachi fradici che dopo i fuochi torturano Noelle C., che la colpisce a sassate mentre la sorprende vicino al pollaio attiguo al giardino U., che la trascina sotto i cingolati mentre guida la sua motocarriola Più passano i giorni, più aumentano lo sconforto e la disperazione. Nessuno ha visto Noelle. Perlustro quotidianamente sentieri, […]

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Paolo Ferrario, prove di scrittura autobiografica: L’APPUNTAMENTO, 25 febbraio 2015

Le gocce di pioggia battevano con violenza sui vetri della finestra, mentre un gruppo di nuvole color piombo si muoveva minaccioso e sospinto da raffiche di vento. Nella stanza silenziosa la lampada sulla scrivania illuminava la pagina dell’8 settembre nella agenda di cuoio. Accanto alla lista dei pazienti una V vergata in rosso segnalava la progressione delle visite. Con un sospiro la dottoressa Silvia Monteverdi appoggiò il capo sulla spalliera dell’alta poltrona, mentre lo sguardo indugiava sull’ultimo colloquio delle 15 e 15 previsto nel pomeriggio. Un tuono improvviso la spaventò, suscitandole una sensazione di inquietudine di fronte a quel nome agganciato a un punto interrogativo simile a un cappio. Il suono del campanello fu lieve. Nello studio di uno psicanalista anche il trillo di annuncio alla porta riveste un significato. C’è il suono lungo e insistente, che rivela un bisogno imperativo di soccorso; c’è il suono intermittente, simile all’ansia di chi pensa di aver schiacciato il tasto troppo debolmente e quindi lo preme di nuovo; c’è il suono veloce e deciso di chi ormai frequenta quello spazio da tempo; c’è il suono sottile di chi, dall’altra parte dell’uscio, si domanda se stia facendo la cosa giusta. La dottoressa Monteverdi aprì la porta. Un uomo sulla trentina le comparve avvolto in un pastrano beige. Dal copricapo impermeabile colore blu grondavano stille di acqua che, incerte sulla strada da imboccare, si arenavano tra i peli della barba. Una mano sorreggeva un ombrello […]

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Federico Roncoroni, Margherita Sboarina, MODELLI TESTUALI, dal testo descrittivo al testo letterario, Arnoldo Mondadori Scuola editore, 1992

Nella mie esperienza è la più bella e utile antologia che sia stata pubblicata, perchè la sua struttura ed i suoi contenuti si prestano anche a comprendere e valorizzare  la “scrittura professionale” che si esprime nei servizi alla persona. Purtroppo questo libro è esaurito presso l’editore. Però può essere recuperato in qualche bilblioteca e consultato soprattutto per i testi scelti […]

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PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2011, p. 45-57

PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo INDICE DEL SAGGIO: 1. L’evento 2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini 3. Il Genius loci 4. I luoghi concreti 5. Gli elementi dei luoghi 6. Ritorno a casa Presentazione, 28 novembre 2010: Bibliografia: BIBLIOGRAFIA Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008 Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994 Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988 Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969 Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010 Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000 Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005 Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009 Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006 Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974 Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001 Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004 Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009 Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009 Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997 Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010 Rilke R.M., Elegie […]

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Gabriele De Ritis, Contro la scrittura nessuno può nulla, in Ai confini dello sguardo

Considero singolare la circostanza data dal fatto di scrivere qui: un privilegio a costo zero. Non debbo sottoporre nessun manoscritto al parere di Editori, Editor… Non seguo nemmeno le regole del web, per quanto riguarda la scrittura che bisognerebbe ‘produrre’ in questo ambiente orientato alla comunicazione. Scrivo e basta. E scrivo per dire la verità. Non la Verità dei filosofi né quella a cui si approda al termine di lunghe e complesse ricerche ‘storiografiche’ o ‘giudiziarie’. Scrivo per far emergere le mie verità, le mille verità che il tempo ha provveduto a sedimentare in me e che riemergono nella forma dei ricordi o di idee lungamente pensate. Scriverne anche lungamente, senza regole stilistiche né preoccupazioni comunicative, mi dà piacere, perché, dopo avere scritto tanto – lo faccio da oltre tre anni, ormai – avverto confusamente che non seguo un ordine qualsiasi: obbedisco soltanto all’urgenza della scrittura, cioè al fatto che ‘preme’ dentro un’idea lungamente pensata negli anni. Magari, si tratta di una parola carica di significato per me, come ilrimprovero del post precedente. Allora, lascio sanguinare la ‘ferita’, cercando contemporaneamente le parole nei crepacci, infilandole come perle l’una nell’altra, fino a farne emergere un disegno compiuto. Dire compiutamente è chiarezza. Riuscire a dire tutto quello che posso dire è portare a termine un compito. Da quando ho iniziato a farlo, trovo nell’esercizio della scrittura una remunerazione che sa di rivincita, come una risposta a tutte le derive del tempo: alla […]

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TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere Legge del 22 aprile 1941 n° 633 Art. 70 “il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera per scopi di critica di discussione ed anche di insegnamento, sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”. Quindi se nel realizzare delle pagine web all’interno di un’opera originale l’autore inserisce a scopo di discussione, di critica, di informazione culturale, parti di opere, brevi estratti o citazioni (mai l’opera integrale) menzionando chiaramente il nome dell’autore e la fonte, non incorre in problemi di copyright. In questi casi infatti l’autore delle opere non verrà danneggiato nei suoi diritti anzi potrebbe acquistare più notorietà. diritti d’autore copyright su internet Blogged with the Flock Browser

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Citare

“Citazione: motivo linguistico, figurativo o sonoro tratto da un contesto estraneo, quindi facilmente riconoscibile, e inserito in un contesto attuale. La citazione è uno dei concetti con cui convenzionalmente si indica la memoria intertestuale dei testi nella filologia tradizionale. Un altro “interlocutore”, assente, viene destato ed evocato nel proprio discorso. Nel Medioevo e nell’Antichità si citava “a senso”, non letteralmente – e quindi propriamente in modo “errato” – invece, a partire dal XVI secolo, le virgolette indicano la letteralità dell’estratto. Attraverso la citazione un testo dichiara di richiamarsi all’autorità di un altro e interpreta un presente trascorso come tuttora efficace. La citazione è una modalità di formazione della memoria attraverso la ripetizione. Essa è attestata e messa a disposizione in raccolte o antologie di citazioni, i “luoghi”, in cui la circolazione della citazione si sedimenta ed emerge la tensione tra ripetitività e ricercatezza. Nella misura in cui la citazione fa tornare presente il passato inserendolo in un nuovo contesto essa può fungere da caso paradigmatico, o addirittura da modello del ricordo in generale. La facile citabilità e la dignità di citazione indicano due aspetti della citazione come modalità di trasmissione culturale. Il primo aspetto corrisponde alla forma con cui qualcosa si insinua nella memoria. Si indica con essa una sorta di posteriorità di ciò che viene ricordato: tale posteriorità non è un presupposto, ma piuttosto un effetto della citazione Il secondo aspetto è un modo dell”auctoritas, di quell’autorità che attraverso […]

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Se ci prendessimo però ugualmente la pena di annotare dalle lettere dei nostri amici …

Dice Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive: “Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario. Se ci prendessimo però ugualmente la pena di annotare dalle lettere dei nostri amici osservazioni, caratteristiche, garbati giudizi, detti fugaci e arguti, potremmo divenire molto ricchi. Ci sono lettere che si conservano per non rileggerle mai più, infine viene il giorno che si distruggono per discrezione, e così ne scompare il più bello e più immediato alito di vita, e non sarà possibile né per noi né per altri riprodurlo mai più. Io mi propongo di riparare a questa negligenza…“

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