Vasco Ursini, IL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO SI PONE COME IL LINGUAGGIO CHE TESTIMONIA IL “DESTINO DELLA VERITA’”. Citazione da La Gloria, Adelphi, Milano 2oo1, p. 22

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gennaio 7, 2017 Severino nei suoi scritti usa spessissimo l’espressione  “destino della verità” e anche quella “verità del destino”. Sono espressioni che devono essere spiegate ad evitare equivoci interpretativi. Severino non intende la parola “de-stino” nel suo significato usuale di corso delle cose considerato come predeterminato e indipendente dalla volontà dell’uomo, ma in quello etimologico di stare innegabile dell’essere. Dunque il de-, per Severino, non ha un valore negativo ma affermativo e potenziante, e stino  significa stare.  Quindi “destino” indica uno “stare che non cede”, uno “stare” che resiste ad ogni tentativo di abbatterlo e che quindi si pone come “destino della necessità”. Questo “stare necessario del destino” indica dunque lo stare innegabile ed eterno dell’essere, cioè  l’impossibilità che l’essere non sia. Il fondamento di tale impossibilità sta nell’immediata autonegatività della sua negazione, la quale, nell’implicare la verità di ciò che esplicitamente tenta di negare, nega se stessa proprio nell’atto in cui tenta di imporsi. Dunque, se la negazione dell’essere non riesce a porsi come negazione,  ne discende che l’essere è eterno. Ascoltiamo Severino: “Il de-stino – che è destino della totalità dell’essente, cioè della totalità dei significati – è l’apparire della compagine che sta e non si lascia smentire da alcun sapere umano o divino: e che include originariamente il proprio apparire.E’ il destino già da sempre manifesto della verità – ossia della verità in quanto appare non nelle forme che il mortale e l’Occidente le hanno attribuito, ma nella forma che le…

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EMANUELE SEVERINO, Il destino è l’apparire di ciò che non può essere in alcun modo negato, rimosso, abbattuto, ossia è l’apparire della verità incontrovertibile, da

La parola ‘de-stino’ indica, in quegli scritti, lo ‘stare’: lo stare assolutamente incondizionato. Il destino è l’apparire di ciò che non può essere in alcun modo negato, rimosso, abbattuto, ossia è l’apparire della verità incontrovertibile; e questo apparire appartiene alla dimensione dell’incontrovertibile. Al di là di ciò che crede di essere, l’uomo è l’apparire del destino da Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, Milano 2011, pp.46-48   Sorgente: (2) Vasco Ursini – Vasco Ursini ha condiviso il suo post.

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WIM WENDERS … quando il bambino era bambino … , in IL CIELO SOPRA A BERLINO, 1987

  Audio: http://aulevirt.files.wordpress.com/2013/06/wenders-handke-quando-il-bambino-era-bambino.mp3 Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande. Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? C’é veramente il male e gente veramente cattiva? Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono? Tratto dalla poesia di Peter Handke, nel film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente; e questa pozza, il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande. Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, […]

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Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: “Ci sono domande?”. Uno studente gli chiese: “Professore, qual è il significato della vita?”

Gira sulla rete questo pensiero. Non so a chi debba essere attribuito (forse a Bruno Ferrero, se risalgo a fonti più lontane nel tempo) Sta di fatto che lo trovo straordinario e denso di significati. Occorre sapere CHI lo ha scritto oppure COSA vuole dire? PFerrario ——————————————————————————– Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: “Ci sono domande?”. Uno studente gli chiese: “Professore, qual è il significato della vita?”. Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. “Le risponderò” gli disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: “Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch’io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi […]

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Emanuele Severino parla della sua filosofia, dialogo con Armando Torno, Mendrisio (Svizzera), 25 gennaio 2012, incontro organizzato dalla Associazione Mendrisio MARIO LUZI poesia del mondo, AUDIO di 98 minuti

Vai all’Audio:  Emanuele Severino parla della sua filosofia, dialogo con Armando Torno, Mendrisio (Svizzera), 25 gennaio 2012 fonte: Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del Mondo Mercoledì 25 gennaio 2012, ospite dell’Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del Mondo, Emanuele Severino ha regalato perle del suo pensiero filosofico ai numerosi ospiti accorsi per l’occasione presso la sala del Museo d’Arte di Mendrisio. L’incontro, […]

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Emanuele Severino, Sul “destino” della verità

Sul “destino” della verità Estratto audio dal corso “Fede, volontà, destino” (Università Vita – Salute S.Raffaele di Milano a.a. 2005-2006).Nelle lezioni conclusive del corso Emanuele Severino afferma che ciò di cui il linguaggio parla, quando vuole testimoniare la verità, è “già” manifesto ovunque sia un apparire del mondo. Il “destino” appare ovunque ci sia un ascolto. Ma parlare della verità significa alterarla. Più specifici, meno divulgativi e trasmessi con un linguaggio più complesso, questi estratti provengono dalle lezioni universitarie di Severino e propongono passi importanti della sua riflessione filosofica. Questo brano audio è tratto dal corso “Fede, volontà, destino” tenuto da Emanuele Severino nell’anno accademico 2005-2006 al S.Raffaele di Milano. (Ed.Mimesis)  altro

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Emanuele Severino: de-stino indica lo stare assolutamente incondizionato

La parola de-stino indica lo stare: lo stare assolutamente incondizionato. Il destino è l’apparire di ciò che non può essere in alcun modo negato, rimosso, abbattuto, ossia l’apparire della verità incontrovertibile. … Al di là di ciò che crede di essere, l’uomo è l’apparire del destino. in Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia, Rizzoli, 2011, p.46/47

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Emanuele Severino, Dolore e contraddizione

Le persone si stanno sempre più rendendo conto che per sopravvivere è necessario conoscere il senso del tempo e il senso del luogo in cui ci troviamo. Il nostro essere qui dice che un popolo per sopravvivere deve conoscere il significato fondamentale del proprio tempo. E lo deve conoscere per salvarsi, per porre rimedio al pericolo della vita. La vita è pericolosa perché è dolorosa …. undefined

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PROGETTO E DESTINO: il «diventa ciò che sei» pindarico e la sua scomposizione nel campo psicoterapeutico, da Ai confini dello sguardo di Gabriele De Ritis

PROGETTO E DESTINO: il «diventa ciò che sei» pindarico e la sua scomposizione nel campo psicoterapeutico Si tratta di «AIUTARE I SINGOLI A DIVENTARE QUELLO CHE SONO», facendo bene attenzione al cambiamento che subisce il ‘campo’ sul quale si esercita l’azione terapeutica, in quanto la formula da cui siamo partiti si moltiplica nelle altre formule: «DIVENTA CIÒ CHE NON SEI», «NON DIVENTARE CIÒ CHE SEI», «NON DIVENTARE CIÒ CHE NON SEI». In questo senso, occorrerà capire bene cosa implichi il motto DIVENTA CIÒ CHE SEI. Una persona deve essere aiutata a realizzare la propria natura, più che a passare a vivere quella che a noi sembra la forma di vita migliore. Allora, tornare a vivere ‘libera-mente’ significa imparare a riconoscere e ad accettare come un dato il proprio Sé. A questo deve conformarsi la vera o pretesa libertà dell’Io. Ogni eventuale integrazione o «riparazione» del proprio nucleo originario non comporterà mai un mutamento sostanziale o un annullamento di quella parte di sé che «non piace». Su questa base teorica e metodologica l’asserto di partenza si potrà chiarire, allora, con le espressioni popolari «SII TE STESSO», «NON TRADIRE TE STESSO». La fuoriuscita dalla tossicodipendenza coinciderà, per il resto della vita della persona, con l’accettazione del proprio DESTINO. «DIVENTA CIÒ CHE NON SEI», ovvero la possibilità del mutamento. L’esperienza ci ha insegnato che il PROGETTO supera il destino quando si avverte come possibile la trasformazione della propria vita sotto la spinta di mete ideali, per quanto esse siano arginate dal […]

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Emanuele Severino: … di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte sono eterne | da Coatesa sul Lario e dintorni. Con commento di Grazia Apisa

… la follia essenziale si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente. Il mortale è appunto questa volontà che le cose siano un oscillare tra l’essere e il niente. Al di fuori della follia essenziale, di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte – dalle più umili e umbratili alle più nobili e grandi – tutte  sono eterne.  Tutte, e non solo un dio, privilegiato rispetto ad esse. … se il divenire non appare come annientamento, ma come l’entrare e l’uscire delle cose dal cerchio dell’apparire, allora l’affermazione dell’eternità del tutto stabilisce la sorte di ciò che scompare: esso continua a esistere, eterno, come un sole dopo il tramonto. Non solo la legna fiammeggiante, le braci, la cenere, il vento che le disperde sono eterni astri dell’essere che si succedono nel cerchio dell’apparire, ma anche tutte le fasi dell’albero che nella valle ove fresca era la fonte/e il giovane verde dei cespugli/giocava al fianco delle calme rocce/e l’etere tra i rami traluceva/e quando intorno i fiori traboccavano (Holderlin), hanno preceduto la legna tagliata per il fuoco. Quando gli astri dell’essere escono dal cerchio dell’apparire, il destino della verità li ha già raggiunti e impedisce loro di diventare niente. Appunto per questo essi – tutti – possono ritornare Emanuele Severino in La strada. La follia e la gioia (1983), Rizzoli Bur, 2008, p.  103-104 Audio: di tutte le cose è necessario dire […]

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Destino, in Emanuele Severino La follia dell’angelo

Nei miei scritti ‘destino’ significa ciò che sta (de-stino) già da sempre manifesto, e nella cui luce già da sempre l’uomo si trova. Il destino si mantiene libero dalla dominazione dell’Occidente.[…] Il destino vede che ogni essente è ed è impossibile che non sia. Vede che ogni essente è eterno: ogni istante e il contenuto determinato di ogni istante, ogni cosa, situazione, aspetto, forma, sfumatura, relazione, sostanza, ogni materia e ogni pensiero, ogni gesto, ogni verità e ogni errore, e la stessa Follia estrema dell’Occidente, ogni gioia e dolore, e la presenza stessa, l’apparire, il manifestarsi di tutti gli essenti. Ogni essente è eterno: non come è eterno Dio, rispetto alla non eternità delle cose divenienti del mondo; e nemmeno come è eterna la potenza della verità assoluta che domina il divenire delle cose. L’eterno non è la potenza sovrastante del padrone; perché tutto è eterno. Non vi sono servi; non c’è nemmeno un padrone. Il destino vede infatti che pensare che l’essente esce e ritorna nel niente, significa pensare che l’essente è niente. Il destino pensa l’impossibilità che l’essente sia niente. Questo stesso pensiero, che pensa l’eternità di tutte le cose, è eterno. Circonda la storia della Follia dell’Occidente e dei mortali, come il cielo circonda tutti coloro che non lo guardano. Nella nostra essenza più profonda noi siamo il cielo. (da La Follia dell’Angelo, pp. 85-86, Rizzoli viaE. Severino.

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Emanuele Severino, La storia, l’aldilà, il destino

Emanuele Severino La storia, l’aldilà, il destino Argomento: Filosofia Cofanetto contenente 7 DVD 1.560 minuti Grande filosofo italiano dal pensiero complesso e sorprendente, Emanuele Severino è nato il 26 febbraio 1929 a Brescia. Laureatosi a Pavia nel 1950 con un altro grande teorico del pensiero italiano, Gustavo Bontadini, scrisse una tesi che già delinea in modo essenziale il campo dei sui interessi. Titolo: “Heidegger e la metafisica”. Ora Severino non solo ha vinto numerosi premi (Premio Tevere, Guidorella, Columbus), ma è anche Medaglia d’oro della Repubblica per i Benemeriti della Cultura. Da svariati anni, inoltre, è collaboratore del Corriere della Sera. E’ Stato docente all’Università cattolica del Sacro cuore di Milano, all’Università Ca’ Foscari di Venezia, all’Universit Vita-Salute San Raffaele di Milano. La parola “destino”, che nel titolo compare per ultima, dovrebbe stare all’inizio. Il suo senso stabilisce infatti il senso delle altre due. Le restituisce alla sua stabilità. Stabile è ciò che non può essere negato. Che cosa c’è di innegabile in ciò che diciamo “storia” e “aldilà”? E d’altra parte, sia la “storia”, sia l’ “aldilà” non sono forse interpretazioni e quindi qualcosa di negabile? Propriamente, l’intento di questi incontri riguarda il destino della “storia” e dell’ “aldilà”. Riguarda quindi, innanzitutto, il senso autentico del destino – il suo differire da ogni forma di sapere e di agire di cui noi abbiamo notizia, e quindi il suo stare nell’ “inconscio” più profondo dell’uomo. Eppure è nello sguardo del […]

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Filosofia e tragedia – Letture

Torna a Filosofia e tragedia Letture: Sergio Givone, Oltre il cristianesimo secolarizzato, pp.109-121 di Filosofia ’86 (a cura di Gianni Vattimo), Laterza 1987 – sul rapporto tra cristianesimo e tragedia. Sergio Givone, Il pensiero tragico (1996) Sergio Givone, Tragedia e modernità (1999) Pier Aldo Rovatti, L’esistenza tragica (2000) Dario Del Corno, La tragedia greca (2000) Dario Del Corno, Mito e teatro nel rito tragico (1999) Carlo Galli, Legge e coscienza morale (1999) Carlo Galli, Il principio di responsabilità (2000) Fausto Petrella, Capaci di intendere e di volere (2000) Sergio Givone, Il libero arbitrio (2000) Sergio Givone, Le forme del male (1998) Sergio Givone, Che cos’è il male? (1998)   Hannah Arendt, La responsabilità personale sotto la dittatura (a questo indirizzo trovate alcune  pagine del saggio, pubblicato da MicroMega nel 1991, in formato pdf) “La responsabilità personale sotto la dittatura” di Hannah Arendt indica chiaramente il più grande “no” che occorre pronunciare. Le nazioni non ne sono capaci. Per questo, abbiamo avuto le tragedie dei totalitarismi di destra e di sinistra. E’ tragedia il consenso dato senza che nemmeno venisse richiesto. Un tempo credevo che solo i popoli sono morali, gli individui mai. Ora penso che c’è salvezza solo se i singoli dicono tanti “no”. – –

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