GLI ABITATORI DEL TEMPO, lezione del filosofo Emanuele Severino, al Teatro Sociale di Bergamo Alta, incontro organizzato e curato dalla associazione Noesis, 3 aprile 2012. AUDIO DELLA LEZIONE MAGISTRALE

martedì sera, 3 aprile 2012,  ho avuto il grande privilegio di essere a Bergamo, ad ascoltare la sapienza filosofica che si esprime attraverso EMANUELE SEVERINO. Ci sono filosofi che rendono chiaro il sentiero della storia che abbiamo imparato a conoscere nella nostra evoluzione culturale e personale. Emanuele Severino fa un’altra cosa: spalanca la vista su una strada completamente nuova e […]

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il problema dell’ESSERE, secondo Marco Pellegrino

Il cosiddetto <<problema dell’essere>>, a cui si rivolge la filosofia occidentale, consiste comunque nella conciliazione tra l’<<eternità>> e il <<movimento>>; ci si chiede, cioè: come è possibile che l’essere, stando in movimento, riesca appunto a <<stare>> (cioè ad essere immutabile, eterno, sempre in luce)? E cioè come è possibile che l’essere, non potendo sopraggiungere e dileguarsi nel suo opposto (cioè nel nulla), sia in continuo <<movimento>>? Queste sono le domande che stanno alla base di tutto il percorso filosofico dell’Occidente, che ha portato dai primi filosofi greci (Talete, Anassimandro, Anassimene, Eraclito, Pitagora, Parmenide e così via) fino, mi azzardo a dire, alla filosofia di Severino. VAI A: Filosofare: la struttura concreta dell’infinito: Intervista.

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“la paura di essere dei re” di Emily Dickinson e il “siamo re che si credono mendicanti” di Emanuele Severino SI TENGONO INSIEME

Non conosciamo mai la nostra altezza  Finché non siamo chiamati ad alzarci.  E se siamo fedeli al nostro compito  Arriva al cielo la nostra statura.  L’eroismo che allora recitiamo  Sarebbe quotidiano, se noi stessi  Non c’incurvassimo di cubiti  Per la paura di essere dei re  Emily Dickinson, 1176 ————————————– Siamo re che si credono mendicanti. L’uomo è eterno, ma crede alla follia che lo dice mortale e quindi mendica la propria salvezza dal baratro del niente presso un Dio oppure, come accade ora, presso la scienza Emanuele Severino in COSA VUOL DIRE MORIRE, a cura di Daniela Monti, Einaudi, 2010, pag. 139 undefined

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l’ultima intervista a James Hillman, di Silvia Ronchey: «Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere» , in La Stampa TuttoLibri 29 ottobre 2011

«Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere». Così aveva scritto, nella sua ultima mail. E così l’ho trovato, quando sono andata a salutarlo per l’ultima volta nella sua casa di Thompson, nel Connecticut, pochi giorni prima che morisse: il fantasma di se stesso, ma incredibilmente vitale; il corpo fisico ridotto al minimo, quasi mummificato, tutto testa, pura volontà pensante. Restare pensante era la sua scommessa, la sua sfida. Per questo aveva ridotto al minimo la morfina, a prezzo di un’atroce sofferenza sopportata con quella che gli antichi stoici chiamavano apatheia: un apparente distacco dalla paura e dal dolore che traduceva in realtà un calarsi più profondo in quelle emozioni. L’unica cosa che contava era analizzare istante dopo istante se stesso e quindi la morte come atto oltre che nella sua essenza. Se Steve Jobs, morendo, ha lasciato detto «stay hungry, stay foolish», l’ultimo insegnamento di James Hillman può riassumersi così: «Resta pensante» fino all’ultima soglia dell’essere Il tempo qui sembra fermo, le lancette puntate sull’essenza ultima.«Oh, sì. Morire è l’essenza della vita». Com’è morire? «Uno svuotamento. Si comincia svuotandosi. Ma, si potrebbe chiedere, che cos’è o dov’è il vuoto? Il vuoto è nella perdita. E che cosa si perde? Io non ho “perso” nel senso comune di “perdere”. Non c’è perdita in quel senso. C’è la fine dell’ambizione. La fine di ciò che si chiede a se stessi. E’ molto importante. Non si chiede più niente a […]

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Il Cern ha confermato, ieri pomeriggio, che la storia dei neutrini è vera: vanno più veloci della luce.

Il Cern ha confermato, ieri pomeriggio, che la storia dei neutrini è vera: vanno più veloci della luce. O meglio: la misura dell’esperimento effettuato dal Cern dà come risultato che quel certo fascio di neutrini, sparato quel giorno da Ginevra verso il Gran Sasso (732 chilometri di distanza), è arrivato a destinazione 60 nanosecondi prima del previsto. Tanto per intenderci: i neutrini dovevano arrivare in 2,4 millisecondi; il millisecondo è uguale a un millesimo di secondo; il nanosecondo è uguale a un miliardesimo di secondo. Secondo il comunicato che gli scienziati del Cern hanno emesso ieri, i 60 nanosecondi di differenza corrisponderebbero a venti metri. Rendiamoci conto che la luce viaggia a 300 mila chilometri al secondo. Dove sta veramente la notizia? Alla fine qualcuno va più veloce di qualcun altro. Su questo giornale riferiamo continuamente di gente che batte il record mondiale dei cento o dei quattrocento. Il fatto è che Einstein aveva dimostrato che esiste una velocità limite, una velocità che non può essere superata. Questo limite, stando alle sue equazioni, era rappresentato dalla velocità della luce. Vale a dire: per quanto se ne sa, nulla può andare più veloce della luce (i famosi 300 mila chilometri al secondo). Ci sono parecchi milioni di esperimenti che confermano la teoria della relatività. La storia della velocità-limite è un caposaldo di questa teoria. Gliela dico in un altro modo: la velocità modifica la massa di un corpo, man mano che […]

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Emanuele Severino, Ontologia: riflessione sul senso dell’essere e del niente

  “Ontologia”, questo termine così tecnico, vuol dire riflessione sul senso dell’essere e del niente. Queste due parole, “essere” e “niente”, sembrano estranee al linguaggio nostro di tutti i giorni, ai nostri interessi, all’articolazione concreta del sapere scientifico; eppure queste due categorie costituiscono l’ambito all’interno del quale tutta la storia dell’Occidente è cresciuta, e si tratta anche di comprendere che queste categorie sorgono per la prima volta con i Greci. Questo è importante perché i Greci non solo portano alla luce una teoria, cioè una comprensione del mondo che non era mai apparsa, ma anche una comprensione del mondo che consente di porsi come la prima grande forma di rimedio contro il dolore. Quindi, secondo al mia opinione è errato insistere e considerare il pensiero greco, sin dalle sue origini, come una mera elaborazione teorica che non abbia il compito di prendere posizione rispetto a ciò che vi è di più angosciante nell’esistenza, e cioè il dolore. Io credo che la nostra riflessione potrebbe procedere cercando di vedere quali sono i rapporti tra le categorie dell’ontologia greca e il dolore dell’esistenza da INTERVISTE FILOSOFICHE.

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Emanuele Severino: … di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte sono eterne | da Coatesa sul Lario e dintorni. Con commento di Grazia Apisa

… la follia essenziale si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente. Il mortale è appunto questa volontà che le cose siano un oscillare tra l’essere e il niente. Al di fuori della follia essenziale, di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte – dalle più umili e umbratili alle più nobili e grandi – tutte  sono eterne.  Tutte, e non solo un dio, privilegiato rispetto ad esse. … se il divenire non appare come annientamento, ma come l’entrare e l’uscire delle cose dal cerchio dell’apparire, allora l’affermazione dell’eternità del tutto stabilisce la sorte di ciò che scompare: esso continua a esistere, eterno, come un sole dopo il tramonto. Non solo la legna fiammeggiante, le braci, la cenere, il vento che le disperde sono eterni astri dell’essere che si succedono nel cerchio dell’apparire, ma anche tutte le fasi dell’albero che nella valle ove fresca era la fonte/e il giovane verde dei cespugli/giocava al fianco delle calme rocce/e l’etere tra i rami traluceva/e quando intorno i fiori traboccavano (Holderlin), hanno preceduto la legna tagliata per il fuoco. Quando gli astri dell’essere escono dal cerchio dell’apparire, il destino della verità li ha già raggiunti e impedisce loro di diventare niente. Appunto per questo essi – tutti – possono ritornare Emanuele Severino in La strada. La follia e la gioia (1983), Rizzoli Bur, 2008, p.  103-104 Audio: di tutte le cose è necessario dire […]

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Emanuele Severino e Giovanni Reale. Voci delle filosofia: Dio dei filosofi , da Voci dei filosofi a cura della Fondazione Corriere della Sera, 28 Ottobre 2010

  Audio – Intervento introduttivo di GIOVANNI REALE Audio – Intervento introduttivo di EMANUELE SEVERINO Audio del Dibattito fra Reale e Severino Audio delle conclusioni di Reale e Severino la discussione è stata coordinata da Armando Torno il 28 ottobre 2010 da: http://video.corriere.it/voci-filosofia–dio/9f59f3cc-e10b-11df-b5a9-00144f02aabc Fonte: Voci di filosofia La Fondazione, in occasione dell’uscita dell’Enciclopedia Filosofica Bompiani in allegato al Corriere della Sera, organizza quattro incontri in cui, con l’aiuto di alcuni tra i maggiori filosofi italiani, si cercherà di riflettere su “voci” significative presenti da sempre nella storia del pensiero occidentale. 25 ottobre 2010 Conoscenza Dario Antiseri e Gianni Vattimo 26 ottobre 2010 Bellezza Remo Bodei e Maurizio Ferraris 27 ottobre 2010 Dio Giovanni Reale e Emanuele Severino 28 ottobre 2010 Ragione Giulio Giorello e Sergio Givone coordina Armando Torno

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Essere

Essere L’essere è l’esistere delle cose. Attorno al concetto la filosofia ha sviluppato diversi modi di considerare l’essere e le sue qualità: in Parmenide l’essere acquisisce per dimostrazione logica le qualità di esistenza immutabile ed eterna, Platone distingue l’essere eterno (le idee dell’Iperuranio) dall’essere terreno non eterno, Aristotele considera l’essere come ente (l’essere che si esprime nelle singole cose determinate in un certo modo). Nel medioevo l’essere per eccellenza è Dio, unico ente dotato di qualità particolari che lo rendono eterno e assoluto. In epoca contemporanea sono importanti i contributi di Martin Heidegger e di Emanuele Severino. Le discussioni attorno al reale significato dell’essere hanno quindi il compito di determinare con precisione le qualità proprie dell’esistere delle cose (il loro essere presenti), per cui rivestono un’importanza decisiva nella ricerca del senso profondo dell’esistenza. La scienza che studia l’essere prende il nome di ontologia. da: Piccolo dizionario filosofico.

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