il concetto di INTERSOGGETTIVITA’ in SILVIA MONTEFOSCHI, anche alla luce di PAOLO CONTE in Bella di giorno (da Psiche), 5 novembre 2008

Il testo letto nel video è questo:

“Se cerco di cogliere sul piano esperienziale il fenomeno intersoggettivo che io assumo come parametro, strumento e finalità del mio interagire col paziente, devo dire che esso si rivela a me come la feli­ce condizione dell’esistere con l’altro senza bisogni.

Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie all’esserci dell’altro che io mi mani­festo come esistente e mi riconosco, e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa.

In questa felice condizione, quindi, non percepisco altri bisogni se non quelli della presenza dell’altro e della mia libertà. Non sono forse questi i requisiti dell’esistere dell’uomo come soggetto?

Devo procedere nell’analisi di queste caratteristiche: la relazione e la libertà.

Il primo bisogno del soggetto per essere tale è l’esistenza di un altro da sé.Molte sono le forme sotto le quali questo altro si fa presenza agli occhi dell’uomo: può essere, di volta in volta, il mondo esterno, ovvero il mondo delle cose e dei valori sociali, o il mondo interno, ovvero il mondo dei pensieri e degli affetti; può essere il Tu umano, l’altro dell’incontro, o il Tu interiore, l’altro cui l’uomo si riferisce quando è con se stesso; può essere la corporeità dell’uomo o i suoi comporta­menti o i suoi modi di rapportarsi al mondo, nel momento in cui egli se ne distacca per riconoscerli e riferirli a sé; può essere infine l’uomo nella sua globalità, quando l’uomo stesso prende da se medesimo la distanza necessaria per definirsi in una identità.”

in Silvia MontefoschiL’Uno e l’Altro: interdipendenza e intersoggettività, Feltrinelli, 1977, ora in Silvia Montefoschi, L’evoluzionedella coscienza, Opere, Volume Secondo – Tomo 1, Zephyro Edizioni, Milano 2008, p. 74-75.

  1. Lo scritto del 2004, citato nell’audio-video è qui:

Intervista a Montefoschi sul concetto di “intersoggettività” (2004) di Tullio Tommasi

  1. La canzone è :

Paolo Conte, Bella di giorno, in Psiche, 2008

Io so chi tu sei
so neanche chi sei
ma so che tu sei
si so che tu sei tanto amata
amata e desiderata

l’istinto ti sa
trattare ti sa
guidare ti sa
con poche parole precise
poche parole decise
e uno sguardo d’intesa
un’elegantissima scusa
come una bella di giorno
tu sei il mondo che hai intorno

sei bella senza ritegno
nell’acqua fresca di un bagno
io so che tu sei
so neanche chi sei
ma so che tu sei
si so che tu sei tanto amata
amata e desiderata
e sola

Silvia Montefoschi, L’ Uno e l’Altro. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico,

Feltrinelli, 1977, p. 32-44

Silvia Montefoschi, L’ Uno e l’Altro. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico,

Feltrinelli, 1977, p. 32-44

Sorgente: il concetto di INTERSOGGETTIVITA’ in SILVIA MONTEFOSCHI, anche alla luce di PAOLO CONTE in Bella di giorno (da Psiche), 5 novembre 2008 | Tracce e Sentieri.

Un autore “seminale”: Carl Gustav Jung (1875-1961), conversazione in casa delle sorelle B., a cura di Paolo Ferrario, Como, 15 ottobre 2013

Audio:

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“chi è?” “sono Tu” … di Helen Cixous, da Guerritore, Fallaci, “mi chiedete di parlare” Festival di Spoleto/fondazione Rizzoli – Corriere della Sera/Compagnia Mauri Sturno

“chi è?”

“sono Tu”

Allora subisco quello che accade a Te,

l’Altro è tanto forte che mi annienta.

Ma quando la scena è recitata davanti a me dagli attori

Io non sono più Te, sono di nuovo Io

Sono loro che soffrono

e sono io che piango

Helen Cixous

tratto da:

Guerritore, Fallaci, “mi chiedete di parlare”

Festival di Spoleto/fondazione Rizzoli – Corriere della Sera/Compagnia Mauri Sturno

Salvatore Natoli: rapporti intersoggettivi in tempi di crisi

Epitteto: Delle cose che esistono alcune sono in nostro potere, altre no …

Delle cose che esistono alcune sono in nostro potere, altre no.

In nostro potere sono l’opinione, il desiderio, l’avversione e, in una parola, tutte le nostre azioni.

Non sono invece in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, tutte le azioni che non sono nostre.

Epitteto

Gilbert Simondon, L’individuazione psichica e collettiva

Simondon si pone la domanda: che cosa è un individuo? Cioè,  cosa distingue una parte dell’essere da tutto il resto? cosa consente qualcosa come l’individuazione, ovvero il fatto di avere un’identità ben distinta? La sua risposta è che un individuo non è un’entità, ma un processo continuo; che un individuo non è fissato mai una volta per tutte, ma che deve divenire, e in un certo senso non smette mai di divenire; e che quindi, dovremmo parlare di individuazioni, piuttosto che di individui come dati una volta per tutte.

Gilbert Simondon, filosofo francese molto caro a Gilles Deleuze, fa giustizia di numerosi luoghi comuni a proposito dell’individuo, muovendosi con agilità tra scienze della natura e scienze umane, biologia e psicologia, teoria dell’informazione e sociologia. A suo giudizio, la singolarità non è un punto di partenza, ma il risultato di un processo complicato, scandito in più fasi e non privo di crisi. Inoltre, Simondon mette in rilievo come in ogni soggetto vivente gli aspetti singolari coesistano con forze anonime, impersonali, «preindividuali». Siamo individui, sì, ma solo in modo parziale e incompleto. Ed ecco la tesi più radicale, quella che ha evidenti conseguenze politiche: secondo il filosofo francese, quando si partecipa a un collettivo, non si attenua la propria individualità; al contrario, la vita di gruppo è l’occasione di una ulteriore, più ampia individuazione. Come dire: si è davvero singolari solo quando si è in molti.

da Gilbert Simondon, L’individuazione psichica e collettiva « Appunti.

Domenico Pelini legge LA PAROLA di Vladimir Nabokov

Lettura tratta da “Una Bellezza Russa”Adelphi editore su musica di Arvo Part (Spiegel im Spiegel)

Grazia Apisa, “Dal presupposto parmenideo L’ESSERE E’ IL NON ESSERE NON E’ si giunge al riconoscimento che la verità abita la soggettività umana e che ciò che più propriamente definisce l’umano è di essere il luogo in cui la verità si manifesta.”

Caro Paolo,
qualche giorno fa avevo scritto un lungo commento su Abitatori del tempo,ma nell’inviarlo, mi è sparito e non sono più riuscita a ritrovarlo. Ora cerco di prendere qualche appunto dei pensieri che mi vengono in mente ,onde poter ricostruire lo scritto.
Qui la verità , non più abitatrice del tempo, fuori dell’uomo, lontana dall’uomo, viene invece riconosciuta nel LUOGO del suo darsi specifico : l’uomo , ciascun uomo. E’ senz’altro questo l’aspetto più significativo della trattazione. La riscoperta della soggettività come luogo privilegiato del dirsi dell’essere .
Dal presupposto parmenideo L’ESSERE E’ IL NON ESSERE NON E’ si giunge al riconoscimento che la verità abita la soggettività umana e che ciò che più propriamente definisce l’umano è di essere il luogo in cui la verità si manifesta.
Direi che ci troviamo davanti ad un salto conoscitivo,un vero salto di logica che restituisce all’uomo il suo esserci nell’universo, non più condizionato ad una trascendenza fuori di lui, bensì riconosciuta in lui stesso: Distanziandosi dalla visione di sé come “finitudine”, l’uomo accede all’infinito che riconosce in se stesso ,nel proprio essere: Noi siamo abitatori della verità e al contempo dell’infinito, dal momento che è in noi che l’infinito si sperimenta, si crea, si dice e si riconosce.
Carissimo Paolo ho condiviso in F.B. il link
Grazie per la tua attenzione
Grazia

Baldo Lami, “Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” …

“Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” di cui parla Hillman, che si raggiunge man mano che ci si inoltra nella seconda metà della vita, quando non si ostacola la tendenza naturale alla suo manifestarsi quale unicum in cui appunto consistiamo (daimon).

È solo qui che ci possiamo veramente sentire a casa nostra (ethos), con la piena titolarità della cose che vi si trovano dentro e di cui nessuno può venirci a dire come “devono” essere. Una delle cose più importanti e centrali di questa mia casa, assimilabile a quel centro che una volta era costituito dal focolare, è il rapporto con i cosiddetti pazienti, che per me, secondo il mio orientamento di ricerca, non è solo qualcosa che riguarda la teoria e la prassi psicoanalitiche, ma qualcosa di abbastanza totale, poichè tutte le scienze umane vi sono coinvolte. Questa forza, allora, è anche quella che ci può permettere di “individuarci”, che per Jung è quel processo di differenziazione coscienziale dai valori collettivi, di omologazione sociale, che adesso possono essere percepiti anche con orrore, in quanto comportano la “strage degli innocenti” di tutti quei progetti esistenziali dei singoli (chiamati anche “anime”) la cui annichilazione o standardizzazione costituisce il carburante elettivo al procedere della macchina sociale sui vecchi binari conservativi. Ma questo è anche il luogo in cui può veramente realizzarsi quella dialettica individuo-società che sola può permettere agli stessi poli, considerati antinomici secondo tutta una tradizione di pensiero, di elevarsi su piani socio-individuativi più elevati con un maggior progresso e benessere sociale e individuale, oltre le concrezioni più consolidate dei loro lati oscuri. Il raggiungimento di questo piano non è però senza costo, perché può comportare l’alienazione e a volte anche l’inimicizia di chi è rimasto organico e integrato ai valori collettivi anzidetti, che può scambiare, proiettivamente, per giudizio, condanna morale, autoritarismo o individualismo antisociale quella forza del carattere che, viceversa, è solo forza d’amare, d’amore di sé e dell’altro da sé, quindi proprio del sociale.

Ma non c’è gioia più grande di aver trovato la propria strada. Grazie a tutti gli amici di facebook con cui ho scambiato anche una sola parola o la semplice accettazione d’amicizia.”

Baldo Lami

Angelo e Intersoggettività

Silvia Montefoschi

Il primo passo del percorso di Silvia Montefoschi

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SILVIA MONTEFOSCHI, La rivendicazione dello specifico e l’intersoggettività. Riflessione sul pensiero di Luce Irigaray

il brano della Montefoschi:

« Che l’atto riflessivo finito, che è il pensiero maschile del soggetto riflessivo individuale, dal punto di vista del quale anche la donna continua a pensare, restando anch’ella entro la logica della separazione, impedisca alla donna stessa di far evolvere l’intuizione dell’intersoggettività, già accennatasi in Virginia Woolf e poi esplicitatasi in Simone de Beauvoir, lo dimostra il fatto che l’affermarsi del pensiero femminista, negli ultimi decenni del XX secolo, è caratterizzato da una radicale negazione di una qualsiasi possibilità di intesa tra gli uomini e le donne e da una combattiva rivendicazione di una assoluta autonomia dello specifico femminile.
La personalità di spicco di questo movimento femminista è Luce Irigaray la quale nella rivendicazione della specificità femminile ne mette a fuoco principalmente, per non dire esclusivamente, la sessualità, affermandone l’autonomia nei confronti della sessualità maschile.
E ciò l’autrice fa mediante una critica, spietata e accusatoria, alla teoria di Freud che considera la sessualità soltanto al maschile e ad essa subordina quella femminile, facendo di quest’ultima una copia mancata della prima; teoria alla quale Irigaray contrappone l’analisi, che, in maniera altrettanto spietata, ella fa della sessualità della donna mettendone in risalto gli aspetti ignorati o negati dalla visione fallocentrica del sesso propria di Freud, come il piacere della grandi labbra, della vulva, della parete posteriore della vagina, dei seni; organi questi che non hanno parametri maschili come la clitoride che da Freud viene presa in considerazione come la copia manchevole del pene.
Per Irigaray il senso ultimo di questo misconoscimento di una sessualità femminile da parte dell’uomo è che l’uomo ha bisogno, per confermarsi nel proprio io, di vedere nella donna lo “specchio” che lo riassicuri sulla sua validità.
Se Irigaray avesse allargato il campo visivo, sì che questo non fosse stato totalmente ingombrato dagli organi genitali, avrebbe visto che questo essere, da parte della donna, lo “specchio” necessario al narcisismo dell’uomo sul piano sessuale è un corollario dell’essere essa l’oggetto necessario alla sopravvivenza del soggetto maschile sul piano del pensiero.
Ma per ampliare il campo visivo è necessario prendere distanza dall’oggetto d’osservazione che, in questo caso, è il conflitto tra il maschile e il femminile conseguente alla logica della separazione tra il soggetto e l’oggetto.
Irigaray, viceversa, conservando questa logica, resta all’interno del conflitto, che ella stessa esaspera nel sostenere la autosufficienza del femminile che nega l’essenzialità del maschile e preclude così ogni possibile incontro tra i due aspetti complementari dell’esserci dell’Essere. »

L’ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno. Escursione nella filosofia del XX secolo, Zephyro Edizioni, Milano 2006.

INDICE
1 La visione problematica del non senso della esistenza umana: l’esistenzialismo
2 La crisi della teologia
3 La visione sistematica e non problematica del non senso dell’esistenza umana: lo strutturalismo
4 L’interrogarsi del Pensiero sul senso del suo dirsi nel linguaggio umano: l’ermeneutica
5 Il pensare del Pensiero sul modo del suo conoscersi: l’epistemologia
6 Rinnovamento e conclusione della teologia
7 L’esaurirsi dell’epistemologia
8 L’autodissolvimento della filosofia analitica e il trionfo della post-filosofia
9 II crollo degli edifici dell’universo: il post-moderno
10 La dottrina salvifica dell’ecologia
11 La scienza salvifica dell’intelligenza artificiale
12 L’emergere della nuova visione della unitarietà dell’Essere
13 La ragione critica come autoriflessione nell’intersoggettività
14 Il palesarsi del fondamento dell’intersoggettività
15 Il risveglio del soggetto femminile
16 La psicoanalisi e il compimento
17 Nota dell’autrice

Paolo Conte in “Bella di giorno” (dal Cd Psiche) e il PRINCIPIO DELLA INTERSOGGETTIVITA’ nel pensiero psicanalitico di SILVIA MONTEFOSCHI

 

1. Il testo letto nel video è questo:

“Se cerco di cogliere sul piano esperienziale il fenomeno intersoggettivo che io assumo come parametro, strumento e finalità del mio interagire col paziente, devo dire che esso si rivela a me come la feli­ce condizione dell’esistere con l’altro senza bisogni.

Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie all’esserci dell’altro che io mi mani­festo come esistente e mi riconosco, e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa.

In questa felice condizione, quindi, non percepisco altri bisogni se non quelli della presenza dell’altro e della mia libertà. Non sono forse questi i requisiti dell’esistere dell’uomo come soggetto?

Devo procedere nell’analisi di queste caratteristiche: la relazione e la libertà.

Il primo bisogno del soggetto per essere tale è l’esistenza di un altro da sé. Molte sono le forme sotto le quali questo altro si fa presenza agli occhi dell’uomo: può essere, di volta in volta, il mondo esterno, ovvero il mondo delle cose e dei valori sociali, o il mondo interno, ovvero il mondo dei pensieri e degli affetti; può essere il Tu umano, l’altro dell’incontro, o il Tu interiore, l’altro cui l’uomo si riferisce quando è con se stesso; può essere la corporeità dell’uomo o i suoi comporta­menti o i suoi modi di rapportarsi al mondo, nel momento in cui egli se ne distacca per riconoscerli e riferirli a sé; può essere infine l’uomo nella sua globalità, quando l’uomo stesso prende da se medesimo la distanza necessaria per definirsi in una identità.”

in Silvia MontefoschiL’Uno e l’Altro: interdipendenza e intersoggettività, Feltrinelli, 1977, ora in Silvia Montefoschi, L’evoluzione della coscienza, Opere, Volume Secondo – Tomo 1, Zephyro Edizioni, Milano 2008, p. 74-75.

2. Lo scritto del 2004, citato nell’audio-video è qui:

Intervista a Montefoschi sul concetto di “intersoggettività” (2004) di Tullio Tommasi

3. La canzone è :

Paolo Conte, Bella di giorno, in Psiche, 2008

Io so chi tu sei

so neanche chi sei

ma so che tu sei

si so che tu sei tanto amata

amata e desiderata

l’istinto ti sa

trattare ti sa

guidare ti sa

con poche parole precise

poche parole decise

e uno sguardo d’intesa

un’elegantissima scusa

come una bella di giorno

tu sei il mondo che hai intorno

sei bella senza ritegno

nell’acqua fresca di un bagno

io so che tu sei

so neanche chi sei

ma so che tu sei

si so che tu sei tanto amata

amata e desiderata

e sola

da: Paolo Conte in Bella di giorno (da Psiche) e l’intersoggettività in Silvia Montefoschi | Segni di Paolo del 1948.


lo stesso video è anche qui:

INTERSOGGETTIVITA’: LO STARE IN RELAZIONE IN LIBERTA’, di Silvia Montefoschi

“Se cerco di cogliere sul piano esperienziale il fenomeno intersoggettivo che io assumo come parametro, strumento e finalità del mio interagire col paziente, devo dire che esso si rivela a me come la feli­ce condizione dell’esistere con l’altro senza bisogni.

Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie all’esserci dell’altro che io mi mani­festo come esistente e mi riconosco, e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa.

In questa felice condizione, quindi, non percepisco altri bisogni se non quelli della presenza dell’altro e della mia libertà. Non sono forse questi i requisiti dell’esistere dell’uomo come soggetto?

Devo procedere nell’analisi di queste caratteristiche: la relazione e la libertà.

Il primo bisogno del soggetto per essere tale è l’esistenza di un altro da sé. Molte sono le forme sotto le quali questo altro si fa presenza agli occhi dell’uomo: può essere, di volta in volta, il mondo esterno, ovvero il mondo delle cose e dei valori sociali, o il mondo interno, ovvero il mondo dei pensieri e degli affetti; può essere il Tu umano, l’altro dell’incontro, o il Tu interiore, l’altro cui l’uomo si riferisce quando è con se stesso; può essere la corporeità dell’uomo o i suoi comporta­menti o i suoi modi di rapportarsi al mondo, nel momento in cui egli se ne distacca per riconoscerli e riferirli a sé; può essere infine l’uomo nella sua globalità, quando l’uomo stesso prende da se medesimo la distanza necessaria per definirsi in una identità.”

in Silvia Montefoschi, L’Uno e l’Altro: interdipendenza e intersoggettività, Feltrinelli, 1977, ora in Silvia Montefoschi, L’evoluzione della coscienza, Opere, Volume Secondo – Tomo 1, Zephyro Edizioni, Milano 2008, p. 74-75.

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