Il terrorismo e la questione del MALE (fra Filosofia, Antropologia e Religione) di Luigi Manfrecola, da Edscuola Press

Il terrorismo e la questione del MALE
(fra Filosofia, Antropologia e Religione)

di Luigi Manfrecola

concezione (Ontologica) oggettiva e metafisica

nella concezione soggettivistica

concezione etica-Kantiana

prospettiva ANTROPOLOGICA strutturalista

prospettiva RELIGIOSA

 

tutto l’articolo qui:

Sorgente: Il terrorismo e la questione del MALE « Edscuola Press

Premio Alessandro Manzoni a Emanuele Severino e Boris Pahor, in un piovoso pomeriggio a Lecco il 26 ottobre 2012

Leggendo le velate critiche della stampa locale (in particolare resegoneonline, probabilmente influenzato dalle gerarchie cattoliche ) cresce il mio apprezzamento per la intellettualmente coraggiosa giuria che ha assegnato il premio per la carriera ad Emanuele Severino.

Inoltre la giornata, che ho vissuto personalmente, è stata particolarmente toccante per il racconto della esperienza biografica e storica di Boris Pahor, che ha parlato delle persecuzione subita dagli sloveni e su cui solo da poco tempo  si sta sollevando il telo della colpevole dimenticanza.

Ho registrato i vari interventi dell’indimenticabile pomeriggio

1 la motivazione per il premio a Emanuele Severino: MotivazioniPremioSeverino

2. Emanuele Severino sul SACRO: SeverinoSacro26ott12

3. Lettura di Boris Pahor da Figlio di nessuno, Rizzoli 2012PahorLettura1

4. Motivazioni per i premio a Boris Pahor: motivazioniupremiopahor

5. Seconda lettura di Boris Pahor: PahorLettura2

6. Intervento di Boris Pahor: PahorIntervento1

7. Cristina Battocletti, che ha raccolto la testimonoianza di Pahor: BattoclettiPahor

8. Paolo racconta l’emozionante pomeriggio a Lecco: Paolo26Ottobre12

Qui la bella Dispensa della giornalista/filosofa Vera Fisogni (da la Provincia di Como e Lecco del 26 ottobre) ad Emanuele Severino

Ottavo premio al Romanzo Storico a Boris Pahor e premio alla Carriera a Emanuele Severino. Due grandi personalità che nel pomeriggio di venerdì presso la Casa dell’Economia di via Tonale hanno ricevuto i due riconoscimenti, entrambi parte del Premio Internazionale Alessandro Manzoni – Città di Lecco.

Articoli della stampa locale:

Stephen King (2000) La tempesta del secolo, Sperling & Kupfer Traduzione di Tullio Dobner, da TartaRugosa

Questa volta Stephen King non lascia via di scampo: questa volta vince proprio il Male.

Siamo a Little Tall Island, una piccola isola davanti alla costa del Maine, un luogo che già conosciamo per avervi incontrato Dolores Claiborne, del cui marito più volte nel libro si ricorda la misteriosa morte.

E’ una piccola comunità che fa vanto della propria coesione e della propria capacità di conservare i segreti per fronteggiare i rigori di una natura ostile, soprattutto in quel 1989, quando dalla TV viene dato annuncio dell’arrivo della tempesta del secolo: “Venti da uragano lungo la costa del Maine e sulle isole … quando comincerà a cadere la neve l’intensità della precipitazione crescerà velocissimamente … Diciamo che l’entità delle precipitazioni sarà straordinaria. Un metro? Probabile. Due? Possibile anche questo”.

Affascinati anche dalla modalità narrativa – praticamente la diretta sceneggiatura di quello che diventerà un film televisivo – seguiamo pietrificati il parallelo avvicendarsi dei tre giorni di tormenta e il diabolico piano di Linoge, il Male vestito da mostro.

Mentre larghe falde di neve si infittiscono sempre più, avvolgendo dapprima strade, poi auto e furgoni, infine case e negozi, ombre di orrore si allungano nelle tenebre della notte che cala.

Le storie delle famiglie della comunità, nuclei compatti di amore ed affetto, iniziano a mostrare incrinature sottili che presto si aprono in larghe crepe, dove precipita quell’integrità di idea di famiglia perfetta.

Il primo omicidio non resta a lungo misterioso. Linoge ha voglia di essere arrestato. Fa parte del suo piano informare tutti da subito sul perché è lì:DATEMI QUELLO CHE VOGLIO E ME NE VADO.

Fuori la tempesta infuria e l’orribile presagio che mai più nulla sarà come prima è anche il cedimento del faro, simbolo di luce e orientamento.

Linoge è la diabolica creatura che proietta e contemporaneamente rispecchia il fondo buio della coscienza, là dove si ha paura di guardare.

Le scene orrorifiche che il Satana perpetra celano gli scheletri sepolti nelle storie degli apparentemente tranquilli abitanti dell’isola.

La presenza del Male come prodotto delle responsabilità individuali emerge come per incanto grazie alla sapiente regia di Linoge che SA e CONOSCE i segreti di ognuno e se ne arma le mani: “L’isola è piena di adulteri, pedofili, ladri, intemperanti, assassini, prepotenti, farabutti e avidi idioti. Io li conosco tutti … nato nel vizio, morto nel supplizio. Nato nel peccato, a entrare sia invitato”.

Mosse da una forza superiore e incontrollabile, delicate e sensibili creature soggiogate da vendetta, rancore, delusione, invidia che annebbiano vista e coscienza, diventano attori di raccapriccio e terrore, di omicidi crudeli ed efferati, punizioni terribili per peccati commessi e mai confessati.

Linoge, presentificazione del Male e della Cattiva Coscienza, porta agli uomini della comunità il suo messaggio: “Io ho vissuto a lungo, migliaia di anni, ma non sono un dio e nemmeno uno degli immortali … Calcherò ancora qualche suolo quando voi sarete sotto terra. Ma dal punto di vista della mia esistenza personale, mi resta poco tempo … Voglio qualcuno da allevare e istruire; qualcuno a cui passare tutto quello che ho imparato e tutto ciò che so; voglio qualcuno che porti avanti il mio lavoro quando io non potrò più farlo … Voglio un bambino. Uno degli otto che dormono là dietro. Non m’importa quale, sono tutti uguali ai miei occhi. Datemi quello che voglio, datemelo spontaneamente, e andrò via. … Negatemelo e i sogni che avete fatto la notte scorsa si avvereranno. I bambini cadranno dal cielo, voi andrete a gettarvi nell’oceano, a due a due, e quando la tempesta sarà finita, troveranno quest’isola vuota, deserta”.

Il Male non può permettersi di svanire senza lasciare eredi.

Sono ancora i bambini innocenti ad essere vittime del Male, irretiti dai suoi giochi e dalle sue magie, dalla testa del suo bastone che da cane lupo con la bocca insanguinata può trasformarsi in cane affettuoso, festosa guida nel cielo azzurro dietro cui Linoge vola tenendo per mano due bambini, a loro volta uniti ad altri due, fino a formare una larga V.

Se il Male sente di essere a fine corsa, deve continuare a nutrirsi, e non è detto che la vittima sacrificale se ne dispiaccia: se allevata dalla tenera età, un giorno potrà persino chiamarlo padre …

Datemi quello che voglio …” la realtà del sacrificio di un figlio è più insopportabile di qualsiasi altro scenario, ma l’alternativa (la scomparsa di tutti) è un’atrocità tragicamente superiore ad ogni tipo di incubo.

Quanto possono ancora sopportare gli abitanti di Little Tall Island?

Mike Anderson, lo sceriffo, è l’unico che disperatamente tenta di resistere, di ricompattare le forze di ognuno: “Opporglisi, uno di fianco all’altro, spalla a spalla. Dirgli di no in una voce sola. Fare quello che c’è scritto sulla porta attraverso la quale passiamo per entrare qui dentro, avere fede in Dio e ciascuno nel suo prossimo. E allora … forse … se ne andrà. Come sempre se ne vanno le tempeste, quando hanno esaurito la loro energia”.

C’è un fascino misterioso e malato nel guardare in faccia il Male.

Qualcosa che attrae e ipnotizza.

Andy: “Che scelta abbiamo. Che cos’altro possiamo fare?”

Tavia: “Tu parli come se avesse intenzione di uccidere il bambino, Mike … Come se fosse una sorta di … di sacrificio umano. A me è sembrata piuttosto una specie di adozione”.

Jonas: “Anzi, gli promette lunga vita. Se gli si vuole credere, naturalmente. E dopo aver visto io … il fatto è che io gli credo”.

Per Mike il dolore è insopportabile, folle, senza senso. Il cerchio composto della piccola comunità si sfalda e anche Molly, sua moglie, gli è contraria: “Non ci siamo mai tirati indietro davanti ai nostri doveri, Michael. Abbiamo partecipato a tutti i momenti della vita di quest’isola e ne faremo parte anche questa volta”.

Nessuno può contrastare Linoge. Ciò che hanno visto ha fatto loro capire che la sua forza soprannaturale ha la possibilità di sovvertire il corso degli eventi secondo un preciso disegno di distruzione.

Meglio accettare il mostruoso aut-aut. La pallina nera resterà fra le mani di Molly, segno che il prescelto da Linoge diventerà proprio il figlioletto di Molly e Mike.

E Linoge ringrazia.

Avete fatto una cosa difficile, amici miei, ma a dispetto di quanto possa avervi detto lo sceriffo, è anche una cosa buona. La cosa giusta. La sola cosa, in realtà, che avrebbero potuto fare persone responsabili e amorevoli, date le circostanze”.

I segreti hanno bisogno di qualcuno che li ascolti, perché se rimangono prigionieri nel cuore di chi li vive, non potrà esserci salvezza.

Mike lascia l’isola e, a distanza di anni, conosceremo l’evoluzione dei personaggi incontrati durante la famosa tempesta del secolo.

Diversamente da altri romanzi di King, qui non siamo in presenza della favola che oppone il Bene al Male. Qui la paura del nostro tempo prende il sopravvento, è come se il mondo si svelasse a se stesso tirando fuori l’Ombra annidata nei gesti più banali, nelle pareti della casa, nei sotterranei della città.

E’ un romanzo senza speranza: infine il Male ce l’ha fatta a venire a regnare sulla Terra.

Barbara Spinelli, Moby Dick o l’ossessione del male, Morcelliana

Barbara Spinelli, Moby Dick o l’ossessione del male, Morcelliana

A cura di Gabriella Caramore

DESCRIZIONE: Chi conosce Barbara Spinelli come commentatrice politica del quotidiano «La Stampa» non resterà, forse, del tutto sorpreso nel vederla qui alle prese con un testo letterario, una sorta di monumento della parola, il Moby Dick di Herman Melville, libro di superba architettura e dalla scoperta ispirazione teologica. L’attenzione della Spinelli, il suo acume, hanno un’ampia stratificazione e un largo raggio. Non di rado nei suoi articoli ricorre al testo biblico, consapevole che quell’antico strato della memoria d’Occidente sostiene ancora il nostro fragile presente. Basta guardare un po’ più in là e un po’ più a fondo rispetto a quello che comunemente si è disposti a fare. Proprio Moby Dick – la grandiosa epopea della ricerca umana e della sua dannazione – è, forse, il libro più capace di sollecitare questa essenziale attitudine dell’intelligenza di Barbara Spinelli: la sua capacità d’immergersi sotto la crosta dell’ovvio, sotto la superficie di un’attualità squillante e fin troppo perentoria, nuovo idolo che sovrasta le nostre vite e talvolta, svuotandole, le domina; la sua capacità di scavare nella natura del molteplice, per graffiare l’idolatria dell’Uno, che “ha affascinato sempre la mente umana”.
Facendo rotta con Achab, navigatore di tenebre, Barbara Spinelli ci accompagna dentro lo spazio di una lotta mortale, dove la ricerca della verità, la lotta – contagiosa – contro il male, e la sopravvivenza di una schiuma di bene altro non sono che il poema della nostra vita.
(Gabriella Caramore)

COMMENTO: Il grande libro di Melville letto da una delle più acute giornaliste contemporanee. Una lettura avvincente.

BARBARA SPINELLI vive e lavora a Parigi per «La Stampa», come editorialista. È autrice dei libri: Presente e imperfetto della Germania orientale, Il Mulino, Bologna 1969; Il sonno della memoria-L’Europa dei totalitarismi, Mondadori, Milano 2004; Ricordati che eri straniero, Qiqajon, Magnano (Bi) 2005; «Una parola ha detto Dio, due parole ne ho udite». Lo splendore delle verità, Laterza, Roma-Bari 2009.

COLLANA: Uomini & Profeti n. 28

ANNO: 2010

PAGINE: 128

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere


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