In memoria di Joseph Brodskij – Mark Strand

Si potrebbe dire, anche qui, che ciò che rimane dell’io si srotola in una luce che si perde e si assottiglia come polvere e si dirigeverso un luogo dove conoscenza e nulla trasmutano uno nell’altro e si attraversano;che si muove, srotolandosi ancora , oltre la volta della fulgida intelligenza conclusa, e continua verso un luogo che può non essere mai trovato, dove l’indicibile, infine, ancora una volta è proferito, ma piano,in fretta come uno scroscio di pioggia che scorre nel sonno, che uno immagina scorra nel sonno. Ciò che rimane dell’io si srotola e si srotola, perché nessuno dei confini tiene – né quello confuso fra noi, né quello che cade fra il tuo corpo e la tua voce, Joseph,caro Joseph, quegli improvvisi richiami del tuo essere stato – i luoghie i momenti la cui vita più piena è stata quella che tu hai donato loro- ora sembranocome spettri al tuo seguito . Ciò che rimane dell’io si srotolaal di là di noi, per i quali il tempo è solo una misura del frattantoe il futuro non più di un eccetera, eccetera …..ma rapido e per sempre. In Memory of Joseph BrodskyIt could be said, even here, that what remains of the self Unwinds into a vanishing light, and thins like dust, and headsTo a place where knowing and nothing pass into each other, and through;That it moves, unwinding still, beyond the vault of brightness ended,And continues to a place which may never be found, where the unsayable,Finally, once more is uttered, but lightly, quickly, like random […]

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Oriana Fallaci, dal Prologo di UN CAPPELLO PIENO DI CILIEGE

dal Prologo di UN CAPPELLO PIENO DI CILIEGE: Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io. Naturalmente sapevo bene che la domanda perché-sono-nato se l’eran già posta miliardi di esseri umani ed invano, che la sua risposta apparteneva all’enigma chiamato Vita, che per fingere di trovarla avrei dovuto ricorrere all’idea di Dio. Espediente mai capito e mai accettato. Però non meno bene sapevo che le altre si nascondevano nella memoria di quel passato, negli eventi e nelle creature che avevano accompagnato il ciclo della formazione, e in un ossessivo viaggio all’indietro lo disotterravo: riesumavo i suoni e le immagini della mia prima adolescenza, della mia infanzia, del mio ingresso nel mondo. Una prima adolescenza di cui ricordavo tutto: la guerra, la paura, la fame, lo strazio, l’orgoglio di combattere il nemico a fianco degli adulti, e le ferite inguaribili che n’erano derivate. Un’infanzia di cui ricordavo molto: i silenzi, gli eccessi di disciplina, le privazioni, le peripezie d’una famiglia indomabile e impegnata nella lotta al tiranno, quindi l’assenza d’allegria e la mancanza di spensieratezza. Un ingresso nel mondo del quale […]

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PASSATO, di Vincenzo Cardarelli

I ricordi, queste ombre troppo lunghedel nostro breve corpo,questo strascico di morteche noi lasciamo vivendoi lugubri e durevoli ricordi,eccoli già apparire:melanconici e mutifantasmi agitati da un vento funebre.E tu non sei più che un ricordo.Sei trapassata nella mia memoria.Ora sì, posso dire cheche m’appartienie qualche cosa fra di noi è accadutoirrevocabilmente.Tutto finì, così rapido!Precipitoso e lieveil tempo ci raggiunse.Di fuggevoli istanti ordì una storiaben chiusa e triste.Dovevamo saperlo che l’amorebrucia la vita e fa volare il tempo.

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Gabriele De Ritis: Momenti d’essere 1, la sala del commiato

Ascolta: Gabriele De Ritis: Momenti d’essere 1, la sala del commiato Domenica, 27 febbraio 2011 La prima idea mi è venuta ieri, all’ingresso della Camera mortuaria del Policlinico di TorVergata, dove Paolo attendeva di essere trasferito a Sora, per i funerali di rito. A sinistra del corridoio che conduce agli spazi in cui vengono sistemate le bare, una stanza con un divano e basta. A destra della porta, una piccola insegna, poco appariscente, con la scritta: Sala del commiato. E sotto quella scritta, altre parole: un invito ad accogliere e confortare parenti e amici. Sarà stata la parola ‘commiato’ a turbarmi. La vista di Paolo, immobile con jeans e casacca sportiva sopra una camicia a righe sbottonata, non mi ha sconvolto, per quanto lo amassi, come tutti i nostri ragazzi. L’abbraccio alla madre e al padre, la lunga sosta accanto a lui, le carezze al viso, la stretta alle mani. Il gelo della sua pelle contrastava con la dolcezza della sua espressione. Il viso non era contratto. Sembrava che dormisse. Di questo abbiamo parlato a lungo. La madre ha raccontato gli ultimi mesi trascorsi con lui. C’era stato un riavvicinamento, dopo quindici anni di contrasti e incomprensioni. Lei non faceva che dire questo: in questi ultimi tempi Paolo è stato solo mio. E di questo strazio ci sarà da dire ancora. Oggi la ferita sanguina troppo. Prima di andar via, sono tornato a considerare l’esistenza di quella sala di commiato. Forse, […]

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Jacques Bonnet: I fantasmi delle biblioteche

…. L’altra grande categoria di bibliomani è quella dei lettori insaziabili. Non che i primi non leggano, ma il loro interesse principale è rivolto altrove. Non che i secondi non finiscano per avere molti libri, ma quello non è il loro vero scopo; semmai è una conseguenza della loro mania. All’inizio c’è in loro una gran voglia di leggere, una curiosità onnivora, ma questo non implica inevitabilmente un accumulo: i libri possono anche essere consultati in biblioteca o presi in prestito e, nel caso che li si sia comprati, si possono rivendere. Ma il bibliomane lettore vuole tenere l’oggetto per sé, averlo a disposizione. Il narratore di Carlos Maria Domínguez descrive il fenomeno in modo convincente: il lettore sviluppa un attaccamento non solo per la lettura, ma per l’oggetto che l’ha resa possibile: Mi sono spesso domandato perché tengo dei libri che potranno servirmi solo in un lontano futuro, dei titoli estranei ai miei percorsi consueti, delle opere che ho letto una volta sola e che riaprirò solo fra molto tempo, forse mai più. Ma come eliminare Il richiamo della foresta senza distruggere uno dei rari elementi intorno ai quali si è costruita là mia infanzia? Come disfarmi di Zorba il greco che ha suggellato la mia adolescenza tra le lacrime o di La venticinquesima ora? Come rinunciare ai tanti libri confinati da anni sugli scaffali più alti, quei libri muti ma intatti ai quali ci lega una solenne promessa di fedeltà? (La […]

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