GIANFRANCO CORDI’ (docente di storia e filosofia), L’IMPERFETTIBILE. Ovvero: come salvarsi la vita!, novembre 2018

  «Il capitano Achab non torna più dal viaggio contro l’impossibile» canta Roberto Vecchioni in Canzone per Sergio contenuta nell’album Samarcanda (Philips, 1977). Mentre Attilio Meliadò, filosofo di Reggio Calabria, ha pubblicato nel 2001 un libro dal titolo Comunità dell’irreparabile. Saggio di metapolitica del Terzo (Franco Angeli). Dal canto suo Maurizio Ferraris nel Manifesto del Nuovo Realismo (Laterza, 2012) introduce il concetto dell’inemendabile: ciò che non può essere cancellato. Per Jacques Derrida (nel libro Marx & sons. Politica, spettralità, decostruzione, Mimesis, 2002) la giustizia rappresenta l’indecostruibile. L’impossibile ovvero ciò che non può essere possibile, l’irreparabile, ciò che non può essere aggiustato, l’inemendabile, ovvero ciò che non può essere emendato e l’indecostruibile, ovvero ciò che non può essere decostruito sono tutte figure di un unico elemento (del discorso filosofico): l’imperfettibile. Ovvero: ciò che non può essere ulteriormente reso perfetto. Se la perfezione è un punto d’arrivo per l’impossibile, l’irreparabile, l’inemendabile e l’indecostruibile si ha allora che questa perfezione (totalità in sé organicamente sciolta in uno sguardo onnicomprensivo non ulteriormente trascendibile) è il punto d’arrivo del discorso al pari di una sentenza della Corte di Cassazione nella Giurisprudenza. Tribunale, Corte d’Appello e Corte di Cassazione (fatta salva la necessaria – ai fini della delucidazione del nostro discorso – eliminazione dell’eventuale ricorso alla Corte di Strasburgo) costituiscono, alla fine di questo iter, lo stabilirsi di una sentenza definitiva. Perfetta e definitiva è la figura dell’imperfettibile perché da esso non si può prescindere per […]

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