I Ching di Ernst Bernhard, a cura di Luciana Marinangeli, da Psicoanalisi BookShop | Zephyro Edizioni | Libreria di psicoanalisi online

Ernst Bernhard: I Ching, La Lepre, Roma, 2015, indice e estratti in TecaLibri

Tracce e Sentieri

Autore Ernst Bernhard
Titolo I Ching
Sottotitolo Una lettura psicologica dell’antico libro divinatorio cinese
Edizione La Lepre, Roma, 2015, Wu Wei , pag. 144, ill., cop.fle., dim. 13,5x21x1,2 cm , Isbn 978-88-96052-99-0
Curatore Luciana Marinangeli
Lettore Elisabetta Cavalli, 2016
Classe paesi: Cina , esoterismo , psicologia , psicanalisi

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Indice

 INTRODUZIONE 9 Roma, via Gregoriana 12 La storia dell'I Ching 21 L'interesse di Jung e di Bernhard per le cose esoteriche è nello spirito del loro tempo 24 Una scoperta recente CAPITOLO PRIMO - A proposito di divinazione 27 Perché si va dal mago, perché Adriano Olivetti e Federico Fellini consultavano I Ching? 30 Psicodinamica della divinazione CAPITOLO SECONDO - Bernhard parla 33 Bernhard e l'anziana signora 37 Un appunto volante del 2/5/1965 38 Bernhard parla de I Ching ai suoi allievi nelle registrazioni effettuate nella casa di via Gregoriana tra l'aprile…

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I Ching per la domanda di Nottola: Esagramma attuale: 15. Esagramma mutante: 46, 13 agosto 2017

Andrea Colamedici, Il Codice del Mito, il sogno di Platone e l’incubo dell’Occidente, ed. Mursia, 2017 | in Filosofia e nuovi sentieri

«Se pensi che la tua anima personale sia distinta dal corpo e che consapevolezza e coscienza morale siano localizzate in quell’anima (e non nel mondo esterno) e che perfino il gene egoista sia individualizzato nella tua persona, allora, psicologicamente, sei platonico. Se la tua prima reazione a un sogno, a una notizia, a un’idea è di operare immediatamente una divisione tra bene e male morali, allora psicologicamente sei platonico. Se associ il peccato alla carne e ai suoi impulsi, ancora una volta, psicologicamente, sei platonico. […] E sei platonico quando credi che alla fine del tunnel delle umane disgrazie ci attenda la giustizia divina sotto forma di ricompensa o punizione, invece che la tragedia irrimediabile o il caso o la sfortuna» (pp. 192-193).

Leggi il resto dell’articolo

Sorgente: Il Codice del Mito, il sogno di Platone e l’incubo dell’Occidente.Un saggio Mursia di Andrea Colamedici | Filosofia e nuovi sentieri

i due aspetti (opposti) dell’ARCHETIPO DEL SENEX ~ da Informazione Consapevole

Tracce e Sentieri

Soffermandoci per un momento sul Senex, vale ricordare che anch’esso è duplice, e che nella sua duplicità/polarità – costitutiva anche del Puer –  questo archetipo è sì freddo, lento e pesante, ma va detto che, nel contempo, questa pesantezza gli fornisce anche densità e stabilità; la sua lentezza è certo tristezza e melanconia, ma anche quiete e riflessione; è la notte che annuncia il giorno. Come il Puer è sessualmente potente (ma ricordiamo che lo è tendenzialmente fuori dalla relazione amorosa),

così il Senex è arido e impotente; ma  poiché appartiene a Saturno è contemporaneamente anche dio della terra e della fertilità; è colui che raccoglie  i frutti, ma che anche ne fa anche incetta;  che tende a conservare le cose, ma sovente soltanto per sé; e tende a farle durare per sempre. E’ vero che batte moneta ed è signore della ricchezza, ma è anche avaro e rapace; e poiché è divoratore…

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Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura, Master del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università di Milano-Bicocca, 2016

“Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura” è un master di primo livello, al momento l’unico in Italia, che forma figure professionali in funzione progettuale, conservativa e promozionale nell’ambito del turismo culturale, all’interno dei servizi educativi del patrimonio di musei e istituzioni culturali pubbliche o private.

Il Master è organizzato dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” Immagine Link Esterno dell’Università di Milano-Bicocca, con la direzione scientifica di Romano Madera e Paolo Mottana, rispettivamente docente di Filosofia Morale e di Filosofia dell’Educazione

tre moduli:

– Teoria dell’immagine, del simbolo e della cultura, con analisi del pensiero di Carl Gustav Jung, Gaston Bachelard, James Hillman, Gilbert Durand, Ernst Cassirer, Susanne Langer, Aby Warburg;

– Le tradizioni simboliche, con particolare attenzione a quella islamica, ebraica, cristiana, indo-mediterranea, greca, cino-nipponica, alchemica, sciamanesimo;

– Immaginario simbolico contemporaneo ed educazione estetica, analizzato nella cultura contemporanee,  nelle arti poetiche, letterarie, musicali, cinematografiche e coreutiche. nei contesti educativi e psico- terapeutici, nell’architettura e nel paesaggio

tutta la scheda qui

http://www.unimib.it/open/news/In-Bicocca-un-master-per-promuovere-larte-a-partire-da-simbologia-e-mito/531882402895150487

I CHING, il libro della versatilità: testi oracolari con concordanze, nella edizione Eranos, a cura di Rudolf Ritsema, Shantena Augusto Sabbadini. Progetto grafico di Paolo Giomo, coordinamento editoriale di Maurizio Rosenberg, Red edizioni, Como 1996

La migliore edizione AL MONDO dell’  I CHING, è stata pubblicata a Como nel 1996

I CHING, il libro della versatilità: testi oracolari con concordanze,

nella edizione Eranos, a cura di Rudolf Ritsema, Shantena Augusto Sabbadini.

Progetto grafico di Paolo Giomo, coordinamento editoriale di Maurizio Rosenberg,

Red edizioni, Como 1996

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Olympos: Dioniso, il Dio della Trasgressione

Tablinum Cultural Management

304px-Dionysos_Louvre_Ma87_n2Studio Tablinum:trattare le vicende del Dio Dioniso é come entrare in un mondo fatto di trasgressione e delirio mistico. Un Dio che dalle sue sembianze sembrava più una ragazzina, con il suo corpo sinuoso e i suoi capelli riccioluti e profumati. Figlio di Zeus e della principessa di Tebe Semele.

La sua nascita è ancora più singolare della nascita della Dea Atena, dalla testa del padre Zeus: Dioniso nacque dalla coscia del dio. Accadde che la Madre degli DeiHera scopri la relazione del marito con una mortale, Semele, e furibonda per l’ennesimo tradimento del marito divino escogitò il modo di eliminare l’amante.

Diciamo che non si prospettava nulla di buono. Hera prese le sembianze della vecchia nutrice di Semele, Beroe, e iniziò a insinuare nella mente della principessa il pensiero che Zeus in fondo non l’amasse molto e che in effetti non gli si era…

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La sapienza del sogno, di Loretta Zorzi Meneguzzo Davide Lopez, Mimesis, 2012

La sapienza del sogno
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La sapienza del sogno

Autore: Loretta Zorzi Meneguzzo
Davide Lopez
Editore: Mimesis
Anno: 2012 
Pagine: 410
ISBN: 9788857509051


Prezzo di copertina: € 28,00

Sconto:15%  € 23,80

Disponibile – E’ possibile ordinare

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I sogni sono un aspetto importante del nostro dialogo interiore. Ma come interpretarli? Come sfuggire alle facili suggestioni, alle decodificazioni semplici ma ingannevoli? Non siamo tutti psicoanalisti, ma alcuni strumenti di base possiamo impararli. Questo libro aiuta a farlo con il supporto di un approccio serio ma semplice. Dal sogno si impara a sostare più confortevolmente nella veglia. Capire il linguaggio immaginifico dei sogni è un compito possibile per ciascuno di noi, soprattutto se ci apriamo al dialogo creativo con la nostra coscienza. La concezione sapientemente elaborata dagli autori costituisce il più innovativo approccio alla comprensione dei sogni. La vita è anche sogno e accogliere questa condizione come un dono renderà più lieve il nostro cammino

James Hilman Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda di Selene Calloni Williams

James Hilman
Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda

di Selene Calloni Williams

GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE

LEGGI LA RECENSIONE DI SILVIA TURRIN

James Hillman, il cammino del

“Noi siamo vittime delle teorie ancor prima che vengano messe in pratica”, scriveva James Hillman. Ecco perché in questo libro tutto è esperienza:l’esperienza stessa del “fare anima” e dell’ecologia profonda, che conducono in un cammino che trasforma paure e limiti nel “fuoco psichico” dellagrande energia creativa e dona il potere della visione immaginale. “Fare anima” ha un effetto curativo, salutare e vivificante. Tuttavia “fare anima” non è fare terapia. “Fare anima” è stare dalla parte dei sogni, delle ombre, degli avi, è stare dalla parte del daimon, il lato invisibile delle cose. Fare anima è stare con le immagini dell’anima, con gli eidola, gli dèi, e da lì, da quella prospettiva, guardare all’Io e ai suoi bisogni. Fare anima è stare nelsacro, nella capacità di darsi e nel piacere, nel fuoco, nel calore psichico, nella beatitudine di cui questo darsi è fonte. Queste pagine raccolgono lasaggezza di un insigne maestro dei nostri giorni. James Hillman (1926-2011) ha parlato di un grande segreto di libertà, riscatto ed emancipazione. Selene Calloni Williams porta la sua voce a tutti in un modo straordinariamente semplice, accessibile da chiunque, eppure capace di rendere ilmessaggio originario con inalterata profondità. Ma non solo, nel corso delle pagine il messaggio di Hillman si confronta con i grandi segreti dei culti deimisteri sciamanici dell’Asia, che Selene Calloni Williams studia da oltre trent’anni… E così impariamo che possiamo trovare la nostra via che porta fuoridalla sofferenza ed esistere nella gioia, proprio ora.

Un libro raccomandato a tutti coloro che pensano che la realtà sia molto di più di ciò che gli occhi possono vedere. Il testo è arricchito da un articolo inedito di James Hillman e da un DVD che riporta un eccezionale documentario dal titolo “L’esperienza sciamanica e la psicologia archetipica” nel quale le tradizioni di tribù animiste, degli sciamani della Mongolia, della Siberia, dell’Argentina, della Birmania e dei sufi dell’Iran vengono messe a confrontocon la visione immaginale della psicologia archetipica.

da   Counselling filosofico -Counseling – counseling filosofico – Coaching life coaching – yoga.

l’angelo e, in particolare l’angelo custode non sono solo fantasie adatte alla infanzia, ma pongono interrogativi sulla struttura umana

Rilke, Klee, Bulgakov, Benjamin … mostrano che

l’angelo e, in particolare l’angelo custode non sono solo fantasie adatte alla infanzia, ma pongono interrogativi sulla struttura umana.

L’uomo in quanto persona esprime desideri di senso e in questa ricerca si imbatte in una molteplicità di tensioni umane, raffigurate anche attraverso gli angeli

Walter Benjamin e l’Angelo della storia, di Gaspare Armato in BABILONIA61 LA STORIA MODERNA IN UN BLOG – OCTOBER 16, 2012

Nel 1921 Walter Benjamin (1892-1940) acquistò un acquerello di Paul Klee a cui tanto si affezionò che lo seguì fino al giorno della sua morte: Angelus Novus. Lo osserverà spesso come un’entità “stellare” che dovrà accompagnarlo nel cammino della vita, nel viaggio nella storia. E l’angelo diventerà proprio L’angelo della storia, di quella storia fatta di disastri errori distruzioni.

 

vai a tutto l’articolo qui: Walter Benjamin e l’Angelo della storia.

Angelicamente, antologia a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, presentazione di Baldo Lami, Paolo Ferrario e Francesco Pazienza alla Associazione Antroposofica milanese, 11 novembre 2011, ore 21, Via Vasto 4, Milano

 

Scheda del libro sul sito della casa editrice Zephyro Edizioni

curatore: Baldo Lami

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Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato, speranza e futuro sembrano collassare in un presente sempre più mutevole e indistinto, l’angelo torna a far parlare di sé. Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini che lo sovrastano? Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana, si sono ritrovati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro, secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere e pensare. Ne esce un quadro molto eterogeneo e policromo ricco di suggestioni, per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno, ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.

Indice:
Premessa
I. L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre, Grazia Apisa
II. Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma, Eliana Briante
III. Essere angelo per qualcuno, Gabriele De Ritis
IV. Il Genius Loci come angelo del luogo, Paolo Ferrario
V. La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu, Pietro Gentili
VI. L’influenza dell’angelo sull’anima umana, Claudio Gregorat
VII. La missione disconosciuta degli angeli emotigeni, Baldo Lami
VIII. Angeli e custodi, Massimo Marasco
IX. L’angelo dell’Annunciazione, Paola Marzoli
X. Michele e Lucifero. Cosa avranno ancora quei due da dirsi?, Maria Luisa Mastrantoni
XI. Angeli dell’Europa, Francesco Pazienza
XII. Lucifero dinamica divina, Bianca Pietrini e Fabrizio Raggi
XIII. Distanze che disegnano orizzonti, Massimo Pittella
XIV. La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno, Claudia Reghenzi
XV. Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?, Stefania Valanzano
XVI. L’angelo nel cinema, Gruppo lettura film

Qui Baldo Lami presenta i singoli saggi del libro.

Qui i video della presentazione al Salone della piccola e media editoria indipendente a Milano 28 Novembre 2010

Angelo

PAUL KLEE, Angelo smemorato

 

«L’angelo è metafora della capacità della mente di uscire dal cerchio chiuso del nostro orizzonte tridimensionale. L’angelo è rappresentazione. La sua funzione non è tanto quella di rivelare all’uomo ciò che è nascosto, di manifestare l’inattingibile, ma piuttosto di indicare l’inattingibile, di custodirlo.
In Rilke gli angeli appaiono inizialmente sotto una luce di trionfo, ma solo per mettere in risalto la distanza dalla creatura umana. Ma è proprio questa distanza a costringere l’angelo a entrare in rapporto con l’uomo. E’ così che l’angelo si fa sempre più triste. La sua tristezza deriva dal peso che schiaccia l’uomo: il ricordo (die Erinnerung). L’angelo di Rilke è memore della caduta e perciò è oppresso da una tristezza inesorabile. Ed è questa stessa tristezza che lo avvicina all’uomo….
Se si vogliono tenere insieme polarità distinte come parola e silenzio, manifestazione e invisibile, l’angelo è la figura “necessaria” di questa rappresentazione».

MASSIMO CACCIARI, Intervista a Panorama, 9 febbraio 1986

MITI E STORIE DI IERI E DI OGGI immagini per la formazione

  MITI E STORIE DI IERI E DI OGGI

immagini per la formazione


ANCHISE

Tema: FATICA DEL FAMILIARE CHE ASSISTE, CARE GIVER

da: Enciclopedia dei miti, Garzanti, 1990 (edizione originale: Dictionnaire de la mythologie grecque et romaine, Puf-Presses universitaire de France, 1979)


ANTIGONE

Tema: AMORE FILIALE SACRIFICIO

Figlia di Edipo e di Giocasta, era sorella di Eteocle e Polinice. 

Quando il padre, ormai cieco, si allontanò da Tebe in esilio, Antigone lo accompagnò fino

a Colono, dove Edipo morì. 

Tornata a Tebe, quando i suoi fratelli caddero in combattimento, diede sepoltura al corpo

di Polinice, malgrado il divieto di Creonte, diventato re alla morte dei due giovani. Creonte

allora la condannò a essere murata viva. La giovane però si uccise prima che fosse

eseguita la sentenza. 

Emone, figlio di Creonte, che amava Antigone, si tolse la vita per il dolore presso il

cadavere di lei. 

La storia di Antigone è l’argomento di una celebre tragedia di Sofocle.

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna


ARIANNA

Tema: AIUTO PER NON PERDERSI

Figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae. Si innamorò di Teseo e, dandogli un gomitolo

di filo perché non si smarrisse, lo aiutò a uscire dal Labirinto e a fuggire, dopo aver ucciso

il Minotauro. 

Arianna seguì l’eroe ateniese, ma questi l’abbandonò nell’isola di Nasso, allontanandosi

mentre la fanciulla dormiva. Alcuni narrano che la giovane donna, quando scoprì di essere

stata abbandonata, disperata, si impiccò. Secondo un’altra versione, Dioniso la trovò, la

fece sua sacerdotessa e in seguito la sposò.

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna


DEDALO

Tema: LAVORO PROFESSIONALITA’

Abilissimo artefice ateniese, che si diceva di stirpe reale, discendente di Eretteo. Secondo

la leggenda inventò una serie di strumenti, come l’accetta e il livello, e le vele delle navi,

queste, pare, ancora sconosciute ai Greci. Era famoso come architetto e scultore e le

statue che creava erano fatte con tale arte che si muovevano e parevano vive. Geloso di

Galo (o Talo), un suo nipote e discepolo che aveva inventato la sega, il regolo e il tornio,

lo buttò giù dall’alto di una casa e fu quindi costretto a fuggire da Atene. Si rifugiò allora

da Minosse, re di Creta, che lo accolse con grandi onori, ma fu dal geniale ospite mal

ricompensato. Dedalo, infatti, costruì per la regina Pasifae la famosa giovenca grazie alla

quale la donna riuscì a soddisfare la sua infame passione per un bellissimo toro. Costruì

anche il Labirinto, un edificio pieno di corridoi e di stanze, in fondo al quale venne

alloggiato il Minotauro. Dedalo offese nuovamente il re, suggerendo ad Arianna

l’espediente del filo per fare ritrovare a Teseo la via d’uscita da quell’intrico di corridoi,

dopo che costui aveva ucciso il mostro. Minosse allora fece rinchiudere Dedalo e il figlio

Icaro nel Labirinto stesso, e il grande artefice vi rimase finché, con il pretesto di aver

bisogno di cera e di penne per una sua nuova creazione, non riuscì a fabbricare un paio

di ali per sé e un paio per il figlio e a fuggire in tal modo, librandosi nell’aria. Icaro,

maldestro, precipitò nel mare, ma il padre raggiunse Cuma, in Campania, dove eresse un

magnifico tempio al dio Apollo, a cui consacrò le ali da lui fabbricate. Poi passò in Sicilia e

fu accolto dal re Cocalo e dalle sue figlie con molta benevolenza. Minosse lo inseguì e

chiese a Cocalo di consegnarglielo, ma le figlie di Cocalo, innamorate di Dedalo, uccisero

il re di Creta e l’illustre inventore fu di nuovo libero. Pare tornasse ad Atene e che fosse il

capostipite del demo dei Dedalidi.

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna


ENEA

Tema: FAMIGLIA STATO

Principe troiano, figlio di Anchise e di Afrodite. Sposò Creusa, figlia di Priamo, da cui ebbe

un figlio, Ascanio. Fu tra i più valorosi guerrieri alla guerra di Troia. Dopo la distruzione

della città, cercò di allontanarsi tra le fiamme, per mettere in salvo la sua famiglia, alcuni

compagni e le reliquie troiane. Procedeva in testa al gruppo, portando sulle spalle il

vecchio padre Anchise, convinto che la moglie lo seguisse. Ma quando si girò per cercare

Creusa, la donna era scomparsa ed Enea non riuscì più a trovarla. Il principe troiano forse

si ritirò sul monte Ida, dove costruì una flotta con cui prendere il mare alla ricerca di un

nuovo paese in cui stabilirsi. Secondo Omero, però, Enea non lasciò mai la Troade e

ricostruì Troia, regnando sui Troiani, secondo il volere degli dei. Qualche commentatore,

tuttavia, diede un’altra interpretazione alle parole di Omero: Enea avrebbe regnato sì sui

Troiani, ma su quei Troiani che lo avessero accompagnato in Italia. L’Eneide di Virgilio

comincia con la fuga di Enea da Troia in fiamme. L’eroe affrontò molte peripezie che

portarono quel gruppo di esuli nel Chersoneso tracico, nell’Epiro, a Delo, nelle Strofadi, a

Creta, in Sicilia e a Cartagine, in Africa, dove Enea conobbe e amò Didone. Dopo un

viaggio durato sette anni e dopo aver perso tredici navi, l’eroe arrivò finalmente nel Lazio.

Qui fu accolto benevolmente dal re Latino, che gli promise in moglie la figlia Lavinia. Ma la

fanciulla era già stata promessa a Turno, il re dei Rutuli, che, per impedire il matrimonio

della sua fidanzata con il principe troiano, fece guerra a Enea, alleandosi con altri principi

italici; dopo molte battaglie, la guerra si risolse con un duello fra i due eroi, nel quale

Turno trovò la morte. Enea sposò allora Lavinia, in onore della quale fondò la città di

Lavinio, e succedette al suocero sul trono. Dopo qualche anno, durante una battaglia

contro gli Etruschi, Enea scomparve in un uragano, e i Latini, non vedendolo più,

pensarono che fosse stato assunto in cielo e lo adorarono come un dio. Suo figlio

Ascanio, con il nome di Iulo, fondò Alba Longa e vi regnò.

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna


ICARO

Tema: RISCHIO ESPLORAZIONE

Figlio di Dedalo che con il padre era stato rinchiuso nel Labirinto da Minosse, adirato per

la fuga di Teseo. Grazie all’ingegnosità di Dedalo, i due fuggirono, valendosi di ali

attaccate con la cera. Icaro, però, esaltato dall’ebbrezza del volo, si librò troppo in alto: il

sole liquefece la cera, le ali si staccarono e il ragazzo cadde nel mare che da lui fu detto

Icario e che è una parte dell’Egeo, attorno all’isola chiamata Icaria.

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna


il LABIRINTO

M.C. Echer, Relativitaet (1953)


PENELOPE

Tema: LAVORO RETI

fu fedele moglie di Odisseo o Ulisse, re di Itaca, e madre di Telemaco. Durante la lunga

assenza del marito, molti principi di Itaca e delle isole vicine (i Proci) la corteggiarono con

insistente arroganza, stabilendosi nella reggia e consumando tra i bagordi il patrimonio del

re. Allo scopo di sottrarsi alle loro moleste attenzioni, Penelope escogitò uno

stratagemma: avrebbe scelto tra loro un marito solo quando avesse finito di tessere una

splendida tela per Laerte, padre di Ulisse. Ogni notte, per tre anni, finché una delle sue

ancelle non tradì il segreto, Penelope disfaceva di notte il lavoro eseguito di giorno, in

modo da non terminare mai l’opera. Dopo vent’anni Ulisse finalmente fece ritorno alla

reggia e con l’aiuto di Telemaco, di Atena e di alcuni servi fedeli sterminò i Proci, dopo

averli sfidati a una gara con il suo potente arco, che nessuno dei giovani pretendenti

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna

RE DEGLI ELFI

Tema: FAMIGLIA PADRI

IL RE DEGLI ELFI

 

Chi cavalca così tardi per la notte e il vento?

È il padre con il suo figlioletto;

se l’è stretto forte in braccio,

lo regge sicuro, lo tiene al caldo.

«Figlio, perché hai paura e il volto ti celi?»

«Non vedi, padre, il re degli Elfi?

Il re degli Elfi con la corona e lo strascico?»

«Figlio, è una lingua di nebbia, nient’altro.»

«Caro bambino, su, vieni con me!

Vedrai i bei giochi che farò con te;

tanti fiori ha la riva, di vari colori,

mia madre ha tante vesti d’oro».

«Padre mio, padre mio, la promessa non senti,

che mi sussurra il re degli Elfi?»

«Stai buono, stai buono, è il vento, bambino mio,

tra le foglie secche, con il suo fruscio.»

«Bel fanciullo, vuoi venire con me?

Le mie figlie avranno cura di te.

Le mie figlie di notte guidano la danza

ti cullano, ballano, ti cantano la ninna-nanna».

«Padre mio, padre mio, in quel luogo tetro non vedi

laggiù le figlie del re degli Elfi?»

«Figlio mio, figlio mio, ogni cosa distinguo;

i vecchi salci hanno un chiarore grigio.»

«Ti amo, mi attrae la tua bella persona,

e se tu non vuoi, ricorro alla forza».

«Padre mio, padre mio, mi afferra in questo istante!

Il re degli Elfi mi ha fatto del male!»

Preso da orrore il padre veloce cavalca,

il bimbo che geme, stringe fra le sue braccia,

raggiunge il palazzo con stento e con sforzo,

nelle sue braccia il bambino era morto.

Fonte: Goethe, Ballate

SETTE NANI – BRONTOLO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

Nel gruppo, è lui l’iracondo. Se la prende praticamente con tutti. Biancaneve compresa.

Maestro nello scatenare sensi di colpa, scoprire debolezze, sottolineare errori. Brontolo

somatizza il suo

avercela col mondo, assumendo una smorfia perenne ormai connaturata al resto della

faccia. Il suo cuore è ormai a rischio di infarto, i suoi nervi tesi e le sue rughe esponenziali.

Ma non ce la fa a star calmo, è più forte di lui. A Brontolo si sono liberamente ispirati il

Puffo Brontolone e il Paperino di Barks.

Fonte:

SETTE NANI – CUCCIOLO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

Se il più vecchio è dislessico (Dotto), il più piccolo è muto. Cucciolo è un nano ma anche

un bambino. O almeno è quello che vuol far credere e più o meno tutti ci cascano.

Non emette alcun tipo di suono, ma per compensare ha delle orecchie enormi, fuori

misura, delle orecchie che non entravano in un solo lungometraggio al punto che la

Disney le ha rivedute e corrette per Dumbo e Zemeckis le ha copiate e adattate a Roger

Rabbit.

In quanto nano bambino, e muto per giunta, fa un po’ come gli pare, tanto è grazioso. Così

grazioso che fa le mossette, le faccine, i sorrisoni, un po’ tipo Ambra di “Non è la Rai”. E

tutto questo contribuisce a farlo apparire più che un bambino, un nano che vorrebbe far

Fonte:

SETTE NANI – DOTTO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

E’ il grande capo del gruppo ma non si capisce bene perché. Afflitto da una forte forma di

dislessia, non riesce praticamente mai a comunicare un pensiero compiuto. La

caratteristica del suo problema di linguaggio è quella della sostituzione delle sillabe nelle

parole, una specie di capolavoro enigmistico che fa sì che gli altri sei nani si stufino

regolarmente prima che lui abbia terminato la frase, ma essendo dei signori, non glielo

fanno mai notare. Questo gli comporta una notevole dose di stress, che non riesce mai a

scaricare perché in quanto capo, non gli è dato arrabbiarsi. Diciamo infine che Dotto è

il più anziano del gruppo, un vecchio signore in un gruppo di vecchietti e se fossimo

maliziosi si potrebbe sospettare un accenno di Alzheimer.

Fonte:

SETTE NANI – EOLO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

II quarto nano è allergico: alla polvere, ai grandi, agli acari, alle miniere, alla fisarmonica.

Allergico praticamente a tutto. E starnutisce come una furia, spruzzando un muco

fastidioso e mandando gambe all’aria se stesso e gli altri nani.

Il suo naso è fuori misura, esageratamente grosso, rosso e umido. In sostanza fa un po’

Fonte:

SETTE NANI – GONGOLO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

Sesto nano è obeso e un po’ tonto. Mangia come un maiale e ride sempre.

Non fa una gran bella impressione a chi gli sta accanto, con quel suo sguardo sempre

vitreo e quella quantità imbarazzante di denti bianchi aperti in un sorriso statico.

Biancaneve sembra non farci caso, a parte quando lui le ruba regolarmente il pranzo.

Fonte:

SETTE NANI – MAMMOLO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

II settimo e ultimo nano è tossico. Non si capisce bene di quali sostanze psicotrope faccia

uso costante, ma che Mammolo sia un drogato è semplicemente un fatto. Sorride alle

margherite, arrossisce guardando le api, gli si infiammano le orecchie.

Passa da uno stato perenne di confusione mentale a dei risvegli improvvisi. Vivendo nei

boschi è probabile abbia trovato dei funghi allucinogeni, ma non è detto. Le sue pupille

sono costantemente dilatate, al punto che persino le ciglia si allungano a dismisura,

scambia la festa danzante per Biancaneve in un rave, ed è un po’ invidioso di non aver

morso lui la mela avvelenata, visti gli effetti…

Fonte:

SETTE NANI – PISOLO

Tema: TIPI PSICOLOGICI FIABE

Sarebbe uno abbastanza a posto se non fosse narcolettico. La narcolessia è un disturbo

caratterizzato in termini generali da eccessiva sonnolenza diurna. Come si legge

sull’enciclopedia medica, si tratta di una patologia non rara che colpisce circa una persona

su mille e prevalentemente i maschi, a qualsiasi età.

Oltre all’eccessiva sonnolenza, un altro sintomo importante della narcolessia è quello della

cataplessìa, ovvero di una rapida perdita del tono muscolare causata da manifestazioni

emotive come riso, collera, eccitazione, sorpresa. Pensate un po’ che fatica la convivenza.

Neppure Biancaneve ha potuto risvegliare Pisolo più di tanto, a parte un sussulto dopo il

Fonte:

SISIFO

Tema: LAVORO IMPOSSIBILE

Figlio di Eolo e di Enarete, leggendario fondatore e re di Corinto. Favorì il commercio e la

navigazione, fece costruire le prime triremi e dotò la città, che si affacciava su due mari, di

due porti, uno verso l’Asia, per il commercio d’importazione, e uno verso l’Europa per

l’esportazione. Si dice che avesse istituito i giochi istmici. Sposò Merope, una delle

Pleiadi, figlia di Atlante, dalla quale ebbe Glauco. La tradizione lo dice avido, astuto,

crudele e menzognero. La sua furbizia stupì Autolico, famoso ladrone che rubava i buoi

altrui e poi li mescolava alle proprie mandrie. Sisifo impresse il suo marchio sotto gli

zoccoli dei buoi di sua proprietà e, quando Autolico glieli rubò, fu facile dimostrare a chi

appartenessero. Ammirato da tanta sagacia, Autolico divenne suo amico e gli permise di

godere i favori della figlia Anticlea, che poco dopo sposò il re d’Itaca, Laerte. La donna

generò Ulisse, che ereditò l’astuzia dal suo vero padre, Sisifo. Il re di Corinto non aveva

timore neanche di sfidare gli dei. Quando Zeus s’innamorò di Egina, figlia di Asopo, e la

rapì, Sisifo andò subito dal padre per rivelargli dove era stata nascosta la figlia, facendo

infuriare il signore dell’Olimpo. Quando questi gli inviò Thanatos, la Morte, Sisifo riuscì a

imprigionarla nel suo palazzo, a incatenarla e immobilizzarla, in modo tale che nessuno

moriva più. Zeus allora fu costretto a mandare Ares a liberare la Morte e a portare così

Sisifo agli Inferi. Ma lo scaltro re aveva già progettato come tornare in vita. Aveva convinto

la moglie a non concedergli gli onori funebri e a non seppellire il suo corpo. Appena

giunto nel regno di Ades accusò la sposa di negligenza e chiese al dio dei morti di poter

tornare sulla terra per punirla, promettendogli di far subito ritorno. Invece, una volta

resuscitato, violò l’impegno e riprese a regnare su Corinto, a depredare e a uccidere

crudelmente gli abitantI dei paesi vicini, finché Zeus non mandò Ermes a riprenderlo per

riportarlo nell’Oltretomba. Rinchiuso nel Tartaro per tutti i suoi misfatti, fu condannato a

spingere in eterno su un monte un pesante macigno che, giunto alla vetta, rotolava di

nuovo a valle, rendendo vana la sua fatica.

Fonte: Gislon – Palazzi, Mitologia e antichità classica, Zanichelli editore, Bologna

rivista SFERA 1988-1995: LE TENEBRE E IL NULLA (Giulio Giorello); INTERSEZIONI (Guido Guidorizzi); ANDIAMO AVANTI GUARDANDO INDIETRO (Giuliano Toraldo Di Francia); IL GIOCO DELL’EVOLUZIONE (Richard Dawkins); LA MEMORIA DELLA MATERIA (Tullio Regge); VIAGGIO VERSO LA COSCIENZA (Colin Blakemore); LA FINE DI UN DUALISMO (Ilya Prigogine & Isabèlle Stengers); IL NEUTRO DELL’ANGELO (Louis Marin); L’ORIZZONTE DELLA CONOSCENZA (Francesco Melchiorri); MOVIMENTO & MUTAMENTO (Vincenzo Cappelletti); I FISIOLOGI E LA PAURA (Alberto Oliviero); LA SERVITÙ DELLA SINISTRA (Françoise Héritier-Augé); LA DISSIMULAZIONE (Jean Starobinski); VUOTO E CREAZIONE (Jean Starobinski); IL CENTRO È RELATIVO (Dnielle Lecoq); ATTRAZIONE E REPULSIONE IN FISICA (Giuliano Toraldo Di Francia); LA DISCONTINUITÀ SIAMO NOI (Ruggero Pierantoni); INTRODUZIONE AL PENSIERO COMPLESSO (Edgar Morin); LE MODE (Ugo Volli); APPUNTI SUL VERO E SUL FALSO (Paolo Fabbri); IL MITO DI SANSONE (Pietro Adamo & Giulio Giorello); PASSATO/FUTURO (Giacomo Marramao); iL SENSO COMUNE (Aldo G. Gargani); ALLA RICERCA DELL’ISTANTE INIZIALE (Jean Audouze); LA MACCHINA DI CARTESIO (Jean Starobinski); PERCHÉ È BUIO DI NOTTE? (Giulio Giorello & Adriana T. Nogueira); LE BASI BIOLOGICHE DELLA DIVERSITÀ (Alberto Oliviero); L’UNIVERSO È MATEMATICO? (John D. Barrow); LE RADICI DELL’AGRESSIVITÀ (Colin Blakemore); ISTINTI E PASSIONI (Enrico Alleva & Sabrina Bigi); VARIAZIONI SUGLI OGGETTI E I LORO FANTASMI (Paolo Bozzi); DELLA MISURA GIUSTA (Claudio Franceschini); ANATOMIA DEL LINGUAGGIO (Jeffrey T. Laitman); ENERGIA E MATERIA (Jhon D. Barrow); IL METABOLISMO ARCHITETTONICO (Marco & Paola Frascari); CONTINUITÀ CAOS E APPROSSIMAZIONI (Giulio Giorello); CONTINUITÀ CAOS E APPROSSIMAZIONI (Giulio Giorello); TRADIMENTI SENZA ESTRO (Sarah Blaffer Hrdy); LE TEMPESTE NEL CORPO (Alberto Oliviero); GRANDE QUANTO BASTA (John D. Barrow); AL SETACCIO DELLA STORIA (Franco Ferrarotti); I FORZATI DELLA SCIENZA (John Maddox); IL POTERE DEL PROGETTO (Richard C. Lewontin)

 

Quarantatre fascicoli in otto anni, dal primo numero del novembre 1988 al febbraio 1995, l’ultimo prima di una sospensione delle pubblicazioni che ci ostiniamo a non considerare definitiva. Quarantatre dicotomie, da “Luce e Ombra” a “Molecole e Società”, passando per alcune opposizioni canoniche e disgiuntive come “Giovane e Vecchio” o “Grande e Piccolo” ma anche per la verifica di possibili complementarietà come “Uomo e Macchina” o “Eros e Ethos”. Un direttore, Giulio Macchi, pioniere della diffusione della cultura scientifica, inventore visionario di quegli “Orizzonti della scienza e della tecnica” che è, a tutti gli effetti, il padre di Quark e il nonno di tutti i progetti di divulgazione scientifica televisiva; un grafico con il gusto della sperimentazione, Piergiorgio Maoloni; una redazione giovane, prevalentemente al femminile con a capo, quasi fino alla fine, Maria Vitale e via via composta da Alessandra Mauro, Adele Gerardi, Marina Marrazzi senza dimenticare l’infaticabile Renata Durante; una seconda fase del progetto, quando si è aggiunta la consulenza e l’esperienza di Gianfranco Bangone, di Menotti Calvani e di Franco Pratico, ispiratore, quest’ultimo, e autore delle monografie che introducevano ogni volume. Un progetto editoriale talmente innovativo da meritare due premi, il Galileo, in Italia, nel 1989 e il Prix Camerà a Parigi, nel 1991.

Questi alcuni numeri, alcuni titoli e qualche nome di un’avventura che in nessun modo può essere riassunta a parole. Perché Sfera è prima di tutto un esperimento di integrazione dei codici espressivi tra i più visionari che l’incontro tra arte e scienza abbia mai tentato. Così come capita al visitatore di una mostra – così come ora è possibile navigando, secondo le leggi tipicamente inter e ipertestuali della rete – il lettore di Sfera ha sempre avuto davanti a sé più di un percorso da seguire, diverse alternative e un’infinità possibilità di ripetere la visita, infilando il tragitto da un testo prima tralasciato, da un’immagine ignorata con iniziale distrazione. L’incontro tra arte e scienza, il gioco di specchi e di rimandi incrociati ha funzionato da codice d’accesso a più di un piano di confronto: quello tra la scientificità dei testi e il carattere artistico dell’apparato iconografico; quello tematico, delle dicotomie, che ha accompagnato tutti i numeri anche quando il progetto editoriale ha subito piccole o più sostanziali modifiche; quello tra la linearità presupposta dalla lettura e la tridimensionalità degli spazi cognitivi costruiti per ogni fascicolo; quello tra impresa e promozione culturale che ne ha determinato la possibilità e ispirato la ricerca.
Quello che c’è stato di originale, quello che è ancora evidente per ogni nuovo, occasionale navigante in rete di Sfera, è l’assoluta autonomia delle sostanze espressive utilizzate. Non vi è mai, infatti, illustrazione grafica, pittorica o comunque figurativa dei contenuti tematici; non c’è nemmeno commento o esercizio di analisi critica dell’immagine. Pur facendo capo alla stessa redazione i percorsi tematici e la ricerca iconografica si sono sviluppati in assoluta e diremmo radicale indipendenza, contribuendo alla scoperta di impreviste relazioni piuttosto che all’illustrazione di quelle già note. E non solo: un ulteriore percorso si è realizzato ogni volta nel progetto grafico, dove gli elementi di riconoscibilità sono rimasti costantemente al minimo – una sorta di menabò appena abbozzato – offrendo al disegno della pagina e dell’intero fascicolo un’occasione di sperimentazione non casualmente studiata con profitto dai professionisti del settore grafico-pubblicitario. Un vero e proprio lavoro di ricerca, una contaminazione di percorsi e di letture che ha sempre rappresentato lo sfondo comune a tutta la proposta culturale del gruppo Sigma-tau: da Sfera, appunto, alle diverse e varie attività della sua Fondazione.

Questa radicale autonomia di percorso tra la pagina scritta, l’immagine figurativa, l’impaginazione grafica, risulta oggi consustanziale al carattere di ipertesto che assume ogni prodotto lanciato nella rete. In questo senso l’opportunità per il viaggiatore cibernetico non è puramente archivistica: si tratta invece di un’esperienza originale che il progetto di Sfera prevedeva con, come dire, una sorta di chiaroveggenza tecnologica. Così, se l’indipendenza dei testi scritti è testimoniata dalla ricchezza di stimoli che il lettore delle pagine che seguono troverà ancora freschi e affatto nostalgici di ciò che pure li accompagna, una volta esaurita con profitto la lettura di questi – o insieme alla loro lettura – si dà sempre il caso di riprendere il filo delle immagini, per accedere ad altro, per verificare un ulteriore percorso. Se l’originalità di Sfera sta infatti nella complementarità dei suoi elementi non vorremmo tacere la bellezza, in assoluto, delle immagini e del progetto grafico, conseguenza per entrambi di una ricerca raffinata, colta, attenta ad evitare il ricorso all’iconografia più tradizionale, a volte volutamente sconcertante come in quasi tutte le soluzioni grafiche sperimentate. Una ricerca al limite e del limite, dentro i territori sfumati e incerti tra arte e scienza con l’obiettivo di ricostruire nella geometria della Sfera quella “tecné” di cui, a ragione, la filosofia attuale denuncia ancora la rimediabile perdita.

SFERA n°1 LE TENEBRE E IL NULLA (Giulio Giorello)
SFERA n°2 INTERSEZIONI (Guido Guidorizzi)
SFERA n°3 ANDIAMO AVANTI GUARDANDO INDIETRO (Giuliano Toraldo Di Francia)
SFERA n°4 IL GIOCO DELL’EVOLUZIONE (Richard Dawkins)
SFERA n°5 LA MEMORIA DELLA MATERIA (Tullio Regge)
SFERA n°6 VIAGGIO VERSO LA COSCIENZA (Colin Blakemore)
SFERA n°7 LA FINE DI UN DUALISMO (Ilya Prigogine & Isabèlle Stengers)
SFERA n°8 IL NEUTRO DELL’ANGELO (Louis Marin)
SFERA n°9 L’ORIZZONTE DELLA CONOSCENZA (Francesco Melchiorri)
SFERA n°10 MOVIMENTO & MUTAMENTO (Vincenzo Cappelletti)
SFERA n°11 I FISIOLOGI E LA PAURA (Alberto Oliviero)
SFERA n°12 LA SERVITÙ DELLA SINISTRA (Françoise Héritier-Augé)
SFERA n°13 LA DISSIMULAZIONE (Jean Starobinski)
SFERA n°14 VUOTO E CREAZIONE (Jean Starobinski)
SFERA n°15 IL CENTRO È RELATIVO (Dnielle Lecoq)
SFERA n°16 ATTRAZIONE E REPULSIONE IN FISICA (Giuliano Toraldo Di Francia)
SFERA n°17 LA DISCONTINUITÀ SIAMO NOI (Ruggero Pierantoni)
SFERA n°18 INTRODUZIONE AL PENSIERO COMPLESSO (Edgar Morin)
SFERA n°19 LE MODE (Ugo Volli)
SFERA n°20 APPUNTI SUL VERO E SUL FALSO (Paolo Fabbri)
SFERA n°21 IL MITO DI SANSONE (Pietro Adamo & Giulio Giorello)
SFERA n°22 PASSATO/FUTURO (Giacomo Marramao)
SFERA n°23 IL SENSO COMUNE (Aldo G. Gargani)
SFERA n°24 ALLA RICERCA DELL’ISTANTE INIZIALE (Jean Audouze)
SFERA n°25 LA MACCHINA DI CARTESIO (Jean Starobinski)
SFERA n°26 PERCHÉ È BUIO DI NOTTE? (Giulio Giorello & Adriana T. Nogueira)
SFERA n°27 LE BASI BIOLOGICHE DELLA DIVERSITÀ (Alberto Oliviero)
SFERA n°28 L’UNIVERSO È MATEMATICO? (John D. Barrow)
SFERA n°29 LE RADICI DELL’AGRESSIVITÀ (Colin Blakemore)
SFERA n°30 ISTINTI E PASSIONI (Enrico Alleva & Sabrina Bigi)
SFERA n°31 VARIAZIONI SUGLI OGGETI E I LORO FANTASMI (Paolo Bozzi)
SFERA n°32 DELLA MISURA GIUSTA (Claudio Franceschini)
SFERA n°33 ANATOMIA DEL LINGUAGGIO (Jeffrey T. Laitman)
SFERA n°34 ENERGIA E MATERIA (Jhon D. Barrow)
SFERA n°35 IL METABOLISMO ARCHITETTONICO (Marco & Paola Frascari)
SFERA n°36 CONTINUITÀ CAOS E APPROSSIMAZIONI (Giulio Giorello)
SFERA n°37 CONTINUITÀ CAOS E APPROSSIMAZIONI (Giulio Giorello)
SFERA n°38 TRADIMENTI SENZA ESTRO (Sarah Blaffer Hrdy)
SFERA n°39 LE TEMPESTE NEL CORPO (Alberto Oliviero)
SFERA n°40 GRANDE QUANTO BASTA (John D. Barrow)
SFERA n°41 AL SETACCIO DELLA STORIA (Franco Ferrarotti)
SFERA n°42 I FORZATI DELLA SCIENZA (John Maddox)
SFERA n°43 IL POTERE DEL PROGETTO (Richard C. Lewontin)

vai al post di Kolonistuga sulla rivista SFERA

 

Mon belle ange, Mr L`abbe Bernard Lereboullet Petits Chanteurs De Toul


Mon belle ange, Mr L`abbe Bernard Lereboullet Petits Chanteurs De Toul
Fondée en 1958 (date de son affiliation aux Pueri Cantores) par l’Abbé Bernard Lereboullet, actuel directeur du groupe, la Manécanterie naissante grandit à l’ombre des tours la cathédrale de Toul

Orta San Giulio

Da: Tracce e Sentieri.

Angelicamente, a cura di Baldo Lami, in spaziofatato.net

In questa opera l’immagine dell’Angelo appare sotto aspetti del tutto diversi da quelli ai quali siamo abituati. Curata da Baldo Lami, Angelicamente si compone di una serie di articoli, scritti da vari autori, ciascuno dei quali esamina un aspetto della figura angelica nel mondo moderno, traendone un ritratto sfaccettato e a tratti curioso.

vai alla recensione qui:

Baldo Lami presenta i singoli saggi del libro ANGELICAMENTE, il senso dell’angelo nel nostro tempo, Zephyro edizioni, Milano 2010

Questo libro è nato da una doppia esigenza: in generale quella di comprendere il senso dell’angelo come figura elettiva dell’immaginario spirituale dell’uomo alla luce della sensibilità moderna; e nello specifico quella di liberarlo dal recinto del folclore del sentimento religioso o della metafora solo poetica-letteraria, in cui è stato relegato, per restituirlo alla sua vera realtà vivente.

Per fare questo ho ritenuto necessario richiamarmi a esperienze e a saperi diversi anche rispetto a quelli conosciuti. Anche perché la verità dell’angelo si presenta in discontinuità rispetto all’ordine valoriale stabilito, rispetto alla doxa del momento, cioè dell’opinione corrente. Infatti oltre a infrangere la barriera spaziotemporale, l’angelo infrange anche il sistema di conoscenza vigente.

In questo contesto mi limito a riassumere in due parole il contenuto di ciascun articolo secondo la scansione presentata nel libro stesso.

•  Il primo articolo s’intitola: “L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre”, di Grazia Apisa, poetessa e psicoanalista abitante e operante a Genova. Non poteva esserci miglior incipit di questo. Secondo l’autrice, quando l’infinito si è presentificato l’angelo scompare perché ha esaurito il suo compito e non c’è più bisogno di lui.

•  Segue l’articolo: “Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma”, di Eliana Briante, pastora della chiesa evangelica metodista di Via Porro Lambertenghi a Milano, che è una comunità multietnica che dirige con molta sensibilità e saggezza. Nel protestantesimo si preferisce fare appello alla mediazione di Cristo, cioè all’umanità dell’uomo, anziché a quella dell’angelo.

•  L’articolo successivo è quello di Gabriele De Ritis, di Sora (FR), ex docente di lettere e da venti anni educatore in un centro di ascolto per ragazzi tossicodipendenti della comunità di Exodus. Il titolo è eloquente di per sé: “Essere angelo per qualcuno. Empatia e kairòs nella relazione di aiuto”. Empatia e kairòs sono due sensi “angelici” presenti potenzialmente in tutti.

•  Segue l’articolo: “Il Genius Loci come angelo del luogo” di Paolo Ferrario,sociologo e docente all’università di Milano Bicocca. Il genius loci fa pensare più a un’angelicità orizzontale pertinente alla terra e alla gens dellapolis anziché a quella verticale divina. Ma questo è proprio ciò che dovrebbe maggiormente responsabilizzare l’uomo alla cura del luogo che abita.

•  Succede l’articolo: “La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu” di Pietro Gentili, artista eccelso, pittore e astrologo, amico di vecchia data recentemente scomparso a cui devo il principale motivo ispiratore di questo libro e anche (così mi piace pensare) la guida dall’alto. Questa ala di angelo in copertina è un particolare di una sua opera.

•  Dopo è la volta di Claudio Gregorat, musicista compositore e commentatore della sterminata opera di Rudolf Steiner, apostolo dell’esoterismo cristiano, con l’articolo dal titolo anch’esso eloquente: “L’influenza dell’angelo nell’anima umana”, cioè cosa fa e come opera l’angelo nella nostra psiche, con quale finalità. È praticamente il riassunto di un importante saggio di Steiner.

•  Poi ci sono io, Baldo Lami, poeta, psicologo analista, curatore dell’opera e autore con: “La missione disconosciuta degli angeli emotigeni”, cioè suscitatori di emozioni, che hanno un indubbio connotato angelico in quanto sono motivate e motivanti, messaggere e intermediarie tra un mondo e l’altro, tra materia e spirito, tra mente e corpo, tra pensieri e sentimenti.

•  Segue Massimo Marasco, specialista informatico, scrivano e coautore con Silvia Montefoschi di alcuni saggi, con l’articolo dal titolo: “Angeli e custodi”, in cui racconta della “funzione custode” dell’angelo incarnata dalle figure reali che nella sua vita si sono poste come protettrici del suo progetto esistenziale, essendo proprio questo l’oggetto specifico della custodia angelica.

Seguono adesso tre articoli, quasi consecutivi, che pongono al centro dell’immaginazione o della riflessione la speciale supremazia letta in chiave simbolica di uno o più angeli biblici conosciuti.

•  Il primo s’intitola: “L’angelo dell’annunciazione”, di Paola Marzoli, pittrice e psicoanalista che ha svolto una sua personale ricerca sull’angelo che ha annunciato a Maria la nascita di Gesù, cioè l’avvento di un nuovo piano di coscienza. Per questa autrice è quindi questo l’angelo più importante di tutti perché segna l’inizio di un percorso assolutamente nuovo, inedito.

•  Il secondo è: “Michele e Lucifero: cosa avranno ancora quei due da dirsi?” di Maria Luisa Mastrantoni, editore Zephyro, che racconta il dialogo di una coppia angelica di prim’ordine: Michele (il custode dell’ordinamento divino) e Lucifero (il sovvertitore di questo stesso ordinamento) che periodicamente s’incontrano per decidere le sorti del mondo e dell’umanità.

•  S’intercala a questo punto l’articolo: “Angeli dell’Europa” di Francesco Pazienza, psicanalista milanese, ex docente steineriano di religione e attualmente anche insegnante di biografia e pedagogia steineriana. Anche Pazienza prende le mosse dal citato saggio di Steiner ma per inclinare subito sull’Europa al cui destino è legato anche il nostro.

•  Il terzo dei tre articoli anzidetti è: “Lucifero dinamica divina”, composto dalla coppia Bianca Pietrini eFabrizio Raggi, abitanti e operanti a La Spezia, Fabrizio anche in qualità di medico e psichiatra. Al centro di questa disamina troneggia Lucifero, che nel pensiero di Silvia Montefoschi, cui gli autori si riferiscono, è il motore di tutta la dinamica evolutiva dell’essere.

•  Segue: “Lontananze che disegnano orizzonti”, di Massimo Pittella, ingegnere informatico. Alla mia proposta di scrivere qualcosa sull’angelo, Massimo mi ha risposto dicendomi che dovevo avere sbagliato persona, perché nella sua esperienza non è la presenza dell’angelo a risultare salvifica e creativa ma la sua assenza. Insospettabile “paradosso angelico”.

•  Si arriva così all’articolo: “La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno” di Claudia Reghenzi, laureata in sociologia ma ora scrittrice che ha già in cantiere il suo terzo romanzo. La sincronicità è un evento veramente misterioso, un piccolo miracolo del vivente, e chi la scopre una volta nella propria vita non la dimentica mai.

•  Penultimo: “Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?” di Stefania Valanzano, psicoterapeuta che si occupa dell’impatto traumatico della violenza sulle donne. Rigoroso sul piano scientifico e senza alcun riferimento all’angelo, il suo scritto apre a una lettura diversa da quella, datami all’inizio, dell’impossibilità della presenza angelica sulla scena del “delitto”.

•  L’ultimo articolo s’intitola: “L’angelo nel cinema: da La vita è meravigliosa alla vita dei nostri giorni!”, composto a più mani dal Gruppo lettura film secondo una lettura d’anima centrata sull’amore, che ha cercato di delineare i tratti salienti dell’angelo di celluloide per capirlo meglio all’interno delle “proiezioni” sulla sua figura che il cinema così angelicamente ci restituisce.

Concludo questa presentazione del libro con l’ultima frase contenuta nella descrizione della quarta di copertina: “Ne esce un quadro molto eterogeneo e policromo ricco di suggestioni, per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno, ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo”.

dal sito della Zephyro edizioni:

http://www.psicoanalisibookshop.it/schedalibro.asp?ID=6879&nome=Angelicamente

Emanuel Swedenborg (1688-1772), Conversazione con gli angeli

Un pensiero originale sull’angelo umano ci è tramandato dallo scienziato mistico svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772) che con la sua Conversazione con gli angeli avrà un grosso impatto sull’immaginario ottocentesco.
Swedenborg definì gli angeli altrettanto reali quanto gli abitanti della terra, o meglio uomini in uno stato di perfezione. Per loro stessa voce, lo scienziato sensitivo ce li descrive con un proprio Io, capaci di mutare stato e umore a seconda della propria esposizione alla luce del paradiso, abitanti di case con splendidi giardini e appartenenti ad una comunità dove l’attrazione l’un per l’altro si manifesta sulla base di reciproche somiglianze.
La convinzione dell’autore è che dopo la morte la condizione dell’essere umano sia simile a quella condotta in vita. Ogni uomo diventerà angelo se ha condotto un’esistenza nel bene e nella verità: ci si può formare per il Paradiso solamente stando nel mondo, poiché la vita terrena ci è data proprio per lanciarsi nel vortice dell’esistenza e fare il meglio per sé e gli altri.
Un altro aspetto interessante legato alla presenza dell’angelo nel nostro funzionamento psichico lo troviamo nel saggio di Baldo Lami La missione disconosciuta degli angeli emotigeni,nel già citato Angelicamente. Lo psicoterapeuta ci presenta una particolare visione psicologica e simbolica del ruolo degli angeli nella società contemporanea. L’autore sostiene che “le caratteristiche con cui si manifestano gli angeli nel racconto della tradizione mistico-religiosa sono straordinariamente simili a quelle con cui si manifestano le emozioni”.

da: Angeli di Natale, “emozioni” per rinascere ancora | Muoversi Insieme.

Luciana Quaia, Angeli di Natale, "emozioni" per rinascere ancora | Muoversi Insieme di Stannah

….

La nostra psiche ha bisogno di affidarsi a una rinnovata nascita, all’illusione che dal confronto di una situazione passata con quella presente sia possibile fare emergere una nuova condizione esistenziale. Ecco perché l’angelo diventa una figura così presente in questo momento di accompagnamento.
Recentemente lo psicanalista milanese Baldo Lami ha curato l’antologia Angelicamente, Il senso dell’angelo nel nostro tempo(Zephyro edizioni) per dimostrare come, anche in tempi sempre più distanti da una dimensione strettamente spirituale, vi sia la necessità psicologica di trovare significati in immagini/simboli non legati alla concretezza materiale della vita quotidiana.
Grazie al contributo plurale dei vari autori, in questo libro si intersecano sia la dimensione spirituale-religiosa di matrice monoteista, sia quella più legata al funzionamento della nostra psiche.
Eliana Briante nel suo saggio Gli angeli nella bibbia e nella riforma ripercorre episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento in cui gli angeli (dalla parola greca “anghelos”, nunzio) compaiono come messaggeri e come figure protettive dei poveri e dei bisognosi: Gabriele annuncia a Elisabetta e Maria la nascita dei loro figli, schiere angeliche annunciano ai pastori la nascita di Gesù, un angelo annuncia la resurrezione alle donne, due angeli spiegano il senso dell’Ascensione ai discepoli. E’ sicuramente da questa rappresentazione, tuttora diffusissima nel senso comune popolare, che deriva l’immagine molto bella e poetica dell’angelo custode.
L’idea di una creatura celeste continuamente al nostro fianco rimanda a un concetto di angelo dotato di possibilità simili a quelle dell’essere umano a livello di relazione interpersonale.
Un pensiero originale sull’angelo umano ci è tramandato dallo scienziato mistico svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772) che con la sua Conversazione con gli angeli avrà un grosso impatto sull’immaginario ottocentesco

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l’intero articolo qui:

Baldo Lami, Elena Briante, Paolo Ferrario, Claudia Reghenzi parlano di ANGELICAMENTE, Zephyro edizioni 28 novembre 2010


 

ANGELICAMENTE. IL SENSO DELL’ANGELO NEL NOSTRO TEMPO

Presentazione di Baldo Lami

Questo libro è nato da una doppia esigenza: in generale quella di comprendere il senso dell’angelo come figura elettiva dell’immaginario spirituale dell’uomo alla luce della sensibilità moderna; e nello specifico quella di liberarlo dal recinto del folclore del sentimento religioso o della metafora solo poetica-letteraria, in cui è stato relegato, per restituirlo alla sua vera realtà vivente.

Per fare questo ho ritenuto necessario richiamarmi a esperienze e a saperi diversi anche rispetto a quelli conosciuti. Anche perché la verità dell’angelo si presenta in discontinuità rispetto all’ordine valoriale stabilito, rispetto alla doxa del momento, cioè dell’opinione corrente. Infatti oltre a infrangere la barriera spaziotemporale, l’angelo infrange anche il sistema di conoscenza vigente.

In questo contesto mi limito a riassumere in due parole il contenuto di ciascun articolo secondo la scansione presentata nel libro stesso.

  • Il primo articolo s’intitola: “L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre”, di Grazia Apisa, poetessa e psicoanalista abitante e operante a Genova. Non poteva esserci miglior incipit di questo. Secondo l’autrice, quando l’infinito si è presentificato l’angelo scompare perché ha esaurito il suo compito e non c’è più bisogno di lui.
  • Segue l’articolo: “Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma”, di Eliana Briante, pastora della chiesa evangelica metodista di Via Porro Lambertenghi a Milano, che è una comunità multietnica che dirige con molta sensibilità e saggezza. Nel protestantesimo si preferisce fare appello alla mediazione di Cristo, cioè all’umanità dell’uomo, anziché a quella dell’angelo.
  • L’articolo successivo è quello di Gabriele De Ritis, di Sora (FR), ex docente di lettere e da venti anni educatore in un centro di ascolto per ragazzi tossicodipendenti della comunità di Exodus. Il titolo è eloquente di per sé: “Essere angelo per qualcuno. Empatia e kairòs nella relazione di aiuto”. Empatia e kairòs sono due sensi “angelici” presenti potenzialmente in tutti.
  • Segue l’articolo: “Il Genius Loci come angelo del luogo” di Paolo Ferrario, sociologo e docente all’università di Milano Bicocca. Il genius loci fa pensare più a un’angelicità orizzontale pertinente alla terra e alla gens della polis anziché a quella verticale divina. Ma questo è proprio ciò che dovrebbe maggiormente responsabilizzare l’uomo alla cura del luogo che abita.
  • Succede l’articolo: “La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu” di Pietro Gentili, artista eccelso, pittore e astrologo, amico di vecchia data recentemente scomparso a cui devo il principale motivo ispiratore di questo libro e anche (così mi piace pensare) la guida dall’alto. Questa ala di angelo in copertina è un particolare di una sua opera.
  • Dopo è la volta di Claudio Gregorat, musicista compositore e commentatore della sterminata opera di Rudolf Steiner, apostolo dell’esoterismo cristiano, con l’articolo dal titolo anch’esso eloquente: “L’influenza dell’angelo nell’anima umana”, cioè cosa fa e come opera l’angelo nella nostra psiche, con quale finalità. È praticamente il riassunto di un importante saggio di Steiner.
  • Poi ci sono io, Baldo Lami, poeta, psicologo analista, curatore dell’opera e autore con: “La missione disconosciuta degli angeli emotigeni”, cioè suscitatori di emozioni, che hanno un indubbio connotato angelico in quanto sono motivate e motivanti, messaggere e intermediarie tra un mondo e l’altro, tra materia e spirito, tra mente e corpo, tra pensieri e sentimenti.
  • Segue Massimo Marasco, specialista informatico, scrivano e coautore con Silvia Montefoschi di alcuni saggi, con l’articolo dal titolo: “Angeli e custodi”, in cui racconta della “funzione custode” dell’angelo incarnata dalle figure reali che nella sua vita si sono poste come protettrici del suo progetto esistenziale, essendo proprio questo l’oggetto specifico della custodia angelica.

Seguono adesso tre articoli, quasi consecutivi, che pongono al centro dell’immaginazione o della riflessione la speciale supremazia letta in chiave simbolica di uno o più angeli biblici conosciuti.

  • Il primo s’intitola: “L’angelo dell’annunciazione”, di Paola Marzoli, pittrice e psicoanalista che ha svolto una sua personale ricerca sull’angelo che ha annunciato a Maria la nascita di Gesù, cioè l’avvento di un nuovo piano di coscienza. Per questa autrice è quindi questo l’angelo più importante di tutti perché segna l’inizio di un percorso assolutamente nuovo, inedito.
  • Il secondo è: “Michele e Lucifero: cosa avranno ancora quei due da dirsi?” di Maria Luisa Mastrantoni, editore Zephyro, che racconta il dialogo di una coppia angelica di prim’ordine: Michele (il custode dell’ordinamento divino) e Lucifero (il sovvertitore di questo stesso ordinamento) che periodicamente s’incontrano per decidere le sorti del mondo e dell’umanità.

  • S’intercala a questo punto l’articolo: “Angeli dell’Europa” di Francesco Pazienza, psicanalista milanese, ex docente steineriano di religione e attualmente anche insegnante di biografia e pedagogia steineriana. Anche Pazienza prende le mosse dal citato saggio di Steiner ma per inclinare subito sull’Europa al cui destino è legato anche il nostro.

  • Il terzo dei tre articoli anzidetti è: “Lucifero dinamica divina”, composto dalla coppiaBianca PietriniFabrizio Raggi, abitanti e operanti a La Spezia, Fabrizio anche in qualità di medico e psichiatra. Al centro di questa disamina troneggia Lucifero, che nel pensiero di Silvia Montefoschi, cui gli autori si riferiscono, è il motore di tutta la dinamica evolutiva dell’essere.

  • Segue: “Lontananze che disegnano orizzonti”, di Massimo Pittella, ingegnere informatico. Alla mia proposta di scrivere qualcosa sull’angelo, Massimo mi ha risposto dicendomi che dovevo avere sbagliato persona, perché nella sua esperienza non è la presenza dell’angelo a risultare salvifica e creativa ma la sua assenza. Sarà questo “paradosso angelico” allora a essere spiegato.

  • Si arriva così all’articolo: “La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno” di Claudia Reghenzi, laureata in sociologia ma ora scrittrice che ha già in cantiere il suo terzo romanzo. La sincronicità è un evento veramente misterioso, un piccolo miracolo del vivente, e chi la scopre una volta nella propria vita non la dimentica mai.
  • Penultimo: “Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?” di Stefania Valanzano, psicoterapeuta che si occupa dell’impatto traumatico della violenza sulle donne. Rigoroso sul piano scientifico e senza alcun riferimento all’angelo, il suo scritto apre a una lettura diversa da quella, datami all’inizio, dell’impossibilità della presenza angelica sulla scena del “delitto”.
  • L’ultimo articolo s’intitola: “L’angelo nel cinema: da La vita è meravigliosa alla vita dei nostri giorni!”, composto a più mani dal Gruppo lettura film secondo una lettura d’anima centrata sull’amore, che ha cercato di delineare i tratti salienti dell’angelo di celluloide per capirlo meglio all’interno delle “proiezioni” sulla sua figura che il cinema così angelicamente ci restituisce.

Concludo questa presentazione del libro con l’ultima frase contenuta nella descrizione della quarta di copertina: “Ne esce un quadro molto eterogeneo e policromo ricco di suggestioni, per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno, ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.