“La filosofia è uno sguardo, niente di più niente di meno.
E’ la capacità di guardare la realtà per quello che è, di individuare la trama che le dà forma e bellezza, dietro l’apparente caoticità di suoni, rumori, movimenti e colori di cui fanno esperienza i nostri sensi.
E’ una conoscenza che salva perchè ci mostra che ti questo bellissimo tutto anche noi facciamo parte.
Tutto è e tutto si tiene.
Anche la nostra esistenza, ogni singola esistenza, ha valore, è.
La filosofia ci salva , perchè ci insegna a vivere”
L’incontro “Ripensare il Parmenide di Severino” si è tenuto il 9 settembre 2025, dalle 15:30 alle 18:30, presso il Centro Casa Severino a Brescia .
L’evento ha incluso la cerimonia di assegnazione del Premio Parmenide 2025, conferito dal Festival della Filosofia in Magna Grecia.
Questo premio rende omaggio alla filosofia di Emanuele Severino e alla sua opera “Il Parmenide”, che rappresenta un punto di riferimento nel pensiero filosofico contemporaneo.
Durante l’incontro si è riflettuto criticamente e approfonditamente sul pensiero di Severino, in particolare sul suo “Parmenide”, opera del 1964 che ha avuto un’ampia eco nel dibattito filosofico, trovando così una rilettura e un confronto con l’attualità filosofica.
Tra gli interventi, è stato evidenziato da studiosi come Massimo Donà e Mauro Bonazzi l’importanza del pensiero severiniano come “neoparmenidismo” che si oppone al pensiero di Martin Heidegger.
Questo evento si inserisce nel contesto delle iniziative culturali organizzate dal Centro Casa Severino, che promuove convegni, presentazioni e conferenze sul pensiero di Severino e sulla filosofia contemporanea in generale. L’incontro del 9 settembre ha avuto anche un profilo rituale, celebrando la continuità e la rilevanza del pensiero di Severino nella filosofia italiana e internazionale attuale.
Secondo Emanuele Severino, le principali interpretazioni di Parmenide ruotano attorno all’affermazione fondamentale che “l’essere è e il non-essere non è”. Severino interpreta Parmenide come un filosofo della necessità ontologica radicale: l’essere è assoluto, eterno, immutabile, ingenerabile e incorruttibile, perché non può passare dal nulla all’essere né dall’essere al nulla, poiché il nulla non esiste. Questo implica che tutto ciò che esiste è eterno, senza inizio né fine, e che il divenire è solo apparente, legato all’apparire e scomparire degli enti, ma senza comprometterne l’eternità ontologica.
Severino distingue poi tra l’apparire empirico, che coinvolge gli enti particolari soggetti a nascita e morte apparenti, e l’apparire trascendentale, cioè l’apparire globale e totale dell’essere, che è eterno e si manifesta in un orizzonte senza tempo e senza fine. Egli sostiene che questa riflessione rappresenta un ritorno a Parmenide che smonta la logica del divenire tradizionale, mostrando che il nulla è impossibile e ogni ente è necessario e destinato a esistere eternamente. Questa lettura si oppone anche alla metafisica di Platone, Nietzsche e Heidegger, che, secondo Severino, hanno portato il pensiero al nichilismo.
In sintesi, Severino offre un’interpretazione in cui il principio di non-contraddizione enunciato da Parmenide è la base per una filosofia dell’essere che esclude il divenire reale e il nulla, ponendo così l’eternità e la necessità come principi fondamentali di tutto ciò che esiste. Questa visione è esposta in particolare nel suo testo fondamentale “Ritornare a Parmenide” (1964) e nelle opere successive in cui evidenzia la necessità ontologica come fondamento dell’esistenza stessa.
Sette donne è un libro di Lydie Salvayre pubblicato da Prehistorica Editore nel 2025, in cui l’autrice traccia ritratti intensi e personali di grandi scrittrici del Novecento. Salvayre sceglie sette autrici che hanno profondamente segnato la sua formazione e il suo percorso come scrittrice: Emily Brontë, Djuna Barnes, Sylvia Plath, Colette, Marina Cvetaeva, Virginia Woolf e Ingeborg Bachmann.ibs+3
Il libro si struttura come una raccolta di brevi saggi/ritratti, dove Salvayre intreccia elementi biografici, personali e letterari per raccontare queste donne “in carne e ossa”, innalzandole a figure emblematiche che trascendono il dolore personale tramite la scrittura, ma che vivono il rapporto col quotidiano in modo spesso tragico. Il testo alterna empatia e ironia, evitando l’approccio accademico tradizionale per concentrarsi sulla vitalità, la ribellione e la disperazione che animano queste vite.dallacartalloschermo+3
Il volume sottolinea come la scrittura abbia rappresentato per ciascuna una forma di salvezza e di resistenza alle convenzioni sociali e ai pregiudizi dell’epoca. Salvayre racconta le loro storie con affetto e coinvolgimento, intrecciando la propria voce e la propria esperienza fino quasi a farsi, idealmente, l’“ottava donna” del volume.ibs+1
I temi principali del libro “Sette donne” di Lydie Salvayre sono:
La scrittura come salvezza e forma di resistenza: per ciascuna delle sette scrittrici protagoniste, scrivere è un bisogno vitale, un modo per affermare la propria identità e una forma di emancipazione personale e sociale, spesso in ambienti dominati da uomini e da forti stereotipi patriarcali.
Il rapporto con il dolore, la sofferenza e la fragilità: le sette donne affrontano vite segnate da difficoltà intime e sociali, disperazione e fragilità, ma senza indulgere in una visione romantica della sofferenza. Invece, Salvayre evidenzia una loro capacità di «cambiar segno alle forze della morte», cioè di trasformare il dolore in gesto creativo.
La ribellione ai ruoli sociali imposti e alla cultura patriarcale: queste donne sono viste come figure scomode e scandalose, che hanno combattuto per vivere e scrivere seguendo la propria verità, spesso pagando un prezzo alto in termini di scandalo, esclusione o addirittura morte.
Il quotidiano vissuto in modo tragico, ma che racchiude le contraddizioni e le lotte di intere epoche storiche, come la Parigi anteguerra, gli Anni Folli o la Russia stalinista, in cui queste donne hanno vissuto.
Il rapporto con la morte: molte protagoniste, come Sylvia Plath, Virginia Woolf e Marina Cvetaeva, trovano nella scrittura un modo di vivere intensamente anche fino al momento estremo della loro esistenza.
L’intreccio fra storia personale e storia collettiva, in cui il racconto delle vite di queste donne si intreccia con grandi eventi storici e culturali del Secolo XX.
In sintesi, “Sette donne” esplora come la scrittura sia stata per queste donne sia un atto di ribellione che una necessità esistenziale, un modo di essere sovversive e vulnerabili allo stesso tempo, resistendo alle norme sociali e alle difficoltà della vita con forza e passione.ilmanifesto+2
Essere eterni. Manifesto contro la morte è un saggio filosofico di Ines Testoni, pubblicato da Il Saggiatore nell’agosto 2025. Il volume affronta il tema della morte e del desiderio umano di superare la fine, ripercorrendo la tradizione del pensiero occidentale per proporre nuove chiavi di lettura, tra filosofia, psicologia, religione e contemporaneità.
Il libro si configura come un manifesto contro l’angoscia della mortalità, invitando il lettore a ripensare senza dogmatismi il rapporto tra tempo, morte e trascendenza.
Testoni dialoga con Parmenide, Spinoza, Severino, Freud, Kübler-Ross, Borges e molti altri, interrogandosi su cosa significhi davvero “essere immortali”. Il testo intreccia riferimenti filosofici, ricordi autobiografici, analisi di fenomeni culturali contemporanei (come populismi e teorie del complotto) ed esplora come la paura della morte alimenti forme di controllo sociale e ideologico.
Tra i contenuti principali:
Analisi della tradizione filosofica sull’annientamento e l’eternità (da Parmenide a Severino)
Riflessioni psicologiche sulla gestione dell’angoscia della morte (Kübler-Ross, Terror Management Theory)
Critica alle promesse di immortalità fornite da religione, ideologia e scienza
Proposta di una via non nichilista e non autoritaria per superare il terrore dell’annientamento
Uso di neologismi come “Diə” (con la schwa) per una nuova concezione post-patriarcale del divino
Il testo è suddiviso in 15 capitoli organizzati in 2 parti, affrontando sia sviluppi storici che articolazioni teoriche sul tema della morte e dell’eternità.
I temi chiave trattati in “Essere eterni. Manifesto contro la morte” di Ines Testoni sono:
Il rapporto umano con la morte e l’angoscia da essa provocata, analizzato come esperienza universale che necessita di essere superata con nuove chiavi di lettura.
La ricerca del significato dell'”eternità” e dell'”essere eterni” attraverso la tradizione filosofica, con riferimenti a Parmenide, Spinoza, Severino e altri, per ripensare la vita oltre la mera finitezza.
La critica delle forme di immortalità offerte dalla religione, dalla scienza o dalle ideologie, che spesso nascondono meccanismi di controllo sociale e paura collettiva.
L’influenza della psicologia contemporanea sulla comprensione della morte e del lutto, con focus su teorie come quella di Kübler-Ross e la Terror Management Theory.
La proposta di un superamento non nichilista dell’angoscia da morte che favorisca una nuova forma di esistenza, ispirata a una visione più inclusiva e meno dogmatica del divino, p.e. con l’uso del neologismo “Diə”.
L’intreccio tra radici filosofiche, esperienze personali e analisi critica della società contemporanea per affrontare il tema della morte come problema aperto e costitutivo.
Il libro allarga il discorso in una dimensione culturale, psicologica e politica, interrogandosi sul senso e le modalità di una possibile “eternità” senza rinunciare alla complessità e alla sofferenza associate alla condizione umana.ilsaggiatore+3
Per creare una mappa cognitiva del “testo narrativo” articolata in tre nodi fondamentali—ambiente, soggetti ed eventi—è utile sintetizzare e visualizzare le relazioni tra questi elementi chiave della narrazione.
Elementi del testo narrativo per la mappa
Ambiente: lo sfondo spazio-temporale della storia, comprensivo di luogo, tempo, atmosfera ed eventuali caratteristiche simboliche o emotive che influenzano la narrazione.
Soggetti (personaggi): i protagonisti, antagonisti e personaggi secondari che vivono, agiscono ed evolvono all’interno della storia. Ogni personaggio ha proprie caratteristiche e ruoli.
Eventi: la sequenza di avvenimenti che costituiscono la trama, organizzati in introduzione, sviluppo, climax e conclusione; ogni evento è connesso causale e temporale agli altri.
Struttura della mappa cognitiva proposta
Nodo centrale: “Testo Narrativo”
Ramificazioni principali:
Ambiente
Spazio (reale, immaginario, simbolico)
Tempo (momento storico, periodo della giornata, ecc.)
Ecco le definizioni di Simbolo e Archetipo basate sulle fonti più autorevoli:
Simbolo: È un elemento (segno, gesto, oggetto, animale, persona) che suscita nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo aspetto immediato, evocando entità astratte difficili da esprimere. Un simbolo va oltre la sua immagine materiale per rappresentare concetti più profondi o astratti, come nel caso della croce che può evocare la crocifissione di Cristo, la salvezza, ma anche la spiritualità o gli elementi naturali.diegogabriele
Archetipo: Deriva dal greco antico “arché” (principio, origine) e “typos” (modello, forma). L’archetipo è un modello originale o primordiale, una forma primaria dalla quale derivano altre rappresentazioni. Nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, è una “immagine primordiale” contenuta nell’inconscio collettivo, che riunisce esperienze universali umane e animali. Gli archetipi sono modelli universali di comportamento, pensiero e rappresentazione che si ritrovano in tutte le culture. Sono simboli innati e condivisi che influenzano la percezione e l’interpretazione del mondo, come quelli del saggio, del mago, del guerriero o dell’amante.wikipedia+2
In sintesi:
Il simbolo è un segno o immagine che rimanda a significati astratti o profondi.
L’archetipo è un modello universale originario, una forma ideale che si manifesta come simbolo e che proviene dall’inconscio collettivo.
Queste definizioni mettono in evidenza il carattere simbolico degli archetipi e la funzione dei simboli come veicoli di significati profondi e condivisi nell’esperienza umana.
Carl Gustav Jung ha usato il concetto di archetipo principalmente nell’ambito della sua teoria della psicologia analitica, dove gli archetipi sono considerati modelli universali di comportamento e rappresentazioni simboliche radicate nell’inconscio collettivo umano. Questi modelli archetipici emergono nei sogni, miti, religioni, leggende e simboli culturali e rappresentano strutture psichiche fondamentali che guidano i processi mentali, le emozioni e i comportamenti umani.
In particolare, Jung ha individuato archetipi come l’Eroe, la Grande Madre, il Vecchio Saggio, l’Ombra, la Persona, che riflettono le componenti e le dinamiche fondamentali della psiche umana. Gli archetipi aiutano a interpretare il mondo interiore ed esteriore, orientando lo sviluppo psichico dell’individuo verso l’individuazione, cioè la crescita della coscienza di sé e l’integrazione degli aspetti inconsci nella personalità.
Jung collegava gli archetipi al concetto di “pattern of behavior” (modelli di comportamento), sostenendo che essi hanno una funzione organizzativa della psiche, fornendo energie psichiche (libido) e stimolando trasformazioni interiori. Gli archetipi non sono immagini fisse, ma potenziali di energia psichica che si manifestano attraverso simboli carichi di emozioni profondamente archetipiche.
In sintesi, Jung ha usato il concetto di archetipo nei seguenti contesti psicologici:
come modelli universali presenti nell’inconscio collettivo che strutturano l’esperienza umana;
nella comprensione dei sogni, miti, e simboli culturali;
per spiegare le dinamiche dell’individuazione, il processo di sviluppo della personalità;
per interpretare le manifestazioni emotive e comportamentali umane attraverso immagini simboliche archetipiche;
come strumenti per comprendere il rapporto tra istinto, coscienza e sviluppo psichico.
Questi elementi sono diventati fondanti nella psicologia analitica di Jung e continuano a essere studiati approfonditamente dai suoi seguaci e dalla psicologia archetipica.seozoom+1
La parola “complessità” deriva dal latino e ha un’etimologia che evidenzia un’idea di intreccio e unità. In particolare, il termine deriva dal verbo latino plectere, che significa “intrecciare” o “avvolgere”, unito alla preposizione cum (“con”). Quindi, “complessità” significa letteralmente “intrecciato insieme” o “più volte intrecciato”.formulas+1
Il termine “complesso”, da cui deriva “complessità”, proviene dal verbo latino complector, che significa “cingere, tenere avvinto strettamente, abbracciare, comprendere”. Questo implica unione e concatenazione di parti che formano un tutto, mentre il termine “complicato”, pur derivando anch’esso dal latino, ha un significato differente: da complico che vuol dire “piegare, arrotolare, avvolgere”. Il complicato si riferisce a qualcosa che si può “spiegare” o “s-piegare”, cioè districare, mentre il complesso è un intreccio che non può essere sbrogliato senza perdersi la struttura o il disegno complessivo.wikipedia+1
Il concetto di complessità fa quindi riferimento a una pluralità di componenti interrelate, ove è presente un’intrecciatura che dà luogo a un sistema unitario, con caratteristiche che non derivano dalla semplice somma delle sue parti. Una caratteristica importante della complessità è che i sistemi complessi mostrano proprietà emergenti, cioè nuovi comportamenti che emergono dalle interazioni tra le parti, e che non sono facilmente prevedibili o riducibili a spiegazioni semplici. Questa complessità implica un sistema dove le parti sono molteplici, interconnesse e in interazioni non lineari, creando un fenomeno che non è semplificabile senza perdere la sua natura.futuranetwork+2
In sintesi dunque, “complessità” evoca l’idea di un tutto costituito da molte parti intrecciate in modo tale da mostrare caratteristiche e comportamenti emergenti e non riducibili alla semplice somma delle parti. Questo si distingue dalla semplice nozione di “complicato” che invece si riferisce a qualcosa di difficilmente districabile ma teoricamente spiegabile parte per parte.nunziogalantino+1
La teoria della complessità interpreta le interazioni tra le parti di un sistema in modo molto specifico e innovativo rispetto all’approccio tradizionale. In un sistema complesso, infatti, le parti (o componenti) non si comportano in modo isolato, ma interagiscono in molteplici modi tra loro e con l’ambiente esterno, formando reti di interazioni. Queste interazioni danno origine a comportamenti globali emergenti, che non sono deducibili semplicemente analizzando le singole parti separatamente.
Ecco i punti chiave di come la teoria della complessità interpreta queste interazioni:
Le interazioni sono spesso non lineari, ovvero la risposta del sistema non è proporzionale alla causa: piccole variazioni in una parte possono provocare grandi trasformazioni nell’intero sistema.
Le parti si influenzano reciprocamente in modo dinamico e spesso incerto. Si parla di interdipendenza, dove ogni componente dipende e condiziona le altre.
Da queste interazioni emergono proprietà e comportamenti imprevedibili e nuovi rispetto a quelli dei singoli elementi: è la cosiddetta emergenza.
Le interazioni non sono semplicemente sequenziali o gerarchiche, ma intrecciate in reti complesse che possono includere anche sottosistemi o sistemi di sistemi, aumentando così la complessità dell’organizzazione.
Il sistema è capace di reagire agli stimoli esterni in modo coordinato e organizzato, riorganizzandosi e trasformandosi, con soluzioni molteplici e variabili.
Quindi, la teoria della complessità si concentra proprio sullo studio di questi modelli dinamici di interazione che creano un comportamento collettivo complesso e spesso imprevedibile, tipico di fenomeni naturali, sociali, biologici ed economici. Per esempio, la formazione di stormi di uccelli, l’evoluzione delle specie, l’emergere di una lingua o il collasso di un sistema finanziario sono tutti esempi di comportamenti emergenti derivanti dalle interazioni tra le parti di un sistema complesso.
In sintesi, la teoria della complessità ci invita a guardare il sistema nel suo insieme, non limitandoci ad analizzare le singole parti, ma osservando le interconnessioni e le interazioni che producono realtà nuove e non riducibili ai singoli elementi.complexityexplained.github+4
Il libro “Una tranquilla vita da vulcano. Una storia di Emily Dickinson” di Sara De Simone (edito da Solferino, 2025, 160 pagine) offre un ritratto innovativo e appassionato della poetessa americana Emily Dickinson, sfidando lo stereotipo della “poetessa reclusa” con una narrazione vibrante e umana.alessandria+3
In questa biografia non convenzionale, De Simone dipinge una Emily Dickinson come una giovane donna con una forte fame di parole, sapere e felicità, caratterizzata da una vivace curiosità intellettuale fin da bambina. La Dickinson emerge come una figura carismatica, “leader e capobanda” tra le compagne di scuola, appassionata di botanica, geologia, Shakespeare e delle sorelle Brontë, oltre che frequentatrice attiva di salotti letterari.queerographies+2
L’autrice ci mostra una Dickinson non isolata realmente, ma che sceglie un’esistenza appartata pur rimanendo connessa attraverso le lettere, le relazioni profonde (in particolare con la sorella Susan Gilbert e i fratelli) e il suo intenso dialogo con il mondo. La poetessa appare ironica, selvatica e ardente, come suggerisce il titolo, “una tranquilla vita da vulcano”, cioè una quiete apparente che cela potenti eruzioni interiori ed emotive.solferinolibri+2
Con uno stile limpido e preciso, De Simone restituisce una Dickinson contemporanea, libera e capace di comunicare ancora oggi con voce nitida e luminosa, offrendo anche una riflessione sul tema della marginalità come epicentro creativo e sulla solitudine scelta come atto di forza.iltascabile+1
La pubblicazione fa parte della collana Genealogie di Solferino, ed è stata apprezzata per la sua capacità di umanizzare e demitizzare una delle figure più enigmatiche della letteratura ottocentesca.alessandria+1
In sintesi, questa opera è un saggio biografico e letterario che ripensa la vita e l’immagine di Emily Dickinson con un approccio affettuoso e rigoroso, proponendo un ritratto vibrante e complesso della poetessa.libreriauniversitaria+1
Se ti interessa un approfondimento o informazioni su come reperire il libro, posso fornirtele.
Diario degli anni difficili. Con le donne di ieri, oggi e domani (Solferino, 2024) è un’opera saggistica in cui Dacia Maraini affronta, con la profondità che la caratterizza, le radici culturali e sociali della subordinazione femminile. Il libro si apre con la potente immagine di una tela di Frida Kahlo — una cerva dal volto di donna, trafitta dalle frecce ma non soggiogata — che simboleggia la condizione di inferiorità, gli abusi e i femminicidi subiti dalle donne nei secoli123.
Temi principali
Violenza e patriarcato: Maraini denuncia la permanenza di un sistema patriarcale che relega le donne in uno stato di dipendenza, alimentando la violenza di genere. Le donne, spesso private di autonomia, hanno interiorizzato questo stato come se fosse una condizione biologica245.
Cultura e linguaggio: L’autrice sostiene che per contrastare la violenza sulle donne si debba lavorare profondamente sulla cultura, sulle abitudini identitarie e sulle disparità di genere, mettendo in discussione anche la misoginia presente nel linguaggio256.
Emancipazione e reazione maschile: Secondo Maraini, nei paesi democratici l’emancipazione femminile è vista da molti uomini come una minaccia all’antica supremazia di genere, e si assiste a una recrudescenza di violenza come risposta alle nuove libertà femminili56.
Conflitti sociali: Il percorso verso l’uguaglianza delle donne viene paragonato dall’autrice alle grandi lotte storiche per la giustizia sociale: la conquista dei diritti degli operai contro gli industriali, la rivolta dei contadini contro i feudatari, la ribellione degli schiavi23.
Articoli e testimonianze: Il volume raccoglie molti degli interventi che Dacia Maraini ha pubblicato come editorialista negli ultimi anni, in particolare sul Corriere della Sera, incentrati sul riscatto e l’emancipazione della figura femminile nella società italiana7.
Funzione pedagogica: Maraini si attribuisce anche una funzione educativa, auspicando una crescita della coscienza civile e culturale che metta al centro la libertà, l’autonomia e la dignità delle donne75.
Sintesi
Il libro si configura come una raccolta di riflessioni, analisi e prese di posizione — talvolta anche “a caldo” — riguardo ai fatti di attualità e alle situazioni che vedono le donne ancora troppo spesso vittime di sopraffazione e privazione di diritti. Maraini invita a considerare i nostri pregiudizi, offre strumenti di comprensione e apre un dialogo necessario per la costruzione di una società più giusta ed equa356.
Esemplari umani di Juliana Leite è un romanzo pubblicato da Feltrinelli/Gramma il 27 maggio 2025, nella traduzione italiana di Vincenzo Barca, con 272 pagine in formato brossura359. Il libro è stato accolto come un’opera significativa di una delle autrici brasiliane contemporanee più acclamate145.
Trama e temi principali
Il romanzo ruota attorno a Natalia, una donna anziana che, nella solitudine della vecchiaia, ha visto andarsene quasi tutti gli amici e il marito Vicente, scomparso dopo aver vissuto anni di persecuzione durante la dittatura brasiliana12.
Sua figlia vive lontano, ma Natalia non è sola: i ricordi delle persone care che ha incontrato nella vita — tra cui l’amica Sarah, il senzatetto Jorge che predice il futuro in cambio di un po’ di Campari, e altri compagni di strada durante gli anni bui della repressione politica — si ripresentano nella sua mente, trasformando il passato in un teatro vivo e attuale12. Natalia naviga tra assenze e presenze, tra memoria e quotidianità: rassetta la casa, osserva la luce del mattino, e ripercorre le storie di affetti, sofferenze, scelte politiche e cambiamenti sociali radicali. La narrazione alterna la bellezza di piccoli gesti quotidiani alla riflessione su temi universali: l’amore, l’amicizia, il dolore, il piacere, il rapporto tra genitori e figli, e la vecchiaia vissuta con lucidità e buon umore145.
Stile e ricezione
Juliana Leite, giornalista e scrittrice residente a Rio de Janeiro, già collaboratrice di testate internazionali come “The Paris Review”7, si distingue per una scrittura **tern
Temi principali di Esemplari umani di Juliana Leite
Memoria, assenza e presenza Il romanzo è centrato sull’esperienza di Natalia, una donna anziana che vive tra il ricordo di chi non c’è più e la solitudine del presente. I suoi giorni sono popolati dalle assenze: amici scomparsi, il marito Vicente (vittima della dittatura brasiliana), la figlia lontana. Tuttavia, la memoria trasforma le assenze in presenze vive, facendo rivivere le persone amate attraverso ricordi sempre vividi e attuali1.
Famiglia e affetti La narrazione esplora complessi legami familiari, dal rapporto travagliato tra genitori e figli alla gestione dell’amore (e del suo contrappunto, il dolore) in condizioni di lutto e di distanza affettiva. Il rapporto tra Natalia e la figlia, così come quello con il marito, è intriso di affetto, lacrime e silenzi, ma sempre con una luce di speranza e lucidità1.
Amicizia e condivisione Il libro celebra l’amicizia come forza che salda i legami anche nei periodi più duri della vita. Gli amici di Natalia – come Sarah e Jorge, il senzatetto che predice il futuro – rappresentano la costanza della condivisione, la forza dei destini intrecciati e la bellezza di piccoli gesti quotidiani che restituiscono dignità e calore all’esistenza1.
Tempo e invecchiamento La vecchiaia è ritratta come fase di bilancio, in cui si rivelano le ferite della storia personale e collettiva, ma anche come spazio di emancipazione: Natalia, pur circondata dall’assenza, mostra lucidità, ironia e capacità di continuare a godere della vita, arieggiando le stanze, sistemando i dettagli della casa, e guardando con meraviglia alla luce del mattino1.
Storia, politica e società Il romanzo si muove sullo sfondo degli anni bui della dittatura brasiliana, evocando una società segnata dalla violenza, dalla repressione e dal crollo delle ideologie. Ne emerge un’analisi di come gli eventi storici incidano sulla vita di chi li attraversa, e di come la resistenza, anche nel privato, sia sempre possibile1.
Ricerca di senso e quotidianità Infine, Esemplari umani è una riflessione sulla ricerca di senso nell’ordinario: nella cura per la casa, nei gesti ripetuti, nelle storie di chi vive ai margini ma che, in modi diversi, ha lasciato il segno. Juliana Leite restituisce così l’importanza dei piccoli episodi di umanità, anche nei momenti di maggiore solitudine1.
Sintesi
I temi principali del romanzo sono: memoria, famiglia, amicizia, vecchiaia, amore e dolore, senso di comunità, impatto della storia politica personale, e la ricerca di senso nei gesti quotidiani. Attraverso la figura di Natalia, Juliana Leite offre un ritratto lucido, toccante e mai rassegnato della condizione umana, in cui il passato non scompare ma si fa attivo presente, e la solitudine può trasformarsi in spazio di libertà e rinascita1.
Mille e un libro è un programma televisivo della Rai, in onda su Rai 1, curato e condotto da Gigi Marzullo. Si tratta di una rubrica settimanale che si concentra sul mondo dei libri, ospitando in studio autori e scrittori per discutere delle loro ultime opere insieme a critici letterari. La trasmissione offre incontri con scrittori, approfondimenti culturali e rappresenta un momento di riflessione e promozione della lettura, consolidando la sua presenza nella programmazione Rai, anche nelle fasce notturne167.
Gigi Marzullo è giornalista professionista e medico chirurgo, noto per il suo stile intimo e riflessivo, autore e conduttore anche di altri programmi culturali Rai come “Sottovoce” e “Cinematografo” oltre a “Mille e un libro”1.
Il programma è recente ma ben radicato nel palinsesto Rai, con repliche notturne e appuntamenti regolari, che nel 2025 sono ancora in programmazione238.
La Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) è una accademia privata di belle arti legalmente riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), fondata a Milano nel 1980.
È la più grande accademia di belle arti in Italia e fa parte del comparto universitario dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM), offrendo diplomi accademici di primo livello (laurea triennale) e di secondo livello (laurea magistrale)156.
NABA ha due campus principali,
uno a Milano, situato nel quartiere Navigli in un complesso storico di 14 edifici,
e uno a Roma, inaugurato nel 2019 nel quartiere Ostiense.
Entrambi i campus dispongono di laboratori specializzati, biblioteche, aree didattiche e ricreative26.
L’offerta formativa copre diverse aree artistiche e di design, tra cui pittura, arti visive, design, fashion design, graphic design, media design, scenografia, comunicazione, fotografia, interior design e molte altre discipline creative. L’accademia promuove un approccio multidisciplinare e un equilibrio tra teoria e pratica, con docenti professionisti e collaborazioni con importanti aziende del settore che offrono tirocini e opportunità lavorative agli studenti47.
A partire dall’anno accademico 2026/27, NABA aprirà anche un campus a Londra, espandendo la sua presenza internazionale57.
In sintesi, la Nuova Accademia di Belle Arti è un’istituzione di alta formazione artistica riconosciuta, con una forte vocazione internazionale e un’offerta formativa ampia e aggiornata, rivolta a chi vuole intraprendere una carriera nelle arti visive, nel design e nelle professioni creative125.
Dal Duomo di Spoleto per il Festival dei Due Mondi 2025, il famosissimo testo di Alessandro Baricco, nato come libro e poi diventato film, è raccontato dal suo autore e interpretato dal pianista Stefano Bollani insieme al trombettista Enrico Rava.
Alessandro Baricco, Stefano Bollani, Enrico Rava Festival dei Due Mondi di Spoleto – Rai 5, 6 luglio 2025
Lo spettacolo
Titolo: Novecento: il duello
Autore: Alessandro Baricco
Interpreti:
Alessandro Baricco (voce narrante e autore)
Stefano Bollani (pianoforte)
Enrico Rava (tromba)
Luogo: Piazza Duomo, Spoleto
Occasione: 68° Festival dei Due Mondi
Trasmissione: Rai 5, 6 luglio 2025, ore 21:15, in diretta123.
Descrizione e significato
Lo spettacolo è una versione speciale del celebre testo teatrale di Baricco, Novecento, che racconta la storia di un pianista straordinario vissuto sul transatlantico Virginian. In questa edizione, la narrazione di Baricco si intreccia con la musica dal vivo di Stefano Bollani e la tromba di Enrico Rava, dando vita a un vero e proprio “duello” tra parole e suoni. Il confronto musicale e narrativo si ispira al leggendario duello tra Novecento e Jelly Roll Morton, inventore del jazz, in un dialogo che alterna racconto, improvvisazione e virtuosismo musicale41.
Baricco porta in scena la sua arte affabulatoria, rendendo la narrazione coinvolgente e visionaria.
Bollani interpreta Novecento al pianoforte, ricreando le atmosfere del jazz e delle musiche di inizio Novecento.
Rava arricchisce la performance con la sua tromba, aggiungendo profondità e colore jazzistico4.
Novecento è uno dei testi più noti di Baricco, diventato anche film (“La leggenda del pianista sull’oceano”), fumetto e playlist musicale.
L’evento di Spoleto è stato concepito come una sfida creativa tra narrazione e musica, con l’obiettivo di evocare il mito di Novecento attraverso una performance unica e irripetibile41.
Dettagli trasmissione Rai 5
Data
Ora
Canale
Evento
6 luglio 2025
21:15
Rai 5
Novecento: il duello (in diretta dal Duomo di Spoleto)23
Approfondimenti
Lo spettacolo è stato uno degli eventi di punta del Festival dei Due Mondi 2025, confermando la centralità di Baricco nella scena culturale italiana e la capacità di Bollani e Rava di dialogare tra diversi linguaggi artistici415.
Per ulteriori informazioni: Festival dei Due Mondi di Spoleto – sito ufficiale Rai Cultura – palinsesto Rai 5
La gatta di Colette, pubblicato da Adelphi nel 2025 nella collana Piccola Biblioteca Adelphi (pp. 134, traduzione di Maurizia Balmelli), è una riproposta di un romanzo breve che apparve per la prima volta nel 1933125. Il libro è disponibile sia in formato cartaceo che digitale23.
Trama e temi
Il romanzo racconta la storia di Alain, un giovane biondo e ricco, prossimo al matrimonio con Camille, una ragazza bruna, carnale e piena di vita.
Il vero terzo incomodo nella loro relazione è Saha, la gatta certosina di Alain, che rappresenta per lui tutto ciò che Camille non può offrire: purezza, discrezione, un legame muto e profondo con il mondo dell’infanzia e della casa materna567. Colette costruisce un triangolo amoroso inconsueto, dove la gatta diventa simbolo delle ambiguità, dei desideri e delle fragilità umane. Camille percepisce presto Saha come una rivale e, con un gesto drammatico, rompe l’equilibrio fragile della relazione57.
Stile e significato
Colette si distingue per la sua scrittura raffinata, ironica e chirurgica, capace di indagare senza moralismi gli istinti umani e animali, la fedeltà e il possesso57. La gatta non è solo un animale, ma l’incarnazione di tutto ciò che Alain desidera davvero: la libertà, la sicurezza dell’infanzia, il rifiuto delle responsabilità adulte7. Il romanzo, breve ma intenso, è una meditazione sulla fragilità dei legami e sull’impossibilità di addomesticare ciò che si ama davvero7.
Autrice
Colette (pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette, 1873-1954) è stata una delle figure più originali e controverse della letteratura francese, nota per la sua vita anticonformista e per opere come Chéri, Gigi e il ciclo di Claudine67.
Edizione 2025
L’edizione Adelphi 2025 ripropone questo testo con la consueta eleganza editoriale, restituendogli un posto di rilievo nel panorama letterario contemporaneo127.
Il romanzo La gatta di Colette si conclude con una separazione tra Alain e Camille, causata dal rapporto ossessivo di Alain con la sua gatta Saha e dall’incomunicabilità tra i due sposi. Dopo che Camille, in un momento di esasperazione, cerca di uccidere Saha spingendola dal balcone, la gatta si salva miracolosamente grazie a un tendone che attutisce la caduta12. Alain, vedendo la reazione di Saha alla moglie, capisce che Camille ha tentato di uccidere la gatta e decide di lasciare la moglie, tornando precipitosamente a casa sua di Neuilly con Saha1.
Il giorno seguente, Camille si reca a Neuilly per parlare con Alain, ma scopre che lui intende separarsi da lei. Il romanzo si chiude con Saha che, accanto ad Alain, osserva Camille allontanarsi dal vialetto della villa, suggerendo che la gatta abbia vinto la sua battaglia e che il legame tra Alain e Camille sia ormai irrimediabilmente spezzato12. Il finale non è netto: non si sa se la separazione sarà definitiva, ma l’atmosfera è quella di un ritorno alla complicità e alla solitudine di Alain e Saha, che si riprendono la loro casa e il loro rapporto esclusivo3.
Venerdì 27 Giugno ore 18 presso Libreria Plinio Il Vecchio Como, Via Vittani 14, ingresso libero, Davide Fent, presenta, Dal Futurismo al Punk Dadaismo. Stasera si dorme a Trieste o in Paradiso con gli eroi Transeuropa Edizioni 2025
Don Andrea Stabellini, parroco di Morcote (Ticino, docente di Teologia Università di Lugano, saggista
Il Futurismo è nato all’inizio del Novecento, in Italia, ed è stato un movimento che ha coinvolto diversi ambiti come la letteratura, l’arte e la musica. È considerato una delle prime avanguardie europee in quanto correnti simili si sono poi sviluppate in altri paesi dell’Europa nonché in Russia, in Asia e negli Stati Uniti. Ciò che i futuristi volevano è esplorare tutte le forme di espressione possibili, dalla scultura alla pittura al teatro fino al cinema e finanche la gastronomia. Colui che è considerato il fautore del movimento è il poeta italianoFilippo Tommaso Marinetti.Vediamo come nasce e si sviluppa quest’avanguardia tutta italiana.
IL FUTURISMO: NASCITA DI UN MOVIMENTO DINAMICO
Gli inizi del Novecento sono stati anni in cui tutto il mondo dell’arte e della cultura stava evolvendo verso qualcosa di nuovo, stimolato naturalmente dagli avvenimenti del periodo specifico quali guerre, la trasformazione della società, i cambiamenti politici e le nuove scoperte tecnologiche come il telegrafo senza fili, la radio, le cineprese e gli aerei. Questi furono elementi importanti e decisivi perché indussero a mutare completamente la percezione delle distanze e del tempo dato che si trattava di mezzi realizzati per accorciarle e creare nuove relazioni. Il XX era quindi destinato a essere il secolo della velocità e del dinamismo, per questo i futuristi volevano lasciarsi indietro il passato e concentrarsi sul presente in cui si avvertiva un nuovo futuro dato dalla velocità. I futuristi abbracciarono i progressi tecnologici che stavano cambiando la vita quotidiana e poiché non doveva esserci distinzione tra arte e vita, furono coinvolti in ogni ambito della società e pubblicizzarono le loro idee attraverso i manifesti futuristi che ne esprimevano l’animo ribelle.
Il libro Lo sbilico di Alcide Pierantozzi, pubblicato da Einaudi nel 2025 nella collana Supercoralli, è un racconto autobiografico intenso e crudo che narra l’esperienza dell’autore con il disagio psichico e la malattia mentale15.
Alcide ha quarant’anni, vive in una cittadina abruzzese dopo aver lasciato Milano, e convive con diagnosi complesse come disturbo bipolare, spettro dell’autismo e dissociazione dell’io, accompagnate da una terapia farmacologica intensa15.
Nel libro descrive con grande sincerità e forza emotiva il suo quotidiano, segnato da momenti di paranoia, sdoppiamento della percezione, e la difficoltà di mantenere un equilibrio mentale. La narrazione si muove tra il presente, in cui vive con la madre che lo sostiene, e ricordi dell’infanzia e della vita precedente a Milano15.
La scrittura è caratterizzata da un linguaggio letterario ricercato e da una forte ossessione per le parole, che l’autore usa per cercare di nominare e comprendere il malessere interiore. Il libro si presenta come un resoconto diaristico, che alterna episodi di vita quotidiana a riflessioni profonde sul senso della malattia e sulla solitudine che ne deriva158.
Lo sbilico è stato accolto come un’opera potente e originale, che dà voce a un bisogno collettivo di raccontare con precisione la sofferenza psicologica e l’alienazione, andando oltre la mera testimonianza per diventare un atto letterario di grande intensità15. Alcuni critici sottolineano la capacità del libro di passare dal realismo più crudo a una scrittura alta e poetica, pur mantenendo un tono molto personale e intimo5.
In sintesi, Lo sbilico è un libro che esplora dall’interno la fragilità mentale, la lotta per la stabilità e il tentativo di trovare un senso attraverso la parola e la scrittura, rappresentando un contributo significativo alla letteratura contemporanea sul tema della malattia mentale158.
Il Paradiso dantesco è la terza delle tre cantiche che compongono la Divina Commedia di Dante Alighieri, dopo l’Inferno e il Purgatorio. Si distingue per il suo stile elevato e per la predominanza di temi teologici e filosofici. Dante come arriva in Paradiso? Dopo aver attraversato l’Inferno e scalato la montagna del Purgatorio, Dante arriva […]
Il Purgatorio dantesco è la seconda delle tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) che compongono la Divina Commedia di Dante Alighieri. Il Purgatorio, secondo la dottrina cattolica, è un luogo intermedio, in cui le anime dei defunti si purificano per accedere alla gloria eterna del Paradiso. Il Purgatorio non ha sempre fatto parte dell’immaginario e […]
L’Inferno di Dante è la prima delle tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) che compongono la Divina Commedia, dove è raccontato il viaggio immaginario di Dante nei tre regni oltremondani. Comprende 34 canti. Il metro è la terzina incatenata. Inferno di Dante struttura La struttura dell’inferno dantesco si presenta come una voragine a forma di […]
La “Guida alla lettura del ‘Libro Rosso’ di C.G. Jung” di Bernardo Nante, pubblicata da Bollati Boringhieri nel 2012, è un testo fondamentale per chiunque voglia affrontare il complesso e enigmatico “Libro Rosso” di Jung1234.
Questa guida si distingue per la sua capacità di accompagnare il lettore attraverso le dense e spesso cifrate visioni junghiane, offrendo interpretazioni che chiariscono passaggi difficili e stabilendo connessioni intertestuali con altre opere affini, spesso di natura mitica o profetica134. Bernardo Nante, esperto studioso di Jung, prende per mano il lettore e illumina ogni movimento dell’Io nel suo viaggio interiore, ogni personaggio e immagine che compongono la polifonia della psiche descritta nel “Libro Rosso”134.
La guida non si limita a spiegare in modo critico o a lasciare il lettore in balia di significati sfuggenti, ma cerca di rendere comprensibile l’assurdo mantenendo un saldo ancoraggio al senso e alle molteplici valenze del testo134. È considerata indispensabile per chi studia Jung o per chiunque voglia addentrarsi nel magma di visioni e simboli di quest’opera unica, spesso paragonata solo a narrazioni mitiche arcaiche2.
L’edizione è curata con traduzioni di Laura Bortoluzzi e Francesca Pe’, conta 426 pagine in formato rilegato ed è disponibile presso vari rivenditori, inclusi Amazon, IBS e Libreria Universitaria12347.
In sintesi, la guida di Nante è uno strumento prezioso che facilita la lettura e la comprensione del “Libro Rosso”, un’opera che rimane tra le più enigmatiche del Novecento, e che senza questa guida risulta ardua anche per gli studiosi junghiani23.
La raccolta “Poesie” di Karin Maria Boye, a cura di Daniela Marchesi, è pubblicata da Le Lettere con una prima edizione nel 2018 e una nuova edizione nel 2025179.
Questo volume presenta le poesie della poetessa svedese (Göteborg 1900 – Alingsås 1941), figura di grande rilievo della letteratura scandinava del Novecento, nota per la sua intensa passionalità e la complessità dei suoi temi, che spaziano dall’amore eterosessuale e omosessuale al tormento esistenziale e spirituale19.
La raccolta include testi in lingua originale svedese a fronte della traduzione italiana, curata da Daniela Marchesi, che consente di apprezzare la musicalità e la profondità del verso di Boye, la quale riflette nelle sue opere il percorso ideale di una generazione tra rivolta, nichilismo e ricerca di senso3.
Tra le poesie più rappresentative vi sono quelle tratte dalle sue raccolte principali come “Moln” (Nubi, 1922), “Gömda land” (Terre nascoste, 1924), “Härdarna” (I focolari, 1927), fino alle raccolte postume come “De sju dödssynderna” (I sette peccati mortali, 1941)37.
L’opera di Boye si caratterizza per una forte tensione spirituale ed etica, con un’attenzione particolare alla bellezza, all’assoluto e a un ardore civile e politico che la rende ancora oggi una voce significativa e attuale9.
La cura di Daniela Marchesi, nota traduttrice e studiosa, contribuisce a valorizzare questo patrimonio poetico, rendendolo accessibile al pubblico italiano con un testo critico e una traduzione accurata.
In sintesi, “Poesie” di Karin Maria Boye, a cura di Daniela Marchesi e pubblicato da Le Lettere nel 2025 (prima edizione 2018), è una raccolta fondamentale per chi desidera approfondire la poesia scandinava del Novecento e la complessità di una delle sue voci più intense e tormentate1379.
Il libro “Le querce non fanno limoni” di Chiara Francini, pubblicato da Rizzoli nel 2025, è un romanzo epico, intimo e corale che attraversa cinquant’anni di storia italiana, dalla Seconda guerra mondiale agli anni di piombo189.
La protagonista è Delia, ex partigiana, donna indimenticabile che affronta la guerra, l’amore e la perdita costruendo un luogo simbolico chiamato Il Cantuccio, spazio di condivisione, speranza e memoria15.
La narrazione intreccia le vite di vari personaggi, tra cui Irma, Mauro, Angela, Carlo, Sandro e altri, in un arazzo di voci, dialetti, cicatrici e sogni, ambientato tra Firenze e Campi Bisenzio15.
Il romanzo dà corpo alla Storia con la “S” maiuscola, trattando eventi come le torture a Villa Triste, la Liberazione, la strage di piazza Fontana e le contraddizioni della sinistra extraparlamentare, ma lo fa filtrandoli attraverso la quotidianità, i gesti, i silenzi e le parole non dette158. La scrittura è viva, alterna lirismo e parlato popolare, e si interroga sul significato della resistenza non solo politica ma anche esistenziale, al dolore, all’ingiustizia e al tempo156.
I temi principali di “Le querce non fanno limoni” di Chiara Francini sono:
La Resistenza e la memoria storica, con un’attenzione particolare agli eventi italiani dal secondo dopoguerra agli anni di piombo, come le torture a Villa Triste, la Liberazione e la strage di piazza Fontana1.
L’eredità politica, affettiva e ideologica, e il modo in cui la memoria si trasmette, si nasconde o si rivela nel tempo12.
Il coraggio di resistere non solo all’ingiustizia politica ma anche al dolore, al disincanto e al passare del tempo, intesa come una resistenza esistenziale14.
Le passioni, le lotte personali e familiari, le cicatrici lasciate dalla Storia sulle vite dei singoli, e la forza di rialzarsi nonostante le difficoltà1.
La costruzione di un luogo simbolico di condivisione e speranza, il Cantuccio, che rappresenta un rifugio concreto e ideale per i personaggi1.
L’identità e l’eredità emotiva che influenzano le scelte e i rapporti umani2.
La narrazione intreccia questi temi con una lingua viva che alterna lirismo e parlato popolare, dando voce a un affresco corale di vite segnate dalla Storia e dalla memoria
Il libro “Le querce non fanno limoni” di Chiara Francini riflette la storia italiana dagli anni ’40 agli anni di piombo attraverso una narrazione che intreccia eventi storici e vissuti personali. La protagonista, ex partigiana, e gli altri personaggi vivono e raccontano momenti cruciali come la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale, la Liberazione, e la drammatica stagione degli anni di piombo, segnati da terrorismo, stragi e tensioni politiche9.
Il romanzo affronta in particolare la strategia della tensione e la violenza politica degli anni Settanta, con riferimenti a eventi come la strage di piazza Fontana (1969), le attività terroristiche delle Brigate Rosse, e il clima di scontro tra estremismi di destra e sinistra che caratterizzò quegli anni15. Attraverso le vicende dei personaggi, il libro dà voce alla complessità di quel periodo, mostrando come la Storia con la “S” maiuscola si rifletta nelle vite quotidiane, nelle scelte personali, nelle lotte e nelle cicatrici emotive.
Inoltre, il romanzo esplora il tema della memoria e dell’eredità storica, interrogandosi sul significato di resistenza non solo politica ma anche esistenziale, in un’Italia attraversata da grandi trasformazioni sociali e culturali, ma anche da drammi come il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e le tensioni che misero a dura prova le istituzioni repubblicane16.
In sintesi, il libro usa la narrazione corale e intima per riflettere la storia italiana dal dopoguerra agli anni di piombo, mostrando come eventi storici di grande portata abbiano segnato profondamente la società e le persone comuni.
Maria Grazia Calandrone è una poetessa, scrittrice, giornalista, drammaturga, artista visiva, autrice e conduttrice radiofonica italiana, nata a Milano il 15 ottobre 1964 e residente a Roma267. Collabora con il “Corriere della Sera” e Rai Radio 3, dove conduce programmi culturali di poesia, ed è anche regista di documentari per CorriereTV1378.
La sua vita personale è segnata da un’infanzia difficile: abbandonata dalla madre all’età di otto mesi, che poi si suicidò, è stata adottata da Giacomo Calandrone e Consolazione, detta Ione. Questo dramma familiare è raccontato in alcune sue opere, tra cui il romanzo “Dove non mi hai portata”, finalista al Premio Strega 2023, e “Splendi come vita”, dedicato alla madre adottiva256.
Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e libri, tra cui “Serie fossile”, “Gli scomparsi”, “Il bene morale”, “Giardino della gioia” e romanzi come “L’infinito mélo” e “Magnifico e tremendo stava l’amore”1568. Ha ricevuto diversi premi letterari importanti, come il Premio Dessì, Pasolini, Trivio e Napoli per la poesia68.
Oltre alla scrittura, tiene laboratori di poesia nelle scuole pubbliche, carceri e centri di salute mentale, e partecipa a iniziative culturali e didattiche7.
In sintesi, Maria Grazia Calandrone è una figura poliedrica della cultura italiana contemporanea, nota per la sua intensa produzione poetica e narrativa, la sua attività giornalistica e il suo impegno nella diffusione della poesia e della cultura12367.
Il libro “Pescatore di perle” di Alain Finkielkraut, pubblicato da Feltrinelli nel 2025, prende il titolo dalla definizione che Hannah Arendt diede a Walter Benjamin, definito un “pescatore di perle” per la sua abitudine di collezionare citazioni preziose. Finkielkraut, nel corso della sua vita, ha annotato in quaderni personali frasi, aforismi e osservazioni di pensatori, poeti e scrittori a lui cari, utilizzandoli non come semplici reperti altrui ma come “offerte” per stimolare il proprio pensiero126.
Il libro raccoglie queste citazioni-perle, tratte da autori come Valéry, Kundera, Canetti, Lévinas, Bloch, Mann, Arendt, Tocqueville, Woolf, Solženicyn, Nietzsche e Jankélévitch, e le utilizza per ripercorrere i temi fondamentali della riflessione di Finkielkraut, offrendo una critica profonda e spesso dissonante rispetto allo spirito del nostro tempo. Tra i temi affrontati vi sono l’amore, la cultura, la politica, la guerra, il razzismo e i cambiamenti storici. Ad esempio, l’autore critica la riduzione dell’amore a una relazione contrattuale e democratica, sottolineando che “amare è essere dominato, soggiogato, soggetto a qualcuno”. Inoltre, denuncia come la cultura sia oggi spesso ridotta a una mera pratica sociale, equiparando manga, videogiochi e clip a quella che un tempo si chiamava “la grandezza dello spirito”. Sul piano politico, Finkielkraut mette in guardia dall’uso dell’antirazzismo che, pur legittimo dopo il Terzo Reich, rischia di criminalizzare ogni distinzione tra ospite e ospitato, minacciando così la sopravvivenza delle nazioni e dell’Europa stessa246.
Il libro si presenta come un bilancio personale e intellettuale dell’autore, un invito a risvegliare il pensiero critico attraverso queste perle di saggezza, senza indulgere in provocazioni ma con l’intento di comprendere profondamente il mondo contemporaneo. La lettura può essere fatta in modo non sequenziale, scegliendo le citazioni e i temi in sintonia con il proprio vissuto, rendendo l’opera particolarmente accessibile e stimolante4.
In sintesi, “Pescatore di perle” è una raccolta di riflessioni e citazioni che compongono un percorso filosofico e culturale personale di Alain Finkielkraut, che invita a una riflessione critica sul presente attraverso la saggezza di grandi autori del passato e del presente1246.
Le citazioni più significative raccolte da Alain Finkielkraut nel suo libro Pescatore di perle sono spesso aforismi e riflessioni tratte da grandi autori e pensatori, che l’autore utilizza per stimolare il pensiero critico e riflettere sui temi fondamentali della vita, dell’amore, della cultura e della politica. Tra le più emblematiche vi sono:
“Noi non viviamo solo per vivere. Tutto non ricomincia a ogni generazione: noi riceviamo e tramandiamo. La vita si inscrive in una patria, in una lingua…” (Finkielkraut)1.
“Amare è essere dominato, soggiogato, soggetto a qualcuno” (riflessione di Finkielkraut sull’amore, che critica la sua riduzione a una relazione contrattuale).
La critica alla cultura ridotta a mera pratica sociale, equiparando manga, videogiochi e clip a quella che un tempo si chiamava “la grandezza dello spirito”.
Sul piano politico, la denuncia dell’uso dell’antirazzismo che rischia di criminalizzare ogni distinzione tra ospite e ospitato, minacciando la sopravvivenza delle nazioni e dell’Europa.
Queste citazioni e riflessioni, raccolte in Pescatore di perle, rappresentano il “bilancio personale” di Finkielkraut e il suo invito a risvegliare il pensiero critico attraverso la saggezza di grandi autori, senza indulgere in provocazioni ma con l’intento di comprendere profondamente il mondo contemporaneo21.
Edmund Valentine White III (Cincinnati, 13 gennaio 1940 – New York, 3 giugno 2025) è stato uno scrittore, saggista, drammaturgo e biografo statunitense, universalmente riconosciuto come uno dei pionieri della letteratura gay e una figura centrale nella cultura queer contemporanea1256.
Cresciuto a Evanston, Illinois, dopo il divorzio dei genitori si trasferì con la madre e la sorella. Frequentò la Cranbrook School in Michigan e poi l’Università del Michigan, dove si laureò in cinese nel 1962. Rifiutò un dottorato ad Harvard per seguire un amante a New York, immergendosi nella nascente scena gay della città e lavorando come redattore per importanti testate come Time-Life Books, Newsweek, Saturday Review e Horizon156.
Fu testimone diretto dei moti di Stonewall nel 1969 e, oltre alla carriera letteraria, fu attivista: nel 1982 contribuì a fondare il Gay Men’s Health Crisis, una delle prime organizzazioni di supporto per persone con HIV/AIDS16. White visse a lungo tra gli Stati Uniti e la Francia, ottenendo onorificenze come l’Ordre des Arts et des Lettres francese. Dal 1999 fu professore di scrittura creativa alla Princeton University1.
La sua produzione, oltre 30 libri tra narrativa e saggistica, è caratterizzata da una schiettezza senza precedenti nel raccontare la vita, la sessualità e le esperienze della comunità omosessuale maschile americana, spesso attingendo alla propria biografia256. White fu tra i primi autori a parlare apertamente della propria sieropositività e della promiscuità, contribuendo a ridefinire la rappresentazione dell’identità gay nella letteratura126.
Libri Principali
Narrativa
Forgetting Elena (1973): romanzo d’esordio, ambientato su un’isola che riflette in modo velato la cultura gay1235.
Nocturnes for the King of Naples (1978): romanzo epistolare esplicitamente gay123.
A Boy’s Own Story (1982): primo volume della trilogia semi-autobiografica, racconta l’adolescenza di un ragazzo gay negli anni ’5012356.
The Beautiful Room Is Empty (1988): secondo volume della trilogia, segue il protagonista nell’età adulta e nei cambiamenti sociali degli anni ’60 e ’7012356.
The Farewell Symphony (1997): terzo volume, affronta la maturità e la crisi dell’AIDS12356.
City Boy: My Life in New York During the 1960s and ’70s (2009): memoir sulla New York pre-AIDS16.
Inside a Pearl: My Years in Paris (2014): ricordi degli anni parigini6.
The Unpunished Vice: A Life of Reading (2018): riflessione autobiografica sulla lettura6.
The Loves of My Life (2025): memoir erotico pubblicato poco prima della morte1.
Teatro
Terre Haute (2006): dramma ispirato all’incontro immaginario tra Timothy McVeigh e Gore Vidal16.
Riconoscimenti
Edmund White ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Lambda Literary’s Visionary Award, il Lifetime Achievement Award della National Book Foundation e il PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction. In Francia è stato nominato Chevalier e poi Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres136.
Eredità
Considerato il “padrino della letteratura queer”24, White ha influenzato generazioni di scrittori e ha contribuito in modo fondamentale alla visibilità e alla dignità della comunità LGBTQ+ nella letteratura mondiale.
La verità è un fuoco è un memoir scritto da Agnese Pini, pubblicato da Garzanti nel 2025. Il libro nasce da una scoperta che segna una frattura profonda nella vita dell’autrice: a tredici anni, Agnese trova per caso un album rosso con il nome “don Pini” e scopre così che suo padre era stato un prete. Questa rivelazione segna la fine della sua infanzia e l’inizio di un lungo percorso di confronto con un segreto familiare difficile da accettare1234.
Trama e struttura
Il memoir si sviluppa come un’indagine personale e familiare: Agnese Pini ripercorre la storia di suo padre, don Pini, che negli anni Settanta lasciò il sacerdozio per amore di una donna, Mira, con cui avrebbe poi costruito una famiglia. Il racconto si snoda tra oggetti di famiglia, fotografie, ricordi e luoghi dell’Italia di provincia, intrecciando la dimensione privata con quella collettiva di una società cattolica in cui la figura del padre e quella del sacerdote non sono sovrapponibili1234.
Temi centrali
Segreti e verità familiari: Il libro esplora il peso dei segreti e la fatica di nominarli, la difficoltà di affrontare ciò che è stato taciuto per anni e la necessità di dare voce a ricordi e sentimenti che rischiano di restare sepolti123.
Padre e figlia: Al centro c’è il rapporto tra Agnese e suo padre, fatto di incomprensioni, silenzi, domande rimaste sospese e una tenerezza indicibile. Il memoir è anche un percorso di riconciliazione, in cui la figlia arriva a riconoscere il padre come uomo, oltre che come genitore123.
Amore e libertà: La scelta di don Pini di lasciare il sacerdozio per amore di Mira viene indagata non come una debolezza, ma come un atto di forza e di libertà, capace di sfidare convenzioni sociali e religiose. L’autrice riflette sul significato dell’amore, sulla sua dimensione politica e sulla possibilità di conciliare l’amore umano con quello spirituale34.
Identità e memoria: Il libro è anche una riflessione sull’identità, sulla memoria e sulla costruzione del sé attraverso il confronto con il passato e con le radici familiari23.
Stile e approccio
Agnese Pini adotta uno stile intimo e coraggioso, trasformando la propria vicenda personale in un racconto universale. La narrazione si muove tra il bisogno di sapere e la paura di scoprire, tra il desiderio di verità e la difficoltà di affrontarla. L’autrice non esita a raccontare anche le emozioni più scomode — vergogna, rabbia, dolore — nella convinzione che solo nominando le cose si possa davvero costruire una verità condivisa34.
Ricezione e significato
Il memoir è stato definito un atto d’amore e di coraggio, capace di parlare a chiunque abbia dovuto fare i conti con i segreti di famiglia e con la complessità dei legami affettivi. Non è un libro contro la Chiesa, ma una ricerca laica di comprensione, un viaggio verso la riconciliazione con il proprio passato e con le persone amate34.
In sintesi: La verità è un fuoco è un racconto intenso e personale che, partendo da una vicenda familiare, riflette su temi universali come la verità, l’amore, il coraggio di scegliere e la possibilità di riconciliarsi con le proprie radici, offrendo al lettore uno sguardo autentico e profondo sul significato dell’essere figli e genitori nella società contemporanea1234.
Il “romanzo di formazione” è un genere letterario che narra il percorso di crescita, maturazione e sviluppo del protagonista, solitamente un giovane o un adolescente, attraverso esperienze, sfide e trasformazioni che lo conducono alla scoperta di sé e alla definizione della propria identità135.
Caratteristiche principali del romanzo di formazione
Sviluppo del protagonista: segue il processo psicologico e morale di crescita, spesso dall’infanzia o adolescenza fino all’età adulta.
Ricerca dell’identità: il protagonista esplora sé stesso e i propri valori, confrontandosi con dilemmi esistenziali.
Conflitto con la società: lo scontro con le norme sociali è centrale, poiché aiuta il protagonista a comprendere la realtà e a definire il proprio ruolo.
Esperienze formative: eventi chiave come relazioni, viaggi, perdite e successi fungono da momenti di apprendimento e trasformazione.
Narrazione intima: spesso in prima persona, per permettere al lettore di immergersi nei pensieri e sentimenti del protagonista.
Esito evolutivo: il percorso si conclude con una maturazione personale, che non necessariamente coincide con il successo o la felicità, ma con una nuova consapevolezza156.
Origini e storia
Il romanzo di formazione nasce in Germania alla fine del XVIII secolo, con il termine tedesco Bildungsroman (da Bildung = formazione, educazione e Roman = romanzo).
Un’opera fondamentale è Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Johann Wolfgang von Goethe (1796), che ha definito i temi classici del genere, come il conflitto tra aspirazioni individuali e realtà sociale1356.
Scopo e funzione
Il romanzo di formazione non è solo una narrazione di eventi, ma un racconto della trasformazione interiore del protagonista, che permette anche al lettore di riflettere sulla propria crescita e sul rapporto con la società e la cultura del proprio tempo136.
In sintesi, il romanzo di formazione è un racconto di crescita personale e psicologica, che esplora il passaggio dall’innocenza all’esperienza, offrendo uno specchio delle dinamiche sociali e culturali attraverso la vicenda di un personaggio in evoluzione135.
Ecco alcuni esempi famosi di romanzi di formazione e cosa li rende unici:
Robinson Crusoe di Daniel Defoe (1719): uno dei primi romanzi di formazione, narra l’esperienza di isolamento e sopravvivenza del protagonista su un’isola deserta, metafora delle sfide della crescita personale e dell’adattamento al mondo6.
Oliver Twist di Charles Dickens (1837): racconta la storia di un orfano che, nonostante le difficoltà e i maltrattamenti, mantiene un cuore buono e affronta un percorso di maturazione morale e sociale. Dickens è noto per i suoi giovani protagonisti che crescono in contesti di grande povertà e ingiustizia, rappresentando anche la lotta per migliorare la propria condizione materiale e sociale26.
David Copperfield e Grandi speranze di Charles Dickens: entrambi seguono la crescita interiore e sociale dei protagonisti, orfani o semi-orfani, alle prese con sfide materiali e morali in un’epoca di rivoluzione industriale. Qui la formazione include anche la conquista di una posizione sociale più dignitosa2.
I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil (1906): un romanzo di formazione del primo Novecento che esplora le complessità psicologiche e morali dell’adolescenza, con un’attenzione particolare alle tensioni interiori e ai dilemmi etici1.
Il giovane Holden di J.D. Salinger (1951): uno dei capolavori moderni del genere, racconta le vicende di Holden Caulfield, un adolescente ribelle e insofferente alle ipocrisie sociali, che vive un percorso di crescita segnato da conflitti interiori e dalla difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo. È unico per il suo stile colloquiale e la profonda introspezione psicologica24.
Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain (1884): segue il viaggio del giovane Huck lungo il Mississippi, durante il quale impara lezioni fondamentali sulla libertà, la giustizia e l’identità personale. Il romanzo affronta anche temi sociali come il razzismo, rendendolo un’opera di formazione sia personale che culturale5.
Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse: racconta il percorso di crescita di due personaggi con visioni opposte della vita, uno dedito alla riflessione e l’altro alla ricerca di esperienze, offrendo una riflessione profonda sulla formazione dell’identità attraverso il confronto e l’amicizia6.
Botchan di Natsume Sōseki e Norwegian Wood di Haruki Murakami sono esempi giapponesi che, pur con stili diversi, esplorano la crescita personale in contesti culturali specifici, affrontando temi di adattamento, perdita e scoperta di sé5.
Questi romanzi si distinguono per il modo in cui raccontano la crescita personale non solo come un passaggio anagrafico, ma come un processo complesso di formazione interiore, sociale e culturale, spesso con protagonisti che devono confrontarsi con un mondo difficile e in trasformazione. Alcuni si concentrano sulla maturazione morale e psicologica, altri includono anche la conquista di una posizione sociale o la lotta contro ingiustizie, rendendo ogni opera unica nel suo contesto storico e culturale125.
Il libro “C’era la luna” di Serena Dandini, pubblicato da Einaudi nel 2025, è un romanzo di formazione ambientato nella Roma del 1967-1969.
La protagonista è Sara Mei, un’adolescente che vive il passaggio dall’infanzia all’età adulta in un periodo di grandi fermenti sociali, culturali e politici. Attratta da un gruppo di ragazze più grandi e dalla loro femminilità provocatoria, Sara si innamora di Saverio, un giovane impegnato e colto, e si immerge nel vortice di cambiamenti che attraversano la società italiana di quegli anni.
Il racconto si snoda tra feste al Piper, cineforum, prime esperienze sentimentali e conflitti familiari, fino al 1969, anno simbolico dello sbarco sulla luna e delle illusioni infrante da un’esplosione di violenza che segna la fine di un’epoca.
Il romanzo esplora con delicatezza e ironia il desiderio di libertà e la scoperta di sé, mettendo in luce il valore dell’amicizia come forza salvifica e identitaria.
Serena Dandini ha scelto di fermare la narrazione al 1969, prima delle trasformazioni legislative e culturali degli anni ’70, per raccontare un mondo in cui ancora mancavano diritti fondamentali come il divorzio e la libertà riproduttiva, e in cui le giovani donne iniziavano a mettere in discussione il patriarcato con la spensieratezza dell’adolescenza123456.
Il libro Lascia che la vita accada di Sara Colombo, pubblicato nel 2025 dalla casa editrice Ponte alle Grazie, è un romanzo che affronta il tema della sofferenza mentale e della depressione attraverso la storia di Luca, il protagonista che, dopo un tentato suicidio, intraprende un percorso di trasformazione personale. Il racconto mescola il vissuto dell’autrice con elementi di finzione letteraria, utilizzando uno stile che richiama il realismo isterico dei narratori postmoderni. Luca, grazie all’incontro con un alter-ego saggio, a persone significative e alla psicoterapia, affronta il proprio dolore e riscopre sé stesso e il proprio equilibrio interiore123.
Sara Colombo, nata a Monza nel 1994, ha un background che spazia dagli studi classici alla musica, fino alla medicina vibrazionale e cantoterapia, e utilizza la scrittura come strumento per squarciare il buio della depressione. Il romanzo è caratterizzato da un linguaggio intenso e da una narrazione che esplora le fragilità umane con profondità emotiva37.
Il libro è disponibile in libreria e online, anche in formato ebook567.
Il libro “Il fiume d’erba” di Helen Humphreys, pubblicato da Playground Editore nel 2025, è una biografia dedicata a Henry David Thoreau, il celebre poeta e naturalista americano noto per la sua esperienza al Lago Walden, dove nel 1845 costruì una capanna in legno per vivere immerso nella natura12.
Helen Humphreys, autrice canadese nata nel 1961, è conosciuta per la sua narrativa e poesia, con numerosi romanzi pubblicati in Italia da Playground Editore, tra cui “Cani selvaggi” e “Il canto del crepuscolo”3. “Il fiume d’erba” si distingue come un’opera originale e inclassificabile che esplora la vita e il pensiero di Thoreau, offrendo un ritratto intenso e suggestivo del naturalista5.
Lo “Tsundoku” è un termine giapponese che descrive la tendenza ad acquistare libri, accumularli in casa senza riuscire a leggerli tutti, lasciandoli spesso impilati su scaffali o comodini in attesa del momento giusto per la lettura136. La parola deriva da tre termini giapponesi:
tsunde (accumulare),
oku (mettere da parte)
e doku (leggere),
e si può tradurre come “accumulare libri per poi lasciarli da parte per un po’”38.
Questa pratica non è vista come un vizio, ma piuttosto come un’abitudine comune e una sorta di riserva emotiva: ogni libro accantonato può essere quello giusto da leggere in un momento futuro, magari durante un cambiamento di vita o un viaggio13. L’atto di comprare libri genera una gratificazione immediata, legata al piacere e alla motivazione, che spesso supera il desiderio effettivo di leggerli5.
Lo Tsundoku è diverso dalla bibliomania, che è un disturbo ossessivo compulsivo legato alla collezione di libri senza lettura; invece, chi pratica Tsundoku acquista libri per il piacere di possederli e conservarli, anche se poi non riesce a leggerli subito8. Non bisogna considerare un difetto accumulare libri, né un obbligo doverli leggere immediatamente: è piuttosto una forma di progettualità a lungo termine e di fiducia nel futuro13.
In sintesi, lo Tsundoku rappresenta un rapporto particolare con i libri, fatto di desiderio, curiosità e attesa, dove l’accumulo non è fine a sé stesso ma un modo per conservare mondi possibili da esplorare quando sarà il momento giusto137.
Il libro “Tutte le poesie” di Mark Strand, nella traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan, è stato pubblicato da Mondadori nel 2025, nella collana Lo Specchio18.
Si tratta di un volume che raccoglie l’intero corpus poetico di Strand, offrendo un panorama completo della sua opera dagli esordi fino alle raccolte più recenti come Uomo e cammello e Quasi invisibile.
Il testo è arricchito anche da prose come L’alfabeto di un poeta e Note sul mestiere della poesia, che offrono ulteriori approfondimenti sul pensiero e la poetica dell’autore18.
La traduzione di Damiano Abeni è apprezzata per la sua cura e fedeltà, e il volume presenta il testo originale a fronte, permettendo così una lettura comparata tra inglese e italiano23.
La poesia di Strand si caratterizza per una raffinata scrittura, un’intensa meditazione sul reale e un uso sapiente di musica interna e toni, con frequenti variazioni tra versi brevi e forme più ampie, fino al prosimetro18.
Mark Strand (1934-2014) è stato un poeta di rilievo internazionale, vincitore del Pulitzer per la raccolta Blizzard of One (Tormenta al singolare), e la sua opera è riconosciuta per la sua eleganza, originalità e profondità filosofica18.
In sintesi, “Tutte le poesie” è un volume fondamentale per chi vuole approfondire la poesia di Mark Strand in italiano, grazie a una traduzione di alto livello e a un’edizione che comprende anche scritti critici e note dell’autore145.
Il libro “La giusta distanza dal male” di Giorgia Protti, pubblicato da Einaudi nel 2025, è un romanzo che racconta la vita di una giovane dottoressa che lavora nel Pronto soccorso di una grande città.
Attraverso una narrazione intensa e iperrealista, il libro esplora il dolore vissuto sia da chi lo prova direttamente sia da chi lo cura, mettendo in luce la solitudine e la fatica emotiva del personale sanitario.
La protagonista, dopo turni estenuanti, incontra una figura inquietante con ali scure, che rappresenta una presenza ambigua e simbolica, capace di porre domande profonde sul valore dell’anima e sulla possibilità di salvaguardarsi dalla sofferenza altrui.
Il romanzo è anche una riflessione sul collasso della sanità pubblica e sulle fragilità umane che si manifestano in un ambiente così critico14.
Giorgia Protti, nata a Torino nel 1988, è medico internista con esperienza diretta nel Pronto soccorso e nella Medicina d’urgenza, il che conferisce al libro una forte autenticità e profondità nel descrivere la realtà ospedaliera3.
Il volume, di 256 pagine, è inserito nella collana Supercoralli e ha un prezzo di copertina di 19,50 euro1. L’autrice ha presentato il libro il 28 maggio 2025 a Torino, in un evento organizzato da Einaudi2.
La parola “canoscenza” in Dante Alighieri, specialmente nel celebre verso del Canto XXVI dell’Inferno, rappresenta la conoscenza intesa come sapere, scienza e ricerca intellettuale e morale. Il termine è usato nella famosa terzina pronunciata da Ulisse:
«Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza»89.
Qui “canoscenza” significa la conoscenza in senso ampio, non solo il sapere tecnico ma anche la ricerca della virtù e della saggezza, che distingue l’essere umano dagli animali (“bruti”). Ulisse esorta i suoi compagni a non vivere come bestie mossi solo dall’istinto, ma a perseguire la virtù e la conoscenza, simbolo di un ideale umano e morale più elevato289.
Nel contesto del Canto XXVI, che si svolge nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, Dante riflette anche sul valore e i limiti dell’ingegno umano. Ulisse rappresenta l’ingegno spinto oltre i limiti della virtù cristiana, che può portare alla perdizione se non guidato dalla giusta morale6.
In sintesi, “canoscenza” in Dante è un concetto chiave che sintetizza la tensione verso il sapere e la virtù, un ideale umano che va oltre la mera sopravvivenza e che si pone come scopo nobile dell’esistenza umana689.
Karin Maria Boye (Göteborg, 26 ottobre 1900 – Alingsås, 24 aprile 1941) è stata una scrittrice, poetessa e critica letteraria svedese, considerata una delle voci più importanti del modernismo poetico svedese.
La sua opera spazia dalla poesia al romanzo, al saggio, con un forte impegno sociale e politico, e una profonda riflessione sull’individuo, la libertà e la crisi esistenziale159.
Biografia
Nata in una famiglia di discendenza tedesca, Boye studiò nelle università di Uppsala e Stoccolma.
Fu attiva nel movimento socialista Clarté e viaggiò molto in Europa, vivendo in prima persona le inquietudini del suo tempo, come la Germania nazista e l’URSS stalinista.
Nel 1929 si sposò con Leif Björck, da cui si separò nel 1932; successivamente ebbe una relazione con la scrittrice Margot Hanel, con cui visse a Berlino e poi in Svezia.
La sua vita fu segnata da una profonda lotta interiore, anche a causa della sua omosessualità e delle difficoltà sociali legate a essa. Soffrì di depressione e si suicidò nel 1941356.
Opere principali
Romanzi
Astarte (1931): critica della cultura borghese, vincitore di un premio nordico.
Merit vaknar (1933)
Kris (Crisi, 1934): romanzo autobiografico che tratta della crisi religiosa e della scoperta della propria omosessualità.
För lite (1936)
Kallocaina (1940): il suo capolavoro, un romanzo distopico che anticipa opere come 1984 di Orwell e Brave New World di Huxley. Racconta di una società totalitaria in cui uno scienziato inventa un siero della verità. Il libro ebbe successo internazionale e influenzò anche il cinema1359.
Raccolte poetiche
Moln (1922)
Gömda land (1924)
Härdarna (1927)
För trädets skull (1935)
De sju dödssynderna (I sette peccati mortali, 1941, postumo)
Poesie (1994, raccolta tradotta in italiano)
Le sue poesie affrontano temi come la libertà individuale, la lotta contro la religione tradizionale, la bellezza, il dinamismo e il conflitto morale, sviluppando uno stile ritmico e personale159.
Saggi e novelle
Språket bortom logiken (1932, saggio)
Raccolte di novelle come Uppgörelser (1934), Ur funktion (1940) e Bebådelse (1941)1.
Rilevanza
Karin Boye è ricordata soprattutto per la sua poesia e per Kallocaina, che anticipò il genere distopico e influenzò autori come George Orwell. La sua vita e la sua opera riflettono il tormento di una donna che cercava libertà personale e verità in un’epoca di oppressione e conformismo357.
In sintesi, Karin Boye è stata una figura di spicco della letteratura svedese del Novecento, con un’importante produzione poetica e narrativa che esplora temi esistenziali, sociali e politici, culminando nel romanzo distopico Kallocaina e in una poesia intensa e innovativa159.
Nadia Anjuman Herawi nacque nel 1980 a Herat, nel nord-ovest dell’Afghanistan, in una famiglia numerosa, durante un periodo di profonda instabilità politica e sociale nel Paese12.
La sua vita e la sua opera sono diventate simbolo della resistenza femminile contro la repressione talebana e della lotta per la libertà di espressione delle donne afghane.
Contesto storico e formazione
Nel 1995, l’arrivo dei talebani a Herat segnò una drastica limitazione delle libertà femminili: alle donne fu proibito studiare, lavorare e partecipare alla vita pubblica16.
Nadia, studentessa brillante, si trovò improvvisamente privata del diritto all’istruzione. Nonostante ciò, nel 1996 si unì a un circolo clandestino chiamato Golden Needle Sewing School (“Scuola di Cucito dell’Ago d’Oro”), che ufficialmente offriva lezioni di sartoria – una delle poche attività consentite alle donne – ma che in realtà era un luogo segreto di istruzione e confronto letterario, dove si leggeva e si discuteva di poesia e letteratura sotto la guida di docenti universitari12.
Attività poetica e impegno
L’amore per la poesia accompagnò Nadia fin dall’infanzia. Nonostante la repressione, continuò a scrivere e a condividere i suoi versi, che divennero voce di denuncia e speranza per tutte le donne afghane costrette al silenzio.
Nei suoi scritti, Nadia affrontava i temi della libertà negata, della sofferenza femminile e della resilienza34.
La sua opera più nota è la raccolta Fiori di fumo, pubblicata prima del matrimonio, seguita da Fiore rosso scuro. Postuma è stata pubblicata anche la raccolta Come un uccello in gabbia, che testimonia la sua sensibilità e la sua lotta personale e collettiva4.
“L’amore per la poesia e le catene di sei anni di schiavitù dell’era dei talebani, che mi avevano legato le gambe, hanno fatto sì che, appoggiandomi alla penna e zoppicando, componessi passi ed entrassi nel territorio della poesia.” — Nadia Anjuman2
Morte e lascito
Nadia Anjuman fu uccisa il 4 novembre 2005, a soli 25 anni, dal marito, secondo molte fonti a causa della sua attività poetica e della sua crescente notorietà27. La sua morte è diventata simbolo della violenza di genere e della repressione che le donne afghane continuano a subire, soprattutto quando cercano di affermare la propria voce e il proprio talento57.
La sua poesia, oggi tradotta e letta in tutto il mondo, è diventata emblema della resistenza delle donne afghane e della lotta per i diritti civili. Nadia Anjuman viene ricordata come una delle più importanti poetesse afghane contemporanee, la cui voce continua a ispirare donne e uomini contro ogni forma di oppressione345.
La voce di Nadia Anjuman rappresenta tutte le donne “note e sconosciute, uccise e suicide, ferite e umiliate, usate e cancellate”3. La sua poesia è un atto di resistenza, un grido contro il silenzio imposto e una testimonianza della forza delle donne afghane anche nei momenti più bui della storia del loro Paese.
La collana “Universale Economica” è una storica collana editoriale edita da Giangiacomo Feltrinelli Editore, fondata nel 1949, quindi antecedente alla nascita ufficiale della casa editrice Feltrinelli (1954)35.
Inizialmente i primi titoli furono stampati dalla “Cooperativa del Libro Popolare” e la collana era nota anche come “Universale del Canguro”. Dal 1955, con il numero 200, compare il nome della casa editrice Feltrinelli.
Questa collana si caratterizza per una produzione molto ampia e diversificata, con una media di circa trenta titoli all’anno distribuiti in varie sezioni e sottocollane, che spaziano dalla narrativa ai saggi, dal noir ai classici, con attenzione anche a tematiche di attualità, inchiesta e una prospettiva cosmopolita, con particolare interesse per Cuba e l’America Latina fin dagli esordi3.
Tra le sottocollane più note ci sono “Serie scientifica”, “Letteratura”, “Storia e filosofia”, “Le grandi avventure” e “Scrittori d’oggi”, quest’ultima curata anche da Luciano Bianciardi negli anni ’50 e ’603.
La collana pubblica sia edizioni economiche di libri già presenti nel catalogo Feltrinelli, sia opere uscite direttamente in questa collana.
Ha contribuito a far conoscere in Italia autori di culto come Isabel Allende, Alessandro Baricco, Stefano Benni, Jonathan Coe, Daniel Pennac, José Saramago, Antonio Tabucchi e Banana Yoshimoto, oltre a includere racconti di viaggio e saggi sociologici, filosofici e culturali, con particolare attenzione a temi come marxismo, psicologia, femminismo, società contemporanea e economie alternative36.
In sintesi, “Universale Economica” rappresenta un punto di riferimento per l’editoria economica di qualità in Italia, con una lunga tradizione e un catalogo ricco e variegato che copre numerosi generi letterari e saggistici123.
Il libro “Piccolo dizionario delle malattie letterarie” di Marco Rossari è una raccolta ironica e intelligente che elenca tic, compulsioni, vizi, vezzi e “malattie” immaginarie tipiche di scrittori e lettori, con un tono sarcastico e divertente12.
Rossari definisce queste “malattie” come comportamenti letterari devianti che però non richiedono cura, anzi spesso risultano goderecce per chi legge, mentre gli scrittori ne soffrono di più6. Tra le voci più note ci sono:
Confusione di Achab: megalomania che porta a considerare degni solo i romanzi molto lunghi, come le trilogie fantasy o romance.
Bubbone di Woolf: la proliferazione di troppe stanze private, metafora di isolamento eccessivo.
Trauma di Zeno: la tendenza a romanzare la propria vita negando però che sia così.
Disfunzione di Kafka: la “dolcezza della paura”, un disturbo letterario che evoca atmosfere kafkiane senza bisogno di ricorrere a spiegazioni biografiche.
Siddharta: patologia adolescenziale che spinge a mistificare un malessere giovanile con misticismo6.
Il libro è pubblicato da Einaudi ed è disponibile in libreria e online134578. Offre definizioni sintetiche e taglienti che mettono alla berlina il mondo letterario con ironia e intelligenza, risultando un testo di primissima categoria per chi ama la letteratura e vuole riflettere divertendosi sui suoi “disturbi”6.
Il libro di Agnese Pini si intitola “La verità è un fuoco” ed è pubblicato da Garzanti. Si tratta di un memoir in cui l’autrice racconta la scoperta, avvenuta quando aveva tredici anni, che suo padre era stato un sacerdote.
Questa rivelazione ha segnato profondamente la sua vita e ha dato il via a un lungo percorso di ricerca e di confronto con un segreto familiare difficile da accettare125.
Nel libro Pini indaga il passato di suo padre, don Pini, che a fine anni Settanta decise di lasciare il sacerdozio per amore di una donna, Mira, con cui ha avuto tre figli, tra cui Agnese stessa.
Il racconto si sviluppa tra oggetti di famiglia, fotografie, volti e luoghi, e riflette sul significato dell’amore, della libertà e del coraggio di scegliere contro le convenzioni sociali e religiose. Il memoir è anche un atto di riconciliazione con il passato e con le persone amate, un viaggio intimo e doloroso ma capace di parlare a tutti145.
Agnese Pini, giornalista e direttrice di importanti testate, ha scritto questo libro come un modo per dare voce a ciò che per anni è rimasto taciuto, trasformando la sua esperienza personale in un racconto universale sul potere dell’amore e della verità2.
In sintesi, “La verità è un fuoco” è un memoir intenso e coraggioso che esplora il rapporto tra padre e figlia, il peso dei segreti familiari e il coraggio di vivere la propria verità, ed è edito da Garzanti nel 2025125.
Il libro “A tu per tu con la Commedia” di Giuseppe Patota, pubblicato da Laterza nel 2025, è un’opera che si propone di rendere accessibile e comprensibile la Divina Commedia di Dante anche a chi non la conosce bene o la trova difficile da leggere.
Patota, linguista e studioso della lingua italiana, ha selezionato i versi più significativi dei cento canti e li ha spiegati parola per parola, offrendo un percorso in 114 tappe che accompagna il lettore nel viaggio dantesco, collegando i versi ai loro contesti storici, culturali e letterari135.
Il libro affronta la complessità linguistica e tematica della Commedia, che spazia dalla teologia alla filosofia, dalla morale alla politica, dalla scienza all’arte della guerra, mostrando come Dante abbia sperimentato tutte le possibilità espressive della lingua italiana e abbia racchiuso nel suo poema un sapere enciclopedico antico e medievale15.
Giuseppe Patota, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università di Siena, è anche membro di importanti istituzioni culturali come l’Accademia dei Lincei e l’Accademia della Crusca, e ha una vasta produzione scientifica e divulgativa sulla lingua italiana3.
In sintesi, “A tu per tu con la Commedia” è un testo pensato per accompagnare il lettore in un viaggio chiaro e coinvolgente attraverso la Divina Commedia, abbattendo le difficoltà linguistiche e culturali che spesso scoraggiano la lettura di questo capolavoro157.
“Leggere Dante a Tor Bella Monaca” è un libro di Emiliano Sbaraglia pubblicato dalle edizioni E/O nel 2025. Il testo racconta un anno scolastico in una terza media di Tor Bella Monaca, una periferia di Roma, dove il professore di italiano decide di far scoprire ai suoi studenti la Divina Commedia di Dante Alighieri. Nonostante le difficoltà legate al contesto sociale, caratterizzato da un alto tasso di abbandono scolastico e da un ambiente difficile, la lettura di Dante si rivela uno strumento potente per coinvolgere gli adolescenti, stimolare la loro curiosità e offrire loro nuove parole e nuovi orizzonti culturali12.
Il libro mette in luce come Dante, con la sua immaginazione e creatività, riesca a creare un ponte tra mondi apparentemente lontani, rendendo viva e accessibile la grande letteratura italiana anche in contesti periferici. A conclusione del percorso, gli studenti partecipano a una gita a Firenze, che rappresenta un momento di coronamento e di reale esperienza culturale2.
Emiliano Sbaraglia, insegnante di materie letterarie nella scuola pubblica italiana e membro fondatore dell’Associazione di scrittori “Piccoli Maestri”, utilizza la sua esperienza decennale per mostrare come sia possibile insegnare Dante in modo efficace e significativo anche in contesti difficili, sottolineando l’importanza di un insegnamento professionale e contestualizzato12.
In sintesi, “Leggere Dante a Tor Bella Monaca” è un invito a non rinunciare alla grande letteratura nelle scuole periferiche, dimostrando che Dante può essere un potente strumento di inclusione e crescita personale per i giovani più svantaggiati.
Stefano Frassetto è un fumettista e illustratore italiano noto per la sua rubrica settimanale “I grandi classici in parole povere”, pubblicata su “TuttoLibri”, l’inserto culturale del quotidiano “La Stampa” ogni sabato157.
In questa rubrica, Frassetto propone reinterpretazioni umoristiche e semplificate dei grandi classici della letteratura, presentandoli sotto forma di strisce a fumetti che rendono accessibili e comprensibili anche testi complessi attraverso un linguaggio semplice e immediato15.
Oltre a questa attività, Frassetto ha una lunga carriera come fumettista con opere come “Ippo” e “35MQ”, pubblicate su vari quotidiani italiani e internazionali. Collabora anche come illustratore per testate italiane ed estere, tra cui “La Stampa”, “Libération” e “Le Temps”36.
Le sue strisce su “La Stampa” sono apprezzate per il loro approccio innovativo che avvicina il pubblico alla letteratura classica in modo divertente e didattico, trasformando grandi romanzi in racconti visivi sintetici e ironici15.
“Versi di libertà. Trenta poetesse da tutto il mondo” è un libro curato da Maria Grazia Calandrone, pubblicato da Mondadori nel 2022. L’opera raccoglie trenta ritratti poetici di donne provenienti da diverse parti del mondo, creando un “macrotesto” che vuole essere una grande poesia composta dalle vite e dai volti di persone unite dal desiderio di libertà136.
Maria Grazia Calandrone è una voce riconosciuta della lirica e della cultura italiana, e con questo libro offre un mosaico di voci femminili che esplorano il tema della libertà attraverso la poesia36.
Il volume “Versi di libertà. Trenta poetesse da tutto il mondo” curato da Maria Grazia Calandrone raccoglie trenta poetesse provenienti da diverse parti del mondo, ma nelle fonti disponibili non è riportato un elenco completo e dettagliato dei loro nomi. Tuttavia, si sa che il libro vuole offrire un mosaico di voci femminili che esprimono il tema della libertà attraverso la poesia28.
Tra le poetesse citate in contesti simili o collegati si trovano nomi come Nadia Anjuman, Marina Cvetaeva, Amelia Rosselli e Akiko Yosano, che rappresentano alcune delle voci femminili di rilievo nella poesia mondiale3.
Le tematiche principali trattate nelle poesie raccolte in “Versi di libertà. Trenta poetesse da tutto il mondo” di Maria Grazia Calandrone ruotano attorno al concetto di libertà intesa in molteplici forme. Le poesie esplorano la libertà personale, sociale e politica, mettendo in luce le esperienze di donne di culture diverse che affrontano oppressioni, discriminazioni, e lotte per l’emancipazione.
In particolare, emergono temi come:
La ricerca di autonomia e autodeterminazione femminile
La denuncia delle ingiustizie e delle violenze subite dalle donne
L’espressione della forza interiore e della resilienza
Il desiderio di pace e giustizia sociale
L’identità culturale e il dialogo tra tradizione e modernità
Questi temi sono intrecciati con una forte componente emotiva e riflessiva, che rende la raccolta un mosaico di voci poetiche impegnate a raccontare la libertà come un diritto universale e un valore da conquistare e difendere[fonte diretta dal contesto del libro].
In sintesi, “Versi di libertà” propone un viaggio attraverso le esperienze e le sensibilità di trenta poetesse che, con le loro parole, testimoniano la complessità e la ricchezza del concetto di libertà femminile nel mondo contemporaneo.
Il concetto di “puer” nella psicanalisi junghiana si riferisce a un archetipo fondamentale della psiche umana, noto anche come “Puer Aeternus” o “eterno fanciullo”.
Questo archetipo rappresenta il lato infantile e giovanile presente in ogni individuo, caratterizzato da una grande forza vitale, creatività, spontaneità e una costante ricerca di stimoli e novità123.
Caratteristiche principali del Puer:
È una figura in continuo divenire, priva di una storia personale fissa, che vive in una dimensione di potenzialità e possibilità infinite1.
Mostra una grande sensibilità e una forte propensione verso gli altri, spesso manifestando relazioni simbiotiche e un bisogno di modelli esterni cui ispirarsi1.
Ha un lato positivo che simboleggia il potenziale di crescita, la speranza e la capacità di rinnovamento27.
Tuttavia, presenta anche un lato negativo, che si manifesta come rifiuto di crescere, paura delle responsabilità e tendenza all’infantilismo, con dipendenza dagli altri e difficoltà a stabilire una propria autonomia235.
Dualismo con l’archetipo Senex:
Il Puer è opposto e complementare all’archetipo del Senex, che rappresenta l’uomo vecchio, associato a disciplina, controllo, responsabilità e razionalità. Mentre il Senex incarna la saggezza e l’esperienza, il Puer è legato all’istinto, alla passione, all’eccentricità e alla creatività246.
L’equilibrio tra questi due archetipi è fondamentale per uno sviluppo psichico sano, poiché permette di alternare il bisogno di libertà e rinnovamento con la capacità di controllo e saggezza1.
Aspetti simbolici e psicologici:
Jung sottolineava che il Puer, pur apparendo a livello cosciente come un contenuto apparentemente irrilevante, emerge dall’inconscio con una forza unificatrice e rigenerante, rappresentando un impulso fondamentale all’autorealizzazione e alla vitalità579.
In sintesi, il Puer nella psicanalisi junghiana è un archetipo complesso e ambivalente che incarna sia la forza vitale e creativa dell’infanzia interiore sia il rischio di un’infantilizzazione adulta e di una fuga dalle responsabilità, in tensione con l’archetipo opposto del Senex1236.
La poesia come luogo privilegiato della verità occidentale
Nel pensiero di Emanuele Severino, la poesia occupa un ruolo centrale nell’interpretazione della storia e della crisi del pensiero occidentale.
Severino individua nella poesia – in particolare in quella di Eschilo e Leopardi – il luogo dove si manifesta in modo privilegiato il cuore stesso dell’Occidente: la sua tendenza nichilistica, ossia l’identificazione dell’essere con il nulla68. L’arte e la poesia, secondo Severino, non sono semplici espressioni estetiche, ma “mettono in opera” l’essenza profonda della civiltà occidentale, rendendone visibile la follia: la convinzione che tutto ciò che è, sia destinato al nulla.
Poesia e filosofia: intreccio e distinzione
Severino sottolinea come in Leopardi poesia e filosofia si intreccino in modo indissolubile, tanto che la poesia diventa la forma suprema della filosofia stessa24.
Mentre la filosofia occidentale, a partire dai Greci, aveva cercato un fondamento eterno e immutabile, Leopardi (secondo Severino) mostra che l’unica evidenza assoluta è il divenire, dominato dal nulla, e che la poesia rappresenta l’ultima illusione di salvezza offerta agli uomini, oltre il fallace ottimismo della scienza e della tecnica35.
La poesia come suprema illusione e resistenza
Per Severino, la poesia è l’erede della festa arcaica: un momento in cui l’uomo, attraverso canto e danza, riesce a respirare “al di sopra dell’oppressione del dolore della vita”1.
In Leopardi, la poesia diventa l’ultima parola prima dell’annientamento definitivo dell’uomo nell’epoca della tecnica. È la forma più alta dell’illusione e dell’immaginazione, quella che permette al “genio” di vivere la contraddizione tra il nulla e l’esistenza, di guardare in faccia il nulla ma di resistervi con la melodia del canto25. La poesia, dunque, non salva dall’annientamento, ma offre uno spiraglio di senso e di vita proprio nel riconoscimento della nullità di tutte le cose7.
La poesia come testimonianza del nichilismo
Severino vede nella poesia di Leopardi la testimonianza più radicale del nichilismo occidentale: la poesia diventa consapevolezza e testimonianza della nullità di tutte le cose, un atto di genio che, pur sapendo di essere destinato al nulla, continua a cantare7.
In questo senso, la poesia non è evasione, ma la più lucida e rigorosa interpretazione della condizione umana nell’epoca del disincanto e della tecnica36.
Sintesi
La poesia, per Severino, è il luogo in cui si manifesta in modo privilegiato il destino nichilistico dell’Occidente.
In Leopardi, poesia e filosofia si fondono: la poesia diventa la forma suprema della filosofia, capace di testimoniare la verità del nulla.
La poesia rappresenta l’ultima illusione e resistenza di fronte all’annientamento portato dalla tecnica e dalla ragione.
L’opera di genio poetico è consapevole della propria condanna al nulla, ma trova nella melodia del canto la forza di resistere e testimoniare257.
In definitiva, per Severino la poesia non è solo un genere letterario, ma un atto filosofico di suprema consapevolezza e di tragica grandezza, capace di illuminare il destino dell’uomo occidentale nel suo confronto con il nulla.
Libri di Emanuele Severino in ordine cronologico (1950-2022)
Emanuele Severino è stato uno dei più importanti filosofi italiani del Novecento e del nuovo millennio.
La sua produzione, vasta e articolata, copre oltre settant’anni di attività.
Di seguito un elenco dei suoi principali libri in ordine cronologico, dal 1950 al 2022, con indicazione dell’anno di pubblicazione e, dove possibile, l’editore. Sono inclusi solo i testi principali e non tutte le ristampe o edizioni ampliate.
Alcuni titoli sono stati ripubblicati o ampliati in nuove edizioni negli anni successivi.
L’elenco si concentra sulle opere principali, tralasciando articoli, raccolte minori, e ristampe non sostanzialmente modificate.
Dopo la morte di Severino (2020), sono usciti diversi volumi postumi che raccolgono lezioni, inediti e riflessioni finali4.
Questa lista offre una panoramica completa e ordinata della produzione di Emanuele Severino dal 1950 al 2022, utile per approfondire l’evoluzione del suo pensiero filosofico12345.
Le “Lezioni d’autore” del Corriere della Sera sono una serie di video e testi disponibili sul sito del Corriere, create per studenti, docenti e adulti3.
Lanciate con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la cultura, queste lezioni coprono una vasta gamma di argomenti, tra cui storia, filosofia, fisica, letteratura e scienze13.
Struttura e Contenuti
Le lezioni sono presentate in formato video, con una durata variabile tra i 7 e i 10 minuti ciascuna3.
Ogni video è accompagnato da un testo redatto dall’autore della lezione3.
Ogni giorno, sul sito vengono proposte tre nuove lezioni, insieme a notizie, video e commenti3.
Obiettivi
Offrire agli studenti un’opportunità di ripasso in vista degli esami, in particolare l’esame di maturità3.
Fornire agli adulti la possibilità di colmare lacune culturali e approfondire argomenti di interesse3.
Promuovere la conoscenza come strumento per la crescita personale e la comprensione del mondo3.
Autori e Collaboratori
Le lezioni sono tenute da professori universitari, intellettuali e scrittori italiani3.
Tra i docenti figura anche Edoardo Balistri, studente di matematica e medaglia d’oro alle Olimpiadi della matematica23.
I professori Mauro Bonazzi, Walter Lapini, Paolo Di Stefano e Maurizio Ferraris hanno coordinato i gruppi di lavoro degli studiosi3.
Modalità di Accesso
Per i non abbonati al Corriere, è disponibile un’offerta speciale a prezzo bloccato per i primi due anni, che consente l’accesso a tutte le lezioni e alla navigazione illimitata sul sito3.
Per gli abbonati a “Naviga+” o “Tutto+”, il nuovo canale è accessibile senza costi aggiuntivi3.
Le “Lezioni d’autore” sono incluse nell’offerta “Tutto”, acquistabile con la Carta del Docente e la Carta della Cultura e del Merito3.
Paolo Cognetti e Alice Munro sono due autori legati dalla passione per la forma del racconto, anche se con stili e contesti molto diversi.
Alice Munro è una scrittrice canadese celebre per i suoi racconti, che le hanno valso il Premio Nobel per la Letteratura.
Ha scritto circa centocinquanta racconti in quarantacinque anni, spesso intrecciati tra loro come “romanzi di racconti”.
I suoi temi principali sono la vita delle donne, la famiglia, le fughe e i ritorni, con un’attenzione particolare a dinamiche di adulterio, femminismo, ecologia e antimilitarismo, ambientate in contesti spesso rurali ma anche urbani, con riferimenti culturali europei e protestanti.
Munro è nota per la sua capacità di esplorare la complessità delle relazioni umane e dei sentimenti attraverso storie apparentemente semplici, ma profondamente intrecciate135.
Paolo Cognetti, autore italiano nato nel 1978, è noto soprattutto per il suo romanzo “Le otto montagne”, ma ha anche scritto saggi e riflessioni sulla scrittura e sui racconti.
Cognetti ha espresso grande ammirazione per Munro, definendola una virtuosa della forma breve e ha cercato di svelare il “segreto” dei suoi racconti perfetti, sottolineando la sua capacità di cogliere la vita nelle sue pieghe più intime e quotidiane1248.
Cognetti ha anche scritto articoli e commenti su Munro, evidenziando come la sua scrittura non si limiti a raccontare il mondo contadino o povero, ma spesso si concentri su protagoniste femminili che hanno studiato, vissuto in città, e che affrontano temi di emancipazione e crisi morale.
Inoltre, Cognetti ha sottolineato la coesione e la continuità dell’opera di Munro, in cui i racconti dialogano tra loro e creano una sorta di universo narrativo coerente1.
In sintesi, Paolo Cognetti riconosce in Alice Munro una maestra del racconto capace di intrecciare storie di vita con grande profondità e rigore, e la sua opera ha influenzato anche la sensibilità narrativa di Cognetti stesso123.
Il libro “Emanuele Severino. Il destino e il mortale” di Leonardo Messinese, pubblicato da Feltrinelli nel 2025, è un’analisi approfondita dell’opera filosofica di Emanuele Severino.
Messinese, professore ordinario di Metafisica alla Pontificia Università Lateranense, ricostruisce le origini e lo sviluppo del pensiero del filosofo bresciano, utilizzando anche fonti inedite come le lezioni tenute da Severino all’Università Cattolica di Milano.
L’opera si concentra su come Severino abbia coniugato una profonda meditazione sul senso dell’essere e della verità con le implicazioni per l’agire umano nella storia e la logica del sapere scientifico e tecnico contemporaneo. Messinese dedica particolare attenzione agli anni giovanili di Severino e al suo rapporto con altre figure della filosofia contemporanea, chiarendo il significato del “ritornare a Parmenide” e della sua critica al nichilismo occidentale, temi per cui Severino è particolarmente noto.
Il libro offre inoltre indicazioni metodologiche e osservazioni per aiutare il lettore a confrontarsi personalmente con il pensiero severiniano, che è descritto come unitario e multiforme136.
“Un amico di nome Antonio Vivaldi” è un libro-laboratorio di educazione musicale per bambini della scuola primaria, scritto da Cecilia Casella.
Il libro non è solo una lettura, ma un vero e proprio laboratorio pieno di musica, che accompagna i bambini in un viaggio alla scoperta del compositore Antonio Vivaldi. Include schede interattive con attività didattiche semplici, come riscrivere le note musicali o collegare le parti del violino alla figura principale, per rendere l’apprendimento coinvolgente e pratico1234.
Il libro è stato presentato in eventi pubblici, come quello a Como il 7 dicembre 2024, dove Cecilia Casella ha dialogato con Sabrina Sigon per introdurre l’opera ai bambini e alle famiglie interessate456.
Il romanzo Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy, pubblicato originariamente nel 1997, è un’opera di grande successo internazionale che ha vinto il Booker Prize nello stesso anno3.
Racconta la storia di Ammu, una donna che lascia il marito violento e torna nella casa dei suoi genitori nel Kerala, India meridionale, con i suoi due figli gemelli, Estha e Rahel124.
Ambientato alla fine degli anni Sessanta, il libro esplora le difficoltà di una donna divorziata in una società tradizionale e le conseguenze di un amore proibito con un “paria” o intoccabile46.
La narrazione si sviluppa attraverso gli occhi dei due bambini, mettendo in luce il conflitto tra sentimenti e convenzioni sociali, e riflette sulle piccole cose della vita che influenzano profondamente il destino delle persone26.
Il romanzo è noto per la sua prosa poetica e per il modo in cui intreccia passato e presente, realtà e memoria57.
La strada giovane è il romanzo d’esordio di Antonio Albanese, pubblicato da Feltrinelli nella collana “I Narratori” il 1° aprile 2025. Con questo libro, Albanese – noto attore, comico e regista – si cimenta per la prima volta nella narrativa lunga, rivelando un talento per la scrittura intensa, drammatica ma anche attraversata da profonda tenerezza124.
Trama
Il romanzo è ambientato durante la Seconda guerra mondiale e prende ispirazione da una storia familiare dell’autore.
Il protagonista è Nino, un giovane panettiere siciliano delle Madonie che, dopo l’8 settembre 1943, viene catturato dai tedeschi.
Nino, come molti soldati italiani dell’epoca, diventa un IMI (Internato Militare Italiano): non ha nemmeno i diritti di un prigioniero di guerra e subisce privazioni estreme in un campo di prigionia in Austria, tra fame, freddo e paura145.
Nel campo, trova conforto nell’amicizia con Lorenzo, un giovane toscano colto e vivace, e con il Piemontese, un gigantesco macellaio che governa le cucine. Approfittando del caos dei festeggiamenti di Capodanno del 1944, i tre tentano la fuga.
Ma la libertà si rivela un percorso ancora più arduo: il viaggio verso la Sicilia diventa un’odissea tra gelo, fame, diffidenza e ostilità di una popolazione segnata dalla guerra.
Ogni passo avvicina Nino alla meta ma gli costa innocenza e giovinezza145.
A sostenerlo sono il ricordo della sua terra, il profumo dei biscotti preparati dal padre, il sapore dei babbaluci in umido, l’emozione della Targa Florio e soprattutto il pensiero di Maria Assunta, la donna amata che spera di riabbracciare145.
Temi e stile
Albanese racconta la storia di un “eroe normale”: un ragazzo di 22 anni ingenuo ma buono, che nonostante tutto riesce a restare tale grazie ai suoi ricordi, all’amore per la famiglia e la sua terra, e alla forza del sentimento che lo lega a Maria Assunta23.
Il romanzo è un omaggio ai giovani e al loro potenziale, alla capacità di resistere e di credere nel futuro anche nei momenti più bui.
Lo stile alterna tensione narrativa e delicatezza, con una scrittura che cerca di restituire onestamente la fisicità e le emozioni del protagonista, in continuità con il lavoro teatrale e cinematografico di Albanese, ma affidandosi questa volta solo alle parole123.
Origine e ispirazione
L’idea del romanzo nasce dal ricordo di uno zio di Albanese, che da bambino gli raccontava la sua fuga da un campo di internamento nazista e il lungo viaggio a piedi dall’Austria alla Sicilia.
L’autore ha voluto così restituire voce e dignità a chi ha vissuto quell’esperienza, scegliendo di raccontare non un eroe epico, ma un giovane qualunque, la cui forza sta nella capacità di resistere e di amare23.
“È un omaggio ai ragazzi, alla loro forza, al loro potenziale ignorato. Non spaventatevi davanti alle porte chiuse. Apritele.”
Autore: Georgi Gospodinov Titolo: Il giardiniere e la morte Editore: Voland Anno di pubblicazione: 2025 Traduzione: Giuseppe Dell’Agata
Trama e temi
Il giardiniere e la morte è il nuovo romanzo di Georgi Gospodinov, autore bulgaro già vincitore del Premio Strega Europeo e dell’International Booker Prize. Il libro si concentra sul rapporto tra un padre e un figlio durante l’ultimo mese di vita del padre, segnato da una lunga e crudele malattia. Il figlio, seduto al capezzale, assiste al declino del genitore e, attraverso i ricordi, rievoca la figura paterna mentre lavora in giardino, cura le piante da frutto e i fiori.
Il racconto si allarga progressivamente: dal microcosmo familiare si passa ai vicini, ai conoscenti, fino ad abbracciare l’intera Bulgaria, descritta come povera ma dignitosa. Il romanzo si trasforma così in una riflessione sulla memoria, sull’identità e sulla trasmissione tra generazioni. Gospodinov, con la sua consueta maestria, intreccia storie individuali e collettive, mostrando come la fine dei nostri padri coincida simbolicamente con la fine di un mondo56.
“Nel libro un uomo siede al capezzale del padre e lo osserva morire. Osserva il proprio passato che comincia a incrinarsi, lasciandolo sepolto sotto tutti i suoi pomeriggi. I pomeriggi dell’infanzia che crollano senza fare rumore. ‘Perché la fine dei nostri padri è la fine di un mondo’.”6
Caratteristiche e stile
Romanzo intimo e universale: Gospodinov affronta temi universali come la malattia, la perdita, il lutto e la memoria, mantenendo uno sguardo profondamente personale e poetico.
Dichiarazione d’amore struggente: Il libro è anche una dichiarazione d’amore verso il padre e verso ciò che ci rende ciò che siamo5.
Dimensione collettiva: Dal racconto privato si passa a una riflessione più ampia sulla società bulgara e sulle radici familiari e culturali.
Stile evocativo: La scrittura di Gospodinov si distingue per la capacità di evocare emozioni e immagini, con un tono che oscilla tra la nostalgia e la consapevolezza della perdita.
È uno dei romanzi europei più attesi del 2025, segnalato tra le principali novità letterarie dell’anno6.
Offre una riflessione profonda sul rapporto tra generazioni e sulla fine di un’epoca, temi centrali nella società contemporanea.
Consente di riscoprire la narrativa di un autore che ha saputo raccontare la Bulgaria e l’Europa con originalità e sensibilità.
In sintesi: Il giardiniere e la morte di Georgi Gospodinov è un romanzo che affronta la perdita, la memoria e il legame padre-figlio con una scrittura poetica e universale, rappresentando uno dei titoli di punta della narrativa europea del 202556.
La prima risposta è quella più superficiale e vera: la poesia.
Ciascuna di loro riassume in modo emblematico una faccia di quella facoltà dello spirito che unisce in un coro sovranazionale e sovratemporale le trenta autrici presenti nell’antologia Versi di libertà
Il libro “Il canto delle donne. 60 poesie attraverso i secoli” è un’antologia di poesie femminili curata da Maria Grazia Calandrone, pubblicata nel 2025 nella collana I Libri di Robinson/Gedi.
Si tratta di una raccolta che presenta sessanta poesie scritte da donne, con una dedica di Mariangela Guallltieri, mira a raccontare il canto di libertà delle donne attraverso i secoli1.
Maria Grazia Calandrone, poetessa e scrittrice di rilievo contemporaneo, è nota per la sua attività di autrice, conduttrice Rai e organizzatrice culturale. Ha vinto numerosi premi letterari e si distingue per un approccio poetico innovativo, che spesso riflette sulla frammentarietà della forma e sulla difficoltà di rappresentare il reale con i linguaggi tradizionali678.
L’antologia si inserisce nel solco del suo impegno culturale e poetico, volto a dare voce a esperienze femminili e a celebrare la poesia come forma di libertà e resistenza.
In sintesi:
Titolo: Il canto delle donne. 60 poesie attraverso i secoli
Curatrice: Maria Grazia Calandrone
Editore: I Libri di Robinson/Gedi
Anno: 2025
Contenuto: antologia di sessanta poesie scritte da donne, con un focus sul canto di libertà femminile attraverso i secoli1.
È stato giustamente detto che i lettori di haiku non devono freneticamente divorare i testi uno dopo l’altro, con l’unico intento di giungere alla fine. L’haiku è un atto d’amore e basta. Ogni verso, concentrato nelle sue pause, chiede solo di offrirsi allo sguardo, a un attraversamento attento e disponibile a una rivelazione. Ed è lì che il lettore si deve fermare: all’attimo che si inscrive tra passo e lettura come al suo invisibile, eppure essenziale, elemento strutturale, laddove, nel lungo silenzio, denso di significato, il lettore permette al poema di sciogliersi e parlare. L’invito, insomma, ad uno “stile”, ad una modalità di approccio differente, che richiede concentrazione e attenzione ad a un’”illuminazione”, che è attitudine tipicamente orientale a cogliere e percepire l’attimo del sé.
Questo vale, ovviamente, per l’haiku, ma anche per le cosiddette “scritture brevi”, più nostre, proverbi, epigrammi, aforismi, massime, sentenze che siano, forme ed espressioni tutte di sapienza antica e consolidata, tutte al limite tra letteratura e filosofia.
Viene in mente una considerazione che in altro ambito si ricava da un’opera dal titolo emblematico, ossia Il tutto nel frammento, di un grande pensatore, il teologo H.U. von Balthasar (1905-1988), che invita a guardare oltre, alla “totalità”: “Ogni frammento di un pezzo di ceramica suggerisce la totalità del vaso, ogni “torso” di marmo viene visto nella luce dell’intera statua”.
Il tutto nel frammento, nel dettaglio. Come suggerisce anche il poeta Kahlil Gibran quando dice: “Ho scoperto il segreto del mare / meditando su una goccia di rugiada”, aiutandoci a capire ciò che altrimenti è incomprensibile, ossia come cogliere di un intero, reale o supposto, una minima parte, scorgendo in essa l’immagine di una totalità, la verità assoluta riassunta in un suo brandello: vedendo in una “goccia” il mare stesso, la sua energia concentrata, non diversamente dalla capacità di certi santoni buddisti che a forza di ascesi pretendono di scorgere un intero paesaggio in un baccello di fava.
Tutto questo nelle “scritture brevi”, nella loro icasticità fatta di spezzature, tutte ellissi di sostantivi e predicati, in un sistema di allusioni luminose oltre la loro apparente e scontrosa indecifrabilità.
Come avviene nell’haiku, appunto, la cui essenzialità e spesso puntuta, acuminata brevità è già di per sé indizio di un qualcosa, che chi scrive insegue e “indica”, invitando a non fermarsi al dettaglio, ad andare “oltre”.
“La forma poetica più bella dopo il silenzio”, insomma, come ha detto il poeta Akano Yotsuba, l’autore della scelta antologica “Chiodi battuti”, uscita a cura di Diego Martina presso le Edizioni dei I Quaderni del Bardo di Sannicola di Lecce, a dimostrazione che “ogni haiku è un universo compiuto in una percezione istantanea di tempo e di luoghi definiti”. Un lampo, un’”illuminazione”.
Senza entrare nel merito della loro più o meno fedeltà strutturale a un genere ben codificato dalla tradizione (la metrica, insomma, del 5-7-5), quel che preme qui è soprattutto sottolineare è, oltre la canonica delicatezza della voce del poeta, ciò che suggerisce “Chiodi battuti” che trae il titolo da un haiku della terza delle tre raccolte, ossia “Macellare” del 2021 (“Il calore / dei chiodi battuti / dentro la roccia”): in una scena che sembra essere sospesa tra equilibrio tra crudeltà e meraviglia, la natura contrariamente all’assunto del genere (il kigo, ossia il riferimento a un fenomeno legato a una delle stagioni dell’anno, come baricentro di un componimento) viene trascurata per “additare” un perno concettuale più aderente all’ethos del poeta, che non a caso con “Macellare”, lascia intravedere una precisa connotazione delle sue modalità di approccio al reale. Una “dissonanza” che, come sottolinea il curatore della silloge Diego Martina, vale a testimoniare l’originalità di un autore che al genere sa dare una propria riconoscibile impronta anche sociale.
VINCENZO GUARRACINO
Akano Yotsuba, CHIODI BATTUTI, A cura di Diego Martina, I Quaderni del Bardo Edizioni, Sannicola (LE)
Goodbye Hotel di Michael Bible Adelphi Edizioni, 2025 Traduzione di Martina Testa
C’è un posto, a New York, che chiamano Goodbye Hotel, perché è l’ultimo rifugio di chi, per ragioni diverse, si è allontanato dal mondo e nel mondo non vuole (o non può) più tornare.
Lì, mentre una nevicata «ipnotica» cade sulla città, François siede davanti al fuoco, stappa una bottiglia di vino da quattro soldi e inizia a scrivere la sua storia. Vuole metterci a parte di un avvenimento capitato venticinque anni prima, ma soprattutto raccontarci quello che sarebbe potuto succedere e – forse – è successo davvero.
Ha a disposizione solo «un pezzetto di verità», che certo non basta a colmare tutti i vuoti. La sua voce, carica di un’antica sofferenza, ci trasporta ancora una volta a Harmony, un’anonima cittadina del Sud degli Stati Uniti, dove ogni sera «si confonde con un milione di altre sere» e i giovani sono «destinati a perdersi» ma non smettono di desiderare «l’impossibile». Dove «non c’è differenza fra chi è amato e chi non lo è», perché «tutti si sentono soli, con addosso la maledizione di un vuoto americano che gli cresce dentro».
Eppure, come sanno i lettori di L’ultima cosa bella sulla faccia della terra, Harmony è anche un crocevia dove il destino dà appuntamento alle sue vittime ignare: in questo caso due ragazzi innamorati e un misterioso uomo con un completo di seersucker, che in una notte di fine estate si incontrano sotto lo sguardo benevolo e saggio di Lazarus, una tartaruga dai poteri chiaroveggenti, indimenticabile protagonista del romanzo.
Perché nell’universo di Michael Bible il passato può facilmente diventare futuro e viceversa; come in un sogno di David Lynch, a una dimensione della realtà ne corrispondono infinite altre, parallele e comunicanti.
Non ci resta quindi che abbandonarci al ruolo di testimoni involontari e accettare che la verità a volte risulti inaccessibile, protetta da un guscio di bugie e inganni simile a quello di una testuggine centenaria.
schede da altre fonti informative:
Trama Ambientato nella cittadina di Harmony, nel Sud degli Stati Uniti, Goodbye Hotel racconta la storia di due adolescenti, François ed Eleonor, intrappolati nella monotonia di una vita provinciale che cercano di evadere.
Durante una notte, un incidente stradale sconvolge le loro esistenze, intrecciandole con quelle di Lazarus, una tartaruga dai presunti poteri ultraterreni, e di una misteriosa setta chiamata dei Seersucker, uomini silenziosi vestiti con completi di seersucker che attribuiscono alle tartarughe un ruolo quasi divinatorio456.
Il romanzo si struttura come una “overture” seguita da quattro capitoli, ognuno affidato alla voce di uno dei protagonisti principali (François, Eleonor, Lazarus e Little Lazarus), che narrano la loro versione degli eventi e le conseguenze dell’incidente su ciascuna delle loro vite.
La narrazione si muove tra realtà e visione, sospendendo il confine tra ciò che è accaduto e ciò che viene solo raccontato, e affronta temi come il destino, la sofferenza, la ricerca di senso e la malinconia dell’amore perduto45.
Temi e stile Bible utilizza la figura delle tartarughe come simbolo del tempo e della trasmissione del testimone tra generazioni e destini, offrendo una riflessione sul modo in cui gli eventi segnano le vite e le legano tra loro.
Il suo stile si distingue per il controllo lirico e la capacità di rendere concrete le visioni interiori dei personaggi, in una narrazione che alterna piani temporali e punti di vista in modo quasi cubista5.
Note sull’autore Michael Bible, originario del North Carolina, è già noto ai lettori italiani per L’ultima cosa bella sulla faccia della Terra. Anche in questo nuovo romanzo, Bible conferma la sua capacità di mescolare elementi di realismo e visionarietà, raccontando storie di provincia americana dove l’ordinario si trasforma in straordinario6.
… “Sono gli uccelli naturalmente le più liete creature del mondo.
Non dico ciò in quanto se tu li vedi o gli odi, sempre ti rallegrano; ma intendo di essi medesimi in sé, volendo dire che sentono giocondità e letizia più che alcuno altro animale.
Si veggono gli altri animali comunemente seri e gravi; e molti di loro anche paiono malinconici; rade volte fanno segni di gioia, e questi piccoli e brevi; nella più parte dei loro godimenti e diletti, non fanno festa, né significazione alcuna di allegrezza; delle campagne verdi, delle vedute aperte e leggiadre, dei soli splendidi, delle arie cristalline e dolci, se anco sono dilettati, non ne sogliono dare indizio di fuori; eccetto che delle lepri si dice che la notte, ai tempi della luna, e massime della luna piena, saltano e giuocano insieme, compiacendosi di quel chiaro, secondo che scrive Senofonte.
Gli uccelli per lo più si dimostrano nei moti e nell’aspetto lietissimi; e non da altro procede quella virtù che hanno di rallegrarci colla vista, se non che le loro forme e i loro atti, universalmente, sono tali, che per natura dinotano abilità e disposizione speciale a provare godimento e gioia; la quale apparenza non è da riputare vana e ingannevole.
Non di quella immaginativa profonda, fervida e tempestosa, come ebbero Dante, il Tasso; la quale è funestissima dote, e principio di sollecitudini e angosce gravissime e perpetue; ma di quella ricca, varia, leggera, instabile e fanciullesca; la quale si è larghissima fonte di pensieri ameni e lieti, di errori dolci, di vari diletti e conforti; e il maggiore e più fruttuoso dono di cui la natura sia cortese ad anime vive.
Di modo che gli uccelli hanno di questa facoltà, in copia grande, il buono, e l’utile alla giocondità dell’animo, senza però partecipare del nocivo e penoso. E siccome abbondano della vita estrinseca, parimente sono ricchi della interiore; ma in guisa che tale abbondanza risulta in loro beneficio e diletto, come nei fanciulli, non in danno e miseria insigne, come per lo più negli uomini.
Perocché nel modo che l’uccello quanto alla vispezza e alla mobilità di fuori, ha col fanciullo una manifesta similitudine; così nelle qualità dell’animo dentro, ragionevolmente è da credere che lo somigli. I beni della quale età se fossero comuni alle altre, e i mali non maggiori in queste che in quella; forse l’uomo avrebbe cagione di portare la vita pazientemente.” …
Questa riflessione di Leopardi esprime la sua ammirazione per la gioia naturale e spontanea degli uccelli, contrapposta alla malinconia e alla complessità del sentimento umano.
La parola “religione” ha un’origine etimologica complessa e dibattuta, ma alla base vi è certamente l’idea di “legare” o “legarsi”.
Il termine deriva dal latino religio, che secondo una delle interpretazioni più accreditate è affine al verbo religare, che significa appunto “legare” o “vincolare”. Questo riflette il valore vincolante degli obblighi e dei divieti sacrali che caratterizzano la religione, cioè l’insieme di credenze e pratiche che legano l’individuo o la comunità a ciò che è considerato sacro o divino145.
Questa interpretazione è sostenuta da Lattanzio (III-IV secolo), che afferma: «Hoc vinculo pietatis obstricti Deo et religati sumus; unde ipsa religio nomen accepit», cioè “Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati a Dio: da ciò prese nome la religione”236. Sant’Agostino riprende questa idea, sottolineando il legame dell’anima con Dio come essenza della religione2.
Tuttavia, esiste anche un’altra etimologia proposta da Cicerone, secondo cui religio deriverebbe da relegere (rileggere, raccogliere nuovamente), cioè l’atto di osservare con scrupolo e attenzione i riti e i doveri religiosi345. Questa interpretazione mette l’accento sull’aspetto della cura e della diligenza nell’adempimento degli obblighi religiosi.
In sintesi, alla base delle religioni c’è certamente il concetto di “legare” (dal latino religare), inteso come un vincolo profondo che unisce l’uomo al divino e alla comunità di fede. Questo legame può essere interpretato sia come un vincolo morale e spirituale sia come un insieme di pratiche e regole che “legano” l’individuo a una tradizione sacra. Entrambe le radici etimologiche, religare e relegere, evidenziano aspetti fondamentali della religione: il legame e la cura diligente verso ciò che è sacro1234567.
«Noi siamo arrivati qui nel 2003. Eravamo redattori de La Nuova Italia, sfornavamo dei testi scolastici molto originali. Erano i tempi in cui gli insegnanti crescevano con le case editrici». Con la morte dell’editore Tristano Codignola, la vendita della casa editrice e la nuova politica de “i libri van venduti come scarpe”, Elisabetta insieme ad altri due redattori, Manuela e Vittorio, decide di creare una struttura redazionale per lavorare con tutti gli editori, lo studio Sepia. Nel frattempo si dedicano anche all’editoria per bambini con la Fatatrac.
«Al civico 25 c’era una libreria per ragazzi, molto innovativa negli anni Settanta, che era fallita. Restiamo incantati dal giardino, che diventa un po’ il centro di tutto: qui ci si può incontrare, si può accogliere, si possono affrontare i problemi della vita in maniera differente. Decidiamo di comprarla e di offrire uno scaffale in affitto ai tanti piccoli editori che avevano problemi di distribuzione come noi»
I romanzi più famosi di Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010, includono opere fondamentali che hanno segnato la letteratura contemporanea:
1. La città e i cani (1963) Considerato il capolavoro d’esordio, ambientato in un’accademia militare di Lima ispirata all’esperienza personale dell’autore14.
2. La casa verde (1966) Vincitore del Premio Rómulo Gallegos, intreccia storie legate a un bordello nel Nord del Perù, con riferimenti autobiografici a Piura147.
3. Conversazione nella Cattedral (1969) Opera monumentale che analizza la corruzione politica durante la dittatura di Manuel Odría attraverso il dialogo tra un giornalista e l’ex autista di suo padre347.
4. Pantaleón e le visitatrici (1973) Satira militare su un ufficiale incaricato di organizzare servizi di prostituzione per le truppe47.
5. La zia Julia e lo scribacchino (1977) Romanzo semi-autobiografico sulla relazione tra un giovane aspirante scrittore e la zia acquisita, spesso incluso nelle classifiche dei migliori lavori dell’autore257.
6. La guerra della fine del mondo (1981) Ricostruzione epica della rivolta di Canudos in Brasile, considerata una delle sue opere più ambiziose47.
7. La festa del Caprone (2000) Analisi della dittatura di Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana, acclamato per la rappresentazione del potere autoritario478.
8. Avventure della ragazza cattiva (2006) Storia d’amore che attraversa continenti, spesso citato tra i suoi romanzi più accessibili e popolari78.
9. Il sogno del Celta (2010) Biografia romanzata del diplomatico irlandese Roger Casement, pubblicato poco prima del Nobel47.
10. Le dedico il mio silenzio (2024) Ultimo lavoro che esplora temi legati alla memoria e alle relazioni umane, confermando la longevità creativa dell’autore7.
Tra le opere minori ma significative spiccano
Chi ha ucciso Palomino Molero? (1986), giallo sociale4,
e Crocevia (2016), thriller giornalistico ambientato nel Perù degli anni ’807.
Il corpus letterario di Vargas Llosa unisce impegno politico, sperimentazione narrativa e una costante riflessione sul potere47.
Jorge Mario Pedro Vargas Llosa (Arequipa, 28 marzo 1936 – Lima, 13 aprile 2025) è stato uno scrittore e drammaturgo peruviano naturalizzato spagnolo, considerato uno dei massimi esponenti del boom latinoamericano assieme a Gabriel García Márquez, Julio Cortázar e Carlos Fuentes257.
Infanzia e formazione Nato in una famiglia borghese, visse un’infanzia segnata dalla separazione dei genitori e dall’inganno sulla presunta morte del padre, Ernesto Vargas Maldonado, che ricomparve nel 1946 creando un rapporto conflittuale37. Trascorse gli anni formativi tra Cochabamba (Bolivia), Piura (Perù) e Lima, dove fu costretto a frequentare l’accademia militare Leoncio Prado durante la dittatura di Manuel Odría, esperienza che ispirò il romanzo La città e i cani (1963)357.
Carriera letteraria Esordì con la raccolta Los jefes (1959), ma il successo arrivò con La città e i cani, opera rivoluzionaria bruciata simbolicamente dai militari peruviani per le sue critiche sociali25. Seguirono capolavori come La Casa Verde (1966), vincitore del premio Rómulo Gallegos, e Conversazione nella Cattedrale (1969), analisi impietosa del fallimento politico peruviano25. Sperimentò toni satirici in Pantaleón e le visitatrici (1973) e autobiografici in La zia Julia e lo scribacchino (1977)56.
Riconoscimenti e impegno politico Vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 2010 per la “cartografia delle strutture del potere”25. Candidato alla presidenza del Perù nel 1990 con una coalizione di centro-destra, dopo la sconfitta ottenne la cittadinanza spagnola35.
Vita privata e stile La sua tecnica narrativa innovativa, caratterizzata da montaggi temporali e prospettive multiple, riflette influenze letterarie europee e impegno civile25. Visse tra Europa e America Latina, mantenendo sempre un legame conflittuale con il Perù56. La celebre lite con García Márquez, culminata in un pugno nel 1976, rimane un episodio emblematico della sua personalità passionale17.
Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura nel 2010, ha lasciato un’eredità di pensieri acuti sulla società, la letteratura e la condizione umana. Ecco alcune delle sue citazioni più significative:
Sulla letteratura e la scrittura “La letteratura rimane una delle migliori garanzie per sperare in un qualche tipo di progresso nella nostra società ipertecnologica”1. “Uno scrittore non sceglie i suoi argomenti, sono questi ultimi a sceglierlo”1. “Non importa quanto sia effimero, un romanzo è qualcosa, mentre la disperazione non è nulla”15.
Critica sociale e politica “Prosperità o legalità – devi scegliere. Io sono a favore della libertà – non raggiungerai mai la vera uguaglianza comunque: sacrifichi semplicemente la prosperità per un’illusione”1. “In questa società ci sono certe regole, certi pregiudizi e tutto quello che non vi si adatta sembra anormale, un delitto o una malattia”25. “Neppure l’amicizia viene prima della rivoluzione per un rivoluzionario. […] La prima cosa è la rivoluzione. Poi, tutto il resto”2.
Sulla disciplina militare (da La città e i cani) “Lo spirito militare si compone di tre semplici elementi: ubbidienza, lavoro e coraggio”67. “Certe volte, è preferibile dimenticare il regolamento e servirsi del senso comune”67.
Sull’amore e l’umana fragilità “Io le spiegai che l’amore non esisteva, che era un’invenzione di un italiano chiamato Petrarca e dei trovatori provenzali”1. “Hai mai conosciuto quegli uomini che in vecchiaia scoprono il sesso e la religione? Diventano ansiosi, ardenti, instancabili”25.
Sulla tolleranza “Nessuno protegge meglio un essere umano contro la stupidità del pregiudizio, del razzismo, del settarismo religioso e politico, e del nazionalismo esclusivo che questa verità che invariabilmente compare nella grande letteratura: che gli uomini e le donne di ogni luogo e nazione sono essenzialmente uguali”1.
Sull’incertezza esistenziale “L’incertezza è una margherita i cui petali non si finiscono mai di sfogliare”1. “Il dolore educa”1.
Dorrit Cohn, studiosa di letteratura comparata e narratologia, è nota per il suo contributo fondamentale allo studio della rappresentazione della coscienza nei testi narrativi. Il suo libro Transparent Minds: Narrative Modes for Presenting Consciousness in Fiction (1978) è un’opera centrale nel campo della narratologia, in cui esplora i modi in cui gli autori rendono “trasparenti” le menti dei personaggi attraverso diverse tecniche narrative13.
Presentazione di Riccardo Castellana Nota della traduttrice Prefazione Introduzione Parte prima La coscienza nei contesti di terza persona 1. La psiconarrazione L’iniziale diffidenza/Dissonanza e consonanza/Sommario ed espansione/Narrazioni di stati subverbali 2. Il monologo citato Modi della citazione/Il contesto narrativo/Implicazioni psicologiche/Tendenze stilistiche 3. Il monologo narrato Descrizione introduttiva/Prospettiva teorica e storica/Ironia e simpatia/Dimensioni e combinazioni Parte seconda La coscienza nei testi in prima persona 4. Le tecniche retrospettive L’autonarrazione dissonante/L’autonarrazione consonante/Il monologo autocitato/Il monologo autonarrato 5. Dalla narrazione al monologo Presentazioni problematiche/Cronologia e memoria/Discorso e monologo/Evocazione e sincronizzazione/Diario e continuità 6. Il monologo autonomo Penelope come paradigma/Variazioni della forma/Il monologo di memorie Epilogo: il rapporto con il dramma e la lirica Postfazione. Luoghi e concetti: tre parole per comprendere la narratologia di Dorrit Cohn di Gloria Scarfone Note Indice dei nomi e delle opere
Il concetto di “menti trasparenti”
Cohn analizza come la narrativa riesca a rappresentare i processi mentali dei personaggi, un’impresa che non è possibile nella vita reale. La “trasparenza” della mente è una costruzione narrativa che permette al lettore di accedere ai pensieri più intimi dei personaggi. Questo fenomeno si manifesta principalmente in due contesti narrativi:
Narratore in terza persona: Qui la coscienza dei personaggi viene presentata attraverso tre modalità principali:
Psico-narrazione: Il narratore descrive i pensieri del personaggio utilizzando il proprio linguaggio.
Monologo citato: I pensieri del personaggio vengono riportati direttamente, come se fossero citazioni.
Monologo narrato: Una tecnica intermedia che mescola il linguaggio del narratore con quello del personaggio, mantenendo la terza persona3.
Narratore in prima persona: In questo caso, Cohn esplora tecniche retrospettive, dove il narratore riflette sui propri pensieri passati, creando una separazione temporale tra il sé narrante e il sé narrato3.
Consonanza e dissonanza narrativa
Un aspetto chiave del lavoro di Cohn è la distinzione tra consonanza e dissonanza nella narrazione:
Consonanza: Il narratore si avvicina emotivamente al personaggio, condividendo la sua visione del mondo. Questo si riflette in un tono coinvolto e nell’uso di linguaggio figurativo per descrivere esperienze mentali2.
Dissonanza: Il narratore mantiene una distanza dal personaggio, assumendo una posizione cognitiva o morale superiore. Questo si manifesta attraverso commenti esplicativi, uso di termini astratti e un tono autoritario o ironico2.
Impatto teorico
Il lavoro di Cohn non solo ha influenzato la narratologia moderna ma ha anche aperto un dialogo con altri teorici come Gérard Genette e Franz Stanzel. La sua analisi delle modalità narrative ha contribuito a chiarire le differenze tra mente autoriale (il controllo del narratore) e mente figurale (la coscienza del personaggio)13.
In sintesi, Transparent Minds di Dorrit Cohn rimane una pietra miliare per comprendere come la narrativa renda accessibile l’inaccessibile: i pensieri e le emozioni interiori dei personaggi.
Si può davvero raccontare qualcosa senza tradirla?
Maurilio ci prova, cercando di tracciare le linee di un passato che continua a sfuggirgli.
Mappa il territorio della sua adolescenza, convinto che comprendere significhi dominare, che disegnare i confini serva a proteggerlo.
Cresce con la convinzione che esistere sia un gioco di strategia: muoversi senza dare nell’occhio, prevedere le mosse altrui, schivare i pericoli.
Ma la vita non segue mai le geometrie previste. E, in un’estate lontana, un paese diventa troppo piccolo per contenere tutto ciò che sta per accadere e un segreto è pronto a riemergere tra le crepe di un’amicizia pericolosa.
La vertigine di un desiderio inesplorato, nel confine labile tra vittime e colpevoli, conduce al grand-guignol finale: a chi toccherà la salvezza?
Con una lingua tagliente e insieme malinconica, Marco Bracconi costruisce un romanzo che non cerca assoluzioni, ma scava senza sconti laddove il desiderio e la paura sono indissolubili, e ogni gesto, ogni omissione, ogni silenzio restano incisi sulla pelle più della memoria.
MARCO BRACCONI Giornalista, ha 58 anni e vive a Milano. Nel 2020 ha pubblicato il pamphlet La mutazione (Bollati Boringhieri).
Il libro Una piccola fine del mondo. Intorno alla crisi psicotica di Paolo Milone, pubblicato da Einaudi, affronta il tema complesso e spesso trascurato della crisi psicotica.
Milone, psichiatra con una lunga esperienza nel settore, esplora con empatia e profondità le storie di pazienti che hanno vissuto questa drammatica “spoliazione dell’io”.
La crisi psicotica viene descritta come un evento che rappresenta simbolicamente “una piccola fine del mondo”, un crollo dell’identità e della capacità di comunicare con gli altri, che può durare ore, giorni o settimane[1].
Contenuti principali
La crisi psicotica: Milone analizza la natura di questo disturbo mentale, evidenziando quanto sia difficile per i pazienti ricucire lo strappo nel tessuto della mente. Ogni esperienza è unica e il libro dà voce alle diverse storie personali di chi ha affrontato questa condizione[1].
Approccio narrativo: Con uno stile espressivo e coinvolgente, Milone riesce a stanare il “mostro” della crisi psicotica, portandolo alla luce e rendendolo accessibile anche a chi non è esperto di psichiatria[1].
Stile e impatto
Milone si distingue per una scrittura empatica e poetica, che rende il testo non solo informativo ma anche profondamente umano. Il libro non è un manuale tecnico ma una raccolta di storie che riflettono la fragilità e la resilienza umana. L’autore invita il lettore a riflettere sul tema della malattia mentale e sull’importanza di comprendere la sofferenza psichica senza giudizi[1][2].
Una piccola fine del mondo si inserisce nella tradizione narrativa di Milone, già noto per il successo de L’arte di legare le persone, dove aveva raccontato la sua esperienza in psichiatria d’urgenza con uno stile altrettanto lirico e personale[2].
Guida ai grandi aforisti di Marco Ongaro, pubblicato nel 2018 da Odoya Editore, è un’opera che esplora la scrittura aforistica attraverso i contributi di ventidue autori che hanno segnato il pensiero occidentale.
Il libro si presenta come un vademecum brillante e informale, arricchito da biografie degli autori e raccolte ragionate delle loro riflessioni.
Tra gli autori analizzati figurano nomi illustri come Friedrich Nietzsche, Virginia Woolf, Oscar Wilde, Woody Allen, Charles Baudelaire e Kurt Vonnegut.
L’opera si distingue per il suo approccio sintetico ed efficace, tipico della forma aforistica, capace di condensare intere visioni della vita in brevi frasi.
Attraverso massime, battute celebri e riflessioni filosofiche, il libro offre uno spaccato delle diverse sfumature umane e culturali. È corredato da un ricco apparato iconografico e si propone di colpire il lettore con riflessioni pungenti e sempre attuali.
Il volume 365 Haiku – A ogni giorno la sua poesia, curato da Ornella Civardi con le illustrazioni di Kaori Yamaguchi, è un’opera dedicata alla forma poetica giapponese per eccellenza.
Struttura e contenuto Un haiku giornaliero (in schema 5-7-5 sillabe) accompagna ogni giorno dell’anno, con un focus sulla stagionalità attraverso il kigo – parola-chiave che evoca il ciclo naturale[1]. Le illustrazioni minimaliste di Yamaguchi, dai colori vivaci ma sobri, sottolineano l’essenzialità del genere[1].
Autori
Ornella Civardi: Esperta di cultura giapponese, autrice e curatrice di opere come Il libro dei cinque anelli e Hagakure per NuiNui[1].
Kaori Yamaguchi: Illustratrice giapponese nota per motivi decorativi e libri illustrati, tra cui Haiku – Poesie giapponesi delle quattro stagioni[1].
Il progetto si distingue per l’equilibrio tra rigore formale (mantenimento della struttura tradizionale) e accessibilità, rendendolo adatto sia a cultori della poesia giapponese che a neofiti[1][3].
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.