Ferrari Gian Arturo, Storia confidenziale dell’editoria italiana, Marsilio, 2022

scheda dell’editore:

https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2971543/storia-confidenziale-dell-editoria-italiana

Chi racconta questa storia di scrittori e editori, stampatori e mecenati, talenti e miserie è stato un protagonista dell’editoria italiana del Novecento. Ha lavorato in case editrici medie e grandissime, si è occupato di patrie lettere e letterature straniere, soprattutto ha incontrato persone e cose, attraversato epoche, inventato collane, assunto e licenziato.

Chi racconta somiglia abbastanza all’editoria italiana, elegante e iraconda, generosa e umbratile, colta e commerciale. Perché l’editoria, si legge in queste pagine, è figlia dell’intellettualità e del commercio, non appartenendo in fondo a nessuno dei due.

E poi, annosa questione, sono gli editori capitani d’azienda? Esistono ancora come i primi trent’anni del Novecento ce li hanno consegnati?

Chi racconta ricostruisce con passione e puntualità una storia che si suppone magmatica, casuale, con accelerazioni improvvise e sacche, costellata di invidie e affetti, rabbie e riconciliazioni, amori e antipatie.

Chi racconta sa che attraverso l’editoria si può raccontare la storia d’Italia, quella tra le due guerre e quella degli anni di piombo, quella dei magnifici anni Ottanta e la più recente, quando i protagonisti sono forse meno eroici ma più inattesi.

Con tono epico e comico, affettuoso e tagliente, con occhi distanti e nel contempo vicinissimi, Gian Arturo Ferrari ci accompagna nelle avventure umane e culturali degli uomini e delle donne che si sono occupati di scegliere come, quando e quali libri pubblicare in un paese in cui tutti scrivono e pochi leggono.

Acotto Edoardo, Essere, Corriere della Sera/Le parole della filosofia, 2022. Prefazione di Corrado Del Bo, Simone Pollo, Paola Rumore. Bibliografia

Alda Merini, Respiro nella notte. Poesie e prose, prefazione di Michela Marzano, Bur Rizzoli, 2022

vai alla scheda:

Se esiste un filo che lega le poesie e le prose uscite dalla penna di Alda Merini, e raccolte in questo volume, è un filo intessuto di follia e verità, di amore e corpo, che avvolge il buio dell’esistenza. I versi più indimenticabili e gli incipit più riusciti della poetessa dei Navigli paiono infatti scritti nella notte più profonda, spremendo l’oscurità per ricavarne lampi di luce. Questa antologia originale e preziosa è un omaggio al talento inarginabile dell’autrice e insieme un viatico per i lettori che ancora non la conoscono. Tra le sue pagine scopriamo un ritratto inedito di Alda Merini attraverso i suoi testi più noti e altri dimenticati: dalle poesie di Un’anima indocile, La volpe e il sipario e Le madri non cercano il paradiso agli aforismi di Nuove magie e Colpe di immagini senza dimenticare la prosa, con Lettere a un racconto e La nera novella, unico esperimento noir della sua ampia produzione. Respiro nella notte ci immerge nel mondo della poetessa più amata e citata della nostra contemporaneità, un mondo in cui la follia è paura, solitudine, lavaggio del cervello, ma anche atto di creatività suprema. Un mondo fatto di amici veri o immaginati, di echi di sogni lontani e di corpi che reclamano carezze, vicinanza e amore. Perché, in fondo, Alda Merini è la poetessa dell’amore: quello che consuma e salva, che nasconde l’urgenza di essere visti e ascoltati nonostante le nostre fratture. L’amore più alto, cantato in quell’impasto unico e inarrivabile tra la lingua comune – con la quale tutti noi raccontiamo le emozioni – e quella letteraria, quasi mistica, che è la cifra profonda della parola meriniana.

Copertina di: Respiro nella notte

Rodari Gianni, Il libro dei perchè, Mondadori, 2022. Illustrazioni di Giulia Orecchia. Prima pubblicazione: Editori Riuniti, 1984. Indice del libro

Libri su Marcel PROUST, pubblicati da Carocci editore

vai a

http://www.carocci.it/index.php?searchword=proust&ordering=&searchphrase=all&Itemid=69&option=com_search&fbclid=IwAR2Hn66Sg68IY76_pfY9yrZUrED67UZLFMu581OhjyPF0Ovf4FEbFJlFfJo

Jean-Yves Tadié

Proust e la società

Roberta Capotorti

Leggere Proust

Carlo Alberto Redi

Proust zoologo

Stefano Brugnolo

Dalla parte di Proust

Mariolina Bertini

L’ombra di Vautrin

Proust lettore di Balzac

Alberto Beretta Anguissola

Proust: guida alla Recherche

Eleonora Sparvoli

Proust costruttore melanconico

L’irrealizzabile progetto della Recherche

 

Un’estate con Proust

 

a cura di: Laura El Makki

Elisabetta Abignente

Quando il tempo si fa lento

Galimberti Umberto, Il libro delle emozioni, La Repubblica, 2022. Indice del libro

Con il quotidiano Repubblica: la vita a colori di Gianni Rodari, dal novembre 2022

vai a:

https://www.repubblica.it/cultura/2022/11/10/news/gianni_rodari_capolavori_collana_32_volumi_in_edicola_con_repubblica-373944558/?fbclid=IwAR2NWahCjX91_SKj0zEU6DT7HBMcTw0w2lCkpO5zunJ_okhjuf0WuMWIIfw

 

Illustrazione di Valeria Petrone per Gelsomino nel paese dei bugiardi di Gianni Rodari
Illustrazione di Valeria Petrone per Gelsomino nel paese dei bugiardi di Gianni Rodari 
In edicola ogni venerdì fino a giugno la collana in 32 volumi con i capolavori del maestro di Omegna. Arricchiti dai disegni dei più famosi illustratori italiani, da Bruno Munari a Giulia Orecchia

TartaRugosa ha letto e scritto di: Alba Donati (2021), La libreria sulla collina, Einaudi, Torino

TARTARUGOSA

Quando sulla scrivania arriva un testo come questo, i libridinosi esultano di felicità. Non solo perché pensano a quanto sarebbe bello avere una simile libreria sotto casa, ma perché, amabilmente invidiosi, vorrebbero essere loro stessi gli autori delle pagine che, sotto forma di diario, si rincorrono fra memorie, citazioni, stimolazioni sensoriali, segnalazioni di libri ed autori che già desidereresti avere sul tavolo di lettura.

E anche perché è una cronistoria che mostra come sia possibile realizzare un sogno, quando ci credi davvero.

La libreria era dappertutto, prima ancora di nascere. Aveva già iniziato a fare incantesimi quando ancora era un poggio scosceso con qualche cespo di insalata, due pali arrugginiti e un filo per stendere i panni”.

Non si tratta infatti di una libreria convenzionale: Sopra la Penna è una specie di cottage-chalet letterario di legno che trasmette il sapore di casa, che affaccia su un giardino e su…

View original post 712 altre parole

LUIGI PROIETTI detto Gigi, film biografico di Edoardo Di Leo, DVD Sorrisi e Canzoni TV, 2022

Riassunto: Ulisse di James Joyce

vai a

Riassunto Ulisse di James Joyce

Ulisse di James Joyce. Alessio Brunialti ci parla degli “ULISSI”. 9 novembre 2022, alla Libreria Plinio il Vecchio di Como. Audio di 70 minuti

clicca sul triangolino per ascoltare questa straordinaria analisi:

i miei APPUNTI per parole-chiave:

Galimberti Umberto, Le cose dell’amore, La Repubblica, 2022. Indice del libro

Accademia della Crusca, Giusto, sbagliato, dipende. Le risposte ai dubbi sulla lingua italiana, Mondadori, 2022. Indice del libro

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

vai alla scheda dell’editore

https://www.mondadoristore.it/Giusto-sbagliato-dipende-Accademia-della-Crusca/eai978880473586/

E davvero sbagliato ma però? Ma come va scritto qual è? Attenzionare è un verbo ammissibile? Si dice arancina o arancino? Che cos’è la cazzimma? Su sé stesso l’accento ci va o non ci va? Come si affrontano le questioni di genere nella lingua italiana? Sono solo alcune delle centinaia di domande contenute in questo libro a cui l’Accademia della Crusca, da secoli il punto di riferimento, in Italia e nel mondo, su tutto ciò che riguarda la lingua italiana, dà una risposta. Dal lessico all’etimologia, dalla grammatica alla sintassi, dalla punteggiatura agli inglesismi, ogni tipo di dubbio, errore ricorrente, equivoco o falso mito sull’italiano viene analizzato e spiegato con la ormai celebre semplicità e precisione dagli studiosi dell’Accademia della Crusca. Un libro pratico pieno di curiosità, aneddoti e storia che, pagina dopo pagina, fornisce il ritratto di una lingua vitale e in continuo cambiamento…

View original post 56 altre parole

Citazioni in segnalo.it

vai a:

Citazioni

Emanuele Severino, Sortite. Piccoli scritti sui rimedi (e la Gioia), Rizzoli, 1994

uno dei tabù della nostra epoca: la MORTE, con Ines TESTONI e Edoardo CAMURRI, Video in Alla scoperta del ramo d’oro, Rai Storia, 2 novembre 2022

Nella puntata di oggi di Alla scoperta del ramo d’oro parleremo di uno dei tabù della nostra epoca: la morte. Lo faremo nel giorno che proprio al culto degli antenati è rivolto. Se è vero che morire è una drammatica legge di natura a cui nessun essere vivente può sottrarsi, è altrettanto vero che la preoccupazione per la morte e la preoccupazione per i morti nasce con l’essere umano, già nel paleolitico.

Con la professoressa Ines Testoni, docente di Psicologia applicata all’Università degli Studi di Padova, Edoardo Camurri proverà a raccontare cosa succede a livello psicologico quando un essere umano affronta un lutto e cosa significano i rituali funebri che accompagnano il passaggio del defunto dal mondo dei vivi all’al di là.

per rivedere e risentire vai a

https://www.raiplay.it/programmi/allascopertadelramodoro

alla data 2/11/2022

Paolo Ferrario, commento al libro “Storie di amore e di tenebra” di AMOS OZ, video in youtube, 31 ottobre 2006

TRACCE e SENTIERI

  • commento al libro  “Storie di amore e di tenebra” di Amos Oz
  • più sotto c’è Amos Oz che si racconta

Mike Leigh e Amos Oz | Tracce e Sentieri, 5 Agosto 2004 – 8 Novembre 2011.

View original post

AUDIOLIBRI in Raiplaysound

VAI A

https://www.raiplaysound.it/generi/Audiolibri-bb15c098-6692-48f6-b7be-94afb06399ff.html

ALDA MERINI, la musica delle parole, a Illuminate/RaiTre 31 ottobre 2022. Link a RaiPlay

Illuminate – S2020E2 – Alda Merini, la musica delle parole

https://www.raiplay.it › video › 2020/10 › Illuminate—Al…

45:44

Illuminate Alda Merini, la musica delle parole. St 2020Ep 245 min. Claudia Gerini ripercorre la vita della grande poetessa milanese, …

RaiPlay · 4 ott 2020

In ricordo di LUCIEN GOLDMANN: Sulla personalità di Lucien Goldmann; Alcune note su Lucien Goldmann; Socialismo e umanesimo, di Lucien Goldmann. Articoli vari in Utopia, settembre/ottobre 1971

Libri thriller psicologici da leggere: oltre 30 consigli – in ilLibraio.it

da

Libri thriller psicologici da leggere: oltre 30 consigli – ilLibraio.it

Thriller psicologici da leggere

  1. Rebecca. La prima moglieDaphe du Maurier (il Saggiatore, traduzione di Marina Morpurgo)
  2. MiseryStephen King (Pickwick, traduzione di Tullio Dobner)
  3. Il talento di Mr. RipleyPatricia Highsmith (La nave di Teseo, traduzione di Maria Grazia Prestini)
  4. Sconosciuti in trenoPatricia Highsmith (La nave di Teseo, traduzione di Ester Danesi Traversi)
  5. Il suggeritoreDonato Carrisi (Tea)
  6. La principessa di ghiaccioCamilla Lackberg (Marsilio, traduzione di Laura Cangemi)
  7. Trilogia di Hannibal (Hannibal, Red Dragon, Il silenzio degli innocenti), Thomas Harris (Mondadori, traduzioni di Alessandra Callegari e Marco Amante)
  8. Tutto ciò che muore, John Connolly (Time Crime, Andrea Salamoni)
  9. Il collezionistaJames Patterson (Tea, traduzione di Maddalena Togliani)
  10. Ricorda Maggie RoseJames Patterson (Tea, traduzione di Franco Ferrario e Maria Barbara Piccioli)
  11. Psycho, Robert Bloch (Bompiani, traduzione di M.Rinaldi)
  12. Dio di illusioniDonna Tartt (Rizzoli, traduzione di Idolina Landolfi)
  13. La psichiatraWulf Dorn (Tea, traduzione di Maria Alessandra Petrelli)
  14. Shutter islandDennis Lehane (Longanesi, traduzione di Fabiano Massimi)
  15. Abbiamo sempre vissuto nel castello, Shirley Jackson (Adelphi, traduzione di Monica Pareschi)
  16. L’ipnotistaLars Kepler (Longanesi, traduzione di Alessandro Bassani)
  17. Dieci piccoli indiani. E non rimase nessuno – Agatha Christie (Mondadori, traduzione di Lorenzo Flabbi)
  18. L’altra grace, Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, traduzione di Margherita Giacobino)
  19. FolliaPatrick Mcgrath (Adelphi, traduzione di M. Codignola)
  20. Uomini che odiano le donneStieg Larsson (Marsilio, traduzione di Carmen Giorgetti Cima)
  21. The strangerHarlan Coben (Longanesi)
  22. Un nome senza volto – Robert Ludlum (Bur, traduzione di M. Amante)
  23. Giochi d’ombra – Charlotte Link (Tea, traduzione di Gabriella Pandolfo)
  24. L’assassinio di Roger Ackroyd – Agatha Christie (Mondadori)
  25. Con la morte nel cuore – Ruth Rendell (Fanucci)
  26. Copritele il volto – P.D. James (Mondadori, traduzione di M. Buzzi)
  27. L’assassino che è in me – Jim Thompson (HarperCollins, traduzione di Anna Martini)
  28. Sharp Objects – Gyllian Flynn (Rizzoli, traduzione di Barbara Murgia)
  29. Urla nel silenzio – Angela Marson (Newton Compton)
  30. Dolce, cara AudrinaVirginia Andrews (Sonzogno, traduzione di Maria Chiara Prestini)
  31. Non ti addormentareS.J. Watson (Piemme, traduzione di S. Bortolussi)

Dupont – Monod Clara, Adattarsi, Clichy editore, 2022

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

vai alla scheda dell’editore

Adattarsi è una storia di emozioni, di perdite, di miracolosi ritrovamenti, di paure, di smarrimenti, di rabbie, di speranze e di infinite dolcezze. Ed è anche una storia di montagne, di rocce, di acqua e di vento, di luoghi e solitudini.

La vicenda è abbastanza semplice, nella sua terribile realtà: in una famiglia della montagna francese nasce un bambino, è bello e sorride e tutti vengono a rendergli omaggio. Ma dopo poco tempo ci si accorge che è gravemente disabile: non vede, non può muoversi, non crescerà, morirà presto.

Questo sconvolge tutti gli equilibri della famiglia, ridefinendo per sempre il destino dei due fratelli, il maggiore e la minore, e dei suoi genitori. Perché questo bambino con gli occhi scuri che si perdono nel vuoto, è un neonato eterno, un bambino «inadatto», e traccia una frontiera invisibile tra la sua famiglia, gli altri e il…

View original post 129 altre parole

Carlo Emilio GADDA, La cognizione del dolore, Adelphi, 1963

Ricomporre il puzzle di ANNIE ERNAUX attraverso i suoi libri, di Letizia Spezzali, in Domani 12 ottobre 2022

in https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/ricomporre-il-puzzle-di-annie-ernaux-attraverso-i-suoi-libri-xvdjv2d6

  • In un’epoca di nostalgia, politica e non solo, ha vinto il premio Nobel per la Letteratura Annie Ernaux, la scrittrice che si è occupata in maniera vasta e ossessiva della memoria.
  • Affrontare i libri di Annie Ernaux è un’esperienza fondamentale per un lettore, e lo è per le ragioni profonde che legano la letteratura all’esistenza.
  • Molte persone che non hanno mai letto Ernaux si chiedono da dove iniziare: iniziate da dove volete, forse ricreando come meglio riuscite il percorso delle origini, dei traumi e dei successivi sviluppi, al quale ha dedicato la parte maggiore dei propri sforzi.

C’è il libro sul padre, Il posto, quello sulla madre, Una donna. C’è L’altra figlia, che parla della sorella morta prima che Ernaux nascesse, e di cui Ernaux scopre l’esistenza per caso, da bambina, ascoltando una conversazione: «I genitori di un figlio morto non sanno ciò che il loro dolore fa a quello vivo». La sorella, in questo senso, diventa un simbolo dell’indicibile, dell’anti linguaggio. Di tutto quello che Ernaux cerca di superare, e pensarci è terribile.

Poi c’è il libro sull’età indifesa, i dodici anni: La vergogna. I genitori mandano la piccola Annie in una scuola cattolica privata, è l’unica del suo mondo ad andarci. Da allora Ernaux assocerà sempre la parola “privato” alla paura e alla chiusura. E scrivere diverrà il contrario del privato. «Scrivere è una cosa pubblica».

In Memoria di ragazza troviamo Annie diciottenne che va a fare l’educatrice in una colonia estiva, qui scopre il sesso e soprattutto il giudizio degli altri. Accanto a questo libro, per relativa prossimità temporale, quello sull’aborto giovanile, L’evento (che gran titolo). E anche il libro su come Ernaux apprende la propria disparità di donna, la catastrofe della disuguaglianza: La donna gelata. Per arrivare all’autobiografia impersonale del suo romanzo più esteso, che è anche una cronaca collettiva, la sua opera più nota in Italia, forse: Gli anni.

«Tutte le immagini scompariranno», dice Ernaux, e mentre lo dice noi ci sentiamo soffocare, ci sembra di trovarci già dopo la fine del mondo. Le immagini scompariranno, e noi con loro, e di noi non resterà nulla. E siamo grati a Ernaux quando ci mostra tutto il male e tutto il bene della memoria: le strade che percorriamo, le gerarchie sociali e morali, il chiacchiericcio, i gesti piccoli, le violenze.

Ernaux recupera la storia dal letto di un fiume dove si sono depositati gli oggetti perduti, usando la scrittura di chi dà le notizie essenziali, ma senza la certezza di saperle dare. Scriviamo con un perenne senso di mancanza. Fino a «salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più».

La Bottega del Poeta : Dialogo con Vincenzo Guarracino su Giacomo Leopardi – video

assegnazione del Premio Nobel ad Annie Ernaux. Le parole di gratitudine di Duccio Demetrio, in Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari

da:

Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari – Post | Notifiche | Facebook
Chi si interessa di scrittura autobiografica ieri ha festeggiato l’assegnazione del Premio Nobel ad Annie Ernaux. Noi lo facciamo oggi, con le parole di gratitudine di Duccio Demetrio.
 
Grazie Annie…!
“Ciò che c’ è di appassionante nel mestiere di scrivere è non sapere dove si finirà, perché si cerca una risposta d’ amore di cui non abbiamo certezza”.
 
Quando ho appreso che Annie Ernaux aveva vinto il premio Nobel per la letteratura, questa frase di Roland Barthes mi è tornata all’ improvviso alla mente.
Riassume un tratto importante della filosofia esistenziale alla quale la scrittrice francese ha dedicato il suo scrivere. In primo luogo, ogni suo libro – sempre autobiografico, diaristico, romanzesco, sociologico, storiografico al contempo – è una voce alla ricerca di risposte d’ amore affidate alla letteratura, alla poesia: seppur nella perenne incertezza di saperlo ricevere e di saperlo offrire.
Ma, nondimeno, ancora Barthes ci avverte che “il mestiere di scrivere” ( e di vivere direbbe Cesare Pavese ) quando sia mosso da autentica passione ( e questa tensione abita, anzi da essi tracima, in tutti i libri celebri o meno noti di Annie Ernaux ) non può che sfidare la nostra vana e illusoria ricerca della quiete dinanzi alle tragicità individuali e storiche della contemporaneità.
Sarà per questo motivo, ben noto a chiunque si cimenti con la scrittura di sé, che opere sue come “Gli Anni” , vanno arricchendo le forme dell’ approccio alle realtà storico-sociali quando si adotti la scrittura di sé non soltanto per narrarle, ma per farle intimamente proprie.
I suoi libri sono stati definiti non per nulla “autobiografie impersonali “. Una espressione che Ernaux – e invito i nostri lettori a ritrovarla senz’ altro – ha rivendicato per sé anche nel corso di una intervista ormai celebre pubblicata nel testo “Scrivere è un dare forma al desiderio” ( Castelvecchi, 2020 ); oppure, ne “L’ evento”, dove l’ Autrice si immerge nel riesame del proprio passato e lo trasforma in un racconto collettivo.
Come Libera Università dell’ autobiografia di Anghiari non possiamo che applaudire, calorosamente, al conferimento ad Annie Ernaux del celebre Premio. Perché oltre ad averci invitato ad approfondire le nozioni di cura attraverso gli atti, i modi, le scoperte che la scrittura ogni volta ci dischiude; oltre ad averci mostrato che la strenua difesa della memoria è dovere e diritto civile, non soltanto un esercizio introspettivo e di carattere estetico, è nostro compito fare dello scrivere un metodo “socialmente utile”.
Ed anche qualcosa di più: come stamane ( 7 ottobre ) ha scritto su la Repubblica Michela Marzano, in quanto si tratta nondimeno di un “ atto politico” e soggettivo insieme; il quale ci invita a comprendere tutto il valore di una condotta etica che ci spinge a comprendere tutta l’ importanza e “ La necessità di lasciare una traccia, appunto attraverso una scrittura che scava dentro, nomina le mille sfaccettature dell’ esistenza, e rende magnificamente testimonianza della vulnerabilità della condizione umana”.

“DARIA BIGNARDI DIALOGA CON ANNIE ERNAUX”

La Dimora del Tempo Circolare

Annie Ernaux

Nobel Letteratura 2022

Link

La giuria del Nobel le ha assegnato il premio per “per il coraggio e l’acume clinico con cui ha svelato le radici, le rimozioni e i limiti collettivi della memoria personale”, aggiungendo che la stessa autrice crede nella forza liberatrice della scrittura, le cui opere sono assolute e scritte nella cosiddetta “une écriture plate”, una lingua piana, neutra e oggettiva, che senza troppe metafore o suggestioni esprima il suo autodichiarato “desiderio di sconvolgere le gerarchie letterarie e sociali, scrivendo allo stesso modo di oggetti considerati indegni della lingua letteraria, come i supermercati, i treni suburbani, e gli altri più nobili come i meccanismi della memoria, la sensazione del tempo”. Nelle sue opere Ernaux ha sempre indagato, anche se da diversi punti di vista e approcci, le disparità che caratterizzano i rapporti di genere, la lingua, la condizione di classe.

Link

View original post

Il premio Nobel per la Letteratura 2022 ad ANNIE ERNAUX – ilLibraio.it

La scrittrice francese Annie Ernaux, molto amata anche dal pubblico italiano, ha vinto il Premio Nobel per la letteratura 2022, “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui svela le radici, gli allontanamenti e i vincoli collettivi della memoria personale”.Pubblicata in Italia da L’Orma (oltralpe da Gallimard), Ernaux è nata a Lillebonne (Senna Marittima) nel 1940

VAI A

Il premio Nobel per la Letteratura 2022 ad Annie Ernaux – ilLibraio.it

Pamuk Orhan, Le notti della peste, Einaudi, 2022

vai a

1901. La peste dilaga sull’isola di Mingher e l’uomo chiamato a fermarla viene ucciso in circostanze misteriose.

Nel destino di quella piccola isola e dei suoi abitanti Orhan Pamuk ha ricreato un mondo, parlando al nostro presente con una forza e un’intensità che sono quelle della grande letteratura.

Nell’aprile del 1901 un piroscafo si avvicina silenzioso all’isola di Mingher, «perla del Mediterraneo orientale». Dall’imbarcazione scendono due persone: il dottor Bonkowski – il maggior specialista di malattie infettive dell’Impero ottomano – e il suo assistente. Bonkowski è lí per conto del sultano: deve indagare su un nemico invisibile ma mortale, che rischia di mettere in ginocchio un Impero già da molti definito il «grande malato d’Europa» e innescare cosí una reazione a catena nei delicatissimi equilibri continentali. Sull’isola di Mingher, si dice, c’è la peste. Il morbo viene rapidamente confermato, ma imporre le corrette misure sanitarie rappresenta la vera sfida, soprattutto quando le esigenze della scienza e della medicina piú nuova si scontrano con le credenze religiose. In quest’isola multiculturale dove musulmani e cristiani ortodossi cercano di convivere pacificamente, la malattia funge da acceleratore delle tensioni sociali e non solo: poco dopo aver parlato con il governatore e chiesto che venga imposta la quarantena, il corpo del dottor Bonkowski viene trovato senza vita in un vicolo.
In un drammatico crescendo la peste dilaga, spingendo le autorità a rafforzare le misure di contenimento: queste però aumentano le frizioni tra le varie identità dell’isola (e dell’Impero), tra chi le asseconda e chi nega l’esistenza stessa della malattia, o l’efficacia della quarantena, gettando la comunità nelle tenebre di una notte non soltanto sanitaria.
Le notti della peste è un’opera-mondo grandiosa, universale, attraversata da echi di Tolstoj, di Manzoni, del Conrad di Nostromo, di Camus. Romanzo storico e allegorico (tra le righe si legge la deriva di ogni nazionalismo verso l’autocrazia dell’uomo forte), brulicante di personaggi e di storie, di guerre, amori e immortali tensioni etiche. In cui il particolare – le esistenze dei singoli individui travolti dalla Storia – si apre all’universale – il rapporto tra paura e potere, tra vita e destini generali, tra fede e ragione, tra modernità e tradizione. 

Copertina del libro Le notti della peste di Orhan Pamuk

Le PAROLE dei grandi saggi per imparare a VIVERE meglio: Epicuro, Epitteto, Seneca, Marco Aurelio, Buddha, Confucio, Lao Tse, Montaigne, Riza editore, 2022, pagg. 97

Federico Faggin, Irriducibile. La coscienza, la vita. i computer e la nostra natura – Mondadori , 2022. Indice del libro. Intervista e presentazione a Quante storie, raitre, 3 ottobre 2022

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

vai alla scheda dell’editore:

Irriducibile. La coscienza, la vita. i computer e la nostra natura – Federico Faggin – Libro – Mondadori Store

Federico Faggin è il padre del microprocessore e di altre invenzioni che hanno rivoluzionato la tecnologia e il mondo in cui viviamo.

Con questo libro stravolge ancora una volta il nostro modo di vedere i computer, la vita e noi stessi.

Dopo anni di studi e ricerche avanzate ha concluso che c’è qualcosa di irriducibile nell’essere umano, qualcosa per cui nessuna macchina potrà mai sostituirci completamente. “Per anni ho inutilmente cercato di capire come la coscienza potesse sorgere da segnali elettrici o biochimici, e ho constatato che, invariabilmente, i segnali elettrici possono solo produrre altri segnali elettrici o altre conseguenze fisiche come forza o movimento, ma mai sensazioni e sentimenti, che sono qualitativamente diversi… E la coscienza che capisce la situazione e che fa la differenza tra…

View original post 201 altre parole

Dionigi Ivano, Benedetta parola. La rivincita del tempo, Il Mulino, 2022

vai alla scheda dell’editore

https://www.mulino.it/isbn/9788815298355

La parola tende il filo ininterrotto del tempo che tiene insieme la memoria dei padri e il destino dei figli.

Creatura e creatrice, la parola custodisce e rivela l’assoluto che siamo.

Stupenda e tremenda, potente e fragile, gloriosa e infame, benedetta e maledetta, simbolica e diabolica, la parola è pharmakon, «medicina» e «veleno»: comunica e isola, consola e affanna, salva e uccide; edifica e distrugge le città, fa cessare e scoppiare le guerre, assolve e condanna innocenti e colpevoli. Per i classici è icona dell’anima, sede del pensiero, segno distintivo dell’uomo; per la sapienza biblica inaugura la creazione e fonda lo «scandalo» cristiano dell’incarnazione. Che ne è oggi della parola? Ridotta a chiacchiera, barattata come merce qualunque, preda dell’ignoranza e dell’ipocrisia, essa ci chiede di abbassare il volume, imboccare la strada del rigore, ricongiungersi alla cosa. Agostino direbbe che «noi blateriamo ma siamo muti». Costruttori di una quotidiana Babele e sempre più votati all’incomprensione reciproca, avvertiamo il bisogno di un’ecologia linguistica che restituisca alla parola il potere di svelare la verità. A noi il duplice compito: richiamare dall’esilio le parole dei padri e creare parole per nominare il novum del nostro tempo.

Ivano Dionigi è professore emerito di Lingua e Letteratura Latina dell’Università di Bologna, di cui è stato rettore dal 2009 al 2015. È presidente della Pontificia Accademia di Latinità e del Consorzio Interuniversitario Alma Laurea, e direttore del Centro Studi «La permanenza del classico». Tra i suoi libri: «Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi» (Laterza, 2018), «Osa sapere. Contro la paura e l’ignoranza» (Solferino, 2019), «Parole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo» (Raffaello Cortina, 2020), «Segui il tuo demone. Quattro precetti più uno» (Laterza, 2020).

I. Il palazzo della memoria
Un’icona agostiniana.
Memoria e oblio.
Oralità e scrittura.
E ora?
II. La biblioteca
Luogo della memoria.
Tradizione.
Traduzione.
Un unicum.
Sapere e potere.
III. Il libro
Sopravvivenza.
Malasorte.
Libertà.
Vitalità.
Simbolo.
Salvezza.
Esibizionismo.
IV. La parola
Potere.
Tempo.
Politica.
Verità.
V. Contro il presente
Un lessico fondamentale.
Contestazione, fratello, Pentecoste.
Intelligere, interrogare, invenire.
Lentius, profundius, suavius.

Leopoldo Lonati, Discorso senza un alito di vento. Quartine.  Note di lettura di Aurelio Buletti e Renato Giovannoli, Casagrande Edizioni

Michito Aoyama, Finchè non aprirai quel libro, Garzanti, 2022

vai alla scheda dell’editore:

https://www.garzanti.it/libri/michiko-aoyama-finche-non-aprirai-quel-libro-9788811003090/

Giappone. Per prima cosa si entra in biblioteca. Poi bisogna trovare la signora Komachi, dalla pelle candida e con uno chignon fissato da uno spillone a fiori. Infine, aspettare che ci chieda: «Che cosa cerca?».

Sembra una domanda banale, ma non lo è. Perché la signora Komachi non è come le altre bibliotecarie. Lei riesce a intuire quali siano i desideri, i rimorsi e i rimpianti della persona che le sta di fronte.

Così, sa consigliare il libro capace di cambiarle la vita. Perché in fondo, come dice Borges, «il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini».

È così per Tomoka che, fagocitata dalla vita di città, ha smarrito la serenità; per Ryō, che ha un sogno, ma è in eterna attesa del momento giusto per realizzarlo.

Poi ci sono Natsumi, che ha visto arenarsi la propria carriera dopo la gravidanza e non ha più la forza di lottare per riavere quello che ha perso;

e Hiroya, troppo concentrato su sé stesso per cogliere nuove opportunità.

Ognuno di loro esce dalla biblioteca stringendo tra le mani un libro inaspettato, e tra quelle pagine troverà il coraggio di cambiare prospettiva e non arrendersi. A volte è facile smarrire la strada e farsi domande sbagliate che non dissipano la nebbia che si ha davanti. Allora, bisogna guardare oltre e scorgere il raggio di sole che filtra dalle nuvole. La signora Komachi è lì per indicare la strada grazie al potere mai sopito dei libri.

Dal Giappone un fenomeno editoriale in corso di pubblicazione in tutto il mondo. In patria ha venduto più di 150.000 copie in poche settimane dall’uscita e vinto il premio Japan Booksellers’ Award, assegnato dai librai. Una donna, un libro, la vita che cambia. Affidarsi a qualcuno può essere difficile ma anche liberatorio. Non abbiate paura: la signora Komachi è pronta a farvi bere un sorso di nuova felicità.

Appunti sui BLOG, dai tempi di Splinder, anni ’90. Dialoghi con Ruckert, Mariaprivi, Surferosa

Quindi, scrivo un diario on-line e in qualche modo mi racconto a persone che non mi conoscono.

Lo facevo anche prima, ma scrivevo in quaderni che ora ho abbandonato anche perché è più facile scrivere direttamente sulla tastiera del pc.

No che non ti posso spiegar tutta la tecnologia, ma conto sulla tua intelligenza e la tua capacità di comprendere, di là dalle mie righe.

Insomma nonno, scrivo io, scrive un altro e un altro ancora e ci conosciamo per caso on-line.

In queste situazioni ognuno fa come si sente, personalmente scrivo alle persone che mi sembrano simpatiche e che non si dimostrano troppo diffidenti. Sono due presupposti importanti per un’amicizia.

No che non la capisco la diffidenza in rete, sto attenta anch’io, ma non troppo, come in tutte le cose che voglio sperimentare nella vita.

sono attirato come un’ape laboriosa ai blog o post che hanno più il tono del “diario pubblico”.

inoltre sono interessato a questo “ragionare sullo strumento” (il blog ) mentre lo si usa.

non sono in grado ancora (bisognerebbe farlo in modo più sistematico) di intravvedere i tipi di blog che le persone fanno.

però qualche idea me la sono fatta.

c’è il blog-diario. è quello più caldo

c’è il blog -invettiva. conviene starci alla larga

c’è il blog-informazione. talvolta più interessante di una enciclopedia

c’è il blog-gioco. talvolta con regole così complicate che ci vorrebbero ore per giocarci

… il blog-poesia …il blog-musica

e naturalmente altri ancora. e intrecci fra i vari tipi

una cosa è certa: i blog sono una espansione della nostra soggettività.

sono dei modi per coltivare se stessi.

per certi versi sono drammatici: parlano della nostra solitudine. esseri soli, in epoca di decadenza delle grandi aggregazioni sociali, che hanno voglia di esprimere se stessi attraverso delle identità protettive. delle maschere comunicanti.

dall’altra parte espandono la comunicazione. si fanno incontri insperati. si allarga il giro delle conoscenze. la reciproca conoscenza non è più coloro che ci sono vicini. ma è l’intera italia.

In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni.

Ma se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web.

Sull’ argomento ho avuto una interessante discussione con Ruckert che vorrei fissare anche nel mio blocco degli appunti.

Paolo a Ruckert  Mi è piaciuta la tua rievocazione biografica sul Blog del 14 aprile . Volevo dirti subito – in breve – perchè trovo di grandissimo interesse culturale i Blog. Perchè credo che attraverso questi scritti e nei commenti stia avvenendo una rivoluzione.

Cioè la costruzione di una intelligenza associativa. Ossia l’elaborazione di nuovi modi di pensare il mondo attraverso piccoli francobolli che fanno vedere le associazioni fra gli eventi e la loro interpretazione. Qualcosa che ha un equivalente storico solo con la nascita della “opinione pubblica” che è avvenuta con l’illuminismo francese.

Nei blog vedo cultura, interessi, passioni. Tutte spezzettate: ma questa è la modernità. La modernità è frammento. Solo ogni singolo individuo può tentare di “mettere assieme”.

Così i tuoi foglietti  neI cassetti possono uscire. E magari incuriosire qualcuno .. che così incontra altri pensieri …

Una grandissima rivoluzione. Tanto più profonda perchè molecolare. Con i blog si vede vistosamEnte che non c’è la “massa” (il riferimento-base dei fascismi e dei comunismi) ma individui pensanti che associano le loro intelligenze e sentimenti.

Ruckert:  l’idea reticolare nella diffusione delle idee è interessante, bisognerà capire se e come prenderà piede, se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali.

Il rischio, inutile negarlo, esiste come la potenzialità. Come spesso accade il problema è bilanciare le  due cose e fare in modo che da questa babele di passione interessi ideali possa venir fuori una massa critica (o magari diverse masse critiche) di maggiore respiro. Anche qua il tempo ci risponderà, per ora possiamo solo immaginare… Ciao 🙂

Paolo: “se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali”

E’ vero. Allora l’unico ragionamento possibile è: qual’è il minore dei mali? Le

autoreferenzialità? o il pensiero unico (insisto: quello delle culture totalitarie)? Propendo per il primo corno del dilemma. Trovo più libertà di pensiero in piccoli gruppi che condividono più comuni sentire.

Il vero problema lo vedo nella possibile superficialità dei contatti. Relazioni sociali basate su “francobolli” tendono ad impoverire i significati di conoscenze più profonde e complessive.

Ciao Amalteo

Ruckert: vero, ma se ci fosse la terza via? L’ideale sarebbe combattere l’aureferenzialità in modo tale da ampliare sempre di più le piccole comunità che poi interagendo tra loro riescono a fare quella massa in grado di sviluppare la circolazione delle idee, che ne pensi?

Paolo: Caro Ruck, questa volta temo che o non siamo in sintonia o non ci capiamo.

E’ la parola massa che mi incute timore, pensando al passato, soprattutto al secolo breve (1917-1945).

Meglio infinitamente meglio individui che comunicano. Parlanti che crescono individualmente sulle normali sfide di una normale vita: nascita, crescita, espansione della personalità, fatica del lavoro, accettazione della morte.

Nella massa c’è sempre bisogno di un capo. Come insegna anche la vicenda politica italiana: un popolo televisivo (non i parlanti dei blog) ha ancora acclamato un capo. Che non accetta le regole della democrazia. Ben sapendo che le televisioni sono sufficienti a creare qual “senso comune” che gli consentirà (probabilmente grazie a Bertinotti) di vincere per la terza volta.

La televisione fà massa, i blog possono fare individui che trovano quei comuni sentire basati sull’intelligenza associativa.

Ciao e grazie per gli stimoli a pensare

Ruckert:  Non credo che non siamo in sintonia forse bisogna solo capirsi. Proviamoci magari partendo da un linguaggio comune perché bisogna intendersi sul senso delle parole.

Al termine massa critica non voglio dare quel significato. Preferisco immaginare che l’insieme, anzi meglio la presenza sempre più numerosa di individui che comunicano e interagiscono tra loro crescendo individualmente, possano consentire un miglioramento qualitativo della società nelle sue diversità.

Più la massa dei pensieri liberi aumenterà, più sarà possibile avere un miglioramento, a condizione però che tutti questi individui mantengano il più possibile un atteggiamento aperto verso l’esterno, in modo tale anche da far sviluppare in modo reticolare questo modello.

E questa massa a differenza del passato potrebbe non avere necessità di un capo gerarchicamente sovraordinato proprio per la presenza di un reticolo che si muove orizzontalmente. Che dici? Siamo davvero così distanti?

Ciao 🙂

Paolo: caro Ruck. Era proprio un malinteso linguistico sulla parola “massa”.

Sono del tutto in accordo con il tuo ragionamento. Fra l’altro, nel tuo caso, non è solo un “ragionamento” ma una pratica attiva.

La tua intelligenza e capacità di pensiero la vedo sempre messa in atto nelle tue interazioni con amìci di vecchia data o occasionali.

Ti sei  costruito con loro un cerchio-reticolo in cui amplificate le vostre esperienze ed i vissuti.

Ecco la forza dei blog: una rivoluzione attraverso il parlarsi. Insomma una volta tanto la scienza e le tecniche possono essere utilizzate in modo  attivo e partecipato. Dati i tempi che continuano ad essere piuttosto crudeli è davvero molto.

ciao, a presto

MariaPrivi

ad agosto sarà un anno che frequento il mondo bloggaro.

Tempo di consuntivi? Ma no! Non ci credo.

Solo un momento per conversare.

Il blog è uno specchio abbastanza fedele dei tanti pubblici “reali”. Un mezzo con buone peculiarità ed inevitabili difetti.

Permette rapida, ed a volte mirata circolarità delle idee, ma si rischia di ricevere informazioni errate. 

Eppure da Alex, con i blog, abbiamo ottenuto persino risultati concreti -vedi da me: Come muore la mia terra-.

Io con il blog faccio di tutto: amicizia, lavoro, passatempo.

Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c’è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione.

Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l’uso -sia attivo, sia passivo- che se ne fa. Un mezzo sicuramente in linea con il carattere del nostro tempo.

Paolo  condivisione piena, cara mariaprivi.

Ben ritrovata! Mi fa immenso piacere che anche tu valuti positivamenta la rivoluzione comunicativa dei Blog.

Condivido tutto, ma proprio tutto, quello che dici: luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla  lingua scritta, che è sempre un esercizio di ordine); certo anche luogo per promuovere incontri sessuali (che, però se consenzienti e sicuri, sono una gioia della vita).

Vero, verissimo: un mezzo, uno strumento. Non un fine. Uno strumento al servizio della personalità.

Dei blog amo moltissimo le coincidenze (incrociare persone particolari che magari mai avrei potuto conoscere) e le occasioni. Per esempio in queste ore sul blog di ruckert (post Gotan project) sta avviandosi la stesura di una discografia jazz interattiva che potrebbe concludersi con un testo quasi collettivo su questo genere musicale del novecento. ciao carissima. a presto

“Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo

“Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore

Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia  e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.

“Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le

parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento.

Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]

… Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.

Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi

di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni

 di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.

Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro  foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.

Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il  proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.

… La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di  sapori e delizie.

… Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole

poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]

… Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia.

 Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.

… La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca.

Tale la troviamo in questa fànfola:

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi

col cielo dagro e un fònzero gongruto

ci son meriggi gnàlidi e budriosi

che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi

un giorno tutto gnacchi e timparlini,

le nuvole buzzìllano, i bernecchi

ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero,

è il giorno a cantileni, ad urlapicchio

in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.

“cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi

La fànfola è una forma dialettale,  un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze.

Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.

… Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.

… E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il  “posto”. (T.S. Eliot)

Così  Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”

Allora:

“Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo

“Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.

Non vi sembra una “fànfola”?

Recentemente l’amico musicista Enzo Nini, mi raccontava un processo creativo che ha condiviso con altri musicisti.

A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture).

Certo una e-mail o un post, non hanno la magia di una lettera scritta a mano: non c’è l’inchiostro, la carta, la calligrafia, il profumo della mano che l’ha vergata, la sorpresa, i chilometri percorsi… ma compensano con la pluralità  di opzioni.

Per quel che mi riguarda, nettamente superiori a una telefonata in quantità di sfumature trasmesse, anche se trovo irrinunciabile la voce, direi la musica in parole.

Morandotti Lorenzo, I demoni della speranza, puntoacapo editrice, 2022

vai alla scheda dell’editore:

https://www.puntoacapo-editrice.com/product-page/i-demoni-della-speranza-lorenzo-morandotti

. . . un’opera esigua nella mole quanto densa e ricca nelle sue fronde e radici, riguardo alle quali bisognerà citare almeno tre maestri indiscussi del pensiero negativo, vale a dire Nietzsche, Kraus e Cioran, e la Wunderkammer in cui si alternano le acrobatiche giravolte dei loro aforismi al fulmicotone. Anche all’ombra di quei padri nobili, Lorenzo Morandotti ci consegna il suo elegante scrigno verbale, dimostrando di saper tradurre sul bianco della pagina tutto il dolente enigma che precede ogni scrittura degna di questo nome . . . (Dalla Prefazione di Mario Marchisio)  L'Autore: Lorenzo Morandotti è nato a Milano nel 1966. Giornalista, ha diretto periodici locali ed è stato per 25 anni redattore del quotidiano Corriere di Como, allegato al Corriere della Sera. Nel 2001 ha pubblicato da Manni di Lecce la raccolta di poesie Respirazione, nel 2014 da ES di Milano la raccolta di brevi prose e aforismi Crani e topi e nel 2019 da Lietocolle di Faloppio la raccolta di poesie Nero Euridice.

Scrivere (Pietro Citati, L’armonia del mondo)

lescritteriate

Quando scriviamo, la gioia di esprimerci sembra più pura: cogliamo un pensiero, afferriamo un’immagine e cerchiamo di fermarli per sempre -netti, definitivi. Sappiamo bene che la gioia maggiore non è nella precisione: ma nella voce lontana, che parla in noi, nel remoto vento che ci trascina, giungendo da chissà dove. E ci obbliga a dire cose che non sapevamo.

View original post

TartaRugosa ha letto e scritto di: Pilar Quintana (2022), La cagna, Traduzione di Pino Cacucci, Baldini Castoldi La Tartaruga, Miilano

TARTARUGOSA

Quintana, con una scrittura quasi febbrile, ci trascina da subito in un ambiente che mostra in tutta la sua forza i rapporti tra mondo e natura; qui incontriamo Damaris, donna ferita da una maternità mancata, ma intensamente voluta e ricercata anche con i mezzi più ancestrali, affini alla stregoneria e fatta di unguenti e pratiche sciamaniche.

Damaris non aveva potuto avere figli. Si era messa con Rogelio ancora diciottenne e dopo un paio d’anni la gente cominciava a chiederle “A quando un bebé? A un certo punto aveva dovuto spiegare a quanti facevano domande che il problema era lei che non rimaneva incinta.

Adesso stava per compiere quarant’anni, l’età in cui le donne inaridiscono, come aveva sentito dire una volta a suo zio.

Il rapporto col marito è rude, un uomo dedito al lavoro su pescherecci, senza tante parole e dotato di quel senso pratico che a volte pare rasentare…

View original post 1.175 altre parole

Scrivere (Pietro Citati, L’armonia del mondo)

lescritteriate

Quando scriviamo, la gioia di esprimerci sembra più pura: cogliamo un pensiero, afferriamo un’immagine e cerchiamo di fermarli per sempre -netti, definitivi. Sappiamo bene che la gioia maggiore non è nella precisione: ma nella voce lontana, che parla in noi, nel remoto vento che ci trascina, giungendo da chissà dove. E ci obbliga a dire cose che non sapevamo.

View original post

Pozzi Antonia, Nelle immagini l’anima. Antologia fotografica a cura di Onorina Dino e Ludovica Pellegatta, Ancora edizioni, 2018

Due sono state le passioni di Antonia Pozzi: in primis la poesia (per la quale è conosciuta), quindi la fotografia. I suoi scatti possono essere considerati poesie con la macchina fotografica e hanno pari valenza qualitativa delle produzioni letterarie.

Il saggio è strutturato come segue:

  • Biografia di Antonia Pozzi (a cura di Onorina Dino)
  • Saggio introduttivo (a cura di Ludovica Pellegatta)

  • 70 foto in bianco e nero/color seppia con relative didascalie a destra; commenti, poesie, citazioni a sinistra

vai alla scheda dell’editore: https://www.ancoralibri.it/scheda-libro/antonia-pozzi/nelle-immagini-lanima-9788851420499-1911.html

Scrivere (Pietro Citati, L’armonia del mondo)

lescritteriate

Quando scriviamo, la gioia di esprimerci sembra più pura: cogliamo un pensiero, afferriamo un’immagine e cerchiamo di fermarli per sempre -netti, definitivi. Sappiamo bene che la gioia maggiore non è nella precisione: ma nella voce lontana, che parla in noi, nel remoto vento che ci trascina, giungendo da chissà dove. E ci obbliga a dire cose che non sapevamo.

View original post

Verso la fine d’agosto

lescritteriate

Aria di fine agosto

si respira nell’orto,

dove il seme ha creato

ciò che prima non c’era

e le foglie orlate di giallo

aspirano alla terra.

View original post

Lettura e memoria: ecco 9 trucchi pratici per ricordare ciò che si legge – ilLibraio.it

Spesso capita di leggere un libro, un testo o un brano e rendersi conto di non ricordare nulla (o quasi) di ciò che vi era scritto. Ecco quindi i “trucchi” per memorizzare meglio ciò che ci passa sotto gli occhi…

vai a

Lettura e memoria: ecco 9 trucchi pratici per ricordare ciò che si legge – ilLibraio.it

Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia, Bompiani, 1941

Alessandra Cenni, In riva alla vita. Storia di Antonia Pozzi poetessa, Rizzoli, 2002

Antonia Pozzi, Poesia, mi confesso con te. Ultime poesie inedite (1929-1933), Viennepierre edizioni, 2004

Antonia Pozzi, Mentre tu dormivi le stagioni passano …, a cura di Alessandra Cenni e Onorina Dino, 1998

Antonia Pozzi. Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani. Prefazione di Eugenio Borgna, Salani editore, 2018

ANTONIA, di Ferdinando Cito Filomarino, con Linda Caridi, Filippo Dini

Fulvio Papi, L’infinita speranza di un ritorno. Sentieri di Antonia Pozzi, Viennepierre edizioni, 2009

L’Antonia. Poesie , lettere e fotografie scelte e raccontate da Paolo Cognetti (Ponte alle Grazie editore). Articolo di Katia Trinca Colonel, in Corriere di Como 24 agosto 2021

VINCENZO GUARRACINO: attimi di riflessione su Carlo Ferrario e Antonia Pozzi. “In un giorno di giugno / (io avevo sei anni)…”

TRACCE e SENTIERI

CARLO FERRARIO E ANTONIA POZZI

17498587_619069784965263_4385724337349416001_n“In un giorno di giugno / (io avevo sei anni)…”

Paganus

Una precisazione cronologica, questa, che mi aveva incuriosito non poco, posto proprio all’inizio dell’ultima fatica poetica di Carlo Ferrario, ossia il “romanzo in versi” intitolato Paganus, in cui si racconta la storia di un’iniziazione alla vita sul teatro di un’età aurea che si avvia ad un tempo grigio di rovine e di violenza.

Posta come dicevo all’inizio della seconda delle 34 strofe di cui il poemetto si compone, mi ha indotto a interrogarmi sulla sua consistenza, sulle ragioni della sua perentoria verità, per darmi conto che si tratta di un atto in un certo modo fondativo. Come tutte le date che si rispettino assume infatti un carattere per così dire sacrale, da momento su cui si costituisce una piccola e privata storia sacra, come di un qualcosa da cui la vita dell’individuo acquista…

View original post 399 altre parole

dedicata alla gatta Luna: PER UN CANE, in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018 – LUOGHI del LARIO e oltre …

da

dedicata alla gatta Luna: PER UN CANE, in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018 – LUOGHI del LARIO e oltre …

Per un cane

in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018


Sei stato con noi per undici anni

 Una sera siamo tornati:

eri disteso davanti al cancello

il muso nella polvere della strada

le zampe già fredde, il dorso

tepido ancora.
Ora sei tutto

nella buca che ti abbiamo scavata.
Ma gli undici anni

della tua umile vita

il gemere

per ognuno che partiva

il soffrire di gioia

per ognuno che ritornava

e verso sera

se qualcuno

per una sua tristezza

piangeva

tu gli leccavi le mani:

oh gli undici anni del tuo amore

tutto qui
sotto questa terra

sotto questa pioggia 

crudele?
Esitavi 

sulla ghiaia umida: 

sollevavi 

una zampa tremando 
Ora nessuno ti difende

dal freddo, 

Non ti si può chiamare

non ti si può più dare

niente. 
Sole le foglie fradicie morte

cadono su questo pezzo
di prato.
E pensare che altro rimanga

di te

è vietato:

di questo il nostro assurdo

pianto si accresce.

Al Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli studi dell’Insubria sono conservati la Biblioteca personale e l’Archivio cartaceo e fotografico di ANTONIA POZZI

TartaRugosa ha letto e scritto di: Gabriella Bernabò (2012), Per troppa vita che ho nel sangue. Antonia Pozzi e la sua poesia, Ancora Editrice, Milano

TARTARUGOSA

E’ momento di riprendere in mano e rileggere questa biografia con quel turbamento suscitato forse da un titolo contraddittorio “per troppa vita che ho nel sangue”, così lontano dall’idea che a soli 26 anni (3 dicembre 1938) Antonia abbia deciso di abbandonare la scena della vita.

D’altronde le biografie servono proprio a mettere in luce passaggi significativi per tentare di capire il mistero che ognuno di noi nasconde.

Spiegare le ragioni di un suicidio non è mai affare agevole. Scrive Bernabò: “Far dipendere la sua decisione finale semplicemente da una delusione amorosa significherebbe non capire la complessità e la profondità del suo dramma … Antonia avvertiva in sé una straordinaria energia vitale ed era portata ad esprimerla, nella vita come nell’arte, ma si accorgeva della difficoltà di viverla appieno in un universo raggelante”.

Per tentare di comprendere meglio occorre quindi contestualizzare l’epoca della sua esistenza e…

View original post 1.679 altre parole

Cesare Pavese, IL MESTIERE DI VIVERE, Einaudi, 1952

LIBRI, indici di Tecalibri

In prima pagina di www.tecalibri.it :
Buona lettura con un clic su www.tecalibri.it

“Mi piacciono i libri che ti fanno leggere altri libri”, in Donati Alba, La libreria sulla collina, Einaudi, 2022

Mi piacciono i libri che ti fanno leggere altri libri. Una catena che non dovremmo mai interrompere.

L’unica forma di eternità che possiamo sperimentare è qui sulla terra, diceva Pia. Il giardino è una forma di eternità

Alba Donati   in     https://traccesent.com/2022/07/27/donati-alba-la-libreria-sulla-collina-einaudi-2022/

Donati Alba, La libreria sulla collina, Einaudi, 2022

TRACCE e SENTIERI

vai alla scheda dell’editore:

Un libro magico, che racconta un luogo magico, che esiste davvero. Una libreria microscopica in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma portentosa come una scatola del tesoro. Dai bambini che entrano di corsa alle marmellate letterarie, da Emily Dickinson a Pia Pera, le giornate nella Libreria Sopra la Penna sono ricche di calore, di vite e storie, fili di parole che legano per sempre: una stanza piena di libri è l’infinito a portata di mano.

«Perché hai aperto una libreria in un paesino sconosciuto? Perché avevo bisogno di respirare, perché ero una bambina infelice, perché ero una bambina curiosa, per amore di mio padre, perché il mondo va a scatafascio, perché il lettore non va tradito, perché bisogna pensare ai piú piccoli, perché mi sono salvata».

Non è mai troppo tardi per realizzare un sogno. Nel dicembre 2019, Alba Donati decide…

View original post 272 altre parole

Libreria Sopra la Penna, a cura di Alba Donati

vai a:

Libreria Sopra la Penna

Vicolo Sopra La Penna, 7
55025 Lucignana (LU)

i consigli di Alba Donati: https://libreriasopralapenna.it/blog/i-consigli-di-alba-donati/

100 libri da leggere assolutamente nella vita – in ilLibraio.it

Ecco 100 libri consigliati da leggere, anzi, consigliatissimi. Testi che vale la pena leggere tutti. Perché vi commuoveranno, stupiranno, esalteranno, spiazzeranno e turberanno, come tutti i libri belli.Abbiamo selezionato libri importanti: classici che hanno segnato un’epoca, che hanno fatto da precursori a nuovi generi letterari o cambiato per sempre l’immaginario. Abbiamo scelto romanzi che sorprendono: libri scritti centinaia di anni fa che risultano incredibilmente attuali.

vai a

100 libri da leggere assolutamente nella vita – ilLibraio.it
  1. Iliade – Omero
  2. Agamennone, Coefore, Eumenidi – Eschilo
  3. Edipo Re, Edipo a Colono, Antigone – Sofocle
  4. Ecuba, Elettra – Euripide
  5. Le mille e una notte – AA.VV.
  6. Inferno – Dante
  7. Romeo e Giulietta – William Shakespeare
  8. Don Chisciotte della mancha – Miguel de Cervantes
  9. La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo – Laurence Sterne
  10. Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen
  11. Frankenstein – Mary Shelley
  12. Racconti del mistero, fantastici e grotteschi – Edgar Allan Poe
  13. Cime tempestose – Emily Brontë
  14. Le notti bianche – Fëdor Dostoevskij
  15. Grandi speranze – Charles Dickens
  16. Pattini d’argento – Mary Mapes Dodge
  17. Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll
  18. Guerra e pace – Lev Tolstoj
  19. Piccole donne – Louisa May Alcott
  20. Ventimila leghe sotto i mari – Jules Verne
  21. Le avventure di Tom Sawyer – Mark Twain
  22. L’isola del tesoro – Robert Louis Stevenson
  23. Germinal – Émile Zola
  24. Il carteggio Aspern e altri racconti – Henry James
  25. Il piacere – Gabriele d’Annunzio
  26. Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde
  27. L’interpretazione dei sogni – Sigmund Freud
  28. Il meraviglioso mago di Oz – L. Frank Baum
  29. Il giornalino di Gian Burrasca – Vamba
  30. Peter Pan – James M. Barrie
  31. Siddhartha – Hermann Hesse
  32. Il profeta – Kahlil Gibran
  33. La coscienza di Zeno – Italo Svevo
  34. Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline
  35. La montagna incantata – Thomas Mann
  36. La signora Dalloway – Virginia Woolf
  37. Il processo – Franz Kafka
  38. Uno, nessuno, centomila – Luigi Pirandello
  39. Alla ricerca del tempo perduto – Marcel Proust
  40. Pietr il lettone: le inchieste di Maigret – Georges Simenon
  41. Il mondo nuovo – Aldous Huxley
  42. La fattoria delle magre consolazioni – Stella Dorothea Gibbons
  43. Al dio sconosciuto – John Steinbeck
  44. Mary Poppins – P.L. Travers
  45. La nausea – Jean-Paul Sartre
  46. Dieci piccoli indiani – Agatha Christie
  47. Il deserto dei tartari – Dino Buzzati
  48. Il mondo di ieri – Stefan Zweig
  49. Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupéry
  50. Finzioni – Jorge Luis Borges
  51. Se questo è un uomo – Primo Levi
  52. 1984 – George Orwell
  53. Confessioni di una maschera – Yukio Mishima
  54. Cronache marziane – Ray Bradbury
  55. Il giovane Holden – J. D. Salinger
  56. Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
  57. Il signore delle mosche – William Golding
  58. Il signore degli anelli – J.R.R. Tolkien
  59. Lolita – Vladimir Nabokov
  60. Sulla strada – Jack Kerouac
  61. Quer pasticciacio brutto di via Merulana – Carlo Emilio Gadda
  62. Il gattopardo – Giuseppe Tomasi di Lampedusa
  63. Memorie di una ragazza perbene – Simone de Beauvoir
  64. La noia – Alberto Moravia
  65. Il buio oltre la siepe – Harper Lee
  66. Le favole al telefono – Gianni Rodari
  67. Lessico famigliare – Natalia Ginzburg
  68. Opinioni di un clown – Heinrich Böll
  69. La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl
  70. Gli interpreti – Wole Soyinka
  71. Cent’anni di solitudine – Gabriel García Márquez
  72. Momo – Michael Ende
  73. La storia – Elsa Morante
  74. Le città invisibili – Italo Calvino
  75. Diario – Etty Hillesum
  76. Vista con granello di sabbia – Wislawa Szymborska
  77. Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood
  78. Il nome della rosa – Umberto Eco
  79. Tutte le poesie – Sylvia Plath
  80. Non ci sono solo le arance – Janette Winterson
  81. Trilogia della città di K. – Ágota Kristóf
  82. IT – Stephen King
  83. Danubio – Claudio Magris
  84. Verso Occidente l’impero dirige il suo corso – David Foster Wallace
  85. Camere separate – Pier Vittorio Tondelli
  86. Jurassic Park -Michael Crichton
  87. American Psycho – Bret Easton Ellis
  88. Il mondo di Sofia – Jostein Gaarder
  89. Patrimonio – Philip Roth
  90. Il ragazzo giusto – Vikram Seth
  91. Cecità – José Saramago
  92. Un indovino mi disse – Tiziano Terzani
  93. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare – Luis Sepúlveda
  94. Il diario di Bridget Jones – Helen Fielding
  95. Memorie di una geisha – Arthur Golden
  96. Il dio delle piccole cose – Arundhati Roy
  97. Underworld – Don DeLillo
  98. Harry Potter e la Pietra Filosofale – J.K. Rowling
  99. Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay – Michael Chabon
  100. ???

Susanetti Davide (a cura di), La felicità degli antichi. Idee e immagini di una buona vita, Feltrinelli, 2018

Enzensberger Hans Magnus, Artisti della sopravvivenza. Sessanta vignette letterarie del Novecento, Einaudi, 2022. Indice del libro

vai alla scheda dell’editore:

«Innumerevoli sono gli scrittori che, nel corso del Novecento, sono sopravvissuti a terrore di Stato ed epurazioni, con tutte le ambivalenze morali e politiche che questo ha comportato. Ma come sono andate davvero le cose? Erano forse troppo saldi per capitolare di fronte al potere? Devono la sopravvivenza alla loro accortezza o piuttosto alla loro intelligenza, alle loro conoscenze o alla loro abilità tattica? Sono scampati alla prigione, al campo di concentramento o alla morte per via di fortunate coincidenze che rasentano il portentoso o grazie a strategie che spaziano dalla ruffianeria al camuffamento?»

 

Copertina del libro Artisti della sopravvivenza di Hans Magnus Enzensberger

Zacchini Simona, La filosofia di Fabrizio De André, Il Melangolo editore, 2022. Indice del libro

MASSIMO RECALCATI fa l’analisi psicopatologica del grillismo in: M5S adolescenti inguaribili – la Repubblica 16 luglio 2022 – TRACCE e SENTIERI

vai a:

MASSIMO RECALCATI fa l’analisi psicopatologica del grillismo in: M5S adolescenti inguaribili – la Repubblica 16 luglio 2022 – TRACCE e SENTIERI

” Nella politica italiana il ruolo dell’adolescenza inguaribile, incapace di evolvere verso la vita adulta, salvo rare e individuali eccezioni, è interpretato, sin dal tempo della sua nascita, dal M5S.

Questo movimento ha ereditato le caratteristiche personologiche e antropologiche del suo fondatore:

il disprezzo per le istituzioni,

la pratica costante dell’insulto e del dileggio degli avversari,

la denigrazione in toto del sistema dei partiti,

la barzelletta come narrazione,

una concezione purista e fondamentalista della propria identità, il rifiuto della politica come arte delle mediazione,

la predicazione populista di slogan retorici per fronteggiare problemi complessi,

l’assenza di identità e di memoria culturale,

l’arroganza che non conosce dubbi, la pretesa profetica di leggere il futuro,

l’incompetenza eletta a ideale,

la postura dell’anima bella che pretende di giudicare dall’alto del suo essere senza macchia il mondo marcescente della storia.

Tutti atteggiamenti che incontriamo nella nostra pratica clinica in ogni cristallizzazione patologica dell’adolescenza. “

L’Incanto fonico della Poesia – dialogo con Mariangela Gualtieri – YouTube

Gualtieri Mariangela, L’incanto fonico. L’arte di dire la poesia, Einaudi, 2022

vai alla scheda dell’editore:

Dire la poesia non avviene sempre. Eppure anche nel dire la poesia consiste, da sempre, la poesia. Lo sapeva Carmelo Bene con il suo personalissimo teatro della crudeltà, lo sapevano i Romantici e i Surrealisti, lo sapeva García Lorca, quando trovava il suo duende nella musica, nella danza e, appunto, nella poesia a viva voce (hablada), arti tutt’e tre, sosteneva, che hanno bisogno di un corpo vivo che le interpreti. Lo sa bene, benissimo, Mariangela Gualtieri, che da quarant’anni «dice la poesia in pubblico», avvolgendo chi la ascolta in un «mondo orale aurale» che non ha uguali. Sí perché «spesso», come dice Gualtieri, i professionisti, gli attori, leggono il verso puntando «sulla sua componente razionale e di significato, trascurando tutto il resto». Nella sua «arte di dire la poesia», Gualtieri ci parla invece solo del resto. E per farlo trova un linguaggio nuovo e sorprendente: non un discorso sul dire la poesia ma una scrittura con il dire la poesia. Non concetti astratti, ma figure, immagini, sensazioni fisiche, echi. E analogie, fino a costruire un libro di poesia saggistica, a opporre visione a discorso, a parlarci vicino e alto, lontani dalla chiacchiera. E cosí: «Formule magiche schiacciate nei libri – solo al pronunciarle si fanno efficaci. E formule mantriche, solo in voce trovano compimento. E spartiti di musica, tutti, chiedono fiato, gole, dita per farsi forma sonora. Cosí ogni verso. Ogni poesia implora un respiro che la dica. Essere detta. Detta per bene in sua ritmica e melodia e timbrica e interni silenzi».

Copertina del libro L’incanto fonico di Mariangela Gualtieri

Carlo Emilio Gadda, Eros e Priapo, Adelphi, 1967, (ma scritto fra il 1944/1945)

una citazione dedicata all’allora benito mussolini (minuscolo):

” sudicio Poffarbacco, Somaro principe, kuce, imbianchino, il Sozzo nostro, furioso babbeo, ladro, mascelluto, gradasso, faccia ’e malu culori, capocamorra, Caino Giuda Maramaldo, gaglioffo ipocalcico dalle gambe a roncola, autoerotòmane, eredoalcoolico ed eredoluetico, luetico, teratocèfalo, rachitoide babbeo, spiritato basedòwico, scacarcione sifoloso, mortuario smargiasso, Merda di cervellone Caino, farabutto-Giuda-Maramaldo, Paflagone smargiasso, Scacarcione giacomo-giacomo, maccherone furioso, Napoleone fesso, sanguinolento porcello, Scipione Africano del due di coppe, provolone imbischerito, mascelluto Caino in peste, forlimpopolesco mascellone, principe Maramaldo, Giuda pestifero, il fass tutt mè, il son chè mè, dittatore di scemenze, Gran Cacchio, parolaio-istrione, lurido Poffarbacco, virulento babbeo, provinciale saturo di sifilide e di furori blasfemi, Costruttore, ex agitatore ed agitato sempiterno, ficaiolo, discepolo del messer Niccolò buggeratissimo, poltrone e istrione, sanguinolenta jena, Priapo Ottimo Massimo, Batrace luetico, tumescente Priapo, Priapo-Imagine, Super Balano, il beneficiente, mascelluto e stivaluto Poffarbacco, furbo di provinciaccia, tumefatto balano, messer Mastro Pùgolo, Predappioculo, bel maschione, Sbrodolini, asino indomenicato al giro d’Italia, Priapo Esibito, Priapo marcio, Maramaldo omicida, Appiccata Carogna, kuce Cacchio, culone a cavallo, bellone, fezzone, buccone, stivalone, maschio maschione, sifilitico sifiliticone, rincoglionito Quirino, inturgidito Predappio, Forlimpopoli Priapomastro, pietoso mimo, Pirgopolinice Spirochetato, kùce-verga, tracotante birro, tetro feneratore de le genti, Priapo Maccherone Maramaldo, trombone in fiera, Gran Correggia del Nulla, Predappiofava, batrace, Somaro Sopracciò, Maccherone Ingrognato, acromegalico e batracico avortone, il ragghiante, l’Impestato, Batrace Tritacco, Priapo Concionante, nanonzolo, batracico testone-mascellone acromegalico, rachitoide ipocalcico, eredoalcool, eredolue, Predappiofesso, Fava, Favente Genio, Favante Tutore della Italia, Condottiero d’Italia in Guerra Lampo, Tempista/Politico, Gran Somaro Nocchiero, Scacarcione Mago, Fottutissimo Scacarcione Bombarda di Tripla Greca, kuce grasso, appiattato Scacarcione a dugento miglia da battaglia, Fava Unica, Fava Maramaldo, Invincibile Fava, Predappioasino, el Fava (Impestatissimo), Pupazzo, Nullapensante, Maramaldo dal viso livido, Somaro Fava, il Leccato-che-Lecca, Coglione, provolone sciocco, Trombone trombatissimo, Socero Schifoso, mentecatto principe Fava, Naticone ottimo massimo, Pavone Etico Ufficiale, Priapo Tumefatto, Batrace dalle mascelle forzute, Priapo luetico, τύραννος, furioso, pavido idolatra del numero e della forza, φαλλός, l’Estrovertito, mietitore degli universi frumenti, agitato-sempiterno, Sovrano seminatore e trebbiatore pometino, il vessillifero della spaghettifera patria co’ ’a pommarola in coppa, Gran Khan, messer Mastro Pùngolo, ex-Bomba in pullover, tiranno vaniloquente, cavalcatore di cavalli e di femine in gloria, inturgidito Modellone, Pirgopolinice il glorioso, Modellone Torsolone, frivolo e fortunato mimico, il Maestro, Sopraumano Sopracciò, Furioso Ingrogato, il Mugliante, sozzo e priapesco istrione”

Poesie per un anno: ESTATE, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE

Poesie per un anno – Estate

Comincio a desiderare un linguaggio frugale come quello che usano gli amanti, parole rotte, parole spezzate, come lo sfiorare dei passi sulla strada, parole di una sillaba come quelle dei bambini quando entrano in una stanza nella quale la loro mamma sta cucendo e prendono da terra un filo di lana bianca, una piuma o uno scampolo di chintz. Ho bisogno di un urlo, un grido.

Virginia Woolf

Poesie per un anno: PRIMAVERA, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE:

Poesie per un anno – Primavera

Come te

Io, come te,

amo l’amore, la vita, il dolce incanto

delle cose, il paesaggio

celeste dei giorni di gennaio.

Anche il mio sangue freme

e rido attraverso occhi

che hanno conosciuto il germogliare delle lacrime.

Credo che il mondo sia bello,

che la poesia sia come il pane, di tutti.

E che le mie vene non finiscano in me

ma nel sangue unanime

di coloro che lottano per la vita,

l’amore,

le cose,

il paesaggio e il pane,

la poesia di tutti.

Roque Dalton

copertinaprimavera

Poesie per un anno: INVERNO, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE:

Poesie per un anno – Inverno

La poesia e lì, dice qualcuno, accanto a noi, basta saperla riconoscere. È quel segno rimasto nel guanciale dopo una notte d’amore con una sconosciuta. Il cenno di un manifesto nel metrò. Quell’uomo insignificante che spazza lucernari e parapetti solo per cortesia nei confronti del cielo. Quei pazzi che continuano imperterriti a cercare i loro mulini a vento nell’aria ammorbante della città. Lo sguardo assente di un ubriaco dopo la sbornia…

Proviamoci anche noi, a tempo perso. Proviamo a fare uscire i poeti dalla loro tana. Adottiamone uno a distanza, e portiamolo a vivere tra la gente. Trascriviamolo, traduciamolo, faxiamolo, incidiamolo; vandalizziamo i muri con la sua presenza, regaliamolo a qualcuno a cui vogliamo bene, a quelli con cui non vorremmo condividere nemmeno l’aria del pianeta; abbandoniamolo dal parrucchiere, dal medico, dal dentista; piazziamo una sua pagina tra i rotocalchi del giornalaio, i tanti Chi, Di Chi, Con Chi, (c’è il rischio di provocare uno shock anafilattico, ma dopo tutto nessuno vive in eterno) appendiamolo sulla porta della cabina, mentre ci cambiamo il costume, attacchiamolo sul muro nei bagni delle stazioni, tra le proposte d’incontro e la dimensione dei peni in offerta speciale, infiliamolo in una bottiglia e buttiamola nel cesso, indirizzata al mare; inseriamolo di soppiatto nell’urna elettorale…
Non m’illudo. Lo so che la poesia non salverà il mondo. Non basterebbe l’acqua dell’universo per lavare tutta la sporcizia accumulata. Ma senza quell’acqua, il mondo sarebbe già morto di sete.(…)

Dalla prefazione di Milton Fernández

 

Copertina_INVERNO_05_11TAG

temi legati al GENERE : uso dell’asterisco, dello schwa o di altri segni che “opacizzano” le desinenze maschili e femminili – di Paolo D’Achille in Accademia della Crusca

quesiti pervenutici su temi legati al genere: uso dell’asterisco, dello schwa o di altri segni che “opacizzano” le desinenze maschili e femminili; possibilità per l’italiano di ricorrere a pronomi diversi da lui/lei o di “recuperare” il neutro per riferirsi a persone che si definiscono non binarie; genere grammaticale da utilizzare per transessuale e legittimità stessa di questa parola

vai a:

Un asterisco sul genere – Consulenza Linguistica – Accademia della Crusca

Poesie per un anno: AUTUNNO, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

vai alla scheda dell’editore:

Poesie per un anno – Autunno

Yehoshua Abraham, Il tunnel, Einaudi 2018

e

Faber Andrew, Ti passo a perdere, Interno Poesia, 2022

vai alla scheda dell’editore:

Ci si può perdere senza il bisogno di sentirsi persi? Quanti significati assume, nel corso della vita, questo predicato verbale dalle infinite forme? Andrew Faber stravolge il concetto di fragilità, trasformandola in forza. Più che un libro di poesie, Ti passo a perdere è un manuale di resistenza in versi. Uno stradario dell’anima dove perdersi per poi ritrovarsi. Un viaggio verso la conoscenza di sé stessi e un invito alla scoperta dell’Amore, in tutte le sue forme.

 

A chi sta attraversando il suo buio

A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di non mollare.
Ci siamo finiti tutti
in quel posto maledetto
dove il freddo ti morde le ossa
e il silenzio ti piove nel cuore.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di allontanarsi
da chi dice di darsi una mossa
di smettere di piangersi addosso.
Quella gente vuole farvi del bene
ma non sa cosa dice.
Quella gente lì dove siamo finiti noi
non c’è mai arrivata.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di avere coraggio
bisogna stringere i denti
e aspettare che il sole riprenda a brillare.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di credere
nella poesia.
Negli occhi di chi
quella strada l’ha già ritrovata.
C’è un cielo
di qua che vi aspetta
con un panorama di sogni
da togliere il fiato.

 

*

 

Perdersi

Ci ho messo un po’ a comprendere:
non volevi essere abbracciata
per paura di essere capita.
Che essere capiti
è la cosa più preziosa al mondo
ma significa
buttare giù le difese
arrendersi
consegnarsi.
Significa non potersi più difendere
per un istante
non riuscire più a mentire.
E la gente non sempre lo sa
non sempre lo capisce
cosa significa abbracciarsi
dirsi tutto senza parlare.
Perdersi.
In quella terra di nessuno
da qualche parte nel cuore.

 

*

 

Le persone che amano stare da sole

Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non fatelo mai.
La loro non è cattiveria
non è strafottenza
ma vera e propria necessità
bisogno d’essere, appartenenza.
Abbiate sempre cura di aspettarle
di rispettarle.
Non mettetegli fretta
se i loro tempi non sono i vostri
lasciatele andare.
Se avrete pazienza
sapranno ricompensarvi
perché la loro voce
è una carezza scesa dalle labbra
che si scioglie negli occhi.
Perché il loro cuore
è un posto caldo e silenzioso
capace di accogliere e proteggere.
Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non avete la minima idea
di quanto abbiano dovuto lottare
di quale miracolo siano state capaci
di compiere.
La solitudine spaventa
la solitudine è un patto
di purissimo Amore
con la propria anima
che quasi mai nessuno
ha il coraggio di fare
ma loro sì, e ne sono felici.
Loro ci sono riusciti.
Loro ce l’hanno fatta.

 

*

 

Chi rischia la felicità, non muore mai

Adesso ti passo a prendere
e ti porto a mangiare
un sacco di schifezze
e se ti va
balliamo un po’
davanti agli occhi increduli
della gente seria.
Ti passo a prendere
e ti porto a non pensare
che quando non si pensa
si torna un po’ bambini.
Ti porto a sognare
quelle robe da imbecilli scalmanati
che non si possono raccontare.
Adesso ti passo a prendere
e ti porto a ridere con me
perché ho bisogno di sapere chi sei
quando non hai bisogno di apparire
quando non hai bisogno di essere.
Ti porto a sbagliare
a bruciare
a impazzire.
Come l’ultima volta che hai pianto
e non sapevi perché
ma ti sentivi viva.
Ti porto a toccare la notte
ti porto a respirare il silenzio
delle parole rimaste in gola
e che finiscono negli occhi
e dentro ai baci
dati di corsa.
Ti porto a rischiare di essere felice
perché non so se lo sai
ma chi rischia la felicità vince sempre.
Chi rischia la felicità, non muore mai.

Stefano Rovai, Le avventure di P!nocchio , Edizioni della Normale/Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, 2021

v ai alla scheda dell’editore:

alle radici della parola DILEMMA

  1. forma di argomentazione in cui si stabilisce un’alternativa fra due ipotesi (“i corni del dilemma”), da ciascuna delle quali deriva la conseguenza che si vuole dimostrare
  2. alternativa tra due soluzioni contrastanti

“di”: due, doppio

” Lemma”: dal latino “lémma”,  tema, argomento, premessa, assunto

lem126

in: Franco Rendich, Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Palombi editore, 2010

Franchini Antonio, Leggere possedere vendere bruciare, Marsilio, 2022

vai alla alla scheda dell’editore:

https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970964/leggere-possedere-vendere-bruciare

L’oggetto di questi racconti sono i libri. Quattro azioni molto diverse che si possono fare con i libri, azioni che talvolta escludono le altre: non è detto, infatti, che chi è animato dalla smania di possedere libri sia un accanito lettore, e non sempre i grandi lettori sono anche bibliofili. Allo stesso modo vendere libri potrebbe tranquillamente non contemplare il fatto di leggerli, così come il desiderare di averne. Infine, bruciare libri – l’azione più estrema e delittuosa – potrebbe essere non soltanto l’oltraggio di chi teme la parola scritta, di chi l’ha in sospetto e la odia quando diffonde idee che avversa, ma anche l’atto supremo di un amore tanto esclusivo e assoluto da diventare perverso, omicida o forse liberatorio. I libri di mio padre ripercorre, tra tenerezza e strazio, l’eredità di un bibliofilo. Lettore di dattiloscritti e Le età dell’oro dell’editoria italiana raccolgono le riflessioni di chi ha dedicato la vita a una specie particolare di lettura, quella rivolta a testi destinati, nella maggior parte dei casi, a non veder mai la luce, a entrare nel limbo infinito delle opere non pubblicate: perché frutto di un narcisismo sterile, di ambizioni sbagliate, o di un talento non riconosciuto? Memorie di un venditore di libri apre la finestra, quasi sempre lasciata chiusa, su coloro che i libri li vendevano, e ancora li vendono, in un’Italia diversa e lontana, ma non così diversa e non così lontana. Bruciare, infine, è forse l’approdo fatale di chi, come chiunque abbia dedicato la vita a una passione esclusiva, all’improvviso si accorge che è tutto niente?

Leggere possedere vendere bruciare

Cristina PENNAVAJA, Il gioco dell’argomentare. Percorso creativo per migliorare lo stile, la scrittura, la vita, FrancoAngeli, 1997

vai alla scheda dell’editore:

https://www.francoangeli.it/Ricerca/scheda_libro.aspx?Id=793

– Vorreste scoprire i punti deboli dei discorsi seducenti ma ingannevoli?

– Desiderate aiutare vostro figlio a esprimersi con proprietà di termini e argomenti adatti a risolvere i problemi in famiglia, nella scuola, nella vita?

– Siete insegnante e vi piacerebbe trasmettere ai vostri allievi la passione per il dialogo, e con essa la strategia e le tattiche utili a una discussione proficua?

– Scrivendo un testo importante (lettera, tema scolastico, relazione di lavoro, articolo, saggio, tesi di laurea), temete di non esprimervi al meglio?

– O avete abbozzato un racconto (forse un romanzo), ed esitate fra sogni e dubbi?

Proponendovi una sintesi originale dei contributi di linguistica e retorica moderna (R. Jakobson, Ch. Perelman) questo libro vi insegna in modo serio e gradevole a:

* sperimentare le varie “funzioni” della comunicazione orale e scritta (tramite racconti, esempi, esercizi, test a chiave che vi mostrano se avete capito);

* comprendere che cosa significa argomentare (nella sua differenza dal supporre e dal dimostrare) e a definire l’uditorio e i mezzi adatti allo scopo;

* distinguere fra buona e cattiva chiarezza, buona e cattiva oscurità di stile;

* creare testi man mano più precisi ed efficaci, qualunque siano l’uditorio, lo scopo, il contesto e la tesi con cui volete persuadere o convincere;

* comporre scritti in cui si senta non “il poetico”, bensì la Poesia;

* nutrire i vostri desideri (con bibliografia, glossario, ampi consigli di lettura).

Fondandosi sulla fiducia nel ragionamento e nella parola, la “nuova retorica” è la base necessaria per verificare ogni scelta che dobbiamo compiere nella vita. Questo libro sapiente e divertente, scritto con passione da un’esperta di letteratura e scienze sociali, vi offre una solida base teorica e tanti stimoli utili ad arricchire le scelte di stile, il rapporto con voi stessi e con gli altri, e quindi i progetti che vi stanno a cuore (soprattutto quelli di linguaggio e scrittura).

Cristina Pennavaja è nata a Roma nel 1947 e vi si è laureata in Filosofia. La passione per gli studi l’ha portata all’Università di Francoforte, dove ha insegnato; a Brema, dove ha conseguito il dottorato in Scienze economiche e sociali; a Cambridge e a Tilburgo, dove è stata ricercatrice. Ha tradotto e scritto importanti saggi di economia politica (Marx, Piero Sraffa, Claudio Napoleoni), psicoanalisi (Imre Hermann), letteratura (Alfred Polgar) e arte (Julio Paz).Docente di letteratura italiana, è narratrice. A Milano dal 1984, insegna a migliorare le abilità di comunicazione, lettura, scrittura argomentativa e creativa’.

Indice

1. Introduzione
1. Perché e per chi è stato scritto questo libro
2. Saper argomentare bene aiuta a vivere bene
3. Chi ci insegna ad argomentare con successo?
4. A che cosa serve la teoria dell’argomentazione
5. Struttura del testo e suggerimenti per una lettura proficua
6. Apostrofe al lettore incerto fra vita e letteratura
Prima parte – II discorso parlato
2. Maniere e finalità della comunicazione umana
1. Si può comunicare anche senza le parole
2. Linguaggio verbale e linguaggi non verbali
3. Il linguaggio verbale è economico, preciso, creativo
4. Le sei funzioni fondamentali della comunicazione verbale
5. Che cosa significa argomentare?
6. Suggerimenti ed esercizi
3. Gli elementi del discorso argomentativo
1. In che cosa consiste il gioco dell’argomentazione
2. Come riuscii a convincere un uditorio difficile
3. Analizziamo gli elementi della mia argomentazione
4. I tre gradi della critica
5. Un quadro d’insieme delle regole strategiche. L’esplorazione di tutte le idee, la selezione e l’ordine delle idee utili
6.Suggerimenti ed esercizi
4. Come dare all’argomentazione un’apparenza di dimostrazione: gli argomenti quasi-logici
1. Qualche esempio di argomentazione quasi-logica
2. La logica peculiare delle argomentazioni quasi- logiche. Le argomentazioni di somma e di divisione
3. Le argomentazioni di non-divisione. L’esclusione e il dilemma
4. Uso e abuso degli argomenti quasi-logici
5. Gli argomenti di reciprocità
6. Gli argomenti di transitività
7. Gli argomenti di inclusione
8. Gli argomenti di paragone, probabilità, sacrificio
9. Gli argomenti dello spreco, della direzione e della doppia gerarchia
10. Suggerimenti ed esercizi
5. Come dare energia, colore e ritmo alle nostre argomentazioni: lo stile
1. Quante figure di stile in una frase pronunciata di getto !
2. Chi respinge gli espedienti di stile li usa senza saperlo
3. Altre figure di cui ci serviamo nel linguaggio orale
4. Approfondimento: le pratiche retoriche e la retorica come disciplina
5. “Buon divertimento, caro!”. Creatività e retorica nella prosa di Alfred Polgar
6. Suggerimenti ed esercizi
Seconda parte – II discorso scritto
6. II discorso scritto è il prodotto di un artificio
1. Quattro consigli per scrivere bene
2. Alcuni testi scritti: lettere che chiedono sostegno finanziario
3.Gli effetti delle figure retoriche nel testo
4.Un’utile classificazione delle principali figure retoriche
5. Suggerimenti ed esercizi
7. Una lettera molto importante
1. La prima stesura
2. L’esplorazione di tutte le possibili idee
3. La selezione e l’ordine delle idee
4. La seconda stesura
8. Il tema in classe (lndicazioni su tesina scolastica e tesi di laurea)
Prima parte – suggerimenti per chi lo propone
1. Il tema in classe, visto dagli allievi
2. Il tema in classe, visto dagli insegnanti
3. Come e perché proporre il tema in classe
Seconda parte – suggerimenti per chi lo scrive
4. Una sfida positiva e un’occasione per arricchirsi
5. L’enunciato del tema può essere sottoposto a critica
6. Come prepararsi
7. Esempio: svolgimento di un tema scolastico
8. Non esistono testi assolutamente “oggettivi” e neutrali
9. L’importanza di una solida struttura argomentativa nella tesi di laurea
10. Suggerimenti ed esercizi
9. C’è buona e cattiva ambiguità, come c’è buona e cattiva chiarezza. Sapete distinguere?
1. La nota, il rapporto e la relazione di lavoro
2. Quattro voci diverse raccontano lo stesso episodio di cronaca
3. “Restituisca la dentiera allo Stato”. Una critica alla burocrazia
4. Uno scritto saggistico: Giuseppe Pontiggia ci parla della lettura
5. L’argomentazione nel testo poetico in versi. L’anguilla di Eugenio Montale
6. Suggerimenti ed esercizi

Valerio Chiara, Così per sempre, Einaudi, 2022

vai alla scheda dell’editore:

L’uomo sulla terrazza è antico quasi come la città che sta guardando. Il suo gatto Zibetto, piú nero di tutti i gatti neri, come lui conosce troppe storie. L’uomo è il conte Dracula. Ama la scienza, la fragilità degli esseri umani, e una donna dal viso sempre uguale. Nel 1897 la storia d’amore con Mina Harker non è finita: per chi non è piú legato allo scorrere del tempo, nulla può mai finire. Oggi lui sta a Roma, che è una città eterna, e lei vive a Venezia, che è una città immortale. L’eternità e l’immortalità sono due cose diverse, Dracula l’ha capito e Mina no. Sarà pur vero che l’odio è anche amore, ma dove l’amore cerca passione l’odio chiede vendetta.

Giacomo Koch è il nome del conte Dracula quando questa storia comincia. Mina Harker, la donna a causa della quale stava per essere ucciso, è sfuggita alla morte, ora si chiama Mina Monroy ed è lei stessa un vampiro. Il loro gatto Zibetto può arrampicarsi anche per dieci piani e porta alle zampe anteriori due vistosi anelli d’oro, per l’esattezza due fedi nuziali. Questa storia, ambientata oggi tra Roma e Venezia, attraversa i secoli e affonda le sue radici alla fine dell’Ottocento, quando il conte Dracula lascia la Transilvania per trasferirsi in Occidente. È allora che ha preso il nome di Giacomo Koch e ha cominciato a interessarsi alla professione medica, ed è oggi che lavora come anatomopatologo all’ospedale Fatebenefratelli. Attraversando la grande stagione delle scienze, Giacomo ha capito molte cose. La prima è che tutto ciò che scorre è nutrimento, non solo il sangue, per quanto il sangue umano rappresenti ancora il suo cibo preferito. Ha capito che non si può vincere la nostalgia per i prodigiosi limiti dei viventi, e che grazie alla forza di gravità ogni uomo e ogni donna contengono l’universo; sa, soprattutto, che quando nei vampiri scorre il sangue essi diventano umani, e come gli umani sono vulnerabili, possono essere ammazzati. Mina, invece, non ha voluto capire altro che sé stessa, ha vissuto gli ultimi sessant’anni insieme a una donna che il Conte ha ucciso – come, in effetti, ha ucciso tutti gli amori della sua vita – e pensa, per punirlo, di dover distruggere l’unica vera grande passione di Dracula: gli esseri umani. Decide, nella Venezia dove tutto scorre, di aprire un salone di bellezza in cui il tempo non scorra piú. Dal salone di Mina chiunque entri uscirà uguale a sé stesso. Per sempre. Cosí per sempre.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: