C’è un grande scrittore viennese – dopo Joseph Roth, Schnitzler, Kraus, Altenberg – che aspetta ancora di essere conosciuto e riconosciuto fuori dai Paesi di lingua tedesca: Alfred Polgar. Forse nessuno come lui apparteneva così intimamente alla fisiologia di quella città, al suo ritmo, al suo respiro. Il fraseggio di Polgar è un incanto che si può intendere, apprezzare, soprattutto camminando tra il Graben e la Hofburg. Polgar parla di uno spettacolo teatrale o racconta una breve storia o divaga in margine a temi disparati o disegna un ritratto o esamina un libro, senza mai far pesare ciò che dice. Sulle effimere colonne dei giornali, accanto ai fatti di cronaca, egli si sente più a suo agio che sulle pagine delle più nobili riviste letterarie. Eppure le sue parole sono il risultato di una prodigiosa «riduzione delle cento righe in dieci righe». Come disse una volta Franz Kafka, in Polgar «sotto il guanto glacé della forma si nasconde una volontà forte e intrepida». Lo avvertirono subito i più diversi e i più grandi fra gli scrittori di lingua tedesca suoi contemporanei, da Joseph Roth a Benjamin, da Broch a Musil. E oggi è maturo il tempo perché si torni a capire quanta novità si nasconde nelle pagine di Polgar, quanto prezioso sia il suo understatement, quanto elegante il suo passo. E forse si potrà anche contare su una grata comprensione della sua poetica, che si compendiava tutta in una frase: «La vita è troppo breve per la forma letteraria lunga, è troppo fuggevole perché lo scrittore possa indugiare in descrizioni e commenti, è troppo psicopatica per la psicologia, troppo romanzesca per il romanzo; la vita fermenta e si decompone troppo rapidamente per poterla conservare a lungo in libri ampi e lunghi». Questo volume, il primo di Polgar pubblicato in Italia, contiene scritti provenienti da una folta serie di libri, apparsi fra il 1922 e il 1959 presso vari editori.
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mi scrive Cristina Pennavaja:
Caro, splendido Paolo,
ho ritrovato in ‘Antologia del tempo che resta’ il libro di Alfred Polgar Piccole storie senza morale (il titolo fu creato da Renata Colorni, che curava – diciamo così, ma potrei dire altrimenti – la mia traduzione).
Sa perché Polgar, a parte il libro di Adelphi, è sconosciuto in Italia?
Claudio Magris nella sua tesi di laurea parlò di Polgar come di un gaio conversatore del Café Central di Vienna, un superficiale, nostalgico cronista dei passati fasti austroungarici.
La tesi di laurea diventò poi il libro Il mito absburgico nella letteratura tedesca moderna, che è un testo importante.
La sottovalutazione fatta da Magris è stata ripresa come un mantra in varie enciclopedie, che io consultai nella biblioteca Sormani.
Ora, Polgar fu lodato, celebrato, amato da un Musil, un Karl Kraus, un Walter Benjamin, un Tucholsky, un Peter Altenberg, altri che non ricordo per quanti e quali sono.
Ma vogliamo scherzare?
Il nostro eminente tuttologo Magris mai più è tornato a parlare di Polgar.
A una mia lettera, purtroppo tarda, non ha risposto.
Un caldo saluto, e sempre grazie!
sua amica Cristina
SCHEDA INFORMATIVA rintracciata attraverso AI intelligenza artificiale:
Alfred Polgar è stato un importante scrittore e critico austriaco, nato a Vienna nel 1873 e morto nel 1955. È noto per il suo stile incisivo e per la sua capacità di condensare pensieri complessi in forme brevi e incisive. Polgar ha vissuto in un periodo di grande fermento culturale e politico, attraversando diverse città europee, tra cui Berlino, prima di emigrare negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Biografia
Origini e formazione: Polgar nacque a Vienna in una famiglia ebrea. La sua carriera letteraria iniziò nei primi anni del Novecento, quando cominciò a collaborare con importanti riviste e giornali.
Attività letteraria: È stato un prolifico scrittore di racconti e saggi, con un particolare focus sul teatro. La sua opera più nota è “Piccole storie senza morale”, pubblicata in Italia nel 1994, che raccoglie scritti dal 1922 al 1959. In questo lavoro, Polgar esplora temi vari con uno stile che combina ironia e profondità[1][2].
Vita durante il regime nazista: Con l’ascesa del nazismo, Polgar, essendo ebreo, fu costretto a lasciare la Germania. Dopo aver vissuto in Svizzera e Francia, si rifugiò negli Stati Uniti nel 1940[2][3]. Durante questo periodo, collaborò con la Metro-Goldwyn-Mayer come sceneggiatore[2].
Stile e temi
Polgar è spesso descritto come un maestro dell’understatement, capace di esprimere sentimenti complessi con una prosa elegante e concisa. Una delle sue citazioni più celebri riassume la sua filosofia letteraria: “La vita è troppo breve per la forma letteraria lunga”[1]. Questo approccio si riflette nelle sue opere, dove preferisce la brevità alla prolissità.
Influenza e riconoscimenti
Nonostante il suo talento fosse riconosciuto dai contemporanei come Joseph Roth e Walter Benjamin, Polgar è rimasto relativamente sconosciuto al pubblico al di fuori dei paesi di lingua tedesca fino a tempi recenti[1][2]. La sua opera continua a essere riscoperta e studiata per la sua rilevanza culturale e stilistica.
In sintesi, Alfred Polgar rappresenta una figura fondamentale della letteratura austriaca del XX secolo, il cui lavoro merita una maggiore attenzione sia per la sua qualità artistica che per il contesto storico in cui è stato prodotto.
la ringrazio molto per aver ancora parlato del mio libro nel suo blog. Mi ha onorato accostandomi ad Altan e perfino a Bachelard!
Su una cosa sono perplessa: lei dice che il mio libro è difficile a leggersi. In verità il racconto è piuttosto lineare e per certi versi molto piano: la storia di una donna che vive un matrimonio pieno di problemi da risolvere, deve scegliere fra il marito e l’amante e infine sceglie il marito. (Questa scelta porrebbe il mio racconto sotto una luce “istruttiva”; termine che io non amo. A parte il fatto che non ho mai deciso di far fare a Marina alcune scelte: il personaggio le trova da sé. E la donna di un racconto alla moda di oggi, il marito lo lascia).
Certo, io stessa nel saggio – là dove mi riferisco al mio racconto – scrivo che lo si può leggere con intensità diversa di comprensione. Però secondo me un buon testo non dovrebbe insegnare direttamente nulla. Se ha qualcosa da comunicare lo comunica; chi legge sarà influenzato dallo scritto non direttamente dal testo, bensì soprattutto dalle circostanze in cui si trova nella sua esistenza materiale e nella sua esperienza spirituale.
Mi pare poi di aver facilitato la comprensione – meglio dire: la lettura del racconto – in ciò che rivelo nel saggio. Ci sono righe perfino troppo esplicite circa le modalità della composizione, le mie predilezioni, le mie scelte di linguaggio. Infine: il saggio in sé stesso.
Lei lo trova difficile? Io l’ho diviso in tanti blocchi dalla A alla Z, e da A’ a Z’ (questa scansione precisa è stata una sorpresa per me, non l’avevo calcolata). In ognuna di queste parti mi dedico a un argomento o a un autore. Ho deciso di fare la scansione in blocchi da A a Z perché proporre capitoli avrebbe reso tutto più pesante. Io nel testo avverto che, grazie alla divisione in blocchi, il lettore può ben saltare una parte che non gli piace o non gli interessa (questo semplifica le cose, anche se – inevitabilmente – io torno più volte su un problema di cui ho già parlato).
Più che difficile, il saggio mi sembra denso di elementi vari e diversi per natura. Alcune parti – interessanti – potrebbero risultare pesanti per un lettore frettoloso (le pagine sull’esordio di “La metamorfosi”, in cui devo citare l’originale. Qui ho proposto ben due mie traduzioni dell’esordio, non a caso. La prima è letterale, la seconda è più libera, e migliore). Penso che un valore aggiunto del mio libro sta in questo incipit di Kafka, finalmente tradotto come dio comanda. (Kafka viene letto secondo i vari “kafkismi”. Sono rimasta molto perplessa nel sapere che si è appena tenuto un convegno sul tema del kafkismo. Può ben darsi che il convegno abbia messo in rilievo aspetti importanti a livello sociale. Però a me sta a cuore leggere questo genio della letteratura per ciò che ha scritto: Ungeziefer non significa insetto; Urteil non significa condanna ecc.
La fatica di questo libro (stampato in tre versioni diverse; su internet si trovano i vari titoli) mi ha tolto per un po’ la voglia di scrivere. Tanto più che pochissimi mi conoscono, mi leggono e mi apprezzano. Poi, come sempre avviene, mi è tornato il bisogno imperioso di passare a un prossimo testo. (Reagisco alle sofferenze scrivendo.
Anche il canto nel coro Cantosospeso mi aiuta molto, con la mindfulness). E pensi un po, caro Paolo: ho trovato fra le mie carte un altro vecchio racconto, anch’esso composto circa vent’anni fa. E’ ben scritto, ma troppo incentrato sul tema del rapporto d’amore fra un bambino e sua madre. (Naturalmente, autobiografia filtrata: il bambino Carlo – la cui madre è pianista, sposata con un ebreo che diventa folle e infine morirà – è un misto di me e di mio figlio. La casa in campagna che viene rappresentata è quella in cui, a dio piacendo, potremo andare fra poco: un’antica casa nel Montefeltro. Bene. Siccome la storia mi sembrava troppo psicologistica e anche poco attraente oggigiorno, la realtà delle mie vicende recenti mi ha offerto una possibile integrazione. Un anno fa ho ospitato una bambina camerunense e suo padre (migranti, perseguitati, lui jellato come pochi al mondo). Ho deposto a favore dell’uomo nel Tribunale di Milano, difendendolo dalla moglie italiana che cerca di distruggere la vita di lui e quella della bambina, che si chiama Princesse. Forse nel racconto Princesse s’innamorerà del bambino Carlo, che nella mia storia perde sia il padre sia la madre tanto amata. (A sua volta, Princesse ha perduto REALMENTE nel Camerun sua mamma e le sorelline, trucidate dal gruppo terrorista Boko Haram).
Non sarà facile integrare tutte queste parti diverse, queste voci lontane. Spero di riuscirci. (Nel frattempo un professore che mi ha stracitato per le mie analisi su Karl Marx mi chiede di aiutarlo. Intende riproporre in due libri distinti alcuni testi che io scrissi moltissimi anni fa. Dovrò quindi rileggerli, correggerli; e leggere una strana traduzione italiana che hanno fatto di un mio testo tedesco (lo composi a Francoforte). E’ anche necessario leggere i libri di questo professore. E rileggere gran parte dei testi di Marx. Che gran lavoro! Spero di sopravvivere, io che purtroppo non riesco a lavorare in modo superficiale. Quasi sicuro è che il 18 settembre mi aspettano a Montecitorio (ci sarà un convegno sui 100 anni dalla nascita di Claudio Napoleoni: illustre economista, mio relatore alla laurea, ho curato un suo libro importante a Francoforte). E con queste parole mi congedo per oggi, dopo la mia lamentazione che si è ahimé accodata al ringraziamento.
Stia bene! Tanti auguri per le sue vacanze. Grazie!
…. ho pubblicato con Youcanprint tre testi diversi: il primo si chiamava “Danzare nel buio Sciuri sciuri Ogni stagione un amante” con seguente saggio. Il secondo si chiamava “Danzare nel buio” con saggio su biografia e autobiografia. Il terzo si intitola Danzare fra il buio e la luce Una cura dell’anima – I segreti della narrativa Il racconto e il romanzo. Il primo testo era di circa 230 pagine; l’ultimo ne ha 284. Ci ho lavorato accanitamente …
PRIMA PARTE: IL RACCONTO NARRATIVO (pagine 7-127):
Esordio 7 1 Premonizione 9 2 La mia nascita 11 3 Lo psicologo 13 4 Un po’ di sport 15 5 Nella padella 17 6 Viaggio a Santorini 23 7 Ardori 29 8 Il primo cerchio 32 9 Il busto 37 10 Un bacio 42 11 Non c’è uno senza due 46 12 Il movimento 48 13 Giocare 51 14 Separazione 56 15 Pregare 61 16 Altra danza 66 17 Argomenti 71 18 Addio 76 19 Il totem 79
20 Comprendere l’altro 81 21 Sciuri sciuri Ogni stagione un amante 84 22 Finestra sul mare .89 23 Le mante 95 24 La vita in due 98 25 Le due frecce .102 26 La Hoya Carnosa .108 27 Nel giardino .110 28 L’ascensore .115 29 L’incontro 119 30 La bussola 123 31 L’uscita 126
SECONDA PARTE : SAGGIO SULLA SCRITTURA NARRATIVA:
I segreti della narrativa Il romanzo e il racconto ( pagine 129 – 273)
Ringraziamenti 273
Pubblicazioni dell’autrice 279
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Nel capitolo “Ringraziamenti” scrive:
Ringrazio i miei numerosi, fedeli corsisti della “Casa della scrittura” – li nomino nel mio sito blog pennavaja.com . Sono ancora in contatto con molti di loro, e alcuni sono persone importanti nella mia vita quotidiana. Sono particolarmente grata a Patrizia Taccani, fine psicologa e saggista, amica in tutte le stagioni, che alla “Casa della scrittura” mandò poi il figlio e il marito; a Paolo Ferrario, scrittore ed esperto nel campo del sociale, che valutò come “magistrale” il mio libro Il gioco dell’argomentare (lo seppi molto più tardi) e che accoglie nel suo ricco sito “Antologia del tempo che resta” anche le mie pubblicazioni.
mi scrive Cristina Pennavaja il 13 luglio 2024:
la ringrazio molto per aver ancora parlato del mio libro nel suo blog. Mi ha onorato accostandomi ad Altan e perfino a Bachelard!
Su una cosa sono perplessa: lei dice che il mio libro è difficile a leggersi. In verità il racconto è piuttosto lineare e per certi versi molto piano: la storia di una donna che vive un matrimonio pieno di problemi da risolvere, deve scegliere fra il marito e l’amante e infine sceglie il marito. (Questa scelta porrebbe il mio racconto sotto una luce “istruttiva”; termine che io non amo. A parte il fatto che non ho mai deciso di far fare a Marina alcune scelte: il personaggio le trova da sé. E la donna di un racconto alla moda di oggi, il marito lo lascia).
Certo, io stessa nel saggio – là dove mi riferisco al mio racconto – scrivo che lo si può leggere con intensità diversa di comprensione. Però secondo me un buon testo non dovrebbe insegnare direttamente nulla. Se ha qualcosa da comunicare lo comunica; chi legge sarà influenzato dallo scritto non direttamente dal testo, bensì soprattutto dalle circostanze in cui si trova nella sua esistenza materiale e nella sua esperienza spirituale.
Mi pare poi di aver facilitato la comprensione – meglio dire: la lettura del racconto – in ciò che rivelo nel saggio. Ci sono righe perfino troppo esplicite circa le modalità della composizione, le mie predilezioni, le mie scelte di linguaggio. Infine: il saggio in sé stesso.
Lei lo trova difficile? Io l’ho diviso in tanti blocchi dalla A alla Z, e da A’ a Z’ (questa scansione precisa è stata una sorpresa per me, non l’avevo calcolata). In ognuna di queste parti mi dedico a un argomento o a un autore. Ho deciso di fare la scansione in blocchi da A a Z perché proporre capitoli avrebbe reso tutto più pesante. Io nel testo avverto che, grazie alla divisione in blocchi, il lettore può ben saltare una parte che non gli piace o non gli interessa (questo semplifica le cose, anche se – inevitabilmente – io torno più volte su un problema di cui ho già parlato).
Più che difficile, il saggio mi sembra denso di elementi vari e diversi per natura. Alcune parti – interessanti – potrebbero risultare pesanti per un lettore frettoloso (le pagine sull’esordio di “La metamorfosi”, in cui devo citare l’originale. Qui ho proposto ben due mie traduzioni dell’esordio, non a caso. La prima è letterale, la seconda è più libera, e migliore). Penso che un valore aggiunto del mio libro sta in questo incipit di Kafka, finalmente tradotto come dio comanda. (Kafka viene letto secondo i vari “kafkismi”. Sono rimasta molto perplessa nel sapere che si è appena tenuto un convegno sul tema del kafkismo. Può ben darsi che il convegno abbia messo in rilievo aspetti importanti a livello sociale. Però a me sta a cuore leggere questo genio della letteratura per ciò che ha scritto: Ungeziefer non significa insetto; Urteil non significa condanna ecc.
La fatica di questo libro (stampato in tre versioni diverse; su internet si trovano i vari titoli) mi ha tolto per un po’ la voglia di scrivere. Tanto più che pochissimi mi conoscono, mi leggono e mi apprezzano. Poi, come sempre avviene, mi è tornato il bisogno imperioso di passare a un prossimo testo. (Reagisco alle sofferenze scrivendo.
Anche il canto nel coro Cantosospeso mi aiuta molto, con la mindfulness). E pensi un po, caro Paolo: ho trovato fra le mie carte un altro vecchio racconto, anch’esso composto circa vent’anni fa. E’ ben scritto, ma troppo incentrato sul tema del rapporto d’amore fra un bambino e sua madre. (Naturalmente, autobiografia filtrata: il bambino Carlo – la cui madre è pianista, sposata con un ebreo che diventa folle e infine morirà – è un misto di me e di mio figlio. La casa in campagna che viene rappresentata è quella in cui, a dio piacendo, potremo andare fra poco: un’antica casa nel Montefeltro. Bene. Siccome la storia mi sembrava troppo psicologistica e anche poco attraente oggigiorno, la realtà delle mie vicende recenti mi ha offerto una possibile integrazione. Un anno fa ho ospitato una bambina camerunense e suo padre (migranti, perseguitati, lui jellato come pochi al mondo). Ho deposto a favore dell’uomo nel Tribunale di Milano, difendendolo dalla moglie italiana che cerca di distruggere la vita di lui e quella della bambina, che si chiama Princesse. Forse nel racconto Princesse s’innamorerà del bambino Carlo, che nella mia storia perde sia il padre sia la madre tanto amata. (A sua volta, Princesse ha perduto REALMENTE nel Camerun sua mamma e le sorelline, trucidate dal gruppo terrorista Boko Haram).
Non sarà facile integrare tutte queste parti diverse, queste voci lontane. Spero di riuscirci. (Nel frattempo un professore che mi ha stracitato per le mie analisi su Karl Marx mi chiede di aiutarlo. Intende riproporre in due libri distinti alcuni testi che io scrissi moltissimi anni fa. Dovrò quindi rileggerli, correggerli; e leggere una strana traduzione italiana che hanno fatto di un mio testo tedesco (lo composi a Francoforte). E’ anche necessario leggere i libri di questo professore. E rileggere gran parte dei testi di Marx. Che gran lavoro! Spero di sopravvivere, io che purtroppo non riesco a lavorare in modo superficiale. Quasi sicuro è che il 18 settembre mi aspettano a Montecitorio (ci sarà un convegno sui 100 anni dalla nascita di Claudio Napoleoni: illustre economista, mio relatore alla laurea, ho curato un suo libro importante a Francoforte). E con queste parole mi congedo per oggi, dopo la mia lamentazione che si è ahimé accodata al ringraziamento.
Stia bene! Tanti auguri per le sue vacanze. Grazie!
Unico nel suo genere, questo libro contiene due testi.
Il primo è la storia di Marina e Carlo, trascurati da bambini e innamorati per bisogno, che per divergenze di carattere faticano a vivere in serenità. Quando lui si ammala, affrontano tante ansie; lei s’innamora del giovane Nino… L’affetto e la stima per Carlo, la ricerca di consapevolezza basteranno a risolvere i problemi? Scorrevole e vivace (anche per i vividi personaggi del tenero fi glio Andrea e della dolce zia-mamma Clara), ora sommesso ora esilarante, il racconto svela i suoi sensi pian piano, lungo i capitoli e le sequenze che si alternano musicalmente come una buona sonata per l’anima. Forse un thriller psicologico, Pennavaja l’ha scritto per tutti: tutti abbiamo sogni, desideri, utopie; e il bisogno di pacificarci con noi stessi, con il nostro passato e il nostro destino.
Il racconto dell’autrice (da 40 anni scrittrice in Germania, Olanda, Italia, docente nella sua “Casa della scrittura”) è autobiografia “filtrata”: frutto di esercizio intenso e appassionato in uno stile che nutre ed emoziona.
Il secondo, prezioso testo è un saggio che, analizzando brani di narrativa europea (Kafka, V. Woolf, Alfred Polgar, Giuseppe Pontiggia, Silvio D’Arzo, Carlo Coccioli, Ivan Della Mea, Susanna Tamaro, Cristina Pennavaja, altri), insegna a evitare le trappole dell’autobiografi a diretta e spontanea. L’autrice, traduttrice esperta di musica, dà le regole fondamentali per non cadere negli errori di un linguaggio sciatto, “rumoroso” anziché musicale; mostrando esempi di uno stile semplice ma ricco, che produce scritti buoni per l’oggi e per il domani. Nello stesso tempo svela i segreti del suo tradurre e narrare, e spiega come è riuscita a costruire racconti sapienti e avvincenti (lodati da Pontiggia, Giovanni Raboni, Giovanni Mariotti, Meeten Nasr, più volte premiati). Fornisce anche qualche variante, che è tanto utile per penetrare nel laboratorio creativo di uno scrittore nonché incoraggiante.
Questo saggio critico e didattico è rivolto anche a chi scrive per diletto; sarà di grande aiuto per chi (magari tastando a lungo nel buio) vuole creare un racconto o un romanzo davvero artistico.
Cristina Pennavaja è nata a Roma nel 1947. Ha vissuto in Germania e in Olanda, anche come ricercatrice universitaria; a Cambridge (Inghilterra) e ad Alessandria d’Egitto. Dopo studi di filosofi a e di marxismo, da 40 anni si dedica con passione a scrivere bene. Allieva di Giuseppe Pontiggia, ha poi dato vita alla “Casa della scrittura” tenendo per quasi vent’anni lezioni su retorica e stile nella narrativa. Traduttrice dal tedesco per Adelphi, scrittrice ormai esperta, ha pubblicato racconti e saggi in Germania, Olanda e Italia presso numerosi editori. Vive a Milano. Canta in un coro, cura le sue amiche piante, insegna a bambini immigrati. Ha avuto tre gatte, amate e longeve. Cerca di praticare la mindfulness buddhista. Ha una gemella e un figlio padre di due gemellini.
– Vorreste scoprire i punti deboli dei discorsi seducenti ma ingannevoli?
– Desiderate aiutare vostro figlio a esprimersi con proprietà di termini e argomenti adatti a risolvere i problemi in famiglia, nella scuola, nella vita?
– Siete insegnante e vi piacerebbe trasmettere ai vostri allievi la passione per il dialogo, e con essa la strategia e le tattiche utili a una discussione proficua?
– Scrivendo un testo importante (lettera, tema scolastico, relazione di lavoro, articolo, saggio, tesi di laurea), temete di non esprimervi al meglio?
– O avete abbozzato un racconto (forse un romanzo), ed esitate fra sogni e dubbi?
Proponendovi una sintesi originale dei contributi di linguistica e retorica moderna (R. Jakobson, Ch. Perelman) questo libro vi insegna in modo serio e gradevole a:
* sperimentare le varie “funzioni” della comunicazione orale e scritta (tramite racconti, esempi, esercizi, test a chiave che vi mostrano se avete capito);
* comprendere che cosa significa argomentare (nella sua differenza dal supporre e dal dimostrare) e a definire l’uditorio e i mezzi adatti allo scopo;
* distinguere fra buona e cattiva chiarezza, buona e cattiva oscurità di stile;
* creare testi man mano più precisi ed efficaci, qualunque siano l’uditorio, lo scopo, il contesto e la tesi con cui volete persuadere o convincere;
* comporre scritti in cui si senta non “il poetico”, bensì la Poesia;
* nutrire i vostri desideri (con bibliografia, glossario, ampi consigli di lettura).
Fondandosi sulla fiducia nel ragionamento e nella parola, la “nuova retorica” è la base necessaria per verificare ogni scelta che dobbiamo compiere nella vita. Questo libro sapiente e divertente, scritto con passione da un’esperta di letteratura e scienze sociali, vi offre una solida base teorica e tanti stimoli utili ad arricchire le scelte di stile, il rapporto con voi stessi e con gli altri, e quindi i progetti che vi stanno a cuore (soprattutto quelli di linguaggio e scrittura).
Cristina Pennavaja è nata a Roma nel 1947 e vi si è laureata in Filosofia. La passione per gli studi l’ha portata all’Università di Francoforte, dove ha insegnato; a Brema, dove ha conseguito il dottorato in Scienze economiche e sociali; a Cambridge e a Tilburgo, dove è stata ricercatrice. Ha tradotto e scritto importanti saggi di economia politica (Marx, Piero Sraffa, Claudio Napoleoni), psicoanalisi (Imre Hermann), letteratura (Alfred Polgar) e arte (Julio Paz).Docente di letteratura italiana, è narratrice. A Milano dal 1984, insegna a migliorare le abilità di comunicazione, lettura, scrittura argomentativa e creativa’.
Indice
1. Introduzione 1. Perché e per chi è stato scritto questo libro 2. Saper argomentare bene aiuta a vivere bene 3. Chi ci insegna ad argomentare con successo? 4. A che cosa serve la teoria dell’argomentazione 5. Struttura del testo e suggerimenti per una lettura proficua 6. Apostrofe al lettore incerto fra vita e letteratura Prima parte – II discorso parlato 2. Maniere e finalità della comunicazione umana 1. Si può comunicare anche senza le parole 2. Linguaggio verbale e linguaggi non verbali 3. Il linguaggio verbale è economico, preciso, creativo 4. Le sei funzioni fondamentali della comunicazione verbale 5. Che cosa significa argomentare? 6. Suggerimenti ed esercizi 3. Gli elementi del discorso argomentativo 1. In che cosa consiste il gioco dell’argomentazione 2. Come riuscii a convincere un uditorio difficile 3. Analizziamo gli elementi della mia argomentazione 4. I tre gradi della critica 5. Un quadro d’insieme delle regole strategiche. L’esplorazione di tutte le idee, la selezione e l’ordine delle idee utili 6.Suggerimenti ed esercizi 4. Come dare all’argomentazione un’apparenza di dimostrazione: gli argomenti quasi-logici 1. Qualche esempio di argomentazione quasi-logica 2. La logica peculiare delle argomentazioni quasi- logiche. Le argomentazioni di somma e di divisione 3. Le argomentazioni di non-divisione. L’esclusione e il dilemma 4. Uso e abuso degli argomenti quasi-logici 5. Gli argomenti di reciprocità 6. Gli argomenti di transitività 7. Gli argomenti di inclusione 8. Gli argomenti di paragone, probabilità, sacrificio 9. Gli argomenti dello spreco, della direzione e della doppia gerarchia 10. Suggerimenti ed esercizi 5. Come dare energia, colore e ritmo alle nostre argomentazioni: lo stile 1. Quante figure di stile in una frase pronunciata di getto ! 2. Chi respinge gli espedienti di stile li usa senza saperlo 3. Altre figure di cui ci serviamo nel linguaggio orale 4. Approfondimento: le pratiche retoriche e la retorica come disciplina 5. “Buon divertimento, caro!”. Creatività e retorica nella prosa di Alfred Polgar 6. Suggerimenti ed esercizi Seconda parte – II discorso scritto 6. II discorso scritto è il prodotto di un artificio 1. Quattro consigli per scrivere bene 2. Alcuni testi scritti: lettere che chiedono sostegno finanziario 3.Gli effetti delle figure retoriche nel testo 4.Un’utile classificazione delle principali figure retoriche 5. Suggerimenti ed esercizi 7. Una lettera molto importante 1. La prima stesura 2. L’esplorazione di tutte le possibili idee 3. La selezione e l’ordine delle idee 4. La seconda stesura 8. Il tema in classe (lndicazioni su tesina scolastica e tesi di laurea) Prima parte – suggerimenti per chi lo propone 1. Il tema in classe, visto dagli allievi 2. Il tema in classe, visto dagli insegnanti 3. Come e perché proporre il tema in classe Seconda parte – suggerimenti per chi lo scrive 4. Una sfida positiva e un’occasione per arricchirsi 5. L’enunciato del tema può essere sottoposto a critica 6. Come prepararsi 7. Esempio: svolgimento di un tema scolastico 8. Non esistono testi assolutamente “oggettivi” e neutrali 9. L’importanza di una solida struttura argomentativa nella tesi di laurea 10. Suggerimenti ed esercizi 9. C’è buona e cattiva ambiguità, come c’è buona e cattiva chiarezza. Sapete distinguere? 1. La nota, il rapporto e la relazione di lavoro 2. Quattro voci diverse raccontano lo stesso episodio di cronaca 3. “Restituisca la dentiera allo Stato”. Una critica alla burocrazia 4. Uno scritto saggistico: Giuseppe Pontiggia ci parla della lettura 5. L’argomentazione nel testo poetico in versi. L’anguilla di Eugenio Montale 6. Suggerimenti ed esercizi
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