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“Faccio dire agli altri quello che non so dire bene io", Michel De Montaigne
I Promessi sposi di Alessandro Manzoni
Amore e dolori: storia del XVII secolo
Adattamento di Gerardo Monizza
Edizione-adattamento de I Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Un lavoro sul testo integrale del romanzo che non sostituisce le parole del “vocabolario manzoniano” (la stesura è della prima metà dell’Ottocento) e mantiene lo stile originale; non cancella lo spirito del romanzo che ha reso I Promessi sposi – in quasi due secoli – un racconto molto letto, ampiamente studiato e assolutamente celebre in Italia e nel mondo.
SCHEDA: https://www.nodolibri.com/home/293-i-promessi-sposi-di-alessandro-manzoni-adattamento-di-gerardo-monizza.html
Gerardo Monizza – I luoghi dei Promessi sposi
Gerardo Monizza – I luoghi dei Promessi sposi – Fiera del Libro di Como – 71a edizione
Silvia Montefoschi è stata una psicoanalista italiana, che ha sviluppato una visione originale e innovativa della psiche umana, basata sulla connessione tra biologia, filosofia e psicologia. Ecco una breve biografia della sua vita e del suo pensiero:
Per approfondire la biografia di Silvia Montefoschi, puoi consultare i seguenti siti web:
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Schlanger e Montaigne sono due filosofi che hanno affrontato il tema dello scetticismo in modi diversi. Schlanger è un professore di filosofia dell’università di Gerusalemme, che ha riproposto il pensiero stoico romano come una via per superare il dubbio e la disperazione1.
Montaigne è stato uno dei primi filosofi occidentali a riconoscere il peso decisivo della consuetudine e della diversità culturale, sostenendo che non esiste una verità assoluta e che bisogna essere tolleranti verso le opinioni altrui2.
Entrambi hanno tratto ispirazione dagli scritti di Sesto Empirico, un autore ellenistico che ci ha tramandato l’insegnamento del capostipite della scuola scettica, Pirrone di Elide2.
https://sl.bing.net/itybxN3MEm
Emanuele Severino è stato un filosofo e compositore italiano, considerato da alcuni come uno dei più grandi filosofi del ‘9001
Il suo pensiero filosofico si basava sull’idea dell’eternità di tutti gli essenti, in contrasto con la visione nichilista che domina la storia della filosofia occidentale1
Secondo Severino, l’Occidente ha dimenticato il monito di Parmenide, che affermava che solo l’essere è, e si è consegnato al divenire, al tempo e al nulla2
Questa follia dell’Occidente ha portato alla crisi della civiltà moderna, alla perdita del senso della vita e alla distruzione della natura3
Severino ha dedicato un’opera importante allo studio del pensiero di Leopardi, che egli considerava l’autentica filosofia dell’Occidente, nella sua essenza e nel suo più rigoroso e potente sviluppo4
Per Severino, Leopardi ha affrontato le questioni ultime (la verità, l’essere, il nulla) per giungere a un linguaggio in cui la poesia diviene la forma della filosofia4
Leopardi ha scorto il lato inconscio della fede nel divenire, che implica sia l’opposizione che l’identità tra essere e nulla5
Leopardi ha raggiunto il limite della possibilità filosofica del nichilismo occidentale, ma oltre non è andato, perché oltre questo punto appare già da sempre il destino della verità dell’essere5
Severino ha anche confrontato il suo pensiero con quello delle tradizioni orientali, come il buddismo e l’induismo. Egli ha sostenuto che se l’Occidente è la grande follia, l’Oriente è l’incubazione di questa follia3
L’Oriente ha infatti anticipato la negazione dell’essere e la dissoluzione del sé nel nulla, ma non ha saputo cogliere la radice del problema, che risiede nella falsa opposizione tra essere e nulla3
Severino ha proposto una via di uscita dal nichilismo, basata sulla riscoperta dell’eternità di tutti gli essenti e sulla loro necessaria appartenenza al tutto1
scheda dell’editore:
https://www.editions-hermann.fr/livre/du-bon-usage-de-montaigne-jacques-schlanger
Du bon usage de Montaigne est l’histoire d’un face à face, le récit d’un lecteur saisi par un auteur.
Montaigne parle de soi avec humour, avec ironie, et avec fausse modestie :
« Je veus qu’on m’y voie en ma façon simple, naturelle et ordinaire, sans contention et artifice : car c’est moy que je peins.Mes défauts s’y liront au vif, mes imperfections et ma forme naïfve [native, naturelle], autant que la révérence publique [la décence] me l’a permis. »
Les Essais, on le sait, ne sont pas une autobiographie mais un autoportrait emboîté dans un ensemble de digressions, des citations, des anecdotes, des réflexions morales, un autoportrait qui s’éparpille tout au long des textes en se jouant des temps, des lieux, des circonstances.
Ce qu’on découvre chez Montaigne quand on le lit de près n’est pas seulement son portrait fait de lui-même, mais aussi l’ombre que ce portrait porte sur le lecteur. À suivre avec attention ce que Montaigne dit de soi, on est entraîné à souhaiter avoir une meilleure idée de ce qu’on est soi-même.

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A QUARANT’ANNI DALLA PRIMA EDIZIONE, UNO DEI CLASSICI PIÙ AMATI DI STEPHEN KING TORNA IN LIBRERIA IN UNA NUOVA TRADUZIONE E CON UNA NUOVA VESTE GRAFICA.
Stagioni diverse è una delle opere più note e amate di Stephen King, una raccolta di quattro racconti legati dallo scorrere delle stagioni, un viaggio narrativo che spazia liberamente tra generi e suggestioni e che lascia nel lettore un segno indelebile. Il viaggio comincia con la primavera di Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, in cui un condannato per omicidio che si dichiara innocente è in cerca di una strabiliante vendetta. Con Un allievo modello si scivola nell’estate in cui si consuma l’ossessione di un adolescente per un uomo dal passato misterioso, un ex nazista sfuggito alla giustizia. L’estate cede il passo all’autunno ne Il corpo, dove quattro ragazzini di Castle Rock sono alle prese con il ritrovamento del cadavere di un loro coetaneo e con la perdita dell’innocenza. Infine, Il metodo di respirazione racconta la storia di una nascita surreale alla vigilia di Natale. Quattro storie indimenticabili, tre delle quali hanno ispirato famosi registi per i film Le ali della libertà, L’allievo, Standy by Me – Ricordo di un’estate. Quattro classici della narrativa contemporanea che hanno conquistato milioni di lettori e che vengono riproposti ora in una nuova versione, completamente ritradotta e aggiornata nella veste grafica.



Introduzione, traduzione dei brani antologici e testi a commento di Francesco Dipalo
Sinossi: “Filosofia sotto il portico” introduce al pensiero stoico antico in maniera organica e completa. La parte centrale dell’opera, preceduta da un agile compendio, passa in rassegna un’ampia antologia di testi accuratamente commentati e annotati per poter essere utilizzati in chiave pratico-filosofica. Completano il lavoro un glossario del lessico stoico e alcuni spunti bibliografici per ulteriori approfondimenti. Come recita il sottotitolo, l’ultimo lavoro del prof. Dipalo (già autore diLiberi dentro. Il Manuale di Epitteto da praticare) è rivolto specificamente a “studenti veraci” e a “non-filosofi appassionati”, cioè a tutti coloro i quali, giovani o meno giovani, pur non avendo una preparazione accademica, non temano la sfida della complessità e amino mettersi personalmente in gioco come esploratori di visioni del mondo altre.
Acquistabile sia in formato ebook(€ 6,99) che in formato…
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TartaRugosa ha letto e scritto di:
Georges Perec (1989)
Pensare/Classificare
Rizzoli, Milano
Traduzione di Sergio Pautasso
Così come l’introduzione del concetto di “ limite” libera la creatività nella psiche umana, altrettanto si può affermare che, nella scrittura, la costrizione induce alla produzione di fantasia.
E’ questo il primo pensiero che mi è sopraggiunto quando, uscita dal letargo, mi sono finalmente decisa di approfondire la conoscenza dell’Ou-Li-Po Ouvroir de littérature potentielle (“Opificio di letteratura potenziale”), gruppo francese fondato da Queneau e a cui aderirono, fra altri, Georges Perec e Italo Calvino.
Perec mi “intriga” molto ed è ritornato fra le mie mani grazie all’ossessione classificatoria di TartaRugoso , così lontana dalle mie modalità che seguono altre linee di pensiero e, nonostante ciò, degne di esistere, come fra poco vedremo direttamente dalle parole di Perec.
Tornando all’Ou-Li-Po, ciò che rende affascinante l’approccio di questo opificio è lo…
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https://le-citazioni.it/lavori/una-questione-privata-10454/
Correva, e gli spari e gli urli scemavano, annegavano in un immenso, invalicabile stagno fra lui e i nemici. Correva ancora, ma senza contatto con la terra, corpo, movimenti, respiro, fatica vanificati. Poi, mentre ancora correva, in posti nuovi o irriconoscibili dalla sua vista svanita, la mente riprese a funzionargli. Ma i pensieri venivano dal di fuori, lo colpivano in fronte come ciottoli scagliati da una fionda. «Sono vivo. Fulvia. Sono solo. Fulvia, a momenti mi ammazzi!». Non finiva di correre. La terra saliva sensibilmente ma a lui sembrava di correre in piano, un piano asciutto, elastico, invitante. Poi d’improvviso gli si parò dinnanzi una borgata. Mugolando Milton la scartò, l’aggirò sempre correndo a più non posso. Ma come l’ebbe sorpassata, improvvisamente tagliò a sinistra e l’aggirò di ritorno. Aveva bisogno di veder gente e d’esser visto, per convincersi che era vivo, non uno spirito che aliava nell’aria in attesa di incappare nelle reti degli angeli. Sempre a quel ritmo di corsa riguadagnò l’imbocco del borgo e l’attraversò nel bel mezzo. C’erano ragazzini che uscivano dalla scuola e al rimbombo di quel galoppo sul selciato si fermarono sugli scalini, fissi alla svolta. Irruppe Milton, come un cavallo, gli occhi tutti bianchi, la bocca spalancata e schiumosa, a ogni batter di piede saettava fango dai fianchi. Scoppiò un grido adulto, forse della maestra alla finestra, ma lui era già lontano, presso l’ultima casa, al margine della campagna che ondava. Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò …
La Lettera a Meneceo brevemente commentata in preparazione della passeggiata filosofica nel bosco di Manziana

Per undici giorni, accanto alla grande libreria dove si può godere in libertà il piacere della lettura dei fenomeni editoriali di tendenza o delle numerose realtà cosiddette “minori”, sono in programma una serie di incontri con grandi autori della letteratura contemporanea con cui condividere storie ed emozioni vere
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NINA SIMONE
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Nina Simone – TRACCE e SENTIERI

L’onore e la commozione di essere presente in questo libro: nei ringraziamenti e con il blog fornina.com.
GRAZIE A GIANNI
Fiori, fiori per Nina … NINA SIMONE

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Nina Simone nei disegni di Maria Vittoria
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Nina Simone nei disegni di Maria Vittoria – TRACCE e SENTIERI
BIOGRAFIA DI NINA SIMONE
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Biografia di Nina Simone – TRACCE e SENTIERI
ANTOLOGIE MUSICALI DEDICATE A NINA SIMONE
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Antologie musicali dedicate a Nina Simone – TRACCE e SENTIERI
Qui si parlerà della metamorfosi di una canzone. Ossia di come una canzone popolare, nata in una particolare situazione storica, diventa vent’anni dopo musica d’arte, cioè “musica” senza genere e senza aggettivi.
Per fare una simile trasformazione occorre attraversare un confine e occorre qualcuno che sappia fare dei sortilegi.
Nina Simone (1933-2003) sa fare sortilegi e sa attraversare i confini:I Put a Spell on You, dice il testo di un’altra sua canzone. Lei ha percorso tutti i generi della musica popolare del secondo Novecento: blues, pop, jazz, soul. Eppure lei è inclassificabile in ciascuno di essi.
Ma come attraversa queste linee di confine?
Lei lo fa con l’interpretazione del testo. Nina canta il testo della canzone. Lo trascolora, lo ricolora, lo prende e lo rivolta per catturare ciascuno di noi attraverso la testa, il cuore e la pancia.
È questa la chiave per accostarsi a You’d Be…
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Tra gli scrittori italiani che ebbero il loro exploit in quel periodo ricordiamo Umberto Eco e Roberto Calasso, mentre per la narrativa straniera non possiamo non citare Don De Lillo e Vasilij Grossman. Tra i grandi esordi troviamo invece nomi oggi autorevoli come Ian McEwan, Haruki Murakami, Margaret Atwood, Isabel Allende e Stephen King.
Scopri quali titoli avremmo trovato girando tra gli scaffali di una libreria negli Anni ’80!
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MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

Nessuno meglio di Manzoni ha descritto l’adolescenza;
https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/manzoni-adolescenza-promessi-sposi-pgyfg643
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scheda dell’editore:
Chi è davvero Roland Baines? È il bambino pieno di talento che subisce le attenzioni morbose della maestra di pianoforte, ma anche il banale pianista di piano-bar che ha rinunciato alle sue ambizioni. È la vittima di una donna geniale ed egoista che lo ha abbandonato con un figlio neonato, ma anche il fallito che passa da un’esperienza all’altra a motore spento, sospinto dalla sola forza dei venti. Quali lezioni gli hanno impartito la sua storia e la Storia che si dipana sullo sfondo? Nella vita senza qualità del suo personaggio, McEwan ha disegnato il profilo del nostro tempo tragico e inquieto, affidando ai suoi lettori un romanzo di sconvolgente maestria e luminosa intensità emotiva.
cerca la recensione in
https://www.corriere.it/la-lettura/




cerca nell’archivio della provincia:
https://www.laprovinciadicomo.it/ricerca/avanzata/?q=Pietro+Berra

Pubblicato nel 1941 a cura di Elio Vittorini, Americana propone una scelta antologica della letteratura statunitense che in quegli anni stava diventando in Italia e non solo un modello per gli scrittori più giovani
vai alla scheda dell’editore:
Americana – Bompiani




scheda dell’editore:
https://www.mondadoristore.it/libro-risvolti-Note-Italo-Calvino/eai978880476652/
«Non mi raccontare di più. Fammelo leggere» intima Ludmilla al Lettore in Se una notte d’inverno un viaggiatore.
Saper suscitare la voglia di leggere è una delle grandi doti di Italo Calvino, che sin dal suo ingresso all’Einaudi si distinse per le efficacissime “scritture editoriali”: note introduttive, risvolti e, quarte di copertina, schede bibliografiche.
Paratesti, insomma, la cui formula è: il minimo di parole, il massimo di significato. Fulminanti nella loro brevità, alcuni di questi testi possono essere considerati veri e propri microsaggi in grado di condensare in poche righe il senso di un romanzo, la personalità di un autore.
Sintonizzati sulla “musica” e sul ritmo della scrittura di Calvino, profondi conoscitori della sua attività einaudiana, Chiara Ferrero e Luca Baranelli hanno saputo riconoscere i paratesti attribuibili allo scrittore e allinearli in questa ampia e preziosa silloge.
In essa affiorano i nomi più vari,
dagli amici einaudiani (Cesare Pavese, Natalia Ginzburg, Elio Vittorini)
ai grandi narratori del dopoguerra,
fino ai classici e agli scrittori internazionali, francesi, americani soprattutto, che spesso proprio Calvino fece conoscere al lettore italiano.
Affiorano qua e là anche elementi della biografia di Calvino, le sue opinioni politiche e letterarie, le sue frequentazioni. Ma emerge soprattutto la sua figura di scrittore di professione, cui l’intensa attività di lettore imposta dal lavoro editoriale fornì un impareggiabile strumento di confronto con colleghi e maestri: la presentazione di un libro diventa così occasione per intervenire nel dibattito culturale del tempo.
Le sue parole arrivano dunque a noi come preziosa testimonianza di una stagione letteraria irripetibile, ma anche come originali e acute riflessioni sulla letteratura e sul mondo.

scheda dell’editore:
https://www.quodlibet.it/libro/9788874622429
«Hai venticinque anni e ventinove denti, tre camicie e otto calzini, qualche libro che non leggi più e qualche disco che non ascolti più.
Sei seduto e vuoi soltanto aspettare». – G. P.
Terzo romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme è la storia di uno studente che la mattina dell’esame, invece di alzarsi, lascia suonare la sveglia e richiude gli occhi.
Segue il racconto della sua vita ordinaria, in cui giorno dopo giorno si educa all’indifferenza per tutto: non voler più niente, vagare, dormire, perdere tempo; tenersi lontano da ogni progetto e da ogni smania; essere senza desideri, senza risentimenti, senza ribellione; leggere «le Monde» dall’inizio alla fine, senza saltare una riga, annunci matrimoniali e necrologi compresi.
Un uomo che dorme è un romanzo in cui chiunque, leggendolo, riconosce quell’oscuro desiderio di ritirarsi dal mondo senza scomparire del tutto; e fa spavento quanto sia facile e a portata di mano diventare indifferente a ogni cosa, un fantasma trasparente che, come il protagonista del libro, vaga per Parigi senza aprire bocca, senza desiderare più nulla, tra la folla dei Grands Boulevards, per i caffè, le panchine dei giardinetti, i lungosenna, i musei, i monumenti, sonnambulo turista in casa propria.
Georges Perec (1936-1982), è una delle maggiori glorie della letteratura francese contemporanea. Venuto giovanissimo agli onori letterari con il suo romanzo d’esordio, Le cose (1965), dal 1967 membro dell’ Oulipo (Ouvroir di Litterature Potentielle), è autore, tra gli altri, de La disparition (1969), W ou le souvenir d’enfance (1975), Je me souviens (1978); il suo romanzo più celebre, La vita istruzioni per l’uso (1978) è stato tradotto in tutto il mondo. Nato e vissuto a Parigi, figlio di ebrei polacchi, Georges Perec aveva un’inconfondibile barbetta crespa e molta passione per l’enigmistica.

scheda dell’editore
https://www.adelphi.it/libro/9788845935756
La vita che Emmanuel Carrère racconta, questa volta, è proprio la sua: trascorsa, in gran parte, a combattere contro quella che gli antichi chiamavano melanconia. C’è stato un momento in cui lo scrittore credeva di aver sconfitto i suoi demoni, di aver raggiunto «uno stato di meraviglia e serenità»; allora ha deciso di buttare giù un libretto «arguto e accattivante» sulle discipline che pratica da anni: lo yoga, la meditazione, il tai chi. Solo che quei demoni erano ancora in agguato, e quando meno se l’aspettava gli sono piombati addosso: e non sono bastati i farmaci, ci sono volute quattordici sedute di elettroshock per farlo uscire da quello che era stato diagnosticato come «disturbo bipolare di tipo II». Questo non è dunque il libretto «arguto e accattivante» sullo yoga che Carrère intendeva offrirci: è molto di più. Vi si parla, certo, di che cos’è lo yoga e di come lo si pratica, e di un seminario di meditazione Vipassana che non era consentito abbandonare, e che lui abbandona senza esitazioni dopo aver appreso la morte di un amico nell’attentato a «Charlie Hebdo»; ma anche di una relazione erotica intensissima e dei mesi terribili trascorsi al Sainte-Anne, l’ospedale psichiatrico di Parigi; del sorriso di Martha Argerich mentre suona la polacca Eroica di Chopin e di un soggiorno a Leros insieme ad alcuni ragazzi fuggiti dall’Afghanistan; di un’americana la cui sorella schizofrenica è scomparsa nel nulla e di come lui abbia smesso di battere a macchina con un solo dito – per finire, del suo lento ritorno alla vita, alla scrittura, all’amore. Ancora una volta Emmanuel Carrère riesce ad ammaliarci, con la «favolosa fluidità» della sua prosa («Le Monde») e con quel tono amichevole, quasi fraterno, che è soltanto suo, di raccontarsi quasi che si rivolgesse, personalmente, a ciascuno dei suoi lettori.
vai all’articolo:
Ancora una volta vorrei farmi guidare dalle parole di Yves Bonnefoy sulla traduzione:
«E forse, dopo tutto, è così che bisogna tradurre, con l’oscura coscienza cioè che in ogni traduzione non si è che sé stessi, nel nostro proprio giorno, e che questa transitorietà avvolge tuttavia una testimonianza».
…
Dopo Bambini nel tempo, di Ian McEwan, ho tradotto:
Lettera a Berlino 1990
Cani neri 1993
L’inventore di sogni 1994
L’amore fatale 1997
Amsterdam 1998
Espiazione 2001
Sabato 2005
Chesil Beach 2007
Solar 2010
La ballata di Adam Henry 2014
Nel guscio 2017
Macchine come me 2020
Lo scarafaggio 2021
Lezioni 2023.

scheda dell’editore: https://www.quodlibet.it/libro/9788822907790
Quel che succede ogni giorno, in che modo descriverlo?
Un libricino pieno di semplici genialità, come riesce di norma a Perec, parlando dell’ordinario quotidiano.
Ad esempio del quotidiano cibarsi, e fa l’inventario, comico e indigesto nella sua riassuntiva catalogazione, di tutto ciò che ha ingurgitato nel corso di un anno, il 1974: sette galline bollite con riso, settantacinque formaggi, sette zampini di maiale ecc.
Poi come scrivere automaticamente duecentoquarantatré cartoline, tutte diverse, di ordinari saluti estivi usando solo cinque frasi elementari in tre varianti.
E l’osservazione di una via di Parigi in sei date diverse, i negozi, le insegne, le scritte occasionali, le facciate, un gatto che passa, cioè tutto ciò che è sotto gli occhi, così ovvio che non lo si nota, ma esiste per un attimo poi sarà perduto per sempre.
Questi scritti pubblicati tra il 1973 e il 1981 sono stati raccolti in libro…
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MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, Dante Alighieri, Inferno, canto III, verso 51. Conosciuto anche nella forma: “Non ti curar di loro …
https://mappeser.com/category/autori/non-ti-curar-di-loro-ma-guarda-e-passa/
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FOGLIATA DI LIBRI
Tra i nuovi progetti anche la trasformazione degli spazi di una delle due scale e dell’ascensore del museo in una installazione site-specific realizzata da Fallen Fruit, il duo californiano composto da David Allen Burns e Austin Young:
il progetto, intitolato “Conversazioni sacre”, fa immergere i visitatori in un mondo visionario di fiori, colori, rimandi, elementi e dettagli tratti dalle opere della Collezione e da diversi luoghi in città.
Come consuetudine nella pratica del duo artistico di Los Angeles, la maggior parte delle ispirazioni si riferisce a frutti, fiori, uccelli, piccoli animali, insetti, arricchendosi qui di dettagli pittorici, mani, gesti, sguardi, espressioni, immagini religiose, composti all’interno di una carta da rivestimento applicata alle pareti.
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Accademia Carrara, un work in progress verso il futuro – Lombardia – ANSA.it
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Te la do io l’arte-La domenica dalle 9.30 alle 10.00
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Antonio Gramsci – Odio gli indifferenti, l’indifferenza è il peso morto della storia
„Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire partecipare. Chi vive veramente non può non essere cittadino partecipe. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Io partecipo, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, partecipo. Perciò odio chi non partecipa, odio gli indifferenti.“ — Antonio Gramsci
Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/1221390-antonio-gramsci-odio-gli-indifferenti-credo-che-vivere-voglia-dir/

rivedi su rai play:
https://www.raiplay.it/programmi/artnight
Dalla pittura di Tiziano alla fotografia di Tina Modotti, dai graffiti di Banksy alla Venere di Milo: è il nuovo viaggio di Neri Marcorè e “Art Night” che torna da mercoledì 14 dicembre alle 21.15 su Rai 5. Si comincia con Achille Castiglioni, in occasione dei 20 anni dalla scomparsa, che parla dalle semplici immagini di una telecamera digitale dell’anno 2000, con l’aria ironica e divertita che – come chi l’ha conosciuto conferma -ha avuto nell’arco di tutta la sua vita. Fotografie, disegni tecnici e prototipi, ma anche oggetti di uso quotidiano che Castiglioni raccoglieva in tutto il mondo per studiarli, utilizzarli, trasformarli in qualcos’altro. Li chiamava così: capolavori anonimi. Come una bobina senza pellicola, riadattata per renderla base dell’iconica lampada da tavolo Lampadina.
scheda dell’editore.
https://www.hoepli.it/libro/le-vite-degli-stoici/9788836009305.html
Le storie affascinanti di uomini e donne che hanno combattuto per vivere secondo le virtù senza tempo professate dagli stoici: coraggio, giustizia, temperanza e saggezza. Strutturato in piacevoli mini-biografie che narrano la vita delle figure più note dello stoicismo, ma anche dei suoi rappresentanti meno conosciuti, il libro racconta in modo vivido cosa rappresentasse questa corrente filosofica per le persone che la amavano e che vivevano secondo i suoi dettami, rispolverando i loro importanti insegnamenti per permetterci di imparare ancora oggi dalle fatiche e dai successi di chi ci ha preceduto. Holiday e Hanselman ridanno luce ai valori e alle idee fondamentali condivisi da figure come Seneca, Catone e Cicerone nel corso dei secoli. Ogni esempio riportato, da Epitteto a Marco Aurelio, dagli schiavi agli imperatori, è stato scelto per aiutare i lettori ad applicare la filosofia stoica alla propria vita. Gli insegnamenti contenuti in questo libro – che invitano a scegliere il dominio di sé e la virtù, riservando indifferenza verso tutto ciò che non sia sotto il nostro controllo – sono urgenti oggi tanto quanto lo erano nel pure caotico mondo classico.



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