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Citava Propp, Jakobson e Lévi-Strauss. Aveva avviato dal ‘66, con Maria Corti, d’Arco Silvio Avalle e Dante Isella, una rivista di critica pionieristica, «Strumenti critici». Cesare Segre era l’opposto di Isella e Corti nel proporsi agli studenti: non faceva nulla per piacere.
Tutto il suo fascino stava in quel che diceva, non nel come lo diceva. Dunque, per apprezzarne la qualità, bisognava rileggere gli appunti a casa, con calma, e solo da quella lettura veniva fuori tutta la straordinaria rete di collegamenti e di richiami: solo allora l’entusiasmo dei suoi allievi si poteva accendere.
Segre, genio timido della filologia – Corriere.it.
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