DI GREGORIO A. – Il Vademecum del traduttore, Libreria Dante Alighieri online

DI GREGORIO A. – Il Vademecum del traduttore

Idee estrumenti per una nuova figura di traduttore

Il Vademecum del traduttore propone un vastissimo campionario ragionato di problemi connessi alla pratica quotidiana della traduzione e relative soluzioni. 

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DI GREGORIO A. – Il Vademecum del traduttore [978-88-534-3753-2] – € 10.00 : Libreria Dante Alighieri online.

Dilemma, etimologia, definizione e significato | da Una parola al giorno

Ragionamento per cui due premesse opposte conducono alla medesima conclusione; alternativa

dal greco dìlemma, composto da di due e lemma premessa, da lambàno prendere.

Questa parola è molto curiosa perché è normalmente impiegata con un significato approssimativo, che ha poco a che vedere con quello proprio.

Infatti solitamente il dilemma è inteso quale scelta fra alternative, o perfino come incognita o situazione problematica: il giornalista parla del dilemma dell’intervento in politica del nuovo partito, ci si può trovare incastrati nel dilemma del menu per la grande cena, e la famiglia si trova investita nel solito dilemma sulla meta delle vacanze. Ma in filosofia il dilemma è un’altra cosa.

Esso si articola in due premesse che però conducono inevitabilmente alla medesima conclusione: poco importa della giustezza della prima o della seconda, dato che il risultato non cambia. 

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nel 1982 W.J. Ong pubblicava un saggio molto interessante, “Orality and literacy. The technologizing of the word” (trad. it., Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Il Mulino, 1986), con il quale venivano studiate le modificazioni e le trasformazioni legate al crescere dell’uso della parola scritta nella storia del pensiero occidentale

nel 1982 W.J. Ong pubblicava un saggio molto interessante, “Orality and literacy. The technologizing of the word” (trad. it., Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Il Mulino, 1986), con il quale venivano studiate le modificazioni e le trasformazioni legate al crescere dell’uso della parola scritta nella storia del pensiero occidentale. In altre parole, Ong esaminò – anche avvalendosi di studi antropologici – come si modificava la capacità di pensare degli uomini a seguito del passaggio da una cultura prettamente orale (“comunità senza scrittura”) ad una cultura chirografica (caratterizzata dalla presenza di scrittura). Egli scoprì, ad esempio, che “il pensiero analitico […] non può essere comunicato, e neppure pensato, in una cultura che non conosca la scrittura alfabetica: le culture ad oralità primaria […] non hanno filosofia” (p. 8) e, aggiungerei, non hanno neppure scienza. Con queste precise parole si esprimeva W.J. Ong: “Differenze di fondo sono state scoperte in anni recenti tra i modi della conoscenza e dell’espressione verbale nelle culture ad oralità primaria, vale a dire culture senza scrittura, e quelli delle culture profondamente influenzate dall’uso della stessa. Con sorprendenti implicazioni: molti dei tratti per noi ovvi del pensiero e dell’espressione letteraria, filosofica e scientifica, nonché della comunicazione orale tra alfabetizzati, non sono dell’uomo in quanto tale, ma derivano dalle risorse che la tecnologia della scrittura mette a disposizione della coscienza umana” (p. 19). 

da Bazzani, Fabio, Vitale, Sergio, Lanfredini, Roberta (a cura di), La verità in scrittura.

Federico Roncoroni, Margherita Sboarina, MODELLI TESTUALI, dal testo descrittivo al testo letterario, Arnoldo Mondadori Scuola editore, 1992

Nella mie esperienza è la più bella e utile antologia che sia stata pubblicata, perchè la sua struttura ed i suoi contenuti si prestano anche a comprendere e valorizzare  la “scrittura professionale” che si esprime nei servizi alla persona.

Purtroppo questo libro è esaurito presso l’editore. Però può essere recuperato in qualche bilblioteca e consultato soprattutto per i testi scelti e le presentazioni dei vari tipi di scrittura

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LOMBARDI VALLAURI E. , La linguistica in pratica, Il Mulino

E. LOMBARDI VALLAURI

La linguistica

In pratica

Collana “Itinerari”

pp. 352, € 27,00
978-88-15-24605-9
anno di pubblicazione 2014

in libreria dal 09/01/2014

Note: Nuova edizione

Copertina 24605


Prefazione

Parte prima. La linguistica e la vita

I. Capire la realtà 
1. Scienza del linguaggio, scienza del pensiero
2. La nascita della linguistica
2.1. La linguistica storica
2.2. La linguistica generale 

– Quadro 1.1. Tipi di segni
Esercizi

II. Spiegarsi e convincere 

1. Usare con abilità lo strumento lingua
1.1. La teoria degli atti linguistici
1.2. La teoria delle implicature 

2. Convincere
2.1. Essere convincenti 
– Quadro 2.1. La deissi e l’anafora
3. Sapere come è stato fabbricato lo strumento
– Quadro 2.2. Partire dal passato della lingua per parlare meglio
4. Comunicazione costruttiva
4.1. Intonazione e gentilezza
4.2. Scelte di registro e familiarità 

Esercizi

III. La linguistica e la comunicazione moderna 
1. Comunicazione tendenziosa
2. Trucchi linguistici nei messaggi persuasivi
2.1. Messaggi volutamente poco espliciti
2.2. Influssi sonori
2.3. Influssi stranieri
2.4. Sviare l’attenzione: la grammatica della persuasione 

3. Quando serve essere persuasivi?
4. Creatività nomenclatoria
– Quadro 3.1. La creazione di un oggetto linguistico
Esercizi

IV. La linguistica e la società: diritti, deprivazione, varietà 

1. La deprivazione linguistica
2. Le varietà del repertorio
– Quadro 4.1. Perché in chat si litiga molto
3. La variazione e le lingue
4. La consapevolezza delle scelte di registro
4.1. La componente diatopica
4.2. Lessico

– Quadro 4.2. Competenza attiva e competenza passiva
4.3. Forestierismi
4.4. Ridondanza
4.5. Unificazione di pronomi
4.6. Tempi, modi e diatesi verbali
4.7. Che polivalente
4.8. Figure retoriche 

– Quadro 4.3. Metafora e metonimia nella lingua
5. Caveat!
– Quadro 4.4. Italo Calvino e il burocratese
6. Consapevolezza politica
7. Nuove frontiere: la corpus linguistics
Esercizi

Parte seconda. La linguistica e le lingue

V. Fonetica e fonologia
1. Fonetica
– Quadro 5.1. Gli spettrogrammi
– Quadro 5.2. I principali segni dell’alfabeto fonetico internazionale (IPA) usati per la trascrizione fonologica di alcune lingue europee
2. Fonologia
2.1. Fonologia e pronuncia delle lingue straniere 
3. Intonazione
3.1. Intonazione e illocutività 
– Quadro 5.3. Spettrogrammi dell’intonazione
3.2. Intonazione e struttura informativa dell’enunciato
Esercizi

VI. Lessico 
Esercizi

VII. Morfologia 

1. Tipi di morfemi e tipologia morfologica. La flessione
– Quadro 7.1. Morfemi e allomorfi
2. La formazione delle parole: derivazione e composizione
– Quadro 7.2. Tipi di composti
Esercizi

VIII. Sintassi 

1. La struttura
2. Testa e modificatore
3. L’ordine basico degli elementi
– Quadro 8.1. Marcato e non marcato; di default
4. La struttura argomentale
4.1. Allineamento dei ruoli argomentali: la tipologia ergativo-accusativo 
Esercizi

IX. Semantica 

1. Che cos’è il significato
2. Tipi di significati
3. Schemi di ordinamento dei significati
4. La delimitazione del significato
Esercizi

X. Pragmatica

1. Macropragmatica: atti linguistici e implicature conversazionali (un rimando)
2. Micropragmatica: la struttura informativa dell’enunciato
Esercizi

XI. Interfacce tra livelli 

1. Interfaccia tra fonologia e morfologia: la perdita delle desinenze, la metafonesi
2. Interfaccia tra morfologia e sintassi: flessione e ordine delle parole
3. Interfaccia tra sintassi e pragmatica: costrutti marcati e messa in evidenza
– Quadro 11.1. Livelli della lingua e difficoltà di apprendimento
Esercizi

Parte terza. La linguistica e il sapere

XII. La linguistica, l’uomo, il cervello: che cosa siamo?
1. Gli universali linguistici
1.1. Gli universali implicazionali
2. Spiegare gli universali del linguaggio
3. Un esempio: due tipi di memoria, e il «magico numero sette»
Esercizi

XIII. La linguistica diacronica e l’antico: storia, archeologia, filologia

1. Il mutamento
1.1. Il mutamento fonetico
1.2. Il mutamento morfologico
1.3. Il mutamento semantico
1.4. Le «leggi» del mutamento

2. Parole e cose: la ricostruzione linguistica e quella culturale
3. L’interpretazione dei testi
Esercizi

Chiave degli esercizi

Indice analitico

Università – E. LOMBARDI VALLAURI, La linguistica.

Cesare Segre (1928-2014), genio timido della filologia – di Paolo De Stefano Corriere.it

Citava Propp, Jakobson e Lévi-Strauss. Aveva avviato dal ‘66, con Maria Corti, d’Arco Silvio Avalle e Dante Isella, una rivista di critica pionieristica, «Strumenti critici». Cesare Segre era l’opposto di Isella e Corti nel proporsi agli studenti: non faceva nulla per piacere.

Tutto il suo fascino stava in quel che diceva, non nel come lo diceva. Dunque, per apprezzarne la qualità, bisognava rileggere gli appunti a casa, con calma, e solo da quella lettura veniva fuori tutta la straordinaria rete di collegamenti e di richiami: solo allora l’entusiasmo dei suoi allievi si poteva accendere.

Segre, genio timido della filologia – Corriere.it.

L. CANFORA, U. CARDINALE (a cura di), Disegnare il futuro con intelligenza antica

 nella deriva del mondo moderno è ancora necessaria una guida antica per superare la falsa percezione di un’antitesi tra umanesimo e tecnica

per la scheda vai a: L. CANFORA, U. CARDINALE (a cura di), Disegnare il futuro con intelligenza antica | POLSER – Politiche sociali e dei servizi.

alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

benvenistedhe221

Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

benvenis2223

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di significati trovati da Rendich sono:

dal sanscrito BHAS, “splendere, essere luminoso”

al greco PHAS, da cui PHAOS, “luce”

al latino FAS, che “mostra la luce” e che porta a FESTUS 

bhas224

dha225

2. Ancora sulla radice DHA che attraverso DHE,  arriva a  felix, felice

Secondo Rendich (ripreso da Severino)

DHA è anche “che porta energia”,  “poppare”,  “succhiare”

DHA diventa DHE

poi THE in greco

da cui il greco Thele, “capezzolo”, “mammella”

fino al latino fe, che porta a  felix, “che ha avuto un buon rapporto con il seno materno”, “felice”

thele226

3. arrivando a  THEORIA

Il sanscrito DHI diventa in greco THE che dà origine a parole come:

THEOS

theOS228

THESPHATOS, “enunciato da un dio”, “fissato da una decisione divina”, “stabilito dagli dei”

THEORIA, come “contemplazione, meditazione” e, nella lezione di severino, “contemplazione festiva”

theoria227

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Bibliografia:

BARBARO, BARBARI: alla radice della parola (attraverso Franco Rendich e Giovanni Semerano)

dal sanscrito Bal “respirare”, “vivere”

nel greco diventa barbaros, “che balbetta”, “che parla in modo incomprensibile”, “straniero”

in latino diventa balbus . “balbuziente, e barbarus, “straniero

dal Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee di Franco Rendich, Palombi editore, 2010 si apprendono queste sequenze di significati:

barebaro158

Dal DIZIONARIO DI LINGUA GRECA nelle ORIGINI DELLA CULTURA EUROPEA di Giovanni Semerano, Olschki editore si impara questo:

barbaro172

Una ulteriore ricerca dall’Etimologico di Alberto Nocentini e Alessandro Parenti, Le Monnier editore insegna:

per i greci e i romani, appartenente a una stirpe o civiltà diversa, straniero; appartenente a un mondo considerato incivile, primitivo, selvaggio

il greco barbaros corrisponde al latino balbus (balbuziente) nel senso di straniero che parla una lingua incomprensiblie, che balbetta sillabe senza senso

Così la Terra cominciò a parlare. Scavando nell’etimologia del greco, del latino e del sanscrito, Giovanni Semerano ha rintracciato la madre di tutte le lingue. Arriva dalla Mesopotamia

Così la Terra cominciò a parlare

Scavando nell’etimologia del greco, del latino e del sanscrito, Giovanni Semerano ha rintracciato la madre di tutte le lingue. Arriva dalla Mesopotamia

Qualcosa di nuovo, anzi di antico. Antico e sorprendente. Mettiamo Adamo… Di solito si parte da lui e si viene avanti, fino a noi.
A un certo punto, quando racconta dell’Eden, anche il professor Giovanni Semerano s’imbatte in Adamo: ma a quel punto ti sorprende e va all’ indietro: prima nell’ebraico dove “adam” vuol dire uomo e “dama” terra. Poi, scava scava, si spinge ancora più in là, e finisce per arrivare all’ugaritico di “adam”, ovvero “umanità”.
Anche la sua Eva è molto più antica della Bibbia, c’è da sempre: “Ama” in sumero significa madre, e siccome con la pronunzia accadica la emme si legge “w”, eccola già presente nel nome “Awa, Ewe”…
E Zeus, il dio trionfante degli inizi? Il professore – analizzando il beotico Deus, il miceneo Diwe, le basi delle lingue omeriche con Zen e Zena- ne – fa il punto d’arrivo di termini molto, molto antecedenti come ziu o zinnu e zananu ( pioggia, piovere) anch’essi termini accadici che ben quadrano con l’appellativo che al primo degli dei affibbiò prima Omero (“adunatore di nubi”), poi Roma (“Giove pluvio”). E con Crono suo terribile padre, allora? Finora al suo nome non fu mai data una spiegazione plausibile. (La storia del tempo è infatti roba recente, greca). Il professore, invece, ci si è messo al solito di buzzo buono: ha perlustrato Omero, vi ha rintracciato un Crono dalla falce ricurva, simbolo della Luna. Ha controllato poi in Macrobio, ha consultato Ovidio, e – scoprendovi una Crane divinità latina che qualcuno ha identificato nella Dea Luna – oggi è finalmente certo che sia Crono che Crane, siano imparentati da vicino con il “cornu” latino, che a sua volta ci arriva dall’accadico “qarna ” (corna, anche quelle della Luna). E così via, parola per parola: il vecchio mondo tutto nuovo… Un tempo nel VII secolo a. C., per incontri così, ci si doveva sbattere fino alla sacra Sais, in Egitto. E si aspettava. Si aspettava.
Se poi, a qualcuno dei sacerdoti di lì – ultimi depositari della grande sapienza dei faraoni e dei loro archivi – girava bene, potevi magari avere con uno di loro uno di quegli incontri che ti spalancano la testa, ti aprono mondi, ti forniscono parole chiave per entrare nella memoria del passato.
Giovanni Semerano, invece ….. SEGUE

VAI A    Sito Web Italiano per la Filosofia-La Repubblica-29 APRILE 2000.

Massimo Cacciari, “Nel tempo del manuale universale della scrittura chi scriverà lo farà introiettando una prospettiva di uguaglianza, utilizzando un linguaggio il più possibile globale: questo avviene già in ambito scientifico e accadrà anche in quello filosofico. La langue tende a diventare unica e questo influirà sui contenuti”

ora abbiamo a disposizione uno schermo che può racchiudere tutto il sapere universale. E’ un sistema totalizzante: se in mano ho una biblioteca universale il resto è niente>>. La conseguenza di questo manuale finale è che il sapere diventa immediatamente disponibile. Accessibilità immediata alla totalità del sapere grazie a uno strumento. <<A questo punto però il sapere va a rientrare nella realtà virtuale, dove tutto è artificio e finzione. Le differenze si assottigliano e le diverse tematiche e argomenti diventano uguali. Così libri diversi appariranno indifferenti nella realtà virtuale dove vengono assorbiti>>. Ma è un processo democratico? Un percorso che ha a che fare con il nostro destino? Cacciari è piuttosto critico su questo punto: <<Questa della digitalizzazione del sapere è una prospettiva che molti stanno inseguendo in maniera strategica – precisa il filosofo –  si pensi all’operazione che Google ha in mente. Ma non solo, si pensi alla Cina, che vuole mettere disponibili gratuitamente online migliaia di volumi. Queste sono operazione che genereranno enormi problemi nell’editoria>>. E non solo, sembra di capire. Le conseguenze sono  anche per chi scriverà e chi leggerà. Nel tempo del manuale universale della scrittura chi scriverà lo farà introiettando una prospettiva di uguaglianza, utilizzando un linguaggio il più possibile globale: questo avviene già in ambito scientifico e accadrà anche in quello filosofico. La langue tende a diventare unica e questo influirà sui contenuti: pensare Leopardi in inglese è diverso dal farlo in italiano. Permarranno parole che caratterizzano diversi ambiti culturali ma la lingua sarà la stessa. Il lettore invece sarà limitato a poter navigare nella breve carta ma perderà il privilegio della ricerca: sfogliare i libri, andare in biblioteca, discutere davanti a un caffè. Percorre un cammino, ricavare dell’esperienza diversa rispetto al mero contenuto del libro sono connotati che tendono ad essere sostituiti dal navigare in rete.

<<Di certo non c’è da stupirsi – dice, sollevando un sopracciglio – il libro è l’ultimo prodotto dell’eliminazione della cultura orale. Con il libro permaneva tuttavia un rapporto corporale: il libro ha una fisicità, un odore, dei caratteri che lo distinguono e lo rendono unico, sempre. La cultura della digitalizzazione elimina anche questo: la nostra cultura tende ora verso la desomatizzazione>>.

tutto il Post qui  Scuola di scrittura Omero Sezione Rivista Omero.

Gabriele De Ritis, Contro la scrittura nessuno può nulla, in Ai confini dello sguardo

Considero singolare la circostanza data dal fatto di scrivere qui: un privilegio a costo zero. Non debbo sottoporre nessun manoscritto al parere di Editori, Editor… Non seguo nemmeno le regole del web, per quanto riguarda la scrittura che bisognerebbe ‘produrre’ in questo ambiente orientato alla comunicazione. Scrivo e basta. E scrivo per dire la verità. Non la Verità dei filosofi né quella a cui si approda al termine di lunghe e complesse ricerche ‘storiografiche’ o ‘giudiziarie’. Scrivo per far emergere le mie verità, le mille verità che il tempo ha provveduto a sedimentare in me e che riemergono nella forma dei ricordi o di idee lungamente pensate. Scriverne anche lungamente, senza regole stilistiche né preoccupazioni comunicative, mi dà piacere, perché, dopo avere scritto tanto – lo faccio da oltre tre anni, ormai – avverto confusamente che non seguo un ordine qualsiasi: obbedisco soltanto all’urgenza della scrittura, cioè al fatto che ‘preme’ dentro un’idea lungamente pensata negli anni. Magari, si tratta di una parola carica di significato per me, come ilrimprovero del post precedente. Allora, lascio sanguinare la ‘ferita’, cercando contemporaneamente le parole nei crepacci, infilandole come perle l’una nell’altra, fino a farne emergere un disegno compiuto. Dire compiutamente è chiarezza. Riuscire a dire tutto quello che posso dire è portare a termine un compito. Da quando ho iniziato a farlo, trovo nell’esercizio della scrittura una remunerazione che sa di rivincita, come una risposta a tutte le derive del tempo: alla putredine e alla violenza rispondo con la ricostruzione di una zona della mia esperienza che aspettava di essere portata alla luce. Tutto questo non può essere intaccato minimamente dalla violenza del potere. Contro la scrittura nessuno può nulla.

CAMMINARSI DENTRO (143): Contro la scrittura nessuno pu�nulla. : Ai confini dello sguardo

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere


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