secondo Severino, tutti i rimedi tentati fin qui, incluso quello tecnologico, sono ugualmente fallimentari. Diversamente, però, dai suoi precursori, che imputavano l’inefficacia del rimedio alla sua incapacità di reggere l’urto con il “reale”, per Severino è proprio la fede in questo reale a costituire il presupposto indiscusso della filosofia e la sentina di tutti i mali del genere umano. Qual è, infatti, si domanda Severino, la sotterranea persuasione che, affermatasi con la filosofia greca, ha permeato le strutture profonde della psiche occidentale (e ormai del globo intero), se non la persuasione che reale sia unicamente il divenire, e dunque l’annichilamento, mentre illusori sono tutti i rimedi o gli espedienti per sfuggirgli, come appunto la filosofia e la religione? Il nichilismo, insomma, è il destino dell’Occidente. E anche se oggi le previsioni riguardo alla scienza sono più ottimistiche, Severino non dubita che quest’ennesima illusione sia destinata a cadere. La scienza, infatti, appare come il rimedio più efficace perché è realmente capace di governare il divenire, cioè il passaggio dall’essere al nulla e viceversa (un solo esempio: l’ingegneria genetica). Ma non si sfugge alla trappola nichilista se la cura è identica al male. E il male, nell’ottica di Severino, è appunto la fede nel divenire che la follia dell’Occidente, contraddicendosi, ha prima teorizzato e poi negato (senza successo); fede nella quale anche la scienza è fatalmente irretita.
tutto il post è qui Il Senso, Severino e Münchhausen « Prismi – Pensieri filosofici.
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