DINO CAMPANA, 1885-1932

CRISTINA PENNAVAJA, Danzare nel buio. Sciuri sciuri – L’autobiografia nella narrativa. Consigli sulle tecniche di stile, Youcanprint editore, Lecce, 2022. Indice del libro

Ammaniti Niccolò, La vita intima, Einaudi editore, 2023

vai alla scheda dell’editore:

La vita intima, Niccolò Ammaniti. Giulio Einaudi editore – Stile libero Big

Maria Cristina Palma ha una vita all’apparenza perfetta, è bella, ricca, famosa, il mondo gira intorno a lei. Poi, un giorno, riceve sul cellulare un video che cambia tutto. Nel suo passato c’è un segreto con cui non ha fatto i conti. Come un moderno alienista Niccolò Ammaniti disseziona la mente di una donna, ne esplora le paure, le ossessioni, i desideri inconfessabili in un romanzo che unisce spericolata fantasia, realismo psicologico, senso del tragico e incanto del paradosso.

Copertina del libro La vita intima di Niccolò Ammaniti

recensione in https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/ammaniti-nel-suo-ultimo-libro-racconta-lintimita-delle-donne-potenti-vtmmivyc

  • Estraniarsi dal mondo e perdere la fermata del treno per colpa di un romanzo: è uscito La vita intima, il nuovo libro di Niccolò Ammaniti. Oltre che una bellissima storia è una presa di posizione sulle questioni di genere.
  • Ammaniti lavora scrupolosamente alle sue trame, le racconta agli amici per vedere che effetto fanno. E da qualche tempo sceglie come protagoniste le donne. Forse perché a leggere romanzi sono rimaste solo loro.
  • Chissà come reagiranno le lettrici al comportamento della protagonista, che tende a rimuovere i suoi desideri e ad attribuirli a una perversa esuberanza maschile.

Maria Cristina Palma ha una vita all’apparenza perfetta, è bella, ricca, famosa, il mondo gira intorno a lei. Poi, un giorno, riceve sul cellulare un video che cambia tutto.

Nel suo passato c’è un segreto con cui non ha fatto i conti.

Come un moderno alienista Niccolò Ammaniti disseziona la mente di una donna, ne esplora le paure, le ossessioni, i desideri inconfessabili in un romanzo che unisce spericolata fantasia, realismo psicologico, senso del tragico e incanto del paradosso.

scheda dell’editore:

Candurro Miriam, La settima stanza, Sperling & Kupfer, 2022. Con video di presentazione

scheda dell’editore:

«Un giorno ci verrà ridato tutto il tempo perso, i baci che non ci siamo dati, i tramonti che non abbiamo visto insieme. Verrà il giorno in cui ci perdoneremo le vite vissute, le scelte fatte, le fughe in direzioni opposte. Fino a quel giorno io ti aspetterò qui. Nella nostra stanza a picco sul mare.»

Ci sono momenti che restano indelebili. È a questo che pensa Giovanni mentre percorre la litoranea che lo porta a casa. Una casa da cui vuole stare lontano e in cui non torna da vent’anni. Vent’anni di assenza, di silenzio, di sensi di colpa.

Tutto è cominciato lì, a Villa Rosa, di fronte a un mare immenso e cristallino: una sera d’estate l’adolescente Giovanni, affacciato alla finestra della sua stanza, aveva visto una ragazza lottare tra le onde. Senza pensarci, era corso in spiaggia e si era buttato in acqua per salvarle la vita.

Quel momento aveva cambiato tutto: Giovanni ancora non lo sapeva, ma il suo destino e quello della ragazza sarebbero stati inesorabilmente legati. Ora, mentre i cancelli di Villa Rosa si riaprono, i ricordi riaffiorano vividi, prepotenti, e Giovanni si trova a fare i conti con il passato e con un sentimento che, forse, non ha mai dimenticato.

Dalla sorprendente penna di Miriam Candurro, una storia delicata e feroce al tempo stesso. Un romanzo di formazione in cui luce e ombra si fondono in modo magistrale per dare vita a personaggi indimenticabili.

Miriam Candurro è nata a Napoli nel 1980. Attrice e volto noto del piccolo schermo, Miriam ha partecipato a popolari serie tv come, per esempio, Capri e I Bastardi di Pizzofalcone ed è una delle protagoniste più amate della soap cult di Rai 3 Un posto al sole. Questo è il suo romanzo per adulti d’esordio

La settima stanza

muore a 84 anni Charles Simić, 9 gennaio 2023 – in PoesiaPoesia

vai a

Addio a Charles Simić – PoesiaPoesia

ALBERTO ASOR ROSA (1933-2022), in rivista Il Mulino, dicembre 2022

ALBERTO ASOR ROSA (1933-2022)

Asor Rosa è stato uno dei protagonisti del dibattito politico e intellettuale italiano. Ma a scandire la sua vita è stato soprattutto l’insegnamento universitario

di Matteo Motolese

sul PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupery

Pennavaja Cristina, Danzare nel buio.  Sciuri sciuri. Ogni stagione un amante  / L’autobiografia nella narrativa. Consigli sulle tecniche di stile, Youcanprint editore, 2022

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE:

https://www.youcanprint.it/danzare-nel-buio-lautobiografia-nella-narrativa/b/aaacfef8-dabc-5cec-b5c1-f326bd72eda4

Unico nel suo genere, questo libro contiene due testi.

Il primo è la storia di Marina e Carlo, trascurati da bambini e innamorati per bisogno, che per divergenze di carattere faticano a vivere in serenità. Quando lui si ammala, affrontano tante ansie; lei s’innamora del giovane Nino… L’affetto e la stima per Carlo, la ricerca di consapevolezza basteranno a risolvere i problemi? Scorrevole e vivace (anche per i vividi personaggi del tenero fi glio Andrea e della dolce zia-mamma Clara), ora sommesso ora esilarante, il racconto svela i suoi sensi pian piano, lungo i capitoli e le sequenze che si alternano musicalmente come una buona sonata per l’anima. Forse un thriller psicologico, Pennavaja l’ha scritto per tutti: tutti abbiamo sogni, desideri, utopie; e il bisogno di pacificarci con noi stessi, con il nostro passato e il nostro destino.

Il racconto dell’autrice (da 40 anni scrittrice in Germania, Olanda, Italia, docente nella sua “Casa della scrittura”) è autobiografia “filtrata”: frutto di esercizio intenso e appassionato in uno stile che nutre ed emoziona.

Il secondo, prezioso testo è un saggio che, analizzando brani di narrativa europea (Kafka, V. Woolf, Alfred Polgar, Giuseppe Pontiggia, Silvio D’Arzo, Carlo Coccioli, Ivan Della Mea, Susanna Tamaro, Cristina Pennavaja, altri), insegna a evitare le trappole dell’autobiografi a diretta e spontanea. L’autrice, traduttrice esperta di musica, dà le regole fondamentali per non cadere negli errori di un linguaggio sciatto, “rumoroso” anziché musicale; mostrando esempi di uno stile semplice ma ricco, che produce scritti buoni per l’oggi e per il domani. Nello stesso tempo svela i segreti del suo tradurre e narrare, e spiega come è riuscita a costruire racconti sapienti e avvincenti (lodati da Pontiggia, Giovanni Raboni, Giovanni Mariotti, Meeten Nasr, più volte premiati). Fornisce anche qualche variante, che è tanto utile per penetrare nel laboratorio creativo di uno scrittore nonché incoraggiante.

Questo saggio critico e didattico è rivolto anche a chi scrive per diletto; sarà di grande aiuto per chi (magari tastando a lungo nel buio) vuole creare un racconto o un romanzo davvero artistico.

Cristina Pennavaja è nata a Roma nel 1947. Ha vissuto in Germania e in Olanda, anche come ricercatrice universitaria; a Cambridge (Inghilterra) e ad Alessandria d’Egitto. Dopo studi di filosofi a e di marxismo, da 40 anni si dedica con passione a scrivere bene. Allieva di Giuseppe Pontiggia, ha poi dato vita alla “Casa della scrittura” tenendo per quasi vent’anni lezioni su retorica e stile nella narrativa. Traduttrice dal tedesco per Adelphi, scrittrice ormai esperta, ha pubblicato racconti e saggi in Germania, Olanda e Italia presso numerosi editori. Vive a Milano. Canta in un coro, cura le sue amiche piante, insegna a bambini immigrati. Ha avuto tre gatte, amate e longeve. Cerca di praticare la mindfulness buddhista. Ha una gemella e un figlio padre di due gemellini.

Danzare nel buio - L'autobiografia nella narrativa

Il “ciarlare”, in TEOFRASTO (371-287 a-c.), CARATTERI, a cura di Luigi Torraca, Garzanti, 1994

Dupont – Monod Clara, Adattarsi, Clichy editore, 2022. Scheda del libro

leggi anche

TartaRugosa ha letto e scritto di: Clara Dupont – Monod (2022), Adattarsi, Traduzione di Tommaso Gurrieri, Edizioni Clichy (FI)

Gianni Celati, Il transito mite delle parole. Conversazioni e interviste, a cura di Marco Belpoliti e Anna Stefi, 1974-2014, Quodlibet, 2022

scheda dell’editore:

https://www.quodlibet.it/libro/9788822908940

Narratore, saggista, traduttore, poeta, regista: tante sono le facce di Gianni Celati, uno dei maggiori scrittori italiani del XX e del XXI secolo. Ora se ne aggiunge un’altra, quella del parlatore. Sempre disponibile nei confronti dell’avvenimento fortuito, dell’incontro estemporaneo, Celati si intratteneva indifferentemente con studiosi affermati e con perfetti sconosciuti, con estimatori della sua opera e con quanti di lui non avevano mai sentito parlare.
Le pagine di questo volume di conversazioni e interviste danno modo di riascoltare la sua voce inconfondibile. Sono sessantasette incontri apparsi su giornali, riviste, libri o registrati nel corso di trasmissioni radiofoniche e televisive.
Con lucidità non comune, talvolta occultata in toni bonari e divaganti, Celati espone le sue idee sul lavoro dello scrittore, sulla letteratura, su autori del presente e del passato, sull’arte, sul cinema, sulla musica rock, sulla filosofia e su tanto altro. L’autore più antiletterario della nostra tradizione e insieme il più appassionato cultore della nostra letteratura traccia così la sua rotta all’interno di quella attività artistica che è lo scrivere, da lui concepito come atto artigianale, ricerca senza posa di forme e pensieri imprevisti al riparo da ogni dogma e parola d’ordine. Sempre pronto a rimettere in discussione la sua idea del raccontare, e lontanissimo dal ruolo dell’autoritario dispensatore d’indicazioni e istruzioni, Celati si conferma un autentico maestro segreto, di stile e di vita.

 
INDICE
  • Il disponibile quotidiano, di Marco Belpoliti
  • Nota dei curatori
  • Il transito mite delle parole. Conversazioni e interviste 1974-2014
  • Cinque domande a Gianni Celati (1974)
  • Avanguardie e falsa alternativa (1977)
  • Beatles & filosofia (1979)
  • Intervista sull’arte affettuosa (1979)
  • Dissenso a tempo di rock (1980)
  • La scrittura italiana oggi (1982)
  • L’incertezza dello sguardo (1982)
  • L’avventura non deve finire (1982)
  • Padania-Texas (1985)
  • Racconto la gente che ho ascoltato (1985)
  • Forme di finzione, rifugi contro la mediocrità (1985)
  • L’esitazione del pensiero (1985)
  • Corpi nello spazio (1985)
  • Per lo scrivere non c’è rifugio (1986)
  • Scrivere è come fare yoga (1988)
  • Delegati alla rappresentazione (1988)
  • Scuola aperta. A colloquio con gli scrittori (1989)
  • Il transito mite delle parole. Narrare è artigianato e cerimoniale (1989)
  • Le virgole di Celati (1989)
  • La novella e il nuovo paesaggio italiano (1990)
  • La fuga dello straniero (1990)
  • Non fatti, ma parole! (1991)
  • Narratore delle pianure (1991)
  • Il sentimento dello spazio (1991)
  • Il narrare come attività pratica (1992)
  • Scrivere è un viaggio nella paura, con le cose che ci chiamano… (1993)
  • Ferrara (1994)
  • Celati, parole dalle riserve (1995)
  • «Un lavoro dedicato ai luoghi e ai momenti». Gianni Celati sul lavoro con Luigi Ghirri (1995)
  • La lettura dei classici come terapia (1995)
  • I sonetti di Vecchiatto (1997)
  • All’altezza del simulacro (1998)
  • In viaggio verso il niente (1998)
  • Latitudine Celati (1999)
  • Elogio della novella (1999)
  • Teatro come incantamento (2000)
  • L’assoluto della prosa (2002)
  • Documentari imprevedibili come i sogni (2003)
  • Qualche idea sui luoghi e il lavoro con Luigi Ghirri (2003)
  • La realtà e la storia sono dei miti (2003)
  • Mondo senza mondo (2005)
  • La lingua dei gamuna (2005)
  • Celati, ovvero la scrittura come visione (2005)
  • Parola con vista (2006)
  • Intervista per la pubblicazione basca di Parlamenti buffi (2006)
  • Guardare è un fatto di immaginazione (2006)
  • Letteratura come accumulo di roba sparsa (2007)
  • Riscrivere, riraccontare, tradurre (2007)
  • Memoria su certe letture (2007)
  • Celati, scrittore e regista (2008)
  • A passeggio con un rabdomante (2008)
  • Celati a Zurigo (2009)
  • Vecchie e nuove Comiche (2009)
  • Su Jonathan Swift e lo sviluppo degli alieni (2010)
  • Sulla Fantasia, il Badalucco e la Contentezza (2005-2010)
  • Diol Kadd (2010)
  • Dialogo sulla comicità (2010)
  • Da «il Caffè» di Vicari a Ghirri (2011)
  • Il disponibile quotidiano (2011)
  • Gianni Celati sul suo cinema (2011)
  • La valle del Po vista con gli occhi di Gianni Celati (2011)
  • Le opere e i giorni di un ultimo sapiente (2011)
  • Camminare, scrivere e Robert Walser (2012)
  • Le fatiche di Ulisse (2012)
  • Il grande scrittore si racconta (2013)
  • «Eccesso di serietà, limite per la scrittura» (2013)
  • «La storia vale solo se sfugge dalle mani» (2014)
  • Bibliografia delle interviste
  • Indice dei nomi
 
L’AUTORE
GIANNI CELATI

Di Gianni Celati (Sondrio 1937 – Brighton 2022) Quodlibet ha pubblicato Conversazioni del vento volatore (2011), Comiche (2012, già Einaudi, 1971), La banda dei sospiri (2015, già Einaudi, 1976), Studi d’affezione per amici e altri (2016), Quattro novelle sulle apparenze (2016, già Feltrinelli, 1987), Narrative in fuga (2019), Costumi degli italiani (2020). Presso altri editori sono stati pubblicati Le avventure di Guizzardi (Einaudi, 1972), Lunario del paradiso (Einaudi, 1978), Narratori delle pianure (Feltrinelli, 1985), Verso la foce (Feltrinelli, 1988), Recita dell’attore Attilio Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto (Feltrinelli, 1996), Avventure in Africa (Feltrinelli, 1998), Cinema naturale (Feltrinelli, 2001), Fata Morgana (Feltrinelli, 2005), Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna (Feltrinelli, 2010), Passar la vita a Diol Kadd. Diari 2003-2006 (Feltrinelli, 2011), Romanzi, cronache e racconti («I Meridiani», Mondadori, 2016).
Gianni Celati ha tradotto, tra gli altri, Swift, Melville, Conrad, Stendhal, Céline; nel 2013 presso Einaudi è uscita la sua versione dell’Ulisse di James Joyce. Parte dei suoi primi saggi è raccolta in Finzioni occidentali (Einaudi, 1975), di prossima riedizione presso Quodlibet.

Ferrero Ernesto, Album di famiglia. maestri del Novecento ritratti dal vivo, Einaudi, 2022

scheda:

La distanza nasconde, sfuma o aiuta a vedere meglio? Ernesto Ferrero incolla come sulle pagine di un album le immagini di editori, scrittori, scienziati, artisti che hanno fatto grande la cultura del Novecento italiano, «classici contemporanei» con cui dialogare. Una galleria di penetranti ritratti dal vivo e da vicino, per reinterpretare la nostra storia recente.

Nelle sue vesti di editore, direttore del Salone del libro e scrittore, Ernesto Ferrero ha avuto il privilegio di conoscere molti grandi protagonisti della nostra cultura. Ha lavorato con loro, ne ha curato i libri, ha goduto della loro amicizia. E ce ne consegna ritratti brillanti e rivelatori, restituendoli alla loro verità umana. Sono «maestri, padri e fratelli elettivi, amici, compagni di lavoro e di viaggio, presenze vive con cui dialogare». Forti personalità che hanno ancora molto da dire e da insegnare. Ecco sfilare in un intreccio di incontri e di storie sorprendenti editori come

Einaudi,

Garzanti,

Inge Feltrinelli,

Roberto Calasso,

Elvira ed Enzo Sellerio.

Padri nobili come

Pavese,

Montale,

Bobbio,

Mila,

Foa,

Revelli

e Rigoni Stern.

Signore di ferro come

Natalia Ginzburg,

Elsa Morante,

Lalla Romano,

Chichita Calvino.

Maghi e funamboli come

Gianni Rodari,

Bruno Munari,

Fruttero & Lucentini,

il fisico Tullio Regge,

Guido Ceronetti

Inquieti come

Parise,

Del Buono,

Sciascia,

Consolo,

Celati.

Vittime di destini crudeli, come

Fenoglio,

Atzeni,

Del Giudice.

Mattatori come

Guttuso,

Pasolini,

Garboli,

Eco.

In apertura, due autori a cui Ferrero si è sentito particolarmente vicino,

Italo Calvino

e Primo Levi.

Veniamo introdotti nel backstage della loro vita professionale e privata, alla scoperta di tratti rivelatori, magari segreti o poco noti, tra arte e vita, dramma e commedia, confessione e narrazione. Sono capitoli di un avvincente romanzo della conoscenza, sullo sfondo di una stagione di intense passioni intellettuali e civili, colte nella loro vitalità creativa.

Copertina del libro Album di famiglia di Ernesto Ferrero

Ferrari Gian Arturo, Storia confidenziale dell’editoria italiana, Marsilio, 2022

scheda dell’editore:

https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2971543/storia-confidenziale-dell-editoria-italiana

Chi racconta questa storia di scrittori e editori, stampatori e mecenati, talenti e miserie è stato un protagonista dell’editoria italiana del Novecento. Ha lavorato in case editrici medie e grandissime, si è occupato di patrie lettere e letterature straniere, soprattutto ha incontrato persone e cose, attraversato epoche, inventato collane, assunto e licenziato.

Chi racconta somiglia abbastanza all’editoria italiana, elegante e iraconda, generosa e umbratile, colta e commerciale. Perché l’editoria, si legge in queste pagine, è figlia dell’intellettualità e del commercio, non appartenendo in fondo a nessuno dei due.

E poi, annosa questione, sono gli editori capitani d’azienda? Esistono ancora come i primi trent’anni del Novecento ce li hanno consegnati?

Chi racconta ricostruisce con passione e puntualità una storia che si suppone magmatica, casuale, con accelerazioni improvvise e sacche, costellata di invidie e affetti, rabbie e riconciliazioni, amori e antipatie.

Chi racconta sa che attraverso l’editoria si può raccontare la storia d’Italia, quella tra le due guerre e quella degli anni di piombo, quella dei magnifici anni Ottanta e la più recente, quando i protagonisti sono forse meno eroici ma più inattesi.

Con tono epico e comico, affettuoso e tagliente, con occhi distanti e nel contempo vicinissimi, Gian Arturo Ferrari ci accompagna nelle avventure umane e culturali degli uomini e delle donne che si sono occupati di scegliere come, quando e quali libri pubblicare in un paese in cui tutti scrivono e pochi leggono.

TartaRugosa ha letto e scritto di: Alba Donati (2021), La libreria sulla collina, Einaudi, Torino

TARTARUGOSA

Quando sulla scrivania arriva un testo come questo, i libridinosi esultano di felicità. Non solo perché pensano a quanto sarebbe bello avere una simile libreria sotto casa, ma perché, amabilmente invidiosi, vorrebbero essere loro stessi gli autori delle pagine che, sotto forma di diario, si rincorrono fra memorie, citazioni, stimolazioni sensoriali, segnalazioni di libri ed autori che già desidereresti avere sul tavolo di lettura.

E anche perché è una cronistoria che mostra come sia possibile realizzare un sogno, quando ci credi davvero.

La libreria era dappertutto, prima ancora di nascere. Aveva già iniziato a fare incantesimi quando ancora era un poggio scosceso con qualche cespo di insalata, due pali arrugginiti e un filo per stendere i panni”.

Non si tratta infatti di una libreria convenzionale: Sopra la Penna è una specie di cottage-chalet letterario di legno che trasmette il sapore di casa, che affaccia su un giardino e su…

View original post 712 altre parole

LUIGI PROIETTI detto Gigi, film biografico di Edoardo Di Leo, DVD Sorrisi e Canzoni TV, 2022

ALDA MERINI, la musica delle parole, a Illuminate/RaiTre 31 ottobre 2022. Link a RaiPlay

Illuminate – S2020E2 – Alda Merini, la musica delle parole

https://www.raiplay.it › video › 2020/10 › Illuminate—Al…

45:44

Illuminate Alda Merini, la musica delle parole. St 2020Ep 245 min. Claudia Gerini ripercorre la vita della grande poetessa milanese, …

RaiPlay · 4 ott 2020

Dupont – Monod Clara, Adattarsi, Clichy editore, 2022

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

vai alla scheda dell’editore

Adattarsi è una storia di emozioni, di perdite, di miracolosi ritrovamenti, di paure, di smarrimenti, di rabbie, di speranze e di infinite dolcezze. Ed è anche una storia di montagne, di rocce, di acqua e di vento, di luoghi e solitudini.

La vicenda è abbastanza semplice, nella sua terribile realtà: in una famiglia della montagna francese nasce un bambino, è bello e sorride e tutti vengono a rendergli omaggio. Ma dopo poco tempo ci si accorge che è gravemente disabile: non vede, non può muoversi, non crescerà, morirà presto.

Questo sconvolge tutti gli equilibri della famiglia, ridefinendo per sempre il destino dei due fratelli, il maggiore e la minore, e dei suoi genitori. Perché questo bambino con gli occhi scuri che si perdono nel vuoto, è un neonato eterno, un bambino «inadatto», e traccia una frontiera invisibile tra la sua famiglia, gli altri e il…

View original post 129 altre parole

Appunti sui BLOG, dai tempi di Splinder, anni ’90. Dialoghi con Ruckert, Mariaprivi, Surferosa

Quindi, scrivo un diario on-line e in qualche modo mi racconto a persone che non mi conoscono.

Lo facevo anche prima, ma scrivevo in quaderni che ora ho abbandonato anche perché è più facile scrivere direttamente sulla tastiera del pc.

No che non ti posso spiegar tutta la tecnologia, ma conto sulla tua intelligenza e la tua capacità di comprendere, di là dalle mie righe.

Insomma nonno, scrivo io, scrive un altro e un altro ancora e ci conosciamo per caso on-line.

In queste situazioni ognuno fa come si sente, personalmente scrivo alle persone che mi sembrano simpatiche e che non si dimostrano troppo diffidenti. Sono due presupposti importanti per un’amicizia.

No che non la capisco la diffidenza in rete, sto attenta anch’io, ma non troppo, come in tutte le cose che voglio sperimentare nella vita.

sono attirato come un’ape laboriosa ai blog o post che hanno più il tono del “diario pubblico”.

inoltre sono interessato a questo “ragionare sullo strumento” (il blog ) mentre lo si usa.

non sono in grado ancora (bisognerebbe farlo in modo più sistematico) di intravvedere i tipi di blog che le persone fanno.

però qualche idea me la sono fatta.

c’è il blog-diario. è quello più caldo

c’è il blog -invettiva. conviene starci alla larga

c’è il blog-informazione. talvolta più interessante di una enciclopedia

c’è il blog-gioco. talvolta con regole così complicate che ci vorrebbero ore per giocarci

… il blog-poesia …il blog-musica

e naturalmente altri ancora. e intrecci fra i vari tipi

una cosa è certa: i blog sono una espansione della nostra soggettività.

sono dei modi per coltivare se stessi.

per certi versi sono drammatici: parlano della nostra solitudine. esseri soli, in epoca di decadenza delle grandi aggregazioni sociali, che hanno voglia di esprimere se stessi attraverso delle identità protettive. delle maschere comunicanti.

dall’altra parte espandono la comunicazione. si fanno incontri insperati. si allarga il giro delle conoscenze. la reciproca conoscenza non è più coloro che ci sono vicini. ma è l’intera italia.

In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni.

Ma se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web.

Sull’ argomento ho avuto una interessante discussione con Ruckert che vorrei fissare anche nel mio blocco degli appunti.

Paolo a Ruckert  Mi è piaciuta la tua rievocazione biografica sul Blog del 14 aprile . Volevo dirti subito – in breve – perchè trovo di grandissimo interesse culturale i Blog. Perchè credo che attraverso questi scritti e nei commenti stia avvenendo una rivoluzione.

Cioè la costruzione di una intelligenza associativa. Ossia l’elaborazione di nuovi modi di pensare il mondo attraverso piccoli francobolli che fanno vedere le associazioni fra gli eventi e la loro interpretazione. Qualcosa che ha un equivalente storico solo con la nascita della “opinione pubblica” che è avvenuta con l’illuminismo francese.

Nei blog vedo cultura, interessi, passioni. Tutte spezzettate: ma questa è la modernità. La modernità è frammento. Solo ogni singolo individuo può tentare di “mettere assieme”.

Così i tuoi foglietti  neI cassetti possono uscire. E magari incuriosire qualcuno .. che così incontra altri pensieri …

Una grandissima rivoluzione. Tanto più profonda perchè molecolare. Con i blog si vede vistosamEnte che non c’è la “massa” (il riferimento-base dei fascismi e dei comunismi) ma individui pensanti che associano le loro intelligenze e sentimenti.

Ruckert:  l’idea reticolare nella diffusione delle idee è interessante, bisognerà capire se e come prenderà piede, se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali.

Il rischio, inutile negarlo, esiste come la potenzialità. Come spesso accade il problema è bilanciare le  due cose e fare in modo che da questa babele di passione interessi ideali possa venir fuori una massa critica (o magari diverse masse critiche) di maggiore respiro. Anche qua il tempo ci risponderà, per ora possiamo solo immaginare… Ciao 🙂

Paolo: “se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali”

E’ vero. Allora l’unico ragionamento possibile è: qual’è il minore dei mali? Le

autoreferenzialità? o il pensiero unico (insisto: quello delle culture totalitarie)? Propendo per il primo corno del dilemma. Trovo più libertà di pensiero in piccoli gruppi che condividono più comuni sentire.

Il vero problema lo vedo nella possibile superficialità dei contatti. Relazioni sociali basate su “francobolli” tendono ad impoverire i significati di conoscenze più profonde e complessive.

Ciao Amalteo

Ruckert: vero, ma se ci fosse la terza via? L’ideale sarebbe combattere l’aureferenzialità in modo tale da ampliare sempre di più le piccole comunità che poi interagendo tra loro riescono a fare quella massa in grado di sviluppare la circolazione delle idee, che ne pensi?

Paolo: Caro Ruck, questa volta temo che o non siamo in sintonia o non ci capiamo.

E’ la parola massa che mi incute timore, pensando al passato, soprattutto al secolo breve (1917-1945).

Meglio infinitamente meglio individui che comunicano. Parlanti che crescono individualmente sulle normali sfide di una normale vita: nascita, crescita, espansione della personalità, fatica del lavoro, accettazione della morte.

Nella massa c’è sempre bisogno di un capo. Come insegna anche la vicenda politica italiana: un popolo televisivo (non i parlanti dei blog) ha ancora acclamato un capo. Che non accetta le regole della democrazia. Ben sapendo che le televisioni sono sufficienti a creare qual “senso comune” che gli consentirà (probabilmente grazie a Bertinotti) di vincere per la terza volta.

La televisione fà massa, i blog possono fare individui che trovano quei comuni sentire basati sull’intelligenza associativa.

Ciao e grazie per gli stimoli a pensare

Ruckert:  Non credo che non siamo in sintonia forse bisogna solo capirsi. Proviamoci magari partendo da un linguaggio comune perché bisogna intendersi sul senso delle parole.

Al termine massa critica non voglio dare quel significato. Preferisco immaginare che l’insieme, anzi meglio la presenza sempre più numerosa di individui che comunicano e interagiscono tra loro crescendo individualmente, possano consentire un miglioramento qualitativo della società nelle sue diversità.

Più la massa dei pensieri liberi aumenterà, più sarà possibile avere un miglioramento, a condizione però che tutti questi individui mantengano il più possibile un atteggiamento aperto verso l’esterno, in modo tale anche da far sviluppare in modo reticolare questo modello.

E questa massa a differenza del passato potrebbe non avere necessità di un capo gerarchicamente sovraordinato proprio per la presenza di un reticolo che si muove orizzontalmente. Che dici? Siamo davvero così distanti?

Ciao 🙂

Paolo: caro Ruck. Era proprio un malinteso linguistico sulla parola “massa”.

Sono del tutto in accordo con il tuo ragionamento. Fra l’altro, nel tuo caso, non è solo un “ragionamento” ma una pratica attiva.

La tua intelligenza e capacità di pensiero la vedo sempre messa in atto nelle tue interazioni con amìci di vecchia data o occasionali.

Ti sei  costruito con loro un cerchio-reticolo in cui amplificate le vostre esperienze ed i vissuti.

Ecco la forza dei blog: una rivoluzione attraverso il parlarsi. Insomma una volta tanto la scienza e le tecniche possono essere utilizzate in modo  attivo e partecipato. Dati i tempi che continuano ad essere piuttosto crudeli è davvero molto.

ciao, a presto

MariaPrivi

ad agosto sarà un anno che frequento il mondo bloggaro.

Tempo di consuntivi? Ma no! Non ci credo.

Solo un momento per conversare.

Il blog è uno specchio abbastanza fedele dei tanti pubblici “reali”. Un mezzo con buone peculiarità ed inevitabili difetti.

Permette rapida, ed a volte mirata circolarità delle idee, ma si rischia di ricevere informazioni errate. 

Eppure da Alex, con i blog, abbiamo ottenuto persino risultati concreti -vedi da me: Come muore la mia terra-.

Io con il blog faccio di tutto: amicizia, lavoro, passatempo.

Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c’è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione.

Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l’uso -sia attivo, sia passivo- che se ne fa. Un mezzo sicuramente in linea con il carattere del nostro tempo.

Paolo  condivisione piena, cara mariaprivi.

Ben ritrovata! Mi fa immenso piacere che anche tu valuti positivamenta la rivoluzione comunicativa dei Blog.

Condivido tutto, ma proprio tutto, quello che dici: luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla  lingua scritta, che è sempre un esercizio di ordine); certo anche luogo per promuovere incontri sessuali (che, però se consenzienti e sicuri, sono una gioia della vita).

Vero, verissimo: un mezzo, uno strumento. Non un fine. Uno strumento al servizio della personalità.

Dei blog amo moltissimo le coincidenze (incrociare persone particolari che magari mai avrei potuto conoscere) e le occasioni. Per esempio in queste ore sul blog di ruckert (post Gotan project) sta avviandosi la stesura di una discografia jazz interattiva che potrebbe concludersi con un testo quasi collettivo su questo genere musicale del novecento. ciao carissima. a presto

“Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo

“Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore

Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia  e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.

“Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le

parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento.

Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]

… Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.

Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi

di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni

 di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.

Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro  foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.

Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il  proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.

… La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di  sapori e delizie.

… Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole

poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]

… Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia.

 Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.

… La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca.

Tale la troviamo in questa fànfola:

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi

col cielo dagro e un fònzero gongruto

ci son meriggi gnàlidi e budriosi

che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi

un giorno tutto gnacchi e timparlini,

le nuvole buzzìllano, i bernecchi

ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero,

è il giorno a cantileni, ad urlapicchio

in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.

“cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi

La fànfola è una forma dialettale,  un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze.

Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.

… Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.

… E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il  “posto”. (T.S. Eliot)

Così  Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”

Allora:

“Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo

“Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.

Non vi sembra una “fànfola”?

Recentemente l’amico musicista Enzo Nini, mi raccontava un processo creativo che ha condiviso con altri musicisti.

A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture).

Certo una e-mail o un post, non hanno la magia di una lettera scritta a mano: non c’è l’inchiostro, la carta, la calligrafia, il profumo della mano che l’ha vergata, la sorpresa, i chilometri percorsi… ma compensano con la pluralità  di opzioni.

Per quel che mi riguarda, nettamente superiori a una telefonata in quantità di sfumature trasmesse, anche se trovo irrinunciabile la voce, direi la musica in parole.

TartaRugosa ha letto e scritto di: Pilar Quintana (2022), La cagna, Traduzione di Pino Cacucci, Baldini Castoldi La Tartaruga, Miilano

TARTARUGOSA

Quintana, con una scrittura quasi febbrile, ci trascina da subito in un ambiente che mostra in tutta la sua forza i rapporti tra mondo e natura; qui incontriamo Damaris, donna ferita da una maternità mancata, ma intensamente voluta e ricercata anche con i mezzi più ancestrali, affini alla stregoneria e fatta di unguenti e pratiche sciamaniche.

Damaris non aveva potuto avere figli. Si era messa con Rogelio ancora diciottenne e dopo un paio d’anni la gente cominciava a chiederle “A quando un bebé? A un certo punto aveva dovuto spiegare a quanti facevano domande che il problema era lei che non rimaneva incinta.

Adesso stava per compiere quarant’anni, l’età in cui le donne inaridiscono, come aveva sentito dire una volta a suo zio.

Il rapporto col marito è rude, un uomo dedito al lavoro su pescherecci, senza tante parole e dotato di quel senso pratico che a volte pare rasentare…

View original post 1.175 altre parole

Donati Alba, La libreria sulla collina, Einaudi, 2022

TRACCE e SENTIERI

vai alla scheda dell’editore:

Un libro magico, che racconta un luogo magico, che esiste davvero. Una libreria microscopica in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma portentosa come una scatola del tesoro. Dai bambini che entrano di corsa alle marmellate letterarie, da Emily Dickinson a Pia Pera, le giornate nella Libreria Sopra la Penna sono ricche di calore, di vite e storie, fili di parole che legano per sempre: una stanza piena di libri è l’infinito a portata di mano.

«Perché hai aperto una libreria in un paesino sconosciuto? Perché avevo bisogno di respirare, perché ero una bambina infelice, perché ero una bambina curiosa, per amore di mio padre, perché il mondo va a scatafascio, perché il lettore non va tradito, perché bisogna pensare ai piú piccoli, perché mi sono salvata».

Non è mai troppo tardi per realizzare un sogno. Nel dicembre 2019, Alba Donati decide…

View original post 272 altre parole

Libreria Sopra la Penna, a cura di Alba Donati

vai a:

Libreria Sopra la Penna

Vicolo Sopra La Penna, 7
55025 Lucignana (LU)

i consigli di Alba Donati: https://libreriasopralapenna.it/blog/i-consigli-di-alba-donati/

Enzensberger Hans Magnus, Artisti della sopravvivenza. Sessanta vignette letterarie del Novecento, Einaudi, 2022. Indice del libro

vai alla scheda dell’editore:

«Innumerevoli sono gli scrittori che, nel corso del Novecento, sono sopravvissuti a terrore di Stato ed epurazioni, con tutte le ambivalenze morali e politiche che questo ha comportato. Ma come sono andate davvero le cose? Erano forse troppo saldi per capitolare di fronte al potere? Devono la sopravvivenza alla loro accortezza o piuttosto alla loro intelligenza, alle loro conoscenze o alla loro abilità tattica? Sono scampati alla prigione, al campo di concentramento o alla morte per via di fortunate coincidenze che rasentano il portentoso o grazie a strategie che spaziano dalla ruffianeria al camuffamento?»

 

Copertina del libro Artisti della sopravvivenza di Hans Magnus Enzensberger

Zacchini Simona, La filosofia di Fabrizio De André, Il Melangolo editore, 2022. Indice del libro

Yehoshua Abraham, Il tunnel, Einaudi 2018

e

Faber Andrew, Ti passo a perdere, Interno Poesia, 2022

vai alla scheda dell’editore:

Ci si può perdere senza il bisogno di sentirsi persi? Quanti significati assume, nel corso della vita, questo predicato verbale dalle infinite forme? Andrew Faber stravolge il concetto di fragilità, trasformandola in forza. Più che un libro di poesie, Ti passo a perdere è un manuale di resistenza in versi. Uno stradario dell’anima dove perdersi per poi ritrovarsi. Un viaggio verso la conoscenza di sé stessi e un invito alla scoperta dell’Amore, in tutte le sue forme.

 

A chi sta attraversando il suo buio

A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di non mollare.
Ci siamo finiti tutti
in quel posto maledetto
dove il freddo ti morde le ossa
e il silenzio ti piove nel cuore.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di allontanarsi
da chi dice di darsi una mossa
di smettere di piangersi addosso.
Quella gente vuole farvi del bene
ma non sa cosa dice.
Quella gente lì dove siamo finiti noi
non c’è mai arrivata.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di avere coraggio
bisogna stringere i denti
e aspettare che il sole riprenda a brillare.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di credere
nella poesia.
Negli occhi di chi
quella strada l’ha già ritrovata.
C’è un cielo
di qua che vi aspetta
con un panorama di sogni
da togliere il fiato.

 

*

 

Perdersi

Ci ho messo un po’ a comprendere:
non volevi essere abbracciata
per paura di essere capita.
Che essere capiti
è la cosa più preziosa al mondo
ma significa
buttare giù le difese
arrendersi
consegnarsi.
Significa non potersi più difendere
per un istante
non riuscire più a mentire.
E la gente non sempre lo sa
non sempre lo capisce
cosa significa abbracciarsi
dirsi tutto senza parlare.
Perdersi.
In quella terra di nessuno
da qualche parte nel cuore.

 

*

 

Le persone che amano stare da sole

Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non fatelo mai.
La loro non è cattiveria
non è strafottenza
ma vera e propria necessità
bisogno d’essere, appartenenza.
Abbiate sempre cura di aspettarle
di rispettarle.
Non mettetegli fretta
se i loro tempi non sono i vostri
lasciatele andare.
Se avrete pazienza
sapranno ricompensarvi
perché la loro voce
è una carezza scesa dalle labbra
che si scioglie negli occhi.
Perché il loro cuore
è un posto caldo e silenzioso
capace di accogliere e proteggere.
Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non avete la minima idea
di quanto abbiano dovuto lottare
di quale miracolo siano state capaci
di compiere.
La solitudine spaventa
la solitudine è un patto
di purissimo Amore
con la propria anima
che quasi mai nessuno
ha il coraggio di fare
ma loro sì, e ne sono felici.
Loro ci sono riusciti.
Loro ce l’hanno fatta.

 

*

 

Chi rischia la felicità, non muore mai

Adesso ti passo a prendere
e ti porto a mangiare
un sacco di schifezze
e se ti va
balliamo un po’
davanti agli occhi increduli
della gente seria.
Ti passo a prendere
e ti porto a non pensare
che quando non si pensa
si torna un po’ bambini.
Ti porto a sognare
quelle robe da imbecilli scalmanati
che non si possono raccontare.
Adesso ti passo a prendere
e ti porto a ridere con me
perché ho bisogno di sapere chi sei
quando non hai bisogno di apparire
quando non hai bisogno di essere.
Ti porto a sbagliare
a bruciare
a impazzire.
Come l’ultima volta che hai pianto
e non sapevi perché
ma ti sentivi viva.
Ti porto a toccare la notte
ti porto a respirare il silenzio
delle parole rimaste in gola
e che finiscono negli occhi
e dentro ai baci
dati di corsa.
Ti porto a rischiare di essere felice
perché non so se lo sai
ma chi rischia la felicità vince sempre.
Chi rischia la felicità, non muore mai.

Ezio Bosso. Le cose che restano – Video – in RaiPlay

Ezio Bosso. Le cose che restano 115 min

Il racconto di una grande storia umana: la carriera di Ezio Bosso. Il maestro stesso si svela agli spettatori, per farci entrare nel suo mondo e nel suo immaginario, come in un diario. Con le testimonianze di tanti collaboratori e amici dell’artista, tra cui Gabriele Salvatores, Enzo Decaro, Paolo Fresu, Silvio Orlando.

Ezio Bosso. Le cose che restano – Video – RaiPlay

BORIS PAHOR (1913-2022), di Alessandro Mezzena Lona, in doppiozero

vai a: https://www.doppiozero.com/boris-pahor-adolescente-centenario

Sonia Scarpante, Pensa scrivi vivi. Il potere della scrittura terapeutica, prefazione di Eugenio Borgna, TS Edizioni, 2022

Recalcati Massimo, Pasolini, il fantasma dell’origine, Feltrinelli, 2022

vai alla scheda dell’editore:

https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/pasolini–il-fantasma-delorigine/#descrizione

Luigi Guarnieri, Il segreto di Lucia Joyce, La Nave di Teseo, 2022. recensione di Federica Manzon in La Stampa/TuttoLibri 16 apr 2022

vai alla scheda dell’editore:

Il segreto di Lucia Joyce

Lucia nasce a Trieste nel 1907. Secondogenita di James e Nora Joyce, vive la sua infanzia con i genitori e il fratello Giorgio in precarie condizioni economiche. Dopo Trieste inizia un peregrinare continuo tra Parigi, la Svizzera – soprattutto Zurigo – e qualche breve ritorno in Irlanda. È a Parigi che Joyce entra in contatto con scrittori, artisti, esponenti dell’alta borghesia e generose benefattrici.
In questo contesto – un tenore di vita al di sopra delle reali possibilità dello scrittore, un successo che stenta a decollare ma un fervente interesse per la sua opera da parte di alcuni estimatori di eccezione, una routine familiare delirante – Lucia e Giorgio crescono in uno strano rapporto di simbiosi. Così il matrimonio di Giorgio è vissuto come un abbandono da Lucia, che viene anche rifiutata da tre uomini nel giro di breve tempo (tra cui Beckett e lo scultore Calder). L’unico ambito in cui riesce a esprimere se stessa è la danza: frequenta corsi teatrali e coreutici, stringe amicizie femminili che le sono di ispirazione e si inserisce in ambienti artistici molto lontani da quelli del padre. Il primo crollo psichico segna per lei l’inizio di un calvario che, tra cliniche e manicomi, terapie sperimentali, psicanalisi junghiana, diagnosi contraddittorie e mai verificate, durerà tutta la sua vita. Scoprire il segreto dell’oscura malattia mentale di Lucia, della quale Joyce continuerà sempre a sentirsi colpevole, diverrà per l’autore dell’Ulysses una vera ossessione, che non gli darà mai tregua e rischierà di distruggerlo.

recensione di Federica Manzon in La Stampa/TuttoLibri 16 apr 2022

La follia rubata alla figlia fece grande l’arte di Joyce

https://www.lastampa.it/tuttolibri/2022/04/16/recensione/la_follia_rubata_alla_figlia_fece_grande_l_arte_di_joyce-3035996/?msclkid=004914ebbd9011ec8bc83790a86b3382

Boris PASTERNAK (1890-1960), scheda biografica in La Ragione, 26/3/22

GALIA OZ, La mia storia di amore e di tenebra. La figlia dello scrittore Amos Oz racconta un’infanzia violenta, di Simona Siri, in La Stampa, 26/3/22

letto in edizione cartacea

cerca in:

https://www.illibraio.it/news/storie/amos-oz-abusi-1398303/

Serata Pasolini,  (a 100 anni dalla nascita),  Martedì 29 marzo, ore 20.45. Proiezione del documentario Cinema in forma di mito – miti e mitologie nell’opera di PPP, del regista Mario Bianchi che dialogherà con Davide Fent.  The Art Company Como,  Via Borgovico 163 (cortile interno)

LUOGHI del LARIO e oltre ...

The Art Company Como
Donne in gabbia

Adriano Caverzasio “PPP” (2022)

Serata Pasolini,  (a 100 anni dalla nascita),  Martedì 29 marzo, ore 20.45. proiezione del documentario Cinema in forma di mito – miti e mitologie nell’opera di PPP  el regista Mario Bianchi che dialogherà con Davide Fent.  The Art Company Como,  Via Borgovico 163 (cortile interno)

Posti limitati, prenotazione necessaria al numero 335.8095646

o inviando una mail a info@theartcompanycomo.it

The Art Company Como,  Via Borgovico 163 (cortile interno)

Gli italiani

(poesia di PPP)


L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,

un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
alzare la mia sola puerile voce –
non ha…

View original post 25 altre parole

MARIA LAI. Il tempo dell’incalcolabile — M77 Gallery Official Website. Visita alla mostra, 19/3/22

TRACCE e SENTIERI

MARIA LAI. Il tempo dell’incalcolabile2021-10-25 / 2022-04-03M77 presenta, da martedì 26 ottobre 2021, Il tempo dell’incalcolabile, progetto espositivo dedicato all’artista Maria Lai

vai al sito della galleria

MARIA LAI. Il tempo dell’incalcolabile — M77 Gallery Official Website

ciao cara ***,
…, ti avrei invitata a vedere una mostra particolare di Maria Lai, espressione dell’arte relazionale e dei libri cuciti.
Me l’aveva segnalata una mia amica innamorata di quest’artista sarda e così ieri sono andata con lei a milano a vedere un’inedito della Lai “Legarsi alle montagne” nonchè l’illustrazione cucita di una fiaba.
Poi, tornata a casa, sono andata a cercare altri particolari e ho trovato questo video su youtube (sono tre, ma io sono partita da quello di mezzo per completarlo con i mancanti successivamente):
 
 
L’ho trovata affascinante e mi sei venuta in mente, primo perchè se dovessi immaginarti tra 20anni ti penserei così, con la dolcezza nel…

View original post 80 altre parole

TartaRugosa ha letto e scritto di: Duccio Demetrio (2021), All’antica. Una maniera di esistere, Raffaello Cortina, Milano

TARTARUGOSA

Da questo libro è bene si astengano coloro che fanno della velocità il loro mito, che ritengono il passato qualcosa di cui è meglio liberarsi, che sono assaliti dal desiderio di sbarazzarsi dalle cianfrusaglie collezionate negli anni della vita, che considerano Gozzano leader indiscusso delle cose di pessimo gusto, che leggono nel carpe diem unicamente la voluttà edonistica e il bel vivere, che dileggiano e deridono una modalità di esistere all’antica, come il titolo cita.

Perché in queste pagine, nell’antico, si vagola carezzando autobiografia, sociologia, etnografia, filosofia, poesia, iconografia, tutto ciò che “ci spinge ad amare e cercare il volto poetico delle cose, delle persone, dei paesi, delle ore e degli stati di grazia che la memoria, a nostra insaputa, ha saputo invece difendere per noi. Per fortuna senza chiederci il permesso”.

E poiché il rievocare trova sì supporto incoraggiante nelle parole, ma anche nelle immagini, ecco che…

View original post 895 altre parole

Sconfiggere l’ansia: libri da leggere contro le emozioni negative – in ilLibraio.it

Sconfiggere l’ansia: libri da leggere contro le emozioni negative

vai a:

Sconfiggere l’ansia: libri da leggere contro le emozioni negative – ilLibraio.it

Cheril STRAYED. Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita, traduzione di Sara Puggioni, Pickwick, 2018

TRACCE e SENTIERI

vai alla scheda dell’editore:

http://www.pickwicklibri.it/Wild-storia-selvaggia-Cheryl-Strayed/

Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta.

Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l’America selvaggia tra montagne, foreste, animali selvatici, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo.

Una storia di avventura e formazione, di fuga e rinascita, di paura e coraggio. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente

View original post

Davide Toffolo, PASOLINI, La Repubblica/Rizzoli Lizard, 2022

Il rapporto complesso con suo padre e con le figure paterne in generale, tipo lo Stato. L’amore per i giovani, che voleva salvare dal consumismo, a cui continua a insegnare il valore della libertà. L’importanza di essere sé stessi. L’odio per la piccola borghesia: si schierava o dalla parte del popolo o degli intellettuali. La letteratura e il cinema. Le sue frasi famose: «La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la mia solitudine, che è la mia debolezza». E anche: «I maestri sono fatti per essere mangiati», che dà il titolo alla serata evento del 5 marzo a Casarsa, il suo paese d’origine, nel giorno del centenario della sua nascita.

C’è tutto Pier Paolo Pasolini nel graphic novel Pasolini di Davide Toffolo, artista, fumettista, frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Il libro, pubblicato da Rizzoli Lizard, arriverà anche in edicola giovedì 3 marzo con Repubblica per un mese a 13,90 euro più il prezzo del quotidiano. Presentazione alle 21 al Teatro Pasolini con Toffolo e con il poeta e scrittore Gian Mario Villalta in un incontro organizzato dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini con la Fondazione Pordenonelegge.

IN  https://www.repubblica.it/dossier/cultura/pasolini-cento-anni/2022/02/26/news/pasolini_il_graphic_novel_pier_paolo_un_uomo_libero-338909707/

BASILIO LUONI ricorda: EZIO FRIGERIO, “Io sono un mago”, Baldini&Castoldi, 2021. Articolo in La Provincia/Stendhal, 5 marzo 2021

Massimo Recalcati, Caro PASOLINI mi hai insegnato a essere libero, in La Repubblica 5 marzo 2022

vai a:

https://www.repubblica.it/cultura/2022/03/04/news/caro_pasolini_mi_hai_insegnato_a_essere_libero-340300461/

PASOLINI, cento anni dopo , in repubblica.it

PPP, un uomo solo che non sa ancora tacere

Il pensiero senza pregiudizio è l’eredità dell’autore che nasceva cento anni fa.

E al quale Robinson ha dedicato un numero speciale

di Francesco Piccolo

Speciale a cura di Lucio Luca

vai a:

pasolini cento anni

Libri di PIER PAOLO PASOLINI presenti nella Rete Bibliotecaria della Provincia di Como

VAI A:

https://como.biblioteche.it/shelf/view/persistent:80316:46?fbclid=IwAR1qk36buy1xjjTBhugJalAOH3RYNZIewURUlQdBUcXZcmy021aFCMh43n0

TartaRugosa ha letto e scritto di: Emanuele Trevi (2021), Due vite, Neri Pozza, Vicenza

TARTARUGOSA

La scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti, e consiglio a chiunque abbia nostalgia di chiunque di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne; accorgendosi ben presto che il morto è attirato dalla scrittura, trova sempre un suo modo inaspettato per affiorare nelle parole che scriviamo di lui, e si manifesta di sua propria volontà.

Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno.

Non è l’incipit del libro di Trevi, ma trovo queste frasi potentemente suggestive per descrivere il desiderio dell’autore di far riemergere…

View original post 1.071 altre parole

cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini: Cosa voleva dire davvero Pasolini con il suo Petrolio, di Walter Siti, in Domani 2 mar 22

vai a:

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/petrolio-pasolini-cosa-vuol-dire-vxb4cz5f

  • Circolano alcuni luoghi comuni su Petrolio (l’ambizioso romanzo che Pier Paolo Pasolini stava scrivendo quando fu ucciso) che svaniscono alla prova della lettura.
  • Il libro è ancora troppo informe perché si possa affermare che sia un capolavoro; insieme a brani di indubbia bellezza ci sono pagine raffazzonate e mal scritte, il finale semplicemente non esiste perché Pasolini non ha fatto in tempo a immaginarlo.
  • La fortuna di Petrolio è stata di comparire in tempi di risorgente avanguardia, e di ricomparire ora che va di moda l’opera trans-testuale, multimediale, il testo che farà finire tutti i testi.

GROSSMAN Vasilij, a cura di Mario Alessandro Curletto, La cagnetta (1961/62), Adelphi edizioni, 2013, pagg. 88. Indice del libro

BIOGRAFIA DI  GROSSMAN Vasilij (1905-1964):

https://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Sem%C3%ABnovi%C4%8D_Grossman#Biografia

in memoria dei 100 anni dalla nascita di PIER PAOLO PASOLINI (5 marzo 1922-2 novembre 1975). Articoli a cura di Pietro Berra: Il treno Pasolini nell’anima dell’ Italia; Nei dialoghi coi lettori il mondo di domani , di Giuseppe Battarino; Una poetica forte dalla pagina ai film , di Maurizio Cucchi; Un grande eretico non fatelo santo, di Massimo Bubola; Il Pasolini lombardo da Milano al Lario, di Flavio Santi; La Roma violenta raccontata dal basso, di Fabrizio Fogliato; Polemista senza dogmi, di Giovanna Gastel. In l’Ordine/La Provincia 27 febbraio 2021

articoli letti in formato cartaceo

cerca in:

https://ordine.laprovinciadicomo.it/

Biografia di DINO CAMPANA, Audio in Mangiafuoco sono io, Radio 1, 27 febbraio 2022

VAI A:

https://www.raiplaysound.it/audio/2022/02/Mangiafuoco-sono-io-del-27022022-be81b5ae-c7b0-45cd-910d-2f773c79f087.html

Filosofi apologeti della guerra: HEGEL, DE MAISTRE, PROUDHON, JUNGER, QUINTON. Articolo di Nunzio Dell’Erba in La Ragione, febbraio 2022

LEONARDO DA VINCI, di Andrea Dusio, La Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera, 2021

La figura di Leonardo da Vinci è come un punto mobile, che continua a produrre nuove scoperte e connessioni con il progresso della tecnica. Il suo sapere procede attraverso l’osservazione e lo strumento del disegno. Leonardo è stato naturalmente anche un pittore e un artista straordinario. Nella sua opera bellezza e intelligenza del mondo si fondono, governate dalla sensibilità per la luce, che determina il colore e modella le forme, e dalla formidabile invenzione dello sfumato. Ma la dimensione del genio è legata anche ai progetti intrapresi e non conclusi, spesso per il desiderio di sperimentare nuove soluzioni, altre volte perché l’altezza e la profondità della visione avevano travalicato la sua epoca.

Migliaresi Andreoli Laura, Rocca Antonio, EDVARD MUNCH, Mind/La Repubblica, 2021

vai alla scheda dell’editore

https://www.repubblica.it/cultura/2021/12/23/news/pittura_e_solitudine_edvard_munch_nel_nuovo_volume_di_genio_e_follia_-331108482/

Artista simbolo per la Norvegia e per la sua capitale Oslo, in cui si è da poco inaugurato un grande e avveniristico museo che raccoglie la sua straordinaria collezione di opere, Edvard Much ha saputo come pochi altri esprimere nei suoi quadri le inquietudini della modernità, tanto che il suo L’urlo (1910) è considerato una sorta di profezia della tragedia delle guerre mondiali.

Elisabeth Hardwick, Notti insonni, Prefazione di Joan Didion, traduzione di Claudia Durastanti, Blackie editore, 2021

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE:

Ubriachi, attori, giocatori d’azzardo, «amore e alcol e tutti i vestiti sul pavimento». La musica di Billie Holiday nei night club, gli incontri erotici e le feste, le delusioni, le amicizie e «le persone che ho sepolto». Da un alberghetto bohémien di Manhattan, una giovane donna scappata dalla casa d’infanzia nel Kentucky osserva New York e il mondo, iniziando a diventare sé stessa attraverso i ricordi, le esperienze, gli incontri che gettano luce sul razzismo, il sessismo, le miserie e le grandezze dell’epoca.
Quella giovane donna sarebbe diventata la più influente critica letteraria americana, un’intellettuale capace di plasmare la cultura del suo tempo. Notti insonni, pubblicato per la prima volta nel 1979, è la storia della sua vita e la storia di un secolo, il Novecento. Un collage unico di romanzo, memoir, saggio, lettera, poesia e sogno. Un linguaggio in cui perdersi e, infine, ritrovarsi.

è scomparsa JOAN DIDION (1934-2021) … affrontò in prosa il senso della perdita, articolo di Matteo Persivale, in Corriere della Sera, 24 dic 21

letto in formato cartaceo

cerca informazioni in rete:

https://tinyurl.com/y9j5ptmn

Jean Genet: i libri e la vita dello scrittore francese – ilLibraio.it

I romanzi di Jean Genet (1910-1986), per via dei riferimenti espliciti all’omosessualità, inizialmente sono stati censurati e venduti sottobanco. E ancora oggi l’autore viene riconosciuto come una delle icone gay della letteratura del Novecento. Un viaggio alla scoperta dell’autore francese, che visse un’esistenza ai margini della società, in occasione della riedizione del suo secondo romanzo, “Il miracolo della rosa”

VAI A

Jean Genet: i libri e la vita dello scrittore francese – ilLibraio.it

Appunti su Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano – Ed. Einaudi

L’autrice racconta, o meglio fa raccontare in prima persona, ad Adriano la propria vita e ne raccoglie le impressioni,

quando l’imperatore e’ ormai prossimo alla morte e scrive al figlio adottivo Marco Aurelio.

L’imperatore esprime i suoi pensieri piu’ intimi, le sue citazioni sui riti religiosi (rimase particolarmente colpito e

influenzato dal culto del dio Mitra), e rivive la sua giovinezza lontano da Roma, al seguito degli eserciti Romani.

Adriano sa di dover morire ed aspetta questo evento, pronto a riceverlo. La lettera che egli scrive al figlio adottivo e’

 lo sfogo (comprensibile) di un uomo che non puo’ piu’ seguire gli affari dell’Impero, ormai svuotato di ogni energia, e

traspare nell’imperatore , nell’uomo, la sofferenza di un malato che libera i ricordi.

Adriano rivisita i momenti importanti e significativi del suo lungo regno (21 anni), partendo dai rapporti e dalla

confidenza che lo legava alla amica-madre Plotinia, proseguendo con il racconto delle sue campagne militari, dei

viaggi, dei luogi visitati e che lo colpirono particolarmente (Asia minore, Bitinia, la citta’ di Nicomedia, ect.).

Esprime pensieri e giudizi sulla sua famiglia, sui libri, sullo “sport” allora piu’ in voga: la caccia. Ci parla delle sue

dissertazioni filosofiche, dei suoi amori, dei rapporti con l’imperatore (e padre adottivo) Traiano, del suo matrimonio

non felice.

La Yourcenar fa raccontare la suo protagonista la sua esperienza umana, ricchissima, di un uomo che facendo

tesoro di ogni esperienza vissuta nei sui 21 anni di regno diventa uno statista, arricchito dall’emergere della verita’

interiore che l’imperatore aveva conquistato.

La scrittrice  in questo romanzo che puo’ sembrare solo epistolare,  rida’ vita a poco a poco alla personalita’ di

Adriano, alla sua grandezza, all’ambiente nel quale visse piu’ di 2000 anni fa’.

L’imperatore negli ultimi giorni di vita esamina le debolezze del suo spirito, fa considerazioni sulla sua esistenza, ed

esprime sentimenti di gratitudine per le poche persone che gli sono sempre state vicine e che non l’abbandonano

nemmeno negli ultimi dolorosi e disperati momenti della sua vita.

Chiudo questa recensione ricordando i versi composti dall’imperatore Adriano poco prima di morire:

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e

spogli, ove non avrai piu’ gli svaghi consueti.

Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai piu’… cerchiamo di

entrare nella morte ad occhi aperti…”

(Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano – Ed. Einaudi)

CARLO RIVOLTA (Lodi, 14 aprile 1943 – Lodi, 21 giugno 2008) interpreta GIUSEPPE PONTIGGIA, Erba 14 giugno 2006, 2 Audio

Grandi scrittori
I grandi scrittori sono in continuo aumento
Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.
Giuseppe Pontiggia, Prima persona, Mondadori2002

Domani saranno due settimane dalla morte di Carlo rivolta, attore (1943-2008, 65 anni).

Nel corso degli ultimi anni (purtroppo solo dal 2004) ho registrato alcune sue interpretazioni e letture.

Il 14 giugno 2006, a Erba (Como), lesse alcune pagine di Giuseppe Pontiggia (1934-2003, 69 anni).
Il luogo era suggestivo: Il Castello di Pomerio.
La situazione di memoria era particolarmente emozionante: Pontiggia era morto nel 2003 e in sala c’erano la moglie ed il figlio da lui raccontato nel libro Nati due volte.
Lo stile letterario di Pontiggia e la sua  nitida e precisa scrittura che tratteggia due biografie locali vengono fatti risuonare dalla voce di Rivolta in questo modo:

  1. Corridoni Alfredo viene alla luce alle due di notte a Erba il 5 aprile 1988. E’ secondogenito …
  2. Ghioni Ludovico nato in una notte di pioggia il 19 novembre 1905 nella campagna di Pontelambro …


ALTRE INTERPRETAZIONI DI CARLO RIVOLTA:

Carlo Rivolta interpreta I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi, Cantù (Como), 18 aprile 2007. Registrazione AUDIO

AUDIO 1:  http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/2-PRIMO%20LEVI.mp3

AUDIO 2http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/3-PRIMO%20LEVI.mp3

AUDIO 3http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/4-PRIMO%20LEVI.mp3

AUDIO 4http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/5-PRIMO%20LEVI.mp3

i DISCHI DI VINILE, in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagine 84/85

sui libri carta: “Esiste un legame indissolubile fra gli oggetti e le persone che li hanno posseduti …”, in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagina 66

Esiste un legame indissolubile fra gli oggetti e le persone che li hanno posseduti, una relazione che si sostanzia in piccoli segni fisici.

Alcuni supporti, come i libri di carta, facilitano enormemente  questa sorta di geografia del mondo: cosa accadrà quando (e se) scompariranno.

in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagina 66

Umberto Galimberti, A proposito di no vax: se avessimo studiato filosofia e frequentato un po’ di cultura scientifica non rifiuteremmo il vaccino, In D – La Repubblica 18 settembre 2021

Roberto Calasso (1941-2021)

Roberto Calasso (1941-2021). Scrittore. Saggista. Editore. Proprietario, presidente e direttore editoriale di Adelphi • «Sono nato in mezzo ai libri. Mio padre (il giurista Roberto Calasso, ndr), che era storico del diritto, lavorava per lo più su testi stampati fra l’inizio del Cinquecento e la metà del Settecento. Molti erano i volumi in-folio. Impossibile non vederli. Anche mio nonno Ernesto Codignola, che insegnava Filosofia all’Università di Firenze e fondò la casa editrice La Nuova Italia, aveva una biblioteca notevole, soprattutto di storia e filosofia, oggi incorporata nella biblioteca della Scuola Normale di Pisa» • «Dopo aver frequentato il liceo classico T. Tasso di Roma si è laureato in letteratura inglese con Mario Praz presentando una tesi sulla teoria ermetica del geroglifico in Sir Thomas Browne, erudito e occultista secentesco. Infatuatosi poi del filosofo Theodor W. Adorno, che ne apprezzò la solerzia bibliografica (“Ha letto tutti i miei libri e anche quelli che non ho avuto ancora il tempo di scrivere” disse di quel ventenne incontrato nel salotto di Elena Croce), si riprese dalla sbandata francofortese grazie a Bobi Bazlen, lettore onnivoro e fondatore dell’Adelphi, che gli spiegò come “l’io illuministico non andava salvato ma condotto a naufragio definitivo” e gli dischiuse le porte della cultura mitteleuropea che avrebbe segnato il suo destino di editore eclettico e esoterico “estraneo sia al bigottismo della sinistra sia al buzzurrismo della destra”. Tocca la perfezione nelle quarte di copertina» (Pietrangelo Buttafuoco) • Ha poi raccolto in volume e pubblicato nel 2003 queste quarte di copertina con il titolo Cento lettere a uno sconosciuto: tutti i suoi scritti sono editi dalla stessa Adelphi, fatto che ha suscitato qualche critica in passato • Negli anni Cinquanta ha fatto parte della redazione della rivista d’arte e letteratura Paragone, diretta dalla scrittrice Anna Banti. Insieme a lui c’erano anche Alberto Arbasino, Elémire Zolla e Umberto Eco (Sandra Petrignani) • Suo primo libro, L’impuro folle, del 1974: «Venne fuori di sorpresa, lo scrissi in due mesi con una sorta di febbre, mentre stavo lavorando a una introduzione alle Memorie di un malato di nervi di Schreber. Successe che Schreber improvvisamente diventò personaggio di romanzo. Come se le sue allucinazioni proseguissero in altra forma» • Tra le sue opere: La rovina di Kasch (1983); Le nozze di Cadmo e Armonia, la più importante, del 1988, a lungo in testa nella classifica dei libri più venduti; Ka (1996); K (2002); Il rosa Tiepolo (2006); L’ardore (2010); Il Cacciatore Celeste (2016), L’innominabile attuale (2017) • Battuto per un voto da Giuseppe Pontiggia al premio Strega del 1989. Da allora l’Adelphi non vi ha più partecipato • Tra i maggiori successi Adelphi che si devono a Calasso: L’insostenibile leggerezza dell’essere e le altre opere di Kundera, la scelta controcorrente di pubblicare la sterminata opera di Georges Simenon, il caso de La versione di Barney di Mordecai Richler e Zia Mame di Patrick Dennis • «Le sue polemiche sono rimaste nella storia della cultura italiana: con il germanista Cesare Cases, con il filologo Cesare Segre a proposito della pubblicazione di un pamphlet antisemita di Léon Bloy, con il critico Pier Vincenzo Mengaldo. Di recente, per Feltrinelli, è uscito un saggio di Elena Sbrojavacca (Letteratura assoluta) sulle sue opere maggiori. Si tratta di undici volumi, per un totale di 5.000 pagine, apparsi a partire dal 1983 (La rovina di Kasch), che attraversano varie epoche, dall’India dei Veda alla Parigi di Baudelaire alla Praga di Kafka» (Paolo Di Stefano) • Scriveva a mano. Appassionato di fotografia (ha pubblicato un saggio su Chatwin fotografo) • Juventino • Lascia la moglie, la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy (niente figli con lei), e due figli, Josephine e Tancredi, avuti con la scrittrice tedesca Anna Katharina Fröhlich • È morto a Milano, dopo una lunga malattia, proprio nel giorno in cui escono i suoi ultimi volumi autobiografici, Memè Scianca, sulla sua infanzia a Firenze, e Bobi, memoir su Roberto Bazlen.

Bastava essere poeti per finire in manicomio, intervista di Sergio Zavoli (1923-2020) in Domani, 4 agosto 2021

letto in edizione cartacea

cerca in

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/bastava-essere-poeti-per-finire-in-un-manicomio-bpvz17wf

“Ciò che viene ricordato vive”, citazione nel film: NOMADLAND, di Chloé Zhao, con Frances McDormand, 2020

DUBUS Andrè, Riflessioni da una sedia a rotelle, Mattioli 1885 editore, 2021

una biografia di VAN GOGH, a Mangiafuoco sono io, Rai Radio 1, 28 marzo 2021

ascolta in:

https://www.raiplayradio.it/audio/2021/03/MANGIAFUOCO-9a25572d-2931-4701-93bc-1671fc74efa3.html

qui tutto il programma di Mangiafuoco sono io

https://www.raiplayradio.it/programmi/mangiafuocosonoio

Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni, di Alberto Manguel. Giulio Einaudi Editore, 2018

Alberto Manguel Vivere con i libri Un’elegia e dieci digressioni

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE:

Vivere con i libri, Alberto Manguel. Giulio Einaudi Editore – Frontiere

DUBUS Andrè, Ballando a notte fonda – Mattioli 1885 editore, 2021

Quattordici storie di uomini e donne e famiglie dentro la vita americana, in lotta con pregiudizi e solitudine, feriti dalla perdita dell’amore o dall’impossibilità di accettarlo – ma capaci di trovare un’estrema luminosa redenzione. Dubus descrive il microcosmo di ciò che alla gente succede mentre parla o cammina, l’azione emotiva dentro una semplice azione …

vai a:

Ballando a notte fonda – Mattioli 1885

Biografia di FRIDA KAHLO, Audio in Mangiafuoco sono io, Rai Radio 1, 7 marzo 2021

vai a Rai Play:

https://www.raiplayradio.it/audio/2021/02/MANGIAFUOCO-4312fc98-b5f6-4324-9d75-98fc0f4052d3.html

BARBERO Alessandro, Dante, Laterza, 2020. Indice del libro

Emanuele Severino, I miei morti, video

Dante 2021: 700 anni dalla morte di Dante – Studia Rapido

Dante 2021: 700 anni dalla morte di Dante

Dante 2021: 700 anni dalla morte di Dante – Studia Rapido

Massimo Gramellini, C’era una volta adesso (Longanesi), 2020

Massimo Gramellini, C’era una volta adesso (Longanesi)

 qui l’estratto in anteprima).

vai alla recensione di Teresa Ciabatti

https://www.corriere.it/cultura/20_novembre_30/massimo-gramellini-nuovo-libro-diventare-grandi-lockdown-83dc8d30-3326-11eb-af7b-c18cb439eaf5.shtml

Alessio Torino, Al centro del mondo, Mondadori, 2020

vai a questa recensione:

UMBERTO GALIMBERTI, Non c’è amore nella tecnica, di Antonio Gnoli, in Robinson / La Repubblica, 7 novembre 2020

letto in edizione cartacea

cerca in:

https://www.repubblica.it/robinson/

Pietro CITATI, LEOPARDI, Mondadori, 2010, indice del LIBRO

cita1001cita1002

cita1000

Luis Sepúlveda (1949-2020)

Scrittore cileno. Esordì nel 1989 con Il vecchio che leggeva romanzi d’amore dedicato a Chico Mendes e scritto dopo sette mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. «Con il secondo romanzo, Il mondo alla fine del mondo, descrisse invece ciò che gli era sembrato inevitabile dal ponte di una nave di Greenpeace, organizzazione a cui si era unito negli anni Ottanta: navi-fabbrica che trascinano a bordo balene esangui e si trasformano in mattatoi, inseguimenti tra le nebbie dell’Antartide, militanti ecologisti contro pescatori giapponesi» [Parmeggiani, Rep]. Della sua produzione si ricordano anche alcune favole, tra cui Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (pubblicato nel 1996 da Salani) che ha ispirato il film d’animazione La gabbianella e il gatto, uscito nel 1998 e diretto da Enzo D’Alò. Da ultimo ha pubblicato nel 2018 Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa. «La madre Irma, ricordava, era di origine mapuche. Per questo diceva che era fatto per resistere alle prove anche le più dure. Impegnato in tante battaglie, sempre in guerra contro un potere tiranno (i dittatori dell’America Latina ma anche le multinazionali che avevano condannato i paesi del Cono Sud a una dipendenza economica che somiglia alla schiavitù) Lucho stava dalla parte degli oppressi, quelli che la legge dei padroni considerava banditi, fuorilegge. E lui era nato fuorilegge, con “un mandato di cattura” che pendeva sulla testa di suo padre, José Sepúlveda, cuoco e comunista, che la famiglia di Irma aveva denunziato per “rapimento di minorenne e sequestro di persona”. Così era nato a Ovalle, cittadina del Nord, in una camera d’albergo che certo, rideva, non era “un hotel cinque stelle”» [Polese, CdS]. Durante la presidenza di Salvador Allende s’iscrisse al Partito Socialista ed entrò a far parte della guardia personale del presidente cileno. Arrestato nel 1973 dopo il colpo di stato del generale Augusto Pinochet, fu torturato per sette mesi e liberato dopo per le pressioni di Amnesty International. Un nuovo arresto lo condannò all’esilio. Nel 1979 in Nicaragua si unì alle Brigate Internazionali Simon Bolivar. Nel 1978 si trasferì ad Amburgo, in Germania, quindi in Francia. Dal 1996 viveva a Gijón, nelle Asturie, in Spagna. Morto alle 10 e 18 di ieri, in ospedale a Oviedo, dov’era ricoverato da fine febbraio dopo aver contratto il coronavirus al Festival letterario Correntes d’Escrita, in Portogallo. Lascia quattro figli e una moglie, la poetessa Carmen Yáñez, 66 anni, sposata due volte. Tra i due matrimoni convolò a nozze con Margarita, una donna tedesca conosciuta in Ecuador con la quale ebbe tre figli. Spiega la moglie Carmen: «Quando sarà possibile organizzeremo una piccola cerimonia di addio perché tutti i suoi figli e i suoi nipoti e i suoi amici possano salutarlo. E poi lo porteremo in Patagonia».

scheda su LUCREZIO, a cura di Vincenzo Guarracino

lucre931

GIANNI RODARI (1920-14 aprile 1980)

ROD919

RAFFAELLO, La Scuola di Atene, in occasione del 6 aprile 1520-2020

Celebrazioni virtuali per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) (guarda qui). Laura Larcan su Il Messaggero: «Morì a 37 anni, all’improvviso, dopo notti di febbre e spasmi. Accadde il 6 aprile del 1520. […] L’anniversario dei 500 anni dalla scomparsa di Raffaello sarà una festa virtuale ma emotiva, a porte chiuse (per il lockdown da coronavirus) ma ricca di immagini e voci. Il Mibact in prima linea ne firma la regia. Si comincia alle 11 del mattino, quando sul canale YouTube del ministero sarà pubblicato un documentario corale con studiosi di fama ed esperti che racconteranno l’amore per Raffaello, da Claudio Strinati ad Antonio Forcellino, dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta a Marco Ciatti, direttore dell’Opificio delle pietre dure, che ha curato nella sua carriera 15 capolavori del Divin Pittore. Fino a Melania Mazzucco. Le Scuderie del Quirinale guidate da Mario De Simoni danno il loro contributo con il tour virtuale della bella mostra (oggi monitorata da un’équipe di tecnici). E gli Uffizi di Eike Schmidt lanciano […] un tour virtuale dei capolavori di Raffaello sulla pagina Facebook (un video al giorno fino a mercoledì). Tanti gli appuntamenti televisivi in programma tra canali Rai e Sky Arte. E […] chi sa che non spunti una rosa sulla sua tomba al Pantheon».

È la prima Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri (1265-1321), detta «Dantedì», 25 marzo 2020

È la prima Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri (1265-1321), detta «Dantedì». Mario Baudino su La Stampa: «Tutti mobilitati per ricordare Dante. Oggi scocca per la prima volta il “Dantedì”, nella data che viene per lo più indicata come il giorno in cui s’inizia il viaggio fantastico della Commedia, la discesa agli Inferi – e chissà che in questi giorni di angoscia collettiva non possa suonare anche come un bel gesto scaramantico. Saranno per ovvie ragioni celebrazioni online, cartacee e televisive; non si potranno raggiungere i luoghi materiali che conservano dopo tanti secoli il ricordo del poeta e che in Italia, soprattutto nel Nord, sono davvero numerosissimi. Uno per tutti il Polesine, dove il fantasma di un albero mantiene viva una leggenda popolare a cui in zona sono tutti molto affezionati: si tratta di una quercia, anzi di ciò che rimane di un’antica quercia sulla quale, secondo la tradizione, Dante si sarebbe arrampicato, essendosi smarrito, per osservare i dintorni e ritrovare dunque la “diritta via”. Era gigantesca. Ne fa menzione un atto notarile del 1548, che già la descrive come imponente e secolare: è perciò teoricamente possibile che esistesse già nel 1321, quando l’Alighieri transitò in zona, tornando da un’ambasceria a Venezia per conto di Novello da Polenta, signore di Ravenna, e fu ospite in quei dintorni nell’Hospitium dei monaci di Pomposa. Nulla vieta che si sia perduto fra boschi e paludi del Delta, sull’argine del Po di Goro, nei pressi dell’abitato di San Basilio. La quercia, alta 26 metri, fu un oggetto di culto fino a quando, nel 2013, nonostante le cure per conservarla in vita dopo che nel 1976 era stata gravemente danneggiata da un temporale, collassò senza rimedio. Ne è stato ricavato un pollone (dunque, c’è un suo clone che ha ricominciato a crescere) e il legno è religiosamente conservato in un magazzino. È altamente improbabile che il poeta si sia arrampicato come uno scoiattolo, ma la leggenda incarna un verosimile racconto accessorio – e spontaneo, popolare – a quelli della Commedia. Doveva essere il cuore di una mostra a Palazzo Roncale di Rovigo, ovviamente rimandata. Il ricordo dell’albero, la “Rovra di San Basilio”, resta come sospeso: l’immagine di Dante intento a scrutare la via nel cielo del Trecento ha una sua forza innegabile – e pazienza se di lì a poco, nel settembre dello stesso anno, il poeta morì di malaria, forse contratta proprio in quelle paludi. E ha un significato che va oltre il singolo episodio fantastico, perché fa parte di una grande famiglia decisamente più significativa di quanto non paia: quella dei luoghi danteschi “immaginari” – o meglio attributi a posteriori –, nei quali una tradizione popolare, magari indotta da ignoti eruditi locali, colloca come autentici episodi favolosi che riguardano i personaggi della Commedia, o la biografia stessa del poeta. Un illustre dantista come Giulio Ferroni, che ha ripercorso invece in un ampio libro di esplorazione e di filologia (L’Italia di Dante. Viaggio nel Paese della Commedia, da poco uscito per La Nave di Teseo, pp. 1.126, € 30) quelli “reali”, andando a veder come sono oggi e raccontandocene la storia, ne ha trovati parecchi di quest’altra categoria fantasiosa: la Rocca di Gradara, per esempio, il monumento più visitato delle Marche, che apparteneva ai Malatesta. Un’antica tradizione colloca qui l’uccisione di Paolo e Francesca, c’è persino la botola in cui si sarebbe rifugiato il povero amante per scampare alla sorte. O, ancora, il “ponte della Pia”, nel Senese, teatro nelle notti di luna piena dell’apparizione di un fantasma, quello di Pia de’ Tolomei. O quello di Veglia, a nord di Verona, un arco naturale di pietra ora spezzato, al quale Dante si sarebbe ispirato per il ponte di Malebolge. “Sarebbe molto interessante se qualche studioso li mappasse tutti”, ci dice Ferroni. “A me ne è capitato solo qualcuno, perché non era questo l’obiettivo del mio lavoro”. I luoghi immaginari non sono solo folklore. Proprio le leggende fiorite intorno a lui ci raccontano come il poeta sia entrato stabilmente nell’immaginario popolare. Un po’ come Garibaldi, aggiunge lo studioso: “In quasi tutte le località italiane si è sempre pensato che Dante potrebbe benissimo essere passato di lì, e se non lui i suoi personaggi”. La crescente popolarità dei suoi lacerti di storia ha così trasformato pochi versi in distese narrazioni, leggende, paesaggi, opere, tragedie, novelle, amori, avventure. Il ministro Franceschini, che ha promosso il Dantedì (da un’idea di Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera), invita ora intellettuali e artisti a leggere e postare filmati, perché “Dante”, leggiamo in una sua dichiarazione, “è la lingua italiana, è l’idea stessa di Italia”. Sul fatto che il poeta sia la lingua italiana non c’è alcun dubbio (quanto all’essere l’idea stessa d’Italia, culturalmente e politicamente, si potrebbe discutere, e si è discusso a lungo). Ma potremmo azzardare di più: Dante con la Commedia, e in genere con tutta la sua opera, è diventato nei secoli – e per riprendere un po’ abusivamente un’idea critica tipica della letteratura americana – il Grande Romanzo Italiano: proprio lui che, come ci ricorda ancora Ferroni, “non aveva nulla di romanzesco”».

FONTANA Giorgio, Prima di noi, Sellerio editore, 2020

font725

font729

font726font727font728

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: