Sonia Scarpante, Pensa scrivi vivi. Il potere della scrittura terapeutica, prefazione di Eugenio Borgna, TS Edizioni, 2022

Recalcati Massimo, Pasolini, il fantasma dell’origine, Feltrinelli, 2022

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https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/pasolini–il-fantasma-delorigine/#descrizione

Luigi Guarnieri, Il segreto di Lucia Joyce, La Nave di Teseo, 2022. recensione di Federica Manzon in La Stampa/TuttoLibri 16 apr 2022

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Il segreto di Lucia Joyce

Lucia nasce a Trieste nel 1907. Secondogenita di James e Nora Joyce, vive la sua infanzia con i genitori e il fratello Giorgio in precarie condizioni economiche. Dopo Trieste inizia un peregrinare continuo tra Parigi, la Svizzera – soprattutto Zurigo – e qualche breve ritorno in Irlanda. È a Parigi che Joyce entra in contatto con scrittori, artisti, esponenti dell’alta borghesia e generose benefattrici.
In questo contesto – un tenore di vita al di sopra delle reali possibilità dello scrittore, un successo che stenta a decollare ma un fervente interesse per la sua opera da parte di alcuni estimatori di eccezione, una routine familiare delirante – Lucia e Giorgio crescono in uno strano rapporto di simbiosi. Così il matrimonio di Giorgio è vissuto come un abbandono da Lucia, che viene anche rifiutata da tre uomini nel giro di breve tempo (tra cui Beckett e lo scultore Calder). L’unico ambito in cui riesce a esprimere se stessa è la danza: frequenta corsi teatrali e coreutici, stringe amicizie femminili che le sono di ispirazione e si inserisce in ambienti artistici molto lontani da quelli del padre. Il primo crollo psichico segna per lei l’inizio di un calvario che, tra cliniche e manicomi, terapie sperimentali, psicanalisi junghiana, diagnosi contraddittorie e mai verificate, durerà tutta la sua vita. Scoprire il segreto dell’oscura malattia mentale di Lucia, della quale Joyce continuerà sempre a sentirsi colpevole, diverrà per l’autore dell’Ulysses una vera ossessione, che non gli darà mai tregua e rischierà di distruggerlo.

recensione di Federica Manzon in La Stampa/TuttoLibri 16 apr 2022

La follia rubata alla figlia fece grande l’arte di Joyce

https://www.lastampa.it/tuttolibri/2022/04/16/recensione/la_follia_rubata_alla_figlia_fece_grande_l_arte_di_joyce-3035996/?msclkid=004914ebbd9011ec8bc83790a86b3382

Boris PASTERNAK (1890-1960), scheda biografica in La Ragione, 26/3/22

GALIA OZ, La mia storia di amore e di tenebra. La figlia dello scrittore Amos Oz racconta un’infanzia violenta, di Simona Siri, in La Stampa, 26/3/22

letto in edizione cartacea

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https://www.illibraio.it/news/storie/amos-oz-abusi-1398303/

Serata Pasolini,  (a 100 anni dalla nascita),  Martedì 29 marzo, ore 20.45. Proiezione del documentario Cinema in forma di mito – miti e mitologie nell’opera di PPP, del regista Mario Bianchi che dialogherà con Davide Fent.  The Art Company Como,  Via Borgovico 163 (cortile interno)

LUOGHI del LARIO e oltre ...

The Art Company Como
Donne in gabbia

Adriano Caverzasio “PPP” (2022)

Serata Pasolini,  (a 100 anni dalla nascita),  Martedì 29 marzo, ore 20.45. proiezione del documentario Cinema in forma di mito – miti e mitologie nell’opera di PPP  el regista Mario Bianchi che dialogherà con Davide Fent.  The Art Company Como,  Via Borgovico 163 (cortile interno)

Posti limitati, prenotazione necessaria al numero 335.8095646

o inviando una mail a info@theartcompanycomo.it

The Art Company Como,  Via Borgovico 163 (cortile interno)

Gli italiani

(poesia di PPP)


L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,

un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
alzare la mia sola puerile voce –
non ha…

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MARIA LAI. Il tempo dell’incalcolabile — M77 Gallery Official Website. Visita alla mostra, 19/3/22

TRACCE e SENTIERI

MARIA LAI. Il tempo dell’incalcolabile2021-10-25 / 2022-04-03M77 presenta, da martedì 26 ottobre 2021, Il tempo dell’incalcolabile, progetto espositivo dedicato all’artista Maria Lai

vai al sito della galleria

MARIA LAI. Il tempo dell’incalcolabile — M77 Gallery Official Website

ciao cara ***,
…, ti avrei invitata a vedere una mostra particolare di Maria Lai, espressione dell’arte relazionale e dei libri cuciti.
Me l’aveva segnalata una mia amica innamorata di quest’artista sarda e così ieri sono andata con lei a milano a vedere un’inedito della Lai “Legarsi alle montagne” nonchè l’illustrazione cucita di una fiaba.
Poi, tornata a casa, sono andata a cercare altri particolari e ho trovato questo video su youtube (sono tre, ma io sono partita da quello di mezzo per completarlo con i mancanti successivamente):
 
 
L’ho trovata affascinante e mi sei venuta in mente, primo perchè se dovessi immaginarti tra 20anni ti penserei così, con la dolcezza nel…

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Duccio Demetrio (2021), All’antica. Una maniera di esistere, Raffaello Cortina, Milano

TARTARUGOSA

Da questo libro è bene si astengano coloro che fanno della velocità il loro mito, che ritengono il passato qualcosa di cui è meglio liberarsi, che sono assaliti dal desiderio di sbarazzarsi dalle cianfrusaglie collezionate negli anni della vita, che considerano Gozzano leader indiscusso delle cose di pessimo gusto, che leggono nel carpe diem unicamente la voluttà edonistica e il bel vivere, che dileggiano e deridono una modalità di esistere all’antica, come il titolo cita.

Perché in queste pagine, nell’antico, si vagola carezzando autobiografia, sociologia, etnografia, filosofia, poesia, iconografia, tutto ciò che “ci spinge ad amare e cercare il volto poetico delle cose, delle persone, dei paesi, delle ore e degli stati di grazia che la memoria, a nostra insaputa, ha saputo invece difendere per noi. Per fortuna senza chiederci il permesso”.

E poiché il rievocare trova sì supporto incoraggiante nelle parole, ma anche nelle immagini, ecco che…

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Sconfiggere l’ansia: libri da leggere contro le emozioni negative – in ilLibraio.it

Sconfiggere l’ansia: libri da leggere contro le emozioni negative

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Sconfiggere l’ansia: libri da leggere contro le emozioni negative – ilLibraio.it

Giuseppe Ungaretti, Il gusto della vita rivelato nell’orrore della guerra, di Antonio Cangemi, in la Ragione 11.3.22

Cheril STRAYED. Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita, traduzione di Sara Puggioni, Pickwick, 2018

TRACCE e SENTIERI

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http://www.pickwicklibri.it/Wild-storia-selvaggia-Cheryl-Strayed/

Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta.

Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l’America selvaggia tra montagne, foreste, animali selvatici, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo.

Una storia di avventura e formazione, di fuga e rinascita, di paura e coraggio. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente

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Davide Toffolo, PASOLINI, La Repubblica/Rizzoli Lizard, 2022

Il rapporto complesso con suo padre e con le figure paterne in generale, tipo lo Stato. L’amore per i giovani, che voleva salvare dal consumismo, a cui continua a insegnare il valore della libertà. L’importanza di essere sé stessi. L’odio per la piccola borghesia: si schierava o dalla parte del popolo o degli intellettuali. La letteratura e il cinema. Le sue frasi famose: «La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la mia solitudine, che è la mia debolezza». E anche: «I maestri sono fatti per essere mangiati», che dà il titolo alla serata evento del 5 marzo a Casarsa, il suo paese d’origine, nel giorno del centenario della sua nascita.

C’è tutto Pier Paolo Pasolini nel graphic novel Pasolini di Davide Toffolo, artista, fumettista, frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Il libro, pubblicato da Rizzoli Lizard, arriverà anche in edicola giovedì 3 marzo con Repubblica per un mese a 13,90 euro più il prezzo del quotidiano. Presentazione alle 21 al Teatro Pasolini con Toffolo e con il poeta e scrittore Gian Mario Villalta in un incontro organizzato dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini con la Fondazione Pordenonelegge.

IN  https://www.repubblica.it/dossier/cultura/pasolini-cento-anni/2022/02/26/news/pasolini_il_graphic_novel_pier_paolo_un_uomo_libero-338909707/

BASILIO LUONI ricorda: EZIO FRIGERIO, “Io sono un mago”, Baldini&Castoldi, 2021. Articolo in La Provincia/Stendhal, 5 marzo 2021

Massimo Recalcati, Caro PASOLINI mi hai insegnato a essere libero, in La Repubblica 5 marzo 2022

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https://www.repubblica.it/cultura/2022/03/04/news/caro_pasolini_mi_hai_insegnato_a_essere_libero-340300461/

PASOLINI, cento anni dopo , in repubblica.it

PPP, un uomo solo che non sa ancora tacere

Il pensiero senza pregiudizio è l’eredità dell’autore che nasceva cento anni fa.

E al quale Robinson ha dedicato un numero speciale

di Francesco Piccolo

Speciale a cura di Lucio Luca

vai a:

pasolini cento anni

Libri di PIER PAOLO PASOLINI presenti nella Rete Bibliotecaria della Provincia di Como

VAI A:

https://como.biblioteche.it/shelf/view/persistent:80316:46?fbclid=IwAR1qk36buy1xjjTBhugJalAOH3RYNZIewURUlQdBUcXZcmy021aFCMh43n0

TartaRugosa ha letto e scritto di: Emanuele Trevi (2021), Due vite, Neri Pozza, Vicenza

TARTARUGOSA

La scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti, e consiglio a chiunque abbia nostalgia di chiunque di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne; accorgendosi ben presto che il morto è attirato dalla scrittura, trova sempre un suo modo inaspettato per affiorare nelle parole che scriviamo di lui, e si manifesta di sua propria volontà.

Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno.

Non è l’incipit del libro di Trevi, ma trovo queste frasi potentemente suggestive per descrivere il desiderio dell’autore di far riemergere…

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cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini: Cosa voleva dire davvero Pasolini con il suo Petrolio, di Walter Siti, in Domani 2 mar 22

vai a:

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/petrolio-pasolini-cosa-vuol-dire-vxb4cz5f

  • Circolano alcuni luoghi comuni su Petrolio (l’ambizioso romanzo che Pier Paolo Pasolini stava scrivendo quando fu ucciso) che svaniscono alla prova della lettura.
  • Il libro è ancora troppo informe perché si possa affermare che sia un capolavoro; insieme a brani di indubbia bellezza ci sono pagine raffazzonate e mal scritte, il finale semplicemente non esiste perché Pasolini non ha fatto in tempo a immaginarlo.
  • La fortuna di Petrolio è stata di comparire in tempi di risorgente avanguardia, e di ricomparire ora che va di moda l’opera trans-testuale, multimediale, il testo che farà finire tutti i testi.

GROSSMAN Vasilij, a cura di Mario Alessandro Curletto, La cagnetta (1961/62), Adelphi edizioni, 2013, pagg. 88. Indice del libro

BIOGRAFIA DI  GROSSMAN Vasilij (1905-1964):

https://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Sem%C3%ABnovi%C4%8D_Grossman#Biografia

in memoria dei 100 anni dalla nascita di PIER PAOLO PASOLINI (5 marzo 1922-2 novembre 1975). Articoli a cura di Pietro Berra: Il treno Pasolini nell’anima dell’ Italia; Nei dialoghi coi lettori il mondo di domani , di Giuseppe Battarino; Una poetica forte dalla pagina ai film , di Maurizio Cucchi; Un grande eretico non fatelo santo, di Massimo Bubola; Il Pasolini lombardo da Milano al Lario, di Flavio Santi; La Roma violenta raccontata dal basso, di Fabrizio Fogliato; Polemista senza dogmi, di Giovanna Gastel. In l’Ordine/La Provincia 27 febbraio 2021

articoli letti in formato cartaceo

cerca in:

https://ordine.laprovinciadicomo.it/

Biografia di DINO CAMPANA, Audio in Mangiafuoco sono io, Radio 1, 27 febbraio 2022

VAI A:

https://www.raiplaysound.it/audio/2022/02/Mangiafuoco-sono-io-del-27022022-be81b5ae-c7b0-45cd-910d-2f773c79f087.html

Filosofi apologeti della guerra: HEGEL, DE MAISTRE, PROUDHON, JUNGER, QUINTON. Articolo di Nunzio Dell’Erba in La Ragione, febbraio 2022

LEONARDO DA VINCI, di Andrea Dusio, La Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera, 2021

La figura di Leonardo da Vinci è come un punto mobile, che continua a produrre nuove scoperte e connessioni con il progresso della tecnica. Il suo sapere procede attraverso l’osservazione e lo strumento del disegno. Leonardo è stato naturalmente anche un pittore e un artista straordinario. Nella sua opera bellezza e intelligenza del mondo si fondono, governate dalla sensibilità per la luce, che determina il colore e modella le forme, e dalla formidabile invenzione dello sfumato. Ma la dimensione del genio è legata anche ai progetti intrapresi e non conclusi, spesso per il desiderio di sperimentare nuove soluzioni, altre volte perché l’altezza e la profondità della visione avevano travalicato la sua epoca.

Migliaresi Andreoli Laura, Rocca Antonio, EDVARD MUNCH, Mind/La Repubblica, 2021

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https://www.repubblica.it/cultura/2021/12/23/news/pittura_e_solitudine_edvard_munch_nel_nuovo_volume_di_genio_e_follia_-331108482/

Artista simbolo per la Norvegia e per la sua capitale Oslo, in cui si è da poco inaugurato un grande e avveniristico museo che raccoglie la sua straordinaria collezione di opere, Edvard Much ha saputo come pochi altri esprimere nei suoi quadri le inquietudini della modernità, tanto che il suo L’urlo (1910) è considerato una sorta di profezia della tragedia delle guerre mondiali.

Elisabeth Hardwick, Notti insonni, Prefazione di Joan Didion, traduzione di Claudia Durastanti, Blackie editore, 2021

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Ubriachi, attori, giocatori d’azzardo, «amore e alcol e tutti i vestiti sul pavimento». La musica di Billie Holiday nei night club, gli incontri erotici e le feste, le delusioni, le amicizie e «le persone che ho sepolto». Da un alberghetto bohémien di Manhattan, una giovane donna scappata dalla casa d’infanzia nel Kentucky osserva New York e il mondo, iniziando a diventare sé stessa attraverso i ricordi, le esperienze, gli incontri che gettano luce sul razzismo, il sessismo, le miserie e le grandezze dell’epoca.
Quella giovane donna sarebbe diventata la più influente critica letteraria americana, un’intellettuale capace di plasmare la cultura del suo tempo. Notti insonni, pubblicato per la prima volta nel 1979, è la storia della sua vita e la storia di un secolo, il Novecento. Un collage unico di romanzo, memoir, saggio, lettera, poesia e sogno. Un linguaggio in cui perdersi e, infine, ritrovarsi.

è scomparsa JOAN DIDION (1934-2021) … affrontò in prosa il senso della perdita, articolo di Matteo Persivale, in Corriere della Sera, 24 dic 21

letto in formato cartaceo

cerca informazioni in rete:

https://tinyurl.com/y9j5ptmn

Jean Genet: i libri e la vita dello scrittore francese – ilLibraio.it

I romanzi di Jean Genet (1910-1986), per via dei riferimenti espliciti all’omosessualità, inizialmente sono stati censurati e venduti sottobanco. E ancora oggi l’autore viene riconosciuto come una delle icone gay della letteratura del Novecento. Un viaggio alla scoperta dell’autore francese, che visse un’esistenza ai margini della società, in occasione della riedizione del suo secondo romanzo, “Il miracolo della rosa”

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Jean Genet: i libri e la vita dello scrittore francese – ilLibraio.it

Appunti su Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano – Ed. Einaudi

L’autrice racconta, o meglio fa raccontare in prima persona, ad Adriano la propria vita e ne raccoglie le impressioni,

quando l’imperatore e’ ormai prossimo alla morte e scrive al figlio adottivo Marco Aurelio.

L’imperatore esprime i suoi pensieri piu’ intimi, le sue citazioni sui riti religiosi (rimase particolarmente colpito e

influenzato dal culto del dio Mitra), e rivive la sua giovinezza lontano da Roma, al seguito degli eserciti Romani.

Adriano sa di dover morire ed aspetta questo evento, pronto a riceverlo. La lettera che egli scrive al figlio adottivo e’

 lo sfogo (comprensibile) di un uomo che non puo’ piu’ seguire gli affari dell’Impero, ormai svuotato di ogni energia, e

traspare nell’imperatore , nell’uomo, la sofferenza di un malato che libera i ricordi.

Adriano rivisita i momenti importanti e significativi del suo lungo regno (21 anni), partendo dai rapporti e dalla

confidenza che lo legava alla amica-madre Plotinia, proseguendo con il racconto delle sue campagne militari, dei

viaggi, dei luogi visitati e che lo colpirono particolarmente (Asia minore, Bitinia, la citta’ di Nicomedia, ect.).

Esprime pensieri e giudizi sulla sua famiglia, sui libri, sullo “sport” allora piu’ in voga: la caccia. Ci parla delle sue

dissertazioni filosofiche, dei suoi amori, dei rapporti con l’imperatore (e padre adottivo) Traiano, del suo matrimonio

non felice.

La Yourcenar fa raccontare la suo protagonista la sua esperienza umana, ricchissima, di un uomo che facendo

tesoro di ogni esperienza vissuta nei sui 21 anni di regno diventa uno statista, arricchito dall’emergere della verita’

interiore che l’imperatore aveva conquistato.

La scrittrice  in questo romanzo che puo’ sembrare solo epistolare,  rida’ vita a poco a poco alla personalita’ di

Adriano, alla sua grandezza, all’ambiente nel quale visse piu’ di 2000 anni fa’.

L’imperatore negli ultimi giorni di vita esamina le debolezze del suo spirito, fa considerazioni sulla sua esistenza, ed

esprime sentimenti di gratitudine per le poche persone che gli sono sempre state vicine e che non l’abbandonano

nemmeno negli ultimi dolorosi e disperati momenti della sua vita.

Chiudo questa recensione ricordando i versi composti dall’imperatore Adriano poco prima di morire:

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e

spogli, ove non avrai piu’ gli svaghi consueti.

Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai piu’… cerchiamo di

entrare nella morte ad occhi aperti…”

(Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano – Ed. Einaudi)

CARLO RIVOLTA (Lodi, 14 aprile 1943 – Lodi, 21 giugno 2008) interpreta GIUSEPPE PONTIGGIA, Erba 14 giugno 2006, 2 Audio

Grandi scrittori
I grandi scrittori sono in continuo aumento
Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.
Giuseppe Pontiggia, Prima persona, Mondadori2002

Domani saranno due settimane dalla morte di Carlo rivolta, attore (1943-2008, 65 anni).

Nel corso degli ultimi anni (purtroppo solo dal 2004) ho registrato alcune sue interpretazioni e letture.

Il 14 giugno 2006, a Erba (Como), lesse alcune pagine di Giuseppe Pontiggia (1934-2003, 69 anni).
Il luogo era suggestivo: Il Castello di Pomerio.
La situazione di memoria era particolarmente emozionante: Pontiggia era morto nel 2003 e in sala c’erano la moglie ed il figlio da lui raccontato nel libro Nati due volte.
Lo stile letterario di Pontiggia e la sua  nitida e precisa scrittura che tratteggia due biografie locali vengono fatti risuonare dalla voce di Rivolta in questo modo:

  1. Corridoni Alfredo viene alla luce alle due di notte a Erba il 5 aprile 1988. E’ secondogenito …
  2. Ghioni Ludovico nato in una notte di pioggia il 19 novembre 1905 nella campagna di Pontelambro …


ALTRE INTERPRETAZIONI DI CARLO RIVOLTA:

Carlo Rivolta interpreta I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi, Cantù (Como), 18 aprile 2007. Registrazione AUDIO

AUDIO 1:  http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/2-PRIMO%20LEVI.mp3

AUDIO 2http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/3-PRIMO%20LEVI.mp3

AUDIO 3http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/4-PRIMO%20LEVI.mp3

AUDIO 4http://www.segnalo.it/Audio%20LIBRI/RIVOLTA/5-PRIMO%20LEVI.mp3

i DISCHI DI VINILE, in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagine 84/85

sui libri carta: “Esiste un legame indissolubile fra gli oggetti e le persone che li hanno posseduti …”, in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagina 66

Esiste un legame indissolubile fra gli oggetti e le persone che li hanno posseduti, una relazione che si sostanzia in piccoli segni fisici.

Alcuni supporti, come i libri di carta, facilitano enormemente  questa sorta di geografia del mondo: cosa accadrà quando (e se) scompariranno.

in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagina 66

Umberto Galimberti, A proposito di no vax: se avessimo studiato filosofia e frequentato un po’ di cultura scientifica non rifiuteremmo il vaccino, In D – La Repubblica 18 settembre 2021

Roberto Calasso (1941-2021)

Roberto Calasso (1941-2021). Scrittore. Saggista. Editore. Proprietario, presidente e direttore editoriale di Adelphi • «Sono nato in mezzo ai libri. Mio padre (il giurista Roberto Calasso, ndr), che era storico del diritto, lavorava per lo più su testi stampati fra l’inizio del Cinquecento e la metà del Settecento. Molti erano i volumi in-folio. Impossibile non vederli. Anche mio nonno Ernesto Codignola, che insegnava Filosofia all’Università di Firenze e fondò la casa editrice La Nuova Italia, aveva una biblioteca notevole, soprattutto di storia e filosofia, oggi incorporata nella biblioteca della Scuola Normale di Pisa» • «Dopo aver frequentato il liceo classico T. Tasso di Roma si è laureato in letteratura inglese con Mario Praz presentando una tesi sulla teoria ermetica del geroglifico in Sir Thomas Browne, erudito e occultista secentesco. Infatuatosi poi del filosofo Theodor W. Adorno, che ne apprezzò la solerzia bibliografica (“Ha letto tutti i miei libri e anche quelli che non ho avuto ancora il tempo di scrivere” disse di quel ventenne incontrato nel salotto di Elena Croce), si riprese dalla sbandata francofortese grazie a Bobi Bazlen, lettore onnivoro e fondatore dell’Adelphi, che gli spiegò come “l’io illuministico non andava salvato ma condotto a naufragio definitivo” e gli dischiuse le porte della cultura mitteleuropea che avrebbe segnato il suo destino di editore eclettico e esoterico “estraneo sia al bigottismo della sinistra sia al buzzurrismo della destra”. Tocca la perfezione nelle quarte di copertina» (Pietrangelo Buttafuoco) • Ha poi raccolto in volume e pubblicato nel 2003 queste quarte di copertina con il titolo Cento lettere a uno sconosciuto: tutti i suoi scritti sono editi dalla stessa Adelphi, fatto che ha suscitato qualche critica in passato • Negli anni Cinquanta ha fatto parte della redazione della rivista d’arte e letteratura Paragone, diretta dalla scrittrice Anna Banti. Insieme a lui c’erano anche Alberto Arbasino, Elémire Zolla e Umberto Eco (Sandra Petrignani) • Suo primo libro, L’impuro folle, del 1974: «Venne fuori di sorpresa, lo scrissi in due mesi con una sorta di febbre, mentre stavo lavorando a una introduzione alle Memorie di un malato di nervi di Schreber. Successe che Schreber improvvisamente diventò personaggio di romanzo. Come se le sue allucinazioni proseguissero in altra forma» • Tra le sue opere: La rovina di Kasch (1983); Le nozze di Cadmo e Armonia, la più importante, del 1988, a lungo in testa nella classifica dei libri più venduti; Ka (1996); K (2002); Il rosa Tiepolo (2006); L’ardore (2010); Il Cacciatore Celeste (2016), L’innominabile attuale (2017) • Battuto per un voto da Giuseppe Pontiggia al premio Strega del 1989. Da allora l’Adelphi non vi ha più partecipato • Tra i maggiori successi Adelphi che si devono a Calasso: L’insostenibile leggerezza dell’essere e le altre opere di Kundera, la scelta controcorrente di pubblicare la sterminata opera di Georges Simenon, il caso de La versione di Barney di Mordecai Richler e Zia Mame di Patrick Dennis • «Le sue polemiche sono rimaste nella storia della cultura italiana: con il germanista Cesare Cases, con il filologo Cesare Segre a proposito della pubblicazione di un pamphlet antisemita di Léon Bloy, con il critico Pier Vincenzo Mengaldo. Di recente, per Feltrinelli, è uscito un saggio di Elena Sbrojavacca (Letteratura assoluta) sulle sue opere maggiori. Si tratta di undici volumi, per un totale di 5.000 pagine, apparsi a partire dal 1983 (La rovina di Kasch), che attraversano varie epoche, dall’India dei Veda alla Parigi di Baudelaire alla Praga di Kafka» (Paolo Di Stefano) • Scriveva a mano. Appassionato di fotografia (ha pubblicato un saggio su Chatwin fotografo) • Juventino • Lascia la moglie, la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy (niente figli con lei), e due figli, Josephine e Tancredi, avuti con la scrittrice tedesca Anna Katharina Fröhlich • È morto a Milano, dopo una lunga malattia, proprio nel giorno in cui escono i suoi ultimi volumi autobiografici, Memè Scianca, sulla sua infanzia a Firenze, e Bobi, memoir su Roberto Bazlen.

Sono una creatura, di Giuseppe Ungaretti

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Bastava essere poeti per finire in manicomio, intervista di Sergio Zavoli (1923-2020) in Domani, 4 agosto 2021

letto in edizione cartacea

cerca in

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/bastava-essere-poeti-per-finire-in-un-manicomio-bpvz17wf

“Ciò che viene ricordato vive”, citazione nel film: NOMADLAND, di Chloé Zhao, con Frances McDormand, 2020

DUBUS Andrè, Riflessioni da una sedia a rotelle, Mattioli 1885 editore, 2021

una biografia di VAN GOGH, a Mangiafuoco sono io, Rai Radio 1, 28 marzo 2021

ascolta in:

https://www.raiplayradio.it/audio/2021/03/MANGIAFUOCO-9a25572d-2931-4701-93bc-1671fc74efa3.html

qui tutto il programma di Mangiafuoco sono io

https://www.raiplayradio.it/programmi/mangiafuocosonoio

Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni, di Alberto Manguel. Giulio Einaudi Editore, 2018

Alberto Manguel Vivere con i libri Un’elegia e dieci digressioni

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE:

Vivere con i libri, Alberto Manguel. Giulio Einaudi Editore – Frontiere

DUBUS Andrè, Ballando a notte fonda – Mattioli 1885 editore, 2021

Quattordici storie di uomini e donne e famiglie dentro la vita americana, in lotta con pregiudizi e solitudine, feriti dalla perdita dell’amore o dall’impossibilità di accettarlo – ma capaci di trovare un’estrema luminosa redenzione. Dubus descrive il microcosmo di ciò che alla gente succede mentre parla o cammina, l’azione emotiva dentro una semplice azione …

vai a:

Ballando a notte fonda – Mattioli 1885

Biografia di FRIDA KAHLO, Audio in Mangiafuoco sono io, Rai Radio 1, 7 marzo 2021

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https://www.raiplayradio.it/audio/2021/02/MANGIAFUOCO-4312fc98-b5f6-4324-9d75-98fc0f4052d3.html

BARBERO Alessandro, Dante, Laterza, 2020. Indice del libro

Emanuele Severino, I miei morti, video

Dante 2021: 700 anni dalla morte di Dante – Studia Rapido

Dante 2021: 700 anni dalla morte di Dante

Dante 2021: 700 anni dalla morte di Dante – Studia Rapido

Massimo Gramellini, C’era una volta adesso (Longanesi), 2020

Massimo Gramellini, C’era una volta adesso (Longanesi)

 qui l’estratto in anteprima).

vai alla recensione di Teresa Ciabatti

https://www.corriere.it/cultura/20_novembre_30/massimo-gramellini-nuovo-libro-diventare-grandi-lockdown-83dc8d30-3326-11eb-af7b-c18cb439eaf5.shtml

Alessio Torino, Al centro del mondo, Mondadori, 2020

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UMBERTO GALIMBERTI, Non c’è amore nella tecnica, di Antonio Gnoli, in Robinson / La Repubblica, 7 novembre 2020

letto in edizione cartacea

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Pietro CITATI, LEOPARDI, Mondadori, 2010, indice del LIBRO

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Luis Sepúlveda (1949-2020)

Scrittore cileno. Esordì nel 1989 con Il vecchio che leggeva romanzi d’amore dedicato a Chico Mendes e scritto dopo sette mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. «Con il secondo romanzo, Il mondo alla fine del mondo, descrisse invece ciò che gli era sembrato inevitabile dal ponte di una nave di Greenpeace, organizzazione a cui si era unito negli anni Ottanta: navi-fabbrica che trascinano a bordo balene esangui e si trasformano in mattatoi, inseguimenti tra le nebbie dell’Antartide, militanti ecologisti contro pescatori giapponesi» [Parmeggiani, Rep]. Della sua produzione si ricordano anche alcune favole, tra cui Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (pubblicato nel 1996 da Salani) che ha ispirato il film d’animazione La gabbianella e il gatto, uscito nel 1998 e diretto da Enzo D’Alò. Da ultimo ha pubblicato nel 2018 Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa. «La madre Irma, ricordava, era di origine mapuche. Per questo diceva che era fatto per resistere alle prove anche le più dure. Impegnato in tante battaglie, sempre in guerra contro un potere tiranno (i dittatori dell’America Latina ma anche le multinazionali che avevano condannato i paesi del Cono Sud a una dipendenza economica che somiglia alla schiavitù) Lucho stava dalla parte degli oppressi, quelli che la legge dei padroni considerava banditi, fuorilegge. E lui era nato fuorilegge, con “un mandato di cattura” che pendeva sulla testa di suo padre, José Sepúlveda, cuoco e comunista, che la famiglia di Irma aveva denunziato per “rapimento di minorenne e sequestro di persona”. Così era nato a Ovalle, cittadina del Nord, in una camera d’albergo che certo, rideva, non era “un hotel cinque stelle”» [Polese, CdS]. Durante la presidenza di Salvador Allende s’iscrisse al Partito Socialista ed entrò a far parte della guardia personale del presidente cileno. Arrestato nel 1973 dopo il colpo di stato del generale Augusto Pinochet, fu torturato per sette mesi e liberato dopo per le pressioni di Amnesty International. Un nuovo arresto lo condannò all’esilio. Nel 1979 in Nicaragua si unì alle Brigate Internazionali Simon Bolivar. Nel 1978 si trasferì ad Amburgo, in Germania, quindi in Francia. Dal 1996 viveva a Gijón, nelle Asturie, in Spagna. Morto alle 10 e 18 di ieri, in ospedale a Oviedo, dov’era ricoverato da fine febbraio dopo aver contratto il coronavirus al Festival letterario Correntes d’Escrita, in Portogallo. Lascia quattro figli e una moglie, la poetessa Carmen Yáñez, 66 anni, sposata due volte. Tra i due matrimoni convolò a nozze con Margarita, una donna tedesca conosciuta in Ecuador con la quale ebbe tre figli. Spiega la moglie Carmen: «Quando sarà possibile organizzeremo una piccola cerimonia di addio perché tutti i suoi figli e i suoi nipoti e i suoi amici possano salutarlo. E poi lo porteremo in Patagonia».

scheda su LUCREZIO, a cura di Vincenzo Guarracino

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GIANNI RODARI (1920-14 aprile 1980)

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RAFFAELLO, La Scuola di Atene, in occasione del 6 aprile 1520-2020

Celebrazioni virtuali per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) (guarda qui). Laura Larcan su Il Messaggero: «Morì a 37 anni, all’improvviso, dopo notti di febbre e spasmi. Accadde il 6 aprile del 1520. […] L’anniversario dei 500 anni dalla scomparsa di Raffaello sarà una festa virtuale ma emotiva, a porte chiuse (per il lockdown da coronavirus) ma ricca di immagini e voci. Il Mibact in prima linea ne firma la regia. Si comincia alle 11 del mattino, quando sul canale YouTube del ministero sarà pubblicato un documentario corale con studiosi di fama ed esperti che racconteranno l’amore per Raffaello, da Claudio Strinati ad Antonio Forcellino, dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta a Marco Ciatti, direttore dell’Opificio delle pietre dure, che ha curato nella sua carriera 15 capolavori del Divin Pittore. Fino a Melania Mazzucco. Le Scuderie del Quirinale guidate da Mario De Simoni danno il loro contributo con il tour virtuale della bella mostra (oggi monitorata da un’équipe di tecnici). E gli Uffizi di Eike Schmidt lanciano […] un tour virtuale dei capolavori di Raffaello sulla pagina Facebook (un video al giorno fino a mercoledì). Tanti gli appuntamenti televisivi in programma tra canali Rai e Sky Arte. E […] chi sa che non spunti una rosa sulla sua tomba al Pantheon».

È la prima Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri (1265-1321), detta «Dantedì», 25 marzo 2020

È la prima Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri (1265-1321), detta «Dantedì». Mario Baudino su La Stampa: «Tutti mobilitati per ricordare Dante. Oggi scocca per la prima volta il “Dantedì”, nella data che viene per lo più indicata come il giorno in cui s’inizia il viaggio fantastico della Commedia, la discesa agli Inferi – e chissà che in questi giorni di angoscia collettiva non possa suonare anche come un bel gesto scaramantico. Saranno per ovvie ragioni celebrazioni online, cartacee e televisive; non si potranno raggiungere i luoghi materiali che conservano dopo tanti secoli il ricordo del poeta e che in Italia, soprattutto nel Nord, sono davvero numerosissimi. Uno per tutti il Polesine, dove il fantasma di un albero mantiene viva una leggenda popolare a cui in zona sono tutti molto affezionati: si tratta di una quercia, anzi di ciò che rimane di un’antica quercia sulla quale, secondo la tradizione, Dante si sarebbe arrampicato, essendosi smarrito, per osservare i dintorni e ritrovare dunque la “diritta via”. Era gigantesca. Ne fa menzione un atto notarile del 1548, che già la descrive come imponente e secolare: è perciò teoricamente possibile che esistesse già nel 1321, quando l’Alighieri transitò in zona, tornando da un’ambasceria a Venezia per conto di Novello da Polenta, signore di Ravenna, e fu ospite in quei dintorni nell’Hospitium dei monaci di Pomposa. Nulla vieta che si sia perduto fra boschi e paludi del Delta, sull’argine del Po di Goro, nei pressi dell’abitato di San Basilio. La quercia, alta 26 metri, fu un oggetto di culto fino a quando, nel 2013, nonostante le cure per conservarla in vita dopo che nel 1976 era stata gravemente danneggiata da un temporale, collassò senza rimedio. Ne è stato ricavato un pollone (dunque, c’è un suo clone che ha ricominciato a crescere) e il legno è religiosamente conservato in un magazzino. È altamente improbabile che il poeta si sia arrampicato come uno scoiattolo, ma la leggenda incarna un verosimile racconto accessorio – e spontaneo, popolare – a quelli della Commedia. Doveva essere il cuore di una mostra a Palazzo Roncale di Rovigo, ovviamente rimandata. Il ricordo dell’albero, la “Rovra di San Basilio”, resta come sospeso: l’immagine di Dante intento a scrutare la via nel cielo del Trecento ha una sua forza innegabile – e pazienza se di lì a poco, nel settembre dello stesso anno, il poeta morì di malaria, forse contratta proprio in quelle paludi. E ha un significato che va oltre il singolo episodio fantastico, perché fa parte di una grande famiglia decisamente più significativa di quanto non paia: quella dei luoghi danteschi “immaginari” – o meglio attributi a posteriori –, nei quali una tradizione popolare, magari indotta da ignoti eruditi locali, colloca come autentici episodi favolosi che riguardano i personaggi della Commedia, o la biografia stessa del poeta. Un illustre dantista come Giulio Ferroni, che ha ripercorso invece in un ampio libro di esplorazione e di filologia (L’Italia di Dante. Viaggio nel Paese della Commedia, da poco uscito per La Nave di Teseo, pp. 1.126, € 30) quelli “reali”, andando a veder come sono oggi e raccontandocene la storia, ne ha trovati parecchi di quest’altra categoria fantasiosa: la Rocca di Gradara, per esempio, il monumento più visitato delle Marche, che apparteneva ai Malatesta. Un’antica tradizione colloca qui l’uccisione di Paolo e Francesca, c’è persino la botola in cui si sarebbe rifugiato il povero amante per scampare alla sorte. O, ancora, il “ponte della Pia”, nel Senese, teatro nelle notti di luna piena dell’apparizione di un fantasma, quello di Pia de’ Tolomei. O quello di Veglia, a nord di Verona, un arco naturale di pietra ora spezzato, al quale Dante si sarebbe ispirato per il ponte di Malebolge. “Sarebbe molto interessante se qualche studioso li mappasse tutti”, ci dice Ferroni. “A me ne è capitato solo qualcuno, perché non era questo l’obiettivo del mio lavoro”. I luoghi immaginari non sono solo folklore. Proprio le leggende fiorite intorno a lui ci raccontano come il poeta sia entrato stabilmente nell’immaginario popolare. Un po’ come Garibaldi, aggiunge lo studioso: “In quasi tutte le località italiane si è sempre pensato che Dante potrebbe benissimo essere passato di lì, e se non lui i suoi personaggi”. La crescente popolarità dei suoi lacerti di storia ha così trasformato pochi versi in distese narrazioni, leggende, paesaggi, opere, tragedie, novelle, amori, avventure. Il ministro Franceschini, che ha promosso il Dantedì (da un’idea di Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera), invita ora intellettuali e artisti a leggere e postare filmati, perché “Dante”, leggiamo in una sua dichiarazione, “è la lingua italiana, è l’idea stessa di Italia”. Sul fatto che il poeta sia la lingua italiana non c’è alcun dubbio (quanto all’essere l’idea stessa d’Italia, culturalmente e politicamente, si potrebbe discutere, e si è discusso a lungo). Ma potremmo azzardare di più: Dante con la Commedia, e in genere con tutta la sua opera, è diventato nei secoli – e per riprendere un po’ abusivamente un’idea critica tipica della letteratura americana – il Grande Romanzo Italiano: proprio lui che, come ci ricorda ancora Ferroni, “non aveva nulla di romanzesco”».

FONTANA Giorgio, Prima di noi, Sellerio editore, 2020

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Bibliografia di VINCENZO GUARRACINO in VIOLO Evaldo (a cura di), (io e la BUR). Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli. New Press edizioni (collana Contro Mossa diretta da Andrea Di Gregorio) , Como, 2019

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… mi ricordo …: VIOLO Evaldo (a cura di), (io e la BUR). Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli. New Press edizioni (collana Contro Mossa diretta da Andrea Di Gregorio) , Como, 2019. Indice del libro

VIOLO Evaldo (a cura di), (io e la BUR). Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli. New Press edizioni (collana Contro Mossa diretta da Andrea Di Gregorio) , Como, 2019. Indice del libro

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Articolo completo ALIAS

Katia Trinca Colonel RICORDA i passaggi a COMO del pensatore EMANUELE SEVERINO (1929-2020), in Corriere di Como, allegato locale del Corriere della Sera, 25 gennaio 2020

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Katia Trinca Colonel

si è laureata in Filosofia all’Università Statale di Milano e si è specializzata in counseling filosofico presso l’Istituto superiore di ricerca e formazione in filosofia, psicologia e psichiatria – ISFiPP – di Torino.

È giornalista culturale per il quotidiano Corriere di Como, allegato locale del Corriere della Sera.

Da sei anni tiene laboratori di filosofia nel Carcere del Bassone di Como e si adopera per la divulgazione della giustizia riparativa.

via Il pensiero di Emanuele Severino nella sua “regale solitudine” rispetto all’intero pensiero contemporaneo – a cura di Vasco Ursini, autore di: Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?

BARALDI Massimo, Tre giorni nella vita, Multimedia edizioni, 2019. Indice del libro

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Luca Romano, Il segretario di MONTAIGNE, Neri Pozza editore, 2019

vai a:

Recensione di Luca Romano, “Il segretario di Montaigne”

CAPPAGLI ALICE, Niente caffè per Spinoza, Einaudi, 2019

dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre

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Bertolt Brecht, breve biografia e opere, in Studiarapido

Bertolt Brecht, breve biografia e opere

 

Bertolt Brecht: breve biografia e opere

Bertolt Brecht: breve biografia e opere, riassunto Bertolt Brecht: breve biografia Nacque il 10 febbraio 1898 ad Augusta in Germania da una benestante famiglia borghese. A Monaco compì le prime esperienze teatrali, esibendosi come autore-attore. Nel 1928 raggiunse un grande successo con la rappresentazione dell’Opera da tre soldi, rifacimento di un dramma popolare inglese del […]

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Teatro epico di B. Brecht e lo straniamento

 

Il teatro epico di Bertolt Brecht e lo straniamento

Il teatro epico di Bertolt Brecht e l’effetto di straniamento spiegato semplice Ispirato dal marxismo, al quale aderisce, Bertolt Brecht elabora una sua ben precisa teoria drammaturgica. Egli considera come primo “destinatario” del suo teatro il proletariato, che deve, attraverso la riflessione sulle vicende rappresentate, educarsi alla critica storico-politica. Una volto postosi questo “scopo” essenziale, […]

Teatro epico di B. Brecht e lo straniamento
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Vita di Galileo di Brecht: messaggio dell’opera

 

Vita di Galileo di Brecht, critica e messaggio dell'opera

Vita di Galileo di Bertolt Brecht: Sventurata la terra che ha bisogno di eroi! Vita di Galileo di Bertolt Brecht: la trama In quindici scene staccate, secondo il modulo del teatro epico, il dramma Vita di Galileo presenta episodi della vita di Galileo Galilei: dal 1609, quando, docente di matematica all’università di Padova, lo scienziato […]

Vita di Galileo di Brecht: messaggio dell’opera
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mi ricordo: i 70 anni della BUR – Biblioteca universale Rizzoli, 1949-2019

TRACCE e SENTIERI

Nata nel 1949, la Biblioteca Universale Rizzoli è il più antico marchio di tascabili in Italia, il primo a offrire al grande pubblico i classici della letteratura in edizione economica.

In quasi 70 anni di storia la BUR ha costruito un catalogo di circa 4.000 titoli, che spazia dall’antichità greca e latina alle pietre miliari delle letterature di tutto il mondo, e si è venuto arricchendo con la grande narrativa contemporanea, l’intrattenimento e la saggistica.

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L’ATENE DI PERICLE, Rba editore, 2019. Indice del libro

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bibliografia per autori: BIOGRAFIE e scritture autobiografiche

Mappeser.com: Mappe nel Sistema dei Servizi

AA. VV., DIARIO DAL SERENGETI, NATIONAL GEOGRAPHIC VIDEO, , p.

AA. VV., 1969-1989. I NOSTRI VENT’ANNI, EDIZIONI DELLA FAMIGLIA COMASCA, 1988, p. 150

AA. VV., GIOVANNI BATISTA BOETTI 1743-1794, OEMME EDIZIONI, 1989, p. 191

AA. VV., HISATAK 1865/1930: immagini e memorie da album di famiglie armene fra Ottocento e Novecento,

OEMME EDIZIONI, 1990, p.

AA. VV., CAROSELLO, STORIA DI UN MITO. 9: 1973-1974, VIDEO ERRE, RAI TRADE, RBA, 2011, p.

AA. VV., CAROSELLO, STORIA DI UN MITO. 3: 1961-1962, VIDEO ERRE, RAI TRADE, RBA, 2011, p.

AA. VV., CAROSELLO, STORIA DI UN MITO. 2: 1959-1960, VIDEO ERRE, RAI TRADE, RBA, 2011, p.

AA. VV., CAROSELLO, STORIA DI UN MITO. 8: 1971-1972, VIDEO ERRE, RAI TRADE, RBA, 2011, p.

AA. VV., CAROSELLO, STORIA DI UN MITO. 1: 1957-1958, VIDEO ERRE, RAI TRADE, RBA, 2011, p.

AA. VV., CAROSELLO, STORIA DI UN MITO. 6: 1967-1968, VIDEO ERRE, RAI TRADE, RBA, 2011, p.

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prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, LA BIOLOGICA, 2015

Enrico si fermò ansimante a considerare i gradini mancanti all’arrivo a casa.

Li hanno proprio messi giù in qualche modo. Prima, almeno, erano tutti della stessa altezza e si faceva meno fatica”.

Paolo e L., qualche gradino più su, sorrisero annuendo.

Era il tempo in cui l’aria profumava di gelsomino e lavanda. Le case abbarbicate sul sentiero di sasso mostravano finalmente le persiane spalancate: anche quell’anno i tre uomini e le rispettive mogli erano arrivati a trascorrere il tempo estivo nella residenza di campagna.

Coatesa bassa è una piccola frazione a ridosso del lago e raggiungibile unicamente attraverso la lunga gradinata di pietra che, simile a una cicatrice verticale, divide la montagna in due minuscole frazioni. Il fatto di non essere percorribile da auto e di animarsi solo nei mesi caldi, rende Coatesa bassa un luogo fuori dal tempo, un borgo reso interessante soprattutto per l’antico ponte di pietra che si specchia nel lago e da cui è visibile il salto della cascata.

Pochi ormai i nativi del luogo e pochi, del resto, anche i suoi abitatori che da generazioni si tramandano l’uso delle dimore.

A Coatesa gli argomenti di discussione sono quasi sempre centrati sull’avanzamento della modernità, ad esclusione ovviamente delle usuali banalità meteorologiche, delle gare sulla produzione di pomodori, degli aggiornamenti sui pettegolezzi delle vicende umane che costringono alla vendita dei campi, dei boschi o addirittura delle case stesse.

L’arrivo del metano, per esempio, è stato a lungo oggetto delle solite chiacchiere da bar. Ogni anno sembrava fosse giunto il momento di dire: “OK, si parte”. Poi, naturalmente, a ritardare l’evento subentravano le lungaggini burocratiche, il blocco dei finanziamenti, la non convenienza economica data l’esiguità dei residenti, la difficoltà di indire gli appalti, il cambio della giunta, le elezioni amministrative.

C’era voluto lo scossone del probabile rifacimento della diroccata filanda per indurre finalmente l’avvio dei lavori.

L’effetto però era quello rimarcato da E.. Dopo due anni di scala sventrata e di passatoie di legno, ora che il cantiere era stato chiuso, quei gradini stavano a testimoniare un lavoro svolto in economia. Gli iniziali trecento scalini erano, infatti, diventati duecentosettanta e questo, per le artritiche ginocchia di Enrico, non era cosa di poco conto.

I sorrisetti di L. e Paolo non volevano certo sminuire le difficoltà del più anziano della combriccola. E’ che quella scalinata veniva percorsa tutti i giorni e, puntualmente, la stessa frase risuonava come un rimbrotto al tanto sospirato arrivo del metano. Nulla di cui stupirsi, del resto. Enrico era un criticone innato e trovava sempre qualcosa da ridire sull’operato altrui.

L. , che fra i tre si difendeva meglio dai segni del tempo, era invece quello che sapeva accendere gli animi degli altri due con battutine sornione, ma cariche di implicite frecciate cui faceva seguire un irritante risolino. Sia E. che Paolo, entrambi permalosi e irascibili, difficilmente restavano insensibili alle provocazioni, con l’unica differenza che mentre Paolo si imbestialiva, E.  attenuava le proprie intemperanze per negoziare l’imminente conflitto.

E fu proprio L. che, in risposta a quel commento di Enrico, non poté astenersi dal dire: “Pensa che adesso devono tirare di nuovo su tutto per metter giù i tubi del depuratore”. Le parole rimasero cristallizzate nell’aria per qualche secondo.

Poi E. : “Ah … perché? …. si fa?”.

L. , da perfido sobillatore qual era, non mancò di millantare una presunta amicizia con l’assessore di turno, dando dunque per garantito il fatto: “Certo. E’ già stato deliberato in giunta. Me l’ha detto Frigerio: in autunno si parte”. Paolo sbuffò: “Sì certo, come per il metano …”.

Quelle parole tuttavia ottennero l’effetto desiderato: a Coatesa da quel momento si trovò un nuovo argomento su cui dissertare nelle ore serali quando, seduti vicino al pontile nell’attesa che i cani sbrigassero le loro intime funzioni, i tre stavano a costruire ipotesi e ad anticipare possibili soluzioni dell’impresa. Fu così che grazie alle straordinarie competenze tecniche di E. si tentò di esaminare – a parole – il percorso delle tubature, l’enigma della risalita delle acque reflue attraverso un complesso sistema di pompaggio, l’allacciamento delle biologiche private, la partecipazione al costo, il risollevamento della scala di pietra.

Quel luglio fu particolarmente piovoso, tanto che il depuratore scese dalla graduatoria dell’interesse per cedere spazio ai danni dell’orto e ad alcuni tetti diventati a rischio dopo violenti nubifragi.

Fu nuovamente L. a fomentare un’antica questione sulle responsabilità civili delle infiltrazioni, visto che parte del suo spazio esterno si era allagato a causa di una fuoriuscita di acqua maleodorante dalle fessure della roccia. “Quell’acqua dipende dalla fogna di qualcuno che abita più in alto. Se non sei tu, se la biologica dell’Assunta va direttamente a lago, rimane solo quella del Paolo”, furono le parole di L. a E. , il quale, naturalmente (non per nulla chiamato “radio Scarpa”), lo riferì immediatamente a Paolo.

E no, eh, adesso mi hanno proprio spaccato i coglioni!” sbottò Paolo, mentre l’ira saliva pericolosamente come fuoco alla gola. Non ne poteva più di quelle insinuazioni fondate esclusivamente su inconsistenti eredità orali che periodicamente tornavano alla ribalta. Lui era l’unico del luogo a non essere, per così dire, autoctono e nonostante fosse quello più vicino in termini di distanza, si sentiva continuamente considerato il forestiero da colpevolizzare per tutte le nefandezze prodotte da altri.

E così gli toccava di subire, oltre alle ripetitive narrazioni che raccontavano di come il tale avesse ceduto un piccolo lotto di terreno non accatastato o di come il talaltro avesse usufruito di un condono per la sua abusiva espansione edilizia, anche l’ennesima sottolineatura di come il milanese avesse letteralmente svenduto la casa – ora di Paolo – a causa di insanabili conflitti familiari. Fatto questo che aveva sollevato parecchie invidie in chi pensava di poter avere diritto di prelazione solo perché compaesano.

Le classiche storie di campanile che appassionano e infiammano il tempo sospeso delle giornate oziose.

L., per quanto riguardava la regolarità delle norme edilizie relative al caseggiato dei nonni, era sicuramente quello che più avrebbe dovuto stare in silenzio e invece eccolo di nuovo lì a evocare l’esistenza di presunte falle nell’impianto idrico di Paolo. Sì, proprio del draconiano Paolo che, appena insediato a Coatesa bassa, si era subito preoccupato, insieme al suocero, di far controllare lo stato della biologica, vista l’assenza di un depuratore e il timore che le acque reflue si immettessero illegalmente nel lago.

E infatti, ormai col fumo alle narici, Paolo continuò: “Ancora non gli è bastata la prova di colore fatta fare da mio suocero dieci anni fa, ancora me la mena… ma allora è proprio un pirla! Adesso basta, però. Telefono al Sergio e che questa storia finisca una volta per tutte!”

E.  capì che in quel momento non erano possibili mediazioni e si limitò a riferirgli che proprio il giorno dopo il S. sarebbe passato da lui per valutare un danno anch’esso causato dalle recenti alluvioni.

Il S. , per intendersi, è il muratore esperto di tetti.

A Coatesa bassa nessuno vuol prendersi l’impegno di lavori pesanti, data l’impossibilità di accedervi se non a piedi. Il S., invece, è colui che arriva, guarda, tira fuori un pezzo di carta e in piedi ti fa quattro conti, aggiungendo sempre: “Poi naturalmente bisogna vedere che cosa si trova sotto”. E con questa frase triplica il costo finale.

D’altro canto gli interventi di altri artigiani più onesti non davano mai esiti positivi e alla fine era sempre il S. che doveva rimediare ai pasticci altrui. Ovviamente facendosi pagare a peso d’oro.

Il S. naturalmente fu ben felice di accettare la prova colore richiesta per dimostrare che la biologica di Paolo non turbava alcun equilibrio idrico. Oltre tutto aveva il dente avvelenato con L. per il saldo di un certo conto del passato mai pervenuto.

Successe quel martedì in cui Luciana aveva deciso di fare la marmellata di prugne. Operazione consueta, visto che era il periodo delle gocce d’oro. Mentre in cucina mescolava frutta e zucchero con accuratezza, dalla finestra aperta ascoltava le voci sconosciute che spiegavano a Paolo come sarebbe stato condotto l’intervento della prova colore: immettere acqua tinta di rosso nello scarico e verificare se così colorata uscisse dalla fessura segnalata da L.. Dal cancello dischiuso sentì anche sopraggiungere i passi di E. e L.. Poi, improvvisamente, il silenzio seguito da un gran rumore d’acqua.

Dopo aver versato la marmellata nei vasetti di vetro e con ancora nelle narici la fragranza dolce-asprigna della composta, Luciana uscì incuriosita sul balcone del soggiorno.
La prima cosa che vide fu un gruppo di uomini chinati quasi ad angolo retto sulla botola aperta della biologica, fra cui persino C. che, tornando dal suo orto con una borsa piena di pomodori e floride lattughe, si era soffermato attratto da quell’insolito assembramento.

Con grande solerzia il S. reggeva in mano un bastone di circa due metri e rimestava in senso orario dentro il pozzetto, incitando un giovane manovale marocchino a gettare secchi d’acqua di colore rosso. Al contempo dava voce all’altro aiutante che, appostato più sotto nei pressi della porzione di roccia incriminata, doveva verificare di che colore fosse l’acqua uscente.

Come se ciò non bastasse, Paolo, con addosso un paio di stivali di gomma, si affannava a portare secchi all’ultimo piano dello scosceso giardino.

Ma che cosa stai facendo?” gli chiese Luciana.

Sto portando merda, vedi?”, rispose Paolo agitando rischiosamente il secchio colmo di un liquido denso dall’inequivocabile odore. “Con tutta l’acqua che buttano giù, se poi non scarica, finisce che ci esce in cortile”.

E’ chiara o rossa?”, urlava intanto il marocchino al collega di vedetta alla fessura.

E’ chiara”.

E il S.: “Butta ancora un secchio”.

Tutti in religioso silenzio stavano ad ammirare il sapiente lavoro del muratore, incuranti dell’odore nauseabondo che si paralizzava nell’aria afosa.

Chiara o rossa”?

Chiara, chiara”.

Paolo al decimo secchio del putrido liquame sembrava un po’ stravolto.

Direi che è sufficiente, lei cosa dice, professore?” chiese il S. con l’aria cattedratica del gran consulto davanti a un tavolo chirurgico.

Ah, lo dica a quello lì, che sostiene che la sua perdita è causata dal mio impianto fognario”, sbottò Paolo indicando L. .

Ora il gruppo aveva riacquistato la posizione eretta. Lo sguardo di tutti puntato sul S. .

L’acqua che esce dalla roccia è chiara” sentenziò con aria solenne. “Se in autunno partiranno i lavori per il depuratore, forse si scoprirà la causa della perdita. Questa biologica non ha nessun danno”. E questo fu tutto.

Quella notte Paolo continuò a rigirarsi nel letto. Sognava fiumi sotterranei color rubino che si insinuavano negli interstizi rocciosi del sottosuolo, rivoli scarlatti incuneati fra scarichi di water e bidet, scrosci sanguigni sotto la doccia.

Improvvisamente si svegliò tutto sudato.

La stanza era rovente, ma Luciana era stata inamovibile. “Sarà pure merda nostra, ma stasera le finestre restano chiuse”.

Era il tempo in cui l’aria profumava di gelsomino e lavanda. Ben presto l’installazione del depuratore avrebbe allontanato il ricordo di quella fetida giornata.

Paolo Ferrario, prove di scrittura autobiografica: DELITTO (IM)PERFETTO, 2015

Una morte senza un corpo da seppellire, seppure certa, resta una morte imperfetta.

Da Natale a Natale: questo il destino della gatta bianca Noelle.

Noelle, il corpo smagrito e malato, il muso docile e impaurito, il mantello candido chiazzato di arancio e di grigio.

Noelle, immobile nel giardino, portata da chissà chi.

Noelle, la sua repulsione per gli spazi chiusi senza via di fuga.

Noelle, dolce e mansueta, rifugge il contatto umano.

Noelle, ossessione permanente da quel giorno di capodanno, quando, dal cancello del giardino, non è più spuntato il suo bianco musetto.

Ieri notte è successo il finimondo”, mi dice Ugo, mentre il suo sguardo proteso verso l’alto indica chiaramente la casa di Gerardo. “Non c’è un gatto in giro: quando fanno i fuochi gli viene lo stremizio, ma vedrà che torneranno”.

Certo, torneranno. E infatti sono tornati Luna, Silvestro, Mammagatta, Blu, Belle. Tutti, tranne Noelle.

Maledico, impreco, insulto, bestemmio per cercare di frenare lo strazio che mi cresce dentro. Sul banco degli imputati velocemente raduno persone e fantasmi, immagini e scenari di ogni probabile delitto. E il vano appello inizia:

  • gli scapestrati figli di G., ubriachi fradici che dopo i fuochi torturano Noelle

  • C., che la colpisce a sassate mentre la sorprende vicino al pollaio attiguo al giardino

  • U., che la trascina sotto i cingolati mentre guida la sua motocarriola

Più passano i giorni, più aumentano lo sconforto e la disperazione. Nessuno ha visto Noelle. Perlustro quotidianamente sentieri, scale, mulattiere agitando crocchette, cercando corpi schiacciati, spiando nei cortili, chiamando inutilmente il suo nome.

Gennaio non è ancora finito. Mentre percorro per l’ennesima volta il viottolo che conduce alla mia casa vedo, incastrata fra le rocce del muro e i sassi della scala, un’eterea lanugine, batuffoli di bambagia lievi come soffioni condotti dal vento e atterrati qui e là senza paracadute.

Io so che Noelle è morta. Non so come, dove, quando, perché. E soprattutto non so “chi” è il colpevole. Quel punto del sentiero è assolutamente aperto alla vista. Se Noelle fosse stata catturata da un animale selvatico, ci sarebbero state altre evidenti tracce di sbranamento. Inoltre, quella peluria appare parecchi giorni dopo la scomparsa.

L’essere umano ha bisogno di razionalizzare il dolore per renderlo sopportabile e dotato di senso. Anch’io ho bisogno di ricostruirmi la MIA plausibile ipotesi.

Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto timida e schiva, per cui scappa. Imbocca titubante il sentiero, territorio a lei del tutto sconosciuto.

Se i botti fossero rimasti circoscritti ai dintorni della nostra casa, probabilmente al ripristino della calma avrebbe potuto fare ritorno al suo usuale ambiente di vita.

Ma non è così. L’intero paese festeggia ostinatamente la speranza di un anno migliore, riempiendo l’aria con assordanti fragori e tuonanti boati. Noelle continua a correre impazzita e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.

Se così non fosse stato, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami.

Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno.

A questo punto i possibili predatori diventano numerosi: la volpe che già nel passato ha sgominato le galline di Cosimo, la faina, il tasso, i corvi.

Resta ancora una perplessità: perché quei ciuffi bianchi isolati e lontani?

La spiegazione più verosimile che mi do è che i corvi siano stati gli ultimi spazzini. Trovando i miseri resti nel bosco, nel volo è scivolato qualche brandello di carne e i mille insetti della terra avrebbero ripulito ciò che restava di commestibile, avanzando solo il pelo.

Guardo Chat Noir abbandonato sulle mie ginocchia col muso sprofondato nell’incavo del gomito.

Il suo dorso nero e lucido è in netto contrasto col candore di Noelle.

Anche lui è comparso improvvisamente nel mio giardino cinque mesi dopo il lutto di Noelle, anche lui emaciato e malandato, anche lui bisognoso di cure e amante di quel luogo che gli ha restituito la sopravvivenza.

Chat Noir ha una piccola macchia immacolata sopra il petto, visibile solo quando disperatamente solleva il muso color carbone reclamando un po’ di cibo.

Voglio credere che in quel ciuffo color latte sia nascosta Noelle.

Noelle che, mascherata da Chat Noir, finalmente mi consola di tutte le carezze che mai sono riuscito a darle.


associato a:

Acting Out per NOELLE: dal buio alla luce, passando attraverso tutti i gradi del chiarore, 18 gennaio 2012

Paolo Ferrario, prove di scrittura autobiografica: L’APPUNTAMENTO, 25 febbraio 2015

Le gocce di pioggia battevano con violenza sui vetri della finestra, mentre un gruppo di nuvole color piombo si muoveva minaccioso e sospinto da raffiche di vento.

Nella stanza silenziosa la lampada sulla scrivania illuminava la pagina dell’8 settembre nella agenda di cuoio. Accanto alla lista dei pazienti una V vergata in rosso segnalava la progressione delle visite.

Con un sospiro la dottoressa Silvia Monteverdi appoggiò il capo sulla spalliera dell’alta poltrona, mentre lo sguardo indugiava sull’ultimo colloquio delle 15 e 15 previsto nel pomeriggio.

Un tuono improvviso la spaventò, suscitandole una sensazione di inquietudine di fronte a quel nome agganciato a un punto interrogativo simile a un cappio.

Il suono del campanello fu lieve.

Nello studio di uno psicanalista anche il trillo di annuncio alla porta riveste un significato. C’è il suono lungo e insistente, che rivela un bisogno imperativo di soccorso; c’è il suono intermittente, simile all’ansia di chi pensa di aver schiacciato il tasto troppo debolmente e quindi lo preme di nuovo; c’è il suono veloce e deciso di chi ormai frequenta quello spazio da tempo; c’è il suono sottile di chi, dall’altra parte dell’uscio, si domanda se stia facendo la cosa giusta.

La dottoressa Monteverdi aprì la porta.

Un uomo sulla trentina le comparve avvolto in un pastrano beige. Dal copricapo impermeabile colore blu grondavano stille di acqua che, incerte sulla strada da imboccare, si arenavano tra i peli della barba. Una mano sorreggeva un ombrello visibilmente provato dallo sferzare dal vento, mentre l’altra stringeva il manico di una cartella di pelle marrone stragonfia, la cui fibbia di chiusura pareva sul punto di soccombere.

Entrato, Paolo si guardò intorno alla ricerca di un portaombrelli.

Il corridoio era ben illuminato, accogliente, con una sequenza di raffinate acqueforti in cornici dorate allineate lungo le pareti e una lunga fioreria di ferro battuto riempita da ortensie blu e steli di lavanda essiccati.

“Lo lasci pure fuori”.

Paolo si accorse in quel momento che sul lato destro, proprio sotto il campanello, era ben visibile un portaombrelli in rame brunito.

“Prego, si accomodi e, mi dica, che cosa la porta qui da me?”.

I due, seduti l’uno di fronte all’altra, erano separati da pochi centimetri, totalmente esposti alla reciproca osservazione.

Ora che si era tolto il soprabito e il cappello, il giovane uomo mostrava la sua magrezza resa ancora più evidente dai jeans attillati e dalla camicia a righe blu, stazzonata e sfilacciata sui polsini. I piedi battevano il ritmo dell’insicurezza, mentre il corpo in bilico sul bordo anteriore della sedia sembrava poco incline a trovare conforto nell’alto schienale. Barba e baffi piuttosto incolti riempivano il viso triangolare quasi a compensare l’incipiente calvizie, già annunciata dalle tempie sguarnite e dalla fronte che si andava allargando sopra l’arco delle sopracciglia sottili. Lo sguardo inquieto vagava, dubbioso se concentrarsi sulla sua borsa o sul paio di occhi che lo fissavano rassicuranti. Infine si decise, si chinò verso la cartella ed estrasse un libro dalla copertina usurata, da cui spuntavano innumerevoli marcatori colorati. “Questo, dottoressa. L’ho letto e ho capito che dovevo incontrarla”.

Così dicendo iniziò a sfogliare le pagine dove il sottolineato delle righe, dei margini e dei paragrafi era molto più consistente di ciò che rimaneva intonso.

Il testo era l’ultima pubblicazione della famosa psicanalista, un trattato complesso ma fondante della sua ricerca ancora in corso sulla “intersoggettività” che si opponeva alla interdipendenza.

L’esordio di Paolo sul suo personale orientamento alla psicanalisi derivato dalle compulsive letture scientifiche degli anni precedenti cedette il passo a un racconto frammentato, permeato da opprimenti riflessioni sul senso della vita e sulla sofferenza causata da un femminile pervasivo che gli impediva di liberare la sua energia e di poter finalmente esprimere la sua identità.

“Come le dicevo poco fa, ho molto studiato prima di prendere questa decisione. Ho letto i suoi libri e sono affascinato dal tipo di pensiero che li attraversa. Sento che solo una persona come lei può aiutarmi a uscire da questo groviglio in cui è precipitata la mia vita”.

Adesso gli occhi di Paolo erano fissi sul volto della psicanalista, interroganti e supplichevoli. Sotto le ascelle si allargavano due macchie di sudore.

“Capisco il problema, ma le devo subito dire che attualmente non ho la possibilità di accogliere la sua richiesta. Posso solo invitarla a un prossimo colloquio fra un anno”.

“Ma secondo lei ce la posso fare ad aspettare ancora così tanto?”, sussurrò Paolo, attonito per quella risposta.

“Ecco … la vede la dipendenza? Solo lei può sapere se ce la farà. Posso dirle che suo Io mi sembra abbastanza strutturato per resistere” fu il responso gentile ma fermo della dottoressa Monteverdi. “La segno per l’8 settembre del prossimo anno con un punto di domanda. Ci rivediamo l’anno prossimo”.

Ebbene, quel giorno del nuovo lunario era giunto, portando con sé l’unica certezza di un tempo meteorologico instabile e bagnato esattamente come l’anno precedente. Quell’interrogativo dell’ultima seduta restava ancora un mistero.

Silvia, a distanza di 12 mesi, aveva intrapreso un nuovo itinerario professionale che la allontanava in modo radicale dal setting psicanalitico, portandola ad esplorare un tipo di ricerca trascendente cui solo un numero limitato di persone poteva collaborare, a conclusione del tragitto terapeutico avvenuto con lei.

Immersa in questi pensieri, Silvia cercava fra sé e sé le parole giuste per fornire una spiegazione plausibile alle richieste di nuovi potenziali clienti, ben consapevole della possibilità di ferire una sensibilità già compromessa dagli eventi della vita. Pure, sul piano dell’evoluzione del suo pensiero, restava determinante il principio del fenomeno intersoggettivo, ovvero della felice condizione dell’esistere con l’altro senza bisogni, così come più volte aveva scritto:

“Quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa”.

In questo caso era il proprio bisogno di sentirsi libera a prevalere: la scelta era compiuta, si trattava di agire.

E fu lì, alle 15 e 15 in punto, che sentì il campanello squillare con un certo vigore.

La scena si ripeté come il 7 settembre dell’anno precedente, con la differenza che l’ombrello era già accomodato al suo posto, sul lato destro della porta.

Berretto impermeabile intriso d’acqua e borsa rigonfia pronta ad esplodere come il panciotto di un pingue commendatore richiamavano un’immagine già vista.

“Si ricorda di me?”, ancora sul limitare dell’uscio Paolo non disse nemmeno buongiorno.

“Certamente”, rispose la psicanalista, facendogli strada verso lo studio.

“Ho cercato di resistere con tutte le mie forze. La situazione non è cambiata dall’anno scorso, ma ho avuto fiducia nelle sue parole e quindi eccomi qui”. Le parole sgorgavano impetuose, liberate dalla lunga prigionia prescritta da quel bizzarro colloquio appartenente ormai al passato. Sogni, lacrime, disturbi psicosomatici, ire e intensa vita politica avevano riempito le pagine di un’esistenza complicata, ma adesso, finalmente, tutto poteva essere raccontato, descritto, analizzato, interpretato, compreso.

Dopo quindici minuti Paolo era già sul portone dell’ottocentesco palazzo milanese.

In tasca un biglietto da visita e nelle orecchie l’eco delle parole di congedo della dottoressa Monteverdi: “Le do il nominativo di un fidato collega che certamente potrà essere un ottimo compagno di viaggio nella sua ricerca di sé”.

Paolo, di nuovo bloccato su una soglia, sentì di portare l’intero peso del mondo sulle spalle e alzò gli occhi al cielo colmi di una sconsolata disperazione.

Contemporaneamente dalla finestra del terzo piano uno sguardo fissava un orizzonte più lontano.

Dietro quel branco di nuvole, ora spostato ad ovest, spuntava uno squarcio di azzurro.


CONNESSO A:

il concetto di INTERSOGGETTIVITA’ in SILVIA MONTEFOSCHI, anche alla luce di PAOLO CONTE in Bella di giorno (da Psiche), 5 novembre 2008

Silvia Montefoschi, L’ Uno e l’Altro. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico, Feltrinelli, 1977, p. 32-44

NOVELLI Mauro, La finestra di Leopardi. Viaggio nelle case dei grandi scrittori italiani, Feltrinelli, 2018. Indice del libro

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PEREC GEORGES, W o il ricordo d’infanzia (1975), Einaudi, 2018 | recensione in Doppiozero

recensione in

Testimoniare l’assenza | Doppiozero

Giuseppe Pontiggia, Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere, Belleville editore, 2017, p. 312

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PELLEGRINO MARCO, Silenzi e respiri del destino. Con un’ampia autobiografia, Youcanprint, 2017

 

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Silvia Montefoschi, L’ Uno e l’Altro. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico, Feltrinelli, 1977, p. 32-44

LUCA GRECCHI e UMBERTO GALIMBERTI, FILOSOFIA E BIOGRAFIA, Editrice Petite Plaisance

GRECCHI

VAI ALLA SCHEDA DELL’EDITORE e all’indice:

Editrice Petite Plaisance.

indice di filosofia e biografia

 

Video intervista di Maria Giovanna Farina a Edoardo Boncinelli, da http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/09/video-intervista-a-edoardo-boncinelli/

 

Emanuele Severino, “il RICORDARE è importante … “

Occorre cliccare sul triangolo bianco per vedere e sentire

In questo frammento Emanuele Severino parla della sua autobiografia IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, Rizzoli, 2011

… “soltanto se qualcosa è eterno può essere ricordato” …


Qui una mia presentazione del libro Il mio ricordo degli eterni:

CONVERSARE SULLA CENTRALITA’ DELLA FILOSOFIA PER IL NOSTRO TEMPO ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21. Audio ascoltati e Grafici:

https://antemp.com/2012/05/17/conversare-attraverso-la-voce-di-emanuele-severino-incontro-con-paolo-ferrario-como-15-maggio-2012-ore-21/

chi è REMO BODEI, profilo biografico tratto da Filosofi lungo l’ Oglio

Remo Bodei è professore di Filosofia presso la University of California (Los Angeles). Tra i massimi esperti delle filosofie dell’idealismo classico tedesco e dell’età romantica, si è occupato anche di pensiero utopico e di forme della temporalità nel mondo moderno. In una serie di lavori ha inoltre indagato il costituirsi delle filosofie e delle esperienze della soggettività tra mondo moderno e contemporaneo, pervenendo a una riflessione critica sulle forme dell’identità individuale e collettiva.

In estetica ha curato l’edizione dell’ Estetica del brutto di Johann Karl Friedrich Rosenkranz e ha analizzato in particolare concetti centrali come le categorie del bello e del tragico. Costante la sua attenzione per Sigmund Freud e gli sviluppi della psicoanalisi, per le logiche del delirio e per fenomeni in apparenza quotidiani ma sconvolgenti come l’esperienza del déjà vu. Filosofo di una ragione laica, sulla scia di Ernst Bloch, autore diAteismo nel cristianesimo, cerca di distillare anche nel teorico del compelle intrare, Agostino d’Ippona, le possibili linee di un ‘ordo amoris‘ capace di assicurarci quell’identità in cui, come vuole il Padre della Chiesa, saremmo noi stessi pienamente: dies septimus, nos ipsi erimus (il settimo giorno saremo noi stessi).

I suoi libri sono tradotti in molte lingue. Nel 1992 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa Sezione Saggistica. Inoltre, ha curato la traduzione e l’edizione italiana di testi di Hegel, Rosenkranz, Rosenzweig, Adorno, Kracauer, Foucault. Molti suoi lavori hanno per oggetto lo spessore e la storia delle domande che riguardano la ricerca della felicità da parte del singolo, le indeterminate attese collettive di una vita migliore, i limiti che imprigionano l’esistenza ed il sapere entro vincoli politici, domestici ed ideali.

Già in Scomposizioni (1987), affronta alcuni temi della genealogia dell’uomo contemporaneo e propone la metafora della geometria variabile per indagare le strutture concettuali ed espositive che, contraendosi o espandendosi sino a noi, orientano la percezione e la formulazione di problemi. La sua analisi dell’interazione di queste configurazioni mobili prosegue in Geometria delle passioni (1991) ed in Destini personali (2002) che hanno avuto rilevante successo di pubblico. Attualmente lavora sulla storia e sulle teorie della memoria. Nel 2001 gli è stata conferita la prestigiosa benemerenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Tra i suoi libri ricordiamo: Multiversum. Tempo e storia in Ernst Bloch, Napoli, Bibliopolis, 1979 (Seconda edizione ampliata, 1983); Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno, Torino, Einaudi, 1987; Ordo amoris. Conflitti terreni e felicità celeste, Il Mulino, Bologna 1991;Geometria delle passioni. Paura,speranza, felicità: filosofia e uso politico, Feltrinelli, Milano 1991; Le forme del bello, il Mulino, Bologna 1995; Il noi diviso. Ethos e idee dell’Italia repubblicana, Einaudi,Torino 1998; Le logiche del delirio Laterza, Roma-Bari 2000; Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze, Feltrinelli, Milano 2003; Una scintilla di fuoco. Invito alla filosofia, Zanichelli, Bologna 2005; Piramidi di tempo. Storie e teorie del «déjà vu», il Mulino, Bologna 2006; La filosofia nel Novecento, Donzelli, Roma, 2006; Se la storia ha un senso, Moretti & Vitali, Milano 2007;Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia, Bompiani,Milano 2008; La vita delle coseLaterza, Roma-Bari 2009; Ira. La passione furiosa. I 7 vizi capitali, il Mulino, Bologna 2011.

È Presidente del Comitato Scientifico del Consorzio per il Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo.

Scritto da Francesca Nodari

da Filosofi lungo l’ Oglio.

CONVERSARE SULLA CENTRALITA’ DELLA FILOSOFIA PER IL NOSTRO TEMPO ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21. Audio ascoltati e Grafici

All’origine di questa serata di conversazione c’è questo invito di Anna e Alessandro:

CIAO A TUTTI,

E’ NATO CON MOLTA SPONTANEITA’ IL DESIDERIO DI UN INCONTRO CON L’AMICO PAOLO FERRARIOAPPASSIONATO ESTIMATORE DEL FILOSOFO EMANUELE SEVERINO. CON ALESSANDRO ABBIAMO CONTEMPORANEAMENTE MATURATO L’INTERESSE DI INVITARLO NEL NOSTRO GRUPPO A TESTIMONIARCI IL SUO  TIPO DI APPROCCIO CON LA FILOSOFIA.

L’INCONTRO, SECONDO NEL MESE , E’ PROPOSTO PER MARTEDI’ 15 MAGGIO ALLE H.21.00, A CASA MIA.

L’OCCASIONE E’ PARTICOLARE DATA LA MOLTEPLICITA’ D’INTERESSI, LA CURIOSITA’ E LA RICERCA DI TIPO ESISTENZIALE DELL’AMICO PAOLO.

PREMESSA
Per dare subito l’idea dei TEMI DI FONDO e del LINGUAGGIO ho proposto questo suo frammento di testo:
E’ quindi inevitabile che, da che nasce, l’uomo avverta come prioritario l’andare alla ricerca di un Rimedio, di un Riparo che gli consenta di sopportare o addirittura di vincere l’angoscia, la sofferenza, la morte. Nascere è avvertirle da subito, sia pur confusamente. Lo scopo essenziale, fondamentale di ogni forma di civiltà e di cultura è il continuo potenziamento del Riparo. Ogni gesto, azione, pensiero, affetto della vita quotidiana è sin dalla nascita un’espressione della volontà di essere al Riparo, cioè della volontà di potenza e di salvezza. Anche un bambino che un pomeriggio dalla luce grigio-previnca che precede il temporale sta sotto al tavolo grande della cucina ad aspettare un estraneo si sta mettendo a quel Riparo.
da Emanuele Severino, IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, autobiografia, Rizzoli, 2011, pag.49/50
La conversazione si è sviluppata attraverso questi punti-chiave:
Tonalità “affettiva” della serata: un comune atteggiamento di ricerca
• Il mio personale rapporto con il pensiero di Emanuele Severino e, dunque con la filosofia: l’esperienza di un “prevecchio”, senza una formazione liceale
Chi è Emanuele Severino (o, come direbbe lui, “chi crede di essere”)
• La via più facile per la ricerca:
–la voce, i video, gli audio
–L’autobiografia IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI. Rizzoli, 2011
La lezione di Pistoia, 2010
Cosa è la “filosofia” e perché è cruciale per le persone e per i popoli
cosa si può apprendere:
– un metodo rigoroso
– la ricerca del “sottosuolo della storia” (la “struttura”)
– ciò che caratterizza la vita delle persone singole e dei popoli lungo l’arco di tempo che va  dall’antica Grecia a oggi e al futuro…
CHI E’ EMANUELE SEVERINO
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Un esempio di metodo: l’affabilità nello stabilire il rapporto con coloro che ascoltano ed il rigore nell’uso delle parole:

 

COSA E’ LA FILOSOFIA E
LA SUA CRUCIALITA’ PER LA VITA DELLE PERSONE E DEI POPOLI
 ascolta:
 ascolta:
ascolta:
Nella lingua greca “thauma” rimanda a qualcosa di minaccioso, di inquietante
Omero, ad esempio, descrive Polifemo come “un mostro che incita paura (thauma)”.
Questa parola greca, che Aristotele pone all’inizio della filosofia,
sta a significare anzitutto
– lo sgomento ancestrale nello scoprire il divenire di tutte le cose,
– la paura di fronte alla consapevolezza che il mondo, e noi con lui, è sottoposto ad un ciclo continuo di nascita e di morte,
– la volontà di trovare un rimedio alla fine, al nostro scivolare nel nulla.

DISCUSSIONE

Abbiamo parlato di:

RIMEDIO

FEDE E FILOSOFIA

delle ragioni del suo allontanamento dalla Università Cattolica

del rapporto di “anima” con la moglie Esterina

CONCLUSIONE

Con bellissima voce e dizione, una componente del gruppo ha letto l’inizio del libro IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI

Infine ci siamo salutati e detti che, forse, ci sarà un altro incontro.

In futuro

CONVERSARE ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21

ECCO, PAOLO, E’ TUTTO MOLTO SEMPLICE E MOLTO SPONTANEO. TUTTI , ANCHE I TITUBANTI PER CARATTERE, MI HANNO RISPOSTO CON UN SI’ DECISO!
SCUSAMI SE NON TE L’HO MANDATO SUBITO, NON HO DATO IMPORTANZA ALLA MIA COMUNICAZIONE MA AL TUO INTERVENTO/TESTIMONIANZA.
CIAO,
4.O5.’12
CIAO A TUTTI,
E’ NATO CON MOLTA SPONTANEITA’ IL DESIDERIO DI UN INCONTRO CON L’AMICO PAOLO FERRARIO, APPASSIONATO ESTIMATORE DEL FILOSOFO EMANUELE SEVERINO.
CON … ABBIAMO CONTEMPORANEAMENTE MATURATO L’INTERESSE DI INVITARLO NEL NOSTRO GRUPPO A TESTIMONIARCI IL SUO  TIPO DI APPROCCIO CON LA FILOSOFIA.
L’INCONTRO, SECONDO NEL MESE , E’ PROPOSTO PER MARTEDI’ 15 MAGGIO ALLE H.21.00, A CASA MIA.
L’OCCASIONE E’ PARTICOLARE DATA LA MOLTEPLICITA’ D’INTERESSI, LA CURIOSITA’ E LA RICERCA DI TIPO ESISTENZIALE DELL’AMICO PAOLO.
PER RAGIONI ORGANIZZATIVE VI CHIEDO DI DARMI LA VOSTRA RISPOSTA ENTRO IL 2 DI MAGGIO IN OCCASIONE DEL NOSTRO PROSSIMO INCONTRO.
Vi ndico, di seguito, il link di Paolo Ferrario, in caso voleste visitarlo:
.
  chi “credo” di esserePaolo Ferrario (1948 – ), NON pensionato
Per contatti internettiani: Twitter  –  Linkedin  –  FaceBook

 CHIUDO QUESTO INVITO CON UNA PAROLA ”CHIAVE” ADATTA AD ENTRARE UN POCO NEL MONDO DEL LINGUAGGIO DI SEVERINO, SELEZIONATA  DA PAOLO  PER NOI:       

…………..     E’ quindi inevitabile che, da che nasce, l’uomo avverta come prioritario l’andare alla ricerca di un Rimedio, di un Riparo che gli consenta di sopportare o addirittura di vincere l’angoscia, la sofferenza, la morte. Nascere è avvertirle da subito, sia pur confusamente.

Lo scopo essenziale, fondamentale di ogni forma di civiltà e di cultura è il continuo potenziamento del Riparo. Ogni gesto, azione, pensiero, affetto della vita quotidiana è sin dalla nascita un’espressione della volontà di essere al Riparo, cioè della volontà di potenza e di salvezza. Anche un bambino che un pomeriggio dalla luce grigio-previnca che precede il temporale sta sotto al tavolo grande della cucina ad aspettare un estraneo si sta mettendo a quel Riparo.

Emanuele Severino, IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, autobiografia, Rizzoli, 2011, pag.49/50

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