DARIO FO, … ha trascorso tutta la vita a nascondere la sua gioventù da mussoliniano e aderente alla repubblica di Salò per trasformarsi poi, guarda un po’, in un partigiano della prima ora e terrorista e killer morale di Calabresi, firmatario di ogni nefando manifesto della congrega di quelli che giocavano a fare i rivoluzionari e mandavano i ragazzi a sparare per le strade e demagogo e masaniello e grillino …, articolo di Diego Minonzio in La Provincia, 16 ottobre 2016

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La questione del passato “mussoliniano” di Dario Fo si riferisce alla sua adesione, da giovanissimo, alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) tra il 1944 e il 1945. [1, 2]

Ecco i punti chiave per inquadrare questa vicenda storica e biografica:

1. L’arruolamento nella RSI

Nel 1944, all’età di 18 anni, Fo si arruolò come volontario nel battaglione paracadutisti “Mazzarini” della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). Questo fatto è stato al centro di lunghe polemiche politiche, poiché Fo è stato per decenni un simbolo dell’intellettuale di sinistra e dell’antifascismo militante. [2, 3, 4, 5, 6]

2. La difesa e le motivazioni

Dario Fo ha fornito diverse spiegazioni nel tempo riguardo a quella scelta:

  • Per non essere deportato: Ha dichiarato di essersi arruolato per evitare la deportazione in Germania o per proteggere le attività antifasciste della sua famiglia (il padre era un ferroviere impegnato nel soccorso ai partigiani).
  • Errore di gioventù: Molti sostenitori, incluso il figlio Jacopo, hanno descritto l’episodio come un “errore di gioventù” in un periodo di estrema confusione storica, sottolineando come la sua intera opera successiva sia stata dedicata a valori opposti. [7, 8, 9]

3. La controversia giudiziaria

La vicenda emerse pubblicamente negli anni ’70. Nel 1978, Fo querelò per diffamazione il direttore del settimanale Nord Milano, che lo aveva definito “repubblichino”. Il tribunale di Varese, tuttavia, assolse il giornalista, stabilendo che l’arruolamento di Fo nella RSI era un fatto storico accertato e che non era stato forzato, ma volontario. [2, 4, 10, 11, 12]

4. Intellettuali e il “trapasso”

Dario Fo non fu l’unico intellettuale italiano a passare dalle fila del fascismo o della RSI a posizioni comuniste o progressiste dopo la guerra (un fenomeno che coinvolse figure come Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari e Indro Montanelli). [1, 13]

In sintesi, sebbene Fo sia universalmente ricordato come un autore e attivista di sinistra (fino all’appoggio al Movimento 5 Stelle negli ultimi anni), il suo trascorso a Salò rimane una parte documentata della sua biografia che ha alimentato critiche sulla sua coerenza politica. [5, 14, 15, 16]

[1] https://www.youtube.com

[2] https://www.pmli.it

[3] https://www.ilgiornale.it

[4] https://www.storiaverita.org

[5] https://www.fratelli-italia.it

[6] https://www.gavinoguiso.it

[7] https://www.rifondazione.it

[8] https://www.facebook.com

[9] https://www.ilfattoquotidiano.it

[10] https://www.informazionecorretta.com

[11] https://www.pmli.it

[12] https://www.rifondazione.it

[13] https://www.facebook.com

[14] https://www.museodelcomunismo.it

[15] https://www.ilfattoquotidiano.it

[16] https://www.feltrinellieditore.it


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3 commenti

  1. Dario Fo ha avuto anche altri tratti molto criticabili. Ma l‘articolo che lo condanna come doppiogiochista e violento mi suona infame. Ritengo non sia neppure utile replicare sui singoli punti. Cristina Pennavaja

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