Carlo Rivolta interpreta: Platone, Apologia di Socrate 

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Carlo Rivolta interpreta: Platone, Apologia di Socrate 

Il significato della morte

Consideriamo anche da questo lato il fatto che c’è molta speranza che il morire sia un bene. In effetti, una di queste due cose è il morire: o è come un non essere nulla e chi è morto non ha più alcuna sensazione di nulla; oppure, stando ad alcune cose che si tramandano, è un mutamento e una migrazione dell’anima da questo luo­go che è quaggiù ad un altro luogo . Ora, se la morte è il non aver più alcuna sensazione, ma è come un sonno che si ha quando nel dormire non si vede più nulla neppure in so­gno, allora la morte sarebbe un gua­dagno meraviglioso. Infatti, io riten­go che se uno, dopo aver scelto questa notte in cui avesse dormito così bene da non vedere nemmeno un sogno, e, dopo aver messo a confronto con questa le altre notti e gli altri giorni della sua vita, dovesse fare un esame e dirci quanti giorni e quante notti ab­bia vissuto in modo più felice e più piacevole di quella notte durante tut­ta la sua vita; ebbene, io credo che costui, anche se non fosse non solo un qualche privato cittadino, ma il Gran Re, troverebbe lui pure che que­sti giorni e queste notti sono pochi da contare rispetto agli altri giorni e alle altre notti. Se, dunque, la morte è qualcosa di tal genere, io dico che è un guadagno. Infatti, tutto quanto il tempo della morte non sembra essere altro che un’unica notte.

Invece, se la morte è come un partire di qui per andare in un altro luogo, e sono vere le cose che si raccontano, ossia che in quel luogo ci sono tutti i morti, quale bene, o giudici, ci potrebbe essere più grande di questo? Infatti, se uno,giunto al­l’Ade, liberatosi di quelli che qui da noi si dicono giudici, ne troverà di veri, quelli che si dice che là pronun­ciano sentenza: Minosse, Radamante, Eaco, Trittolemo e quanti altri dei se­midei sono stati giusti nella loro vita”; ebbene, in tal caso, questo passare nell’aldilà sarebbe forse una cosa da poco?

E poi, quanto non sarebbe dispo­sto a pagare ciascuno di voi, per stare insieme con Orfeo e con Museo, con Omero e con Esiodo?

Per quello che mi riguarda, sono disposto a morire molte volte, se questo è vero. Infatti, per me, sarebbe straordinario tra­scorrere il mio tempo, allorché mi incontrassi con Palamede, con Aiace figlio di Telamonio e con qualche altro degli antichi che sono morti a causa di un ingiusto giudizio, metten­do a confronto i miei casi con i loro ! E io credo che questo non sarebbe davvero spiacevole.

Ma la cosa per me più bella sarebbe sottoporre ad esame quelli che stanno di là, interrogandoli come facevo con questi che stanno qui, per vedere chi è sapiente e chi ritiene di essere tale, ma non lo è.

Quanto sarebbe disposto a pagare uno di voi, o giudici, per esaminare chi ha portato a Troia  il grande esercito, oppure Odisseo o Sisifo e altre innumerevoli persone che si possono menzionare, sia uomini che donne?

E il discutere e lo stare là insieme con loro e interrogarli, non sarebbe davvero il colmo della felicità?

E certamente, per questo, quelli di là non condannano nessuno a morte. Infatti, quelli di là, oltre ad essere più felici di quelli di qua, sono altresì per tutto il tempo immortali, se sono vere le cose che si dicono.

Messaggio conclusivo di Socrate e commiato

Ebbene, anche voi, o giudici, biso­gna che abbiate buone speranze da­vanti alla morte, e dovete pensare che una cosa è vera in modo particolare, che ad un uomo buono non può capitare nessun male, né in vita né in morte. Le cose che lo riguardano non vengono trascurate dagli dèi.

E anche le cose che ora mi riguar­dano non sono successe per caso; ma per me è evidente questo, che ormai morire e liberarmi degli affanni era meglio per me.

Per questo motivo il segno divino non mi ha mai deviato dalla via seguita.

Perciò io non ho un grande rancore contro coloro che hanno votato per la mia condanna, né contro i miei accu­satori, anche se mi hanno condannato e mi hanno accusato non certo con tale proposito, bensì nella convinzio­ne di farmi del male.E in ciò meritano biasimo.

Però io vi prego proprio di questo. Quando i miei figli saranno diventati adulti, puniteli, o cittadini, procuran­do a loro quegli stessi dolori che io ho procurato a voi, se vi sembreranno prendersi cura delle ricchezze o di qualche altra cosa prima che della virtù.

E se si daranno arie di valere qual­che cosa, mentre non valgono nulla, rimproverateli così come io ho rim­proverato voi, perché non si danno cura di ciò di cui dovrebbero darsi cura, e perché credono di valere qual­che cosa, mentre in realtà non valgo­no niente.]

Se farete questo, avrò ricevuto da voi quello che è giusto: io e i miei figli.

Ma è ormai venuta l’ora di andare: io a morire, e voi, invece, a vivere.

Ma chi di noi vada verso ciò che è meglio, è oscuro a tutti, tranne che al dio.

Platone, Apologia di Socrate


In: Platone, Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale, Rusconi, 1991, p. 44-46

Gigi Proietti recita “Ninna nanna della guerra” di TRILUSSA

Ninna nanna della guerra

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello:
fa la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

in memoria dei 100 anni dalla nascita di PIER PAOLO PASOLINI (5 marzo 1922-2 novembre 1975). Articoli a cura di Pietro Berra: Il treno Pasolini nell’anima dell’ Italia; Nei dialoghi coi lettori il mondo di domani , di Giuseppe Battarino; Una poetica forte dalla pagina ai film , di Maurizio Cucchi; Un grande eretico non fatelo santo, di Massimo Bubola; Il Pasolini lombardo da Milano al Lario, di Flavio Santi; La Roma violenta raccontata dal basso, di Fabrizio Fogliato; Polemista senza dogmi, di Giovanna Gastel. In l’Ordine/La Provincia 27 febbraio 2021

articoli letti in formato cartaceo

cerca in:

https://ordine.laprovinciadicomo.it/

Biografia di DINO CAMPANA, Audio in Mangiafuoco sono io, Radio 1, 27 febbraio 2022

VAI A:

https://www.raiplaysound.it/audio/2022/02/Mangiafuoco-sono-io-del-27022022-be81b5ae-c7b0-45cd-910d-2f773c79f087.html

Podcast del programma MANGIAFUOCO SONO IO, Rai Radio 1

Rai Play Sound: LIBRI E LETTERATURA

VAI A:

https://www.raiplaysound.it/generi/Libri-e-letteratura-87276922-178a-4e03-a66d-f77819078aea.html

La Fra – video su YouTube

Ciao a tutti ragazzi, benvenuti, io sono La Fra!Questo canale nasce dalla mia passione per il mondo video ludico, ma in particolare per la saga di Metal Gear Solid. Nel 2017 ho infatti deciso di iniziare a produrre dei video di approfondimento del lavoro di Hideo Kojima con l’intento di realizzare quella che si potrebbe definire un’enciclopedia della saga. Più recentemente ho iniziato a dilettarmi in serie di gameplay, sia su Metal Gear, che su altri titoli: esplorando le playlist potrete trovare serie di gameplay dedicate.Recentemente, ho iniziato ad espandermi trattando analisi di personaggi del mondo anime, del cinema e tanto altro. Insomma, tutto ciò che mi appassiona!

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Francesca ZUCCATO, Delivery Dreams. La leggenda del chakra bianco, Triskell Edizioni, 2022, p. 310. Intervista di Federica Rossi, in La Provincia, febbraio 2022

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Delivery Dreams – Francesca Zuccato – Triskell Edizioni

INFORMAZION I IN RETE SU QUESTO LIBRO:

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A Rantan, decadente metropoli nel deserto, esseri umani e Volpi vivono separati, odiandosi e temendosi a vicenda. La vita scorre fra la violenza e la paura del diverso e i bambini vengono separati alla nascita a seconda della specie di appartenenza. Ma qual è allora il posto giusto per una creatura nata nel mezzo?

Kit, un diciassettenne schivo e solitario, non ha mai compreso la sua vera natura. Grazie al suo potere può vedere le shine, immagini di chakra prodotte dai sentimenti e dai pensieri degli esseri umani. Alla disperata ricerca di sé stesso, Kit passa le nottate a lavorare come corriere per la Daruma Express osservando il mondo da dietro una maschera e nascondendo la sua vera identità.

Presto però, qualcosa di strano inizierà a rompere il precario equilibrio che umani e Volpi hanno faticosamente instaurato. Con l’aiuto di Cho, una misteriosa bambina dagli strani poteri e Koinu, un goffo ma ardito poliziotto, Kit scoprirà di essere l’unico in grado di salvare la città e cambiare per sempre le cose.

Byung – CHUL HAN, con 24 illustrazioni di Isabella Gresser, Elogio della TERRA. Un viaggio in GIARDINO, Nottetempo edizioni, 2022. Indice del libro

Umberto GALIMBERTI si racconta, 7 video youtube, 1991/1993

Filosofi apologeti della guerra: HEGEL, DE MAISTRE, PROUDHON, JUNGER, QUINTON. Articolo di Nunzio Dell’Erba in La Ragione, febbraio 2022

SELLARS John, Sette brevi lezioni sull’epicureismo. Epicuro e l’arte della felicità, Einaudi, 2022. Indice del libro

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Con incredibile chiarezza John Sellars ci spiega i fondamenti dell’epicureismo, arrivando all’essenza di un pensiero filosofico che ha molto da insegnare al nostro presente. Di cosa abbiamo bisogno per vivere una vita felice? Duemila anni fa, a questa domanda il filosofo greco Epicuro aveva risposto: abbiamo bisogno del piacere. Detta cosí sembra una conclusione semplice. Forse perché oggi l’aggettivo «epicureo» viene associato al buon cibo, al buon vino e alla bella vita; ma in verità gli insegnamenti di Epicuro andavano un po’ piú in profondità. L’obiettivo era piuttosto il benessere mentale e l’assenza del dolore. Per essere epicurei è necessario imparare ad avere a che fare con la morte e al centro di una vita epicurea c’è l’amicizia e la cura delle relazioni con le persone intorno a noi. In poche parole una vita tranquilla. Difficile ma non impossibile.

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Romanzo storico: 10 libri da leggere – ilLibraio.it

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Romanzo storico: 10 libri da leggere assolutamente – ilLibraio.it

Umberto Galimberti: ” … La cultura greca non pone l’uomo al vertice del creato come invece lo concepisce la tradizione giudaico-cristiana, ma ritiene che …”, in D – La repubblica delle donne, 12 febbraio 2022

Friedrich Schelling (1775-1854), L’ARTE COME SINTESI TRA SOGGETTO E OGGETTO

Qual è l’attività spirituale che può riuscire a cogliere questa sintesi fra
soggetto e oggetto verso la quale la Storia tende?

L’attività dello spirito che può cogliere questa sintesi di soggetto e oggetto non è la filosofia, ma è l’arte. È solo
con l’arte che l’uomo può riuscire a cogliere l’assoluto.

Questo perché l’assoluto, come abbiamo visto, è identità totale fra soggetto e oggetto; quindi ogni attività intellettuale che separi e distingua non può cogliere questa identità totale.

 La filosofia può cogliere i due principi dell’assoluto come separati, ma non può cogliere
l’assoluto come tale; questo perché il ragionamento filosofico per sua natura porta a
separare, a distinguere, ad analizzare le diverse componenti dell’essere, quindi non
è in grado di “vedere” l’assoluto come assoluto, può solo coglierlo dal punto di vista
teoretico.

Ma questo punto di vista teoretico è un’attività intellettuale che è riservata
solamente ai filosofi di mestiere e non può essere compresa dalla coscienza
comune.
L’arte invece può cogliere questa identità assoluta perché l’artista coglie,
raggiunge, capisce l’assoluto non attraverso un’attività separante, distinguente,
tipica di qualsiasi attività intellettuale e filosofica, ma attraverso un’intuizione
immediata, totale, diretta, cioè un atto intellettuale che non ha gradini, né
mediazioni.

Nella Storia questa intuizione artistica si realizza concretamente; il
grande artista è sempre un grande interprete della sua epoca storica. Inoltre l’opera
d’arte si rivolge in maniera più diretta e allargata al grande pubblico e rende
possibile, dal punto di vista intellettuale, la contemplazione dell’assoluto da parte
della coscienza collettiva. In questo senso l’arte diventa un organo della filosofia,
anzi l’organo supremo della filosofia.
Ma è nella stessa attività artistica, cioè nell’atto della creazione di un’opera d’arte,
che esiste già questa unità assoluta di io e non-io. L’artista, nel suo operare
creativo, crea in modo conscio e inconscio nello stesso tempo; conscio perché
l’artista possiede una tecnica artistica, frutto di anni di studio, che egli applica in
modo cosciente nell’atto creativo. Inconscia perché qualsiasi opera d’arte e
qualsiasi artista non possono non essere condotti da una ispirazione (Schelling la
chiama poesia), che fa sì che l’opera d’arte stessa non sia il freddo prodotto di una
tecnica razionale portata avanti solamente con il raziocinio.

La poesia anima dall’interno il prodotto artistico, dotandolo di vitalità e di naturalità. Nell’arte, inoltre, si manifesta quell’identità di libertà e necessità che è il punto di arrivo di tutto il
movimento dell’essere; questo avviene tramite la figura dell’artista e del suo
operare artistico. La testimonianza stessa dei grandi artisti ci comunica come la
genesi di una grande opera d’arte sia il frutto di un grande travaglio interiore al
quale l’artista viene sottoposto. Egli si sente soggetto all’azione di forze e impulsi
interiori contrastanti che lo spingono ora in una direzione ora in un’altra, anche
contro la sua volontà. Mano a mano che l’opera d’arte cresce e si sviluppa
concretamente, l’intenzione dell’artista da inconscia diventa sempre più conscia e in
questo modo le due componenti dell’agire umano, libertà e necessità, vengono a
coincidere.

leggi anche:

Come è fatto l’Assoluto e chi lo può esprimere per Schelling?

https://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaS/schelling4.htm

https://www.skuola.net/filosofia-moderna/schelling.html

MERLIN DEFANTI Stella, Instant latino. Il corso facile e divertente che renderà questa lingua più viva che mai, Gribaudo editore, 2022. Indice del libro

Roberta De Monticelli, LETTERA A EMANUELE SEVERINO INTORNO A UNA – ETERNA – LEZIONE

Roberta De Monticelli, filosofo ed accademica italiana.

LETTERA A EMANUELE SEVERINO INTORNO A UNA – ETERNA – LEZIONE

Caro professore, se l’essere nella Gioia, come spero, le consente di ricevere qualche lettera senza che la Gioia sia interrotta dalla noia di leggerla, lasci pure che questa mia si depositi come foglia, soffio, ombra, umana illusione, fiato di voce o scintillio d’inchiostro là dove i più fra noi, tardi di mente e innamorati del visibile, stoltamente dimorano: nel Cerchio dell’Apparenza.
Non turberà l’eternità dell’esser suo, caro professore, questo cicaleccìo di una collega invisibile, sì, proprio quella dell’aula accanto, quella del giovedì. O forse era martedì? Che cosa conta, e chissà mai perché poi avevamo quest’abitudine di onorare gli orari di lezione, questa conformistica, veramente illogica acquiescenza alla misurazione di ciò che non esiste, il tempo. Lei poi arrivava puntualissimo, molto più di me. Ben me ne accorgevo ogni volta che la folla dei suoi allievi in festosa attesa faceva barriera davanti a tutte le porte dello stretto corridoio su cui si aprivano le nostre aule, e i quattro gatti della mia classe e io restavamo bloccati per un pezzo, prima di entrare, con loro e mio rimpianto, nell’auletta degli esercizi di fenomenologia, piena di controversie e dubbi, invece che nella luce dell’incontrovertibile. Dove per due ore quelle menti giovinette e incerte, anzi certamente scosse da ogni sorta di amore e di terrore, si sarebbero spalancate alla ben rotonda verità dell’Essere, indefettibile e immobile: che sarebbe fluita senza interruzione alcuna dalle sue labbra, nel più religioso silenzio.
Lei cominciava col ben disporle, le menti, al saldissimo fondamento dell’epi-steme – diceva così, mi arrivava il suono della sua voce che inesorabilmente spezzava la parola greca, sapientemente appoggiando, con la pausa, la voce alla solidità di ciò che sta. Il sapere che sta, e non importa dove e come. Di là dalla parete, sentivo l’ombra di Socrate, smarrita, emergere come un fantasma da quella lineetta, da quella pausa che spezzava la parola, e come in un grido afono, beckettiano articolare con la bocca muta parole simili a sospiri: conoscenza… opinione vera e… giustificata… le ragioni, vi prego, le ragioni… Le ragioni per dirlo. L’evidenza per riconoscere che è vero – fino a prova contraria. Altro che stare. Quelli che stavano lì, immobili, ierocratici, erano i dignitari immensi della statuaria babilonese; a me veniva in mente ogni volta la stazione centrale di Milano, e certo subito ne arrossivo. In Grecia erano mobilissimi anche gli dei, invece, pieni di bizze e voglie, di splendori e di furia e di grazia, come i ragazzi e le ragazze che lei sapeva affascinare e render muti – come in un’estasi iniziatica.
Così, una volta che la mia lezione cominciava più tardi, l’ardente desiderio mi prese – chissà, l’invidia – di carpire il segreto di quel fascino. E assistetti alla mirabile dimostrazione “parmenidea” dell’impossibilità di far domande, con cui quel giorno si apriva il suo corso. E fremetti anche io dall’ammirazione, caro professore. Con quella voce così musicale, e insieme ieratica, quella sì, come se non si svolgesse affatto nel tempo: «Chi domanda è evidentemente nella non-verità. Ma dall’essere nella non-verità non c’è via all’essere nella verità. [Pausa]. Non c’è via. Per la contraddizione, che non la consente». Come invidiai questo modo così suadente di trasformare in un silenziatore il paradosso platonico della conoscenza, quello che introdusse nella nostra mente e nella nostra storia l’idea della ricerca, l’idea più sconvolgente e più controvertibile! Anzi controversa, al punto che bisognò morire, con Socrate, e mica una volta sola, perché l’idea vivesse, e la ricerca pure, e da questo sfacciato parricidio, da questa insolente perplessità che obietta alla ben rotonda verità dell’Essere, nascessero, come in una cosmogonia esiodea, la Disputa e l’Argomentazione, il Dubbio e la Scoperta, il disprezzo del sentito dire e la gioia del vedere, e la veglia e la critica, e il demone giocoso eppure serissimo della ragione.
Che non è affatto una dea barricadiera e neppure una prosopopea della storia, ma solo l’irriguardosa, umile, ridente e dolente giovinezza dell’età adulta, quando ancora ha freschezza e speranza per dire, ad esempio: “No, a nessun prezzo mi si imporrà questo, piuttosto morire”; oppure “E perché no? Perché mai le cose non dovrebbero avvenire così, anche se non le vedo ancora? Perché mai, contro la tesi di un famoso professore italiano del Novecento, il possibile non dovrebbe essere tale, cioè forse vero, anche se non lo vedo?”. La filosofia, mi dicevo, non è che questo doppio ricciolo interrogativo, l’essere disposti a chiedere e dare ragione di ciò che si dice e di ciò che si fa, o di ciò che ci viene detto o imposto: e la Ragione non è affatto soltanto nostra natura, anzi! È una disponibilità, non una disposizione: si risveglia soltanto con la libertà. E ancor meno somiglia, la Ragione, a quella sorta di indomabile potenza della storia che lei, professore, e il suo predecessore tedesco chiamavate “la Tecnica”. Per carità, quel suo predecessore sì che era pericoloso: il suo, di Essere, odorava lontano un miglio di Blut und Boden.
Della tecnica invece continuavamo a servirci ogni volta che dovevamo compilare i registri elettronici, e meno male, con tutti gli allievi che aveva. Per non parlare poi del sollievo di evitare i denti strappati dalle gengive deste e sanguinanti… (mi perdoni, la natura femminea si distrae sovente in pensieri banali). Che poi, se anche sostituissimo a questo nome, “la Tecnica” (preferito nei suoi elzeviri), uno degli altri e numerosi nomi divini di quella potenza assoluta che ci destina a questo e quell’altro (il Destino dell’Occidente, il Capitalismo, il Potere, il Denaro), cambierebbe poco. Sospetto che quello che le Sue parole inducevano nell’anima dei suoi ascoltatori e lettori fosse una specie di rilassamento – in tedesco mistico si dice Gelassenheit – o meglio un gesto di virtuale auto-destituzione del soggetto morale in noi, un abbandono della responsabilità. Un gesto ben nascosto dietro l’ombra della macchinazione universale che di tutto ha colpa, e libera da ogni responsabilità nell’uso delle parole noi intellettuali, giornalisti, politici, professori, studenti, pensionati… Tutti noi operai del linguaggio.
Insomma, a pensarci bene, anche questa destituzione in noi dell’agente razionale e morale, sensibile e responsabile, era un atto di libertà – peccato, però, che fosse nella direzione della più perfetta sottomissione. Sarà per questo che i suoi ragazzi amavano tanto anche Spinoza? Libertà come inchino alla necessità? Curioso equivoco, a leggere l’autore del Trattato teologico-politico e il teorico della democrazia! Ma non divaghiamo.
Perché la ragione, appunto, o meglio il suo esercizio, è una libera disposizione, cui si può spavaldamente rifiutarsi o che pavidamente si può lasciar sopire: e fatica comunque a liberarsi come il ragazzo fatica a diventare adulto. Così che molti, nei tempi antichi e in quelli moderni, negli imperi dispotici e nelle comunità tribali, consigli di facoltà compresi, nelle città ierocratiche e in quelle demagogiche, responsabili di sé e di fronte al vero non lo diventano mai, e vivono di fake news e di costumi consortili. Per questo, caro professore, è un vero peccato zittire Socrate in culla, e farlo rimangiare da Parmenide, come da un Crono divoratore dei propri figli: perché proprio da quella fessura nella ben rotonda compattezza dell’Essere, dalla possibilità del non essere, è nata la fragile bellezza della nostra mente, la sua umiltà di fronte all’inesauribile vero e la sua fierezza di consentire – o no – alla legge. Per quella fessura è passato il doppio palpito della civiltà, il cuore pratico e quello teorico del nostro domandare ragione, cioè, infine, l’etica e la logica, la democrazia e la scienza. Che passando da quella fessura si sono lentamente fatte largo, in mezzo alle tragedie dei millenni.
Perdoni, professore, sento che la sua eterna essenza oppone un cortese ma fermo diniego all’opinione che Socrate per la dolente e felice fessura del parricidio, perché di lì passasse il possibile senso e valore della vita umana, morì proprio. Come morirono molti e molti altri suoi discendenti. Quella volta, finita la lezione, lei, con la sua grande e signorile cortesia, e dopo un baciamano galante che mi spense subito in gola ogni obiezione e mi accese un sorriso di gratitudine, mi accompagnò nel corridoio, fra due ali di giovinetti plaudenti, e c’era anche qualche dame à chapeau che mi lanciò un’occhiata di invidia. Che vuole, il suo fascino ammutolì anche me, e così mi rimangiai questa lunga obiezione che per tutta la lezione avevo rimuginato. E so che non è affatto troppo tardi per rivolgerla ora alla sua essenza eterna, dal di qua al di là del cerchio delle apparenze. Poco importa, su questo sono d’accordo con lei. Continuerà, col suo sorriso (tout just un peu compatissant, comme c’est le cas avec une dame) a lasciarmi disputare con lei, con parole sempre più affannate – come ho fatto tutta la vita.

Emanuele Severino citazioni su: POIESIS; LUOGO DI DOMINIO; TEMPO; ENTE

1. PlatoneSimposio, pf. 205: Ogni atto per cui una cosa passa dal non essere all’essere: creazione (poiesis, pro-duzione, portare alla presenza):

2. “l’elemento decisivo del pensiero greco è l’apertura del mondo inteso come luogo dove le cose escono e ritornano nel nulla, quindi come luogo di dominio” (E. Severino, Intervista, “Lotta Continua”, 09.03.1980);

3. “Il concetto fondamentale di tempo, anche se la scienza e la cultura occidentali non se ne rendono perfettamente conto, è quello in cui ’le cose hanno a che fare con il senso dell’essere e del niente’ illuminato dall’ontologia greca. Il tempo è la nientificazione delle cose: il loro uscire e ritornare dal niente (E. Severino,cit.);

4. “Per gli abitatori del tempo … l’ente è ciò che esce e ritorna nel niente. Quando non ne era ancora uscito era un niente; quando vi ritorna è daccapo un niente. Ma solo perché l’ente è nel tempo – cioè solo perché l’ente è pensato e vissuto come un niente – può sorgere il progetto di guidare l’oscillazione dell’ente tra l’essere e il niente. Solo sul fondamento del tempo è possibile il dominio dell’ente. E, nell’apertura del tempo, la nascita del progetto di dominio e di sfruttamento dell’ente non solo è possibile, ma è inevitabile” (E. Severino, “Gli abitatori del tempo”, Roma 1978, p. 31).

Mariella Marchetti, intervista a Vincenzo Guarracino, autore del libro: Giacomo LEOPARDI, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani, a cura di Vincenzo Guarracino | La Nave di Teseo, 2021.

INTERVISTA A VINCENZO GUARRACINO:

https://www.lacittadisalerno.it/cultura-e-spettacoli/guarracino-leopardi-un-canto-oltre-l-infinito-1.2570673?fbclid=IwAR0HVR9A_UtbTN3B_q-_VZgakL3QxAHZVMwB9s2BTm0fxreaioy36rPGRPM

DUNCAN Dennis, INDICE, storia dell’, dai manoscritti a Google, l’avventurosa storia di come abbiamo imparato a orientarci nel sapere, Utet, 2022. Indice del libro

alle radici della parola RICORDARE: recŏrdari, re-, cordis «cuore»

TRACCE e SENTIERI

ricordare v. tr. [lat. recŏrdari, der., col pref. re-, di cor cordis «cuore», perché il cuore era ritenuto la sede della memoria]

VAI ALLA SCHEDA ETIMOLOGICA IN:

https://www.treccani.it/vocabolario/ricordare/

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SAFRANSKI Rudiger, Il tempo. Che cos’è e come lo viviamo, Keller editore, 2021. Indice del libro

LOGOS, di Leone TONDELLI – Goffredo COPPOLA – Guido CALOGERO – Leone TONDELLI – in Enciclopedia Italiana

Voce greca, λόγος, il cui significato oscilla tra

“ragione”,

“discorso” (interiore ed esteriore)

e “parola”

vai a:

LOGOS, di Leone TONDELLI – Goffredo COPPOLA – Guido CALOGERO – Leone TONDELLI – in Enciclopedia Italiana (1934) – Il pensiero di Emanuele Severino nella sua “regale solitudine” rispetto all’intero pensiero contemporaneo

BUZZATI Dino , a cura di Domenico Porzio, prefazione di Lorenzo Viganò, CRONACHE TERRESTRI, Mondadori /Corriere della Sera, 2022

il “PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’ “, Hans Jonas

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

“Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza di un’autentica vita umana sulla terra.“

Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/173942-hans-jonas-agisci-in-modo-che-le-conseguenze-della-tua-azione/

Il principio responsabilità è un libro di Hans Jonas del 1979, da cui prende il nome il principio cardine di un’etica razionalista applicata in particolare ai temi dell’ecologia e della bioetica.Wikipedia Prima pubblicazione:1979

ogni gesto dell’uomo che “deve” prendere in considerazione le conseguenze future delle sue scelte edeisuoi atti

Laresponsabilitàci obbliga ad essere responsabili e a fare in modo che se ne garantisca la permanenza della sua presenza nel mondo. L’essere-così, l’essere-in un determinato modo è, dunque, la capacitàdiessere responsabili,diessere capacidiesercitare laresponsabilità.

Hans Jonas cerca in questo lavoro di andare alle radici filosofiche del problema della responsabilità, che non concerne soltanto la sopravvivenza, ma l’unità della specie e la dignità della sua esistenza. Tra…

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A superar lo inferno. La crescita personale e professionale con Dante e Virgilio, di Simone Terreni, Fiaco Edizioni, 2021

vai alla scheda dell’editore:

https://www.flacoedizioni.com/70-inferno-dante-crescita-personale.html

La Divina Commedia è un cammino interiore che porta dallo stato di miseria allo stato di felicità. Dante stesso scrive una lettera di presentazione dell’opera al Signore di Verona, Cangrande della Scala, spiegando che si tratta di una Commedia perché c’è il lieto fine.

Tutti almeno una volta ci siamo persi nella selva oscura del peccato e della depressione, abbiamo incontrato fiere, mostri, diavoli, anime dannate, e siamo scesi nei gironi infernali fino ad arrivare di fronte a Lucifero, il nemico più grande, noi stessi.

Dalla nostra parte abbiamo Virgilio, la ragione, la conoscenza, il nostro coach che ci aiuta a superare tutte le difficoltà incontrate nel nostro cammino infernale. E ci aspettano gli occhi di Beatrice, la donna che porta alla beatitudine, la nostra ispirazione spirituale, la nostra motivazione quotidiana. Dante ci parla da molto lontano, dal Medio Evo, ma se smettiamo di vedere per un attimo il Poeta e il Padre della nostra lingua, possiamo vederlo come un amico, come un esempio, come qualcuno che ce l’ha fatta.

Esiliato a vita, costretto a vivere lontano dalla sua Firenze per venti anni, costretto a morire a Ravenna, Dante è sull’orlo della fine, smarrito, senza più la retta via. E cosa fa? Scrive il libro più bello del mondo. E ci mette dentro tutte le difficoltà incontrate per uscire dalla crisi. Ma mette anche tutte le soluzioni per superarle, per uscire dal suo Inferno personale. Che poi è anche il nostro… Parla con le anime dannate, cerca di capire, di creare empatia. Francesca, Farinata, Ulisse, Ugolino. Ascoltandoli sviluppa competenze trasversali, capacità relazionali e comportamentali che sono così importanti anche oggi nella vita e nel lavoro. Dante impara a gestire le soft skill, riconducendole nel concetto più ampio dell’intelligenza emotiva, cioè quella capacità di riconoscere i propri e altrui sentimenti gestendo positivamente gli stati d’animo: empatia, capacità di ascolto, assertività, gestione del conflitto, capacità comunicative, pensiero critico, spirito di innovazione, gestione del cambiamento, creatività, networking, flessibilità, pubic speaking, personal branding. Impara ad utilizzare il pensiero laterale, uscendo fuori dagli schemi.

La Divina Commedia è il primo libro di crescita personale della storia, che dopo aver superato tutti i gironi infernali… ci farà riveder le stelle!

La MEMORIA è elaborazione del RICORDO, Lia Levi alla trasmissione Radio1/Vittoria, 23 gen 22

Wittgenstein, … Se, per eternità, s’intende non infinita durata nel tempo, ma … (in Tractatus, prop. 6.4311, 2° capoverso)

“Se, per eternità, s’intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità,

vive eterno colui che vive nel presente.

La nostra vita è così senza fine, come il nostro campo visivo è senza limiti”

citazione rintracciata in: https://www.vitapensata.eu/2011/05/09/vivere-beati-con-epicuro-e-il-giovane-wittgenstein/

2022-01-22_135156

Nietzsche : la concezione del TEMPO

La concezione di tempo nietzscheiana si scontra aspramente con quella tradizionale dell’Occidente. Infatti, nella società cristiana occidentale il tempo è concepito come lineare così come lo vedono tendenzialmente le scienze. Friedrich Wilhelm Nietzsche scardina in modo rivoluzionario questa visione parlando di una circolarità del tempo, funzionale alla sua teoria del Oltreuomo.
Alla concezione lineare e progressiva del tempo propria del Cristianesimo e della mentalità moderna (tipicamente illuminista), Nietzsche sostituisce un tempo non più modellato sul conflitto tra attimi, tra passato, presente e futuro, ma un tempo a cui si assiste ad un eterno ripetersi dell’attimo. Nella dottrina del tempo lineare (caratterizzato dall’avere un inizio e una fine) ogni istante distrugge quello precedente, ogni cosa è travolta da quello che viene dopo e quindi se accetto tale dottrina non posso vivere pienamente, perché so che ogni istante sarà distrutto, privato di significato, da quello successivo; nella dottrina dell’Eterno ritorno, invece, posso vivere la vita fino in fondo perché ogni cosa che faccio ha un valore assoluto: esiste un Eterno ritorno dell’uguale, una ciclicità dell’universo che sfociano nella negazione della finitezza del tempo. L’attimo dunque merita di essere vissuto per se stesso come se fosse eterno.
Interpretare il tempo come una linea retta a senso unico porta a considerare ogni attimo come figlio del precedente (concezione lineare) e ovviamente il valore di ogni attimo secondo tal dottrina diviene poco rilevante e conseguentemente non può essere vissuto in piena felicità.
Ma pensare invece all’attimo come eterno ripetersi (concezione circolare-ciclica) e perciò immortale significa doversi disporre a vivere la vita come coincidenza di essere e di senso e di chiuderla in un cerchio di felicità.
L’uomo occidentale attanagliato da dubbi esistenziali e convinto della scissione fra essere e senso, non è in grado di concepire essere e senso come coincidenti: per lui il tempo è una tensione angosciosa verso un compimento che è al di là da venire.
Solo l’oltreuomo è in grado di accogliere con entusiasmo la concezione ciclica del tempo, poiché ha accettato pienamente la vita ed è in grado di godere di essa.
La teoria dell’eterno ritorno viene presentata, anche se mai esplicitata, nell’opera Così parlò Zarathustra(1883-1885), nel discorso su “la visione e l’enigma”. Zarathustra narra di una salita su di un ripido sentiero di montagna (=simbolo del faticoso innalzarsi del pensiero), durante la quale egli, con il nano che lo segue, si trova di fronte ad una porta carraia (=simbolo dell’infinità del tempo), su cui è scritta la parola “attimo”(=il presente) e dinanzi alla quale si uniscono due sentieri che “nessuno ha mai percorso sino alla fine”, in quanto si perdono nell’eternità: il primo porta all’indietro (=il passato) e l’altro porta in avanti (=il futuro). Zarathustra chiede al nano se le due vie sono destinate a contraddirsi in eterno oppure no. La risposta del nano allude alla circolarità del tempo (“Tutte le cose diritte mentono. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo”).
Il significato profondo dell’eterno ritorno, però, non è banalmente quello del ritorno perpetuo delle medesime cose, ma è un significato più complesso. Zatathustra, in una narrazione in cui aleggia un clima onirico (una sorta di visione nella visione sullo sfondo di un desolato paesaggio lunare e di orridi macigni) racconta di aver visto un pastore che dormiva, a cui entra in bocca un serpente; Zarathustra cerca di aiutarlo ma, non riuscendoci, lo invita a mordere il serpente e così si salva e la vicenda si chiude con una risata liberatoria del pastore, ormai “trasformato e circonfuso di luce”. Qual è il significato di ciò?
Il serpente che si morde la coda simboleggia il tempo concepito come ciclico e che in un primo tempo può essere concepito come qualcosa di soffocante:l’idea che tutto ritorni è insostenibile poiché nessuno vorrebbe ripetere all’infinito la propria vita, in quanto la nostra vita non è così perfetta da aspirare ad essere desiderata per l’eternità. Il morso del serpente sta a significare che è vero che la dottrina dell’eterno ritorno può essere soffocante, ma solo per chi ha un’esperienza di vita non pienamente realizzata. L’oltreuomo, invece, che sa vivere pienamente la sua esistenza può per davvero desiderare di riviverla in eterno e tagliar la testa al serpente vuol dire spezzare il circolo del tempo che ritorna su se stesso e inserirsi in questo circolo.
Collocarsi nell’ottica dell’eterno ritorno vuol dire rifiutare una concezione lineare del tempo come catena di momenti, in cui ciascuno ha senso solo in funzione degli altri, quasi che ogni attimo fosse un figlio che divora il padre (=il momento che lo precede), essendo destinato a sua volta ad essere divorato dal proprio figlio (=il momento che lo segue), secondo un processo che Gianni Vattimo ha denominato “struttura edipica del tempo” (carattere essenziale di questa temporalità è che ogni momento del tempo non ha il suo senso dentro di sé, ma in altro: nei momenti che lo precedono e lo seguono; e che, anche per questo, ogni attimo tende ad impadronirsi del senso annullando gli altri, in un succedersi in cui si verifica una lotta analoga a quella che divide i figli dai padri).
Una dottrina del tempo di questo tipo ha come presupposto la mancanza di felicità esistenziale, poiché nessun momento vissuto ha davvero in se medesimo una pienezza di significato.
Viceversa, credere nell’eterno ritorno significa ritenere che il senso dell’essere non stia fuori dell’essere, in un oltre irraggiungibile, ma nell’essere stesso e disporsi a vivere la vita, e ogni attimo di essa, come coincidenza di essere e di senso.
Una simile concezione del tempo sembra escludere la Storia, ma non è così. Il Tempo è vissuto come presente di vita, ogni attimo di vita. Tutto ciò che non è subordinato all’attimo mentre lo si vive, alla successione continua e perenne degli attimi mentre sono vissuti come coincidenza di essere e senso, non va considerato. La storia, perciò, non viene negata, ma solo subordinata alla vita e resa funzionale alle sue esigenze. Ciò spiega la predilezione di Nietzsche per la storia “critica” che, nel momento stesso in cui indica i legami dell’uomo col passato, pone anche l’esigenza di liberarsi di essi in nome del presente e del futuro.

“immagine”, dal latino “imago”, che vuol dire “figura” ma anche sogno, spettro, ombra, idea, in Annamaria Testa, Le vie del senso, 2021, pagina 116

Mirna Ortiz Lopez – poetessa, al Festival internazionale di Poesia Europa in versi, 23 ott 21

Il sistema della COMUNICAZIONE e la SCRITTURA ARGOMENTATIVA, schede didattiche e dispensa di Paolo Ferrario

Emanuele Severino, Oltre la cenere. L’albero, la legna , il fuoco: eternità delle cose, in Corriere della Sera, 14 agosto, 1980

Il pensiero di Emanuele Severino nell'ambito dell'intero pensiero contemporaneo

Scrive Stefano Teso:

Rispondo all’invito del professor Vasco Ursini e pubblico questo ritaglio di giornale di 41 anni fa da me gelosamente conservato.

Correva l’agosto del 1980 e il Corriere della sera pubblicava questo articolo che mi colpì profondamente. Ero iscritto alla Facoltà di filosofia a San Sebastiano, facoltà che purtroppo avrei presto lasciato per incompatibilità con il nuovo lavoro che avevo intrapreso. Seguivo i corsi di Luigi Ruggiu, Umberto Galimberti, Mario Ruggenini.

Conoscevo Emanuele Severino perché era il direttore della facoltà ma non avevo mai approfondito il suo pensiero.

Questo articolo è meraviglioso perché spiega concetti molto complessi con parole ed esempi accessibili anche a profani come me per cui testi come “La Struttura originaria” sono inaccessibili.

La metafora della legna e della cenere rimane impressa nella memoria di quei lontano periodo.

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100 libri da leggere: dal 1950 fino alle porte del nuovo millennio (Seconda Parte) – ilLibraio.it

ecco alcuni tra i testi tra più belli (e più importanti) della contemporaneità: dal 1950 fino alle porte del nuovo millennio

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100 libri da leggere assolutamente nella vita (Seconda Parte) – ilLibraio.it

Annamaria TESTA, Minuti scritti. 12 esercizi di pensiero e scrittura, Rizzoli/Etas, 2013. Indice del libro

Baruch SPINOZA (1632-1677)

Friedrich SCHELLING (1775-1854) vedeva l’assoluto come principio di tutta la realtà e nell’arte qualcosa che dà l’idea dell’assoluto

DOSTOEVSKIJ Fedor, La bellezza salverà il mondo. Pensieri, aforismi, polemiche, De Piante editore, 2021

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Fëdor Dostoevskij La bellezza salverà il mondo

Non si esce indenni da Fëdor Dostoevskij: il grande romanziere russo scrive per tormentarci, mostra ciò che non vogliamo vedere, ci pone tra estasi e scandalo. Ci mette con le spalle al muro.
“Chi vuole avvicinarsi a Dostoevskij deve compiere tutta una serie di exercitia spiritualia, e deve vivere ore, giorni, anni in un’atmosfere di evidenze contraddittorie”, ha scritto Lev Šestov.
Semplicemente, Dostoevskij ha costruito il nostro presente, è una torcia gettata tra le fauci del futuro. Critico letterario emigrato in Australia, Dmitrij Grišin (1908- 1975) ha dedicato la vita allo studio di Dostoevskij.
Il suo piccolo capolavoro è questo repertorio tematico di aforismi e pensieri, affilati come lame, estratti dall’opera di Dostoevskij, romanzi, lettere, diari. Utile per compiere un ingresso senza paracadute, a precipizio, nei romanzi di Dostoevskij, questo è, soprattutto, un manuale di lotta contro il proprio tempo, una sfida alle storture della modernità, alle strutture del potere, alle convenzioni filosofiche. Dall’Europa alla Russia, dal nichilismo alla religione all’arte, le ossessioni di Dostoevskij sono distillate in questo libro al veleno, da tenere sempre in tasca come un amuleto, fiero della sua pericolosità.

EPICURO, Opere e testimonianze sulla dottrina, a cura di Margherita Isnardi Parente, Utet/Corriere della Sera, 2018. Indice del libro

TartaRugosa ha letto e scritto di: Raymond Queneau (1983) Esercizi di stile, Einaudi Traduzione di Umberto Eco

TartaRugosa ha letto e scritto di: Raymond Queneau (1983) Esercizi di stile, Einaudi Traduzione di Umberto Eco

TartaRugosa ha letto e scritto di: Raymond Queneau (1983) Esercizi di stile, Einaudi Traduzione di Umberto Eco – TRACCE e SENTIERI: biografie fra Tempo, Luogo, Eros, Polis e Destino

Annamaria TESTA, Le vie del senso. Come dire cose opposte con le stesse parole, Garzanti, 2021. Indice del libro

vai alla scheda dell’editore:

https://www.garzanti.it/libri/annamaria-testa-le-vie-del-senso-9788811607816/

Siamo oggi sottoposti a un inarrestabile flusso di informazioni, di testi, di immagini. Interrogarsi criticamente sul senso dei discorsi e sulla loro intenzione è decisivo per comprenderli ed essere davvero liberi. Usando con accortezza le parole è infatti possibile non solo interpretare ma anche deformare e manipolare i dati di realtà fino a costruire e sostenere tesi diametralmente opposte. Annamaria Testa smonta e rimonta gli elementi di base della comunicazione, e lo fa con rigore e immaginazione. Dalle prime pagine della stampa internazionale al visual journalism, dai social media ai format televisivi, dalle scelte cromatiche dei maggiori brand alle infografiche, questo libro ci svela i meccanismi permanenti che tengono insieme informazione, narrazione ed emozione. Ci offre gli strumenti teorici e pratici per produrre comunicazione, per capirla e per orientarci nell’universo iperconnesso a cui tutti apparteniamo. Il punto di partenza è una frase elementare: Bella giornata oggi. Attorno a questo frammento irrisorio Annamaria Testa costruisce un sorprendente esercizio di stile. Ci mostra che ogni testo può dire qualcosa di meno, o di più, o di diverso da quel che sembra. E che la nostra ricerca di senso va sempre oltre le parole.

alcuni libri di Emil M. CIORAN pubblicati in Italia

Epicuro: i tre tipi di bisogno: 1 bisogni naturali e necessari ; 2 bisogni naturali non necessari; 3 bisogni non naturali e non necessari

Epicuro, il vero piacere consiste nella assenza di turbamenti (ATARASSIA)

Le ideologie ritengono che una sola idea basti a spiegare ogni cosa … Hannah Arendt, in Le origini del totalitarismo

Il primo libro di filosofia della scienza – Samir Okasha

Nuvole narranti

INFORMAZIONI GENERALI:

  • TITOLO: Il primo libro di filosofia della scienza
  • AUTORE: Samir Okasha
  • GENERE: Libro filosofico
  • VOTO:

IL LIBRO:

Il primo libro di filosofia della scienza è un’agile introduzione a quelli che sono i temi principali della filosofia in ambito scientifico.

Esso si articola in sette capitoli, ognuno riguardante un diverso argomento:

  1. Che cos’è la scienza?
  2. Il ragionamento scientifico
  3. La spiegazione nella scienza
  4. Realismo e anti-realismo
  5. Cambiamento e rivoluzione nella scienza
  6. Problemi filosofici in fisica, biologia e psicologia
  7. La scienza e i suoi critici

Dunque l’autore inizialmente si dedica a un breve excursus di storia della scienza per poi passare a illustrare come, in diversi ambiti, la scienza e la filosofia siano realtà intensamente intrecciate l’una all’altra.

[…] uno dei problemi principali della filosofia della scienza è proprio spiegare in che modo tecniche come la sperimentazione, l’osservazione e la costruzione di teorie abbiano permesso agli scienziati di…

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Recalcati: “A Cacciari e Agamben dico: la filosofia può rendere ciechi” | HuffPost Italia Life

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

… “La filosofia può rendere ciechi. Pensa a come Heidegger ha letto l’avvento terrificante del nazismo. Perché ha potuto commettere un errore simile? Perché la filosofia rischia sempre di cadere nell’ideologia, se per ideologia intendiamo, come ricorda Arendt, far prevalere l’Idea sulla realtà. È quello che è accaduto a Heidegger: l’idea del destino nichilistico dell’Occidente, della storia come oblio dell’essere, ha voluto vedere nel nazismo una possibilità di ritornare a pensare gli dei, la verità come aletheia, la resistenza di fronte al narcisismo umanistico dell’Occidente. Un delirio ideologico. Lo stesso che ha accecato pensatori di grande spessore, come Agamben e Cacciari. Con il riferimento ideologico alla biopolitica, al biopotere, allo stato di eccezione, eccetera, hanno piegato la realtà agli interessi dell’ideologia.

VAI ALLA INTERA INTERVISTA:

Recalcati: “A Cacciari e Agamben dico: la filosofia può rendere ciechi” | HuffPost Italia Life

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DUCCIO DEMETRIO, INGRATITUDINE, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016. Presentazione con Paolo Ferrario e Luciana Quaia alla LIBRERIA UBIK, Como, 28 Marzo 2017

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DUCCIO DEMETRIO, INGRATITUDINE, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016. Presentazione con Paolo Ferrario e Luciana Quaia alla LIBRERIA UBIK, Como, 28 Marzo 2017. AUDIO dell’incontro – Coatesa sul Lario e dintorni

ROBERTO BOLLE, Danza con me, Rai 1, 1 gennaio 2022

https://www.raiplay.it/programmi/robertobolle-danzaconme

PROUST , istruzioni per l’uso, di Daria Galateria, in Il Venerdì di Repubblica 31 dic 21

letto in ediziona cartacea

cerca in:

https://www.repubblica.it/venerdi/2021/12/31/news/proust_anniversario_romanzo_recherche_guida_daria_galateria_venerdi_repubblica-331796907/

La sua “Recherche” è lunga e piena di personaggi, proprio come una serie tv. Si può cominciare e interrompere dove si vuole. E fa (anche) ridere. Ecco una guida per affrontare un capolavoro senza rimanerci sotto

La Recherche (Alla ricerca del tempo perduto, di Marcel Proust) sgomenta: 7 volumi, 3.724 pagine, il romanzo-capolavoro più lungo del mondo. Vasti argomenti: la mondanità al volger dell’altro secolo; feste e palchi all’Opéra; aristocratici e borghesi, valletti e cameriere. Amori perversi: uomini in catene flagellati in case d’appuntamento; una ragazza sequestrata per gelosia; in famiglia, tutte le crudeltà e le tenerezze; un protagonista, “Io”, di cui sappiamo tutto, e conosciamo poco; le arti; e, su tutto, il tempo. “È normale averne paura”, dice il grande critico Antoine Compagnon “perché i grandi libri ci cambiano”.

E se fosse adesso il momento di affrontare quest’impresa estrema: leggerla, da cima a fondo? L’anno che si apre è il centenario della morte di Marcel Proust, scomparso il 19 novembre 1822 a 51 anni, avendo messo la parola “Fine” al suo romanzo. Per chi vuole provarci, ecco qualche suggerimento. 

il “tetrafarmaco” di EPICURO: 1 non si devono temere gli dei; 2 non bisogna temere la morte; 3 non bisogna considerare tutti i piaceri un bene; 4 non dobbiamo fuggire indistinatamente ogni dolore

tratto da:

Epicuro, Lettere sulla felicità, sul cielo e sulla fisica. Frammenti dell’Epistolario, prefazione di Fancesco Adorno, Introduzione e note di Nicoletta Russello,  Corriere della Sera/Pur Rizzoli, 1984/2016

Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri (2003), Nottetempo editore, 2021

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Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri, Nottetempo editore, 2021 – Mappeser.com: Mappe nel sistema dei Servizi

Joan DIDION ci ha insegnato cosa fare delle nostre paure, di Ginevra Lamberti, in Domani 28 dic 21

letto in edizione cartacea

  • Quando si scrive, tra le varie cose, si decide come posizionarsi rispetto a una forma di superstizione primitiva. 
  • Da una parte mettiamo chi crede nella scrittura come esorcismo delle proprie paure. Dall’altra mettiamo chi teme che scrivere di una determinata cosa contribuirà a evocarla.
  • Della sua personale paura, la scrittrice (saggista, giornalista, sceneggiatrice) Joan Didion, ha fatto tutto il fattibile.
  • Quando si scrive, tra le varie cose, si decide come posizionarsi rispetto a una forma di superstizione primitiva. Questa è una semplificazione e, come di norma accade con le semplificazioni, considereremo due correnti principali senza troppe sfumature nel mezzo … segue ….

vai al quotidiano Domani: https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/joan-didion-ci-ha-insegnato-cosa-fare-delle-nostre-paure-skf76cdn

LEONARDO DA VINCI, di Andrea Dusio, La Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera, 2021

La figura di Leonardo da Vinci è come un punto mobile, che continua a produrre nuove scoperte e connessioni con il progresso della tecnica. Il suo sapere procede attraverso l’osservazione e lo strumento del disegno. Leonardo è stato naturalmente anche un pittore e un artista straordinario. Nella sua opera bellezza e intelligenza del mondo si fondono, governate dalla sensibilità per la luce, che determina il colore e modella le forme, e dalla formidabile invenzione dello sfumato. Ma la dimensione del genio è legata anche ai progetti intrapresi e non conclusi, spesso per il desiderio di sperimentare nuove soluzioni, altre volte perché l’altezza e la profondità della visione avevano travalicato la sua epoca.

i MESTIERI del LIBRO: cosa fanno tutti quelli che fanno qualcosa nell’editoria: EDITORE, AMMINISTRATORE DELEGATO; DIRETTORE EDITORIALE; EDITOR; CONSULENTE; CAPO REDATTORE; REDATTORE; CORRETTORE DI BOZZE; LETTORE; TRADUTTORE; ART DIRECTOR; GRAFICO; MARKETING; UFFICIO STAMPA; COMMERCIALE; AGENTE DELLA RETE VENDITA; AMMINISTRAZIONE; UFFICIO CONTRATTI; AGENTE LETTERARIO; UFFICIO DIRITTI; UFFICIO TECNICO; SCOUT; DIGITAL MANAGER; SOCIALE MEDIA MANAGER. in A proposito di LIBRI. Come nascono e diventano questi oggetti di carta dove leggiamo storie, idee e mondi interi. Autori: Arianna Cavallo, Gabriele Gargantini, Ludovica Lugli, Giacomo Papi, Marco Verdura, Iperborea editore, 2021, pagine 23-32

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i MESTIERI del LIBRO: cosa fanno tutti quelli che fanno qualcosa nell’editoria: EDITORE, AMMINISTRATORE DELEGATO; DIRETTORE EDITORIALE; EDITOR; CONSULENTE; CAPO REDATTORE; REDATTORE; CORRETTORE DI BOZZE; LETTORE; TRADUTTORE; ART DIRECTOR; GRAFICO; MARKETING; UFFICIO STAMPA; COMMERCIALE; AGENTE DELLA RETE VENDITA; AMMINISTRAZIONE; UFFICIO CONTRATTI; AGENTE LETTERARIO; UFFICIO DIRITTI; UFFICIO TECNICO; SCOUT; DIGITAL MANAGER; SOCIALE MEDIA MANAGER. in A proposito di LIBRI. Come nascono e diventano questi oggetti di carta dove leggiamo storie, idee e mondi interi. Autori: Arianna Cavallo, Gabriele Gargantini, Ludovica Lugli, Giacomo Papi, Marco Verdura, Iperborea editore, 2021, pagine 23-32 – Mappeser.com: Mappe nel sistema dei Servizi

Migliaresi Andreoli Laura, Rocca Antonio, EDVARD MUNCH, Mind/La Repubblica, 2021

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https://www.repubblica.it/cultura/2021/12/23/news/pittura_e_solitudine_edvard_munch_nel_nuovo_volume_di_genio_e_follia_-331108482/

Artista simbolo per la Norvegia e per la sua capitale Oslo, in cui si è da poco inaugurato un grande e avveniristico museo che raccoglie la sua straordinaria collezione di opere, Edvard Much ha saputo come pochi altri esprimere nei suoi quadri le inquietudini della modernità, tanto che il suo L’urlo (1910) è considerato una sorta di profezia della tragedia delle guerre mondiali.

Elisabeth Hardwick, Notti insonni, Prefazione di Joan Didion, traduzione di Claudia Durastanti, Blackie editore, 2021

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Ubriachi, attori, giocatori d’azzardo, «amore e alcol e tutti i vestiti sul pavimento». La musica di Billie Holiday nei night club, gli incontri erotici e le feste, le delusioni, le amicizie e «le persone che ho sepolto». Da un alberghetto bohémien di Manhattan, una giovane donna scappata dalla casa d’infanzia nel Kentucky osserva New York e il mondo, iniziando a diventare sé stessa attraverso i ricordi, le esperienze, gli incontri che gettano luce sul razzismo, il sessismo, le miserie e le grandezze dell’epoca.
Quella giovane donna sarebbe diventata la più influente critica letteraria americana, un’intellettuale capace di plasmare la cultura del suo tempo. Notti insonni, pubblicato per la prima volta nel 1979, è la storia della sua vita e la storia di un secolo, il Novecento. Un collage unico di romanzo, memoir, saggio, lettera, poesia e sogno. Un linguaggio in cui perdersi e, infine, ritrovarsi.

Brian Dillon, Inseguendo eclissi. il piacere inafferrabile di una frase, traduzione di Andrea Sirotti, Il Saggiatore

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Guidato dal suo «istinto per il particolare», per circa venticinque anni Brian Dillon ha trascritto nei suoi taccuini frasi di qualsiasi libro leggesse. Andava «a caccia di eclissi: quei momenti di lettura in cui la luce cambia, una lucentezza più scura prende il sopravvento, le cose (le parole) sembrano farsi di colpo opache, anche nella più semplice tra le frasi, e ti accorgi di dover guardare due volte, o più di due volte».

In Inseguendo eclissi Dillon raccoglie una selezione di quelle frasi e a ciascuna dedica uno scritto, un’indagine di stili, voci, vite, inevitabilmente intrecciata con la propria visione di lettore. Racconta lo stupore di fronte a una frase di Virginia Woolf che all’improvviso vira verso una conclusione grammaticalmente sbagliata; la meraviglia davanti agli «O, o, o, o» che Shakespeare ha fatto pronunciare ad Amleto, Otello e Lady Macbeth, racchiudendo il mondo in una serie di vocali; o ancora di come Vogue divenne la fucina della scrittura di Joan Didion.

Da William Shakespeare a Joan Didion, Brian Dillon porta alla luce ventisette frasi della letteratura di ogni tempo. Non necessariamente le migliori; né, tantomeno, le più celebri. La sua è una ricerca tutta personale, alla scoperta di che cosa significhi fare letteratura e che cosa, viceversa, esserne posseduti.

«Inseguendo eclissi è un manifesto sulle potenzialità della lettura.»  Olivia Laing

«Brian Dillon è uno dei veri tesori della letteratura contemporanea – un critico e saggista di stile e sensibilità senza pari – e Inseguendo eclissi è un libro che solo lui avrebbe potuto scrivere. Leggerlo ha rinvigorito in me il senso stesso della scrittura.» Mark O’Connell

Traduzione di Andrea Sirotti


Brian Dillon (1969) insegna Critical Writing al Royal College of Art di Londra ed è editor della rivista Cabinet. Scrive abitualmente per The GuardianLondon Review of BooksThe Times Literary SupplementArtforum e Frieze. Tra i suoi libri ricordiamo In the Dark Room (2005), con cui ha vinto l’Irish Book Award, Ruins (2011), Sanctuary (2011) e Objects in This Mirror (2014).

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SALMO RESPONSORIALE: strofa VII nella traduzione del poeta Lorenzo Morandotti, in POETI CRISTIANI LATINI DEI PRIMI SECOLI (a cura di V.G.), Casa Editrice Mimep-Docete, 2017. Segnalato da Vincenzo Guarracino il 27 dic 21

SALMO RESPONSORIALE
Il “Salmo responsoriale” (Psalmus responsorius) è un inno anonimo, scoperto nel 1965 in un codice papiraceo in Egitto e conservato a Barcellona (Pap.Barcinonensis 149b-153).
Composto molto probabilmente nella prima metà del IV secolo, se non addirittura molto prima, come ipotizzano alcuni studiosi (cosa che ne farebbe una delle più antiche manifestazioni della poesia cristiana), il Salmo è un’importante testimonianza del culto della Madonna, la cui figura campeggia in tutte le strofe in cui scorrono i fatti salienti della vita di Maria, dalla sua nascita fino al “primo miracolo” del Cristo alle nozze di Cana.
In questo senso può davvero ritenersi un testo fondamentale, non tanto dal punto di vista letterario, quanto perché interpreta e incanala la devozione popolare nei confronti della Madre di Dio, segnando in un certo senso la nascita della Mariologia, destinata a trovare nei secoli successivi straordinario impulso e sviluppo (si pensi a Paolino di Nola, specialmente nei Carmina VI e XXV).
Dal punto di vista strutturale, il testo, incompleto, è un carme abecedario in prosa ritmica, di evidente funzione liturgica, composto di dodici strofe, precedute da quattro versi, una responsio, che costituisce una sorta di refrain ad uso dei fedeli in risposta ad ogni strofa iniziante con lettera alfabetica successiva, intonata dal corista. Dal punto di vista linguistico e stilistico, infine, il salmo rivela un livello culturale abbastanza basso, anche se non è privo di una certa sensibilità poetica.
Qui, nella strofa VII che viene riportata (nella traduzione del poeta Lorenzo Morandotti), c’è il racconto della Nascita di Gesù.
VII
Gioiosa fu Maria, per sempre…
Gli sposi durante il cammino
arrivarono in un campo.
“Aiuto, Giuseppe – disse lei –
ciò che porto in grembo vuole uscire”.
Lui cercò un luogo adatto, vide una grotta.
Era quasi buia, ma entrò.
Subito si udì il vagito di un neonato
e si vide enorme una luce fortissima,
un segno scendeva dal cielo
e annunciava la nascita di Cristo.
in POETI CRISTIANI LATINI DEI PRIMI SECOLI (a cura di V.G.), Casa Editrice Mimep-Docete, 2017

EPICURO, Il fine ultimo della filosofia è raggiungere la felicità,a cura di Gabriela Berti, RBA edizioni, 2015

EPICURO, a cura di Roberto Radice, Corriere della Sera, 2014

Tullio De Mauro incontra Epicuro, Le interviste immaginarie , Bompiani, 2010, 21 pagine

Intervista impossibile a Epicuro – interpretazione di Paolo Poli, Rai Teche

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Carlo Collodi, PINOCCHIO, illustrato da Carlo Chiostri, Giunti, 2000. Indice del libro

è scomparsa JOAN DIDION (1934-2021) … affrontò in prosa il senso della perdita, articolo di Matteo Persivale, in Corriere della Sera, 24 dic 21

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cerca informazioni in rete:

https://tinyurl.com/y9j5ptmn

EMILY DICKINSON è diventata un’influencer dell’anima, di Luca Mastrantonio, in sette.corriere.it, 24 dic 21

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Salvador Dalì, La PERSISTENZA della MEMORIA

LATINO, cultura e lingua alle radici dell’Occidente, a cura di Elisabetta Cantone, Corriere della Sera, 2021/2022, Venti volumi: 1. politica, 2. guerra, 3. società, 4. valori e tradizioni, 5. tempo libero, 6. filosofia, 7. città, 8. scienza e tecnica, 9. religione, 10. donna, 11. libertà e schiavitù, 12. sesso e amore, 13. famiglia, 14. amicizia, 15. gioventù e educazione, 16. piaceri della tavola, 17. natura, 18. satira e commedia, 19. lettere e comunicazione, 20. vecchiaia

La cultura e la lingua di Roma in una collana inedita.

Un’opera nuova, che ripercorre le nostre radici culturali e linguistiche riscoprendo il piacere di studiare il latino. In ogni libro, approfondiremo la conoscenza della storia e della civiltà romana – dalla guerra alla politica, dalle arti all’educazione – e impareremo la sua lingua, spiegata come in un vero e proprio corso, con grammatica e sintassi corredate da esercizi e giochi.

E in più, la presentazione degli autori che hanno fondato la nostra cultura: Cicerone, Livio, Tacito, Catullo e molti altri.

Perché mai come ora il latino, lingua antica ma viva, permette di riscoprire da dove veniamo e chi siamo veramente.

La collana è composta da 20 volumi

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PODCAST suddivisi per generi, in Raiplaysound

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AUDIOLIBRI (narrativa italiana, narrativa straniera, racconti, romnzi), in raiplaysound.it

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Jean Genet: i libri e la vita dello scrittore francese – ilLibraio.it

I romanzi di Jean Genet (1910-1986), per via dei riferimenti espliciti all’omosessualità, inizialmente sono stati censurati e venduti sottobanco. E ancora oggi l’autore viene riconosciuto come una delle icone gay della letteratura del Novecento. Un viaggio alla scoperta dell’autore francese, che visse un’esistenza ai margini della società, in occasione della riedizione del suo secondo romanzo, “Il miracolo della rosa”

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Jean Genet: i libri e la vita dello scrittore francese – ilLibraio.it

Zarathustra | Rai Radio 3 | RaiPlay Sound

Zarathustra Zarathustra. Tracce per non perdersi nella nebbia è il nuovo programma di Radio3 che affronta i grandi temi dell’esistenza intrecciando storie di vita raccontate in prima persona con il pensiero di filosofi e filosofe, scrittori e scrittrici di ogni epoca. Il diffuso senso di solitudine, la sensibilità dei giovani per l’ambiente, la difficoltà di capire chi è un vero amico, l’eccesso di competitività a scuola ma anche la grande voglia di cooperare, il narcisismo che dilaga sui social network o la precarizzazione del lavoro e dei legami sentimentali. Un programma di Pietro Del Soldà, con Pietro Del Soldà e Ilaria Gaspari, a cura di Giulia Nucci, regia di Sara Sanzi ed Elisabetta Parisi. In onda La domenica dalle 10.15 alle 10.45

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Tanti libri che parlano di libri (e di librerie…) – ilLibraio.it

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Tanti libri che parlano di libri (e di librerie…) – ilLibraio.it

La lista

Shaun Bythell

Tipi da libreria

Sara Nisha Adams

La biblioteca dei giusti consigli

Nadia Wassef

La libraia del Cairo

Michelle Gable

I segreti di una libraia

Vitiello Guido

Il lettore sul lettino. Tic, manie e stravaganze di chi ama i libri

Janet Skeslien Charles

La biblioteca di Parigi

Seierstad Åsne

Il libraio di Kabul

Valentina Notarberardino

Fuori di testo

Romano Montroni

L’uomo che sussurrava ai lettori

Simon Garfield

Sei proprio il mio typo

Alice Basso

Scrivere è un mestiere pericoloso

Gabrielle Zevin

La misura della felicità

Alice Basso

La scrittrice del mistero

Emily Blaine

La libreria dei sogni sospesi

Jonathan Galassi

La musa

Amy Meyerson

La libreria del tempo andato

Gian Arturo Ferrari

Libro

Robin Sloan

Il segreto della libreria sempre aperta

Oliviero Ponte di Pino

I mestieri del libro

Lucy Dillon

La libreria degli amori inattesi

Piero Dorfles

I cento libri che rendono più ricca la nostra vita

Ali BergMichelle Kalus

La vita inizia quando trovi il libro giusto

Nicola Gardini

Il libro è quella cosa

Marco Vichi

Il contratto

Castronuovo Antonio

Dizionario del bibliomane

Charles Bukowski

E così vorresti fare lo scrittore? Testo inglese a fronte

Andrea Kerbaker

Breve storia del libro (a modo mio)

Amy Witting

La lettrice testarda

Andrea Kerbaker

Lo scaffale infinito

Guido Quarzo

Il libraio sotterraneo

Nick Hornby

Una vita da lettore

George Orwell

Memorie di un libraio

Carola Barbero

La biblioteca delle emozioni

Bridget Collins

Il rilegatore

Cristina Caboni

La rilegatrice di storie perdute

John Harding

La biblioteca dei libri proibiti

Alice Basso

Un caso speciale per la ghostwriter

Proust Marcel

Il piacere della lettura

Pennac Daniel

Come un romanzo

Calvino Italo

Se una notte d’inverno un viaggiatore

Collins Paul

Al paese dei libri

Bradbury Ray; Hamilton Tim

Fahrenheit 451

Berthoud Ella; Elderkin Susan; Stassi F. (cur.)

Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno

Vargas Llosa Mario

Elogio della lettura e della finzione

Zusak Markus

Storia di una ladra di libri

Visentin Marina, Finalmente ho capito la FILOSOFIA. I filosofi, il pensiero, i concetti, le correnti, i movimenti … spiegati a tutti con la massima chiarezza, Vallardi, 2017. Indice del libro

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https://www.vallardi.it/catalogo/scheda/finalmente-ho-capito-filosofia-libro.html

distopìa, definizione in Vocabolario – Treccani

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https://www.treccani.it/vocabolario/distopia2/#:~:text=%E2%80%93%20Previsione%2C%20descrizione%20o%20rappresentazione%20di,utopia%20negativa)%3A%20le%20d.

Umberto GALIMBERTI, NUOVO DIZIONARIO DI PSICOLOGIA. Psichiatria, Psicoanalisi, Neuroscienze, Feltrinelli, 2018, pagg 1635. Video di presentazione e Indice delle voci

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

Questo Dizionario si articola in quattromila voci relative a quattro ambiti disciplinari: la psicologia propriamente detta, la psicoanalisi, la psichiatria e le neuroscienze.

Che cos’è l’essere umano? Nel XXI secolo rispondere a questa domanda significa affrontare il campo del sapere più complesso e più affascinante, che cerca di comprendere l’esistenza umana nella sua unità e rinuncia a dicotomie e semplificazioni, come quella che separa ciecamente il corpo dalla mente. Con lo sguardo sempre rivolto all’intersezione e all’osmosi delle discipline, Umberto Galimberti ha raccolto in un’opera organica e onnicomprensiva le voci principali relative alla psicologia propriamente detta, articolata nella molteplicità dei suoi orientamenti teorici e clinici, alla psicologia del profondo, alla psicoanalisi e alla psichiatria. Le voci, ricche di brani originali della letteratura psicologica, mostrano le contaminazioni reciproche tra queste discipline e si estendono ai domini nei quali esse affondano le proprie radici, dalla filosofia all’antropologia culturale, dalla sociologia alla linguistica…

View original post 61 altre parole

GARDINI Nicola, Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo, Garzanti, 2019. ARS, SIGNUM; MODUS; STILUS; VOLVO; MEMORIA, VIRTUS; CLARITAS; SPIRITUS; RETE

Appunti su Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano – Ed. Einaudi

L’autrice racconta, o meglio fa raccontare in prima persona, ad Adriano la propria vita e ne raccoglie le impressioni,

quando l’imperatore e’ ormai prossimo alla morte e scrive al figlio adottivo Marco Aurelio.

L’imperatore esprime i suoi pensieri piu’ intimi, le sue citazioni sui riti religiosi (rimase particolarmente colpito e

influenzato dal culto del dio Mitra), e rivive la sua giovinezza lontano da Roma, al seguito degli eserciti Romani.

Adriano sa di dover morire ed aspetta questo evento, pronto a riceverlo. La lettera che egli scrive al figlio adottivo e’

 lo sfogo (comprensibile) di un uomo che non puo’ piu’ seguire gli affari dell’Impero, ormai svuotato di ogni energia, e

traspare nell’imperatore , nell’uomo, la sofferenza di un malato che libera i ricordi.

Adriano rivisita i momenti importanti e significativi del suo lungo regno (21 anni), partendo dai rapporti e dalla

confidenza che lo legava alla amica-madre Plotinia, proseguendo con il racconto delle sue campagne militari, dei

viaggi, dei luogi visitati e che lo colpirono particolarmente (Asia minore, Bitinia, la citta’ di Nicomedia, ect.).

Esprime pensieri e giudizi sulla sua famiglia, sui libri, sullo “sport” allora piu’ in voga: la caccia. Ci parla delle sue

dissertazioni filosofiche, dei suoi amori, dei rapporti con l’imperatore (e padre adottivo) Traiano, del suo matrimonio

non felice.

La Yourcenar fa raccontare la suo protagonista la sua esperienza umana, ricchissima, di un uomo che facendo

tesoro di ogni esperienza vissuta nei sui 21 anni di regno diventa uno statista, arricchito dall’emergere della verita’

interiore che l’imperatore aveva conquistato.

La scrittrice  in questo romanzo che puo’ sembrare solo epistolare,  rida’ vita a poco a poco alla personalita’ di

Adriano, alla sua grandezza, all’ambiente nel quale visse piu’ di 2000 anni fa’.

L’imperatore negli ultimi giorni di vita esamina le debolezze del suo spirito, fa considerazioni sulla sua esistenza, ed

esprime sentimenti di gratitudine per le poche persone che gli sono sempre state vicine e che non l’abbandonano

nemmeno negli ultimi dolorosi e disperati momenti della sua vita.

Chiudo questa recensione ricordando i versi composti dall’imperatore Adriano poco prima di morire:

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e

spogli, ove non avrai piu’ gli svaghi consueti.

Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai piu’… cerchiamo di

entrare nella morte ad occhi aperti…”

(Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano – Ed. Einaudi)

Karl Jaspers e Maria Zambrano sulla POESIA

IN

K. Jaspers, Del tragico, SE editore

M. Zambrano, Filosofia e poesia, Edizioni Pendragon

“Diabolik siamo noi !”: le sorelle Angela e Luciana Giussani sono le creatrici del mitico ladro in tuta nera …. articolo di Luigi Locatelli

vedi anche:

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