QUANDO I LIBRI SI PARLANO TRA DI LORO (1): I libri si parlano tra di loro : Ai confini dello sguardo

Sono note a tutti alcune ‘formule’ felici di Eco, da “lector in fabula” a “se un codice non è buono per mentire non è buono nemmeno per dire la verità“, fino al nostro “i libri si parlano tra di loro”, che risale ai tempi di alfabeta. Noi ci chiederemo cosa abbiano da dirsi i libri, e saranno loro a rispondere per noi. Parleranno tra di loro per noi. Non si tratterà di recensioni: delle opere a partire dalle quali prenderemo a scrivere assumeremo quello che ci serve ora, riservandoci di ritornare su di esse, per rimaneggiare il post o per fare di quest’ultimo l’oggetto di un link ipertestuale.

Naturalmente, saranno i nostri libri. Non le novità librarie. E nemmeno i libri noti a tutti.

Seguiremo un nostro antico demone: la passione per gli ipertesti. Ci piace collegare le cose tra di loro: costruire, montare, assemblare, sintetizzare.

Il metodo è presto rivelato: partiremo da un testo e da qualcosa in esso che ci condurrà ad altro. Ci serviremo di pali e di frasche, saltando dagli uni alle altre. Qualche volta ci perderemo nei nostri labirinti. Ci premureremo di gettare la chiave prima di inoltrarci. Preferiamo la navigazione a vista.

Non andiamo da nessuna parte. Siamo impegnati a costruire ponti. Ma non incominciate a fare gli spiritosi: non siamo pontefici! Ci piace leggere. Ci accade di leggere troppe cose contemporaneamente. Forse così facendo troveremo una misura. Il tempo non ha provveduto ancora a fornirci di ‘discrezione’: procediamo massivamente, accumulando e sommando suggestioni e piccole verità.

Ci interessa dissimulare certezze e convinzioni consolidate. Fingeremo di non sapere dove stiamo andando. Anche noi abbiamo diritto a un po’ di suspence!

6 novembre 2010

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Se andiamo a vedere di cos’è fatto un ‘saggio’ di alfabeta – dal numero 1 del primo anno di pubblicazione: era il maggio 1979 -, scopriamo già nell’Editoriale l’intento della Redazione del mensile di recensire non un solo libro alla volta né solo libri. Un esempio eccellente di questo modo di procedere è dato da La lingua, il potere, la forza di Umberto Eco. La prima delle cinque colonne di cui si compone la prima delle tre grandi pagine (42×31 cm) si apre con quattro riferimenti ‘bibliografici’: ROLAND BARTHES, Leçon, Paris, Seuil, 1978, pp.46 (s.i.p.) [pubblicato poi in italiano da StampAlternativaEditrice a dicembre del 1979, a mille lire]; Foucault: il potere e la parola, a cura di Paolo Veronesi, Bologna, Zanichelli, 1978, pp.154, lire 2400; GEORGES DUBY, Les trois ordres ou l’imaginaire du féodalisme, Paris, Gallimard, 1978, pp.428, franchi 80; MICHEL HOWARD, La guerra e le armi nella storia d’Europa, Bari, Laterza, 1978, pp.308, lire 7500.

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