Tracce di Silvia Montefoschi in una agenda

Lo scorrere del tempo ha bisogno di qualche supporto per la memoria.
Sì, certo, la memoria biografica della mente fa il suo lavoro: registra, immagazzina, crea una sinapsi. E, tuttavia, si difende dalle troppe informazioni con il meccanismo della dimenticanza.
Da qui l’utilità delle agende e delle loro varianze: per il diario, per gli appuntamenti, per gli indirizzi e numeri telefonici, oggi per le Email. E ora i blog, anche se i loro depositi sembrano così precari: fasci di elettroni che girano su cavetti di rame! Occorre dare anche a loro qualche appiglio di stabilità.
Per molti anni, anzi direi da sempre, nel mio ciclo lavorativo, ho usato la “Agenda Planning” della Quo Vadis.

Nel decennio degli anni ’70 adottavo la Ministro, bella grande e con la settimana comoda da tenere in osservazione e la colonna di destra per appunti più distesi: … scrivere … vedere … fare

Erano dense, allora, le mie giornate. Molto piene di politica.

E’ un tuffo nelle emozioni quello di riportare a galla l’intreccio temporale della tesi di laurea (25 gennaio 1974):

In questi giorni, durante i quali è morta Silvia Montefoschi, spiccano i due incontri intersoggettivi che hanno fatto virare la struttura della mia personalità: come il primo appuntamento di pre-analisi con Silvia Montefoschi (il 7 settembre 1977, ore 12) :


Seduta su una sedia molto moderna, da design, mi disse: “Torni fra un anno

Fu quasi una pre-analisi. Anche se continuavo ad essere inghiottito dai rapporti di interdipendenza, dai quali sentivo di dover fuggire nel nome di quella splendente prospettiva che lei chiamava “intersoggettività in libertà”. Ma mi lasciò anche un messaggio per certi versi rassicurante: “Lei ha una personalità ben strutturata. Può farcela ad attendere

Tornai esattamente un anno dopo, come se ci fossimo accordati da una “seduta” all’altra di 12 mesi di intervallo (8 settembre 1978, ore 15 e 15)

Si ricorda di me?” le chiesi.

Basta una volta per riconoscere una persona“, rispose

Non iniziammo il desiderato rapporto analitico su cui puntavo da qualche anno (nel frattempo risparmiavo i soldi, sapendo che l’analisi sarebbe costata oltre le mie risorse economiche dei redditi mensili da lavoro). Non ricordo bene la motivazione. Forse che doveva trasferirsi. Forse che stava riducendo le analisi personali per quelle didattiche e per i gruppi che attorno a lei ruotavano. Forse (ed è l’ipotesi cui dò più credito) perchè il suo psichismo potente, attentivo, prospettico sentiva che non ero del tutto “dentro” la svolta del suo pensiero che, infatti, più tardi si sarebbe manifestata con forza, profondità, capacità espressiva e intensità attrattiva.

Vada da Claudio Risè, un mio allievo“.

Ero talmente dentro la struttura distruttiva del materno vorace e annientatore che replicai. “Ma non sarebbe meglio per me, una analista donna? “

Non c’è differenza. E poi Risè è un’anima

E così il cammino lungo, contrastato, caratterizzato da alti e bassi, mutevole per setting e comunque assolutamente “intersoggettivo”  e alla fine, “felice” fu con Claudio Risè, che vidi per la prima volta il 14 settembre 1978  alle 11

Ora che Silvia Montefoschi è oltrepassata e sta verificando le sue visioni, mi dico che nella mia vita attuale c’è comunque ed ancora una parte rilevante della sua presenza di camminatrice sulla terra.  Perchè sono le piccole intermittenze e i micro-incontri anche casuali, talvolta, a far girare un destino.

da: Vivere il tempo: supporti da Quovadis Memoriae | Tracce e Sentieri.

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