Marco Pellegrino, La struttura concreta dell’infinito, negare la “storia dell’uomo” oltrepassando il pensiero di Severino, www.youcanprint.it

La struttura concreta dell’infinito: Quarta di copertina – Esergo – prime righe dell’Introduzione – Indice





Sottotitolo: negare la <<storia dell’uomo>>, oltrepassando il pensiero di Severino.
Editore: youcanprint
Pagine: 406
Data di uscita: settembre 2011

QUARTA DI COPERTINA (di Andrea Berardinelli)
    Districarsi nell’alveo del pensiero filosofico di Emanuele Severino non è compito
semplice, e la difficoltà aumenta quando, come nel testo che qui affrontiamo,
ci si propone l’oltrepassamento del fondamento del discorso severiniano.
    Scevro da ogni possibile schematismo accademico, l’autore si propone, 
in primis, di illustrare le soluzioni che egli ritiene necessarie per risolvere
determinate aporie filosofiche, mostrando il nuovo volto che, in tale risolvimento,
acquista il concetto di struttura concreta dell’essere. In secondo luogo, vengono
evidenziate quelle che, usando il linguaggio dell’autore, sono le
<<contraddizioni>> presenti nell’impalcatura logica del pensiero di Severino,
con analisi di notevole spessore teoretico, al pari solo di chi è addentro
da anni alle questioni ontologiche.
    La filosofia è essenzialmente lo sfondo all’interno del quale ogni contenuto,
che interpretiamo come <<storia dell’uomo>>, accade. Ciò che si crede
sia lontano dal vivere quotidiano, come un discorso siffatto potrebbe ad
un’analisi semplicistica apparire, è in realtà la chiave imprescindibile
dell’esplicazione del senso di tutti i fenomeni che riteniamo evidenti,
ma che necessitano di esserefondati e riconsegnati al loro senso veritativo.
    Comprendere a fondo tali tematiche ci aiuta a fare un passo avanti in vista
del superamento delle contraddizioni che attanagliano il vivere umano.
La contraddizione è isolamento e dolore. Pertanto, nell’ottica di tale
superamento ci si propone, nell’opera, di indicare l’identità di totalità e
parte – pur conservando la loro distinzione –, in modo tale che ognuno
non rimanga alla superficie e non renda quindi inutile ogni sforzo che non sia
legato all’essenza del fondamento.
ESERGO
Ogni cosa, dalla più esigua e trascurata alla più solenne e maestosa, 
è la struttura concreta dell’infinito; e soltanto all’interno di questo esserlo 
ci si può illudere di essere altro da una struttura siffatta.
Di ogni essente (tavolo, albero, stella, ecc.) si può ed è inevitabile
predicare l’esser partedell’infinito (cioè della totalità), solo in quanto 
il medesimo essente (tavolo, albero, stella, ecc.) èanapoditticamente concepito
come l’infinito stesso di cui la parte è parte.
Ognuno di noi (ogni cosa) è l’eterna struttura infinita del Tutto,
sebbene si debba dire che a trionfare è, nel tempo presente, la persuasione
di non esserlo.
La struttura concreta dell’infinito non è in alcun modo qualcosa che
non si possa esperire; anzi è il senso stesso dell’esperienza di tutto ciò
da cui è formato ogni istante: è l’affermazioneinnegabile di tutto
ciò la cui esistenza è immediatamente posta.
Il linguaggio di quest’opera intende pertanto testimoniare che ogni
parola, segno – ogni parte –, designa lo stesso significato – cioè la totalità –,
altrimenti il segno denoterebbe significati che sono a loro volta dei
segni, e così via in indefinitum, giacché nessun significato sarebbe posto,
e pertanto non sarebbe posto nemmeno alcun segno, cioè non esisterebbe
nulla – appunto perché il segno è tale rispetto al significato.
Che la struttura dell’infinito sia la nostra esperienza originaria, e che il
linguaggio si rivolga ad un unico significare, vuol dire che <<tutto ciò
che esiste è eterno proprio nel modo irripetibile e limitato in cui dal primo
avvenimento si è in attesa dell’ultimo, il quale, non essendo soltanto un
atteso, ma anche un presente, è destinato ad accadere col
sopraggiungere della fine di quell’attesa>>.
INTRODUZIONE (prime righe) 
                Il lettore si accinge a legger questo libro; lo apre, ed è la prima pagina a
stagliarsi sul suo sguardo. La pagina appare vuota, bianca, quasiché si fosse
impallidita, similare al volto di un uomo nel suo paventare la morte che lo
investe all’improvviso. Ancora un poco e lo sguardo si sposta, a ritmo lento, sulla
pagina seguente. In quest’ultima, il contenuto non è lo stesso di quello apparso
nella prima: spicca sullo sfondo bianco qualche tratto di color nero, sì che il lettore,
a questo punto, non può far altro che tentare di scorgere il senso unitario
di quei tratti, interpretandoli a suo modo.
                Intanto, con l’affacciarsi della seconda pagina, quella precedente,
pur restando ciò che essa è – cioè non avendo cessato di essere <<la prima pagina>>
–, viene lasciata indietro: il lettore si trova ora occupato con la decifrazione di quel
che nella seconda pagina può essere ravvisato, mentre il suo sguardo si accorge, con
la coda dell’occhio, di quella prima pagina il cui passato è ormai un presente.

                Non solo: ciò che è divenuto un passato non è la semplice prima pagina,

ma anche…

INDICE:    http://www.youcanprint.it/anteprime_libri/pellegrino_infinito_anteprima.pdf

da Filosofare: la struttura concreta dell’infinito.

3 pensieri riguardo “Marco Pellegrino, La struttura concreta dell’infinito, negare la “storia dell’uomo” oltrepassando il pensiero di Severino, www.youcanprint.it

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