Emanuele Severino: «Il senso originario della cosa è la resistenza che si oppone alla volontà insita nell’uomo di trasformare il mondo per ottenere qualcosa: la cosa è una resistenza che va progressivamente cedendo», al Festival della filosofia di Modena, 2012

 

di Laura Solieri

Secondo il pensiero del professore Emanuele Severino, che ieri a Modena ha tenuto la lezione magistrale “Cose prime” in una piazza Grande gremita, la crisi economica attuale la si può comprendere in due modi: restando all’interno della dimensione capitalistica dell’economia mondiale o capendo che è necessario il tramonto di questa dimensione, non separando il capitalismo dalle altre grandi forze della tradizione occidentale (comunismo, cristianesimo, democrazia, varie forme di umanesimo, politica) che oggi stanno tramontando. «Seguendo questa destinazione ci imbattiamo nel senso della “cosa” che ha un carattere architettonico e archetipico nel senso che ci sono dei significati che dominano tutti gli altri e noi agiamo in relazione a un certo modo in cui il mondo ci sta dinnanzi come significante – ha spiegato il professore – I significati guidano gruppi di azioni e la prima conseguenza di ciò è che il significato “cosa” con cui indichiamo tutti gli eventi che ci circondano, è in grado di guidare uno sterminato gruppo di azioni». Severino ha ricordato come molte parole indoeuropee definiscono la “cosa” in diversi modi che alludono al significato di “sostanza”, che a sua volta richiama quelle situazioni in cui le comunità arcaiche si riunivano per decidere la distribuzione degli averi. La discussione che da ciò si generava era il frutto di una conflittualità indicata dall’uso tranquillo della parola “cosa” intesa come sostanza di cui impossessarsi. «Il senso originario della cosa – ha detto Severino – è la resistenza che si oppone alla volontà insita nell’uomo di trasformare il mondo per ottenere qualcosa: la cosa è una resistenza che va progressivamente cedendo». Il processo che porta a questo progressivo cedere ha degli aspetti che l’uomo conosce bene: l’uccidere, il mangiare, l’accoppiamento; tutti atti tramite i quali ci impadroniamo di altro da noi stessi: uccidiamo per impadronirci dell’ucciso, l’unione sessuale è un’uccisione della separazione originaria degli amanti. «Questi fenomeni alludono al fatto che il senso della “cosa” vista in relazione alla volontà significa diventare altro, trasformarsi e questo implica lo strapparsi qualcosa di sé – ha chiarito Severino – dallo smembramento di sé si produce il diventar altro e non è affatto indolore questo venire a coincidere con l’altro, fenomeno che l’uomo non sperimenta mai, perché è qualcosa che non è empiricamente verificabile. Questa visione suggerisce quindi un nuovo significato di “cosa”, da intendere come non errore, non violenza, andando a meritare il nome di gioia».

tratto da Severino «La cosa si oppone a noi facendo resistenza» – Cronaca – Gazzetta di Modena.

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