8 pensieri riguardo “LA TERRA ISOLATA DAL DESTINO, da Emanuele Severino, Adelphi, 2011, pag 180

  1. Poco tempo fa mi sono imbattuto in un sito web in cui un Signor Nessuno affermava che
    i discorsi di Severino sono un insieme di stronzate, e che Severino è un folle!
    Benedetto Internet! E’ così semplice stare comodamente seduti davanti ad uno schermo
    e lasciar fluire liberamente su un sito web tutte le sciocchezze che ci passano per la testa, sigh…. Che arroganza poi è quella di credere di poter padroneggiare la materia filosofica, e di possedere gli strumenti concettuali per imbastire anche una minima parvenza di fondazione delle proprie tesi o di confutazione di quelle dell’avversario (chissà, magari perchè si è letto di passata qualche aforisma di Nietzsche o qualche libro di filosofia – con la convinzione, inoltre, di averlo capito!). Ma scherziamo !!??? Ed infatti, per lo più, ci si limita ad attaccare, ad insultare, ad ironizzare, ma ci si tiene a debita distanza dal discutere realmente le tesi dell’altro, dal motivare le proprie, e dal fondarle filosoficamente. E allora, in questo girovagare sul web, capita anche di leggere alcuni commenti nei quali si dice che Severino abbia commesso (cito senza entrare nel merito della questione…tutta da ridere!): un “errore studentesco” (anche qui nemmeno il sospetto che, magari, sei “Tu” a non avere capito nulla!). E’ plausibile che un pensatore di tale statura possa commettere un “errore studentesco”, o vi è invece la possibilità che sei di nuovo “Tu” a non aver afferrato correttamente il discorso severiniano? (Discorso, tra l’altro, ampiamente frainteso anche da molti cosiddetti”competenti”). Allora si parla di bene e male come fossero concetti scontati sui quali non è nemmeno il caso di soffermarsi. Si afferma l’esistenza del Dio ebraico-cristiano (il non manchevole di alcunchè – Omnitudo realitatis) e del libero arbitrio: senza sospettare che sono due concetti assolutamente inconciliabili: infatti, come è possibile affermare la libertà degli eventi, dell’agire dell’uomo e, contemporaneamente, l’esistenza di un Dio onnisciente, onnipotente che crea “ex nihilo sui e subjecti” tutto ciò che esiste? Un Dio in cui preesiste tutto ciò che è accaduto, accade e accadrà: dal più lontano passato al più lontano futuro. Un Dio del genere renderebbe un divenuto ciò che l’uomo sperimenta e vive come un divenire, un farsi. Non a caso Nietzsche definisce Dio il Satollo, il Pieno, e prosegue: “Cosa mai resterebbe da creare se Dio esistesse?” Parte da queste considerazioni (ossia dall’evidente divenire delle cose) per fondare l’inesistenza di un principio immutabile che, affermato, predeterminerebbe tutto ciò che appare, rendendo dunque pura illusione quel che l’uomo giudica come il libero ed evidente fluire delle cose (dal nulla). Non mi soffermo sulla contraddizione che attende anche l’eterno ritorno dell’uguale – apice filosofico nicciano necessariamente richiesto dalla fede nel divenire altro. Contraddizione insanabile! Contraddizione in cui cade lo stesso Tommaso che, se per un verso – sulla (supposta) evidenza del divenir altro – fonda l’esistenza di un Essere trascendente, eterno ed immutabile senza il quale (assurdamente) si sarebbe costretti a porre il Nulla come principio generante: “Omne quod movetur ab alio movetur”, dice Tommaso; dall’altro, sulla base della fede nel divenire – e contravvenendo al teorema iniziale – ritiene di poter affermare la spontaneità dei movimenti dello spirito (automovimento, dunque!). Invece, il rispetto dell’eteronomia del movimento inizialmente affermato, avrebbe dovuto sfociare nell’Intelletto unico agente di Averroè: ciò che l’uomo pensa, è ciò che il Dio ab aeterno ha già pensato. Ma dopotutto il “potere della Vita” è infinitamente più forte, e dunque non sorprende che, per lo più, si viva aggrappati alle nostre piccole sicurezze, pronti ad avventarci anche con violenza nei confronti di Chi (coraggiosamente) prova a proporre”uno Sguardo” che discute, interroga e turba quell’insieme di FEDI che ci accompagnano. Infatti, se realmente quelle di Severino fossero solo un” mucchio di stronzate” (punto e basta!), resterebbe da chiedersi il perchè la “sua” filosofia scateni “un certo” genere di reazioni.
    Come fa quel proverbio?….ah, è vero! La lingua batte dove il dente duole.

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    1. grazie per questa tua argomentazione. con te c’è “idem sentire”. con emanuele severino c’è una riflessione che aiuta a stare sulla terra isolata dal destino. per gli stonzetti che criticano questo gigante del pensiero basta dire con dante Fama di loro il mondo esser non lassa;
      misericordia e giustizia li sdegna:
      non ragioniam di lor, ma guarda e passa

      Da: Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto III, 51

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      1. Caro Paolo ti segnalo un’intervista molto interessante al prof. Severino sul Fatto Quotidiano del 15 corrente mese “Ecco perchè la giovane Italia sta andando in malora” (evidente la scelta del titolo da parte dalla redazione).

        Ti allego link che potresti inserire nella tua pagina in modo più evidente.

        http://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2013/12/ecco-perch%C3%A8-la-giovane-italia-sta-andando-alla-malora-int.-e.-severino-Il-fstto.pdf

        Beh il proverbio ricordato da alexandro non poteva che essere più azzecato!
        A risentirci
        Gabriele

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      2. grazie TANTISSIME. pensa quali corrispendenze di “pensiero: stavo cercando questa intervista “senza trovarla” e ora me la invii tu. dono prezioso. ne faccio memoria adeguata. ciao e buoni giorni

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