Voci di filosofia: Dio – Emanuele Severino, Giovanni Reale, Armando Torno, 26 ottobre 2010

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Un pensiero riguardo “Voci di filosofia: Dio – Emanuele Severino, Giovanni Reale, Armando Torno, 26 ottobre 2010

  1. La definizione teologica di creazione recita: creatio ex nihilo sui et subjecti.
    L’Essenza preesiste eternamente in Dio, mentre la creatura “in carne e ossa” proviene dal Nulla assoluto regolato da Dio. Il Nulla è la provenienza (non potendo certo costituire la Forza creatrice), e Dio la Causa. Considerando l’assoluta inconciliabilità dei concetti di Dio e Nulla non è possibile sostenere che il Nulla (che è Nulla!) possa intrattenere qualsiasi tipo di relazione – e a maggior ragione con Dio. I due concetti si escludono reciprocamente: se qualcosa esce realmente dal nulla, per la stessa ragione non può aver alcun legame – e dunque non può sottostare ad alcuna Legge o Ordinamento immutabile. In sostanza, nonostante il diverso rispetto (provenienza/causa), si sostiene che la creatura esce e non esce da Dio, e/o esce e non esce dal Nulla. Se il Nulla costituisse la provenienza, non potrebbe che essere anche la Forza produttrice. Ma ciò è assurdo, il Nulla non è, non genera! Ma se c’è Dio, non può creare: ossia non solo l’essenza, ma tutto dovrebbe preesistere originariamente in Lui: tutto sarebbe eterno e il divenir altro non esisterebbe. Oppure vogliamo affermare che l’Omnitudo realitatis è manchevole di tutto ciò che concretamente il divenire progressivamente disvela? Un Infinito-finito!? Vogliamo affermare che l’Ordinamento immutabile di Dio può essere smentito dalla volontà dell’uomo, e sostenere che il Dio cristiano è manchevole a livello gnoseologico e ontologico? Una totale assurdita! Leggiamo il Salmo 139: “Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo.
    Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua, e tu, Signore, già la conosci tutta” E ancora:”Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.(…) Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno”. Inoltre, l’Infinito non può PRODURSI nel tempo come differenziazione attuale. L’infinito è il Tutto e ab origine differenziato nelle sue molteplici differenze. Dunque, essendo Trascendenza=Perfezione=Infinità attuale, non può mancare di alcuna delle infinite differenze e ciò che si mostra come divenire è in sostanza un divenuto. Questa è la ragione per cui Nietzsche (inferenza logico-metafisica su base fenomenologica) può dire: poichè c’è divenire, tutto è divenire (=Dio è morto!). Sulla base della fede nell’evidenza del divenire altro è impossibile evitare la contraddizione: sia in ambito trascendentisco, che in ambito immanentistico. Non la evitano i cristiani che, massimamente incoerenti, vogliono tenere insieme l’Uno e l’Altro: Dio e Divenire (impossibile!); ma non la può evitare nemmeno Nietzsche ed il suo destinale – date le premesse – “eterno ritorno dell’uguale”. Infatti, persino l’eterno circolo creativo/annientante nietzscheano, pur rappresentando la massima tutela del divenire, finisce per rivelarsi autocontraddittorio. 1) Iniziamo col dire che è impossibile che la totalità dell’ente coinvolto nel processo di creazione e distruzione possa ricostituirsi e ritornare uguale eternamente: se l’ente è realmente annientato non può tornare. 2) Se per Nietzsche il Divenire trascendentale si costuituisce – coerentemente – come l’Assoluto=Verità, e dunque come eternità, si è costretti a sostenere – contraddittoriamente – che l’Eterno abbisogna della temporalità per costituirsi concretamente: un infinito che necessità del finito; un essenziale che richiede l’accidentale: una Verità (=Eternità) che assurdamente esce dal Nulla. Nella metafisica classica la presenza di un Super-Ente trascendente predeterminava il divenire rendendolo mera apparenza; contraddizione che si ripropone in Nietzsche: anche il Divenire Assoluto rende puro gioco inessenziale il vorticoso succedersi degli eventi: nella sostanza, infatti, la molteplicità caotica delle cose si riduce a semplice ed inessenziale individuazione accidentale dell’Eterna Sostanza del Divenire: nihil sub sole novi. 3) Domanda: il Nulla iniziale e terminale di un divenire è assoluto? Ovviamente no!, altrimenti non potrebbe esserci alcunchè. La fede nell’esistenza del divenire culminante nell’eterno ritorno dell’uguale ci impone di considerare il nulla iniziale come Possibilità, come esser possibile, ed il nulla finale come nulla-risultato (=esser stato). Afferma Severino: “Anche dopo la distruzione dell’episteme, il pensiero dell’Occidente, affermando la preesistenza della possibilità, è costretto ad affermare che la cosa, incominciando ad essere è anticipata da quel non niente che è la stessa possibilità della cosa: è anticipata nella misura in cui l’esser nulla differisce dall’esser possibile”. Aggiungiamo: per evitare che la realtà si manifesti come molteplicità irrelata di determinazioni, è necessario che la possibiltà dell’ente non sia indeterminata, ma si costituisca come possibilità determinata di questo o quel determinato ente (una sorta di archetipo platonico).
    Ne consegue, che anche a questo livello massimo di coerenza (l’eterno ritorno nietzscheano), il divenir altro si rivela un concetto autonegativo: i due momenti costituiti dall”esser possibile” e dall”esser stato” costituendosi come forme immutabili soverchianti il divenire rendono il processo di creazione e distruzione una pura illusione. Ma alla gente piace poco gingillarsi attorno a queste questioni, e preferisce delegare agli altri – i Salvatori ed i Predicatori che si occupano di Noi. Dunque si concilia il libero arbitrio e il Dio cristiano (amen…); oppure la volontà umana (es. il potere della preghiera) Vs. l’Onnipotenza divina (se le parole hanno un senso è una partita persa in partenza, o no?). La Verità dell’eterna armonia insieme alla Verità dell’Inferno (manicheismo, che dite?). Aut-aut, non et-et! Ma poi bisognerà chiarirsi su questo Nulla! La risoluzione severiniana dell’aporia del nulla, per lo più, è come se non ci fosse mai stata. In che consisterebbe l’aporia del nulla? Nel considerare il Nulla nel contempo Essere? Nel sostenere che il Nulla che è nulla è sicuramente Nulla, ma nel contempo non è nulla, cioè è essere? What?!
    Ma quanto spazio concede a certe confuse argomentazioni la considerazione che il Nulla non è proprio Nulla ma è anche Essere, e che l’Essere non è proprio Essere ma è anche Nulla, che dite? Prendete questa: Messinese in un suo libro per un verso si trova d’accordo con la concezione nichilistica del divenire stabilita da Severino, ma poi aggiunge relativamente al rapporto tra infinito e finito: “la creazione è la relazione unicissima della totalità dell’esperienza (il finito) alla totalità assoluta dell’essere (l’infinito). In virtù di tale relazione, gli enti semplicemente sono, e l’essere degli enti è integralmente nell’esser creati”. Come? E subito dopo: “l’essere della totalità dell’esperienza è negativamente, ex nihilo sui et subjecti; positivamente, è ex Deo”. Tradotto: la Creatura esce e non esce dal nulla e/o esce non esce da Dio. Senza senso! O il nulla o Dio, non et-et. Totale assurdita!

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