Emanuele Severino, L’AFRICA GIALLA CI SALVERA’, in Corriere della Sera – la lettura, 5 aprile 2015

Emanuele Severino L’Africa gialla ci salverà. Geopolitica e migrazioni. Siamo spaventati all’idea di un’invasione ancora più massiccia dalle coste meridionali del Mediterraneo. Ma gli investimenti della Cina in quell’area e nei territori subsahariani in realtà produrranno stabilità, perché la stabilità (anche in Europa) è quello che serve all’organizzazione tecno-scientifica di Pechino

vai all’articolo di in corriere della sera – la lettura:

http://lettura.corriere.it/debates/lafrica-gialla-ci-salvera/


estraggo i passaggi chiave dell’articolo:

  •  a lungo termine il carattere determinante della tecno-scienza nelle società occidentali finirebbe col dominare anche l’islam, come sta dominando la tradizione dell’Occidente; e anche l’islam, per essere potente e vincente, dovrebbe porsi come scopo primario non più il contenuto della propria fede, ma la potenza dell’apparato tecnico soltanto mediante il quale l’islam, come tutte le forze della tradizione occidentale, potrebbe imporsi sulle forze antagoniste. E se il suo scopo primario fosse questo, a imporsi non sarebbe più l’islam, ma la razionalità della tecnica — essendo a questo punto indifferente quale razza umana (bianca o no) verrebbe a trovarsi portatrice di tale razionalità.
  •  In Africa sono in gioco, oltre a quelli europei, gli interessi degli Stati Uniti e della Cina, ma anche, sebbene in minor misura o in modo più indiretto, della Russia, che peraltro è più che mai presente nel contiguo scacchiere del Medio Oriente.
  •  si può dire comunque che sarà la Cina a decidere l’esito dell’immigrazione africana in Europa. La crescita continua degli investimenti cinesi in Africa porta gli analisti ad affermare che la Cina sta diventando il maggior partner commerciale di quel continente. Non solo. Gli investimenti cinesi hanno di mira, oltre alle risorse naturali di cui l’Africa è ricca, e di cui la Cina ha grande bisogno, un imponente programma di interventi sanitari, educativi, culturali, edilizi.
  • Ma l’Africa è per la Cina lo spazio ideale. E più accessibile: non è la Siberia che appartiene alla Russia. Nei rapporti di forza planetari la Cina si trova infatti schierata con la Russia; e anche in Africa l’avversario della Cina sono gli Stati Uniti, leader dello schieramento antagonista a quello che fa capo alla Russia.
  •  sarebbe ingenuo pensare che la Cina si proponga di trasferire in Africa decine, se non centinaia, di milioni di cinesi mediante un cataclisma sociale, e cioè che faccia loro posto spingendo gli africani verso l’Europa.
  • L’Occidente accusa la Cina di riproporre il vecchio colonialismo europeo. E invece essa si muove su un piano diverso da quello politico-militare. Diverso e molto più efficace. È il piano dell’organizzazione tecno-scientifica della realtà sociale.
  • In Cina, forse più che altrove, si stanno mettendo in questione due grandi forze della tradizione occidentale: capitalismo e comunismo. In qualche modo ci si sta liberando di esse. E questo atteggiamento si rispecchia nella configurazione della presenza cinese in Africa. Dove la Cina vuole equilibrio e stabilità perché richiesti dall’organizzazione tecno-scientifica della sua presenza. Ma anche perché una migrazione di questa entità destabilizzerebbe l’Europa intera e quindi a lungo andare pregiudicherebbe la sua capacità di essere partner affidabile delle esportazioni russe, e nella contrapposizione planetaria tra i due schieramenti, a cui qui sopra mi sono riferito, la Cina non ha alcun interesse a creare problemi alla Russia. Quindi anche la Russia ha interesse che in Africa la Cina abbia a portare equilibrio e stabilità.
  • Si può quindi dire che, se nel breve termine l’Europa e soprattutto l’Italia vanno incontro a tempi difficili, per quanto riguarda il medio e lungo termine esiste invece un insieme di fattori che rendono irrealizzabile quell’immigrazione di massa dall’Africa all’Europa che viene a volte presentata come una minaccia incombente.

Emanuele Severino

3 pensieri riguardo “Emanuele Severino, L’AFRICA GIALLA CI SALVERA’, in Corriere della Sera – la lettura, 5 aprile 2015

  1. mi scrive un amico che vuole mantenersi anonimo: caro Paolo,

    è un articolo molto interessante e ti ringrazio per avermelo segnalato.

    Due frammenti di informazione potrebbero forse aiutarci a capire meglio:
    – si., la Cina pianifica la costruzione di intere città, ma non sempre tutto è così razionale e non sempre le previsioni si avverano. Sul territorio cinese stesso vi sono intere città, nate dal nulla per ospitare milioni di persone, che sono totalmente vuote a 2 o 3 o 4 anni dalla loro costruzione. Gigantesche speculazioni sbagliate. (naturalmente, in altri casi avviene ovviamente il contrario: non tutte le ciambelle vengono col buco, ma alcune sì…)

    – la Cina sta costruendo infrastrutture in Africa (ferrovie, strade…), a dimensione gigantesca e spesso facendosi pagare solo con una concessione a utilizzarle per 99 anni o giù di li. E’ una politica simile a quella che sta seguendo nei Balcani (sistema di trasporti che porterà le merci dal cuore della Cina sino al cuore dell’Europa: una nuova ‘via della seta’ di terra), in Portogallo (gestione del sistema energetico dell’intera nazione), in Grecia (ristrutturazione e gestione del porto del Pireo, destinato a ri-diventare dopo secoli un porto importante), a Panama (raddoppio del Canale). Si, questo certamente può venire additato come un ‘nuovo imperialismo’, ma in tali casi (che, beninteso, non rappresentano tutte le tipologie degli interventi cinesi) si potrebbe dire che il suo scopo non sarebbe quello di ‘estrarre’ ricchezze per portarsele a casa, nè quello di creare instabilità per poter meglio dominare le popolazioni (due modelli di imperialismo che ben conosciamo) , ma quello di creare stabilità a benessere allo scopo di poter guadagnare da una capacità produttiva locale più elevata e dai commerci che ne conseguono. —— Si, forse anche ‘esportando’ popolazione. (ma all’idea di giganteschi spostamenti di popolazione nei prossimi decenni dobbiamo prepararci — sia che avvengono per disperazione e povertà, sia che avvengano eventualmente in maniera pianificata, come suggerirebbe l’articolo di Severino). Del resto, molti Paesi non sono stati costruiti nel passato praticamente dagli immigrati cinesi? (a cominciare, ad esempio, dalle infrastrutture ferroviarie americane nell’800, che hanno dato il ‘via’ alla grande ricchezza agricola e commerciale di quel Paese). Allora i cinesi erano solo ‘schiavi’; ora sono ‘schiavi’ (i lavoratori) ma anche ‘padroni’ (gli investitori).

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