SIMONA RIVA, TRADIMENTO, 2019

TRADIMENTO

Care tette, in questi giorni vi osservo spesso, vi sfioro, vi soppeso, vi stringo con delicatezza.

Non che prima non vi degnassi di attenzione.

Penso che ogni donna guardi il proprio seno: controlla se è bello, sodo, sostenuto, ne percepisce il cambiamento durante il ciclo ormonale mensile, quando da morbido diventa più pieno, a volte dolente nell’imminenza della mestruazione e anch’io, fino a poco tempo fa, l’ho osservato in questo modo.

Siete sempre state tette un po’ “ingombranti”, generose, sballonzolanti sotto gli indumenti.

Da adolescente, e poi da giovane donna, vi camuffavo sotto ampi maglioni, perché vivevo con imbarazzo lo sguardo dei maschi su quella voluminosa parte del mio fisico. Col tempo sono arrivata ad accettarvi, senza però giungere mai ad ostentarvi.

Solo negli ultimi anni ho imparato ad amare il mio seno, non lo nascondo più anzi, lo valorizzo coi i reggiseni giusti e scollature a volte un po’ sfrontate, perché ho acquistato sicurezza, sono fiera della mia femminilità, del mio sentirmi Donna. Mi sono resa conto che gli occhi maschili che si soffermano sul mio decolleté mi lusingano, che le loro mani e la loro bocca sui miei soffici seni sono fonte di infinito e reciproco piacere.

Adesso vi guardo, vi tocco e mi sento tradita.

Proprio ora che avevo fatto la pace con voi e che avevo imparato a godere i frutti di questa parte del mio corpo, mi avete fatto questo brutto scherzo.

Doveva solo essere la consueta mammografia di controllo, ed all’improvviso mi sono trovata in un vorticoso percorso di diagnosi e cura per un carcinoma al seno, dal quale spero di uscire guarita, anche se il mio corpo non sarà più lo stesso.

Guardo il seno destro, dove alcune stupide cellule anarchiche hanno deciso di crescere in modo incontrollato ed indifferenziato, non bene in vista bensì in profondità, di nascosto, quasi fosse una cospirazione, per sfuggire perfidamente alla palpazione del senologo ma anche dell’innamorato di turno, anche se dubito che un uomo ti tocchi il seno con l’obiettivo di scovare un nodulo sospetto.

L’ematoma lasciato dalla biopsia si sta assorbendo lentamente, passando dal blu iniziale al verde/giallo attuale; non fa più tanto male come i primi giorni, ma ogni volta che chino gli occhi o mi specchio nuda nel bagno al momento della doccia, sta lì a ricordarmi ciò che devo affrontare. E ho tanta paura.

Paura di non farcela, paura che sia troppo tardi, che dopo l’intervento avrò delle recidive… paura di morire, e di morire male.

Il senologo mi ha rassicurata, mi ha parlato di progressi e di statistiche, di cure innovative, di terapie mirate… ma questa è la parte razionale, l’emotività è un’altra cosa e non è facile gestirla.

Non mi importa se il medico mi ha garantito che l’intervento non sarà demolitivo e che addirittura, adegueranno l’altro seno a quello operato per rendere l’aspetto globale armonioso: mi ritroverò magari con un seno più bello e sostenuto, ma non sarà più il mio.

Vi guardo, vi coccolo, mi sto preparando a non vedervi più col vostro aspetto consueto e faccio una grande fatica ad abituarmi all’idea che cambierete.

Non siete perfette e non rispondete certo al canone di bellezza che vuole il seno ideale posizionato in una coppa di champagne. Per il mio ne occorrono tre di coppe, coppa C per la precisione… sarà forse il richiamo alla coppa di champagne il motivo per cui la dimensione del reggiseno si chiama coppa?

Non divaghiamo e torniamo a noi tre: io e le mie tette. Mi sento davvero tradita da voi e non avevate nessun motivo per farlo

Certo non vi ho mai abbigliate con lingerie di seta e merletti, mi sembrava uno spreco rovinare biancheria costosa buttandola poi in lavatrice, ma vi ho sempre sostenute e dolcemente contenute con reggipetti colorati e allegri, pizzi, fiori e morbide imbottiture.

Vi ho sempre lasciate libere durante il riposo notturno e negli gli anni della gioventù vi ho sfoggiate altrettanto libere sulle spiagge più belle della Sardegna, senza che il pezzo sopra del costume rovinasse l’abbronzatura integrale; ricordo ancora la bella sensazione di nuotare a seno nudo in quel mare così limpido ed invitante!

Lo so che vi ho sottoposte ad un super lavoro quando ho piacevolmente allattato per nove mesi i miei due voraci gemelli, con turni ininterrotti giorno e notte, ma è per quello che siete state progettate! L’allattamento viene considerato un fattore protettivo nei confronti del tumore al seno… è forse questo un modo per dirmi che vi ho fatto lavorare troppo?

Il fatidico giorno è arrivato. Domani vi affiderò fiduciosa alle mani del chirurgo che vi sistemerà per le feste: l’avete voluto voi, stupide tette ribelli e traditrici!

Ma prima un’ultima carezza e una bella foto, per ricordarmi del vostro aspetto. Sdraiata sul letto, nella penombra, nuda, fisso l’obiettivo, scatto, vi immortalo nella vostra generosa bellezza e vedo il mio sguardo… triste e smarrito. 

2 commenti

  1. pubblicare un racconto in un blog non è certamente come scrivere un libro di carta.
    Tuttavia è un modo potente per comunicare . E poi non è incompatibile con eventuali successive pubblicazioni di un libro di racconti. Magari tornerai sui tuoi testi e ti verrà voglia di avere un nuovo LIBRO
    Il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo
    E’ commovente e divertente nello stesso tempo.
    Fa riflettere sulla importanza del nostro corpo. E sul fatto che , spesso, nella vita, ci accorgiamo della sua importanza e del suo valore solo quando una malattia lo colpisce
    Il tuo racconto ha dunque sia un valore letterario che un valore per chi si occupa di servizi alla persona. e infatti io lo condividerò anche sul blog mappeser.com, dove lo troverei nell’elenco “medicina narrativa” che già conosci
    ciao e a rileggerti in future tue scritture
    Paolo Ferrario del 1948

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