Oriana Fallaci, Un cappello pieno di ciliege, Rizzoli, 2008

leggi: https://it.wikipedia.org/wiki/Un_cappello_pieno_di_ciliege

Un cappello pieno di ciliege è un romanzo postumo di Oriana Fallaci, pubblicato da Rizzoli nel 2008 (la prima edizione cartacea è datata proprio a quell’anno, con ristampe successive nel 2009, 2011 ecc.).

Cosa racconta il libro

Si tratta di una saga familiare che narra la storia della famiglia dell’autrice tra il 1773 e il 1889, intrecciando vicende private e grandi trasformazioni storiche italiane (dall’epoca napoleonica fino al Risorgimento, con figure come Mazzini e Garibaldi). Il romanzo è incompiuto: si interrompe con il matrimonio dei nonni paterni di Oriana, mentre il progetto originario prevedeva di arrivare fino al bombardamento di Firenze del 1944.

Edizione Rizzoli 2008

  • Autrice: Oriana Fallaci
  • Titolo: Un cappello pieno di ciliege
  • Editore: Rizzoli (prima edizione in collana Rizzoli, poi in BUR BUR Big con ISBN 9788817034968).
  • Pagine: circa 850–880 (a seconda dell’edizione), testo ampio e narrativamente denso, con un’introduzione che parte da una riflessione sulle origini dell’“Io” di Fallaci.

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4 commenti

  1. Circa 900 pagine di vicissitudini tragiche, orrori, morti, sopraffazioni… E’ proprio necessario subire un libro di tal fatta, per di più lasciato incompiuto dalla fallace Fallaci? Beh, se lo ripubblica una multinazionale dei libri, e molta gente perfino lo compra. Quanti libri-saga, quanto frastuono. E’ la “letteratura apparente” di cui parla Arthur Schopenhauer nel testo ‘Sul mestiere dello scrittore e sullo stile’. Lo cito: “Esistono, in tutti i tempi, due letterature che procedono l’una accanto all’altra quasi estranee fra loro: una letteratura vera e propria e un’altra solo apparente. La prima. crescendo, diventa letteratura permanente. La producono persone che vivono per _la scienza e _per la poesia; essa procede nel suo cammino seria e quieta, ma in modo estremamente lento; in Europa produce una dozzina scarsa di opere in un secolo, le quali però rimangono. L’altra letteratura, esercitata da persone che vivono della scienza e della poesia, va avanti al galoppo, con grande chiasso degli interessati, e annualmente mette sul mercato molte migliaia di opere. Dopo pochi anni, però, viene da chiedersi: dove sono queste opere? Dov’è la loro gloria così prematura e rumorosa? Quest’ultima si può perciò chiamarla letteratura che passa, l’altra letteratura che resta”. Molti anni sono passati da quando è vissuto il grande filosofo, molto è cambiato da allora. Ma io penso che la sua concezione di una letteratura falsa (che fa rumore, non musica; che è “bestseller” per autori narcisi, inatti alla fatica dello scrivere e del buttar via ciò che non è buono) sia più che mai attuale oggi. Ne parlo – fra altre argomentazioni, con analisi di testi dalla letteratura mondiale, con traduzione dell’esordio de “La metamorfosi” di Franz Kafka – nel mio libro “Danzare fra il buio e la luce  Una cura dell’anima (racconto) – I segreti della narrativa  Il romanzo e il racconto (saggio)” (p. 144). L’ho autopubblicato presso Youcanprint: contiene giudizi di critica letteraria che nessun editore accetterebbe. Il libro doppio mi è costato decenni di gestazione e anni di stesura, ha trovato un’ottima fortuna presso scrittori di valore. Prezzo molto basso. Copie vendute: una ventina in quattro anni. Pazienza. Del resto parecchi miei amici e conoscenti rifuggono dal leggere testi che insegnano a scrivere bene e soprattutto a distinguere il testo buono da quello mediocre. La parola d’ordine è: divorare i libri che contengono scene realistiche-violente-dissacranti-volgari-esagerate. Sono libri coraggiosi! Se poi i libri presentano ‘parolacce’: ben vengano, sono il sale della vita! (Lo saranno nella vita, soltanto in casi rarissimi nella buona scrittura). Povera letteratura, chiassosa, lontana mille miglia dall’arte, testi che gonfiano, ingrassano senza nutrire. A chi si vanta di divorare i libri – adesso come ai tempi della mia “Casa della scrittura” – obietto che il topo divora un libro, mentre l’essere umano lo legge. (La meravigliosa lingua tedesca ha due termini per dire “mangiare”: essen (quello dell’uomo) e fressen (quello dell’animale).

    Ho letto Oriana Fallaci. La trovo una buona, intraprendente e fortunata giornalista. Come scrittrice è talora pessima. Il libro “Inshallah” è orribile per varie ragioni; inoltre il titolo è sbagliato: la parola non esiste come tale nella lingua araba, che Fallaci non ha mai appreso. Non si è data la pena di imparare neppure un poco di arabo, non a caso. Ci ha ammannito la visione di un mondo arabo sopraffattore, che sta minando la nostra cultura, che ci ruba i posti di lavoro e le nostre donne. Secondo Fallaci tutti gli Arabi sono potenziali terroristi, “non integrabili nella società occidentale”. Questa posizione ideologica ha alimentato la destra estrema in molti Paesi, e purtroppo ne vediamo i misfatti. In Germania – dove ho vissuto a lungo quando esistevano due Germanie – il partito ‘Alternative für Deutschland’ è molto forte. A me sembra che stiamo vivendo un’epoca di generale peggioramento: stagnazione, incertezza, dissidi, depressioni, guerre. Le prove scolastiche Invalsi ci dicono che molti ragazzi non comprendono il significato di un testo di media difficoltà. Io faccio il doposcuola a bambini che scrivono solo in stampatello maiuscolo. Parole di uso comune non vengono capite. Si sta perdendo la manualità dello scrivere: si ricorre ai tasti del PC o del cellulare (con gravi conseguenze per la salute). Non sto facendo di ogni erba un fascio: registro quello che vedo e vivo. Però Eraclito ci ricorda: “panta rei”. Il pricipio che tutto scorre e muta mi fa sperare.  GRAZIE, CARO PAOLO FERRARIO, PER TENERMI AGGIORNATA con i suoi siti. Spesso lei fa ottimi riassunti e considerazioni molto utili per me, che ho una giornata di sole 24 ore. Continui così!

    la sua affezionata Cristina Pennavaja

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  2. Mi viene in mente che le ciliege sono poco digeribili: acidule, spesso acerbe, gonfiano lo stomaco favorendo la gastrite. Se sono “bio”, vi troverete l’immancabile verme. Se non lo sono, vi ciberete del pesticida. Per chi non lo sapesse: mai mangiarle con altri cibi, poiché vengono digerite nell’intestino, non nello stomaco. E dovremmo subire addirittura un cappello pieno!

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