Autore: Tartarugosa

“Probabilmente la propensione già dalla tenera età ad esercitare più sguardo e ascolto che linguaggio era un indizio predittore di quello che avrei voluto “fare da grande”. E così sono diventata psicologa, affascinata dal funzionamento della struttura psichica di coloro che, per definizione clinica, vedono disgregata la propria personalità. Guarigione improbabile, ma uno spazio infinito per poter agire sull’individuo e sulla società. Ecco perché ho scelto la riabilitazione psico-sociale nel settore della malattia mentale. Da quindici anni il mio interesse è rivolto al problema della demenza, ai malati che smarriscono la loro identità, alle loro disperate famiglie e agli operatori che li assistono. E se si considera l’ultima tappa della vita la forma estrema del dissolvimento, allora anche lì ho trovato una collocazione, accanto ai morenti. Qualcuno, leggendo il mio profilo, potrebbe fare gesti di scongiuro. Eppure il contatto con queste realtà è straordinariamente arricchente, poiché ti insegna a guardare all’esistenza con un orientamento necessariamente costruttivo, positivo e progettuale. Un po’ alla maniera di Stannah, che ha interpretato il bisogno del movimento come proprio cavallo di battaglia per rendere più agevole le salite, non solo quelle fatte da gradini, ma anche quelle delle opinioni, dei giudizi e dei pregiudizi. E chissà che proprio da queste pagine arrivino notizie e proposte incoraggianti per coloro che credono che la terza età corrisponda all’inizio della discesa!”