Baldo Lami, “Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” …

“Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” di cui parla Hillman, che si raggiunge man mano che ci si inoltra nella seconda metà della vita, quando non si ostacola la tendenza naturale alla suo manifestarsi quale unicum in cui appunto consistiamo (daimon).

È solo qui che ci possiamo veramente sentire a casa nostra (ethos), con la piena titolarità della cose che vi si trovano dentro e di cui nessuno può venirci a dire come “devono” essere. Una delle cose più importanti e centrali di questa mia casa, assimilabile a quel centro che una volta era costituito dal focolare, è il rapporto con i cosiddetti pazienti, che per me, secondo il mio orientamento di ricerca, non è solo qualcosa che riguarda la teoria e la prassi psicoanalitiche, ma qualcosa di abbastanza totale, poichè tutte le scienze umane vi sono coinvolte. Questa forza, allora, è anche quella che ci può permettere di “individuarci”, che per Jung è quel processo di differenziazione coscienziale dai valori collettivi, di omologazione sociale, che adesso possono essere percepiti anche con orrore, in quanto comportano la “strage degli innocenti” di tutti quei progetti esistenziali dei singoli (chiamati anche “anime”) la cui annichilazione o standardizzazione costituisce il carburante elettivo al procedere della macchina sociale sui vecchi binari conservativi. Ma questo è anche il luogo in cui può veramente realizzarsi quella dialettica individuo-società che sola può permettere agli stessi poli, considerati antinomici secondo tutta una tradizione di pensiero, di elevarsi su piani socio-individuativi più elevati con un maggior progresso e benessere sociale e individuale, oltre le concrezioni più consolidate dei loro lati oscuri. Il raggiungimento di questo piano non è però senza costo, perché può comportare l’alienazione e a volte anche l’inimicizia di chi è rimasto organico e integrato ai valori collettivi anzidetti, che può scambiare, proiettivamente, per giudizio, condanna morale, autoritarismo o individualismo antisociale quella forza del carattere che, viceversa, è solo forza d’amare, d’amore di sé e dell’altro da sé, quindi proprio del sociale.

Ma non c’è gioia più grande di aver trovato la propria strada. Grazie a tutti gli amici di facebook con cui ho scambiato anche una sola parola o la semplice accettazione d’amicizia.”

Baldo Lami

5 risposte a "Baldo Lami, “Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” …"

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  1. mi scrive Laura Tussi:Caro Paolo, bellissima la riflessione di Baldo Lami, davvero profonda e personalmente e soggettivamente provata e sperimentata."non c’è gioia più grande di aver trovato la propria strada" è un aforisma che mi trova davvero concorde.Grazie, ciao e a presto,laura tussi

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  2. Veramente molto interessante questa riflessione. Grazie per averla ripresa. Il 20 gennaio inizia idealmente il conto alla rovescia verso il prossimo compleanno, un giro di boa che mi fa dire da diversi anni di avere già gli anni che compirò. mi sono accorta di aver cominciato ad adottare questa modalità quando ho cominciato a percepirmi come adulta, non più come ragazza. Pian piano, ho preso ad allontanarmi sempre di più dalle suggestioni collettive, che in verità non mi hanno mai del tutto conquistato. Il privilegio (?) dell'essere adulti consiste proprio nell'acquisizione della libertà di pensiero, da difendere gelosamente e da coltivare, ogni giorno. Non riesco più a leggere "La repubblica": se lo dicessi pubblicamente sarei lapidata? Può essere. Per ora lo scrivo qui: "La Repubblica" ha smesso da un pezzo di fare informazione e non mi si dica che la colpa è di Berlusconi. NON E' VERO.

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  3. cara alessandranei primi anni '70 leggevo il manifesto (quello della “stilista del comunismo” rossana rossanda che vive nei salotti parigini e civetta con la “violenza rivoluzionaria”, quella per cui il mondo è immobile e congelato dentro le sue ideologie fallite nella storia ma riproposte come se niente fosse capitato). Poi ho letto – voracemente – l'unità, fino alle soglie dell'anno di svolta, cioè l'11 settembre 2001.alternavo con la repubblica: quando ho capito i trucchi argomentativi di scalfari ho smesso. è come avere smesso di fumare o bere alcolici: mi sono sentito liberato.Insomma, alessandra: il tempo che passa dovrebbe – almeno – insegnare a cambiare. speriamo che qualcuno degli autori dei questo blog collettivo (lo sai che anche tu sei una autrice?) potrebbe risentirsi del tuo giudizio sulla repubblica.speriamo di no. buon segno sarebbe lasciare libere almeno le opinioni. a 61 anni mi sento più libero che a venti o trenta. peccato che il tempo che resta è a nche tempo che stringe.ed ogni giorno è meno ciao ale

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  4. rileggo e rifletto e forse mi distinguo (soggettività):"può comportare l’alienazione e a volte anche l’inimicizia di chi è rimasto organico e integrato ai valori collettivi anzidetti"il punto – per me (soggettività) – è:chi valuta e con quali criteri "chi è rimasto organico o integrato ai valori collettivi"?in tempo di soggettivazione a me sembra un problema.problema non arduo: c'è il silenzio, la meditazione ai bordi di un lago, la modesta sottolineatura come qui sto facendo

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  5. Con molta sorpresa scopro che accanto al mio commento è comparsa la mia foto: e chi ce l'ha messa? io? mica lo ricordavo? o è il computer che in automatico mi riconosce? vabbè, così almeno adesso tutti sanno che la repubblica mi fa schifo, anche se oggi l'ho comprata: il venerdì è utilissimo per il mio lavoro! Paolo, non pensiamo al tempo che stringe: o meglio, pensiamoci solo se ci aiuta a vivere intensamente. detesto buttare le giornate, è la sola cosa che mi fa arrabbiare davvero. La pigrizia, intesa come apatia non come dolce far niente, è il vero peccato capitale. a rileggerti

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