Le regole di (buona) comunicazione in DILEMMI, a cura di Gianrico Carofiglio, Rai3

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

1: vietato attaccare la persona

2. vietato manipolare gli argomenti altrui

3. obbligatorio fornire le prove delle proprie affermazioni

https://www.raiplay.it/programmi/dilemmi

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DUNCAN Dennis, INDICE, storia dell’, dai manoscritti a Google, l’avventurosa storia di come abbiamo imparato a orientarci nel sapere, Utet, 2022. Indice del libro

Annamaria TESTA, Le vie del senso. Come dire cose opposte con le stesse parole, Garzanti, 2021. Indice del libro

vai alla scheda dell’editore:

https://www.garzanti.it/libri/annamaria-testa-le-vie-del-senso-9788811607816/

Siamo oggi sottoposti a un inarrestabile flusso di informazioni, di testi, di immagini. Interrogarsi criticamente sul senso dei discorsi e sulla loro intenzione è decisivo per comprenderli ed essere davvero liberi. Usando con accortezza le parole è infatti possibile non solo interpretare ma anche deformare e manipolare i dati di realtà fino a costruire e sostenere tesi diametralmente opposte. Annamaria Testa smonta e rimonta gli elementi di base della comunicazione, e lo fa con rigore e immaginazione. Dalle prime pagine della stampa internazionale al visual journalism, dai social media ai format televisivi, dalle scelte cromatiche dei maggiori brand alle infografiche, questo libro ci svela i meccanismi permanenti che tengono insieme informazione, narrazione ed emozione. Ci offre gli strumenti teorici e pratici per produrre comunicazione, per capirla e per orientarci nell’universo iperconnesso a cui tutti apparteniamo. Il punto di partenza è una frase elementare: Bella giornata oggi. Attorno a questo frammento irrisorio Annamaria Testa costruisce un sorprendente esercizio di stile. Ci mostra che ogni testo può dire qualcosa di meno, o di più, o di diverso da quel che sembra. E che la nostra ricerca di senso va sempre oltre le parole.

RACCONTARE STORIE, citazione da Yuval Noah Harari

dai GIORNALI CARTACEI ai social network, in Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagine 79/80

n Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi , 2020, pagine 79/80

PEPE Laura, La voce delle sirene. I Greci e l’arte della persuasione, Laterza editore, 2020

https://www.laterza.it/2021/01/31/laura-pepe-racconta-la-voce-delle-sirene/

«Secondo una celebre e fortunata espressione omerica, le parole sono alate: non tanto come gli uccelli, ma piuttosto come le frecce, che tagliano l’aria veloci per andare dritte al bersaglio e far breccia nel cuore di chi le ascolta. Da sempre i Greci sanno che la parola serve a convincere, a mostrare che cosa è vero e che cosa è giusto. Ma sanno anche che essa ha in sé una forza magica: può trasformarsi in incantesimo, capace di dominare e di trascinare l’animo di chi ascolta; di ammaliare come la musica e di curare come una medicina; ma, soprattutto, di ingannare e di illudere.»

Per gli antichi le Sirene erano mostri orripilanti, per metà uccelli e per metà donne. Eppure, esse avevano qualcosa che le rendeva irresistibili: la voce, suadente e ammaliatrice. Insieme ad altre figure mitologiche a loro affini come Circe, Calipso ed Elena, le Sirene sono in questo libro le protagoniste della prima tappa di un cammino che, partendo da Omero e a Omero ritornando, si concentra sull’Atene del V secolo, la città della democrazia e della parola. Ripercorrendo storie poco note e celebri passi di prosa e di poesia, Laura Pepe indaga le incredibili potenzialità di peithó, persuasione, la parola che insieme seduce e convince. Sovrano potentissimo, la parola è capace di compiere le imprese più divine: sa convincere del vero e del giusto, ma può anche illudere e ingannare. Scopriremo la sua forza in queste pagine, guardando ai protagonisti della politica che arringano il popolo riunito in assemblea, agli accusatori e agli accusati che si industriano a convincere i giudici del tribunale e, infine, a quei maestri di persuasione che furono i sofisti. E ancora una volta saremo grati alla Grecia antica, che – tra storia, mito, poemi e filosofia – ha dato forma al nostro modo di pensare e di confrontarci con il mondo.

Luca Serianni, L’ITALIANO. PARLARE, SCRIVERE, DIGITARE. Con un saggio di Giuseppe Antonelli – Treccani Libri, 2019

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Luca Serianni, L’ITALIANO. PARLARE, SCRIVERE, DIGITARE. Con un saggio di Giuseppe Antonelli – Treccani Libri, 2019 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

ORTOLEVA Peppino, Miti a bassa intensità. Racconti, media, vita quotidiana, Einaudi, 2019

Giacomo Leopardi nel suo “Zibaldone” assegna a un breve testo il compito di registrare un’utile distinzione: Termini e parole … di Gabriele De Ritis

Giacomo Leopardi nel suo “Zibaldone” assegna a un breve testo il compito di registrare un’utile distinzione: Termini e parole.

Chiamiamo ‘termine’ tutto ciò che viene dal Vocabolario e che ci restituisce la ‘semplice’ definizione di un elemento del Lessico. Ad esempio, l’aggettivo ‘solitario’.

Chiamiamo ‘parola’, con lui, invece, ‘ermo’, che incontriamo nel primo verso de “L’infinito”.

Le antologie scolastiche della Letteratura italiana danno per lo studente il significato di ‘solitario’. Si direbbe che non significhi altro. Eppure, le stesse antologie in nota aggiungono che c’è di più, che ‘ermo’ è più che ‘solitario’. Più che ‘termine’, ‘ermo’ è ‘parola’, dunque evoca significati ulteriori, che provengono dalla soggettività dell’Autore, dal suo mondo poetico.

Diremo, allora, che il significato di ‘ermo’ è più ampio di quello di ‘solitario’. “Ci piace di più”, perché suscita in noi sensazioni vaghe e indefinite. Abbiamo detto “ci piace di più”, perché è giustamente implicato nell’uso di quella parola il gusto sensistico per il ‘peregrino’, cioè per i termini ricercati, che si fanno preziose parole nel contesto poetico dato. È così per il Recanatese, almeno fino al 1828. Diciamo, infatti, che la poetica leopardiana può essere definita fino a quella data come una poetica dell’indefinito e della rimembranza.

Il poeta predilige i termini vaghi e indefiniti, che siano capaci di evocare rimembranze, il caro ricordo di esperienze fatte. Il ‘sempre’ che apre “L’infinito” viene da lui spiegato così nello “Zibaldone”: una ricordanza, una ripetizione. Altrove dirà che le cose, i luoghi, le persone incontrate acquistavano pregio per lui quando ne faceva esperienza ripetuta, tanto che diventavano oggetto di rimembranza.

La Linguistica generale ci ha fornito un’importante distinzione, tra Denotazione e Connotazione, a significare il valore oggettivo e quello soggettivo dei termini che usiamo. Perciò, un colle è solo un colle nell’uso quotidiano e geografico del termine, che nel farsi ermo in un testo poetico acquista un valore connotativo che andrà chiarito alla luce della poetica dell’Autore che ne fa uso. Perciò noi andiamo in cerca di parole ricercate ogni giorno della nostra vita, quando abbiamo bisogno di dire anche semplicemente “ti auguro una buona giornata”.

Allora, le parole di Paolo vengono in nostro soccorso, soprattutto quando vogliamo far sentire a una persona a noi cara, o per la quale nutriamo una grande stima, che la pensiamo in modo diverso, che vogliamo riservarle un pensiero in più, che intendiamo suggellare con parole intense il sentimento di augurio che accompagna il piccolo addio con il quale ci congediamo, per dire Arrivederci. Pensiamo, infatti, a rivederci ancora, ma non vogliamo che il nostro saluto non lasci nessuna traccia nel cuore della persona che ci accingiamo a salutare. Altra cosa è ciò di cui facciamo pure esperienza, quando ci sembra che gli altri non riescano a dire in modo efficace ciò che riusciamo a fatica ad immaginare. È penoso per noi ritrovarci di fronte alla loro povertà di linguaggio, alla carenza di termini e parole che aiutino a dire compiutamente ciò che provano di fronte alle cose del mondo. Ancor più doloroso è cogliere a volte in loro un’inadeguata espressione di sé, che non favorisce la nostra comprensione degli stati di coscienza altrui. Dobbiamo sopperire con le nostre parole, suggerendole, talvolta, come facciamo con i bambini che cercano di dare un perimetro alla loro esperienza, definendola per ogni lato, quasi a percorrerla da cima a fondo. Anche se non abbiamo voluto ‘integrare’ o, peggio, ‘correggere’ l’espressione di sé tutte le volte che ci sembrava potessimo ferire la sensibilità della persona. Tacere di fronte alle difficoltà espressive degli altri rientra in quella che è stata chiamata “dissimulazione onesta”, cioè il mentire a fin di bene: fingiamo di aver capito, sopperendo con un supplemento di ‘traduzione’ in più. I processi empatici, infatti, prevedono anche questo, che si producano le necessarie inferenze per risalire alle intenzioni dei parlanti, perché la comunicazione emotiva sia efficace in ognuno dei suoi momenti. Uno dei compiti alti della Cultura è questo: aiutare a trovare le parole, ad esplorare i mondi possibili in cui siamo invitati ad entrare tutte le volte che nella vita quotidiana o nelle narrazioni letterarie qualcuno prende a raccontare. Se chi racconta è portato ad inventare, anche noi ascoltatori dovremo trovare le parole giuste per ricreare dentro di noi un mondo che viva di vita propria, che ci incanti e ci faccia sognare ancora un po’, anche se si tratta di un mondo che non è il nostro. I sentimenti che suscita in noi il racconto degli altri sono i più diversi: se ci disponiamo all’ascolto, possiamo far sentire all’altro che c’è spazio sufficiente “dentro di noi” per ospitare i sensi della battaglia che tutti gli umani quotidianamente ingaggiano contro la morte, riconoscendosi il beneficio di inventare la mossa in più che allontana ancora un po’ da tutti noi la vittoria dell’ora che non ha sorelle. Trovare le parole è un morire alla vita, concedendo sì alla morte il diritto alla sua mossa, ma con la consapevolezza del fatto che abbiamo ancora una chance, la possibilità di compiere altre mosse: abbiamo ragioni ancora da spenderci per affermare la volontà di vivere, contro la piccola morte che ci opprime tutte le volte che non troviamo le parole per rivendicare un nostro diritto o per dire più semplicemente che ci siamo anche noi, che vorremmo ci fossero riservate le attenzioni di cui facciamo esperienza tutte le volte che gli altri mostrano di avere qualcosa da dire anche a noi.

GHENO Vera, Potere alle parole. Perchè usarle meglio, Einaudi, 2019

PAROLA: la tecnologia più umana che c’è

PAROLA: la tecnologia più umana che c’è

CARRIERE Jean-Claude, ECO Umberto, a cura di Jean-Pierre de Tonnac, NON SPERATE DI LIBERARVI DEI LIBRI, Bompiani, 2009. Indice del libro

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SCRIVERE E LEGGERE, di Georges PEREC, in Linea d’Ombra n. 20, 1987

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MANUALE DI EPITTETO, introduzione e commenti di Pierre Hadot (edizione francese del 2000), Einaudi, 2006. Indice del libro – da TRACCE e SENTIERI

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MANUALE DI EPITTETO, introduzione e commenti di Pierre Hadot (edizione francese del 2000), Einaudi, 2006. Indice del libro – TRACCE e SENTIERI

EUGENIO CAU, Il libro è morto ma è risorto: perchè gli ebook non riescono ancora a soppiantare i volumi di carta? Una questione di tecnologia – articolo a partire dal libro THE BOOK di Keith Houston,  in Il Foglio 31 ottobre 2016

per capire l’apparente invincibilità del libro cartaceo in questa guerra con il digitale, la cosa più utile è iniziare a considerare il dato più materiale del libro, il suo essere un pezzo di tecnologia prima ancora che un vettore di cultura. Il libro, infatti, è uno dei più antichi oggetti tecnologici ancora in uso, se non il più antico di tutti, e la sua permanenza millenaria, sebbene in forme differenti, è il frutto di un’evoluzione lunghissima che lo ha reso un pezzo di tecnologia sorprendentemente raffinato.

Qui entra in gioco Keith Houston, citato all’inizio di questo articolo. Houston è l’autore di “The Book”,

In “The Book”, Houston racconta la storia dell’oggetto-libro trattando una a una le parti che lo compongono: la pagina, il testo, le illustrazioni, la forma. Ciascuna di esse è il frutto di millenni di evoluzione e di invenzioni perfezionate nei secoli, di trovate geniali misconosciute e riscoperte, e soprattutto di un lavoro portato avanti in parallelo da grandi civiltà in tutti gli angoli del globo, dalla Cina imperiale al mondo ellenistico, dai regni mesoamericani all’Inghilterra della rivoluzione industriale. L’impressione che ne deriva è che non solo il libro è forse la più antica tecnologia ancora in uso, ma che nessun’altra tecnologia abbia mai ricevuto l’attenzione e lo studio continuato di uomini d’ingegno per un periodo di tempo altrettanto lungo (millenni). Al confronto, la tecnologia ancora incerta degli ebook non regge.

Sorgente: Il libro è morto ma è risorto – Il Foglio

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THE BOOK by Keith Houston | Kirkus Reviews

“Chiunque abbia mai letto un libro beneficerà il modo in cui Keith Houston esplora la più potente oggetto del nostro tempo. E tutti coloro che hanno letto sarà d’accordo che i rapporti della morte del libro sono stati enormemente esagerati. “- Erik Spiekermann, tipografo Possiamo amare i libri, ma sappiamo cosa c’è dietro di loro?

Nel libro, Keith Houston rivela che la carta, l’inchiostro, filo, colla e bordo da cui si ricava un libro raccontano come ricco di storia come le parole sulle sue pagine-di civiltà, imperi, l’ingegno umano, e la follia. In una storia invitante tattile di questo 2000 anni di media, Houston segue lo sviluppo della scrittura, la stampa, l’arte di illustrazioni, e vincolante per mostrare come siamo passati da tavolette cuneiformi e rotoli di papiro alle rigide e tascabili di oggi. Certo per deliziare gli amanti dei libri di tutte le bande con le sue lussureggianti, illustrazioni a colori, il libro ci dà la storia importante e sorprendente dietro la tecnologia più importante e universale-informazione dell’umanità.

Sorgente: THE BOOK by Keith Houston | Kirkus Reviews

Fritjof Capra, LA RETE DELLA VITA (1996), Rizzoli Bur, 2010. Indici del libro

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il mio sogno estivo: una conversazioni tra amici lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago. Audio Lettura da: Pietro Citati, L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, in L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998

Questo è il mio sogno estivo: una conversazione tra amici lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago.

Ne ho tratto ispirazione da alcune pagine del saggio L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, scritto da Pietro Citati in: L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998, pagg. 44-46, 50

Catone, … Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa …

“Si vitam inspicias hominum, si denique mores, cum culpam alios, nemo sine crimine vivit”:

Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa.

Catone, Distici

nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

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Deve esser mondo da ogni vizio/ chi si dispone a parlar male di un altro- E’ l’epigrafe che si legge sotto una statua piuttosto malconcia che la gente di solito non nota passando per i portici settentrionali lungo il duomo di Milano. I milanesi ci incollavano le bosinade, cioè i foglietti satirici, anche contro le autorità austriache, come si usava a Roma sul Pasquino e a Firenze sul Marzocco. L’avevano battezzata scior Carera perchè la prima parola dell’epigrafe è il verbo carere infinito di careo (mancare, esser privo). Chi è senza peccato ecc.

(segnalato da Gian Piero T.)

Comunicazione

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 17-20

Comunicazione

Fernando Savater, Dizionario filosofico, Laterza,1996
p. 39-41

ALFRED A. TOMATIS: l’orecchio, l’ascolto e l’anima

Alfred A. Tomatis nasce prematuro di sei mesi il 1 Gennaio 1920 a Nizza (Francia) da genitori italiani. Racconta lui stesso che la sua levatrice, pensando che fosse morto, l’aveva preso per un orecchio e gettato nel cestino dei rifiuti. Fortunatamente alla scena assiste la nonna paterna che lo raccoglie e lo rianima. Diventerà il più grande “professore dell’orecchio” nella storia dell’uomo. Muore a Carcassonne (Francia) il giorno di natale del 2001.
Figlio di un famoso cantante d’opera, Alfred cresce in un mondo di suoni, di musica e canto, appassionandosi fin da piccolo alla misteriosa relazione esistente tra l’orecchio e la voce, che lo invierà agli studi di medicina e alla specializzazione in Otorinolaringoiatria.
Le sue prime esperienze cliniche furono nel campo dell’inquinamento acustico e delle sordità professionali, a partire dal trattamento dei cantanti (amici del padre) che presentavano problemi di voce.
Approfondendo la sua indagine e la sua ricerca, Tomatis si rende subito conto che la relazione tra l’orecchio e la voce coincide con quella tra l’ascolto e la comunicazione, che occupa un ruolo veramente centrale nella problematica dell’espressività umana a tutti i livelli.
Secondo il nostro autore, nei nove mesi della gestazione, il feto costruisce la propria capacità di attenzione a partire dall’ascolto della voce materna e dagli stimoli uditivi che riceve filtrati dentro il corpo della madre. Il futuro sviluppo del nascituro è quindi legato a quel periodo della gravidanza che può essere sereno, o al contrario difficile. Per questo Tomatis ritiene che il tempo della gestazione sia di fondamentale importanza nella formazione psichica dell’uomo.
La funzione dell’ascolto è infatti direttamente collegata alla concentrazione della memoria, alle condizioni psicologiche, alla consapevolezza e alla comunicazione. La nostra società si preoccupa troppo dell’aspetto razionale e logico-matematico della mente, privilegiando il pensiero lineare dell’emisfero sinistro; tali abilità sono certamente importanti, ma non possono essere così basilari come la capacità di ascoltare e quindi di comprendere.
È qui che si rivela il genio. Convinto che la genesi della sensibilità originaria da cui scaturisce il linguaggio è quell’ascolto basico della vita al suo darsi come rapporto dotato di “senso”, annidato nella comunicazione intrauterina madre-figlio; e convinto altresì che tale delicatissimo senso è suscettibile di un’infinità di perturbazioni, fino al declino in cui è precipitato nell’anima contemporanea, Tomatis sente l’urgenza di una forma rapida e radicale di terapia. A cominciare da un’applicazione strumentale, pratica e accessibile a tutti.
Inventa un apparecchio, che la stampa dell’epoca chiama “Orecchio Elettronico”, che con una serie di filtri idraulici è in grado di simulare l’ascolto intrauterino della voce umana, al fine di riparare il danno vocale attraverso la rieducazione dell’orecchio, ossia dell’area corticale connessa. E formula le tre leggi dell’audio-psico-fonologia o “metodo Tomatis”: la voce esprime solo ciò che l’orecchio può sentire; se l’ascolto si modifica, immediatamente e inconsciamente si modifica anche la voce; è possibile trasformare durevolmente la fonazione se la stimolazione acustica viene mantenuta per un certo tempo (legge della rimanenza).
L'”Orecchio Elettronico” fu presentato ufficialmente alla Fiera Mondiale di Brouxelles nel 1958 e valse al suo inventore la Medaglia d’Oro per la Ricerca Scientifica.
Apparecchio versatile dalle molteplici applicazioni, dai disturbi della comunicazione a quelli dell’apprendimento e del linguaggio, si è dimostrato ottimo anche nell’acquisizione delle lingue straniere. Riguardo quest’ultimo utilizzo, fondamentale per una società multiculturale e multilinguistica, risultò cruciale un esperimento condotto da Tomatis in Belgio nel 1976.
Il Professore divide una classe in due, un gruppo ascolta delle lezioni di inglese in cuffia con i suoni filtrati (gruppo sperimentale), l’altro segue le lezioni normali di lingua (gruppo di controllo). Questo per tre mesi. Alla ripresa dell’attività comune, i genitori del gruppo sperimentale hanno il timore che i loro bambini siano in ritardo rispetto agli altri: il preside convoca degli ispettori che esaminano le competenze linguistiche degli alunni, e il gruppo sperimentale parla più fluidamente e appropriatamente, pur non avendo studiato la grammatica. Di contro, un’esperienza di apprendimento per ‘immersione’ condotta in Canada secondo le indicazione di insigni linguisti del calibro di Chomsky e Harris, che si prefiggeva di insegnare l’inglese ai francofoni e il francese agli anglofoni esponendoli tutti i giorni all’altra lingua, si rivelò un fiasco per l’amministrazione canadese.
Il motivo dell’insuccesso, secondo Tomatis, sta nell’orecchio: l’orecchio francese è sordo ai suoni della lingua inglese. In termini più tecnici, la banda passante del francese (100-300, 1000-2000 Herz) e la banda passante dell’inglese (2000-12000 Herz) non condividono alcun suono. Se si espone invece mediante l’Orecchio Elettronico un parlante francese all’ascolto dell’inglese, filtrato come l’ascolterebbe un nascituro di madre inglese, si supera il fatidico “muro del suono” e l’acquisizione diviene molto più semplice, facile e immediata. È lo stesso motivo per cui i parlanti lingue slave sono avvantaggiati, poiché hanno una banda passante molto larga (2000-8000 Herz). Anche l’italiano non se la cava male tutto sommato, confina con il francese a un estremo e ha una certa sovrapposizione con l’inglese all’altro estremo (2000-4000 Herz).
Nei quarant’anni della sua feconda e instancabile attività, approfondendo le proprie conoscenze in diversi campi e senza mai distaccarsi dall’osservazione clinica in cui eccelleva, Alfred Tomatis si dedicò allo sviluppo e alla diffusione del suo metodo, presentato come una disciplina basata su assunti riguardanti il modo in cui l’uomo sviluppa e utilizza la capacità di comunicare con se stesso, con gli altri e con l’ambiente; un ambito di conoscenza e di pratica terapeutica e pedagogica situato al punto d’incrocio delle scienze umane.
Centri Tomatis di audiopsicofonologia si sono così diffusi in oltre 30 paesi europei e in America, anche se l’aspetto tecnico-strumentale e applicativo del metodo ha finito per prevalere sull’universalità del pensiero che ne stava alla base.

Eccellente scrittore e divulgatore, appassionato quanto rigoroso, Tomatis ha scritto 15 libri e numerosi articoli tradotti in tutto il mondo, ma sfortunatamente non tutti tradotti in italiano.

I suoi libri, oltre a evidenziare una grande capacità comunicativa, testimoniano un atteggiamento scientifico e insieme una grande comprensione dell’animo umano, senza tralasciarne gli aspetti spirituali. Soprattutto negli ultimi scritti, è evidente la volontà dell’Autore di lasciarci in eredità la sua esperienza, in una visione unitaria dell’Uomo e del Mondo che abbraccia saperi apparentemente distanti, come l’acustica, la medicina, la musica sacra e la mitologia.
Una testimonianza d’amore per l’anima, per la vita e per l’uomo in armonia col cosmo di cui è abitatore provvisorio e perenne insieme. Che si unisce a quella dei più grandi terapeuti dell’umanità.

Questi i suoi principali aforismi:

• Tutto il corpo è un orecchio, un’antenna ricettrice che vibra all’unisono con la fonte del suono.
• Non occorre sentire per ascoltare, infatti alcuni famosi musicisti del passato erano sordi.
• L’aria, una volta invasa dalle vibrazioni acustiche, che siano quelle di un battito di mani o di una sonata per pianoforte, non è più quella di prima.
• All’inizio fu il suono.
• Ogni fenomeno acustico, in fondo, non è che un’eco del «suono primordiale».
• La funzione dell’orecchio non è solo quella passiva del percepire i suoni, ma anche quella attiva in cui emerge il desiderio di ascoltarli.
• La cosa più importante da ricordare è che il cervello non produce energia, la cattura, ed è l’orecchio che gliela fornisce.
• Il suono è quindi un alimento del cervello.
• Il linguaggio è l’elemento fondante l’umanità dell’uomo.
• La lingua nativa è proprio la lingua materna appresa durante l’ascolto intrauterino, la prima funzione sensoriale a essere già consolidata al quinto mese di gestazione, e le altre lingue le si apprendono allo stesso modo, indipendentemente dall’età del parlante.
• Quando l’orecchio non ascolta in modo ottimale si hanno ripercussioni su tutto il sistema organismico.
• Una pedagogia fondata su una corretta educazione all’ascolto non ha per fine l’individuo monologante bensì l’individuo dialogante.
• Questa pedagogia è anche il segreto per accedere allo “effetto Mozart”, una chiave magica per trasformare l’organismo modificando lo stato emotivo, fisico e mentale.
• Mozart è infatti un’ottima madre e provoca il maggior effetto curativo sul corpo e sull’anima.
• La capacità di ascoltare è la madre di tutte le altre capacità: dell’apprendimento, del linguaggio, della relazione, degli affetti, della memoria, dell’intelligenza e perfino dell’identità personale e della salute psicofisica.
• L’orecchio è quindi anche uno dei migliori strumenti di guarigione.

E questi i suoi libri tradotti in italiano:

Educazione e Dislessia, Edizioni Omega, 1977.
L’Orecchio e la Vita. Tutto quello che dovreste sapere sull’udito per sopravvivere, Baldini e Castoldi, 1992.
L’Orecchio e la Voce, Baldini e Castoldi, 1993.
Dalla comunicazione intrauterina al linguaggio umano. La liberazione di Edipo, Ibis, 1993.
L’Orecchio e il Linguaggio, Ibis, 1995
La notte uterina, Red, 1996.
Perché Mozart, Ibis, 1996.
Ascoltare l’Universo: dal big bang a Mozart, Baldini e Castoldi, 1998.
Come nasce e si sviluppa l’ascolto umano, Red, 2001.
Siamo tutti nati poliglotti, Ibis, 2003.
Nove mesi in paradiso. Storie della vita prenatale, Ibis, 2007.
Vertigini, Ibis, 2009.

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