Poesie per un anno: ESTATE, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

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Poesie per un anno – Estate

Comincio a desiderare un linguaggio frugale come quello che usano gli amanti, parole rotte, parole spezzate, come lo sfiorare dei passi sulla strada, parole di una sillaba come quelle dei bambini quando entrano in una stanza nella quale la loro mamma sta cucendo e prendono da terra un filo di lana bianca, una piuma o uno scampolo di chintz. Ho bisogno di un urlo, un grido.

Virginia Woolf

Poesie per un anno: PRIMAVERA, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

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Poesie per un anno – Primavera

Come te

Io, come te,

amo l’amore, la vita, il dolce incanto

delle cose, il paesaggio

celeste dei giorni di gennaio.

Anche il mio sangue freme

e rido attraverso occhi

che hanno conosciuto il germogliare delle lacrime.

Credo che il mondo sia bello,

che la poesia sia come il pane, di tutti.

E che le mie vene non finiscano in me

ma nel sangue unanime

di coloro che lottano per la vita,

l’amore,

le cose,

il paesaggio e il pane,

la poesia di tutti.

Roque Dalton

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Poesie per un anno: INVERNO, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

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Poesie per un anno – Inverno

La poesia e lì, dice qualcuno, accanto a noi, basta saperla riconoscere. È quel segno rimasto nel guanciale dopo una notte d’amore con una sconosciuta. Il cenno di un manifesto nel metrò. Quell’uomo insignificante che spazza lucernari e parapetti solo per cortesia nei confronti del cielo. Quei pazzi che continuano imperterriti a cercare i loro mulini a vento nell’aria ammorbante della città. Lo sguardo assente di un ubriaco dopo la sbornia…

Proviamoci anche noi, a tempo perso. Proviamo a fare uscire i poeti dalla loro tana. Adottiamone uno a distanza, e portiamolo a vivere tra la gente. Trascriviamolo, traduciamolo, faxiamolo, incidiamolo; vandalizziamo i muri con la sua presenza, regaliamolo a qualcuno a cui vogliamo bene, a quelli con cui non vorremmo condividere nemmeno l’aria del pianeta; abbandoniamolo dal parrucchiere, dal medico, dal dentista; piazziamo una sua pagina tra i rotocalchi del giornalaio, i tanti Chi, Di Chi, Con Chi, (c’è il rischio di provocare uno shock anafilattico, ma dopo tutto nessuno vive in eterno) appendiamolo sulla porta della cabina, mentre ci cambiamo il costume, attacchiamolo sul muro nei bagni delle stazioni, tra le proposte d’incontro e la dimensione dei peni in offerta speciale, infiliamolo in una bottiglia e buttiamola nel cesso, indirizzata al mare; inseriamolo di soppiatto nell’urna elettorale…
Non m’illudo. Lo so che la poesia non salverà il mondo. Non basterebbe l’acqua dell’universo per lavare tutta la sporcizia accumulata. Ma senza quell’acqua, il mondo sarebbe già morto di sete.(…)

Dalla prefazione di Milton Fernández

 

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Poesie per un anno: AUTUNNO, a cura di Milton Fernandez, Rayuela edizioni, 2020

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Poesie per un anno – Autunno

Faber Andrew, Ti passo a perdere, Interno Poesia, 2022

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Ci si può perdere senza il bisogno di sentirsi persi? Quanti significati assume, nel corso della vita, questo predicato verbale dalle infinite forme? Andrew Faber stravolge il concetto di fragilità, trasformandola in forza. Più che un libro di poesie, Ti passo a perdere è un manuale di resistenza in versi. Uno stradario dell’anima dove perdersi per poi ritrovarsi. Un viaggio verso la conoscenza di sé stessi e un invito alla scoperta dell’Amore, in tutte le sue forme.

 

A chi sta attraversando il suo buio

A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di non mollare.
Ci siamo finiti tutti
in quel posto maledetto
dove il freddo ti morde le ossa
e il silenzio ti piove nel cuore.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di allontanarsi
da chi dice di darsi una mossa
di smettere di piangersi addosso.
Quella gente vuole farvi del bene
ma non sa cosa dice.
Quella gente lì dove siamo finiti noi
non c’è mai arrivata.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di avere coraggio
bisogna stringere i denti
e aspettare che il sole riprenda a brillare.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di credere
nella poesia.
Negli occhi di chi
quella strada l’ha già ritrovata.
C’è un cielo
di qua che vi aspetta
con un panorama di sogni
da togliere il fiato.

 

*

 

Perdersi

Ci ho messo un po’ a comprendere:
non volevi essere abbracciata
per paura di essere capita.
Che essere capiti
è la cosa più preziosa al mondo
ma significa
buttare giù le difese
arrendersi
consegnarsi.
Significa non potersi più difendere
per un istante
non riuscire più a mentire.
E la gente non sempre lo sa
non sempre lo capisce
cosa significa abbracciarsi
dirsi tutto senza parlare.
Perdersi.
In quella terra di nessuno
da qualche parte nel cuore.

 

*

 

Le persone che amano stare da sole

Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non fatelo mai.
La loro non è cattiveria
non è strafottenza
ma vera e propria necessità
bisogno d’essere, appartenenza.
Abbiate sempre cura di aspettarle
di rispettarle.
Non mettetegli fretta
se i loro tempi non sono i vostri
lasciatele andare.
Se avrete pazienza
sapranno ricompensarvi
perché la loro voce
è una carezza scesa dalle labbra
che si scioglie negli occhi.
Perché il loro cuore
è un posto caldo e silenzioso
capace di accogliere e proteggere.
Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non avete la minima idea
di quanto abbiano dovuto lottare
di quale miracolo siano state capaci
di compiere.
La solitudine spaventa
la solitudine è un patto
di purissimo Amore
con la propria anima
che quasi mai nessuno
ha il coraggio di fare
ma loro sì, e ne sono felici.
Loro ci sono riusciti.
Loro ce l’hanno fatta.

 

*

 

Chi rischia la felicità, non muore mai

Adesso ti passo a prendere
e ti porto a mangiare
un sacco di schifezze
e se ti va
balliamo un po’
davanti agli occhi increduli
della gente seria.
Ti passo a prendere
e ti porto a non pensare
che quando non si pensa
si torna un po’ bambini.
Ti porto a sognare
quelle robe da imbecilli scalmanati
che non si possono raccontare.
Adesso ti passo a prendere
e ti porto a ridere con me
perché ho bisogno di sapere chi sei
quando non hai bisogno di apparire
quando non hai bisogno di essere.
Ti porto a sbagliare
a bruciare
a impazzire.
Come l’ultima volta che hai pianto
e non sapevi perché
ma ti sentivi viva.
Ti porto a toccare la notte
ti porto a respirare il silenzio
delle parole rimaste in gola
e che finiscono negli occhi
e dentro ai baci
dati di corsa.
Ti porto a rischiare di essere felice
perché non so se lo sai
ma chi rischia la felicità vince sempre.
Chi rischia la felicità, non muore mai.

Handke Peter, Di notte, davanti alla parete con l’ombra degli alberi, edizioni Settecolori, 2022

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Una confessione e un cantico, una collezione di tesori, di parole, di espressioni, esperienze e intuizioni che ha il profumo del bosco, dei funghi essiccati, dei fiori impaginati della quotidiana avventura che è la vita. Il nuovo canto di Peter Handke, pellegrino al muro del Tempo.

 

Questi taccuini originali, scritti a mano con matita,
pennarello o biro di diversi colori, ornati di disegni
– e segnati dalle tracce del vento, delle intemperie
e delle bestiole selvatiche, – sono per me i diari
più belli e preziosi dell’ultimo secolo,
anche per la bellezza indomita e selvaggia
delle forme che prende la scrittura.
Hans Höller, Der Standard

Nel tempo prolungato e sospeso che si confà alla durata e alle ore della sera, Peter Handke raccoglie frammenti di pensieri che brillano come pagliuzze d’oro e generano la luce magica più adatta ad animare gli arabeschi delle ombre. Scrive d’amore, “in cui ci si può solo perdere”, scrive di quel sentimento che nasce dalla comunione di amore e di volontà, l’entusiasmo, “che si può solo condividere”. Scrive anche delle “nefandezze della fretta”, dell’impazienza e dell’altro tempo, il tempo della natura, quello che ha a che fare con il vorticare delle foglie, l’oscillare dell’erba, il tremolio della rugiada, soglie più precise dell’alternarsi delle stagioni… Scrive infine del ritmo dell’anima (“sta lì la durata”)…
Sono note che hanno il carattere della confessione, della rivelazione e i tratti, le vibrazioni della preghiera propria di un asceta laico. Note che Handke accompagna, intervalla, incastona con disegni (qui riprodotti e che fanno del volume un piccolo libro d’arte), diorama che sono danze di luce e pittura su vetro.
Diario di uno scrittore autentico, preso di sorpresa, di notte, nell’ombra, taccuino di un cronista della durata, di un uomo che abita nella durata, che ha stretto amicizia con il tempo e si dice: “Smettila di immaginarti di essere giovane – Perché?”.
Proprio la semplicità, la chiarezza, il nitore costituiscono la cifra stilistica di questi appunti che fanno sussultare il cuore ad ogni passo. Un libro che andrebbe imparato a memoria riga per riga.

Caramagna Fabrizio, Il numero più grande è due, Mondadori, 2019

Il numero più grande è due

De Angelis Milo, DE RERUM NATURA di LUCREZIO, Mondadori, 2022

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https://www.mondadoristore.it/De-rerum-natura-di-Lucrezio-Milo-De-Angelis/eai978880474777/

Nicola Crocetti Jovannotti, Poesie da spiaggia, Crocetti editore, 2022. Indice del libro

Incontro: Inseguivo frammenti di passato …, nel blog LeScritteriate

lescritteriate

Inseguivo frammenti di passato

e tu eri celato, nel labirinto del tempo,

da una coltre di fiori.

Hai forse chiamato, con voce priva di suono;

forse i tuoi occhi spenti hanno visto.

E il ricordo si fa lieve.

Quell’attimo privo di importanza,

un dolce sguardo benevolo,

conquista così l’immortalità.

L’incontro era solo sospeso, ora ti ho ritrovato.

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Grazia Apisa Gloria, La tua sommessa voce. Dedicata a Paolo Ferrario, che mi ha fatto conoscere Antonia Pozzi, 27 marzo 2010

Grazia Apisa Gloria, Sito web

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Sito web: Grazia Apisa Gloria

Giuseppe Ungaretti, Il gusto della vita rivelato nell’orrore della guerra, di Antonio Cangemi, in la Ragione 11.3.22

Gigi Proietti recita “Ninna nanna della guerra” di TRILUSSA

Ninna nanna della guerra

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello:
fa la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

Emanuele Severino citazioni su: POIESIS; LUOGO DI DOMINIO; TEMPO; ENTE

1. PlatoneSimposio, pf. 205: Ogni atto per cui una cosa passa dal non essere all’essere: creazione (poiesis, pro-duzione, portare alla presenza):

2. “l’elemento decisivo del pensiero greco è l’apertura del mondo inteso come luogo dove le cose escono e ritornano nel nulla, quindi come luogo di dominio” (E. Severino, Intervista, “Lotta Continua”, 09.03.1980);

3. “Il concetto fondamentale di tempo, anche se la scienza e la cultura occidentali non se ne rendono perfettamente conto, è quello in cui ’le cose hanno a che fare con il senso dell’essere e del niente’ illuminato dall’ontologia greca. Il tempo è la nientificazione delle cose: il loro uscire e ritornare dal niente (E. Severino,cit.);

4. “Per gli abitatori del tempo … l’ente è ciò che esce e ritorna nel niente. Quando non ne era ancora uscito era un niente; quando vi ritorna è daccapo un niente. Ma solo perché l’ente è nel tempo – cioè solo perché l’ente è pensato e vissuto come un niente – può sorgere il progetto di guidare l’oscillazione dell’ente tra l’essere e il niente. Solo sul fondamento del tempo è possibile il dominio dell’ente. E, nell’apertura del tempo, la nascita del progetto di dominio e di sfruttamento dell’ente non solo è possibile, ma è inevitabile” (E. Severino, “Gli abitatori del tempo”, Roma 1978, p. 31).

Mirna Ortiz Lopez – poetessa, al Festival internazionale di Poesia Europa in versi, 23 ott 21

SALMO RESPONSORIALE: strofa VII nella traduzione del poeta Lorenzo Morandotti, in POETI CRISTIANI LATINI DEI PRIMI SECOLI (a cura di V.G.), Casa Editrice Mimep-Docete, 2017. Segnalato da Vincenzo Guarracino il 27 dic 21

SALMO RESPONSORIALE
Il “Salmo responsoriale” (Psalmus responsorius) è un inno anonimo, scoperto nel 1965 in un codice papiraceo in Egitto e conservato a Barcellona (Pap.Barcinonensis 149b-153).
Composto molto probabilmente nella prima metà del IV secolo, se non addirittura molto prima, come ipotizzano alcuni studiosi (cosa che ne farebbe una delle più antiche manifestazioni della poesia cristiana), il Salmo è un’importante testimonianza del culto della Madonna, la cui figura campeggia in tutte le strofe in cui scorrono i fatti salienti della vita di Maria, dalla sua nascita fino al “primo miracolo” del Cristo alle nozze di Cana.
In questo senso può davvero ritenersi un testo fondamentale, non tanto dal punto di vista letterario, quanto perché interpreta e incanala la devozione popolare nei confronti della Madre di Dio, segnando in un certo senso la nascita della Mariologia, destinata a trovare nei secoli successivi straordinario impulso e sviluppo (si pensi a Paolino di Nola, specialmente nei Carmina VI e XXV).
Dal punto di vista strutturale, il testo, incompleto, è un carme abecedario in prosa ritmica, di evidente funzione liturgica, composto di dodici strofe, precedute da quattro versi, una responsio, che costituisce una sorta di refrain ad uso dei fedeli in risposta ad ogni strofa iniziante con lettera alfabetica successiva, intonata dal corista. Dal punto di vista linguistico e stilistico, infine, il salmo rivela un livello culturale abbastanza basso, anche se non è privo di una certa sensibilità poetica.
Qui, nella strofa VII che viene riportata (nella traduzione del poeta Lorenzo Morandotti), c’è il racconto della Nascita di Gesù.
VII
Gioiosa fu Maria, per sempre…
Gli sposi durante il cammino
arrivarono in un campo.
“Aiuto, Giuseppe – disse lei –
ciò che porto in grembo vuole uscire”.
Lui cercò un luogo adatto, vide una grotta.
Era quasi buia, ma entrò.
Subito si udì il vagito di un neonato
e si vide enorme una luce fortissima,
un segno scendeva dal cielo
e annunciava la nascita di Cristo.
in POETI CRISTIANI LATINI DEI PRIMI SECOLI (a cura di V.G.), Casa Editrice Mimep-Docete, 2017

EMILY DICKINSON è diventata un’influencer dell’anima, di Luca Mastrantonio, in sette.corriere.it, 24 dic 21

letto in edizione cartacea

cerca in https://www.corriere.it/sette/

Karl Jaspers e Maria Zambrano sulla POESIA

IN

K. Jaspers, Del tragico, SE editore

M. Zambrano, Filosofia e poesia, Edizioni Pendragon

La MAPPA, di Wislawa SZYMBORSKA, in Basta così, Adelphi. Lettura poetica di Domenico PELINI. … Amo le mappe perché dicono bugie. Perché sbarrano il passo a verità aggressive. Perché con indulgenza e buon umore sul tavolo mi dispongono un mondo che non è di questo mondo …

clicca sul seguente link per ascoltare l’audio:

https://drive.google.com/file/d/1FAfNFdPiE-n-XQyLUE0I4IlZ25dQn14G/view?usp=sharing

DOMENICO PELINI

recita la poesia di Wislawa Szymborska, LA MAPPA:

Piatta come il tavolo

sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove,

né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano

non crea vortici d’aria

e lascia tranquilla

la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi,

altopiani e montagne sono gialli e marrone,

oceani e mari – di un azzurro amico

sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani,

accarezzare i poli senza guanti grossi,

posso con un’occhiata

abbracciare ogni deserto

insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli

tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto

l’equatore, un assoluto

silenzio sparso come semi,

ma in ogni seme nero

la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine

sono assenti in questo quadro.

I confini si intravedono appena,

quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le mappe perché dicono bugie.

Perché sbarrano il passo a verità aggressive.

Perché con indulgenza e buon umore

sul tavolo mi dispongono un mondo

che non è di questo mondo.

Map

Flat as the table
it’s placed on.
Nothing moves beneath it
and it seeks no outlet.
Above—my human breath
creates no stirring air
and leaves its total surface
undisturbed.
Its plains, valleys are always green,
uplands, mountains are yellow and brown,
while seas, oceans remain a kindly blue
beside the tattered shores.
Everything here is small, near, accessible.
I can press volcanoes with my fingertip,
stroke the poles without thick mittens,
I can with a single glance
encompass every desert
with the river lying just beside it.
A few trees stand for ancient forests,
you couldn’t lose your way among them.
In the east and west,
above and below the equator—
quiet like pins dropping,
and in every black pinprick
people keep on living.
Mass graves and sudden ruins
are out of the picture.
Nations’ borders are barely visible
as if they wavered—to be or not.
I like maps, because they lie.
Because they give no access to the vicious truth.
Because great-heartedly, good-naturedly
they spread before me a world
not of this world.

(Translated, from the Polish, by Clare Cavanagh)


fonte:

La mappa, Wislawa Szymborska

SCRIVE Lou:

“l’occhio del poeta svela la bellezza, il sentimento, l’emozione che è celata in ogni cosa, anche in una mappa”

“La poesia è la più alta comunicazione del sè”, Pupi Avati a CheTempoCheFa, 28 nov 21

La poesia è la più alta comunicazione del sè

TROVATO Saro, Parlare in versi. La poesia giusta al momento giusto, Newton Compton, 2021

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https://www.newtoncompton.com/libro/parlare-in-versi/edizione/ebook/9788822763129

Dal fondatore di Libreriamo

La poesia giusta al momento giusto


Cosa sarebbe la nostra vita senza la poesia? Senza quella capacità che hanno i versi di esprimere, con poche, semplici parole, concetti complessi, emozioni universali? Quante volte abbiamo desiderato poter citare la poesia di un certo autore per rendere più chiaro ciò che stavamo provando? Questo libro è un ricchissimo compendio di liriche adatte a tutte le occasioni. Tra queste pagine si potrà trovare in modo immediato il verso ideale da utilizzare in ogni situazione. Come un moderno Cyrano de Bergerac, che suggerisce le parole, Saro Trovato ci conduce alla scoperta di versi più o meno noti, che è affascinante recuperare nella nostra vita quotidiana: durante un primo appuntamento, per chiedere perdono a un amico, per dire arrivederci a qualcuno, per una dedica a chi si stima. Ma anche in un colloquio di lavoro o in una riunione tra colleghi. Grazie alla parola poetica alcuni momenti diventano speciali, si fissano nella memoria in modo indelebile. E alcune situazioni delicate possono avere esiti imprevedibili.

La poesia, di VALERIO MAGRELLI

Le poesie vanno sempre rilette,
lette, rilette, lette, messe in carica;
ogni lettura compie la ricarica,
sono apparecchi per caricare senso;
e il senso vi si accumula, ronzio
di particelle in attesa,
sospiri trattenuti, ticchettii,
da dentro il cavallo di Troia.

EUGENIO MONTALE, La verità

La verità è nei rosicchiamenti

delle tarme e dei topi,

nella polvere ch’esce da cassettoni ammuffiti

e nelle croste dei “grana” stagionati.

La verità è la sedimentazione, il ristagno,

non la logorrea schifa dei dialettici.

È una tela di ragno, può durare,

non distruggetela con la scopa.

È beffa di scoliasti l’idea che tutto si muova,

l’idea che dopo un prima viene un dopo

fa acqua da tutte le parti. Salutiamo

gli inetti che non s’imbarcano. Si starà meglio

senza di loro, si starà anche peggio

ma si tirerà il fiato.

EUGENIO MONTALE, Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Giuseppe Ungaretti, I fiumi

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

Sono una creatura, di Giuseppe Ungaretti

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Bastava essere poeti per finire in manicomio, intervista di Sergio Zavoli (1923-2020) in Domani, 4 agosto 2021

letto in edizione cartacea

cerca in

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/bastava-essere-poeti-per-finire-in-un-manicomio-bpvz17wf

MANICOMIO E’ PAROLA ASSAI PIU’ GRANDE e IL DOTTORE AGGUERRITO NELLA NOTTE, di Alda Merini

Manicomio è parola assai più grande

delle oscure voragini del sogno,

eppur veniva qualche volta al tempo

filamento di azzurro o una canzone

lontana di usignolo o si schiudeva

la tua bocca mordendo nell’azzurro

la menzogna feroce della vita.

O una mano impietosa di malato

saliva piano sulla tua finestra

sillabando il tuo nome e finalmente

sciolto il numero immondo ritrovavi

tutta la serietà della tua vita.

Il dottore agguerrito nella notte
viene con passi felpati alla tua sorte,
e sogghignando guarda i volti tristi
degli ammalati, quindi ti ammannisce
una pesante dose sedativa
per colmare il tuo sonno e dentro il braccio
attacca una flebo che sommuove
il tuo sangue irruente di poeta.
Poi se ne va sicuro, devastato
dalla sua incredibile follia
il dottore di guardia, e tu le sbarre
guardi nel sonno come allucinato
e ti canti le nenie del martirio.

Bibliografia di VINCENZO GUARRACINO, pubblicata in LUNARIO DEI DESIDERI, a cura di Vincenzo Guarracino, Di Felice editore, 2019

LUNARIO DEI DESIDERI, a cura di Vincenzo Guarracino, Di Felice editore, 2019

Nelle pagine del “libro infinito” della vita, la parola “amore” si declina in infiniti modi: abbracci, baci, assedio, assalti, desideri, fedeltà, tutto troppo spesso al passato, se non con al presente la minaccia del disamore, quando non drammaticamente addirittura dell’odio.
Ma cosa vuol dire esattamente la parola “amore”? (…) È all’interno di questo quadro che si collocano le risposte dei poeti interrogati in questo catalogo (troppo vasto, troppo ristretto?): risposte che compongono un romanzo e un’avventura proteiforme e interminabile (in senso freudiano), dal cui attraversamento, come da un mosaico, si può tentare di ricavare una teoria, una sacra processione di immagini.

Dalla prefazione di Vincenzo Guarracino

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Rosa Maria Corti, Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, Montedit editore. Recensione di Pietro Berra in La Provincia 5 luglio 2021

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La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica di Franco Arminio (Bompiani)

La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica di Franco Arminio (Bompiani) . Gianluigi Simonetti su Il Sole 24 Ore: «Nella nota introduttiva, l’autore si presenta come un malato e insieme un guaritore, armonizzando due sottogeneri narrativi oggi fra i più diffusi: opere che raccontano un’infermità, opere che propongono qualche forma di assistenza o auto-aiuto. Alla confluenza tra i due ambiti, Arminio offre “istruzioni semplici”, “consigli che posso dare, piccoli precetti fatti in casa” – dove l’accento cade tanto sull’artigianato quanto sull’efficacia della scrittura (“la poesia è letteralmente un farmaco”; “la lingua è una grande cura”; “la medicina del futuro è la poesia”). […] Per funzionare, cioè per agire sul numero più alto possibile di lettori, un testo deve essere veloce: “un mondo che si è fatto velocissimo richiede una letteratura semplice e breve, diretta e limpida”; “molti ancora indugiano a scrivere come se le persone avessero ancora tempo per star dietro ai giochi con la lingua”. […] Aprendo il libro di Arminio troviamo innanzitutto una grande quantità di “poesia”, intesa come emotività decomplessata; ma una poesia che si dispiega quasi sempre nella prosa – cioè senza la fatica, la scommessa e il rischio dell’andare a capo (i testi versificati sono sei in duecento pagine). […] Nella Cura dello sguardo c’è un passo, rivelatore, in cui chi scrive esprime il proprio umanissimo bisogno di conferme: “Ho sempre cercato vanamente l’approvazione del paese, come quella del padre. Ma forse per un poeta questa è la cosa più difficile”. Infatti. Per molto tempo Arminio ha cercato l’approvazione della critica, che lo ha consacrato scrittore “di qualità”; adesso cerca l’approvazione di un pubblico vasto, che lo consacri scrittore “di successo”. E tuttavia non si può dire che il suo impianto retorico sia sostanzialmente cambiato (come non è cambiato il suo ansioso bisogno di padri); si è solo adeguato a un posizionamento differente, attenuando i marcatori stilistici associati alla qualità “per pochi” (per esempio il registro lugubre e autoptico, l’ipocondria nera, l’ironia fantastica, la fissità elencatoria) ed enfatizzando quelli che si associano alla letteratura “per tutti” (per esempio l’enfasi sentimentale, lo slancio terapeutico, i picchi patetici, i dispositivi oratori). Ma gli uni e gli altri erano già presenti nella sua scrittura. […] Il percorso di questo autore, al di là di ogni liquidazione o idolatria, è interessante per almeno due ragioni: mostra dove va la letteratura che vuole farsi leggere da molti, e quale prezzo può pagare per realizzare questo scopo; fa riflettere sulle contraddizioni della critica – su come la qualità, al pari dell’impegno, possa rivelarsi niente più che un’etichetta».

Una parola muore … di Emily Dickinson

Una parola muore

appena detta,

dice qualcuno.

Io dico che solo quel giorno

comincia a vivere

da

Una parola muore di Emily Dickinson

Emily Dickinson, Pochi amano veramente. Aforismi in versi e in prosa scelti e tradotti da Silvio Raffo, De Piante editore, 2021

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“IL TEMPO” di J. L. Borges da Oral” e ORAL – da Il Tempo Circolare – Jorge Luis Borges

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“IL TEMPO” di J. L. Borges da Oral” e ORAL – Il Tempo Circolare – Jorge Luis Borges

“Guardare il fiume fatto di tempo e d’acqua e ricordare che il tempo è un altro fiume …”, Jorge Luis Borges, in L’artefice, 1960

Guardare il fiume fatto di tempo e d’acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume.
Sapere che ci perdiamo come il fiume
e che passano i volti come l’acqua.

Sentire che la veglia è un altro sogno,
sogno di non sognare e la morte
che il nostro corpo teme è questa morte
di ogni notte, che chiamiamo sonno.

Vedere nel giorno o nell’anno un simbolo
dei giorni dell’uomo e dei suoi anni,
trasfigurare l’oltraggio degli anni
in una musica, un rumore, un simbolo,

vedere nella morte il sonno, nel tramonto
un triste oro, questo è la poesia
che è povera e immortale. La poesia
si volge come l’aurora e il tramonto.

Talora nel crepuscolo un volto
ci guarda dal fondo di uno specchio;
l’arte deve esser come quello specchio
che ci rivela il nostro proprio volto.

Ulisse, dicono, stanco di prodigi,
pianse d’amore, scorgendo la sua Itaca
umile e verde. L’arte è quell’Itaca
di verde eternità, non di prodigi.

È anche come il fiume senza fine
che passa e resta; è specchio di uno stesso
Eraclito incostante, uno e diverso
sempre, come il fiume senza fine.

Jorge Luis Borges

GORMAN Amanda, The Hill We Climb. Parole di coraggio, speranza e futuro, Corriere della Sera, 2021

M.Ortiz, C.Cantaluppi, T. Bernasconi, G.Foglia leggono “Ascolta il passo breve delle cose”, A. Merini – YouTube

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(7804) M.Ortiz, C.Cantaluppi, T. Bernasconi, G.Foglia leggono “Ascolta il passo breve delle cose”, A.Merini – YouTube

BARBERO Alessandro, Dante, Laterza, 2020. Indice del libro

DOMENICO PELINI legge IOSIF BRODSKIJ

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Joseph Brodsky,nono frammento da Le Fondamenta Degli Incurabili, letto da Mimmo Pelini

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Joseph Brodsky,sesto frammento da Le Fondamenta Degli Incurabili, letto da Mimmo Pelini

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Joseph Brodsky,quinto frammento da Le fondamenta degli Incurabili, letto da Mimmo Pelini

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Joseph Brodsky,quarto frammento da Le Fondamenta degli Incurabi letto da Mimmo Pelini

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secondo frammento da Le fondamenta degli incurabili letto da Mimmo Pelini

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primo frammento da Le Fondamenta Degli Incurabili letto da Mimmo Pelini

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frammento di Joseph Brodsky letto da Mimmo Pelini

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Frammenti di Ioseph Brodsky

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Frammenti di Joseph Brodsky- secondo

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Frammenti di Joseph Brodsky- primo

il catalogo delle Edizioni «Via del Vento» – Via Vitoni, 14 – 51100 Pistoia (PT)

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http://www.viadelvento.it/catalogo/index.asp.html

Il piccolo libro della POESIA. Grandi autori e le loro opere in pillole, testi a cura di Linda Simionato e Marialetizia PIVATO, illustrazioni di Linda SIMIONATO, Editoriale Programma, 2021

Linea intera, linea spezzata di Milo De Angelis (Mondadori).

Linea intera, linea spezzata di Milo De Angelis (Mondadori).

Mary B. Tolusso su Tuttolibri (La Stampa): «“Mi hanno sempre attratto in modo irresistibile gli scrittori del Contrasto. Forse ho amato solo quelli, da Empedocle a Lucrezio, Tasso, Leopardi, Pavese. Sono autori che non si limitano a rappresentare un ‘ossimoro’ – termine troppo tecnico –, ma vivono con se stessi e con il mondo uno scontro frontale, sanguinoso, assetato di vita”.  Milo De Angelis, uno dei maestri della poesia contemporanea, è sempre stato un autore concentrico, pochi temi ma potenti, che ritornano in un affresco di varianti e perfetti contrasti, l’adolescenza e il declino, l’eternità spezzata, l’infinito nel poco, gli istanti perpetui. In fondo le contraddizioni stesse sono una contraddizione: tragedia ma anche motore dell’umano. Tanto più in un poeta che ce le restituisce nella pienezza della ricerca di un senso. Quest’anno compirà settant’anni, un’età importante, quando alle spalle hai un’opera ma hai anche esperito quell’eccezionalità che ci rende unici, quegli istanti esclusivi che l’artista sa rendere collettivi; e De Angelis ha attraversato l’esistenza al servizio della poesia. […] Iniziamo dalla fine, dal suo ultimo libro, Linea intera, linea spezzata. Cosa significa? “È un’espressione presente nell’I Ching che mi ha subito colpito. Mi ha colpito questo modo semplicissimo e lampante di definire la vita umana. Una linea, una pura linea che prosegue fino all’attimo in cui si spezza e interrompe il suo cammino. E la sezione finale del libro è una passerella di creature che scelgono di recidere la linea della propria vita, raccontando gli ultimi istanti della mente e del respiro”. In giugno compirà settant’anni. Lei crede in un’età anagrafica? “Diciamo che stasera ci credo. Vedo che i foglietti del calendario appeso in cucina cadono per terra uno alla volta con un volo demoniaco, dettano le leggi di ogni vita e la rinchiudono in un segmento, la riducono alla verità matematica del suo inizio e della sua fine”. […] In quest’ultimo libro scrive: “la poesia non sta dalla nostra parte”. Dove, allora? “La poesia ci parla da un luogo sconosciuto e, ascoltandola, ci accorgiamo di non conoscere più nemmeno il nostro. D’altra parte sono fatte così le parole poetiche, non si lasciano osservare in santa pace, come diceva Karl Kraus: più noi le guardiamo da vicino, più loro ci guardano da lontano”».

intervista a NICOLA CROCETTI, Siamo un paese di poeti che non leggono libri di poesia, di Fabrizo Sinisi, in Domani 19 gennaio 2021

letto in edizione cartacea

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https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/siamo-un-paese-di-poeti-che-non-leggono-libri-di-poesia-e3u3bt67

10 in poesia: da Saffo ad Alda Merini, protagoniste nei versi, di Vivian Lamarque in Settecorriere.it , gennaio 2021

1 – SAFFO, intorno al 630 a.C. – intorno al 570 a.C.;
2 – ELIZABETH BARRETT BROWNING, 1806-1861;
3- EMILY DICKINSON, 1830-1886;
4 – ANNA ACHMATOVA, 1889-1966;
5 – MARINA CVETAEVA, 1892-1941;
6 – ANTONIA POZZI, 1912-1928;
7 – WISLAWA SZYMBORSKA, 1923-2012;
8 – AMELIA ROSSELLI, 1930-1996;
9 – ALDA MERINI, 1931-2009;
10 – SYLVIA PLATH, 1932-1963.

letto in edizione cartacea

cerca in:

https://www.corriere.it/sette/cultura-societa/21_gennaio_07/10-poesia-saffo-ad-alda-merini-protagoniste-versi-9ee2c90c-4e13-11eb-9cf1-84344d938408.shtml

Dante Alighieri, Divina commedia, a cura di Marcello Ciccuto e Domenico De Martino. Commento di Paola Siano, Gedi edizioni/grandi opere. Distribuito dalla Repubblica fra il 31 dicembre 2020 e il 22 aprile 2021

Franco Marcoaldi, Tomaso Montanari, CENTO LUOGHI DI-VERSI, Un viaggio in Italia, Treccani editore, 2020

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DICEMBRE, poesia di Margherita Giglio

Ho danzato col vento

per tutto questo giorno gelido.

Senza una meta, 

irrequieta e stanca,

torno alla mia vetta.

Ripiego le ali,

ascolto il silenzio,

guardo la restante luce di un sole

già tramontato.

Mi mancano coraggio e sogni

SUONI, poesia di Margherita Giglio

Parole, musica, silenzi

e foglie accarezzate dal vento

danno vita alla vita,

gioia e dolore nello stesso istante.

Vorrei comporre versi – come strade – 

di una poesia  capace di arrivare a me.

IO AQUILA, poesia di Margherita Giglio

A volo lento e stanco

mi perdo in un mare di nuvole,

Non mi accorgo che il sole è  dietro di me.

Un vento improvviso e tempestoso

mi manda in stallo…

Precipito

In una verità  conosciuta ma incautamente ignorata.

Mi lascio andare,

a che serve resistere?

Finzione, rimpianto, freddezza,

ostinazione, ricordi e speranze

sono la montagna

dove morire.

Dopo l’impatto scivolo ferita

nel lago sottostante,

In quelle acque amate dove galleggiano

tenerezza, nostalgia e il mio cuore stanco.

RINGHIERA, poesia di Margherita Giglio

Gialli petali di ferro

intrecciati tra la terra e i sassi. 

Io penso ad una frase

“Non poteva vivere l’amore 

perché  lei stessa era l’amore”.

 L’ autunno si veste di foglie ingiallite

E sembra quella notte

quando la pioggia cadeva fitta

e una storia incominciava.

Le luci intorno mimano 

ombre e bagliori già  passati

incapaci di illuminare…

Chi  e che cosa?

Quella strada che porta a domani?

Vorrei poter conoscere lo spazio

tra passato e futuro,

Vorrei conoscere 

Il tempo del Sempre e del Mai

E quanto dura l’Adesso.

Così,  tanto per ingannare l’attesa,

brucio il non senso di una canzone,

La magia delle parole,

lo scorrere dei ricordi.

Parlo con la notte.

Scelgo i sogni da sognare.

Racconto favole

mentre osservo gialli petali di ferro

intrecciati tra la terra e i sassi. Incapace di vivere l’amore.

E ADESSO?, poesia di Margherita Giglio

Legati 

ma liberi di essere

diversi e uguali.

Fatti di sabbia e di mare.

Non cedono alla tentazione

del miraggio.

Si allontanano.

Ma il filo invisibile resta

E si dipana senza spezzarsi

lungo il corso del tempo infinito.

Il Nobel per la Letteratura a Louise Glück, 9 ott 2020


Il Nobel per la Letteratura 2020 è stato assegnato alla poetessa statunitense Louise Glück. L’Accademia svedese l’ha premiata «per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende l’esistenza individuale universale». Settantasette anni, nata a New York da genitori ebrei ungheresi, oltre a scrivere Glück insegna alla Yale University. Ha pubblicato dodici antologie di poesie. Nel 1993 ha vinto il Premio Pulitzer per la raccolta The Wild Iris («L’iris selvatico», tradotto in italiano da Massimo Bacigalupo, per l’editore Giano, che ha anche reso nella nostra lingua Averno pubblicato da Dante&Descartes). Nel 2014 ha ricevuto il National Book Award con Faithful and virtuous night.
«Non è l’America di Don DeLillo o di Cormac McCarthy, gli scrittori statunitensi che, morto Philip Roth, in molti si aspettano di vedere ricevere la medaglia dal re di Svezia, ma un universo poetico con molti riferimenti al mondo classico, ai miti greci e romani, (ma anche Gretel e Giovanna d’Arco per esempio) che Glück mescola a temi come la solitudine, i legami familiari, l’infanzia, le separazioni, la morte, in un viaggio interiore severo che non teme di affrontare il dolore» [Taglietti, CdS].

«I bookmaker si guadagnano da vivere con le scommesse, sono gente pratica, guardano alle probabilità non al merito della puntata. Louise Glück era data 25 a 1 come Marylinne Robinson e Edna O’Brien. Scovare l’intruso. […] Pare che in Svezia Louise Glück sia molto tradotta e gli svedesi abbiano accolto con gioia l’annuncio. Meglio non riportare per intero la frase sul jazz di John Coltrane: sosteneva che, come certe manifestazioni fisiologiche del corpo umano, piace solo a chi lo fa. In Italia è stata pubblicata da un piccolo e coraggioso editore napoletano. Complimenti a lui in ogni caso. L’Accademia di Svezia ribadisce in ogni caso autonomia di giudizio, austerità e indipendenza. Potrebbe anche permettersi di cambiare la ragione sociale: SNOB-EL» [Dario Olivero, Rep].

ARMINIO Franco, La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica, Bompiani, 2020

La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica di Franco Arminio (Bompiani) (ore 18.30). Gianluigi Simonetti su Il Sole 24 Ore: «Nella nota introduttiva, l’autore si presenta come un malato e insieme un guaritore, armonizzando due sottogeneri narrativi oggi fra i più diffusi: opere che raccontano un’infermità, opere che propongono qualche forma di assistenza o auto-aiuto. Alla confluenza tra i due ambiti, Arminio offre “istruzioni semplici”, “consigli che posso dare, piccoli precetti fatti in casa” – dove l’accento cade tanto sull’artigianato quanto sull’efficacia della scrittura (“la poesia è letteralmente un farmaco”; “la lingua è una grande cura”; “la medicina del futuro è la poesia”). […] Per funzionare, cioè per agire sul numero più alto possibile di lettori, un testo deve essere veloce: “un mondo che si è fatto velocissimo richiede una letteratura semplice e breve, diretta e limpida”; “molti ancora indugiano a scrivere come se le persone avessero ancora tempo per star dietro ai giochi con la lingua”. […] Aprendo il libro di Arminio troviamo innanzitutto una grande quantità di “poesia”, intesa come emotività decomplessata; ma una poesia che si dispiega quasi sempre nella prosa – cioè senza la fatica, la scommessa e il rischio dell’andare a capo (i testi versificati sono sei in duecento pagine). […] Nella Cura dello sguardo c’è un passo, rivelatore, in cui chi scrive esprime il proprio umanissimo bisogno di conferme: “Ho sempre cercato vanamente l’approvazione del paese, come quella del padre. Ma forse per un poeta questa è la cosa più difficile”. Infatti. Per molto tempo Arminio ha cercato l’approvazione della critica, che lo ha consacrato scrittore “di qualità”; adesso cerca l’approvazione di un pubblico vasto, che lo consacri scrittore “di successo”. E tuttavia non si può dire che il suo impianto retorico sia sostanzialmente cambiato (come non è cambiato il suo ansioso bisogno di padri); si è solo adeguato a un posizionamento differente, attenuando i marcatori stilistici associati alla qualità “per pochi” (per esempio il registro lugubre e autoptico, l’ipocondria nera, l’ironia fantastica, la fissità elencatoria) ed enfatizzando quelli che si associano alla letteratura “per tutti” (per esempio l’enfasi sentimentale, lo slancio terapeutico, i picchi patetici, i dispositivi oratori). Ma gli uni e gli altri erano già presenti nella sua scrittura. […] Il percorso di questo autore, al di là di ogni liquidazione o idolatria, è interessante per almeno due ragioni: mostra dove va la letteratura che vuole farsi leggere da molti, e quale prezzo può pagare per realizzare questo scopo; fa riflettere sulle contraddizioni della critica – su come la qualità, al pari dell’impegno, possa rivelarsi niente più che un’etichetta».
Un estratto, da Doppiozero: «Con grande sorpresa sono arrivato al sessantesimo anno. Sono nato a Bisaccia, Irpinia d’oriente, il 19 febbraio del 1960. Mio padre Luigi e mia madre Flora tenevano l’osteria, allora la chiamavano cantina. Era appartenuta a mio nonno Vito, morto a trentasette anni, e al mio bisnonno. Quando avevo tre mesi fui ricoverato al Cotugno di Napoli. Avevo la difterite, malattia per cui mia madre mi raccontava che morivano tanti bambini che erano in quell’ospedale. Lei divenne cardiopatica, e mi diceva sempre che era per colpa della mia malattia. Mio padre aveva un malumore di fondo, mischiato a una straordinaria capacità, anche comica, di intrattenere i clienti. Niente sembrava che gli andasse bene: neppure io, ovviamente. Non aver goduto della sua stima forse mi ha creato quella voragine di incredulità intorno a cui ruota tutta la mia vita. Anzi, le voragini sono due. L’altra viene da mia madre, dal suo perenne sentirsi malata. Per anni ho temuto la sua morte, poi sono passato a temere la mia. Evento cruciale un attacco di panico sulla sedia del barbiere, il 29 maggio 1986. Da allora vivo come se avessi davanti a me un’ora di vita. L’ansia e la scrittura si sono ben presto intrecciate, formando un nodo inestricabile nel mio corpo. Nella scrittura si fondono le due voragini: scrivo a oltranza perché ogni giorno c’è un guasto da riparare, sono la vittima e il miglior custode della mia nevrosi».

POESIA, rivista internazionale di cultura poetica / nuova serie, n. 1. Lo storico mensile è stato pubblicato per trentadue anni da Crocetti editore. Ora è pubblicato dalla Feltrinelli, maggio/giugno 2020

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Una nuova Odissea per la Poesia di CROCETTI, articolo di Ida Bozzi in Corriere della Sera / La Lettura, 31 maggio 2020

letto in edizione cartacea

cerca in :

https://sitesearch.corriere.it/forward.jsp?q=ida%20bozzi#

https://www.corriere.it/la-lettura/

https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera-la-lettura/20200531/281968904902946

 

Dante Alighieri e l’EMPATIA: “s’io m’intuassi, come tu t’inmii”, in IX canto del Paradiso

vedi http://www.vocabolariodantesco.it

“s’io m’intuassi, come tu t’inmii”

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Mary Shelley a zonzo sul Lago di Como , tre puntate dal canale youtube di Sentiero dei Sogni

LUOGHI del LARIO e oltre ...

Mary Shelley a zonzo sul Lago di Como
“Mary Shelley a zonzo sul lago di Como” è un progetto dell’associazione Sentiero dei Sogni, realizzato in sinergia con il liceo “Teresa Ciceri”, l’istituto tecnico economico “Caio Plinio” e la rete di associazioni di “Como futuribile”, programma sostenuto da Regione Lombardia. Prevede la traduzione integrale del primo dei tre tomi, inedito in Italia, del libro di viaggio di Mary Shelley “Rambles in Germany and Italy” e la rivisitazione dei luoghi che descrive e degli aneddoti che racconta l’autrice, per trarne dei percorsi fruibili dai visitatori di oggi. Durante l’emergenza per il coronavirus, chiuse in casa come Mary Shelley a Villa Diodati nell’anno senza estate 1816, quando scrisse “Frankenstein”, alcune ragazze del liceo “Ciceri”, hanno realizzato dei brevi video con il testo di Mary da loro tradotto e le immagini delle località del Lario da lei descritte, per permettere a…

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Giacomo Leopardi. LA GINESTRA: parafrasi completa, analisi e commento – in Studia Rapido

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La ginestra parafrasi completa, analisi e commento – Studia Rapido

LUCREZIO, Come nacque il canto, da Poeti latini tradotti da scrittori italiani contemporanei, a cura di Vincenzo Guarracino, Bompiani, 1993

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L’ASSOCIAZIONE ANTONIO E LUIGI PALMA LANCIA LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO PER RACCONTI E POESIE INEDITI: RESISTERE E RIPARTIRE GUARDANDO AL DOMANI, Como, 6 aprile 2020. La data ultima per la consegna degli elaborati è fissata per il 30 giugno 2020

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L’ASSOCIAZIONE ANTONIO E LUIGI PALMA LANCIA

LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO

PER RACCONTI E POESIE INEDITI

 

RESISTERE E RIPARTIRE GUARDANDO AL DOMANI

 

La capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici,

di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà,

di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria identità.

 

L’Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore al fine di estendere la conoscenza dell’attività che svolge e di promuovere il valore e la funzione della scrittura e della lettura, a fronte del grande successo delle prime due edizioni lancia una terza edizione del concorso letterario rivolto ai racconti inediti e alla poesia dal titolo “Resistere e ripartire guardando al domani”.

 

Il momento difficile e di grande smarrimento che stiamo vivendo può essere occasione di profonde riflessioni sulla vita, su noi stessi ma, soprattutto, sul domani. Il concorso, a iscrizione gratuita, è rivolto a chi ha il desiderio, attraverso la scrittura, di trasmettere e condividere messaggi di speranza che vanno oltre le fatiche psicologiche che il momento storico ci sta costringendo ad affrontare.

 

I racconti e le poesie saranno valutati da una giuria di professionisti composta da: Maria Grazia Gispi (Presidente giuria, giornalista e responsabile ufficio stampa Centro Servizi per il Volontariato dell’Insubria), Paolo Ferrario (sociologo), Mauro Fogliaresi (scrittore e poeta), Antonella Grignola (docente di italiano e latino, Liceo Teresa Ciceri di Como), Claudia Rancati (docente di lettere presso il Liceo Scientifico “P. Carcano” di Como), Angelo Palma (Presidente Associazione Palma).

La data ultima per la consegna degli elaborati è fissata per il 30 giugno 2020 e i testi, in formato word (con un massimo di 6 cartelle, cioè 18.000 caratteri, titolo e spazi inclusi), devono essere inviati all’indirizzo di posta elettronica camilla.palma@manzoni22.it.

Come per le passate edizioni, i migliori racconti e le migliori poesie segnalati dalla giuria saranno pubblicati in un’antologia del Premio.

Il concorso prevede che al primo classificato per entrambe le sezioni (racconti inediti e poesia) venga corrisposto un premio in denaro pari a euro 500. I premi dovranno essere ritirati personalmente dai vincitori (o loro delegati) durante la cerimonia di premiazione che si terrà in autunno in data e luogo da definire. Prosegue il Premio Speciale Giovani rivolto ai partecipanti di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Al primo classificato verrà corrisposto un premio in denaro pari a euro 300.

 

Per scaricare il bando del concorso e per avere informazioni riguardo alle modalità di partecipazione, è possibile visitare il sito internet dell’Associazione Palma, all’indirizzo http://www.associazionepalma.org oppure inviare una mail con la richiesta specifica a camilla.palma@manzoni22.it.

 

L’associazione Antonio e Luigi Palma è nata a Como nel 1992 su iniziativa del

Prof. Aldo Rossini e del Dott. Luciano Tadini per perpetuare la memoria di due benemeriti professionisti della città di Como, il Dott. Antonio Palma e l’Avv. Luigi Palma. L’Associazione offre da 27 anni assistenza e cure gratuite alle persone con malattie croniche presso il loro domicilio, mediante l’intervento di un’equipe qualifi­cata (medici specialisti, infermieri, Operatori Socio – Sanitari, psicolo­go e volontari), per il supporto al malato e alla sua famiglia volto al mantenimento di un’adeguata qualità di vita e al sostegno psicologico.

L’assistenza, che è gratuita, riguarda:

  • Supporto al Medico di Medicina Generale nella gestione del paziente fragile
  • Consulenza medico specialistica (Cardiologo, Chirurgo, Gastroenterologo, Nueurologo, Urologo)
  • L’assistenza infermieristica in base ai bisogni specifici del malato
  • Il supporto psicologico al malato e alla sua famiglia

 

Ufficio Stampa Associazione Palma

Manzoni 22

Camilla Palma

camilla.palma@manzoni22.it

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“Il testo poetico è un testo in cui l’autore esprime, in versi e in forma soggettiva, suggestiva e allusiva il suo particolare modo di vedere la realtà e il suo mondo interiore”. da: Federico Roncoroni, Margherita Sboarina, MODELLI TESTUALI, dal testo descrittivo al testo letterario, Arnoldo Mondadori Scuola editore, 1992

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da

Federico Roncoroni, Margherita Sboarina, MODELLI TESTUALI, dal testo descrittivo al testo letterario, Arnoldo Mondadori Scuola editore, 1992

“La macchina tecnologicamente più efficiente che l’uomo abbia mai inventato è il LIBRO”, Northrop Frye

“La macchina tecnologicamente più efficiente che l’uomo abbia mai inventato è il LIBRO

Northrop Frye

citazione tratta da Guida tascabile per i maniaci dei libri, Edizioni Clichy

Borghi d’Europa (a cura di), ITALIA: borghi d’arte e di poesia, De Agostini, 2019. Indice del libro

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DICKINSON Emily, a cura di Silvio Raffo, Il giardino della mente, La Vita Felice editore, 2017

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GL’INFINITI SEMPRE CARO MI FU, variazioni su un tema di LEOPARDI, a cura di Gerardo Monizza, Nodo Libri, 2019

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Vincenzo GUARRACINO, Guida alla lettura di LEOPARDI, Mondadori, 1987. Indice del libro

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ALDA MERINI, follia è poesia, di Maria Luisa Agnese, in sette.corriere.it, 1 novembre 2019

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Letture. POETI PER l’INFINITO, a cura di Vincenzo Guarracino, 2019

IDIOTWIND

Duecent’anni sono niente se comparati all’Infinito, soprattutto se è quello di Giacomo Leopardi: le stesure definitive datano 1818-1819.


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Mark Strand, LA FINE, in Tutte le poesie, Mondadori, collana Oscar Baobab, 2019

La fine

Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.

Quando il tempo è passato di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa scoprirà al loro posto.
Quando il peso del passato non si appoggia più a nulla, e il cielo

non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.

da  La fine – Interno Poesia


Not every man knows what he shall sing at the end,

Watching the pier as the ship sails away, or what it will seem like
When he’s held by the sea’s roar, motionless, there at the end,
Or what he shall hope for once it is clear that he’ll never go back.
When the time has passed to prune the rose or caress the cat,
When the sunset torching the lawn and the full moon icing it down
No longer appear, not every man knows what he’ll discover instead.
When the weight of the past leans against nothing, and the sky
Is no more than remembered light, and the stories of cirrus
And cumulus come to a close, and all the birds are suspended in flight,
Not every man knows what is waiting for him, or what he shall sing
When the ship he is on slips into darkness, there at the end.
“The End,” © 1990 by Mark Strand from The Continuous Life by Mark Strand.

Mark STRAND, Tutte le poesie, nella traduzione di Damiano Abeni, con Moira Egan, Mondadori edizione, 2019. Indice del libro

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Catullo: Carme 101, Carme 31, in Studiarapido

Carme 101 di Catullo – parafrasi letterale e commento

 

Carme 101 di Catullo, parafrasi e commento

Carme 101 di Catullo (Sulla tomba del fratello): riportiamo il testo originale latino, la parafrasi letterale e il commento Catullo, ritornando da un viaggio in Bitinia nella primavera del 56 a.c., passò per la Troade, dove era sepolto suo fratello, e rese omaggio alla sua tomba con offerte rituali. Questo componimento, il Carme 101, dal […]

Carme 101 di Catullo – parafrasi letterale e commento
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Carme 31 di Catullo – traduzione e commento

 

Carme 31 di Catullo, traduzione e commento

Traduzione e commento del Carme 31 di Catullo Carme 31 di Catullo – traduzione Sirmione, perla delle penisole e delle isole, di tutte quante, sulla distesa di un lago trasparente o del mare senza confini, offre il Nettuno delle acque dolci e delle salate, con quale piacere, con quale gioia torno a rivederti; a stento […]

Carme 31 di Catullo – traduzione e commento
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Seneca: De brevitate vitae, capitolo 9, capitolo 3, capitolo 20, in Studiarapido

Seneca – De brevitate vitae capitolo 9 – Traduzione

 

Seneca - De brevitate vitae capitolo 9 - Traduzione

De brevitate vitae capitolo 9 – Traduzione completa del De brevitate vitae capitolo 9. L’opera De brevitate vitae fa parte dei Dialoghi di Seneca. Nel De brevitate vitae capitolo 9, in un suggestivo richiamo al carpe diem oraziano, Seneca afferma che è inutile programmare la propria esistenza, predisponendo ciò che è nelle mani della sorte. […]

Seneca – De brevitate vitae capitolo 9 – Traduzione
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Seneca – De brevitate vitae c – Traduzione

 

Seneca - De brevitate vitae capitolo 3 - Traduzione

De brevitate vitae capitolo 3 – Traduzione completa del De brevitate vitae capitolo 3. L’opera De brevitate vitae fa parte dei Dialoghi di Seneca Nel De brevitate vitae capitolo 3, Seneca mette in rilievo una contraddizione nel modo di  vivere di tanti uomini: da un lato sono avidi di beni materiali, dall’altro generosissimi donatori del […]

Seneca – De brevitate vitae capitolo 3 – Traduzione
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Seneca – De brevitate vitae capitolo 20 – Traduzione

 

Seneca - De brevitate vitae capitolo 20 - Traduzione

De brevitate vitae capitolo 20 – Traduzione completa del De brevitate vitae capitolo 20. De brevitate vitae è il decimo dei Dialoghi di Seneca. Seneca nell’ultimo capitolo del De brevitate vitae afferma che non bisogna provare invidia per gli uomini gratificati dal potere e dalla fama, perché tutto ciò si conquista a scapito della vita. […]

Seneca – De brevitate vitae capitolo 20 – Traduzione
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TOMASO KEMENY, con VINCENZO GUARRACINO, ha presentato il libro BOOMERANG, edizioni del Verri. Al caffè Bistrot di Piazza Vittoria, Como, 30 marzo 2019. Con una videoscheda di Roberto Caracci

Mark Strand, Edward Hopper. Un poeta legge un pittore. Traduzioni di Damiano Abeni e Moira Egan, Donzelli editore, 2016

Mark Strand

Edward Hopper

Un poeta legge un pittore

Nuova edizione con uno scritto inedito dell’autore. Traduzioni di Damiano Abeni e Moira Egan

via Edward Hopper

ALIGHIERI DANTE, commentato da Franco Nembrini, illustrato da Gabriele Dell’Otto, prefazione di Alessandro D’Avenia, Mondadori, 2018

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ERACLITO, di Jorge Luis Borges

 

Eraclito cammina per la sera
di Efeso. La sera lo ha lasciato,
senza che la sua volontà lo decidesse,
sulla riva di un fiume silenzioso
il cui destino e il cui nome ignora.
C’è un Giano di pietra e qualche pioppo.
Si guarda nello specchio fuggitivo
e scopre ed elabora la sentenza
che le generazioni degli uomini
non lasceranno cadere. La sua voce dichiara:
Nessuno scende due volte nelle acque
dello stesso fiume. Si sofferma. Sente
con lo stupore di un orrore sacro
di essere anche lui un fiume e una fuga.
Vuole recuperare quel mattino
e la sua notte e la sua vigilia. Non può.
Ripete la sentenza. La vede stampata
in futuri e chiari caratteri
in una delle pagine di Burnet.
Eraclito non sa il greco. Giano,
dio delle porte, è un dio latino.
Eraclito non ha ieri né adesso.
E’ soltanto un artificio che ha sognato
un uomo grigio sulle rive del Red Cedar,
un uomo che intesse endecasillabi
per non pensare tanto a Buenos Aires
e ai visi amati. Ne manca uno.

FONTE

http://paroleincammino.blogspot.com/2009/05/eraclito.html

MERINI ALDA, Il suono dell’ombra. Poesie e prose 1953-2009, a cura di Ambrogio Borsani, Mondadori, 2018

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Tenere insieme le cose – Mark Strand

Poesia in rete

In un campo
io sono l’assenza
del campo.
È
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere insieme le cose.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Dormendo con un occhio aperto”, 1964, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mondadori, Milano, 2011

∗∗∗

Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.

Mark Strand

da “Sleeping with One Eye Open” (1964), in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/…

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