ERACLITO, di Jorge Luis Borges

  Eraclito cammina per la sera di Efeso. La sera lo ha lasciato, senza che la sua volontà lo decidesse, sulla riva di un fiume silenzioso il cui destino e il cui nome ignora. C’è un Giano di pietra e qualche pioppo. Si guarda nello specchio fuggitivo e scopre ed elabora la sentenza che le generazioni degli uomini non lasceranno cadere. La sua voce dichiara: Nessuno scende due volte nelle acque dello stesso fiume. Si sofferma. Sente con lo stupore di un orrore sacro di essere anche lui un fiume e una fuga. Vuole recuperare quel mattino e la sua notte e la sua vigilia. Non può. Ripete la sentenza. La vede stampata in futuri e chiari caratteri in una delle pagine di Burnet. Eraclito non sa il greco. Giano, dio delle porte, è un dio latino. Eraclito non ha ieri né adesso. E’ soltanto un artificio che ha sognato un uomo grigio sulle rive del Red Cedar, un uomo che intesse endecasillabi per non pensare tanto a Buenos Aires e ai visi amati. Ne manca uno. FONTE http://paroleincammino.blogspot.com/2009/05/eraclito.html

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GIACOMO LEOPARDI, riassunti in Studia Rapido

Zibaldone di Giacomo Leopardi: cos’è e perché si chiama così. In generale, il termine Zibaldone indica una “mescolanza confusa e senza criterio”, in riferimento a oggetti, persone, cibi, idee, ecc. In riferimento allo Zibaldone di Giacomo Leopardi, si tratta di una sorta di vasto e articolato diario cui il poeta, dal 1817 al 1832, affidò […] Zibaldone di Giacomo Leopardi, riassunto via Zibaldone di Giacomo Leopardi, riassunto – Studia Rapido Pessimismo leopardiano: individuale, storico, cosmico. Riassunto di Letteratura italiana Nell’opera poetica di Giacomo Leopardi emerge la sua pessimistica concezione della vita, dominata dal dolore e dall’infelicità. La gioia è solo momentanea, è cessazione del dolore e al di là del dolore c’è la «noia» che spegne nel cuore il desiderio di vivere. Al centro della […] Pessimismo leopardiano: individuale, storico, cosmico Leggi tutto La ginestra di Giacomo Leopardi, analisi e commento   La ginestra o fiore del deserto fu composta da Giacomo Leopardi nella primavera del 1836 e occupa il trentaquattresimo posto nell’edizione definitiva dei Canti. È un componimento in sette strofe di varia lunghezza e 317 versi, endecasillabi e settenari. È l’opera più importante dell’ultimo Leopardi, il testamento poetico e spirituale del poeta, morto l’anno dopo, […] La ginestra di Giacomo Leopardi, analisi e commento Leggi tutto

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EMANUELE SEVERINO parla di GIACOMO LEOPARDI, al Teatro Franco Parenti di MILANO: LAVIA dice Leopardi, SEVERINO lo pensa |domenica 25 marzo 2018, ore 19,30-20,30 e 21-22,30

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vai al sito del Teatro Parenti https://www.teatrofrancoparenti.it/ Emanuele Severino, 19,30-20,30: https://emanueleseverino.files.wordpress.com/2018/03/emanuele-severino-leopardi-25-mar-18.mp3 Gabriele Lavia, 21-21,30: https://emanueleseverino.files.wordpress.com/2018/03/gabriele-lavia-leopardi-25-mar-18.mp3 Il pensiero filosofico di EMANUELE SEVERINO View original post

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Vincenzo Guarracino, Un poeta della scienza: ALESSANDRO VOLTA, ottobre 2017

Un poeta della scienza Alessandro Volta  Poeta “lucreziano”, poeta cioè che celebra le conquiste del pensiero e della Scienza, in accordo con lo spirito dell’epoca, Alessandro Volta (Como, 1745 – 1827), uno dei più famosi fisici della storia, il cui nome è legato all’elettricità, la cui unità di misura, il volt (V), prende proprio da  il suo nome? A giudicare da certe superstiti prove giovanili, sì. Versi composti all’età di poco meno di vent’anni, nel 1764, e pubblicati postumi e mai realmente apprezzati nella loro specificità, relegati come sono al ruolo di “presagi” di un genio precoce, rivelando comunque, fin dall’argomento trattato, il mondo dei fenomeni naturali che sarà il campo degli interessi e studi dell’età matura del giovane autore. Si tratta di un poemetto didascalico in latino, comprendente 500 esametri di non spregevole fattura e dedicato all’esposizione delle recenti scoperte dell’”oro tonante”, della polvere pirica e dei fuochi fatui, in cui il giovane autore mette a frutto non solo un bagaglio letterario disinvoltamente padroneggiato ma anche precise competenze in materia, con la coscienza di chi sa di assolvere una missione di civiltà in nome della scienza, dispiegando il tutto nel linguaggio della poesia, in una interessante miscela di immaginazione e riflessione, a riprova di una curiositas nutrita in giusta dose di entusiasmo e ragione, non diversamente da un altro poemetto perduto, anch’esso in latino, Stagioni, composto addirittura di 800 versi, ricordato dal coetaneo e amico, il canonico Giulio Cesare […]

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GIOSUE’ CARDUCCI, in I grandi della Letteratura, Rai 5, 4 gennaio 2015

LUNEDI 4 ore 21.15   I grandi della Letteratura    CARDUCCI   Il poeta nazionale, il poeta che generazioni di studenti hanno dovuto imparare a memoria, oggi sembra essere confinato a un ruolo di secondo piano. Eppure Carducci ha incarnato in ogni aspetto, nel bene e nel male, la nostra nazione in un momento cruciale: quello del passaggio dai fervori rivoluzionari dell’età unitaria alla normalizzazione dello Stato umbertino. RiscoprireCarducci significa così riscoprire chi siamo La location scelta è Bologna: la Bologna accademica, rispettabile, ottocentesca del Carducciufficiale, e quella rivoluzionaria e giacobina del Carducci dei primi anni. Critici: Giulio Ferroni, Matteo Marchesini Ospite: Tullio De Mauro Luoghi: Bologna (in particolare: Aula Carducci e Museo della Specola presso Università di Bologna, Teatro Anatomico nel Palazzo dell’Archiginnasio, Casa di e monumento a Carducci). Sorgente: Cosa vedere in TV: appuntamenti dal 3 al 10 gennaio – Rai 5  

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LA VITA NON E’ UNO SCHERZO, di Nazim Hikmet

LA VITA NON E’ UNO SCHERZO Prendila sul serio come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere. La vita non é uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate, o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali, tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conoscerai la faccia, e morrai sapendo che nulla é più bello, più vero della vita. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia. Nazim Hikmet

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chi è fecondo nell’anima e non solo nel corpo cerca di generare cose dell’anima, dal SIMPOSIO di Platone

Dal SIMPOSIO di Platone Ogni essere mortale cerca di sopravvivere a se stesso attraverso la generazione: questo è amore che cerca di non morire di essere immortale. C’è chi insegue l’immortalità attraverso la procreazione dei fìgli ma chi è fecondo nell’anima e non solo nel corpo cerca di generare cose dell’anima: per questo desidera esseri belli nell’anima e non solo nel corpo e con loro genera crea pensiero arte scienza poesia e l’arte più grande l’arte del vivere comune dell’umanità: la politica. Questi sono i figli più belli e immortali! Guardate i figli che ci hanno lasciato i poeti, le creature di Omero di Esiodo! e poetare non è solo fare poesia: poetare è produrre creare mettere al mondo creazioni di bellezza immortale. Gli esseri umani fanno tutto questo per non morire, cercano fama e gloria, fanno pazzie per restare nell’eternità del tempo, sono disposti anche a morire, gli uomini, per non morire. Tutto questo amici è Eros, energia creatrice nel corpo e nell’anima. E nessuno può essere erotico in qualcosa se non è erotico tutto il suo essere.

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Lentamente muore, di Martha Medeiros, Lettura di Nando Gazzolo

Nando Gazzolo legge “Lentamente muore” (titolo originale “A Morte Devagar”) scritta nel 2000 da Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana. Questa poesia viene erroneamente attribuita dal web a Pablo Neruda. “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno. Lentamente muore chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore […]

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Poesia greca del Novecento, a cura di Nicola Crocetti e Filoppomaria Pontani. Presentazione di Vincenzo Guarracino

Come non pensare a ciò che diceva Bertolt Brecht, e cioè che «quando l’uomo di ferro le batte / le Muse gridano più forte»? Dinanzi all’esperienza della Grecia, alla ricchezza e fertilità della sua letteratura, una simile affermazione viene subito in mente, soprattutto dacché ci è dato finalmente attraversare la sua poesia per mezzo del ricchissimo Meridiano ad essa dedicato per le cure di Nicola Crocetti e Filippomaria Pontani. Una poesia che, senza dimenticare il suo straordinario passato, ha saputo rispondere come poche altre allo “spirito del Tempo”, alle domande che la storia ha proposto, svincolandosi, diversamente da quanto altrove è avvenuto, dal ruolo di esercizio squisitamente letterario o di riflessione intimistica e ripiegata su se stessa, soprattutto in considerazione degli eventi in cui è stata giocoforza coinvolta, nell’epoca della guerra e delle dittature militari, per riflettere sulle proprie responsabilità storiche e sul destino di un popolo. Basti, per capirlo, la forza e fierezza che traspare dai versi di Michalis Katsaròs: “Resistete all’Ufficio Stranieri e passaporti / alle orrende bandiere nazionali e alla diplomazia / alle fabbriche di materiale bellico / a quelli che definiscono lirica le belle parole / ai canti marziali / ai lamenti delle canzoni sdolcinate / agli spettatori / al vento / a tutti gli indifferenti e i saggi / agli altri che si definiscono vostri amici / persino a me, pure a me che vi racconto resistete. / Forse allora ci avvieremo sicuri verso la […]

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Giovanni Campana, PENSIERI SULLA SOGLIA E AUTOGLOSSE , VERSI E PROSE, presentazione del libro il 18 marzo 2011 a Modena

pensiero poetante… Venerdì 18 marzo 2011 ore 17.30 presso l’ Accademia Nazionale delle Scienze, Arti e Lettere corso Vittorio Emanuele II, 59 – Modena avrà luogo la presentazione del libro PENSIERI SULLA SOGLIA E AUTOGLOSSE VERSI E PROSE di Giovanni Campana introdurrà il prof. Lucio Belloi l’autore leggerà alcuni testi del libro ai presenti – che saranno invitati a partecipare anche con osservazioni e domande – sarà fatto omaggio di una copia del libro. Il libro è edito dalla rivista di poesia Anterem, di Verona (in coedizione con Cierre Grafica) nella Collana Opera Prima Consiglio dei Garanti Andrea Zanzotto Umberto Galimberti Yves Bonnefoy Caro Campana, Torino, 12 maggio 2010 ammiro molto la sua poesia intensamente concettuale, con lezioni sublimi (…) È sempre più rara la poesia metafisica, e per questo tanto più cara e preziosa (…) Giorgio Bàrberi Squarotti Caro Campana, 1/2/2011 grazie del suo libro (…) Me ne aveva già parlato l’amico Flavio Ermini [direttore di Anterem]. E ritrovo in effetti le qualità di cui lui mi aveva parlato. E’ un’ottima raccolta e le faccio i miei complimenti. Paolo Ruffilli Nella poesia di Giovanni Campana si intrecciano numerose suggestioni filosofiche e teologiche (…) E in ogni suo verso si avverte l’intensità del suo modo si sentire (vivere) il concetto e l’insufficienza del concetto (…) Interrogativi di cui Giovanni Campana circonda la sua metafisica della luce (…) Dalla postfazione di Tiziano Salari Giugno 2010 – Dalla rivista letteraria “Il segnale”: […]

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I grandi autori della letteratura italiana in lezioni multimediali, in I Classici Italiani – Treccani

Da Francesco d’Assisi a Italo Calvino: i classici della nostra letteratura spiegati da docenti universitari, studenti e testimonial d’eccezione, in lezioni da guardare ed ascoltare. Per ognuno si ripercorrono vita, opere e influenza letteraria attraverso testi, audio, video, voci enciclopediche, mappe e cronologie interattive. Oggi il canale offre percorsi dedicati ad autori dell’Otto-Novecento, ma si arricchirà nel tempo con i classici dei secoli precedenti. da: I Classici Italiani – Treccani.

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Le radici del poeta viandante d’amore

“Sì, è ora che parli della mia anima. La mia anima è la terra: in tutti i sensi, la grande Terra; e quella piccola, il minuscolo acro bastante appena a tener viva la mia fame”, ci dice DAVID MARIA TUROLDO nel suo libro “La mia vita per gli amici, gennaio 2002”. … “La Terra, passione di Dio e dell’uomo, dal cui fango siamo formati: per ritornare dispersa cenere, in una commistione di vita e di morte senza fine: con tutta la Terra. Dicevo della mia piccola terra… del mio Friuli, dove sta una gente silenziosa e forte: gente raminga della mia terra, dispersa per il mondo. Così almeno fino a ora, fino al grande terremoto. Sradicati e stranieri dovunque, come zingari. Con i loro fagotti di emigranti, gonfi di tristezza più che di miseri stracci pur se dignitosi e lindi, stracci ancora freschi di lisciva. E ancor più carichi di nostalgia… . E io più ramingo ed emigrante di loro, vagabondo di Dio, con l’idea di tornare sempre alla mia casa come alla mia cuna. Una terra che ho sempre pensato fosse il centro dell’universo. Ero ancora un fanciullo, alle prime classi elementari: ricordo la solitudine che regnava su tutto il paese; e io che volevo sapere a che punto del mondo mi trovavo. Fu così che un giorno, nella tarda mattinata, salii da solo sul campanile, fino alla cella campanaria, e mi misi a guardare in direzione dei quattro […]

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