ETICA-ESTETICA sono importanti nella vita?

In questo periodo sto meditando sul tema del rapporto eros-ethos e tra etica ed estetica, per cui mi è particolarmente utile il libro di Sergio Givone proprio su questa importantissima materia, che è poi materia di vita credo, perché tutto si gioca qui, su questo crocevia dello spirito nel suo inesausto e ineffabile manifestarsi nel limite dell’esserci. Riporto uno dei brani che più mi hanno colpito, tenendo presente che io sono per trovare tra i due estremi un legame creativo, amoroso, perché in fondo, e forse non solo nell’umano, non può esserci l’uno senza l’altro.

«L’etica, nondimeno, ha molti argomenti a suo favore. In quanto espressione della serietà della vita, smaschera l’estetica, che è la vita immediata, la vita votata alla dissipazione e all’insignificanza. “L’estetica è nell’uomo ciò per cui egli è spontaneamente quello che è, mentre l’etica è ciò per cui l’uomo diventa quello che diventa”. L’uomo che è com’è, «spontaneamente», non è mai in rapporto con sé ma sempre e soltanto con l’occasione che gli si presenta. Se esiste un’arte dello scegliere, anzi, del gustare il meglio, costui certo la conosce alla perfezione. Ma in realtà non è lui che sceglie, perché piuttosto è scelto. La sua esistenza trascorre di istante in istante, ognuno raccolto in una sua meravigliosa pienezza, ma non c’è continuità, non c’è sviluppo, non c’è principio che trasformi il godimento in autentica esperienza spirituale. Nessuno come l’esteta sa sprigionare dal niente tesori di bellezza e di delizia. Ma qui scatta il rovesciamento. Se una cosa vale l’altra (come un fiore vale l’intero mondo, un microcosmo il cosmo), perché ognuna, anche la piú povera e piú misera, possiede un suo segreto che manifestato l’illumina, allora tutte, al culmine del loro rifulgere sotto lo sguardo fascinoso dell’esteta, si appiattiscono sullo zero, cessano di apparire seducenti, precipitano in un’opacità e in un mutismo che solo l’eccitazione artificiale può vincere. Ed è la disperazione, di cui l’esteta, vittima di se stesso, è destinato a restare prigioniero. Fino alla malinconia piú nera. E fino a quello spasmodico e sterile tentativo di liberarsene che è l’isterismo dello spirito. (…) Chi vive eticamente ha memoria per la sua vita, chi invece vive esteticamente non l’ha affatto. Decisivo, a questo punto, il concetto di ripetizione e anzi di “ripresa”, questa “sposa amata di cui non accade mai di stancarsi”, perché a colmare di gioia non è mai la novità, ma ciò che è già stato e che essendo sempre di nuovo riscatta il passato dall’oblio e dal non senso, fa splendere il presente, è promessa di futuro. Non comprendere che “la vita è una ripresa e in questo consiste tutta la bellezza della vita” ci condanna al destino che meritiamo: perire. C’è un’estetica nell’etica. Più vera e più alta. Grazie alla ripetizione il quotidiano acquista dignità e incanto.» (Eros/ethos, Sergio Givone, Einaudi, pp. 55-56)

Indice: Violenza; Eros; Ethos; Colpa; Fabula; Origine; Eros/ethos

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