Emanuel Swedenborg (1688-1772), Conversazione con gli angeli

Un pensiero originale sull’angelo umano ci è tramandato dallo scienziato mistico svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772) che con la sua Conversazione con gli angeli avrà un grosso impatto sull’immaginario ottocentesco.
Swedenborg definì gli angeli altrettanto reali quanto gli abitanti della terra, o meglio uomini in uno stato di perfezione. Per loro stessa voce, lo scienziato sensitivo ce li descrive con un proprio Io, capaci di mutare stato e umore a seconda della propria esposizione alla luce del paradiso, abitanti di case con splendidi giardini e appartenenti ad una comunità dove l’attrazione l’un per l’altro si manifesta sulla base di reciproche somiglianze.
La convinzione dell’autore è che dopo la morte la condizione dell’essere umano sia simile a quella condotta in vita. Ogni uomo diventerà angelo se ha condotto un’esistenza nel bene e nella verità: ci si può formare per il Paradiso solamente stando nel mondo, poiché la vita terrena ci è data proprio per lanciarsi nel vortice dell’esistenza e fare il meglio per sé e gli altri.
Un altro aspetto interessante legato alla presenza dell’angelo nel nostro funzionamento psichico lo troviamo nel saggio di Baldo Lami La missione disconosciuta degli angeli emotigeni,nel già citato Angelicamente. Lo psicoterapeuta ci presenta una particolare visione psicologica e simbolica del ruolo degli angeli nella società contemporanea. L’autore sostiene che “le caratteristiche con cui si manifestano gli angeli nel racconto della tradizione mistico-religiosa sono straordinariamente simili a quelle con cui si manifestano le emozioni”.

da: Angeli di Natale, “emozioni” per rinascere ancora | Muoversi Insieme.

Categorie: Angelo

1 commento »

  1. Emanuel Swedenborg

    Alto più di ogni altro camminava
    quell’uomo in mezzo agli uomini distante:
    chiamava appena con i loro nomi
    segreti gli angeli. Guardava cose
    che non sanno vedere occhi terreni:
    l’ardente geometria, il cristallino
    edificio di Dio e il nero gorgo
    immondo dei piaceri dell’inferno.
    Sapeva che la Gloria e l’Ade e i loro
    miti sono soltanto nel cuore;
    come già il greco, sapeva che i giorni
    del tempo sono specchio dell’Eterno.
    In arido latino andò annotando
    senza come o perché le cose estreme.

    Jorge Luis Borges da L’Altro e Lo Stesso

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