prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, Un’AMICIZIA FINITA, 2015

Ogni volta che il canto di Nina Simone si diffonde nella mia camera non posso fare a meno di pensare a Paola e alla fine del nostro rapporto. Dico rapporto perché, sulla soglia della settantina, ho smesso l’uso di parole impegnative come, nel nostro caso, Amicizia.

Amicizia … in tempi ormai remoti eravamo tutti convinti di essere grandi amici: ci si muoveva sempre in gruppo, dalle gite domenicali alle vacanze estive, e di sabato sera, quando ognuno scartava la proposta dell’altro, la soluzione vincente restava ovviamente la casa di Paola.

Chissà, forse perché era l’unica a conservare un legame affettivo stabile, mentre di noi e delle nostre vicende matrimoniali restavano solo misere macerie.

O forse perché Paola era un’implacabile entusiasta. I suoi repentini innamoramenti delle cose della vita ci obbligavano a dare una scossa al nostro torpore e a tentare di tenerle il passo. Non trascorreva settimana che non fosse connotata da nuove, sensazionali scoperte: un regista straniero, un romanzo, un poeta, una colonna sonora, una ricetta gastronomica …

Così, quando la stanchezza esistenziale cancellava ogni desiderio di relazione, da Paola ci si sentiva protetti e stimolati.

Lei aveva sempre qualcosa da raccontare. Partiva con i suoi lunghi soliloqui dal tono professorale, più catturata dal suo dire che dalle altrui parole.

A me andava benissimo così: bastava lasciarla raccontare, annuire di tanto in tanto con la testa, formulare qualche domanda di approfondimento e abbandonarsi al suono delle sue parole. Non posso negare che qualche volta le “scoperte” annunciate erano davvero interessanti, mentre altre cadevano nella mia più assoluta indifferenza. Ormai ero già diventato bravo a immergermi nei miei pensieri, fingendo uno sguardo vigile e attento.

Paola per me era come la Ferrarelle: un po’ liscia e un po’ gassata.

Nella versione liscia, la serata scorreva piacevole e mai banale. Un classico era diventato la visione del film, che sceglieva lei perché nessuno di solito conosceva il regista. Iniziava una dotta disquisizione sulla biografia dell’autore e delle sue opere e quando tu credevi finalmente di gustare il film proposto, sullo schermo della TV compariva un altro titolo … per carità, sempre dello stesso regista! Inevitabilmente poi, ad ogni colpo di scena, i commenti di Paola rompevano la suspense del silenzio e tutti a fare “Sssst, porca misera, Paola, torna indietro e stai zitta!”. Arrivava naturalmente anche il momento delle lacrime, il tirar su con il naso e la ricerca di un fazzoletto per Paola che aveva le lacrime in tasca, non solo davanti a un film.

Alla fine della serata si usciva comunque soddisfatti, sorridenti e riconciliati con se stessi e il mondo. Questo nella versione per l’appunto liscia.

Ma poi c’era la versione gassata di Paola e lì iniziavano i guai, soprattutto se prendeva il via una discussione politica.

In quei tempi lontani ritenevamo tutti di essere dalla parte del Giusto, di credere in valori inconfutabili, di lottare per una società e un pianeta migliori. In quel magma di ideologie variegate si intersecavano principi, convinzioni e fedi diverse.

Paola era la più accesa e non tollerava assolutamente le opinioni stile chiacchiere da bar. Nella maggior parte dei casi finiva che si inalberava e si scagliava contro chi non aderiva alle sue ragioni e visioni. “Fumantina, iraconda, dispotica, acritica” erano le migliori repliche che volavano in sua direzione, esacerbando ancor più il clima già rovente.

Paola è una donna veramente permalosa, capace di ricordare vividamente per anni anche il minimo sgarbo.

Lei interpreta, classifica e poi decide. Come quella volta che, improvvisamente, ha abbandonato il suo rituale di regalare a capodanno una cassetta con la registrazione di quelli che lei valutava come i migliori pezzi musicali ascoltati e selezionati nel corso dell’anno.

E’ stato sufficiente che Armando le dicesse che l’ultima cassetta era meno entusiasmante delle precedenti per interrompere definitivamente il suo gesto augurale. Per sempre.

Faccio fatica con esattezza a focalizzare il preciso momento della rottura. Dove sono – siamo – finiti tutti?

Probabilmente si è trattato di un graduale allontanamento, di strade diverse, di ridimensionamento di quei credo diventati più sbiaditi di fronte ad altre responsabilità e abitudini.

Resta il fatto che, sulle note di Nina Simone, non riesco a non pensare che Paola sia colei che veramente esprime “la forza del carattere” per dirla con James Hillman. Una forza che le ha permesso – e credo permetta tuttora – di inseguire e incontrare amori sognati, di coltivare pulsioni e di assecondare emozioni.

Per uno come me, inclinato verso la vecchiaia e propenso a lasciare che le giornate si trascinino senza troppi scossoni, Paola è una che va troppo veloce.

Di lei mi restano le sue audiocassette, l’eco del suo sbraitare, le vibrazioni della sua vitalità e, temo, l’invidia della sua resistenza ad essere ciò che veramente è e appare.

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