prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, ABBR.E, OVVERO L'”ANATEMA DELLA PAROLA, 10 maggio 2019

ABBR. E OVVERO “L’ANATEMA DELLA PAROLA”   E’ giunto il momento di metterci un punto. Nel senso del punto fermo, quello che chiude un periodo prima di passare ad altro argomento. Non il punto che non è seguito dalla maiuscola, che non richiede di inserire uno spazio, che gioca ad alternarsi fra singole lettere. Odio quel tipo di punto. Attenta […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, CORSIE, 16 aprile 2016

“Ai letti succedono altri letti. Ricordatevelo sempre, altrimenti non resisterete a lungo in Rianimazione”. Con queste parole il Prof. Scorza congedò gli allievi dell’ultimo anno Infermieristica. Rosy spinse la porta di vetro smerigliato su cui da tempo immemorabile mal si accomodavano le lettere del reparto TER PIA INTE SIVA. “In te si va” sussurrò fra sé e sé “in te si va, per sempre”. Una chiazza di sudore si stava già allargando sotto le ascelle della divisa verde. “Maledetto caldo, ‘sto schifo di divisa sintetica non lascia traspirare” pensò mentre una sorsata d’acqua fredda scendeva a rinfrescarle la gola. “Ciao Rosy, guarda che al 5 è arrivata una nuova”. “In te si va, per sempre. Addio Adolfo”, fu il congedo di Rosy mentre si avvicinava al letto n. 5. Guardò la nuova paziente. Due occhi cerulei erano spalancati verso il soffitto e sul viso grinzoso e rattrapprito si appoggiavano, sparse e sudaticce, lunghe ciocche di fini capelli immacolati. L’occhialino di plastica al naso aveva già impresso due solchi rossi su quella pelle pallida e sottile. “Avrà almeno novant’anni” considerò mentalmente Rosy, mentre controllava il flusso di potenza dell’ossigeno. Dal lenzuolo bianco che copriva il corpo sbucavano due avambracci nudi. Le mani esangui, colorate da un reticolato di canali azzurri, erano avvinghiate con forza alle spondine di sicurezza del letto monitorato, quasi fossero l’unico appiglio necessario alla vita. “Come si chiama?”, chiese a Flavio, l’ausiliario che a quell’ora provvedeva all’igiene dei […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, QUESTIONI DI PELLE, 22 marzo 2016

Augusto sospirò davanti alla fila della cassa. Nell’attesa del turno, sentiva il peso e la solitudine dell’essere l’unico maschio in famiglia. Non che non fosse orgoglioso delle sue donne, ma certamente una leggera punta di delusione non aveva mancato di manifestarsi quando, tre anni prima, l’esame ecografico della moglie al quarto mese di gravidanza aveva decretato che il terzo arrivo sarebbe stato ancora una femmina. Persa quindi definitivamente l’occasione di condividere con un figlio del suo stesso sesso il piacere del corpo sudato dopo la partita di pallone domenicale o la selvatichezza della barba incolta durante il week-end o il rifiuto di accompagnare una donna a fare la spesa. Lo sguardo cadde sul carrello strapieno. Marisa era riuscito a incastrarlo subdolamente con l’annuncio della settimana di prezzi incredibili all’emporio Acqua&Sapone, aperto da poco vicino a casa loro: “Così mi aiuti a portare le borse, visto che ci sono parecchie offerte”. Che stramberia anche questa nuova catena di supermercati. Ormai sembrava che al mondo nulla fosse più importante di curare il proprio corpo e, con quattro donne a carico, lo sfinimento era garantito. Caterina, dall’alto dei suoi 30 mesi, era già pretenziosa, perlomeno a detta di Marisa che sceglieva con attenzione certi prodotti piuttosto che altri, perché alla piccola piacevano solo quelli. Giulia, di tredici anni, stava alle costole di Stefania per imparare gli intimi trucchi della seduzione femminile che, diversamente da quando lui si era innamorato di Marisa, a diciotto […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Gaber, Ravel e l’incendio del giardino, 8 marzo 2016

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Mi ricordo di quella notte: temevo di avere provocato l’incendio del giardino. Anche la musica può colorare un ricordo. Eccome. Per la precisione quell’estate era stato il monologo di Giorgio Gaber a scatenare un risveglio non esattamente tranquillo, cui il Bolero poco dopo avrebbe contribuito a dare una mano. Solo che l’idea fissa di Gaber era relativa alla chiusura del gas; la mia, invece, allo spegnimento della brace. “A letto ti viene un dubbio. La brace. Avrò spento la brace? Meglio andare a vedere”. Mi sono sempre chiesto come mai proprio quella mattina, pochi minuti prima delle cinque, Radiotre avesse scelto di mettere in onda la famosa danza spagnola di Ravel. In auto, mentre attraversavo la città per recarmi alla casa sul lago, sentivo ululare le raffiche del vento e nella penombra delle prime luci del giorno i corpi volanti dei più disparati oggetti assumevano inquietanti forme di funesti presagi. Le note del ritmo ostinato del tamburo militare facevano da tappeto musicale a quel volo disordinato, illuminato dai fari accesi come lo spotlight sul proscenio. “Avrò spento la brace? Meglio andare a vedere”. Il Bolero ha una durata di circa trenta minuti, lo stesso tempo impiegato per raggiungere il mio giardino lacustre. Io, l’automobile, il turbinio delle folate di vento, i pochi automezzi circolanti sulla strada, la musica alta nello stretto abitacolo e una domanda ossessiva: “Avrò spento la brace”? Ed è stato proprio…

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Mi ricordo dell’orto/giardino in fiamme, 9-23 febbraio 2016

Le lancette della sveglia segnavano le quattro e trentacinque. Non così presto e, forse, nemmeno così tardi per dire “Vado”. Una debolissima luce filtrava tra le strisce delle tapparelle, più occupate a resistere alle raffiche del vento che preoccupate a seguire il percorso del sole. Il rumore era infernale in quell’alba tardo primaverile e le parole “Speriamo che la brace si sia spenta”, pronunciate da Luciana nel dormiveglia, erano state sufficienti a innescare il pensiero paranoico di Paolo. Una frase di per sé innocua, ma proprio per questo capace di evocare un potenziale pericolo. Paolo ripassava le parole ad una ad una: speriamo (confidare in un esito favorevole di qualcosa); brace (legna che arde senza sprigionare fiamma); spenta (che non è accesa). E più il vento soffiava e più la ripetizione di quelle singole parole assumeva forme cupe e distorte. La brace prendeva corpo e cresceva, rafforzata dal vento; decine di piccoli tizzoni si svegliavano dal torpore e, alimentati dall’ossigeno, davano vita a un vortice di esili lingue fiammeggianti che, l’una appresso all’altra, si rincorrevano nell’arida vegetazione circostante. “Vado”. La strada era quasi deserta. Se non fosse stato per quel pensiero martellante della brace, sarebbe stato sociologicamente interessante analizzare il passaggio dei pochi mezzi nella penombra del giorno che voleva arrivare. Sul breve percorso che dalla casa di città conduceva a quella del lago, il traffico era ancora addormentato: il furgoncino della Centrale del Latte, il camion della raccolta dei […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario si esercita su CHESIL BEACH Ian McEwan (2007), Einaudi

CHESIL BEACH Ian McEwan (2007), Einaudi TRAMA Sono i tempi in cui nell’ingessata e puritana Inghilterra non si è ancora preannunciato il rinnovamento culturale che di lì a poco avrebbe soffiato venti di libertà in materia di sesso e mode. Florence ed Edward sono entrambi molto giovani. La prima, appassionata musicista di violino, appartiene ad una famiglia agiata ma affettivamente assente. Edward, invece, sogna di diventare biografo di personaggi vissuti ai margini dei grandi eventi storici e scopre solo in età adolescenziale che le stranezze della madre sono state causate da una lesione cerebrale nascosta a tutti, ma da tutti accettata e accolta come comportamento naturale. Edward e Florence, nonostante le diversità di ceto e cultura, scoprono di essere attratti l’uno dall’altra e di amarsi. Solo a parole, però. In quei primi anni Sessanta è solo il matrimonio ad autorizzare conoscenze più intime. Florence, inoltre, vagheggia un amore platonico, resiste ad oltranza a qualsiasi contatto più spinto e cede solo a lievi carezze, o abbracci e baci innocenti. Ambedue limitano le loro pulsioni e credono di trovare nel precoce matrimonio la strada per conquistare l’autonomia e la liberazione dai legami familiari. Finalmente quando il giorno della cerimonia arriva, la notte che segue sarà inevitabilmente portatrice delle inquietudini che la coppia comprime dentro sé. Florence, aggrappata all’dea di un amore intellettuale, scopre di essere totalmente impreparata a donarsi anche all’amore fisico. Edward, da sempre dedito a masturbazioni solitarie, è sopraffatto dalle […]

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prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Imposta un romanzo a più voci con un elemento di tragicità, 17 settembre 2015

ESERCIZIO di Paolo Ferrario, 17 settembre 2015 Imposta un romanzo a più voci con un elemento di tragicità Scrivi un soggetto in cui si percepiscano questi elementi (anche solo un’idea, ricercare un nucleo) Butta giù un itinerario di ricerca, di studio, di approfondimento riguardo ai personaggi o alle situazioni di cui vorrai parlare Fatti prendere anche dalla voglia di scrivere un dialogo o descrivere un’ambientazione Siamo destinati alla morte. Questa è l‘evidenza che appare. Eppure Amaltea, osservando quello che accade, ispira un’altra prospettiva: questo è solo ciò che si crede di vedere. Amaltea abita un luogo solo apparentemente minuscolo. Perchè lì si muovono uomini e donne, crescono fili d’erba, sbocciano fiori e germogliano alberi, sonnecchiano gatti, volano anatre, cigni, aironi e poiane, estivano tartarughe e lucertole, strisciano lumache e bruchi, ronzano api, vespe e calabroni. Insomma succedono fatti, si raccontano storie, si fanno sogni, si respira il mondo. Amaltea è lì e tuttavia è in contatto con l’universo. E’ tragico credere di dover morire, ma il susseguirsi di quello che racconta Amaltea dimostra che forse la verità è un’altra. La vera domanda è: “Perché vale la pena di vivere”? E’ un’ottima domanda. Ci sono molte cose per cui vale la pena di vivere. Per esempio un luogo dove c’è una casa, un giardino, un orto, un frutteto che si protendono verso il lago. O l’Eros di Nina Simone che non canta solo una canzone, ma interpreta il contenuto della canzone. […]

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Paolo Ferrario: Scheda del libro: IAN McEWAN, Sabato, Einaudi, 2005, p. 294, traduzione di Susanna Basso, 21 maggio 2015

Paolo Ferrario, 21 maggio 2015 Scheda del libro: IAN McEWAN, Sabato, Einaudi, 2005, p. 294, traduzione di Susanna Basso Compito Elaborare una scheda di lettura su un romanzo letto. Le piste orientative sono: cercare il rispecchiamento fra personaggi e quadro storico-sociale valutare le caratteristiche del protagonista e dell’antagonista, sia come singoli soggetti che in relazione fra loro capire lo stile (lo stile è il registro linguistico usato dall’autore: esempio in S. King il registro linguistico è la narrazione) 1. Trama e rispecchiamento “Qualche ora prima dell’alba Henry Perowne, un neurochirurgo, si sveglia per ritrovarsi già in movimento, seduto nell’atto di scostare le coperte e quindi di alzarsi in piedi. Non sa esattamente da quando è cosciente, né del resto la cosa risulta avere rilevanza” (pag. 7) Gli eventi si svolgono nella sola giornata “senza lavoro” di sabato 15 febbraio 2003. La situazione storica e psicologica è quella del senso di inquietudine nato dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e che permane ed interagisce (a diversi livelli di sensibilità) con le nostre preoccupazioni quotidiane “C’è gente in giro per il pianeta, una rete di gente bene organizzata che vorrebbe uccidere lui, la sua famiglia e i suoi amici per dimostrare qualcosa” (pag 87) Henry Perowne è proiettato in due situazioni che gli lasciano un senso di impotenza simile a quella di una catastrofe internazionale. Una è un incidente che gli capiterà con un uomo violento e squilibrato che egli […]

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prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, LA BIOLOGICA, 2015

Enrico si fermò ansimante a considerare i gradini mancanti all’arrivo a casa. “Li hanno proprio messi giù in qualche modo. Prima, almeno, erano tutti della stessa altezza e si faceva meno fatica”. Paolo e L., qualche gradino più su, sorrisero annuendo. Era il tempo in cui l’aria profumava di gelsomino e lavanda. Le case abbarbicate sul sentiero di sasso mostravano finalmente le persiane spalancate: anche quell’anno i tre uomini e le rispettive mogli erano arrivati a trascorrere il tempo estivo nella residenza di campagna. Coatesa bassa è una piccola frazione a ridosso del lago e raggiungibile unicamente attraverso la lunga gradinata di pietra che, simile a una cicatrice verticale, divide la montagna in due minuscole frazioni. Il fatto di non essere percorribile da auto e di animarsi solo nei mesi caldi, rende Coatesa bassa un luogo fuori dal tempo, un borgo reso interessante soprattutto per l’antico ponte di pietra che si specchia nel lago e da cui è visibile il salto della cascata. Pochi ormai i nativi del luogo e pochi, del resto, anche i suoi abitatori che da generazioni si tramandano l’uso delle dimore. A Coatesa gli argomenti di discussione sono quasi sempre centrati sull’avanzamento della modernità, ad esclusione ovviamente delle usuali banalità meteorologiche, delle gare sulla produzione di pomodori, degli aggiornamenti sui pettegolezzi delle vicende umane che costringono alla vendita dei campi, dei boschi o addirittura delle case stesse. L’arrivo del metano, per esempio, è stato a lungo […]

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prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, Un’AMICIZIA FINITA, 2015

Ogni volta che il canto di Nina Simone si diffonde nella mia camera non posso fare a meno di pensare a Paola e alla fine del nostro rapporto. Dico rapporto perché, sulla soglia della settantina, ho smesso l’uso di parole impegnative come, nel nostro caso, Amicizia. Amicizia … in tempi ormai remoti eravamo tutti convinti di essere grandi amici: ci si muoveva sempre in gruppo, dalle gite domenicali alle vacanze estive, e di sabato sera, quando ognuno scartava la proposta dell’altro, la soluzione vincente restava ovviamente la casa di Paola. Chissà, forse perché era l’unica a conservare un legame affettivo stabile, mentre di noi e delle nostre vicende matrimoniali restavano solo misere macerie. O forse perché Paola era un’implacabile entusiasta. I suoi repentini innamoramenti delle cose della vita ci obbligavano a dare una scossa al nostro torpore e a tentare di tenerle il passo. Non trascorreva settimana che non fosse connotata da nuove, sensazionali scoperte: un regista straniero, un romanzo, un poeta, una colonna sonora, una ricetta gastronomica … Così, quando la stanchezza esistenziale cancellava ogni desiderio di relazione, da Paola ci si sentiva protetti e stimolati. Lei aveva sempre qualcosa da raccontare. Partiva con i suoi lunghi soliloqui dal tono professorale, più catturata dal suo dire che dalle altrui parole. A me andava benissimo così: bastava lasciarla raccontare, annuire di tanto in tanto con la testa, formulare qualche domanda di approfondimento e abbandonarsi al suono delle sue parole. Non […]

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Paolo Ferrario, prove di scrittura autobiografica: DELITTO (IM)PERFETTO, 2015

Una morte senza un corpo da seppellire, seppure certa, resta una morte imperfetta. Da Natale a Natale: questo il destino della gatta bianca Noelle. Noelle, il corpo smagrito e malato, il muso docile e impaurito, il mantello candido chiazzato di arancio e di grigio. Noelle, immobile nel giardino, portata da chissà chi. Noelle, la sua repulsione per gli spazi chiusi senza via di fuga. Noelle, dolce e mansueta, rifugge il contatto umano. Noelle, ossessione permanente da quel giorno di capodanno, quando, dal cancello del giardino, non è più spuntato il suo bianco musetto. “Ieri notte è successo il finimondo”, mi dice Ugo, mentre il suo sguardo proteso verso l’alto indica chiaramente la casa di Gerardo. “Non c’è un gatto in giro: quando fanno i fuochi gli viene lo stremizio, ma vedrà che torneranno”. Certo, torneranno. E infatti sono tornati Luna, Silvestro, Mammagatta, Blu, Belle. Tutti, tranne Noelle. Maledico, impreco, insulto, bestemmio per cercare di frenare lo strazio che mi cresce dentro. Sul banco degli imputati velocemente raduno persone e fantasmi, immagini e scenari di ogni probabile delitto. E il vano appello inizia: gli scapestrati figli di G., ubriachi fradici che dopo i fuochi torturano Noelle C., che la colpisce a sassate mentre la sorprende vicino al pollaio attiguo al giardino U., che la trascina sotto i cingolati mentre guida la sua motocarriola Più passano i giorni, più aumentano lo sconforto e la disperazione. Nessuno ha visto Noelle. Perlustro quotidianamente sentieri, […]

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Paolo Ferrario, prove di scrittura autobiografica: L’APPUNTAMENTO, 25 febbraio 2015

Le gocce di pioggia battevano con violenza sui vetri della finestra, mentre un gruppo di nuvole color piombo si muoveva minaccioso e sospinto da raffiche di vento. Nella stanza silenziosa la lampada sulla scrivania illuminava la pagina dell’8 settembre nella agenda di cuoio. Accanto alla lista dei pazienti una V vergata in rosso segnalava la progressione delle visite. Con un sospiro la dottoressa Silvia Monteverdi appoggiò il capo sulla spalliera dell’alta poltrona, mentre lo sguardo indugiava sull’ultimo colloquio delle 15 e 15 previsto nel pomeriggio. Un tuono improvviso la spaventò, suscitandole una sensazione di inquietudine di fronte a quel nome agganciato a un punto interrogativo simile a un cappio. Il suono del campanello fu lieve. Nello studio di uno psicanalista anche il trillo di annuncio alla porta riveste un significato. C’è il suono lungo e insistente, che rivela un bisogno imperativo di soccorso; c’è il suono intermittente, simile all’ansia di chi pensa di aver schiacciato il tasto troppo debolmente e quindi lo preme di nuovo; c’è il suono veloce e deciso di chi ormai frequenta quello spazio da tempo; c’è il suono sottile di chi, dall’altra parte dell’uscio, si domanda se stia facendo la cosa giusta. La dottoressa Monteverdi aprì la porta. Un uomo sulla trentina le comparve avvolto in un pastrano beige. Dal copricapo impermeabile colore blu grondavano stille di acqua che, incerte sulla strada da imboccare, si arenavano tra i peli della barba. Una mano sorreggeva un ombrello […]

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Paolo Ferrario, prove di SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA: A PAOLA, 2017

Ricordi ? Nel periodo fra l’inverno e la primavera del 2015 hai partecipato a un gruppo di autobiografia. Già dal primo incontro hai imparato qualcosa che non sapevi: che costruire una propria autobiografia consiste, innanzitutto, provare a guardarti da fuori e a vederti come un personaggio che attraversa il suo ciclo di vita. Era interessante quel gruppo di “allievi”: 12 uomini e 3 donne. Dicono sempre che è il contrario. Dicono che “le donne si raccontano di più”. Hai anche letto la dispensa del docente è sei subita stata attirata dalla “autobiografia come patchwork”: Questo modo di rappresentarti ti ha tranquillizzata davanti alla paralisi della pagina bianca. Allora: guardarsi da fuori e provare a concentrarsi sul carattere. Anzi, sugli aspetti più negativi del carattere. Non è difficilissimo: Luciano, mio marito, è un perfetto aiuto per provare a “vedermi”. I suoi giudizi oscillano costantemente tra due poli. Quello positivo è nell’apprezzare le mie curiosità, la mia voglia di imparare sempre, le mie passioni letterarie e culturali. Apprezza perfino il fatto che mi piace il jazz: non appartengo dunque a quelle “donne che non capiscono il jazz” cantate da Paolo Conte. Il polo negativo, a suo dire, consiste nel fatto che sono molto permalosa, più esattamente sono una che è capace di legarsela al dito per tutta la vita se qualcuno mi fa un torto o mi contraddice. Quando vuole andare sul tecnico, Luciano mi dice che sono una esperta della comunicazione […]

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HARUKI MURAKAMI, A Sud del confine a Ovest del sole (1992), Feltrinelli, 2005, riflessione di PAOLO FERRARIO

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Haruki Murakami è, per me, un autore generazionale. Intendo per generazionale uno che ha attraversato il mio stesso arco di tempo: quello della seconda metà del novecento. Murakami ha preso la distanza, un po’ come hanno fatto (rispetto alla loro storia) alcuni protagonisti tedeschi del ciclo Heimat di Edgar Reitz, dalla tradizione giapponese, dai…

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Paolo Ferrario, Qui si parlerà della metamorfosi di una canzone: come NINA SIMONE ricrea You’d Be So Nice To Come Home To

Qui si parlerà della metamorfosi di una canzone. Ossia di come una canzone popolare, nata in una particolare situazione storica, diventa vent’anni dopo musica d’arte, cioè “musica” senza genere e senza aggettivi. Per fare una simile trasformazione occorre attraversare un confine e occorre qualcuno che sappia fare dei sortilegi. Nina Simone (1933-2003) sa fare sortilegi e sa attraversare i confini: I Put […]

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intervista a PAOLO FERRARIO, Autobiografia di un infarto, fra biografia e politiche sociali, a cura di ALICE MELZI, in Welfare Oggi n. 6 novembre/dicembre 2014, pagine 7-10, Maggioli editore

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? SITO DI WELFARE OGGI: http://preview.periodicimaggioli.it/browse.do?id=24   INDICE DEL N. 6/2014: pubblicato anche qui: intervista a PAOLO FERRARIO, Autobiografia di un infarto, fra biografia e politiche sociali, a cura di ALICE MELZI, in Welfare Oggi n. 6 novembre/dicembre 2014, pagine 7-10, Maggioli editore « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI.

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Paolo Ferrario, DAI DISCHI AGLI MP3, lungo il percorso delle menti musicali degli over sessantenni – in Muoversi Insieme di Stannah, 9.2.2012

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Su Muoversi Insieme di Stannah abbiamo già parlato del “rito” del festival di Sanremo che si rinnova ogni anno all’avvicinarsi della primavera. In quelle serate ci viene ricordato che le parole e le musiche ascoltate dal palcoscenico accompagnano da sessant’anni la storia della società italiana e le nostre personalissime biografie. In quest’articolo prenderemo in analisi…

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Blog dedicato al PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO, a cura di VASCO URSINI e realizzato con l’aiuto di Paolo Ferrario, 2 gennaio 2017

Blog dedicato al PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO Conterrà: bibliografie citazioni audio video …. centrati sui contenuti da lui trattati nel corso del tempo. Il Blog è stato pensato da VASCO URSINI ed è realizzato con l’aiuto di Paolo Ferrario 2 gennaio 2017 VAI A: Sorgente: Informazioni – Il pensiero filosofico di Emanuele Severino

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rispondo ad A. L. sul MIO PERCORSO di ascolto, lettura e studio della FILOSOFIA DI EMANUELE SEVERINO

Gentilissimo Paolo, ti ringrazio per la risposta rapida e ricca di riferimenti! Son felice di condividere questa passione con te! Ma tu che opere hai letto di Severino? hai letto anche i libri difficili targati adelphi??? vorrei insomma che mi consigliassi proprio un percorso di studio. La strada è stato molto utile per te? in che senso? E gli audio-libri della mimesis sono utili? E infine che opinione hai sui libri di Goggi e sui libri della Cusano? li hai letti?… ci sono buone probabilità che un profano come me possa capire anche quei libri fondamentali tipo Destino della necessità, Oltrepassare,la Gloria ecc ? RISPONDO Caro A L, posso solo raccontarti il MIO PERCORSO di ascolto, lettura e studio della FILOSOFIA DI EMANUELE SEVERINO 1. ho cominciato con questa lezione tenuta a Pistoia: Emanuele Severino sulla struttura e l’identità dell’ OCCIDENTE, lezione magistrale, Pistoia, 28 maggio 2010. Audio e Video Ascolto spesso questo audio perchè è un modo per me accessibile per comprendere tutta l’analisi di Severino in una prospettiva storica. Questo approccio mi è più congeniale, perchè non sono uno studioso di filosofia, ma un esperto di politiche sociali 2. aggiungo spesso questo audio di Salvatore Natoli perchè è presentato come una “mappa” per comprendere le reti dei temi trattati. Come se fosse un elenco dei punti chiave SALVATORE NATOLIi fornisce alcune chiavi di accesso al PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO, AUDIO in Radio Svizzera/Laser, 2012 3. Ascolto e leggo spesso la metafora […]

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Emanuele Severino su alcuni concetti per i quali ha elaborato l’immagine della LEGNA E LA CENERE, 1972, 1983, 1989, 1995, 1999, 2001. Scheda di studio a cura di Paolo Ferrario, 29 luglio 2014

Qui la scheda in formato pdf PREMESSE (per punti chiave e per tentativo di comprensione): Essenza del nichilismo (1972) La storia della filosofia occidentale è la vicenda dell’alterazione e quindi della dimenticanza del senso dell’essere, inizialmente intravisto dal più antico pensiero dei greci [Parmenide]. Parmenide 1. L’essere è uno; 2. L’essere è eterno; 3. L’essere è continuo; 4. L’essere è […]

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intervento di Paolo Ferrario su SPAZIO, TEMPO E MUSICA in occasione della Mostra FREQUENZE di Doriam Battaglia BATT, allo Spazio Natta, Como 12 luglio 2014

Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014 Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta. I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra   Parto dal testo di BATT che introduce le opere esposte: “alcune considerazioni sulle opere recenti: sguardo verso l’infinito e l’eterno; pittura “preformale” (vibrazioni, frequenze, particelle, atomi); l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande; regola dei frattali; l’opera come memoria nello spazio; il pensiero che genera la materia; l’attimo fugace (pag. 9-11) la sua idea di invitarmi parte da questa canzone di Nina Simone: “He was too good to me” (1961) dove l’emozione dell’ascolto dipende dalle pause di silenzio che lei sa introdurre nel suo canto. Di lei diceva Charles Aznavour: “Nina Simone canta le parole delle canzoni” Da qui una prima suggestione sul rapporto fra spazio (di una tela, di un pannello, di un quadro) e musica: spesso mi capita di rappresentarmi dentro la mia percezione uditiva la musica come delle pennellate gialle, rosse, blu. E infatti il blu, nella musica jazz (basta ricordarsi di Duke Ellington) è molto ricorrente. E ora lo […]

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Carlo Tullio – Altan (1916-2005): una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca. Scheda/video di Paolo Ferrario

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Carlo Tullio – Altan: una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca antropologica e storica attraverso i libri. Il video ha preso avvio da questa e-mail: Gentile Professor Ferrario, Mi chiamo Marco Lazzarotti e le scrivo questa email in quanto collaboro col signor Frank John Snelling, che le scrisse chiedendole…

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