prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, QUESTIONI DI PELLE, 22 marzo 2016

Augusto sospirò davanti alla fila della cassa.

Nell’attesa del turno, sentiva il peso e la solitudine dell’essere l’unico maschio in famiglia. Non che non fosse orgoglioso delle sue donne, ma certamente una leggera punta di delusione non aveva mancato di manifestarsi quando, tre anni prima, l’esame ecografico della moglie al quarto mese di gravidanza aveva decretato che il terzo arrivo sarebbe stato ancora una femmina.

Persa quindi definitivamente l’occasione di condividere con un figlio del suo stesso sesso il piacere del corpo sudato dopo la partita di pallone domenicale o la selvatichezza della barba incolta durante il week-end o il rifiuto di accompagnare una donna a fare la spesa.

Lo sguardo cadde sul carrello strapieno. Marisa era riuscito a incastrarlo subdolamente con l’annuncio della settimana di prezzi incredibili all’emporio Acqua&Sapone, aperto da poco vicino a casa loro: “Così mi aiuti a portare le borse, visto che ci sono parecchie offerte”.

Che stramberia anche questa nuova catena di supermercati. Ormai sembrava che al mondo nulla fosse più importante di curare il proprio corpo e, con quattro donne a carico, lo sfinimento era garantito.

Caterina, dall’alto dei suoi 30 mesi, era già pretenziosa, perlomeno a detta di Marisa che sceglieva con attenzione certi prodotti piuttosto che altri, perché alla piccola piacevano solo quelli.

Giulia, di tredici anni, stava alle costole di Stefania per imparare gli intimi trucchi della seduzione femminile che, diversamente da quando lui si era innamorato di Marisa, a diciotto anni erano in rapida espansione.

Guardò Marisa. Nonostante i suoi quarantatre anni conservava ancora la bellezza di studentessa liceale. Lei sì che a quei tempi era vera acqua e sapone: che fosse questo il motivo dell’attuale richiamo verso il gigantesco bazar di prodotti di igiene e cosmesi?

Nel frattempo le mani ingioiellate della donna avevano iniziato a estrarre con una certa velocità organizzata le diverse confezioni da allineare sul nastro rotante della cassa. Serie innumerevoli di barattoli di creme per viso-mani-corpo-labbra di dimensioni microscopiche e prezzi esorbitanti; doccia-shampoo in tutte le gamme di colori e profumazioni; shampoo per le diverse esigenze del cuoio capelluto; scatole di borotalco con la serie completa di oli per la pulizia della pelle dei bambini; un numero imprecisato di pacchi di assorbenti e tampax corredati da flaconi di sapone intimo a diverso ph; boccette di deodoranti spray o in stick con o senza alcool; saponette alle essenze naturali; fondotinta; balsami; lip-stick e burro-cacao; tubetti di dentifrici; spazzolini da denti e filo interdentale; carta igienica e fazzoletti detergenti.

Sul fondo del carrello, solitari come lui, il pacco super-convenienza dei rasoi a cinque lame (lo stesso marchio che fino a dieci anni prima vantava due lame) e il suo irrinunciabile pino silvestre Vidal.

Ma il bello doveva ancora arrivare.

Ogni volta, al momento del saldo del conto, dal borsellino di Marisa usciva un rotolo di cedolini colorati, ricchi di invitanti promesse di ribasso del prezzo, che diligentemente la cassiera passava sul riconoscitore del code-a-barre per applicare lo sconto annunciato.

Un vero supplizio.

Terminata la fase della spesa, Augusto già conosceva lo scenario che li attendeva al ritorno. I gridolini di gioia delle figlie, lo svuotamento delle borse di plastica, i “Mamma ti sei ricordata…”, “Che meraviglia, l’hai trovato!”, “No, Giulia, questa è mia”, “E il mio dentifricio alla fragola?”.

Persino Birilla, agitatissima per lo scompiglio generale, continuava a correre avanti e indietro e ad abbaiare per vedere se qualcosa arrivava pure a lei (anche in questo caso aveva vinto la scelta di avere una cagnolina femmina perché, dopo lunghe discussioni, Marisa aveva decretato che i cani sporcano di più),

Niente da fare. La famiglia Rossini non era una famiglia per maschi.

Se solo ci fosse stato qualche dubbio, la stanza da bagno era costantemente un effluvio di profumi tali da far inorridire chi, convinto dell’importanza olfattiva nella selezione della specie, sosteneva il ruolo fisiologico dei ferormoni nella scelta sessuale del partner.

A pochi giorni di distanza dall’approvvigionamento dei beni di prima necessità per la bellezza e la salute igienica, accadde che un mattino Augusto si svegliò con delle strane bolle sul collo e sulla fronte stempiata. Controllò il corpo, ma fortunatamente nessun segnale di rossore.

Nei giorni seguenti le bolle si fecero più marcate e un senso di persistente prurito dietro le orecchie e sulla testa iniziò a dargli decisamente fastidio. Decise di andare dalla dermatologa di famiglia.

Questa è una dermatite bollosa di origine allergica. Ha per caso cambiato marca dello shampoo?” chiese la dottoressa.

Guardi, non me ne parli. In casa mia i prodotti igienici cambiano a seconda delle offerta che mia moglie riceve per posta, per cui non uso mai la stessa marca. Tendo però a scegliere articoli il più possibile naturali”.

Naturale non è sinonimo di garanzia. Sapesse quanti pazienti contraggono dermatiti a causa di detergenti di bassa qualità. Alla sua età e con la pelle sensibile che si ritrova, sarebbe più conveniente rivolgersi ai prodotti farmaceutici, tutti clinicamente testati e ipoallergenici”.

Vagamente seccato per il riferimento a quella “sua età”, Augusto replicò: “Dunque lei ritiene che possa essere una forma allergica?”

Senta, ora io le prescrivo questa crema da applicare due volte al giorno per sette giorni e nel frattempo lei sospende lo shampoo che sta utilizzando. Quando arriva a casa, mi fa una fotocopia della composizione riportata sul flacone del prodotto e me la invia con la e-mail, così proverò a verificare gli eccipienti contenuti e intanto vediamo cosa succede dopo la terapia che le ho indicato”.

Augusto acquistò in farmacia la crema consigliata e, appena giunto a casa, aprì l’anta del suo personale scomparto del grande mobile a specchi del bagno.

Controllò il flacone dello shampoo e lesse: “Shampoo Neutron a pH fisiologico al Talco”. Gli venne un dubbio sul talco, ma ricordò perfettamente di aver pensato che, fra le varie proposte di mela verde, camomilla e miele e altre diavolerie agrumate, quello al talco gli era parso lo shampoo meno disturbante rispetto alle altre fragranze disponibili.

Col flacone in mano andò in studio verso lo scanner per fare una fotocopia e fu proprio quando cercò il lato migliore per inserirlo sotto il coperchio dell’apparecchio che vide, minuscola in basso, la dicitura “Per cani e cuccioli”.

La settimana seguente, la dottoressa Rocchi trovò nella sua posta elettronica il seguente messaggio:

Gentile Dottoressa, le scrivo per informarla che la cura ha avuto successo. La sua diagnosi era corretta: evidentemente si trattava proprio di una questione di pelle, troppo sensibile per quel tipo di shampoo. La ringrazio molto e la saluto cordialmente. Augusto Rossini”.

Non vi era alcun allegato.

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