prove di scrittura narrativa: Paolo Ferrario, Imposta un romanzo a più voci con un elemento di tragicità, 17 settembre 2015

ESERCIZIO di Paolo Ferrario, 17 settembre 2015

Imposta un romanzo a più voci con un elemento di tragicità

Scrivi un soggetto in cui si percepiscano questi elementi (anche solo un’idea, ricercare un nucleo)

Butta giù un itinerario di ricerca, di studio, di approfondimento riguardo ai personaggi o alle situazioni di cui vorrai parlare

Fatti prendere anche dalla voglia di scrivere un dialogo o descrivere un’ambientazione


Siamo destinati alla morte. Questa è l‘evidenza che appare.

Eppure Amaltea, osservando quello che accade, ispira un’altra prospettiva: questo è solo ciò che si crede di vedere.

Amaltea abita un luogo solo apparentemente minuscolo.

Perchè lì si muovono uomini e donne, crescono fili d’erba, sbocciano fiori e germogliano alberi, sonnecchiano gatti, volano anatre, cigni, aironi e poiane, estivano tartarughe e lucertole, strisciano lumache e bruchi, ronzano api, vespe e calabroni.

Insomma succedono fatti, si raccontano storie, si fanno sogni, si respira il mondo.

Amaltea è lì e tuttavia è in contatto con l’universo.

E’ tragico credere di dover morire, ma il susseguirsi di quello che racconta Amaltea dimostra che forse la verità è un’altra.

La vera domanda è: “Perché vale la pena di vivere”?

E’ un’ottima domanda. Ci sono molte cose per cui vale la pena di vivere.
Per esempio un luogo dove c’è una casa, un giardino, un orto, un frutteto che si protendono verso il lago.
O l’Eros di Nina Simone che non canta solo una canzone, ma interpreta il contenuto della canzone.

Così come la voce di Ray Charles, quasi sempre, o le note blues e swing di John Lewis o il ballo di Al Pacino in Scent of woman.

O, ancora, il ricordo di Mood Indigo di Duke Ellington che entusiasmava il padre di Paolo, ma anche il “Meglio che in riviera” del padre di Luciana.

Il tempo è una freccia, ma nell’istante in cui sta per essere scoccata è ferma ed immobile. E in quell’attimo il tempo si ferma.

Amaltea racconta e la sua narrazione sembra non terminare mai. E allora, forse, non è vero che siamo destinati alla morte.

****

Li ho visti varcare il cancello che conduce al giardino. So per certo che questo, per loro, è quasi un esercizio psicologico.

Giungono al cancello, si arrestano, danno un’occhiata al cipresso, poi salgono i nove scalini, percorrono un tratto della Via della Vite e si fermano (sempre) alla panchina che si affaccia sopra il pontile del battello.

Nel contatto con le pietre, le piante, i cespugli … loro guardano, ma soprattutto immaginano.

Hanno percorso cinquecento passi per arrivare da me. La loro mente sospende la razionalità della vita pubblica e produttiva. Qui pensano, ma, soprattutto, si pensano.

Capitolo: Gradini

A Paolo e Luciana piace contare i gradini e stupirsi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura spontanea ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

Sono settantasei i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago: tra il settantaquattresimo e il settantacinquesimo c’è il respiro di un passo e gli ultimi due degradano più dolcemente.

Ripercorsi in senso contrario, al quarantottesimo c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. E’ un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che appartiene a un paesaggio così simile a un’esperienza psichica.

So che a loro piace contare i gradini quando aprono il cancello. Sono nove i gradini alti da salire, poi appaiono i due vasi delle aspidistre e il corridoio sotto il cupolone delle viti verdi e pesanti, con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Contano i gradini che fiancheggiano le azalee, mentre il loro sguardo incontra la statua di Anima sotto l’ulivo.

Nove gradini ancora e una repentina svolta a destra per salirne altri sei. Lì il cipresso si erge imponente puntando direttamente verso il cielo. Ogni anno cresce di un ciuffo e la sua flessibilità contrasta il soffiare del vento ….

seguirà ….

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