assegnazione del Premio Nobel ad Annie Ernaux. Le parole di gratitudine di Duccio Demetrio, in Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari

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Chi si interessa di scrittura autobiografica ieri ha festeggiato l’assegnazione del Premio Nobel ad Annie Ernaux. Noi lo facciamo oggi, con le parole di gratitudine di Duccio Demetrio.
 
Grazie Annie…!
“Ciò che c’ è di appassionante nel mestiere di scrivere è non sapere dove si finirà, perché si cerca una risposta d’ amore di cui non abbiamo certezza”.
 
Quando ho appreso che Annie Ernaux aveva vinto il premio Nobel per la letteratura, questa frase di Roland Barthes mi è tornata all’ improvviso alla mente.
Riassume un tratto importante della filosofia esistenziale alla quale la scrittrice francese ha dedicato il suo scrivere. In primo luogo, ogni suo libro – sempre autobiografico, diaristico, romanzesco, sociologico, storiografico al contempo – è una voce alla ricerca di risposte d’ amore affidate alla letteratura, alla poesia: seppur nella perenne incertezza di saperlo ricevere e di saperlo offrire.
Ma, nondimeno, ancora Barthes ci avverte che “il mestiere di scrivere” ( e di vivere direbbe Cesare Pavese ) quando sia mosso da autentica passione ( e questa tensione abita, anzi da essi tracima, in tutti i libri celebri o meno noti di Annie Ernaux ) non può che sfidare la nostra vana e illusoria ricerca della quiete dinanzi alle tragicità individuali e storiche della contemporaneità.
Sarà per questo motivo, ben noto a chiunque si cimenti con la scrittura di sé, che opere sue come “Gli Anni” , vanno arricchendo le forme dell’ approccio alle realtà storico-sociali quando si adotti la scrittura di sé non soltanto per narrarle, ma per farle intimamente proprie.
I suoi libri sono stati definiti non per nulla “autobiografie impersonali “. Una espressione che Ernaux – e invito i nostri lettori a ritrovarla senz’ altro – ha rivendicato per sé anche nel corso di una intervista ormai celebre pubblicata nel testo “Scrivere è un dare forma al desiderio” ( Castelvecchi, 2020 ); oppure, ne “L’ evento”, dove l’ Autrice si immerge nel riesame del proprio passato e lo trasforma in un racconto collettivo.
Come Libera Università dell’ autobiografia di Anghiari non possiamo che applaudire, calorosamente, al conferimento ad Annie Ernaux del celebre Premio. Perché oltre ad averci invitato ad approfondire le nozioni di cura attraverso gli atti, i modi, le scoperte che la scrittura ogni volta ci dischiude; oltre ad averci mostrato che la strenua difesa della memoria è dovere e diritto civile, non soltanto un esercizio introspettivo e di carattere estetico, è nostro compito fare dello scrivere un metodo “socialmente utile”.
Ed anche qualcosa di più: come stamane ( 7 ottobre ) ha scritto su la Repubblica Michela Marzano, in quanto si tratta nondimeno di un “ atto politico” e soggettivo insieme; il quale ci invita a comprendere tutto il valore di una condotta etica che ci spinge a comprendere tutta l’ importanza e “ La necessità di lasciare una traccia, appunto attraverso una scrittura che scava dentro, nomina le mille sfaccettature dell’ esistenza, e rende magnificamente testimonianza della vulnerabilità della condizione umana”.

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