Emanuele Severino: «Noi siamo Re che si credono Mendicanti. Non metto in discussione solo il Cristianesimo, ma tutta la civiltà occidentale e la sua filosofia, secondo la quale noi veniamo dal nulla e finiamo nel nulla. » – Corriere.it, 30 dicembre 2018

«Noi siamo Re che si credono Mendicanti. Non metto in discussione solo il Cristianesimo, ma tutta la civiltà occidentale e la sua filosofia, secondo la quale noi veniamo dal nulla e finiamo nel nulla. Questa è l’essenza del nichilismo. No, ognuno di noi è un dio con la convinzione di essere contingenza, ombra di un sogno. L’uomo è una povera […]

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Emanuele Severino: la FEDE, ogni fede, è VIOLENZA

Prigioniero della volontà, l’intelletto del credente assume come incontrovertibile il controvertibile, come indubitabile il dubitabile, come certo l’incerto, come visibile l’invisibile, come chiaro l’oscuro. Anche per questo motivo nei miei scritti si sostiene che la fede – ogni fede (e oggi tutto è diventato fede) – è violenza e che l’essenza della violenza è la volontà che vuole l’impossibile, la contraddizione. Anche per questo motivo, ogni fede – religiosa, scientifica, politica – che oggi tenta di salvare l’uomo è animata da quella stessa violenza che essa intende combattere. (Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 108 – 109)

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Se l’uomo avesse soltanto la fede ( di qualsiasi forma essa possa essere), non potrebbe sopportare un istante di vivere. Se l’uomo avesse soltanto la fede, sarebbe completamente circondato dalla notte che nasconde ciò in cui egli ripone la propria fiducia, Emanuele Severino

Se l’uomo avesse soltanto la fede ( di qualsiasi forma essa possa essere), non potrebbe sopportare un istante di vivere. Se l’uomo avesse soltanto la fede, sarebbe completamente circondato dalla notte che nasconde ciò in cui egli ripone la propria fiducia. L’oscurità e la disperazione gli entrerebbero nel sangue, nelle ossa, nei pensieri. Non sarebbe mai apparso ciò che chiamiamo ” umanità “. Ciò che, da quando l’uomo vive sulla Terra, gli impedisce di sopprimersi per l’insopportabilità della notte della fede, è quindi qualcosa di infinitamente diverso e di infinitamente più alto della fede. Lo si può chiamare con una vecchia parola carica di ambiguità: ” la verità “. Nel suo senso autentico, la verità non è un dono fatto agli uomini dagli dèi. La verità appare ad ogni uomo: all’idiota, al folle, al delinquente, al dotto e all’ignorante, al ricco e al miserabile, all’uomo anonimo e imbecille della moderna società di massa. L’uomo è l’apparire della verità ed è quindi la gioia che splende in tale apparire. Anche se non se ne rende conto. Al fondo della disperazione estrema dell’uomo splende la gioia. La disperazione estrema avverte di essere sostenuta e circondata dalla gioia estrema. La gioia della verità giace nel fondo dell’anima di ogni uomo. Chi si uccide non si uccide per mancanza di fede, ma per fede, per troppa fede: perché si crede ridotto al mondo che la fede gli presenta, o perché crede che non esista […]

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BENEDETTO CROCE, Perché non possiamo non dirci cristiani, EMANUELE SEVERINO, Perché non possiamo non dirci post-cristiani, ALDO BERGAMASCHI, Perchè non posso dirmi “post cristiano”

BENEDETTO CROCE, Perché non possiamo non dirci cristiani, in La mia filosofia EMANUELE SEVERINO, Perché non possiamo non dirci post-cristiani, CORRIERE DELLA SERA, 27 dicembre 2002 P. ALDO BERGAMASCHI, PERCHE’ NON POSSO DIRMI “POST-CRISTIANO”, FRATE FRANCESCO – Anno 78 – n°2 – Febbraio 2003   BENEDETTO CROCE Perché non possiamo non dirci cristiani in La mia filosofia     Rivendicare a se stessi il nome di cristiani non va di solito scevro da un certo sospetto di pia unzione e d’ipocrisia, perché più volte l’adozione di quel nome è servita all’autocompiacenza e a coprire cose assai diverse dallo spirito cristiano, come si potrebbe provare con riferimenti che qui si tralasciano per non dar campo a giudizi e contestazioni distraenti dall’oggetto di questo discorso. Nel quale si vuole unicamente affermare, con l’appello alla storia, che noi non possiamo non riconoscerci e non dirci cristiani, e che questa denominazione è semplice osservanza della verità.   Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non maraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo.   Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate. […]

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le fedi secondo FRANÇOIS CAVANNA (fra i fondatori di CHARLIE HEBDO): “… Tutti voi, che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più stupido, il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido di lodi tra voi. Voi, oh, tutti voi NON ROMPETECI I COGLIONI!!!”

FRANÇOIS CAVANNA (1923-2014, scrittore e vignettista, fondatore di Charlie Hebdo): “Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte… Tutti voi, che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore. Tutti voi, che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello. Tutti voi, che vi […]

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sul libro: Francesco Dipalo Introduzione al pensiero buddhista Edizioni del Giardino dei Pensieri, Bologna 2012

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LA COMPAGNIA DELL’ARCOBALENO Vi invita per Venerdì 17 ottobre 2014 alle ore 21,00 alla tisana filosofica col professor Francesco Dipalo   La visione del mondo buddista può aiutarci a stare meglio?   In un clima pacato, semplice e diretto ne parleremo insieme al prof. Francesco Dipalo docente al liceo Vian, consulente filosofico e autore di diversi testi sull’argomento.   °°°°°°°°°°° Compagnia dell’Arcobaleno Via di Santo Stefano 18/c – Anguillara S. (RM) Per informazioni: tel 347 8164464 compagniadellarcobaleno@gmail.com http://compagniadellarcobaleno.org L’ingresso per i non-soci è di euro 3.

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Il testo della lettera del Papa ad Eugenio Scalfari (le sottolineature in rosso sono mie, PF)

regiatissimo Dottor Scalfari, è con viva cordialità che, sia pure solo a grandi linee, vorrei cercare con questa mia di rispondere alla lettera che, dalle pagine di Repubblica, mi ha voluto indirizzare il 7 luglio con una serie di sue personali riflessioni, che poi ha arricchito sulle pagine dello stesso quotidiano il 7 agosto. La ringrazio, innanzi tutto, per l’attenzione con cui ha voluto leggere l’EnciclicaLumen fidei. Essa, infatti, nell’intenzione del mio amato Predecessore, Benedetto XVI, che l’ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l’ho ereditata, è diretta non solo a confermare nella fede in Gesù Cristocoloro che in essa già si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come Lei, si definisce «un non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazaret». Mi pare dunque sia senz’altro positivo, non solo per noi singolarmente ma anche per la società in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realtà così importante come la fede, che si richiama alla predicazione e alla figura di Gesù. Penso vi siano, in particolare, due circostanze che rendono oggi doveroso e prezioso questo dialogo. Esso, del resto, costituisce, come è noto, uno degli obiettivi principali del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, e del ministero dei Papi che, ciascuno con la sua sensibilità e il suo apporto, da allora sino ad oggi hanno camminato nel solco tracciato dal Concilio. La prima circostanza — come […]

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Gerardo Monizza In principio era il kaos Creazione Innovazione Conoscenza, NodoLibri 2013

Gerardo Monizza In principio era il kaos Creazione Innovazione Conoscenza “Il racconto è stato scritto seguendo la traccia dei primi tre capitoli della Bibbia (Genesi 1; 2; 3) molto liberamente interpretati e unendo diverse traduzioni. Il lettore attento si sarà accorto che il finale – soprattutto – è molto differente dalla Vulgata e dunque mi assumo tutta la responsabilità d’aver mutato il presunto desiderio del Grande Architetto Giardiniere e la narrazione fattane – in modo non lineare – dagli Scrittori. Del resto, nei Testi si parla di “un indirizzo obbligato” mentre in questo racconto si narra di creatività, innovazione e conoscenza. Non poteva che finire così” Como, 2013 Edizione: NodoLibri Pp. 48, Illustrazioni: 9, F.to cm. 16×11 Confezione: Brossura fresata ISBN: 978-88-7185-231-7 Euro: 5.00   InForme (Lux Bradanini, Giorgio De Giorgi, Gerardo Monizza) Colpi di remo (Gerardo Monizza) Di grano antico (Gerardo Monizza) Madonna de la sanitate (Saveria Masa, Gerardo Monizza, Battista Rinaldi) Como e la sua storia I (Fabio Cani, Gerardo Monizza) Como e la sua storia II (Fabio Cani, Gerardo Monizza) Como e la sua storia III (Fabio Cani, Gerardo Monizza) Como e la sua storia IV (Fabio Cani, Gerardo Monizza) Como e la sua storia (2a Ed) (Fabio Cani, Gerardo Monizza) Grytzko Mascioni. Scrittori a confronto (Gerardo Monizza) Guida di Teglio (Fabio Cani, Gerardo Monizza) InFormeArmoniche (Lux Bradanini, Carlotta Ferrari Valcepina, Gerardo Monizza, Paolo Valcepina) Enrico Romanò (Gerardo Monizza) Pace scaduta (Gerardo Monizza) Doppia spirale (Diego Coletti, Gerardo Monizza) Como e il viaggio dei Re Magi (Fabio Cani, Gerardo Monizza) Nove giorni alla Notte (Gerardo […]

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I Comandamenti, undici riflessioni a due voci, Il Mulino

CACCIARI M., CODA P. Io sono il Signore Dio tuo Voci NATOLI S., SEQUERI P. Non ti farai idolo né immagine Voci GALLI C., STEFANI P. Non nominare il nome di Dio invano Voci DONÀ M., LEVI DELLA TORRE S. Santificare la Festa Voci LARAS G., SARACENO C. Onora il padre e la madre Voci CAVARERO A., SCOLA A. Non uccidere Voci CANTARELLA E., RICCA P. Non commettere adulterio Voci PRODI P., ROSSI G. Non rubare Voci PADOVANI T., VITIELLO V. Non dire falsa testimonianza Voci RAVASI G., TAGLIAPIETRA A. Non desiderare la donna e la roba d’altri Voci BIANCHI E., CACCIARI M. Ama il prossimo tuo Voci

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“Creatio est productio rei ex nihilo sui et subjecti”, Sant’Agostino

Nel mito di Adamo l’uomo vuole “uccidere dio” per impossessarsene. Ma è altrettanto vero che, PRIMA ANCORA,  dio è il primo omicida, perchè pretende di creare l’uomo dal niente. Pretendendo di crearlo afferma il principio che l’uomo era il nulla assoluto. “Creatio est productio rei ex nihilo sui et subjecti ” dice Sant’Agostino Traduco alla buona: “la creazione è produzione della cosa da un precedente niente sia di se stesso che di ogni oggetto“. La parola “creazione” vuole, dunque, imporre la totale inesistenza dell’ “essere” (e quindi del mondo) prima della sua produzione da parte di dio. La nozione di creazione pone l’accento sul NULLA del punto di partenza (“ex nihilo“) dell’azione creatrice. Ecco perchè Emanuele Severino indica che tutte le religioni partecipano delle visioni nichiliste. Ben prima di Nietzsche

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GLI ABITATORI DEL TEMPO, lezione del filosofo Emanuele Severino, al Teatro Sociale di Bergamo Alta, incontro organizzato e curato dalla associazione Noesis, 3 aprile 2012. AUDIO DELLA LEZIONE MAGISTRALE

martedì sera, 3 aprile 2012,  ho avuto il grande privilegio di essere a Bergamo, ad ascoltare la sapienza filosofica che si esprime attraverso EMANUELE SEVERINO. Ci sono filosofi che rendono chiaro il sentiero della storia che abbiamo imparato a conoscere nella nostra evoluzione culturale e personale. Emanuele Severino fa un’altra cosa: spalanca la vista su una strada completamente nuova e […]

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la Chiesa corre il rischio – ma è più di un rischio – di trascurare il nemico autentico della religiosità e della tradizione: la forza con cui la filosofia degli ultimi due secoli elimina la tradizione e, da Leopardi a Nietzsche a Gentile, dimostra l’impossibilità di ogni verità assoluta e quindi di ogni “presupposto”».

lei sul «Corriere» replicò al cardinale che aveva proposto di uscire dalla «immagine vecchia dell’idea e della pratica della laicità»… «È una considerazione diffusa, nel mondo cattolico. Scola diceva di non condividere la persuasione di Habermas, secondo il quale “una democrazia costituzionale, per giustificarsi, non ha bisogno di un presupposto etico o religioso”. Per Scola invece ne ha bisogno. Né lui né Habermas, però, approfondivano la radice di quella persuasione. Ma proprio questo è il punto da discutere. Così io obiettavo che, impostando il problema del laicismo in quel modo, prendendosela al solito con il “relativismo”, la Chiesa corre il rischio – ma è più di un rischio – di trascurare il nemico autentico della religiosità e della tradizione: la forza con cui la filosofia degli ultimi due secoli elimina la tradizione e, da Leopardi a Nietzsche a Gentile, dimostra l’impossibilità di ogni verità assoluta e quindi di ogni “presupposto”». Scola e la Chiesa non vedono l’autentico pensiero contemporaneo? «Se è per questo non lo vede neanche il mondo laico, che continua a presentarsi in modo debole, erede com’è di una fortuna che ignora di possedere. Bisogna saper guardare il sottosuolo del pensiero contemporaneo, oltre la superficie. È come quando, nel Simposio di Platone, si dice che Socrate è un sileno: fuori è bruttissimo, è vero, però dentro è Socrate! Il sottosuolo del pensiero contemporaneo – che peraltro non dice affatto l’ultima parola, bisogna andare ben oltre – è una […]

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Emanuele Severino e Giovanni Reale. Voci delle filosofia: Dio dei filosofi , da Voci dei filosofi a cura della Fondazione Corriere della Sera, 28 Ottobre 2010

  Audio – Intervento introduttivo di GIOVANNI REALE Audio – Intervento introduttivo di EMANUELE SEVERINO Audio del Dibattito fra Reale e Severino Audio delle conclusioni di Reale e Severino la discussione è stata coordinata da Armando Torno il 28 ottobre 2010 da: http://video.corriere.it/voci-filosofia–dio/9f59f3cc-e10b-11df-b5a9-00144f02aabc Fonte: Voci di filosofia La Fondazione, in occasione dell’uscita dell’Enciclopedia Filosofica Bompiani in allegato al Corriere della Sera, organizza quattro incontri in cui, con l’aiuto di alcuni tra i maggiori filosofi italiani, si cercherà di riflettere su “voci” significative presenti da sempre nella storia del pensiero occidentale. 25 ottobre 2010 Conoscenza Dario Antiseri e Gianni Vattimo 26 ottobre 2010 Bellezza Remo Bodei e Maurizio Ferraris 27 ottobre 2010 Dio Giovanni Reale e Emanuele Severino 28 ottobre 2010 Ragione Giulio Giorello e Sergio Givone coordina Armando Torno

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Vito Mancuso, SE LA VITA È SENZA FEDE

A distanza di due anni dal duro attacco contro L’ anima e il suo destino a firma di padre Corrado Marucci, “La Civiltà Cattolica” (quaderno n° 3831) torna a criticare frontalmente il mio pensiero. Lo fa con un articolo più profondo, meno aggressivo e apparentemente meno insidioso del precedente, scritto da padre Giovanni Cucci sul mio ultimo saggio, La vita autentica. Dopo aver presentato finalità e struttura del mio lavoro a cui viene persino riconosciuto che “non mancano osservazioni interessanti e gradevoli”, “La Civiltà Cattolica” scrive che “la conduzione del discorso risulta molto ambigua ed equivoca, per non dire contraddittoria” e giunge a esplicitare la sua critica con questa domanda: “In fin dei conti, per Mancuso, Dio è necessario o no ai fini del discorso sull’ autenticità? Le risposte che giungono dal libro non consentono di stabilirlo, poiché si afferma in una pagina quanto viene negato alla pagina successiva”. Sono accuse senza fondamento. Ma prima di argomentare la mia replica desidero chiarire quello che ritengo il vero obiettivo della rivista dei gesuiti, le cui bozze, com’ è noto, passano al vaglio della Segreteria di Stato vaticana: l’ obiettivo, a mio avviso, consiste nel mostrare ai cattolici che a me non è concesso “presentarsi come un teologo cristiano”. È questo il vero disegno della “Civiltà Cattolica”, e forse di qualcun altro dietro di essa. La questione sollevata è tale da riguardare da vicino ogni uomo pensante: “In fin dei conti, Dio […]

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fu chiesto a Jung se credeva in Dio. La sua risposta, "Adesso lo so. Non ho bisogno di credere"

Alla fine degli anni ’70 mi capitò di confidare ad una collega di lavoro (una femminista ed aspirante antropologa) che leggevo con gusto della conoscenza e con significativi riflessi sul corso della mia unica esistenza gli scritti di Carl Gustav Jung.Mi guardò malamente è disse con disprezzo : ” … un religioso …”A quell’epoca ero all’avvio del mio processo di analisi (il più fortunoso investimento economico ed esistenziale che ho fatto per significare il corso della vita) e mi sembrava – al contrario della superficiale rappresentazione che ne aveva la collega – che Jung fosse un empirico. Leggendo nelle pieghe della sua magmatica scrittura mi appariva come uno straordinario osservatore dei fatti che metteva sotto osservazione: sia che fossero fatti interni alla psiche o esterni ad essa e rappresentati nei simboli della umanità.Ne ho oggi conferma illuminante nella nota di un libro bellissimo: In una famosa intervista della BBC con John Freeman, fu chiesto a Jung se credeva in Dio. La sua risposta, “Adesso lo so. Non ho bisogno di credere“, suscitò molte domande e commenti, Jung proseguì dicendo che non avrebbe mai potuto “credere” alcunchè sulla base dell’autorità e dell’insegnamento della tradizione; la sua era piuttosto una mente scientifica e aveva bisogno di conoscere le cose sulla base di fatti e di prove. Intendeva dire che sapeva di Dio per esperienza personale. Questo genere di “sapere”, tuttavia, è personale e “gnostico”, e non è verificabile o confutabile scientificamente.“ in […]

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