Le opere di William Shakespeare offrono una ricchezza di chiavi interpretative che permettono di esplorare temi universali, complessità psicologiche e dinamiche sociali

Le opere di William Shakespeare offrono una ricchezza di chiavi interpretative che permettono di esplorare temi universali, complessità psicologiche e dinamiche sociali. Ecco alcune delle principali chiavi di lettura per comprendere il suo corpus letterario:

1. La dialettica tra apparenza e realtà

Uno dei temi centrali nelle opere di Shakespeare è la contrapposizione tra ciò che appare e ciò che è. Questo si manifesta, ad esempio, in Otello, dove il personaggio di Iago afferma: “I am not what I am”, sottolineando l’ambiguità e la polivalenza della natura umana. Questo tema pervade molte tragedie e commedie shakespeariane, mettendo in luce la complessità dei personaggi e la loro lotta con le maschere sociali e personali[1].

2. Universalità e introspezione

Shakespeare è considerato “perennemente contemporaneo” perché i suoi drammi toccano temi universali come l’amore, il potere, il tradimento e la fragilità umana. I suoi personaggi non combattono contro forze esterne casuali, ma affrontano conflitti interiori che li costringono a confrontarsi con sé stessi fino alle estreme conseguenze. Questo spostamento verso l’interiorità rende le sue opere strumenti di auto-conoscenza, paragonabili a testi sapienziali come la Bibbia o il Libro dei Mutamenti[2].

3. Archetipi e complessità psicologica

I personaggi shakespeariani sono archetipi universali che incarnano tratti umani fondamentali, ma allo stesso tempo possiedono una profondità psicologica unica. Ad esempio, Amleto rappresenta il dubbio esistenziale, ma il suo trauma personale lo rende un individuo complesso e riconoscibile nella sua umanità[4]. Questa combinazione di archetipicità e individualità è una delle chiavi del fascino duraturo delle opere shakespeariane.

4. La riscrittura della tradizione

Shakespeare non inventava storie originali, ma reinterpretava fonti precedenti in modo creativo. Ad esempio, le sue tragedie romane si basano su autori classici come Plutarco, mentre altre opere prendono spunto da cronache storiche o racconti popolari. Questa capacità di reinventare materiali preesistenti dimostra la sua abilità nel trasformare trame conosciute in narrazioni potenti e universali[3].

5. Rito e sacrificio

In alcune tragedie, come Otello, Shakespeare utilizza elementi ritualistici per costruire la narrazione. Il passaggio dal “rito” al “sacrificio” diventa una metafora per esplorare tematiche morali e sociali complesse, come la gelosia o l’ingiustizia. La ripetizione di termini come “murder” nelle scene finali enfatizza il cambiamento simbolico da un atto sacro a un crimine[1].

6. Tempo ed eternità

Il trascorrere del tempo è un tema ricorrente nelle opere di Shakespeare, in particolare nei suoi sonetti. L’autore esplora l’effimera natura dell’esistenza umana e il desiderio di immortalità attraverso l’arte e l’amore. Questo tema è centrale anche nelle tragedie, dove i personaggi spesso riflettono sul significato della vita e sull’inevitabilità della morte[4].

7. Critica sociale e politica

Shakespeare non si limita a rappresentare conflitti personali; spesso le sue opere riflettono tensioni sociali e politiche del suo tempo. Ad esempio, La tempesta può essere letta come una metafora del colonialismo europeo, mentre Macbeth esplora le dinamiche del potere e della corruzione morale[6].

Queste chiavi interpretative dimostrano come le opere di Shakespeare siano strumenti versatili per analizzare sia la condizione umana che le strutture sociali, rendendole rilevanti anche oggi.


[1] https://www.intralinea.org/specials/article/Rito_e_sacrificio_nelle_traduzioni_di_Otello
[2] https://www.illibraio.it/news/dautore/tarocchi-shakespeare-1284665/
[3] https://iris.unimore.it/retrieve/e31e124d-8fc2-987f-e053-3705fe0a095a/Tra%20Tempo%20ed%20Eternita%CC%80.%20William%20Shakespeare%20e%20Samuil%20Mars%CC%8Cak.pdf
[4] https://www.magmamag.it/shakespeare-cosa-leggere-guida/
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Cronologia_delle_opere_di_William_Shakespeare
[6] https://www.docsity.com/it/docs/riassunto-william-shakespeare-1/5240441/
[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Attribuzione_delle_opere_di_Shakespeare
[8] https://www.storyboardthat.com/it/articles/e/tipi-di-shakespeariano-plays
[9] https://www.sellerio.it/it/catalogo/Orlando-Furioso-Guarito-Dall-Ariosto-Shakespeare/Bonnefoy/7750
[10] https://www.reddit.com/r/literature/comments/qdk26k/how_to_start_with_shakespeare/?tl=it
[11] https://www.chiavidellacitta.it/progetti/cod-alloperale-scuole-al-maggio/
[12] https://www.diverteatro.it/william-shakespeare-una-guida-per-principianti/
[13] https://www.dsg.univr.it/?ent=progetto&id=2078
[14] https://www.uniba.it/it/docenti/consiglio-cristina/attivita-didattica/letteratura-teatrale-europea-e-americana-19-20/shakespeare-e-la-francia-powerpoint
[15] https://www.shop.teatropertutti.it/products/10-monologhi-maschili-dalle-opere-di-william-shakespeare
[16] https://www.palazzodiamanti.it/mostre/shakespeare-nellarte/


Lilla Brignone e Warner Bentivegna in UNA TRAGEDIA AMERICANA di Theodor Dreiser, 1962

La 7° puntata

Vai al colloquio nel carcere, prima della esecuzione a morte:

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da warner bentivegna – lilla brignone – una tragedia americana – an american tragedy – di t. dreiser | Flickr – Condivisione di foto!.

6 dicembre 2008

E’ morto a Roma all’eta’ di 77 anni Warner Bentivegna. Era nato a Crotone nel 1931. Fu un grande attore di teatro e un divo della Rai, quando le fiction si chiamavano sceneggiati televisivi. Diplomato all’Accademia d’arte drammatica, debutta in teatro con Renzo Ricci, con cui interpreta i “Sei personaggi in cerca d’autore”. Lavoro’ con Enrico Maria Salerno, Andreina Pagnani, Sergio Tofano, Sarah Ferrati, Anna Maria Guarnieri. Strehler lo chiamo’ al Piccolo Teatro di Milano, dove recito’ con Sarah Ferrati, Tino Carraro, Valentina Cortese, Tino Buazzelli. In televisione debutto’ con “I Giacobini” interpretando Saint-Just a fianco di Serge Reggiani, poi fu protagonista di “Una tragedia americana” con Virna Lisi e Lilla Brignone, un grandissimo successo.

Filosofia e tragedia – Letture

Letture:

Sergio Givone, Oltre il cristianesimo secolarizzato, pp.109-121 di Filosofia ’86 (a cura di Gianni Vattimo), Laterza 1987 – sul rapporto tra cristianesimo e tragedia.

Sergio Givone, Il pensiero tragico (1996)

Sergio Givone, Tragedia e modernità (1999)

Pier Aldo Rovatti, L’esistenza tragica (2000)

Dario Del Corno, La tragedia greca (2000)

Dario Del Corno, Mito e teatro nel rito tragico (1999)

Carlo Galli, Legge e coscienza morale (1999)

Carlo Galli, Il principio di responsabilità (2000)

Fausto Petrella, Capaci di intendere e di volere (2000)

Sergio Givone, Il libero arbitrio (2000)

Sergio Givone, Le forme del male (1998)

Sergio Givone, Che cos’è il male? (1998)

 

Hannah Arendt, La responsabilità personale sotto la dittatura (a questo indirizzo trovate alcune  pagine del saggio, pubblicato da MicroMega nel 1991, in formato pdf)

“La responsabilità personale sotto la dittatura” di Hannah Arendt indica chiaramente il più grande “no” che occorre pronunciare. Le nazioni non ne sono capaci. Per questo, abbiamo avuto le tragedie dei totalitarismi di destra e di sinistra. E’ tragedia il consenso dato senza che nemmeno venisse richiesto. Un tempo credevo che solo i popoli sono morali, gli individui mai. Ora penso che c’è salvezza solo se i singoli dicono tanti “no”.