da l’Inno a Zeus, che sta al centro del primo canto intorno all’ara, nell’AGAMENNONE di Eschilo, nella traduzione di Emanuele Severino in Interpretazione e traduzione dell’Orestea di Eschilo, Rizzoli, 1985
da Emanuele Severino, IL GIOGO, alle origini della ragione: Eschilo, Adelphi, 1989
Si chiude con un’intervista al grande filosofo Emanuele Severino in onda il 27 giugno 2013 alle 0.30 su Rai Radio 1, il primo ciclo di “Notti d’autore, Viaggio nella vita e nelle opere dei protagonisti del nostro tempo” il programma ideato e condotto da Luigia Sorrentino (vai al sito poesia di luigia sorrentino). Emanuele Severino è nato a Brescia il 26 febbraio del 1929. La sua opera filosofica, vastissima, è raccolta in una sessantina di volumi. L’ultimo lavoro pubblicato nel 2013, “Intorno al senso del nulla”, ritorna ad una riflessione importante attorno alla quale ha ruotato tutto il suo pensiero filosofico, a partire dalla sua prima opera, “La struttura originaria” del 1958, fino a “La morte e la terra”, del 2011. E’ forse l’ultimo vero filosofo, perché parla una lingua incontaminata che esprime anche una certa durezza che non abbassa la fronte davanti a niente e nessuno pur di salvare il linguaggio della filosofia. Prendendo in prestito una sua espressione si può affermare che per Emanuele Severino la lingua è “come una nave porta con sé le alghe che le si sono attaccate alla chiglia.”
Dopo il successo de “La Carte dei Nat”, c’è molta attesa intorno al nuovo librodi Selene Calloni Williams , che racconta di una nuova, futuristica ed entusiasmante visione delle cose: la visione immaginale.
James Hillman è stato selezionato dalla Utne Rreaders tra le prime 100 persone “che sono in grado di cambiare la vita del loro lettore”. Hillman è uno dei più importanti pensatori post-junghiani, il fondatore della rivoluzionaria scuola di psicologia archetipica.
James Hillmandi Selene Calloni Williams, edizioni Mediterranee, Roma, 2013, è il libro dei misteri rivelati.
Misteri d’Occidente: i misteri della psicologia archetipica, i misteri del metodo immaginale.
E misteri d’Oriente: i misteri di oracoli tantrici, di lama himalayani, di mistici yogin e sciamani.
Misteri rivelati d’un fiato in un racconto affascinante, poetico di una donna che, di primo mattino, ama correre sul canale della mistica Edimburgo e vi trova riflesso nel ghiaccio il volto di uno dei suoi maestri da poco scomparso. Ne risulta un viaggio straordinario in luoghi potenti della psiche e in lande remote dove l’autrice ha vissuto, raccogliendo le testimonianze di sciamani e mistici di varie tradizioni.
Le visioni dei mistici orientali, messe a confronto con il metodo immaginale, che si riconduce alla visione del grande padre della psicologia archetipica, James Hillman, lo sostengono e lo rinforzano.
La visione immaginale è ciò di cui l’uomo ha bisogno per vedere oltre i limiti di un mondo tossico.
Il libro è accompagnato da un bellissimo DVD nel quale sciamani e mistici di varie parti del mondo, dall’Argentina, alla Birmania, al Tibet, all’India, all’Iran, alla Mongolia, alla Siberia, svelano il loro metodo immaginale.
Assolutamente da non perdere, questo libro, insieme al DVD che lo accompagna, fornisce le chiavi dell’esperienza immaginale. A partire da una grande visione – quella immaginale -, esso suggerisce il cammino di un metodo che rivoluziona il pensiero psicologico.
Gerardo Monizza In principio era il kaos Creazione Innovazione Conoscenza “Il racconto è stato scritto seguendo la traccia dei primi tre capitoli della Bibbia (Genesi 1; 2; 3) molto liberamente interpretati e unendo diverse traduzioni. Il lettore attento si sarà accorto che il finale – soprattutto – è molto differente dalla Vulgata e dunque mi assumo tutta la responsabilità d’aver mutato il presunto desiderio del Grande Architetto Giardiniere e la narrazione fattane – in modo non lineare – dagli Scrittori. Del resto, nei Testi si parla di “un indirizzo obbligato” mentre in questo racconto si narra di creatività, innovazione e conoscenza. Non poteva che finire così”
Como, 2013
Edizione: NodoLibri
Pp. 48, Illustrazioni: 9, F.to cm. 16×11
Confezione: Brossura fresata
ISBN: 978-88-7185-231-7
ognuno di noi è infinitamente di più di quel che crede solitamente di essere: è lo sguardo eterno in cui eternamente appare lo splendore delle «stelle», l’eterno apparire del firmamento
Sennonché, nella luce del firmamento che noi siamo si fa innanzi questa nostra terra, la quale, sì, corrisponde all’Inferno del poeta. Infatti, abitandola, noi ci chiudiamo in quel che per lo più crediamo di essere e non vediamo il firmamento che noi siamo (al di sopra del quale sta un Firmamento ancora più infinito).
♣empatìa / empaˈtia/ [vc. dotta, gr.empátheia ‘passione’, comp. di en ‘in’ e un deriv. di páthos ‘affetto’ (V. pathos) ☼1968] s. f. 1(filos.) coinvolgimento emotivo nell’opera d’arte 2(psicol.) capacità di immedesimarsi nelle condizioni di un altro e condividerne pensieri ed emozioni | (est.,gener.) capacità o condizione di profonda intesa con qlcu.
empàtico / emˈpatiko/ [1987] Aagg.(pl. m.-ci) ●relativo all’empatia, che è caratterizzato da empatia: identificazione empatica ||empaticaménte,avv.in modo empatico, con empatia Bagg.e s. m.(f.-a) ●che (o chi) prova empatia
La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore
Se capiti d’un tratto fra erbe di pietra,
più splendenti nel marmo che nel vero,
o se vedi una ninfa inseguita da un fauno,
felici entrambi più nel bronzo che nel sogno,
posson lasciare il bordone le affrante dita:
sei nell’Impero, amico.
Aria, acqua, fiamma, fauni, leoni, naiadi,
copie dal vero o corpi immaginari,
tutto ciò che ha inventato Dio e che il cervello
s’è stancato di continuare, s’è fatto pietra, metallo.
Questa la fine delle cose, questo alla fine della strada
lo specchio per entrare.
Mettiti in una nicchia vuota e, rovesciando
gli occhi, guarda svanire dietro l’angolo
i secoli, e il muschio ricoprire il ventre
e le spalle la polvere, tinta del tempo.
Qualcuno spezza un braccio, e con un tonfo rotola
la testa giù dal collo.
E resta un torso, anonima somma di muscoli.
Mille anni dopo abiterà qui un topo, ma,
l’unghia rotta sul granito, uscirà una sera,
squittendo, zampettando oltre la strada,
per non tornare a mezzanotte in tana.
E neppure al mattino
Koon vive in un’altra epoca: gli anni ’80 della new economy delle banche e dei broker: era un broker che finanzierà così le sue opere
economia delle PROMESSE DI DESIDERIO
dalla economia fordista (produzione di oggetti concreti da vendere) alla economia post – fordista (oggetti immateriali di cui non hai bisogno, me che nel momento in cui vengono offerti non puoi farne a meno)
pitture e sculture di Koon sono centrate sul DESIDERIO DELLE COSE. Innesca dinamiche del desiderio
oggetti sui quali conta di più la pubblicità e l’immagine che essi offrono al compratore
ricerca artistica attorno alle cose che non servono a niente. si interessa al cattivo gusto che genera desiderio ed economia
da qui l’attenzione alla INFANZIA: vulnerabilità dei bambini rispetto al desiderio; economia molto basata sui consumi per l’infanzia
le ASPIRAPOLVERI: icone del desiderio
J. Koon all’incrocio fra cultura americane della East Cost (la pop art) e la west coast (cultura che guarda verso il giappone e lo zen)
i PALLONI DA BASKET come immagini delle possibilità di risalita sociale negli anni ’80
le CERAMICHE: materiali della cultura popolare
il gusto in rapporto a queste opere. Il gusto è una combinazione fra giudizi personali e contesti storici di informazione
le grandi sculture come SPLIT ROCKER (metafora dell’effimero): uso dei fiori perchè fragili, temporanei, vulnerabili. I fiori richiedono cure sproporzionate, sono dentro il TEMPO e sussistono solo con cure infinite
percorso artistico di Jeff Koon: sguardo cinico ed intelligente sugli aspetti economici del nostro tempo; diventare esso stesso brand (marchi0): da qui li matrimonio con la pornostar Ilona Staller; culto di se stesso come artista; agenzie che producono le sue immagini e le vendono; acquistare il NOME e gli OGGETTI IMMATERIALI (la “fiction economy)
L’ultimo libro di Paolo Cozzaglio e Mimma Cutrale che hanno realizzato l’intervista a Silvia Montefoschi poche settimane prima della sua morte.
L’uomo è l’unico essere vivente che si pone la domanda sul senso della propria esistenza e sul suo destino. La psicoanalisi, come metodo con cui l’uomo entra in contatto con gli ambiti più profondi della propria interiorità, contribuisce a dar voce autentica a questi interrogativi.
Silvia Montefoschi (1926-2011), originale e feconda psicoanalista italiana, ha costantemente cercato una risposta alle domande fondamentali dell’esistenza umana, proponendo una lettura nuova della realtà.
Questa inedita intervista, realizzata poche settimane prima della sua morte, è la testimonianza ultima di questa visione: si ascolta e si vede la novità di un pensiero profondo, inscindibile dall’esperienza di vita.
Il messaggio che questo libro e il DVD allegato comunicano è rivolto a tutti coloro che amano ricercare il dialogo con se stessi e la riflessione sul significato della vita.
Figura eminente del panorama filosofico italiano, nasce il 26 gennaio 1929 a Brescia, si laurea a Pavia nel 1950 con Gustavo Bontadini, con una tesi su “Heidegger e la metafisica”.
L’anno successivo ottiene la libera docenza in filosofia teoretica.
Dal 1954 al 1970 insegna filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Dal 1970 è ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia dove è tra i fondatori della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del Dipartimento di filosofia e teoria delle scienze fino al 1989.
Tra i suoi insegnamenti anche Logica, Storia della filosofia moderna e contemporanea e Sociologia.
Nel 2005 l’Università Ca’ Foscari di Venezia lo ha proclamato Professore emerito.
Attualmente insegna Ontologia fondamentale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
È accademico dei Lincei e Cavaliere di Gran Croce.
Da alcuni decenni collabora con il Corriere della sera. Massimo Cacciari lo definisce “un gigante” del pensiero, l’unico filosofo che nel Novecento si possa mettere a confronto con Heidegger.
Tra le sue numerosissime opere: La struttura originaria (1957), Milano, 1981; Essenza del nichilismo, Milano, 1972; Gli abitatori del tempo, Roma, 1978; Legge e caso, Milano, 1979; Téchne. Le radici della violenza, Milano, 1979; Destino della necessità. Katà tò chreòn, Milano, 1980; La tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano, 1988; Tautotes, Milano, 1995; Il destino della tecnica, Milano, 1998; La gloria, Milano, 2001; Oltrepassare, Milano, 2007; Intorno al senso del nulla, Milano, 2013.
Con il preside di Sophia, Piero Coda, ha scritto: La verità e il nulla. Il rischio della libertà, Milano, 2000; si veda anche: Massimo Donà, La libertà oltre il male. Dialoghi con Piero Coda ed Emanuele Severino, Roma, 2006.
– Laurea in Filosofia della Religione, nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino, il 7 dicembre 1978.
– Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Lateranense, il 28 giugno 1983.
– Dottorato in Teologia, presso la Pontificia Università Lateranense, (Summa cum laude, 90/90), il 29 ottobre 1986.
Incarichi Accademici e Scientifici
– Ha partecipato in qualità di teologo all’Assemblea ecumenica di Basilea su “Pace, giustizia e salvaguardia del creato” del 1989 e di Graz su “Riconciliazione”. Dono di Dio, sorgente di vita nuova” del 1997, e in qualità di perito all’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Europa del 1991. È stato membro del gruppo di lavoro per la redazione del Libro Sinodale del Sinodo Diocesano di Roma e relatore generale del III Convegno nazionale della Chiesa in Italia nel 1995, a Palermo;
– dal 1995 è membro del Comitato di consulenza scientifica del Progetto Culturale presso la Conferenza Episcopale Italiana;
– dal 1996 al 2000 è stato membro del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana e della Commissione Teologico-Storica del Grande Giubileo del 2000;
– dal 1996 è Consultore del Pontificio Consiglio per il Dialogo tra le Religioni;
– dal 1998 al 2003 è stato Direttore dell’Area Internazionale di Ricerca Sefir (Scienza e Fede nell’Interpretazione del Reale), presso l’Università Lateranense;
– dal 2000 al 2006 ha svolto l’ufficio di Vice-decano della Facoltà di Teologia dell’Università Lateranense;
– dal 2000 è Docente stabile per l’insegnamento di Dogmatica I (Il mistero di Dio Uno e Trino) nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” presso la Pontificia Università Lateranense;
– dal 2000 è Direttore dell’Istituto Superiore di Cultura “Sophia” del Movimento dei Focolari;
– dal 2003 è membro del Comitato scientifico della Cattedra “Gloria Crucis” presso la Pontificia Università Lateranense;
– dal 2004 è membro del Comitato scientifico per il progetto STOQ (Science, Theology and the Ontological Question);
– dal 2005 è membro del Comitato di Coordinamento per la Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa nel suo insieme;
– dal 2005 è membro del Consiglio Scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana;
– è membro del Comitato di Direzione delle riviste “PATH” della Pontificia Accademia di Teologia, “Lateranum” della Facoltà di Teologia dell’Università Lateranense, “Filosofia e Teologia”, “Nuova Umanità” e “La Sapienza della Croce”; e del comitato scientifico delle riviste “Dialoghi” (promossa dall’Azione Cattolica, in collaborazione con l’Istituto “Vittorio Bachelet” e l’Istituto “Paolo VI”), “Teologia” (Madrid), “Rivista Teologica di Lugano” (Lugano), “Soter” (della Facoltà Teologica dell’Università Vytautas Magnus a Kaunas, Lituania), “Il Pensiero. Rivista di filosofia” (Napoli); dell’International Advisory Board della rivista “Irish Theological Quarterly”;
– è membro del Consiglio scientifico dell’Associazione Centro Studi Piero Rossano; del Consiglio Scientifico dell’Istituto “Veritatis Splendor” della Diocesi di Bologna e del Centro Studi e della Scuola Abbà del Movimento dei Focolari;
– dirige le collane: “Teologia”, “Contributi di Teologia” e “Universitas” presso Città Nuova, “Scrittori di Dio” (con E. Guerriero) presso la San Paolo, “Koinonia” (con A. Giordano) presso Pazzini, “Saggi di Cristologia” (con C. Pagazzi e A. Cozzi) presso Cittadella Editrice.
Epistéme, dal greco epi- (“su”) e stéme (“stare”); ovvero, “stare sopra”. L’epistéme è il termine greco che designa la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, ovvero quel sapere che intende porsi “al di sopra” di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti.
In epoca moderna, con il termine epistemologia, viene inteso lo studio storico e metodologico della scienza sperimentale e delle sue correnti
Figura eminente del panorama filosofico italiano, nasce il 26 gennaio 1929 a Brescia, si laurea a Pavia nel 1950 con Gustavo Bontadini, con una tesi su “Heidegger e la metafisica”.
L’anno successivo ottiene la libera docenza in filosofia teoretica.
Dal 1954 al 1970 insegna filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Dal 1970 è ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia dove è tra i fondatori della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del Dipartimento di filosofia e teoria delle scienze fino al 1989.
Tra i suoi insegnamenti anche Logica, Storia della filosofia moderna e contemporanea e Sociologia.
Nel 2005 l’Università Ca’ Foscari di Venezia lo ha proclamato Professore emerito.
Attualmente insegna Ontologia fondamentale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
È accademico dei Lincei e Cavaliere di Gran Croce.
Da alcuni decenni collabora con il Corriere della sera. Massimo Cacciari lo definisce “un gigante” del pensiero, l’unico filosofo che nel Novecento si possa mettere a confronto con Heidegger.
Tra le sue numerosissime opere: La struttura originaria (1957), Milano, 1981; Essenza del nichilismo, Milano, 1972; Gli abitatori del tempo, Roma, 1978; Legge e caso, Milano, 1979; Téchne. Le radici della violenza, Milano, 1979; Destino della necessità. Katà tò chreòn, Milano, 1980; La tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano, 1988; Tautotes, Milano, 1995; Il destino della tecnica, Milano, 1998; La gloria, Milano, 2001; Oltrepassare, Milano, 2007; Intorno al senso del nulla, Milano, 2013.
Con il preside di Sophia, Piero Coda, ha scritto:La verità e il nulla. Il rischio della libertà, Milano, 2000; si veda anche: Massimo Donà,La libertà oltre il male. Dialoghi con Piero Coda ed Emanuele Severino, Roma, 2006.
La riflessione di Severino può dirsi a questo punto conclusa.
Intorno al senso del nulla (attraverso anche Parmenide, Platone, Hegel ed Heidegger) il filosofo di Brescia ci ha portati ad intravedere il gioco di una mancanza. Il mondo della vita è assente nella terra isolata. C’è solo il nulla, per il nichilismo.
La verità sta in un cerchio molto più largo e generale. La verità sta sullo «sfondo». C’è un «contesto» che deve essere valutato e considerato. Non si può prescindere dalla vastità.
Ogni individuo mira solo al suo proprio guadagno ed è condotto da una MANO INVISIBILE, in questo come in altri casi, a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni
Ho detto potenziale corruttivo, e per spiegare questa affermazione devo soffermarmi sul significato pieno e completo della parola «corruzione». Il verbo corrompere proviene dal latino corrumpere, e letteralmente significa «rompere in tante parti». L’estensione di questo significato conduce ai numerosi sinonimi riportati dai dizionari quali distruggere, alterare, contaminare, rovinare, guastare: in pratica significa pregiudicare, mediante opera di frammentazione, l’integrità di cose e persone. Non stiamo parlando di reati, dunque, ma di qualcosa di molto più profondo e strutturale — di etico.
Un bell’esempio si trova nel film di Steven Spielberg Prova a prendermi, del 2002, con Leonardo DiCaprio, che ricostruisce la vita del prodigioso truffatore minorenne Frank Abagnale jr. Il protagonista, infatti, ha per padre una simpatica canaglia, che nel film è interpretata da Christopher Walken: un bell’uomo, ricco di charme e di ottimismo, ma sfortunato e frenato nella corsa alla prosperità da un inestinguibile contenzioso col fisco, che lo condurrà alla rovina.
Quest’uomo insegna al figlio un trucco per ingraziarsi commesse, segretarie e impiegate di banca, che, combinato col suo bell’aspetto, gli permette di ottenere certi piccoli privilegi: prima ancora di esser stato notato tira fuori di tasca un braccialetto d’oro e poi avvicina la donna facendo finta di raccoglierlo da terra e sostenendo che le è caduto dal braccio. Se la donna, come spesso accade, si riprende il braccialetto, l’atto corruttivo si compie, producendo un duplice risultato: egli, l’impostore, passa per un uomo onesto e generoso che restituisce un oggetto di valore trovato per terra, mentre ella conosce la pochezza della propria rettitudine morale, dato che si scopre disposta ad accettare la restituzione di un gioiello non suo.
Se devi approfittarti degli altri, sembra dire questo insegnamento, è meglio che tu li faccia sentire in debito, o in colpa, o tutt’e due le cose, piuttosto che vittime.Nel film questo trucco non è di grande aiuto a Christopher Walken, segnato dal destino di perdente, ma l’uso che imparerà a farne il figlio, molto più dotato di lui, produrrà risultati assai interessanti. Manipolazione, condizionamento, trucchi da avanspettacolo, trasformismo, buone maniere: all’impatto con Frank Abagnale jr. l’integrità delle persone comuni — così sguarnite, sprovvedute, deboli, ingenue — se ne va in briciole senza che esse nemmeno se ne accorgano.
Si deve al giurista austriaco Hans Kelsen (Praga, 11 ottobre 1881 – Berkeley, 19 aprile 1973) la definizione puramente procedurale della democrazia, come
esercizio di un governo poggiante su decisioni prese a maggioranza da un’assemblea popolare o da uno o più gruppi di individui, designati attraverso un’elezione basata sul suffragio universale, libero e segreto
(cfr. I fondamenti della democrazia, p.186, Bologna, Il Mulino, 1981.)
Gran parte delle parole che nelle lingue indoeuropee indicano la «cosa» alludono più o meno direttamente ai beni, alle ricchezze, a ciò che serve e si adopera, a ciò di cui si ha bisogno, ai valori, al bestiame, all’affare, a ciò che è pregiato, alla sostanza e al patrimonio. Qui ci si limiti a richiamare il latino res, il greco prâgma, chrêma, il tedesco Ding (inglese thing) e Sache.
Perfino lo spettro semantico del participio greco tà ónta (gli essenti, le cose che sono) include le sostanze e i beni, e anche il participio ousía nomina la sostanza intesa come patrimonio. Significati che precedono quelli che a queste stesse parole il pensiero filosofico ha in seguito assegnato.
Ma è rilevante che quei più antichi significati della «cosa» implichino, a volte in modo del tutto esplicito, che il loro contenuto sia tutt’altro che indifferente alle singole volontà, le quali invece se li disputano anche in tempo di pace. Quei significati implicano cioè una situazione conflittuale e il luogo in cui essa viene discussa, che vengono in luce, ad esempio, in Ding, thing, che significano anche «causa», «tribunale», «parlamento», «assemblea», «verdetto, «processo».
La stessa parola «cosa» proviene dal latino «causa», intesa sia come matrice e principio del diventar altro (dynamis eis tò patheîn e dynamis eis tò poieîn), sia in senso giuridico, come motivazione del diritto al possesso di ciò che è conteso tra volontà differenti.
Che la parola «cosa» significhi questa conflittualità, mostrata nelle antiche formazioni linguistiche della terra isolata è una figura che rinvia alla conflittualità originaria, dove la «cosa» è la risultante della lotta tra la volontà e l’Inflessibile, ossia è la forma originaria (quindi preontologica) del diventar altro.
Dicendo che Pólemos è il padre di tutte le cose e che quindi ogni cosa è lotta, conflitto, Eraclito dice già implicitamente che il conflitto è il significato originario dell’esser «cosa» — sì che, come altre volte ho rilevato, si può dire che, nella terra isolata, la cosa è la madre di tutte le guerre.
L’Associazione AlboVersorio presenta LA FESTA DELLA FILOSOFIA – 4′ edizione 2013 Tema: Pensare il pianeta – ore 20.15 INAGURAZIONE CON LE AUTORITA’ – ore 20.30 CAPITALISMO SENZA FUTURO – Filosofia ed economia Emanuele Severino con Giuseppe Girgenti – ore 21.30 CONCERTO D’ARPA con Federica Sainaghi – Progetto fotografico in mostra, di Sissi Roselli (4 maggio – 9 giugno)Giuseppe Girgenti
Insegna alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È segretario delle collane di filosofia “Il Pensiero occidentale”, “Testi a fronte” e “InPrincipio”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Introduzione a Porfirio, Il pensiero forte di Porfirio e Giustino martire.
Emanuele Severino
Emanuele Severino nasce nel 1929 a Brescia, si laurea a Pavia nel 1950 con una tesi straordinaria su ” Heidegger e la metafisica “. Ottiene la libera docenza in filosofia teoretica nel 1951. Dopo un periodo di insegnamento come incaricato all’Università Cattolica di Milano, nel 1962 diventa ordinario di Filosofia morale presso la stessa Università. Nel 1964 sconvolge il dibattito teoretico con il saggio ” Ritornare a Parmenide “. Dal 1970 è ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Venezia dove è stato direttore del Dipartimento di filosofia e teoria delle scienze fino al 1989. E’ accademico dei Lincei.
a cura di Enrica Lisciani Petrini, Torino, Einaudi, 2012, pp. XXVIII+220, euro 22, ISBN 9788806208363.
Recensione di Stefano Scrima – 23/10/2012
«Il mio cuore batte all’unisono col cuore di Ulisse fino a che Ulisse appare come un mendicante nella sua stessa casa. Ulisse diventa antipatico solo a partire dal momento in cui tende l’arco e in cui è decisamente il più forte» (p. 118) afferma Jankélévitch al cospetto dello sguardo bramoso del lettore che, come in un romanzo, si aspetterebbe un finale eclatante, celebrativo o funesto non cambia molto, ma che sia definitivo: che vuol dire con ciò il filosofo? Il mondo è dei deboli? Spetterebbe a loro, ma l’ingiustizia è sovrana? Gli ultimi saranno i primi? No, solo che i non-problematici gli danno noia,
alla fine del ‘500 il concetto di SCELTA si riflette sulla identità, mettendo in crisi, per Montaigne, i valori morali e conoscitivi nella direzione della incertezza , del dubbio, della cautela nei giudizi
Oggi che impressione le fa a riguardare le sue composizioni? Troppo “piene”, manca il “silenzio”. Mi divertivo molto, troppo, a combinare suoni, ritmi e timbri. D’altra parte, ripensandoci ora, ero proprio immerso, avevo proprio assimilato una delle caratteristiche della cosiddetta musica moderna, l’assenza o, quanto meno, l’annebbiarsi della Stimmung (N.d.r.: si può tradurre con “sensibilità”, “atmosfera”, “stato d’animo”).
A questo punto mi consenta, allora, di chiederLe più specificatamente il suo parere sulla musica d’oggi. Non senza prima ricordarLe alcune frasi che si trovano in un suo scritto, dove si legge che oggi “la scissione fra musica e società è netta”, che “i musicologi, quando fanno seriamente il loro mestiere, sono meno comprensibili dei matematici”, e ancora, che “la musica contemporanea, non solo per il popolo, è un enigma”. La musica contemporanea è un fenomeno che si sviluppa in modo conseguente col fenomeno che massimamente caratterizza il nostro tempo: la distruzione di strutture eterne. Si prende congedo dall’eterno, dall’immutabile, da ogni possibile apriori. Per fare delle analogie: la critica marxiana dell’economia politica, le geometrie non-euclidee, la “crisi” del sapere scientifico di tipo positivista etc.
Nel campo della musica, secondo Lei, quando ha avuto inizio questo fenomeno?
Direi da Beethoven, il quale non ne aveva consapevolezza, anzi riteneva di dominare la tradizione. Il fenomeno si fa macroscopico in Wagner (aveva perfettamente ragione Thomas Mann quando affermava che il Tristano è, contemporaneamente,opus metaphisicum maximum e decadente consolazione per i decadenti) per raggiungere piena consapevolezza, essere teorizzato, nel nostro secolo. La dodecafonia costituisce il volto più coerente di questa consapevolezza: la negazione di ogni apriori immutabile, la negazione dell’apriori armonico-tonale.
Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES
Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.
Seguiamoli.
1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”
Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:
DHA (S) e BHAS
che rimandano alla “luce divina”
Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che
dalla radice di
da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],
derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)
DHA significava “portare il fuoco”
“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”
Le sequenze di significati trovati da Rendich sono:
dal sanscrito BHAS, “splendere, essere luminoso”
al greco PHAS, da cui PHAOS, “luce”
al latino FAS, che “mostra la luce” e che porta a FESTUS
2. Ancora sulla radice DHA che attraverso DHE, arriva a felix, felice
Secondo Rendich (ripreso da Severino)
DHA è anche “che porta energia”, “poppare”, “succhiare”
DHA diventa DHE
poi THE in greco
da cui il greco Thele, “capezzolo”, “mammella”
fino al latino fe, che porta a felix, “che ha avuto un buon rapporto con il seno materno”, “felice”
3. arrivando a THEORIA
Il sanscrito DHI diventa in greco THE che dà origine a parole come:
THEOS
THESPHATOS, “enunciato da un dio”, “fissato da una decisione divina”, “stabilito dagli dei”
THEORIA, come “contemplazione, meditazione” e, nella lezione di severino, “contemplazione festiva”
Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES
Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.
Seguiamoli.
1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”
Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:
DHA (S) e BHAS
che rimandano alla “luce divina”
Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che
dalla radice di
da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],
derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)
DHA significava “portare il fuoco”
“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”
Le sequenze di significati trovati da Rendich sono:
dal sanscrito BHAS, “splendere, essere luminoso”
al greco PHAS, da cui PHAOS, “luce”
al latino FAS, che “mostra la luce” e che porta a FESTUS
2. Ancora sulla radice DHA che attraverso DHE, arriva a felix, felice
Secondo Rendich (ripreso da Severino)
DHA è anche “che porta energia”, “poppare”, “succhiare”
DHA diventa DHE
poi THE in greco
da cui il greco Thele, “capezzolo”, “mammella”
fino al latino fe, che porta a felix, “che ha avuto un buon rapporto con il seno materno”, “felice”
3. arrivando a THEORIA
Il sanscrito DHI diventa in greco THE che dà origine a parole come:
THEOS
THESPHATOS, “enunciato da un dio”, “fissato da una decisione divina”, “stabilito dagli dei”
THEORIA, come “contemplazione, meditazione” e, nella lezione di severino, “contemplazione festiva”
Penso che tutte le religioni debbano fare i conti con la tecnica. La tecnica oggi è la forza vincente, è la fede vincente, è quella che convince tutti, perché fa vedere in concreto quello che la religione promette. Oggi non è più la “fede che muove le montagne”, oggi è la tecnica che muove le montagne. Però è singolare il fatto che la fede religiosa e la tecnica si esprimano con lo stesso cifrario, per cui la validità di entrambe consiste nella capacità di muovere le montagne. Cioè, sia la razionalità scientifico-tecnologica, sia la fede, hanno quella forma di volontà di potenza che stravolge, per esempio, il significato di quel bellissimo quadro di Duhrer, dove c’è l’innocenza di Gesù contrapposta alla violenza, alla dissacrazione. Oggi tutti i volti hanno la fisionomia della volontà di potenza. Anche il volto di quella che è stata chiamata la Chiesa dei Santi. Lì c’è Gesù che rappresenta la Chiesa dei Santi, e attorno ci sono i Sapienti, che possono rappresentare la razionalità laica oppure la Chiesa di Pietra. Oggi sta venendo alla luce che sia la fede religiosa, sia la fede della razionalità moderna, è volontà di potenza, capacità di muovere le montagne. Rispetto ai satelliti, rispetto alla dominazione planetaria, salvare in eterno l’anima è un atto di superpotenza.
Prologo 11
PARTE PRIMA - IL TEMPO, L'ESPERIENZA E L'UNIVERSO
1. Il passato è ricordo presente 19
2. La mano pesante dell'entropia 36
3. L'inizio e la fine del tempo 54
PARTE SECONDA - IL TEMPO NELL'UNIVERSO DI EINSTEIN
4. Il tempo è personale 79
5. Il tempo è flessibile 95
6. In tondo nel tempo 107
PARTE TERZA - ENTROPIA E FRECCIA DEL TEMPO
7. Il tempo a ritroso 135
8. Entropia e disordine 160
9. Informazione e vita 196
10. Incubi ricorrenti 219
11. Il tempo dei quanti 244
PARTE QUARTA - DALLA CUCINA AL MULTIVERSO
12. Buchi neri: i confini del tempo 275
13. La vita dell'universo 303
14. Inflazione e multiverso 332
15. La storia futura 357
16. Epilogo 385
Appendice: matematica 395
Note 401
Bibliografia 447
Ringraziamenti 465
Indice analitico 467
“Più volte ho insistito sul carattere tecnico della parola ars, che costituisce il rimedio; la radice ar- allude sempre al carattere di strumento salvifico; però la bellezza appartiene alla categoria del rimedio, l’ultimo rifugio della natura, è tutto ciò che resta dopo che la stessa civiltà della tecnica avrà fallito.”
Emanuele Severino “Del Bello” Mimesis edizioni, 2011, pag. 22
“La mia blbliofilia è la brama di inghiottire l’universo“
VENTOTTOMILA volumi su metri e metri di librerie.
Nessun computer, libri schierati secondo collane, editori, argomenti e, per risparmiare spazio, anche secondo le dimensioni. Il metodo per ritrovarli? Guardarli, consultarli spesso.
E’ così che Giuseppe Pontiggia ha organizzato la sua biblioteca:
«Sono pochi i libri che elimino. Quando questo avviene non lo faccio mai con dolore. Infatti il mio criterio è di scegliere opere che avrei voglia di cominciare a leggere la stessa sera in cui le ho acquistate. Quelli che dò via non li considero necessari. Non sono un collezionista che ama i libri intonsi, solo per il piacere di averli».
Ma come fa a trovare il tempo per leggere tutto quello che le interessa o che semplicementelo incuriosisce?
«Leggo più libri insieme. In questo campo sono a favore dell’infedeltà e della poligamia. La lettura è una ricerca senza fine. Dante, è un esempio, l’ho cominciato a capire solo dopo averlo letto più volte. Però anche una rapida incursione può essere importante. E’ come vedere un paesaggio per scorci. Una biblioteca vasta può favorire questi veloci attraversamenti».
Cosa si nasconde dietro la sua passione di bibliofilo?
«Una biblioteca come la mia rappresenta sicuramente qualcosa di irresponsabile. Rappresenta un’attrazione visionaria, una spinta verso la ricerca senza confini né limiti.
E’ come una brama malinconica di poter inghiottire l’universo intero attraverso i libri».
il fatto, la condizione e la situazione di essere responsabile
derivato dal latino respondere, “rispondere”
Responsabile: che risponde delle proprie azioni e dei propri comportamenti, ne prevede i rischi e gli effetti, rendendone ragione e subendone le conseguenze
La radice ancora più lontana è il sanscrito in cui l’aggettivo rasignifica “che acquisisce”, “che possiede”, “che offre”
dal Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee (Sanscrito, Greco, Latino), Palombi editore 2010
Nel Poema sulla natura Parmenide sostiene che la molteplicità e i mutamenti del mondo fisico non sono altro che fenomeni illusori e, sfidando il senso comune, afferma la realtà dell’Essere: finito, immutabile, ingenerato, immortale, unico, omogeneo, immobile, eterno.
« è, e non è possibile che non sia… non è, ed è necessario che non sia » (Parmenide, Sulla Natura, fr. 2, vv 3;5)
Niente si crea dal niente, e nulla può essere distrutto nel nulla.
I primi filosofi greci avevano cercato l’origine del modificarsi dei fenomeni in un principio statico che potesse renderne ragione, non riuscendo a spiegarsi il divenire.
Ma secondo Parmenide i cambiamenti e le trasformazioni a cui è soggetta la natura non hanno alcun motivo di esistere, essendo una pura illusione. La vera natura del mondo è statica e immobile.
Potremmo allora reimmaginare l’idea del Sè come il focus o il locus di visitazioni, di abitanti semipermanenti, di morti e di vivi, più vecchi di noi e non ancora nati,
di questo mondo e di altri mondi-ma anche di interiorizzazioni delle varie comunità alle quali offriamo la nostra lealtà nella vita quotidiana.
James Hillman
Sabato 23 Marzo 2013
Aula Magna Liceo Scientifico Boggio Lera
via Quartarone 3-Catania
9.30 Moderatore Riccardo Mondo
9.45 Introduzione Mario Tambone Reyes
10.00 Relazione Franco Livorsi
11.30 Amplificazioni immaginali di Matteo Allone, Antonella Russo e Biagio Salmeri
12.00 Dibattito e conclusioni
Ingresso libero
Inizia con questo seminario il percorso di “Ars Hillmaniana”, dedicato all’opera di James Hillman. Vi invitiamo a questo spazio di incontro per una comunità immaginale che metta radici nel Tempo.
Riccardo Mondo
RELATORI:
Riccardo Mondo: Presidente IMPA, Psicologo Analista, didatta CIPA, saggista (Catania)
Mario Tambone Reyes: Dirigente medico Ematologo, socio IMPA (Palermo)
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