Stephen King (2000) La tempesta del secolo, Sperling & Kupfer Traduzione di Tullio Dobner, da TartaRugosa

Questa volta Stephen King non lascia via di scampo: questa volta vince proprio il Male.

Siamo a Little Tall Island, una piccola isola davanti alla costa del Maine, un luogo che già conosciamo per avervi incontrato Dolores Claiborne, del cui marito più volte nel libro si ricorda la misteriosa morte.

E’ una piccola comunità che fa vanto della propria coesione e della propria capacità di conservare i segreti per fronteggiare i rigori di una natura ostile, soprattutto in quel 1989, quando dalla TV viene dato annuncio dell’arrivo della tempesta del secolo: “Venti da uragano lungo la costa del Maine e sulle isole … quando comincerà a cadere la neve l’intensità della precipitazione crescerà velocissimamente … Diciamo che l’entità delle precipitazioni sarà straordinaria. Un metro? Probabile. Due? Possibile anche questo”.

Affascinati anche dalla modalità narrativa – praticamente la diretta sceneggiatura di quello che diventerà un film televisivo – seguiamo pietrificati il parallelo avvicendarsi dei tre giorni di tormenta e il diabolico piano di Linoge, il Male vestito da mostro.

Mentre larghe falde di neve si infittiscono sempre più, avvolgendo dapprima strade, poi auto e furgoni, infine case e negozi, ombre di orrore si allungano nelle tenebre della notte che cala.

Le storie delle famiglie della comunità, nuclei compatti di amore ed affetto, iniziano a mostrare incrinature sottili che presto si aprono in larghe crepe, dove precipita quell’integrità di idea di famiglia perfetta.

Il primo omicidio non resta a lungo misterioso. Linoge ha voglia di essere arrestato. Fa parte del suo piano informare tutti da subito sul perché è lì:DATEMI QUELLO CHE VOGLIO E ME NE VADO.

Fuori la tempesta infuria e l’orribile presagio che mai più nulla sarà come prima è anche il cedimento del faro, simbolo di luce e orientamento.

Linoge è la diabolica creatura che proietta e contemporaneamente rispecchia il fondo buio della coscienza, là dove si ha paura di guardare.

Le scene orrorifiche che il Satana perpetra celano gli scheletri sepolti nelle storie degli apparentemente tranquilli abitanti dell’isola.

La presenza del Male come prodotto delle responsabilità individuali emerge come per incanto grazie alla sapiente regia di Linoge che SA e CONOSCE i segreti di ognuno e se ne arma le mani: “L’isola è piena di adulteri, pedofili, ladri, intemperanti, assassini, prepotenti, farabutti e avidi idioti. Io li conosco tutti … nato nel vizio, morto nel supplizio. Nato nel peccato, a entrare sia invitato”.

Mosse da una forza superiore e incontrollabile, delicate e sensibili creature soggiogate da vendetta, rancore, delusione, invidia che annebbiano vista e coscienza, diventano attori di raccapriccio e terrore, di omicidi crudeli ed efferati, punizioni terribili per peccati commessi e mai confessati.

Linoge, presentificazione del Male e della Cattiva Coscienza, porta agli uomini della comunità il suo messaggio: “Io ho vissuto a lungo, migliaia di anni, ma non sono un dio e nemmeno uno degli immortali … Calcherò ancora qualche suolo quando voi sarete sotto terra. Ma dal punto di vista della mia esistenza personale, mi resta poco tempo … Voglio qualcuno da allevare e istruire; qualcuno a cui passare tutto quello che ho imparato e tutto ciò che so; voglio qualcuno che porti avanti il mio lavoro quando io non potrò più farlo … Voglio un bambino. Uno degli otto che dormono là dietro. Non m’importa quale, sono tutti uguali ai miei occhi. Datemi quello che voglio, datemelo spontaneamente, e andrò via. … Negatemelo e i sogni che avete fatto la notte scorsa si avvereranno. I bambini cadranno dal cielo, voi andrete a gettarvi nell’oceano, a due a due, e quando la tempesta sarà finita, troveranno quest’isola vuota, deserta”.

Il Male non può permettersi di svanire senza lasciare eredi.

Sono ancora i bambini innocenti ad essere vittime del Male, irretiti dai suoi giochi e dalle sue magie, dalla testa del suo bastone che da cane lupo con la bocca insanguinata può trasformarsi in cane affettuoso, festosa guida nel cielo azzurro dietro cui Linoge vola tenendo per mano due bambini, a loro volta uniti ad altri due, fino a formare una larga V.

Se il Male sente di essere a fine corsa, deve continuare a nutrirsi, e non è detto che la vittima sacrificale se ne dispiaccia: se allevata dalla tenera età, un giorno potrà persino chiamarlo padre …

Datemi quello che voglio …” la realtà del sacrificio di un figlio è più insopportabile di qualsiasi altro scenario, ma l’alternativa (la scomparsa di tutti) è un’atrocità tragicamente superiore ad ogni tipo di incubo.

Quanto possono ancora sopportare gli abitanti di Little Tall Island?

Mike Anderson, lo sceriffo, è l’unico che disperatamente tenta di resistere, di ricompattare le forze di ognuno: “Opporglisi, uno di fianco all’altro, spalla a spalla. Dirgli di no in una voce sola. Fare quello che c’è scritto sulla porta attraverso la quale passiamo per entrare qui dentro, avere fede in Dio e ciascuno nel suo prossimo. E allora … forse … se ne andrà. Come sempre se ne vanno le tempeste, quando hanno esaurito la loro energia”.

C’è un fascino misterioso e malato nel guardare in faccia il Male.

Qualcosa che attrae e ipnotizza.

Andy: “Che scelta abbiamo. Che cos’altro possiamo fare?”

Tavia: “Tu parli come se avesse intenzione di uccidere il bambino, Mike … Come se fosse una sorta di … di sacrificio umano. A me è sembrata piuttosto una specie di adozione”.

Jonas: “Anzi, gli promette lunga vita. Se gli si vuole credere, naturalmente. E dopo aver visto io … il fatto è che io gli credo”.

Per Mike il dolore è insopportabile, folle, senza senso. Il cerchio composto della piccola comunità si sfalda e anche Molly, sua moglie, gli è contraria: “Non ci siamo mai tirati indietro davanti ai nostri doveri, Michael. Abbiamo partecipato a tutti i momenti della vita di quest’isola e ne faremo parte anche questa volta”.

Nessuno può contrastare Linoge. Ciò che hanno visto ha fatto loro capire che la sua forza soprannaturale ha la possibilità di sovvertire il corso degli eventi secondo un preciso disegno di distruzione.

Meglio accettare il mostruoso aut-aut. La pallina nera resterà fra le mani di Molly, segno che il prescelto da Linoge diventerà proprio il figlioletto di Molly e Mike.

E Linoge ringrazia.

Avete fatto una cosa difficile, amici miei, ma a dispetto di quanto possa avervi detto lo sceriffo, è anche una cosa buona. La cosa giusta. La sola cosa, in realtà, che avrebbero potuto fare persone responsabili e amorevoli, date le circostanze”.

I segreti hanno bisogno di qualcuno che li ascolti, perché se rimangono prigionieri nel cuore di chi li vive, non potrà esserci salvezza.

Mike lascia l’isola e, a distanza di anni, conosceremo l’evoluzione dei personaggi incontrati durante la famosa tempesta del secolo.

Diversamente da altri romanzi di King, qui non siamo in presenza della favola che oppone il Bene al Male. Qui la paura del nostro tempo prende il sopravvento, è come se il mondo si svelasse a se stesso tirando fuori l’Ombra annidata nei gesti più banali, nelle pareti della casa, nei sotterranei della città.

E’ un romanzo senza speranza: infine il Male ce l’ha fatta a venire a regnare sulla Terra.

Grazia Apisa Gloria, Colei che con me giace

Colei che con me giace
non dice parole
aspetta e osserva
E’ invisibile
eppure manifesta
Ha occhi profondi e bui
non puoi vederli
Eppure ascolto
i suoi passi leggeri
Forse non lo sapete
ma è venuta a trovarmi
bambina
non diceva parole
osservava e ascoltava
silenziosa
L’ho sentita arrivare
anche stasera
all’imbrunire
si è sdraiata nel letto
insieme a me

Non è impaziente
aspetta ,
ma stavolta ho quasi udito
il suo richiamo
un richiamo profondo
sussurrato
come un grido fioco
Piangeva a me congiunta
amante senza tempo né volto
dolce più di una madre
forte più di un amante
Aveva in mano
un mazzo di rose e di violette
Le ha posate senza un sorriso
ai piedi del letto
Poi se ne è andata
senza dire nulla

Genova, 6- 4-2009

Sulla filosofia antica: Intervista a Giovanni Reale

Da Asia.it/Festival della filosofia 2010:



    Eugenio Borgna: Le emozioni ferite, La follia è angoscia ma anche risorsa, Le intermittenze del cuore, …


    Un viaggio alla riscoperta di stati d’animo ed emozioni che ci parlano di quello che si svolge nella nostra psiche e nella nostra anima, dove agli strumenti della psichiatria si affiancano la la letteratura, la filosofia, la poesia, l’arte. Un intervento dello psichiatra al Festivaletteratura di Mantova.

    Morte

    Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

    p. 203-225

    Memoria

    Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

    p. 161-201

    Felicità

    Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

    p. 103-159

    Verità

    Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

    p. 63-101

    Amore

    Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

    p. 9-61

    Politica e Persona

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 73-76

    Individuo e Gruppo

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 66-68

    Tecnologie

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 50-52

    Politica e terrore

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 47-49

    Catastrofe

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 34-46

    Benessere

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 22-33

    Autonomia

    Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

    p. 11-21

    Il “principio speranza” secondo Ernst Bloch

    ……

    Ne Il principio speranza, Bloch mostra come la coscienza anticipante dell’uomo, la sua capacità di anticipare i progetti più alti mettendo in moto lo sviluppo storico, si manifesti sia nelle piccole forme storiche quali: i sogni e le aspirazioni che caratterizzano la vita quotidiana, il mondo fantastico delle favole, i racconti dei films e degli spettacoli teatrali, le utopie sociali sia nelle grandi concezioni religiose, filosofiche.

    In tutte queste forme della coscienza anticipante dell’uomo, l’elemento fondamentale è la speranza, la quale non è qualcosa di puramentesoggettivo ma aspetto reale dello sviluppo concreto dell’essere.

    L’essere non è infatti ontologicamente definibile nella sua immediata staticità e cristallizzazione ma il vero, vitale essere è il non-essere-ancora.

    Dall’analisi della natura della coscienza anticipante dell’uomo, infatti, emerge chiaramente il non-ancora come la sua verità più profonda che dà valore reale alla speranza, intesa non più come astratto sogno campato in aria, ma come docta spes, oggettivamente basata sul dinamismo della realtà.

    La speranza allora, non è solo un atteggiamento sentimentale, ma concreta forza di voler costruire, con precisione razionale, la realtà. Così accade nell’arte e in particolare nella musica quando, sulla base di una rigorosa reale base matematica, essa suscita in noi un flusso di sentimenti.

    Tuttavia, già nell’Introduzione alla traduzione italiana di quest’opera principale di Bloch, Remo Bodei ricorda che non tutti i miti e i filosofi hanno considerato la speranza una virtù[4]. E di ciò sembra accorgersi pure lo stesso Bloch, sia prendendo atto delle impreviste e non volute ricadute del suo pensiero sulla “Teologia della speranza” del protestante Moltmann[5], sia inserendo al capitolo 20 un’importante alternativa: la speranza non più come sguardo ottimisticamente diretto al futuro, bensì come immersione nelle potenzialità insite nel presente, quando l’uomo tenta di vivere cogliendo l’eternità nell’istante, il carpe aeternitatem in momento e il nunc aeternum dell’attimo oscuro.[6][7]

    La nostra coscienza del presente, che noi crediamo chiara, in effetti è offuscata: alla base del faro non c’è luce [8] ; noi dobbiamo dirigere la sua luce della speranza su ogni attimo della nostra vita presente, altrimenti la luce del faro si perde nella notte del futuro.

    ….

    l’intera scheda su Esnst Bloch qui:

    Ernst Bloch – Wikipedia.

    Michele e Lucifero

    Questo racconto che ho scritto con piacere mi ha riportato indietro nel tempo, quando giovane ragazza scrivevo brevi storie d’amore e d’altro…
    Ma il tema del libro proposto da Baldo Lami sugli angeli mi forniva l’occasione – per i due angeli, il buono e il cattivo – di farli uscire dagli schemi che da sempre li imprigionano: Michele sempre algido e perfetto così come Lucifero sempre “dannato”…
    Tra tutte le ricerche fatte mi sono imbattuta in un libro, ormai introvabile, che ho apprezzato molto “Il diavolo” di Giovanni Papini che mi ha fornito spunti interessanti e occasione di ulteriori riflessioni sul tema della dannazione.

    Marilena Dusi, Maria Dolores Moroldo, Claudia Reghenzi, Eliana Vallini, Elena Buzzetti e Gianfranco Bellini., L’angelo nel cinema

    GRUPPO LETTURA FILML’angelo nel cinema

    INDICE DEL SAGGIO:
    Premessa
    La vita è meravigliosa (Frank Capra, USA 1946)
    La moglie del vescovo (Henry Koster, USA 1947)
    Appuntamento con un angelo (Tom McLoughlin, USA 1987)
    Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, Germania 1987)
    Così lontano così vicino (Wim Wenders, Germania 1993)
    The Prophecy I, II, III (USA, 1995-2000)
    Michael (Nora Ephron, USA 1996)
    City of Angels – La città degli Angeli (Brad Silberling, USA 1998)
    Angels in America (Mike Nicholson, USA 2003)
    Angel-A (Luc Besson, Francia 2005)

    Il Gruppo lettura film è composto da Marilena Dusi, Maria Dolores Moroldo, Claudia Reghenzi, Eliana Vallini, Elena Buzzetti e Gianfranco Bellini.

    STEFANIA VALANZANO, Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?

    STEFANIA VALANZANO, Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?

    INDICE DEL SAGGIO:
    La violenza dell’altro
    Violenza contro le donne e ambiguità
    Il fattore transgenerazionale nel fenomeno della violenza contro le donne
    L’angelus novus e il disvelamento sulla scena della violenza verso le donne

    Stefania Valanzano, psicologa psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, vive a La Spezia dove svolge attività clinica con adolescenti e adulti. Si interessa da diversi anni di bioetica e dell’impatto delle tecniche di riproduzione assistita sul corpo femminile. Attualmente si occupa in modo particolare degli aspetti traumatici della violenza verso le donne e del ruolo giocato dal fattore transgenerazionale nelle patologie sociali.

    CLAUDIA REGHENZI, La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno

    CLAUDIA REGHENZI, La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno:

    Claudia Reghenzi, laureata in Scienze politiche, dirige la sua passione alla scrittura e all’introspezione. Nel 2006 pubblica il suo primo romanzo Il ponte su due mondi e nel 2009 Giallo all’ombra del vescovado con il quale vince il terzo premio “Autrice dell’estate 2009”. Collabora con le associazioni culturali “Fare anima” di Milano e “Quintoquadrante” di Brescia.

     

    MASSIMO PITTELLA, Distanze che disegnano orizzonti

    MASSIMO PITTELLA, Distanze che disegnano orizzonti

    Massimo Pittella è nato a Milano, dove lavora come consulente nelle tecnologie della comunicazione in rete. Dopo il coinvolgimento in progetti sperimentali di intelligenza artificiale e la pubblicazione di testi matematici, ha ricoperto ruoli di spicco in note multinazionali del software. Oltre che in scienze dell’informazione, ha seguito studi di psicologia e di filosofia, esplorando successivamente l’ambito delle scienze di frontiera. Conduce da anni una sua personale ricerca sugli incroci tra scienza, pratiche filosofiche e tradizioni sapienziali. E’ presente in Facebook.

    BIANCA PIETRINI e FABRIZIO RAGGI, Lucifero dinamica divina

    BIANCA PIETRINI e FABRIZIO RAGGI, Lucifero dinamica divina

    INDICE DEL SAGGIO:
    Lucifero: l’angelo messaggero di Dio
    Lucifero: la dinamica evolutiva di Dio
    L’attuazione dell’opera di Lucifero quale messaggero della dinamica divina

    Bianca Pietrini da sempre segue il percorso che l’essere fa di sé e, unitamente a Silvia Montefoschi, lavora alla realizzazione completa dell’Uno come unico vivente. Nel 2003 collabora con Fabrizio Raggi alla lettura psicoanalitica de Il Mnemonista. Nel 2009 autrice con Silvia Montefoschi e Fabrizio Raggi del volume Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi. Vive e lavora a La Spezia.
    Fabrizio Raggi, medico e psichiatra, da sempre segue il percorso che l’essere fa di sé e, unitamente a Silvia Montefoschi, lavora alla realizzazione completa dell’Uno come unico vivente. Nel 2003 collabora con Bianca Pietrini alla lettura psicoanalitica de Il Mnemonista. Nel 2008 pubblica Al di là del bene e del male: la logica unitaria. Nel 2009 autore con Silvia Montefoschi e Bianca Pietrini del volume Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi. Vive e lavora a La Spezia.

    FRANCESCO PAZIENZA, Angeli dell’Europa

    FRANCESCO PAZIENZA, Angeli dell’Europa

    INDICE DEL SAGGIO:
    Introibo ad altare Dei!
    Avvicinamento
    E soprattutto, perché leggo Rudolf Steiner?
    Considerazioni in margine alla conferenza di Rudolf Steiner “Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale?”
    Passeggiata notturna nella selva oscura della mia libreria
    Angelus novus
    Angeli orrifici
    L’angelo necessario

    Francesco Pazienza, psicanalista a Milano dal 1980 (personale freudiana in età giovanile e didattica lacaniana), fin dai primi anni ‘80 compie una ricerca personale che lo conduce a incontrare e praticare lo yoga e la meditazione buddhista sotto la guida di Corrado Pensa. Approfondisce la sua formazione integrando attraverso Hillman elementi di psicologia del profondo di indirizzo junghiano (Circolo della via Podgora a Milano). Nei primi anni ‘90 incontra l’Antroposofia, l’opera di Rudolf Steiner, collabora con medici e terapeuti antroposofici e insegna un settennio nel liceo “R. Steiner” di Milano (cattedra di religione). Insegna Biografia umana nei seminari pedagogici steineriani di Milano e Sagrado. È membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofico). Redattore del blog http://www.nellacurvadeltempo.it. E’ presente su Facebook.

    MARIA LUISA MASTRANTONI, Michele e Lucifero. Cosa avranno ancora quei due da dirsi?

    MARIA LUISA MASTRANTONI, Michele e Lucifero. Cosa avranno ancora quei due da dirsi?

    Maria Luisa Mastrantoni fonda a Milano nel 1999 la casa editriceZephyro Edizioni. In precedenza ha pubblicato nel 1997 come coautrice il saggio Il sogno della donna di pietra e nel 1998 il racconto psicologico Ciao ciao Dolly. Storia di un clone in crisi di identità. Dal 1992 a oggi collabora con Baldo Lami ai seminari di “Fare Anima” a Milano e a Brescia.

    PAOLA MARZOLI, L’angelo dell’Annunciazione

    PAOLA MARZOLI, L’angelo dell’Annunciazione

    INDICE DEL SAGGIO:
    Premessa
    Approssimazione
    Evento
    L’annuncio a Maria
    Postfazione
    Coscienza individuale

    Paola Marzoli, psicoanalista dal 1983, di formazione junghiana montefoschiana. Collabora dai primi anni ‘90 con il CEPEI (Centro di Psicologia Evolutiva Intersoggettiva). Insieme agli altri soci del CEPEI ha tenuto seminari di formazione e ha pubblicato come coautrice nel 2008 Dialoghi con il sogno. Incontri diurni e notturni con l’inconscio. Pittrice, dal 1975 ha tenuto mostre personali in Italia e all’estero.

    angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010 « angelicamente.

    MASSIMO MARASCO, Angeli e custodi

    MASSIMO MARASCO, Angeli e custodi

    Massimo Marasco è nato a La Spezia nel 1955. Si è laureato in Chimica a Pisa e dal 1980 vive a Milano, dove lavora come specialista informatico. Dal 1995 ha intrapreso un percorso psicoanalitico con Silvia Montefoschi, che dura tutt’ora. Nel 2002 ha pubblicato il breve saggio Oltre il sado-masochismo e nel 2003 ha pubblicato il romanzo L’annuncio. Il mito del popolo nuovo. Con Silvia Montefoschi ha collaborato alla stesura di alcuni saggi tra cui, ultimo in ordine di tempo, Oltre l’omega nel 2006.

    BALDO LAMI, La missione disconosciuta degli angeli emotigeni

    BALDO LAMI, La missione disconosciuta degli angeli emotigeni

    INDICE DEL SAGGIO:
    La traccia e il sogno
    Breve storia del lemma
    La biga alata e l’inizio del dualismo
    La scienza del cavallo nero
    Le emozioni di Freud e Jung
    Bion, Matte Blanco, Montefoschi e la riproposizione del sentire
    Il dialogo con le figure oniriche
    Il daimon o l’angelo caduto
    L’angelo ferito e gli avversari della missione angelica
    L’emozione come transfert gemellare angelo-daimon
    Un caso di propagazione angelica
    Il destino delle emozioni e dell’uomo

    Baldo Lami, psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e psicosomatica, poeta e autore della raccolta di versi Le ali rotonde (1990), fonda a Milano l’Associazione Culturale di Promozione Sociale “Fare Anima” (1992), per la promozione di una cultura simbolica e della psiche, realizzando con Maria Luisa Mastrantoni diversi seminari didattico-esperienziali sui grandi temi della vita. Suoi articoli su L’Immaginale e riviste online. Suoi libri Il sogno della donna di pietra. Percorsi di psicoanalisi contemplativa (1997), Psicopatia e pensiero del cuore. Analisi di un concetto chiave di comprensione del nostro tempo (2006). Baldo Lami è anche il curatore dell’opera. E’ presente su Facebook.

    CLAUDIO GREGORAT, L’influenza dell’angelo sull’anima umana

    CLAUDIO GREGORAT, L’influenza dell’angelo sull’anima umana

    Claudio Gregorat nato a Chiopris-Viscone (Ud) nel 1923. Musicista compositore con 170 titoli di opere dallo strumento solista alla grande orchestra. Scrittoresaggista su vari argomenti secondo la prospettiva antroposofica. Libri: La musica come mistero del suono, L’anima della musica, Origine ed evoluzione degli strumentimusicali, La musica come terapia, Processi di pensiero, Evoluzione dell’intelligenza, Itinerari della coscienza pensante, Il confronto col Male, Convivere con la paura, Piccola storia dell’architettura, Saggi sull’arte figurativa, La presenza del Cristo Eterico, ed altri 20 titoli. Inoltre vari saggi ed articoli su temi di attualità pensati nella loro specifica essenza.

    PIETRO GENTILI, La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu

    PIETRO GENTILI, La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu

    INDICE DEL SAGGIO:
    L’angelo di luce rossa. Il colore del fuoco.
    L’angelo di luce gialla. Il colore dell’aria.
    L’angelo di luce blu. Il colore dell’acqua.

    Pietro Gentili (San Vito Romano 1932-2008), artista e pittore cosmico. Le arti figurative sono sempre state la sua passione (ne sono prova le sue grandissime tele piene di luce lunare, gioco di specchi e colori) da dove traspare un amore viscerale per l’universo e l’infinito, a cui negli anni si è affiancata quella per la ricerca mistico-esoterica dell’astrologia che ha improntato tutta la sua ultima produzione artistica. Ha pubblicato otto saggi tra cui Supernatura, La Semina del Cuore, Astrologia scienza dello Spirito, La dualità del Sole e della Luna, Le dimore del cielo senza stelle ed ultimo in ordine di tempo Una Vita e un’Arte del 2003, oltre a numerosi articoli su riviste di settore. Le sue opere sono state esposte in numerose gallerie d’arte e sono tutt’ora presenti in diversi musei e pinacoteche italiane ed estere. In sua memoria è stato realizzato il sito http://www.pietrogentili.com. Egli è l’autore dell’opera Arcangelo imporporato, di cui in copertina è riprodotto un particolare dell’ala.

    PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2011, p. 45-57

    PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

    pubblicato in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2011

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. L’evento
    2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
    3. Il Genius loci
    4. I luoghi concreti
    5. Gli elementi dei luoghi
    6. Ritorno a casa

    Presentazione, 28 novembre 2010:

    Bibliografia:

    BIBLIOGRAFIA

    Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008

    Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994

    Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988

    Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969

    Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010

    Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000

    Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005

    Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009

    Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006

    Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974

    Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001

    Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004

    Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009

    Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009

    Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997

    Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010

    Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992

    Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000

    Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988

    Paolo Ferrario è sociologo ed è stato docente universitario a contratto alla Università Ca’ Foscari di Venezia e alla Università di Milano Bicocca.

    Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e  alla necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario.

    Ha scritto solo libri di saggistica nel campo delle politiche sociali applicate ai servizi e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica.

    Nel diario reticolare  Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.

     


    VEDI ANCHE

    28 pensieri su: PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, p. 45-57

     

    “GENIUS LOCI”, per rappresentare l’essenza, l’anima, la forza di un luogo, in Paolo Ferrario, Il Genius Loci come angelo del luogo, in Angelicamente, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro Edizioni, 2010, p. 45-57

     

    Baldo Lami, Elena Briante, Paolo Ferrario, Francesco Pazienza, Claudia Reghenzi parlano di ANGELICAMENTE, Zephyro edizioni 28 novembre 2010

     

     

     

     

    GABRIELE DE RITIS, Essere angelo per qualcuno. Empatia e kairós nella relazione d’aiuto

    GABRIELE DE RITIS, Essere angelo per qualcuno. Empatia e kairós nella relazione d’aiuto

    INDICE DEL SAGGIO:
    Il brusio degli angeli
    In cammino verso l’altro. camminare insieme.
    Angelo e Daimon
    Empatia e Kairós

    Gabriele De Ritis si è laureato in Filosofia nel 1972 con una tesi sui rapporti tra Filosofia e Psichiatria, segnatamente sull’influenza esercitata dal pensiero di Sartre sull’antipsichiatria di Ronald Laing e David Cooper. Successivamente si è occupato di Etica e di Estetica, di cui si è avvalso per l’insegnamento delle Lettere italiane e latine nei trentacinque anni trascorsi nei Licei. Da venti anni è impegnato nell’attività di Educatore in unCentro di ascolto per ragazzi tossicodipendenti e per le loro famiglie. E’ presente suFacebook. Da anni cura un suo sito personale.

    ELIANA BRIANTE, Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma

    ELIANA BRIANTE, Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. La funzione degli angeli
    2. Gli angeli nella bibbia
    a. Nell’Antico Testamento
    a.1. Le querce di Mamre
    a.2. L’asina di Balaam
    a.3. Chiamata di Isaia
    b. Nel Nuovo Testamento
    b.1. L’Apostolo Paolo e gli angeli
    b.2. Apocalisse
    3. Gli angeli nella riforma protestante del Cinquecento
    a. Martin Lutero
    b. Giovanni Calvino
    c. Karl Barth
    4. Noi e gli angeli

    Eliana Briante nata a Pachino (SR), ha studiato a Roma alla Facoltà Valdese di Teologia e a Monaco di Baviera. Pastora della Chiesa Evangelica Valdese(Unione delle Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste), ha prestato servizio in Italia e in Germania. Dal 2000 al 2005 è stata direttrice del Servizio Cristiano di Riesi (CL), istituto diaconale della Chiesa Valdese, comprendente Scuola dell’Infanzia e Primaria, Consultorio Familiare, Centro Agricolo Biologico, Casa per ferie, Centro internazionale di Studi sull’Architettura. Dal 2005 è pastora della Chiesa Evangelica Metodista di Milano. È sposata e ha due figli.

    GRAZIA APISA, L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre

    GRAZIA APISA, L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. La risposta alla domanda
    2. L’angelo è metafora della presenza ma la presenza non è l’angelo
    3. Scomparsa del terzo mediatore
    4. Amore è il nome di Dio

    Grazia Apisa vive a Genova. Scrive poesie dall’età di sette anni. Nel ‘91, rileggendo il suo percorso esistenziale e poetico, vi scoprirà molte anticipazioni dellesintesi successive (Senza Traccia). La ricerca di un’altra dimensione, il dialogo con l’assoluto, la scoperta del Soggetto troveranno risposta e attuazione nell’incontro con Silvia Montefoschi. Nel ‘94-’95 ha pubblicato sei opere, poesie, racconti,favole, sogni e un libro vita: Ti amo. Dalla dialettica al dialogo. Tra il 2007-2008 ha pubblicato i primi 8 volumi dell’opera Il Dialogante. Nel 2009 L’Incontro e Luce del silenzio e nel 2010 O-sceno – Oltre la scena. E’ presente suFacebook.

    Angelicamente. Il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro editore

     

    La pagina dedicata al libro in Facebook

    La scheda dedicata al libro dalla Casa Editrice

    Gli Autori:

    GRAZIA APISA, L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. La risposta alla domanda
    2. L’angelo è metafora della presenza ma la presenza non è l’angelo
    3. Scomparsa del terzo mediatore
    4. Amore è il nome di Dio

    Grazia Apisa vive a Genova. Scrive poesie dall’età di sette anni. Nel ‘91, rileggendo il suo percorso esistenziale e poetico, vi scoprirà molte anticipazioni dellesintesi successive (Senza Traccia). La ricerca di un’altra dimensione, il dialogo con l’assoluto, la scoperta del Soggetto troveranno risposta e attuazione nell’incontro con Silvia Montefoschi. Nel ‘94-’95 ha pubblicato sei opere, poesie, racconti,favole, sogni e un libro vita: Ti amo. Dalla dialettica al dialogo. Tra il 2007-2008 ha pubblicato i primi 8 volumi dell’opera Il Dialogante. Nel 2009 L’Incontro e Luce del silenzio e nel 2010 O-sceno – Oltre la scena. E’ presente su Facebook.

    ELIANA BRIANTE, Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. La funzione degli angeli
    2. Gli angeli nella bibbia
    a. Nell’Antico Testamento
    a.1. Le querce di Mamre
    a.2. L’asina di Balaam
    a.3. Chiamata di Isaia
    b. Nel Nuovo Testamento
    b.1. L’Apostolo Paolo e gli angeli
    b.2. Apocalisse
    3. Gli angeli nella riforma protestante del Cinquecento
    a. Martin Lutero
    b. Giovanni Calvino
    c. Karl Barth
    4. Noi e gli angeli

    Eliana Briante nata a Pachino (SR), ha studiato a Roma alla Facoltà Valdese di Teologia e a Monaco di Baviera. Pastora della Chiesa Evangelica Valdese(Unione delle Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste), ha prestato servizio in Italia e in Germania. Dal 2000 al 2005 è stata direttrice del Servizio Cristiano di Riesi (CL), istituto diaconale della Chiesa Valdese, comprendente Scuola dell’Infanzia e Primaria, Consultorio Familiare, Centro Agricolo Biologico, Casa per ferie, Centro internazionale di Studi sull’Architettura. Dal 2005 è pastora della Chiesa Evangelica Metodista di Milano. È sposata e ha due figli.

    GABRIELE DE RITIS, Essere angelo per qualcuno. Empatia e kairós nella relazione d’aiuto

    INDICE DEL SAGGIO:
    Il brusio degli angeli
    In cammino verso l’altro. camminare insieme.
    Angelo e Daimon
    Empatia e Kairós

    Gabriele De Ritis si è laureato in Filosofia nel 1972 con una tesi sui rapporti tra Filosofia e Psichiatria, segnatamente sull’influenza esercitata dal pensiero di Sartre sull’antipsichiatria di Ronald Laing e David Cooper. Successivamente si è occupato di Etica e di Estetica, di cui si è avvalso per l’insegnamento delle Lettere italiane e latine nei trentacinque anni trascorsi nei Licei. Da venti anni è impegnato nell’attività di Educatore in unCentro di ascolto per ragazzi tossicodipendenti e per le loro famiglie. E’ presente su Facebook. Da anni cura un suo sito personale.

    PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. L’evento
    2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
    3. Il Genius loci
    4. I luoghi concreti
    5. Gli elementi dei luoghi
    6. ritorno a casa

    Paolo Ferrario è sociologo e docente universitario a contratto al Corso di laurea in Scienze pedagogiche della Università di Milano Bicocca. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella scrittura creativa. Tiene un diario sul Blog http://www.paolodel1948.blogspot.com. In Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano indicazioni su tutte le sue attività.

    PIETRO GENTILI, La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu

    INDICE DEL SAGGIO:
    L’angelo di luce rossa. Il colore del fuoco.
    L’angelo di luce gialla. Il colore dell’aria.
    L’angelo di luce blu. Il colore dell’acqua.

    Pietro Gentili (San Vito Romano 1932-2008), artista e pittore cosmico. Le arti figurative sono sempre state la sua passione (ne sono prova le sue grandissime tele piene di luce lunare, gioco di specchi e colori) da dove traspare un amore viscerale per l’universo e l’infinito, a cui negli anni si è affiancata quella per la ricerca mistico-esoterica dell’astrologia che ha improntato tutta la sua ultima produzione artistica. Ha pubblicato otto saggi tra cui Supernatura, La Semina del Cuore, Astrologia scienza dello Spirito, La dualità del Sole e della Luna, Le dimore del cielo senza stelle ed ultimo in ordine di tempo Una Vita e un’Arte del 2003, oltre a numerosi articoli su riviste di settore. Le sue opere sono state esposte in numerose gallerie d’arte e sono tutt’ora presenti in diversi musei e pinacoteche italiane ed estere. In sua memoria è stato realizzato il sito http://www.pietrogentili.com. Egli è l’autore dell’opera Arcangelo imporporato, di cui in copertina è riprodotto un particolare dell’ala.

    CLAUDIO GREGORAT, L’influenza dell’angelo sull’anima umana

    Claudio Gregorat nato a Chiopris-Viscone (Ud) nel 1923. Musicista compositore con 170 titoli di opere dallo strumento solista alla grande orchestra. Scrittoresaggista su vari argomenti secondo la prospettiva antroposofica. Libri: La musica come mistero del suono, L’anima della musica, Origine ed evoluzione degli strumentimusicali, La musica come terapia, Processi di pensiero, Evoluzione dell’intelligenza, Itinerari della coscienza pensante, Il confronto col Male, Convivere con la paura, Piccola storia dell’architettura, Saggi sull’arte figurativa, La presenza del Cristo Eterico, ed altri 20 titoli. Inoltre vari saggi ed articoli su temi di attualità pensati nella loro specifica essenza.

    BALDO LAMI, La missione disconosciuta degli angeli emotigeni

    INDICE DEL SAGGIO:
    La traccia e il sogno
    Breve storia del lemma
    La biga alata e l’inizio del dualismo
    La scienza del cavallo nero
    Le emozioni di Freud e Jung
    Bion, Matte Blanco, Montefoschi e la riproposizione del sentire
    Il dialogo con le figure oniriche
    Il daimon o l’angelo caduto
    L’angelo ferito e gli avversari della missione angelica
    L’emozione come transfert gemellare angelo-daimon
    Un caso di propagazione angelica
    Il destino delle emozioni e dell’uomo

    Baldo Lami, psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e psicosomatica, poeta e autore della raccolta di versi Le ali rotonde (1990), fonda a Milano l’Associazione Culturale di Promozione Sociale “Fare Anima” (1992), per la promozione di una cultura simbolica e della psiche, realizzando con Maria Luisa Mastrantoni diversi seminari didattico-esperienziali sui grandi temi della vita. Suoi articoli su L’Immaginale e riviste online. Suoi libri Il sogno della donna di pietra. Percorsi di psicoanalisi contemplativa (1997), Psicopatia e pensiero del cuore. Analisi di un concetto chiave di comprensione del nostro tempo (2006). Baldo Lami è anche il curatore dell’opera. E’ presente su Facebook.

    MASSIMO MARASCO, Angeli e custodi

    Massimo Marasco è nato a La Spezia nel 1955. Si è laureato in Chimica a Pisa e dal 1980 vive a Milano, dove lavora come specialista informatico. Dal 1995 ha intrapreso un percorso psicoanalitico con Silvia Montefoschi, che dura tutt’ora. Nel 2002 ha pubblicato il breve saggio Oltre il sado-masochismo e nel 2003 ha pubblicato il romanzo L’annuncio. Il mito del popolo nuovo. Con Silvia Montefoschi ha collaborato alla stesura di alcuni saggi tra cui, ultimo in ordine di tempo, Oltre l’omega nel 2006.

    PAOLA MARZOLI, L’angelo dell’Annunciazione

    INDICE DEL SAGGIO:
    Premessa
    Approssimazione
    Evento
    L’annuncio a Maria
    Postfazione
    Coscienza individuale

    Paola Marzoli, psicoanalista dal 1983, di formazione junghiana montefoschiana. Collabora dai primi anni ‘90 con il CEPEI (Centro di Psicologia Evolutiva Intersoggettiva). Insieme agli altri soci del CEPEI ha tenuto seminari di formazione e ha pubblicato come coautrice nel 2008 Dialoghi con il sogno. Incontri diurni e notturni con l’inconscio. Pittrice, dal 1975 ha tenuto mostre personali in Italia e all’estero.

    MARIA LUISA MASTRANTONI, Michele e Lucifero. Cosa avranno ancora quei due da dirsi?

    Maria Luisa Mastrantoni fonda a Milano nel 1999 la casa editriceZephyro Edizioni. In precedenza ha pubblicato nel 1997 come coautrice il saggio Il sogno della donna di pietra e nel 1998 il racconto psicologico Ciao ciao Dolly. Storia di un clone in crisi di identità. Dal 1992 a oggi collabora con Baldo Lami ai seminari di “Fare Anima” a Milano e a Brescia.

    FRANCESCO PAZIENZA, Angeli dell’Europa

    INDICE DEL SAGGIO:
    Introibo ad altare Dei!
    Avvicinamento
    E soprattutto, perché leggo Rudolf Steiner?
    Considerazioni in margine alla conferenza di Rudolf Steiner “Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale?”
    Passeggiata notturna nella selva oscura della mia libreria
    Angelus novus
    Angeli orrifici
    L’angelo necessario

    Francesco Pazienza, psicanalista a Milano dal 1980 (personale freudiana in età giovanile e didattica lacaniana), fin dai primi anni ‘80 compie una ricerca personale che lo conduce a incontrare e praticare lo yoga e la meditazione buddhista sotto la guida di Corrado Pensa. Approfondisce la sua formazione integrando attraverso Hillman elementi di psicologia del profondo di indirizzo junghiano (Circolo della via Podgora a Milano). Nei primi anni ‘90 incontra l’Antroposofia, l’opera di Rudolf Steiner, collabora con medici e terapeuti antroposofici e insegna un settennio nel liceo “R. Steiner” di Milano (cattedra di religione). Insegna Biografia umana nei seminari pedagogici steineriani di Milano e Sagrado. È membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofico). Redattore del blog http://www.nellacurvadeltempo.it. E’ presente su Facebook.

    BIANCA PIETRINI e FABRIZIO RAGGI, Lucifero dinamica divina

    INDICE DEL SAGGIO:
    Lucifero: l’angelo messaggero di Dio
    Lucifero: la dinamica evolutiva di Dio
    L’attuazione dell’opera di Lucifero quale messaggero della dinamica divina

    Bianca Pietrini da sempre segue il percorso che l’essere fa di sé e, unitamente a Silvia Montefoschi, lavora alla realizzazione completa dell’Uno come unico vivente. Nel 2003 collabora con Fabrizio Raggi alla lettura psicoanalitica de Il Mnemonista. Nel 2009 autrice con Silvia Montefoschi e Fabrizio Raggi del volume Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi. Vive e lavora a La Spezia.
    Fabrizio Raggi, medico e psichiatra, da sempre segue il percorso che l’essere fa di sé e, unitamente a Silvia Montefoschi, lavora alla realizzazione completa dell’Uno come unico vivente. Nel 2003 collabora con Bianca Pietrini alla lettura psicoanalitica de Il Mnemonista. Nel 2008 pubblica Al di là del bene e del male: la logica unitaria. Nel 2009 autore con Silvia Montefoschi e Bianca Pietrini del volume Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi. Vive e lavora a La Spezia.

    MASSIMO PITTELLA, Distanze che disegnano orizzonti

    Massimo Pittella è nato a Milano, dove lavora come consulente nelle tecnologie della comunicazione in rete. Dopo il coinvolgimento in progetti sperimentali di intelligenza artificiale e la pubblicazione di testi matematici, ha ricoperto ruoli di spicco in note multinazionali del software. Oltre che in scienze dell’informazione, ha seguito studi di psicologia e di filosofia, esplorando successivamente l’ambito delle scienze di frontiera. Conduce da anni una sua personale ricerca sugli incroci tra scienza, pratiche filosofiche e tradizioni sapienziali. E’ presente in Facebook.

    CLAUDIA REGHENZI, La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno

    Claudia Reghenzi, laureata in Scienze politiche, dirige la sua passione alla scrittura e all’introspezione. Nel 2006 pubblica il suo primo romanzo Il ponte su due mondi e nel 2009 Giallo all’ombra del vescovado con il quale vince il terzo premio “Autrice dell’estate 2009”. Collabora con le associazioni culturali “Fare anima” di Milano e “Quintoquadrante” di Brescia.

    STEFANIA VALANZANO, Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?

    INDICE DEL SAGGIO:
    La violenza dell’altro
    Violenza contro le donne e ambiguità
    Il fattore transgenerazionale nel fenomeno della violenza contro le donne
    L’angelus novus e il disvelamento sulla scena della violenza verso le donne

    Stefania Valanzano, psicologa psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, vive a La Spezia dove svolge attività clinica con adolescenti e adulti. Si interessa da diversi anni di bioetica e dell’impatto delle tecniche di riproduzione assistita sul corpo femminile. Attualmente si occupa in modo particolare degli aspetti traumatici della violenza verso le donne e del ruolo giocato dal fattore transgenerazionale nelle patologie sociali.

    GRUPPO LETTURA FILM, L’angelo nel cinema

    INDICE DEL SAGGIO:
    Premessa
    La vita è meravigliosa (Frank Capra, USA 1946)
    La moglie del vescovo (Henry Koster, USA 1947)
    Appuntamento con un angelo (Tom McLoughlin, USA 1987)
    Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, Germania 1987)
    Così lontano così vicino (Wim Wenders, Germania 1993)
    The Prophecy I, II, III (USA, 1995-2000)
    Michael (Nora Ephron, USA 1996)
    City of Angels – La città degli Angeli (Brad Silberling, USA 1998)
    Angels in America (Mike Nicholson, USA 2003)
    Angel-A (Luc Besson, Francia 2005)

    Il Gruppo lettura film è composto da Marilena Dusi, Maria Dolores Moroldo, Claudia Reghenzi, Eliana Vallini, Elena Buzzetti e Gianfranco Bellini.

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    Comments

    da: CAMMINARSI DENTRO (146): Angelicamente. Il senso dell’angelo nel nostro tempo. : Ai confini dello sguardo.

     

     

    Angelicamente. Il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro editore « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

    Marco Serrani, Al di qua dello sguardo – Elegia della vita schiva




    Il blog chiamato Al di qua dello sguardo. Elegia della vita schiva è situato al seguente indirizzo:

    Io chiamo ‘sguardo’ il contatto con l’altro: collocarsi ai confini dello sguardo, cioè nell’istante eterno che unisce ma che scioglie anche.
    Al di qua si situa Marco Serrani. Apparentemente, prima dell’amore e del dolore, dell’identità e della memoria. Lo spazio breve che delimita il suo modo di consistere sarà dilatato, per dare voce al suo non detto. Dopo tutto, la cooperazione del ‘lettore’, che è alla base del patto narrativo, vale anche per il cinema.


    Ogni viandante è condannato a chiedersi a cosa conduca la scia accennata da lui, quali esiti siano possibili e verosimili. Ma soprattutto, chi sia il soggetto amoroso che parla.

    Un’elegia, cioè l’abbandono fiducioso al desiderium, al sentimento ‘luttuoso’ che prende per aver perduto ciò che non si è posseduto mai. Forse, una poetica dell’età irraggiungibile.





    Pari intervallo, cioè una distanza che si misura non da me a lei, ma anche da lei a me. E poi, ciò che separa e ciò che unisce non è una linea di confine. Là dove si dà incontro è solo uno sfiorarsi, non esercizio di un possesso, addirittura di un’appropriazione. L’oggetto del desiderio non è un oggetto, bensì un soggetto. Il suo ritrarsi e il suo sottrarsi alla vista non è mero capriccio, né solo gioco d’amore. Non scaramucce né schermaglie su improbabili arene. Lo spazio che ci separa dalla felicità non è terra né cielo, né passato né futuro. Il tempo dell’incontro è più che occasione e fortuna. Lo spazio in cui si consuma il tempo vissuto è sito, incerto consistere, errante radice. Si dà vero incontro là dove la qualità dell’accordo è la giusta intonazione dei giorni. Si può vivere anche nella disarmonia e nel disincanto, ma non al di fuori dell’incanto della voce e del gesto, del volto e del passo di danza con cui si va incontro alla vita per dire.

    L’intervallo dell’attesa e del silenzio, le pause dell’anima, il perplesso esitare germogliano da un chiaro inizio, dall’intenzione di avanzare nella direzione di lei. La luce del volto e il sorriso fuggitivo costringono a procedere, oltre ogni indugio e sconcerto: l’oltranza della bellezza non consente infiniti rinvii, nonostante il tremendo della sua epifania. Piuttosto, è la giusta attesa il tempo dell’accordo, la qualità del mio in armonia come del suo. Non un astratto corrispondersi qui si dà. Piuttosto, la tacita intesa, la promessa taciuta, la timida ala della speranza che non rinuncia a tessere trame di fumo, arabeschi di luce per lei, perché a sua volta resti impigliata nella rete del tempo, ignara di sé e del suo stupefatto esistere.

    Al di qua dello sguardo – Elegia della vita schiva

    Cadavrexquis: Del futuro e del passato: pensierino della sera


    Leggo un aforisma di Cioran che dice: “Ho una percezione così diretta dei disastri che ci riserva l’avvenire che mi domando dove io trovi ancora la forza d’affrontare il presente” e mi domando: come si affronta il futuro, allora? A piccole dosi, poco a poco. Solo così è accettabile. Come a piccoli morsi si mangia una pietanza che altrimenti risulterebbe indigesta. Se penso al futuro in termini di anni, di tempi lunghi, mi viene voglia di suicidarmi subito, tanto è il timore per quello che potrebbe riservarmi. Quasi ad anticipare il boia prima che questo cali l’ascia.
    Ma la stessa cosa potrei dire per il passato: se butto lo sguardo troppo in là, gli anni passati mi sembrano un abisso e ancora più spaventosa è la velocità con cui sono passati. Per non parlare poi dell’accelerazione impressa al tempo man mano che il tempo stesso passa: guardavo qualche giorno fa la pigna di libri che ho alla mia sinistra. Ancora da leggere, alcuni li ho comprati – ricordavo – l’anno scorso a Londra. Ho avuto un soprassalto: è già trascorso un anno, un altro anno è scivolato via, così. Mi sento mancare, è una sensazione prossima alla vertigine.
    Eppure, mi dico, c’è qualcosa di paradossale in questo timore per il futuro e, contemporaneamente, nella sensazione che il tempo ci sfugga tra le mani. Ho un bel cercare di coltivare la pianticella asfittica del mio ottimismo, ma non riesco a togliermi dalla mente che, andando avanti, le cose sono destinate solo a peggiorare. Perché è nella nostra natura di uomini che invecchiano – e con la vecchiaia prendono il sopravvento il progredire della decadenza, i malanni e, infine, l’assottigliarsi di quel tempo residuo che ora, pensato in astratto come “avvenire”, fa paura. Arriva il punto in cui il tempo si fa scarso, sempre più scarso finché non ce n’è più: in quel momento s’insedia definitivamente l’irrimediabile, in senso proprio. Meglio avere paura del futuro che non aver più futuro, dunque?

    cadavrexquis: Del futuro e del passato: pensierino della sera

    Angelicamente, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, Milano 2010

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    La scheda dedicata al libro dalla Casa Editrice

    Gli Autori:

    GRAZIA APISA, L’angelo come metafora della presenza dell’infinito e dell’oltre

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. La risposta alla domanda
    2. L’angelo è metafora della presenza ma la presenza non è l’angelo
    3. Scomparsa del terzo mediatore
    4. Amore è il nome di Dio

    Grazia Apisa vive a Genova. Scrive poesie dall’età di sette anni. Nel ‘91, rileggendo il suo percorso esistenziale e poetico, vi scoprirà molte anticipazioni dellesintesi successive (Senza Traccia). La ricerca di un’altra dimensione, il dialogo con l’assoluto, la scoperta del Soggetto troveranno risposta e attuazione nell’incontro con Silvia Montefoschi. Nel ‘94-’95 ha pubblicato sei opere, poesie, racconti,favole, sogni e un libro vita: Ti amo. Dalla dialettica al dialogo. Tra il 2007-2008 ha pubblicato i primi 8 volumi dell’opera Il Dialogante. Nel 2009 L’Incontro e Luce del silenzio e nel 2010 O-sceno – Oltre la scena. E’ presente suFacebook.

    ELIANA BRIANTE, Gli angeli nella Bibbia e nella Riforma

    INDICE DEL SAGGIO:
    1. La funzione degli angeli
    2. Gli angeli nella bibbia
    a. Nell’Antico Testamento
    a.1. Le querce di Mamre
    a.2. L’asina di Balaam
    a.3. Chiamata di Isaia
    b. Nel Nuovo Testamento
    b.1. L’Apostolo Paolo e gli angeli
    b.2. Apocalisse
    3. Gli angeli nella riforma protestante del Cinquecento
    a. Martin Lutero
    b. Giovanni Calvino
    c. Karl Barth
    4. Noi e gli angeli

    Eliana Briante nata a Pachino (SR), ha studiato a Roma alla Facoltà Valdese di Teologia e a Monaco di Baviera. Pastora della Chiesa Evangelica Valdese(Unione delle Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste), ha prestato servizio in Italia e in Germania. Dal 2000 al 2005 è stata direttrice del Servizio Cristiano di Riesi (CL), istituto diaconale della Chiesa Valdese, comprendente Scuola dell’Infanzia e Primaria, Consultorio Familiare, Centro Agricolo Biologico, Casa per ferie, Centro internazionale di Studi sull’Architettura. Dal 2005 è pastora della Chiesa Evangelica Metodista di Milano. È sposata e ha due figli.

    GABRIELE DE RITIS, Essere angelo per qualcuno. Empatia e kairós nella relazione d’aiuto

    INDICE DEL SAGGIO:
    Il brusio degli angeli
    In cammino verso l’altro. camminare insieme.
    Angelo e Daimon
    Empatia e Kairós

    Gabriele De Ritis si è laureato in Filosofia nel 1972 con una tesi sui rapporti tra Filosofia e Psichiatria, segnatamente sull’influenza esercitata dal pensiero di Sartre sull’antipsichiatria di Ronald Laing e David Cooper. Successivamente si è occupato di Etica e di Estetica, di cui si è avvalso per l’insegnamento delle Lettere italiane e latine nei trentacinque anni trascorsi nei Licei. Da venti anni è impegnato nell’attività di Educatore in unCentro di ascolto per ragazzi tossicodipendenti e per le loro famiglie. E’ presente suFacebook. Da anni cura un suo sito personale.

    PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

    indice del saggio:

    1. L’evento

    2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini

    3. Il Genius loci

    4. I luoghi concreti

    5. Gli elementi dei luoghi

    6. Ritorno a casa

    Paolo Ferrario è sociologo e docente universitario a contratto al Corso di laurea in Scienze pedagogiche della Università di Milano Bicocca. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica. Tiene un “diario reticolare”  sul Blog Segni di Paolo del 1948 .   E in Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destinosi trovano altri segni del suo percorso individuativo.

    PIETRO GENTILI, La mistica del colore. Gli angeli di luce rossa, di luce gialla e di luce blu

    INDICE DEL SAGGIO:
    L’angelo di luce rossa. Il colore del fuoco.
    L’angelo di luce gialla. Il colore dell’aria.
    L’angelo di luce blu. Il colore dell’acqua.

    Pietro Gentili (San Vito Romano 1932-2008), artista e pittore cosmico. Le arti figurative sono sempre state la sua passione (ne sono prova le sue grandissime tele piene di luce lunare, gioco di specchi e colori) da dove traspare un amore viscerale per l’universo e l’infinito, a cui negli anni si è affiancata quella per la ricerca mistico-esoterica dell’astrologia che ha improntato tutta la sua ultima produzione artistica. Ha pubblicato otto saggi tra cui Supernatura, La Semina del Cuore, Astrologia scienza dello Spirito, La dualità del Sole e della Luna, Le dimore del cielo senza stelle ed ultimo in ordine di tempo Una Vita e un’Arte del 2003, oltre a numerosi articoli su riviste di settore. Le sue opere sono state esposte in numerose gallerie d’arte e sono tutt’ora presenti in diversi musei e pinacoteche italiane ed estere. In sua memoria è stato realizzato il sito http://www.pietrogentili.com. Egli è l’autore dell’opera Arcangelo imporporato, di cui in copertina è riprodotto un particolare dell’ala.

    CLAUDIO GREGORAT, L’influenza dell’angelo sull’anima umana

    Claudio Gregorat nato a Chiopris-Viscone (Ud) nel 1923. Musicista compositore con 170 titoli di opere dallo strumento solista alla grande orchestra. Scrittoresaggista su vari argomenti secondo la prospettiva antroposofica. Libri: La musica come mistero del suono, L’anima della musica, Origine ed evoluzione degli strumentimusicali, La musica come terapia, Processi di pensiero, Evoluzione dell’intelligenza, Itinerari della coscienza pensante, Il confronto col Male, Convivere con la paura, Piccola storia dell’architettura, Saggi sull’arte figurativa, La presenza del Cristo Eterico, ed altri 20 titoli. Inoltre vari saggi ed articoli su temi di attualità pensati nella loro specifica essenza.

    BALDO LAMI, La missione disconosciuta degli angeli emotigeni

    INDICE DEL SAGGIO:
    La traccia e il sogno
    Breve storia del lemma
    La biga alata e l’inizio del dualismo
    La scienza del cavallo nero
    Le emozioni di Freud e Jung
    Bion, Matte Blanco, Montefoschi e la riproposizione del sentire
    Il dialogo con le figure oniriche
    Il daimon o l’angelo caduto
    L’angelo ferito e gli avversari della missione angelica
    L’emozione come transfert gemellare angelo-daimon
    Un caso di propagazione angelica
    Il destino delle emozioni e dell’uomo

    Baldo Lami, psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e psicosomatica, poeta e autore della raccolta di versi Le ali rotonde (1990), fonda a Milano l’Associazione Culturale di Promozione Sociale “Fare Anima” (1992), per la promozione di una cultura simbolica e della psiche, realizzando con Maria Luisa Mastrantoni diversi seminari didattico-esperienziali sui grandi temi della vita. Suoi articoli su L’Immaginale e riviste online. Suoi libri Il sogno della donna di pietra. Percorsi di psicoanalisi contemplativa (1997), Psicopatia e pensiero del cuore. Analisi di un concetto chiave di comprensione del nostro tempo (2006). Baldo Lami è anche il curatore dell’opera. E’ presente su Facebook.

    MASSIMO MARASCO, Angeli e custodi

    Massimo Marasco è nato a La Spezia nel 1955. Si è laureato in Chimica a Pisa e dal 1980 vive a Milano, dove lavora come specialista informatico. Dal 1995 ha intrapreso un percorso psicoanalitico con Silvia Montefoschi, che dura tutt’ora. Nel 2002 ha pubblicato il breve saggio Oltre il sado-masochismo e nel 2003 ha pubblicato il romanzo L’annuncio. Il mito del popolo nuovo. Con Silvia Montefoschi ha collaborato alla stesura di alcuni saggi tra cui, ultimo in ordine di tempo, Oltre l’omega nel 2006.

    PAOLA MARZOLI, L’angelo dell’Annunciazione

    INDICE DEL SAGGIO:
    Premessa
    Approssimazione
    Evento
    L’annuncio a Maria
    Postfazione
    Coscienza individuale

    Paola Marzoli, psicoanalista dal 1983, di formazione junghiana montefoschiana. Collabora dai primi anni ‘90 con il CEPEI (Centro di Psicologia Evolutiva Intersoggettiva). Insieme agli altri soci del CEPEI ha tenuto seminari di formazione e ha pubblicato come coautrice nel 2008 Dialoghi con il sogno. Incontri diurni e notturni con l’inconscio. Pittrice, dal 1975 ha tenuto mostre personali in Italia e all’estero.

    MARIA LUISA MASTRANTONI, Michele e Lucifero. Cosa avranno ancora quei due da dirsi?

    Maria Luisa Mastrantoni fonda a Milano nel 1999 la casa editriceZephyro Edizioni. In precedenza ha pubblicato nel 1997 come coautrice il saggio Il sogno della donna di pietra e nel 1998 il racconto psicologico Ciao ciao Dolly. Storia di un clone in crisi di identità. Dal 1992 a oggi collabora con Baldo Lami ai seminari di “Fare Anima” a Milano e a Brescia.

    FRANCESCO PAZIENZA, Angeli dell’Europa

    INDICE DEL SAGGIO:
    Introibo ad altare Dei!
    Avvicinamento
    E soprattutto, perché leggo Rudolf Steiner?
    Considerazioni in margine alla conferenza di Rudolf Steiner “Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale?”
    Passeggiata notturna nella selva oscura della mia libreria
    Angelus novus
    Angeli orrifici
    L’angelo necessario

    Francesco Pazienza, psicanalista a Milano dal 1980 (personale freudiana in età giovanile e didattica lacaniana), fin dai primi anni ‘80 compie una ricerca personale che lo conduce a incontrare e praticare lo yoga e la meditazione buddhista sotto la guida di Corrado Pensa. Approfondisce la sua formazione integrando attraverso Hillman elementi di psicologia del profondo di indirizzo junghiano (Circolo della via Podgora a Milano). Nei primi anni ‘90 incontra l’Antroposofia, l’opera di Rudolf Steiner, collabora con medici e terapeuti antroposofici e insegna un settennio nel liceo “R. Steiner” di Milano (cattedra di religione). Insegna Biografia umana nei seminari pedagogici steineriani di Milano e Sagrado. È membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofico). Redattore del blog http://www.nellacurvadeltempo.it. E’ presente su Facebook.

    BIANCA PIETRINI e FABRIZIO RAGGI, Lucifero dinamica divina

    INDICE DEL SAGGIO:
    Lucifero: l’angelo messaggero di Dio
    Lucifero: la dinamica evolutiva di Dio
    L’attuazione dell’opera di Lucifero quale messaggero della dinamica divina

    Bianca Pietrini da sempre segue il percorso che l’essere fa di sé e, unitamente a Silvia Montefoschi, lavora alla realizzazione completa dell’Uno come unico vivente. Nel 2003 collabora con Fabrizio Raggi alla lettura psicoanalitica de Il Mnemonista. Nel 2009 autrice con Silvia Montefoschi e Fabrizio Raggi del volume Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi. Vive e lavora a La Spezia.
    Fabrizio Raggi, medico e psichiatra, da sempre segue il percorso che l’essere fa di sé e, unitamente a Silvia Montefoschi, lavora alla realizzazione completa dell’Uno come unico vivente. Nel 2003 collabora con Bianca Pietrini alla lettura psicoanalitica de Il Mnemonista. Nel 2008 pubblica Al di là del bene e del male: la logica unitaria. Nel 2009 autore con Silvia Montefoschi e Bianca Pietrini del volume Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi. Vive e lavora a La Spezia.

    MASSIMO PITTELLA, Distanze che disegnano orizzonti

    Massimo Pittella è nato a Milano, dove lavora come consulente nelle tecnologie della comunicazione in rete. Dopo il coinvolgimento in progetti sperimentali di intelligenza artificiale e la pubblicazione di testi matematici, ha ricoperto ruoli di spicco in note multinazionali del software. Oltre che in scienze dell’informazione, ha seguito studi di psicologia e di filosofia, esplorando successivamente l’ambito delle scienze di frontiera. Conduce da anni una sua personale ricerca sugli incroci tra scienza, pratiche filosofiche e tradizioni sapienziali. E’ presente in Facebook.

    CLAUDIA REGHENZI, La sincronicità come manifestazione angelica dell’unità di senso interno-esterno

    Claudia Reghenzi, laureata in Scienze politiche, dirige la sua passione alla scrittura e all’introspezione. Nel 2006 pubblica il suo primo romanzo Il ponte su due mondi e nel 2009 Giallo all’ombra del vescovado con il quale vince il terzo premio “Autrice dell’estate 2009”. Collabora con le associazioni culturali “Fare anima” di Milano e “Quintoquadrante” di Brescia.

    STEFANIA VALANZANO, Quale angelo sulla scena della violenza alle donne?

    INDICE DEL SAGGIO:
    La violenza dell’altro
    Violenza contro le donne e ambiguità
    Il fattore transgenerazionale nel fenomeno della violenza contro le donne
    L’angelus novus e il disvelamento sulla scena della violenza verso le donne

    Stefania Valanzano, psicologa psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, vive a La Spezia dove svolge attività clinica con adolescenti e adulti. Si interessa da diversi anni di bioetica e dell’impatto delle tecniche di riproduzione assistita sul corpo femminile. Attualmente si occupa in modo particolare degli aspetti traumatici della violenza verso le donne e del ruolo giocato dal fattore transgenerazionale nelle patologie sociali.

    GRUPPO LETTURA FILM, L’angelo nel cinema

    INDICE DEL SAGGIO:
    Premessa
    La vita è meravigliosa (Frank Capra, USA 1946)
    La moglie del vescovo (Henry Koster, USA 1947)
    Appuntamento con un angelo (Tom McLoughlin, USA 1987)
    Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, Germania 1987)
    Così lontano così vicino (Wim Wenders, Germania 1993)
    The Prophecy I, II, III (USA, 1995-2000)
    Michael (Nora Ephron, USA 1996)
    City of Angels – La città degli Angeli (Brad Silberling, USA 1998)
    Angels in America (Mike Nicholson, USA 2003)
    Angel-A (Luc Besson, Francia 2005)

    Il Gruppo lettura film è composto da Marilena Dusi, Maria Dolores Moroldo, Claudia Reghenzi, Eliana Vallini, Elena Buzzetti e Gianfranco Bellini.

    *

    Angelicamente

    Baldo Lami, Angelicamente. Il senso dell’angelo nel nostro tempo, Zephyro edizioni, 2010



















    Prefazione di Baldo Lami

    Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato, speranza e futuro sembrano col lassare in un presente sempre più mutevole e indistintol’ange lo torna a far parlare di sé.
    Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini che lo sovrastano?
    Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana, si sono ritro vati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro, secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere e pensare. Ne esce un quadro molto eterogeneo e poli cromoricco di suggestioni, per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno, ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.
    Essendo anche un autore di questo libro, oltreché curatore, non dirò nulla degli sviluppi che ciascun autore ha consegnato alle pagine di questo libro sulla figura dell’angelo, lasciando che siano i lettori stessi a scoprirli, verificando vicinanze e lontanan ze, linee e punti di contatto (connessioni angeliche), sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori.
    Dirò come è nato il progetto.
    Un rapporto con la realtà di quanto percepivo oltre la soglia del visibile ce l’ho sempre avuto, ma il mio vero e proprio incontro con l’angelo come figu ra specifica dell’immaginario l’ho avuto con le opere di Pietro Gentili, una delle quali, grazie alla concessione di sua figlia Emanuela, ho voluto che figurasse in copertina – di cui però l’e­ditore ha saggiamente riprodotto solo un particolare dell’ala, per l’impossibilità di rendere con una fotografia e in uno spazio così ridotto la magnificenza dell’opera.
    Conobbi Pietro a Milano negli anni ottanta quando andai da lui per una consulenza astrologica, di cui aveva una conoscenza intuitiva straordinaria, e da allora diventammo amici ricono scendoci in una comune fratellanza. Artista eccelso, grande mistico, personaggio raro, gli ultimi anni della sua vita dipingeva solo angeli e porte del cielo. In questo libro ripubblico anche un articolo che mi diede nel 2000 per una rivista che allora diri gevo. La prima ispirazione per la realizzazione di questo saggio la devo certamente a lui.

    Poi c’è stata una lentissima incubazione finché a un incrocio tra diversi percorsi trovai l’indicazione giusta, che si presentò quando all’inizio del 2009 decisi di inserirmi in un noto social network per esplorarne le potenzialità. Sorprendentemente mi trovai quasi subito in corrispondenza con alcuni amici total­mente sconosciuti, personaggi anch’essi straordinari che mi hanno riempito di curiosità e stupore, in cui cominciò presto a evidenziarsi il tema dell’angelo.
    Mi sembrò una chiamata, che quando si formulò in un dise gno più preciso rivolsi a loro, rivolgendola al contempo anche agli amici conosciuti, colleghi e anche compagni di ricerca che costituirono il terreno sicuro d’elezione per la concreta realizza zione del progetto.
    Ciascun autore, a cui va tutto il mio ringraziamento, ha svol to il proprio compito nella più assoluta autonomia, conoscendo dei temi trattati dagli altri autori solo una breve traccia descritti va, cosa che è stata molto apprezzata.
    Questo libro non pretende di essere esaustivo su questo sog getto, sarebbe impossibile, e non era neppure nelle mie inten zioni, ma intende meditarne gli aspetti più essenziali e recondi ti, aspetti anche inaspettati e inediti, persino critici, che ciascun autore ha affrontato con l’utilizzo di codici diversi di decifrazio ne, ma con il comune sforzo di pensarlo anche al di là degli stessi, nella vita di tutti giorni e nella realtà attuale, come icona ancorché problematica della complessità contemporanea che sottende nel beneonel male una possibile nuova prefigurazio ne umana.
    Ai lettori l’invito ad accogliereidiversi contributi che com pongono il saggio come brani sincronici di un’unica partitura musicale, ascoltandone la polifonia, porta dell’ascolto del cuore, riflesso diquell’ harmonia caelestis che le più alte schiere angeli che continuano a comporre coniloro cori e loro liuti dall’ini zio della creazione del mondo. Poiché è solo questo concerto che lo fa esistere e ricreare.

    Alessandro Manzoni, La conversione dell’Innominato, recita di Salvo Randone e Mario Feliciani, regia di Sandro Bolchi, 1967

    Barbara Spinelli, Moby Dick o l’ossessione del male, Morcelliana

    Barbara Spinelli, Moby Dick o l’ossessione del male, Morcelliana

    A cura di Gabriella Caramore

    DESCRIZIONE: Chi conosce Barbara Spinelli come commentatrice politica del quotidiano «La Stampa» non resterà, forse, del tutto sorpreso nel vederla qui alle prese con un testo letterario, una sorta di monumento della parola, il Moby Dick di Herman Melville, libro di superba architettura e dalla scoperta ispirazione teologica. L’attenzione della Spinelli, il suo acume, hanno un’ampia stratificazione e un largo raggio. Non di rado nei suoi articoli ricorre al testo biblico, consapevole che quell’antico strato della memoria d’Occidente sostiene ancora il nostro fragile presente. Basta guardare un po’ più in là e un po’ più a fondo rispetto a quello che comunemente si è disposti a fare. Proprio Moby Dick – la grandiosa epopea della ricerca umana e della sua dannazione – è, forse, il libro più capace di sollecitare questa essenziale attitudine dell’intelligenza di Barbara Spinelli: la sua capacità d’immergersi sotto la crosta dell’ovvio, sotto la superficie di un’attualità squillante e fin troppo perentoria, nuovo idolo che sovrasta le nostre vite e talvolta, svuotandole, le domina; la sua capacità di scavare nella natura del molteplice, per graffiare l’idolatria dell’Uno, che “ha affascinato sempre la mente umana”.
    Facendo rotta con Achab, navigatore di tenebre, Barbara Spinelli ci accompagna dentro lo spazio di una lotta mortale, dove la ricerca della verità, la lotta – contagiosa – contro il male, e la sopravvivenza di una schiuma di bene altro non sono che il poema della nostra vita.
    (Gabriella Caramore)

    COMMENTO: Il grande libro di Melville letto da una delle più acute giornaliste contemporanee. Una lettura avvincente.

    BARBARA SPINELLI vive e lavora a Parigi per «La Stampa», come editorialista. È autrice dei libri: Presente e imperfetto della Germania orientale, Il Mulino, Bologna 1969; Il sonno della memoria-L’Europa dei totalitarismi, Mondadori, Milano 2004; Ricordati che eri straniero, Qiqajon, Magnano (Bi) 2005; «Una parola ha detto Dio, due parole ne ho udite». Lo splendore delle verità, Laterza, Roma-Bari 2009.

    COLLANA: Uomini & Profeti n. 28

    ANNO: 2010

    PAGINE: 128

    Gabriele De Ritis, Contro la scrittura nessuno può nulla, in Ai confini dello sguardo

    Considero singolare la circostanza data dal fatto di scrivere qui: un privilegio a costo zero. Non debbo sottoporre nessun manoscritto al parere di Editori, Editor… Non seguo nemmeno le regole del web, per quanto riguarda la scrittura che bisognerebbe ‘produrre’ in questo ambiente orientato alla comunicazione. Scrivo e basta. E scrivo per dire la verità. Non la Verità dei filosofi né quella a cui si approda al termine di lunghe e complesse ricerche ‘storiografiche’ o ‘giudiziarie’. Scrivo per far emergere le mie verità, le mille verità che il tempo ha provveduto a sedimentare in me e che riemergono nella forma dei ricordi o di idee lungamente pensate. Scriverne anche lungamente, senza regole stilistiche né preoccupazioni comunicative, mi dà piacere, perché, dopo avere scritto tanto – lo faccio da oltre tre anni, ormai – avverto confusamente che non seguo un ordine qualsiasi: obbedisco soltanto all’urgenza della scrittura, cioè al fatto che ‘preme’ dentro un’idea lungamente pensata negli anni. Magari, si tratta di una parola carica di significato per me, come ilrimprovero del post precedente. Allora, lascio sanguinare la ‘ferita’, cercando contemporaneamente le parole nei crepacci, infilandole come perle l’una nell’altra, fino a farne emergere un disegno compiuto. Dire compiutamente è chiarezza. Riuscire a dire tutto quello che posso dire è portare a termine un compito. Da quando ho iniziato a farlo, trovo nell’esercizio della scrittura una remunerazione che sa di rivincita, come una risposta a tutte le derive del tempo: alla putredine e alla violenza rispondo con la ricostruzione di una zona della mia esperienza che aspettava di essere portata alla luce. Tutto questo non può essere intaccato minimamente dalla violenza del potere. Contro la scrittura nessuno può nulla.

    CAMMINARSI DENTRO (143): Contro la scrittura nessuno pu�nulla. : Ai confini dello sguardo

    Emanuele Severino, La storia, l’aldilà, il destino


    Emanuele Severino

    La storia, l’aldilà, il destino

    Argomento: Filosofia

    Cofanetto contenente 7 DVD
    1.560 minuti

    Grande filosofo italiano dal pensiero complesso e sorprendente, Emanuele Severino è nato il 26 febbraio 1929 a Brescia. Laureatosi a Pavia nel 1950 con un altro grande teorico del pensiero italiano, Gustavo Bontadini, scrisse una tesi che già delinea in modo essenziale il campo dei sui interessi. Titolo: “Heidegger e la metafisica”. Ora Severino non solo ha vinto numerosi premi (Premio Tevere, Guidorella, Columbus), ma è anche Medaglia d’oro della Repubblica per i Benemeriti della Cultura. Da svariati anni, inoltre, è collaboratore del Corriere della Sera. E’ Stato docente all’Università cattolica del Sacro cuore di Milano, all’Università Ca’ Foscari di Venezia, all’Universit Vita-Salute San Raffaele di Milano.

    La parola “destino”, che nel titolo compare per ultima, dovrebbe stare all’inizio. Il suo senso stabilisce infatti il senso delle altre due. Le restituisce alla sua stabilità. Stabile è ciò che non può essere negato. Che cosa c’è di innegabile in ciò che diciamo “storia” e “aldilà”? E d’altra parte, sia la “storia”, sia l’ “aldilà” non sono forse interpretazioni e quindi qualcosa di negabile? Propriamente, l’intento di questi incontri riguarda il destino della “storia” e dell’ “aldilà”.
    Riguarda quindi, innanzitutto, il senso autentico del destino – il suo differire da ogni forma di sapere e di agire di cui noi abbiamo notizia, e quindi il suo stare nell’ “inconscio” più profondo dell’uomo.
    Eppure è nello sguardo del destino che la storia mostra la propria destinazione alla civiltà della tecnica e l’aldilà mostra di essere il destino stesso, cioè la stessa essenza più profonda dell’uomo

    John Donne, "Morte, non andar fiera se anche t’hanno chiamata possente e orrenda. Non lo sei …". Da leggere in connessione al film "La forza della mente", di Mike Nichols, con Emma Thompson


    Morte, non andar fiera se anche t’hanno chiamata
    possente e orrenda. Non lo sei.
    Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono,
    povera morte, e non mi puoi uccidere.
    Dal riposo e dal sonno, mere immagini
    di te, vivo piacere, dunque da te maggiore,
    si genera. E più presto se ne vanno con te
    i migliori tra noi, pace alle loro ossa,
    liberazione dell’anima. Tu, schiava
    della sorte, del caso, dei re, dei disperati,
    hai casa col veleno, la malattia, la guerra,
    e il papavero e il filtro ci fan dormire anch’essi
    meglio del tuo fendente. Perché dunque ti gonfi?
    Un breve sonno e ci destiamo eterni.
    Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.

    John Donne (1573-1631)

    Brano tratto da “Poesie amorose”, traduzione di Cristina Campo, Einaudi, 1971

    Sonetti Sacri X

    Raccontare l’altro: Joseph Conrad

    Emanuele Trevi con Fabrizio Gifuni

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    Prism: una sola volta così. Donato per l’Eternità

    Questa irripetibile interpretazione merita di restare nel tempo che resta per il Volto di Gary Peacock, per la non replicabile bravura di Keith Jarrett (il motore energetico della improvvisazione), per il lavoro di servizio di Dejhonette, per la sinergia intersoggettiva che mettono in azione.
    Qui i tre si accostano e ci accostano agli Eterni cui allude il pensiero di Emanuele Severino.
    Qui i tre danno valore di senso a quell’unico momento che è solo il qui ed ora della loro relazione. Anche se era nel 1985 loro restano. E sono in nostri cuori a farli restare

    EMANUELE SEVERINO sulla struttura e l’identità dell’ OCCIDENTE, lezione magistrale, Pistoia, 28 maggio 2010. Audio e Video

    Severino parla del mito come rimedio contro la morte e il dolore, e della nascita dell’Occidente.

    Questa sua lezione è “fondante” perchè fa luce su tutto il nostro tempo storico.

    E’ uno sguardo oltre il senso occidentale e planetario dell’identità, una riflessione sull’esser “cosa” e sull’identità dell’Occidente

    Rimando anche ad una mia riflessione sul pensiero di Emanuele Severino: https://antemp.com/2012/05/17/conversare-attraverso-la-voce-di-emanuele-severino-incontro-con-paolo-ferrario-como-15-maggio-2012-ore-21/


    AUDIO DELLA LEZIONE DI PISTOIA

     


    qui l’Audio in formato Mp3:

     Emanuele Severino, Identità occidentale. Mp3


     

    VIDEO (sul  sito di Pistoia)


     

    VIDEO DELLA LEZIONE DI PISTOIA su youtube


    TRASCRIZIONE DELLA LEZIONE (in fase di correzione formale

    Il titolo che vedete è l’identità occidentale, mentre avevamo concordato l’identità dell’occidente. E’ la stessa cosa.

    Vorrei incominciare con un’osservazione di fondo relativa al  modo in cui questi festival vengono organizzati. L’impostazione di questi incontri è di carattere antropologico e infatti sono molti gli antropologi presenti nel programma. L’antropologia è una delle scienze specializzate. Accanto all’antropologia vi sono altre scienze specializzate intorno all’uomo. Scienze storiche, etnologiche e giuridiche, economiche.

    Il pericolo di questa inevitabile situazione, e cioè il pericolo dell’approccio interdisciplinare, è che si lascia all’ascoltatore da solo a fare sintesi e capire. E’ più facile che lo specialista dica quelle che pensa e più difficile per chi ascolta sintetizzare la molteplicità dei punti di vista.

    Esiste però da gran tempo un tipo di riflessione che da quando è nata si è assunta il compito di mettere in relazione i diversi punti di vista. Esiste da quando è nata e per l’inflazione del suo nome scorre via abbastanza indifferente rispetto a chi ascolta. Il nome è filosofia, che è un nome molto più denso di quanto non sembri a prima vista. Ma prescindendo dal nome, vorrei sottolineare che allora l’ascoltatore non è abbandonato a se stesso se ascolta la parola della filosofia, cioè se ascolta la parola del tentativo fatto da millenni di unificare i diversi punti di vista.

    Immaginino l’uomo arcaico che si interessa di quello che ha vicino e invece quello  che chiamiamo filosofia porta all’attenzione più in là, ancora più in là fino alla totalità di ciò che è

    E certamente più noi ci allontaniamo da quanto ci è vicino, tanto più restiamo delusi, perché a noi interessa quello che ci è più vicino e loro sanno che il più vicino a noi stessi siamo noi.

    A me piace ricordare che la parola Io è una derivazione della parola, in latino, hic: “questo”. Il più questo dei questi sono io.

    Siamo quindi interessati a noi stessi, allontanandoci da noi stessi seguendo il gesto della filosofia restiamo delusi perché ci portiamo al di là di ciò che immediatamente ci interessa. Allo struzzo interessa il buco che fa nella sabbia, dopo di che ci rimette le penne perché non vede il nemico che si avvicina e quindi è tolto di mezzo. La pericolosità dell’interesse per l’interesse per ciò che più è vicino.

    Il nome filosofia è molto più denso di quanto immediatamente non dica la parola, che viene tradotta male: amore della sapienza. No. Tanto chilo in greco vuol dire qualcosa di più ampio e profondo che non amore, vuol dire cura, attenzione, per sopra è una parola che è costruita cu sa face e nell’antico greco saphes vuol dire chiaro, luminoso, non in ombra. Per capire la forza di questo non essere in ombra si pensi alla definizione che dà l’apostolo Paolo a proposito della fede: dice nella fede che è argomento non apparentium, e l’argomento delle cose che non appaiono e che la fede dice Dio si è fatto uomo. Ora che dio si sia fatto uomo, è qualcosa che non è di per sé visibile ed evidente. E la fede è l’argomento che trasforma in certezza ciò che di per sé è dubbio e la fede, cioè, si muove in una direzione opposta a quella in cui si muove la filosofia la quale invece è cura per ciò che è chiaro, ciò che è  in luce. Ci serviranno queste annotazioni preliminari per quanto dirò a proposito dell’identità dell’Occidente. Anche qui identità dell’occidente vuol dire la struttura che è in grado di dirci che cosa noi occidentali siamo ed è in grado dircelo raccogliendo una massa sterminata di dati di notizie, di eventi , di situazioni . ciò che noi siamo, che noi occidentali siamo. Si tratterà di capire in che senso l’occidente rafforzi al massimo la preistoria dell’occidente e nello stesso tempo se ne distacchi radicalmente. Nulla di difficile per un pubblico variegato, nulla di straordinario perché mi sto riferendo a ciò che più ci interessa e dicevo prima siamo noi, ma non noi in astratto, ma il nostro patire , il nostro soffrire, il nostro essere il luogo del patimento e della morte possibile, questo ciò è che innanzi tutto ci interessa se no perché Gesù avrebbe detto ama il tuo prossimo tuo come te stesso, perché anche lui sa che il nostro amore primario è per noi stessi. E’ amore per volontà di uscire dal patimento . tutti noi il dolore, il patimento, l’angoscia, lo conosciamo. I giovani sono in una situazione particolare perché imparano a patire. Per introdurre la parola filosofia: è come appunto amore della sapienza. Prima abbiamo detto cura per ciò che è chiaro. Straordinaria sapienza del linguaggio anche in questo caso perché mostra la densità delle parole che è sbiadita nelle traduzioni correnti: cura per ciò che è chiaro. C’è un altro decadimento quando si interpreta la parola filosofia come ciò che nasce dalla meraviglia. E’ un orribile traduzione della parola filosofia perché quando Platone, Aristotele usano ciò che noi traduciamo con la parola meraviglia, usano nella loro lingua, la greca, …. Thauma Che primariamente non vuol dire meraviglia, bensì l’angosciato terrore per la vita.. La filosofia nasce dal terrore per la vita e cos’è la vita: è il luogo del patimento, del dolore, della morte e non per la meraviglia che si può provare se si seguono certi testi aristotelici la diagonale non è commensurabile al lato si meraviglia.

    Ci mancherebbe che fosse questo stupore di un intellettuale tranquillo nel suo laboratorio culturale.

    Qualche filo… vuol dire amante del mito, anche il filo.. è in qualche modo filosofo e lo dice quando chiarisce Thauma  e allora non possiamo pensare che colui che ha cura per il mito abbia cura per il mito perché si meravigli, secondo quella atmosfera rarefatta della quiete intellettuale dove la diagonale non è commensura al lato. L’uomo del lutto  è quello che impara per la prima volta cosa vuol dire morire, soffrire, cosa vuol dire il calare del sole. Se lo immaginano l’uomo primitivo che per la prima volta quando apre gli occhi verso il cielo  vede che a  notte sparisce tutto. E’ una morte più terribile di quella che oggi siamo imparati a conoscere quando ci raccontiamo la morte di qualche conoscente che sia lontano dai ns affetti immediati. L’uomo primitivo che per la prima volta vede vicino a sé un corpo che si ferma, che non parla più, che imputridisce? Sono esperienze radicali che segnano il modo in cui uno vive e il modo in cui uno pensa. Siamo entrati nell’argomento che ci interessa perché identità dell’occidente vuol dire da un lato il differenziarsi massimo rispetto a ciò che avevo chiamato re occidente e che ora chiamiamo esistenza mitica, il mito. Dall’altro un’accentuazione estrema di questa stessa esistenza. Provo a farmi capire: l’uomo ha fdi fronte il pericolo e rispetto al pericolo cerca di difendersi. Il pericolo è appunto il dolore, la morte. E come cerca di difendersi l’uomo mitico, quindi non ancora l’uomo occidentale? O impadronendosi della potenza oppure alleandosi alla potenza Che cos’è la potenza? E ‘ quella che appare tale di fronte alle convinzioni dell’uomo arcaico, che vede le potenze negli animali, negli antenati morti, nel demonico, nel divino. Vede la potenza nel Dio e allora ci sono due atteggiamenti : uno ripeto è quello di impadronirsi della potenza che sta dinanzi a lui, all’uomo. L’altro, ripeto, è quello di allearsi con essa e se loro tengono presente il racconto del Genesi e lo collegano col nuovo testamento vedono la successione, la scansione di questi 2 atteggiamenti: Primo impadronirsi, secondo allearsi alla potenza. Dice il serpente ad Adamo  Eritis sicut dii … sarete come Dio. Se mangerete il frutto della conoscenza del bene e del male diventerete come Dio. Essere come Dio vuol dire detronizzare Dio. Mangiando questo frutto io diventerò Dio, mangiando vuol dire togliere Dio dal suo trono e mettermici io. Ma poi vuol dire anche che mangiare del frutto proibito è mangiare Dio, e la connessione è lampante: se mangiando il frutto sono come Dio è perché nel frutto c’è la potenza che inizialmente e originariamente è rinchiusa nel divino . e Adamo tenta appunto di fare questo: mangiare e distruggere Dio e questo atteggiamento dell’uccidere Dio si rispecchia in altri atteggiamenti. Mangiare , uccidere, ma anche l’accoppiamento sessuale. L’accoppiamento è un modo di togliere le distanze tra l’amante e l’amato in modo da poter realizzare una maggior potenza in entrambi. Questi gesti fondamentali: mangiare, uccidere, ricordiamo l’importanza dell’uccisione dell’animale, del nemico nell’esistenza non solo arcaica, purtroppo, anche dei nostri tempi. Qualcuno sopravvive solo perché uccide. In questi gesti fondamentali si cela il segreto che svela il tratto comune tra la preistoria dell’occidente e l’occidente. Che cosa vuol dire diventare Dio e quindi detronizzarlo, mangiarlo, identificarsi a lui? Userò una formula astratta che appartiene al novero di quelle cose che immediatamente non ci interessano e che quindi lasciano delusi, ma sono quelle cose che come dicevo prima intervengono da ultimo in chi  (bambini) in questi gesti  terribilmente familiari uccidere, mangiare unione sessuale, c’è un tratto comune che è astratto, ma che poi si rivela concretissimo e pensino a come è astratta la matematica. Ma se un’azienda volesse funzionare prescindendo dalle regole della matematica fallirebbe nel giro di qualche ora. Il massimamente astratto bisogna imparare a vederlo come il più potente e anche perché essendo astratto raccoglie sotto di sé una infinità di casi concreti E’ in grado di indicare tutti. Lo nomino: è l’uomo che uccide Dio per diventare eredis sit … sarete come Dio. L’uomo che tenta di uccidere Dio che cosa fa. Vuole diventare Dio, cioè ecco la formula astratta, vuole diventare altro: Lui vuole diventare Altro. Questo accade nel mangiare, nell’unione sessuale, ma accade in ogni istante della nostra vita, perché se faccio così, se la luce è eccessiva se metto la mano davanti al viso sono diventato altro da quello che ero quando non mi proponevo di ripararmi dalla luce eccessiva. Diventare Altro. Il diventare Altro è il modo in cui l’uomo si difende rispetto a quel diventare Altro che la morte , che il dolore come avvisaglia della morte, che poi è la morte. Allora si difende dalla morte diventando Altro. Noi usiamo qs espressione nel modo più tranquillo, ma arriveranno i tempi in cui le espressioni più tranquille e pacifiche, più apparentemente evidenti si mostreranno come enormi covi di vipere. Siamo abituati a pensare diventare Altro come ovvietà, chi è costui che ci parla di qs ovvietà, eppure è in qs dati astratti che viene raccolto  e resa reale tutta quell’infinità di situazioni concrete che noi crediamo essere il veramente interessante. SE tiriamo via il diventare altro che cosa diventa ogni momento della ns vita quotidiana interessante. Non c’è più perché ripeto basta spostare il braccio per ottenere un qualcosa, basta operare qs spostamento perché noi siamo voluti diventare altro da ciò che eravamo. Pacifico il concetto, così tranquillo o non c’è piuttosto da pensare in qs concetto l’idea di uno squartamento per cui noi siamo strappati da noi stessi per diventare altro. Cioè scissione da noi stessi, ma lo squartamento e il separarsi da noi stessi non è forse la caratteristica della morte. E allora stiamo cominciando a ire, l’uomo del mito vuole difendersi dalla morte, ciò dalla forma che per lui era più radicale del diventare altro, diventando altro nella prima delle 2 maniere che avevo nominato, cioè quella dell’impadronirsi della potenza divina, demonica degli antenati ecc

    Restando al vecchio testamento il tentativo di Adamo fallisce e allora c’è una seconda fase dell’uomo se vogliamo utilizzare Q8 grande mito che ha dei corrispettivi in tutte le grandi religioni del mondo. C’è un secondo atteggiamento n cui l’uomo rendendosi conto della follia di lui fallito, e mortale di diventare Dio allora pensa di potersi difendere dalla morte e dal dolore alleandosi alla potenza, non volendo impadronirsene, ma alleandosi, L’alleanza con Dio è una delle parole fondamentali di tutta la religiosità. Avevo iniziato a  dire che l’occidente da un lato rafforza all’estremo l’atteggiamento mitico, dall’altro lato ne prende le distanze estreme. Lo conferma in modo radicale e lo smentisce in modo altrettanto radicale, perché? Il mito ci rassicura perché è il rimedio contro il dolore, Nel momento in cui Adamo si illude di poter essere con dio e  diventare Dio… questo è il momento transeunte del tentativo di Adamo di vincere la morte. Ma anche il momento dell’alleanza è il momento in cui Adamo pensa di vincere la morte solo che la morte è troppo importante perché sia affidata al mito. Il mito rassicura, ma gli dei, gli antenati, il demonico, il mondo col quale l’uomo si  rapporta o ostilmente o positivamente questo  modo che consistenza ha, questo  rimedio contro la morte che consistenza ha? Come resistere al dubbio che va sempre più montando che il rimedio sia fallace e non credo di esagerare dicendo che rispetto a tutti i problemi economici e politici che oggi abbiamo davanti quello del rimedio contro la morte è il più importante, anche per il modo in cui oggi la morte si presenta come scelta del terrorista, rispetto al quale i modi di dissuasione dell’uomo occidentale falliscono. La morte è assolutamente imprevedibile ed è il massimo dei mali. Quindi troppo debole il rimedio perché possa tranquillizzare l’uomo, troppo alta la posta perché il rimedio mitico possa soddisfare. Nasce a questo  punto il dubbio interno al mito e nasce  a questo punto l’occidente. Nasce il dubbio non intorno a qualche dimensione culturale ma nasce il dubbio intorno a quello in cui  per millenni e millenni l’uomo è vissuto. Dire che nasce il dubbio intorno al mito non vuol dire citare un capitolo della storia della cultura vuol dire citare la radice dell’intera civiltà occidentale, la radice della cultura, delle opere, delle situazioni, dell’ impero romano, della chiesa dello stato moderno, il dubbio intorno al mito, la volontà di vederci chiaro, la cura per ciò che è chiaro, la filo-sofia la cura per il saphes, e questo allora non è un discorso della filosofia, di storia della cultura, è il discorso che vede la radice di tutta la concretezza della storia dell’occidente. Il dubbio, può essere esercitato soltanto se non si è nel dubbio. Noi siamo abituati  a sentire in questa espressione: l’Europa nasce dallo spirito critico e lo spirito critico scandisce tutta una serie di epoche in cui lo spirito critico va via via modellandosi.  I greci pensando per la prima volta il dubbio, ma dunque rapportandosi allo thauma, al terrore della vita, e volendosi salvarsi veramente da questo terrore  , ecco ho usato l’avverbio cruciale e non possono che pensare che alla verità che il rimedio è un rimedio che non sia vero. Dio, gli dei, l’amore, la ricchezza, tutto possiamo accumulare qui davanti per cercare di erigere il monumento del rimedio, ma se tutto quanto usiamo non è vero, cioè è instabile, caduco, dubitabile, mito, invenzione, fantasia, e allora il rimedio con la morte è vacillante, non può restare l’uomo che appena guarda, appena spara gli occhi davanti al mondo, non può restare nel mito. Nasce la volontà di verità e quindi voltando radicalmente le spalle al mito. Ma insieme stiamo dicendo, confermando  nel modo più  radicale il mito. Che cosa vuol dire Q8 seconda affermazione? La filosofia, perché della filosofia si tratta quando s parla di questa volontà di verità, che poi diventerà volontà di verità, politica, economica, religiosa, giuridica. Che cosa accade con Q8 volontà di verità? E che cosa accade se questa volontà è conferma insieme del mito? All’inizio dell’occidente si inizia a pensare anche se parole erano già disponibili, si inizia a pensare il senso del nulla e anche questa è una parola che noi pronunciamo continuamente. Sono quelle parole terribili quanto più ci prestiamo attenzione e quando le usiamo con la convinzione di non imbatterci in qualcosa di pericoloso, e invece la parola non essere nel repente nelle lingue pre filosofiche da  sempre, ma è con la filosofia che si inizia a pensare a quel nulla radicale che è entrato nel nostro comune modo di pensare ma che in un certo momento nella storia dell’uomo si è fatto avanti sì quando esistevano le parole essere e nulla, ma non esisteva il loro senso radicale. Si …. A morire davanti al nulla. Q8 è ciò che accade quando la filosofia nasce. Oggi se facessimo una statistica soprattutto nei paesi occidentali, meno in America, ma nella sapiente Europa vedremmo che la maggior parte dei nomi o restano in dubbio o si dichiarano convinti che con la morte non c’è più nulla. Nulla vuol dire non un luogo da cui si fa ritorno come si pensa invece nell’esistenza mitica, quando il mito dice gli uomini muoiono e vanno in un luogo che può essere raggiunto e da cui possono ritornare. I riti di propiziazione dei popoli arcaici rispetto ai defunti. I defunti non sono gli annullati: sono trattati adeguatamente, sono i pericolosi, i temibili, bisogna offrire sacrifici per rabbonirli. E’ un’altra forma di alleanza con la potenza. Si comincia a morire davanti al nulla, è un modo nuovo di morire. Prima non si muore, prima del pensiero greco e poi anche per coloro che circondavano i primi pensatori del nulla, non morivano in questo modo. Si muore e si soffre in relazione a ciò che si credi di essere. Se si crede di essere degli annullabili si muore diversamente da come si muore come quando questo pensiero del nulla non è apparso all’orizzonte. L’occidente ha sviluppato nel modo più radicale Q8 pensiero del nulla, ma se è appunto così radicale e prima non pensato, non è forse insieme la radicalizzazione di quel modo di morire che prima avevamo definito come il diventar Altro? Ma certamente si diventa così Altro che da essenti, da esistenti, si diventa l’assolutamente non esistente, si diventa Nulla. Ecco perché dico che c’è un trait-d’union tra l’esistenza mitica che c’entra la propria sopravvivenza sulla convinzione di diventar altro delle cose e dell’uomo stesso, col paradosso per cui si vuole vincere il diventar altro della morte col diventar altro dell’impadronirsi e dell’allearsi con la potenza suprema, ecco perché dico che c’è un trait d’union tra il senso mitico del diventar altro e il senso nuovo , occidentale, greco e ormai planetario del diventar altro in cui l’altro è il nulla. Non abbiam imparato sin da bambini al catechismo che dio crea l’uomo e il mondo dal nulla? Ma se ci pensiamo bene per molti degli uomini che oggi vivono in occidente le cose più alte le hanno imparato da bambini al catechismo, hanno pensato al mondo , alla creazione e poi vanno finire in buona parte al montaggio dove il pensiero che li guida è di ripetere all’infinito lo stesso gesto che mantiene in vita il lavoro, ma che potenze interpretative  rispetto al mondo è ben poca cosa rispetto a quello che hanno imparato a catechismo di tutto il mondo creata da dio dal mondo. Dove pensiamo che il cristianesimo abbia pescato la parola nulla e il suo senso se non dal pensiero greco? E’ il pensiero greco che per primo ha portato alla luce il nulla e ciò che non è nulla. Le cose del mondo per un po’ di tempo si mantengono nell’esistenza e poi tramontano nel nulla , Il rimedio rispetto a questo pericolo estremo, il nuovo rimedio è la verità evocata dal pensiero filosofico che permane fino al secolo scorso, fino a Questi due grandi nomi Hegel, … prima e Einstein dopo.  Anche per questo  dato si pensa Dio da un lato in modo del tutto diverso da come prima Dio era pensato e perché non si vuol più un Dio evocato miticamente, ma si vuole un Dio vero. Dall’altro lato si conferma il rapporto con l’alleanza e possibilmente con la distruzione della potenza divina, soltanto che da ora in poi il processo sarà inverso. Dapprima ci si alleerà al divino e poi e arriviamo ai ns giorni si distruggerà il divino. Intanto dedichiamo qualche battuta alla tradizione dell’occidente e cioè al tentativo di vincere la morte evocando la verità ed evocando il Dio vero di cui molti di loro avranno fatto l’esperienza quando l’uomo cristiano qualsiasi cosa mi capiti sono nelle mani di dio, queste  parole semplici hanno una profonda saggezza. Essere nelle mani di dio non è un pensiero propriamente cristiano, è innanzitutto un pensiero filosofico essere cioè all’interno di un ordine universale , guidato da una potenza non smentibile e sperata da un sapere non smentibile. Io credo che si faranno pochi passi per ciò che riguarda i problemi del mondo fintanto che non si saprà che cos’è la verità       questa  distruzione    .. ma intanto tentiamo di capire che la morte può essere vinta respingendo il mito e soltanto se la potenza è posta con un sapere che non possa essere smentita. Cioè con un sapere vero, incontrovertibile, spesso si pensa alla filosofia come qualcosa di superfetazione al pensiero scientifico. La scienza fa i passi concreti e poi arriva la filosofia che tira le somme, ma fa cose inutili. Se filosofia fosse questo  sarebbe da lasciare da parte , invece il pensiero filosofico io posso vincere la morte se ciò che so di me e del mondo non è un’opinione, un racconto mitico, poesia, non è qualcosa prodotto dalla mia fantasia ma è un qualcosa che si riesca a raggiungere in modo innegabile. Qui sta tutta la densità e difficoltà del sapere filosofico il quale rispetto al sapere scientifico non è una superfetazione, è più radicale. Oggi la scienza, e concluderò, riconosce la propria controvertibilità ma direi che si perde il senso fondamentale dell’intera tradizione occidentale se non si guarda al senso dell’incontrovertibile. C’è una parola greca che questo senso lo restituisce con potenza: noi oggi parliamo di epistemologia, vuol dire riflessione sulla scienza, ma in questa parola sentiamo la parola episteme, che è una parola greca  e viene tradotta male quando in vocabolario vediamo episteme uguale a scienza. No. Anche qui il linguaggio è molto più potente di quanto non possa sembrare. Episteme : è ciò che sta ciò che non si smuove, ciò che non è abbattibile, non può essere divelto o messo in questione. Episteme sostantivizzazione del verbo stare che in greco è … = sto. Episteme è ciò che sta, che riesce a stare.  Che cosa è ciò che sta? Ci basti in questa sede richiamare la volontà di verità del pensiero filosofico, ma non un’astratta volontà culturale di verità, ma una volontà di verità per vincere la morte, per supportare la morte, per vincerla nel senso di sopportarla. Quando il cristianesimo dice che la fede è argomento delle cose non visibili, il cristianesimo 46,23

    Guy Brown, Una vita senza fine? invecchiamento, morte, immortalità (The Living End, 2008), edizione italiana a cura di Edoardo Boncinelli, traduzione di Gianbruno Guerrerio, Raffaello Cortina, Milano 2009



    Prefazione di Edoardo Boncinelli


    Ogni essere vivente è come una bolla di ordine che si genera e si sostiene per qualche tempo in un mare di disordine. 
    Quando parte è piccola e incerta; poi cresce e si stabilizza. Dopo una breve permanenza nel suo optimum – e dopo aver dato inizio, se tutto va bene, a qualche altra avventura vitale – la bolla comincia a dare segni di instabilità ed entra in contrazione, funzionale se non strutturale. Infine finisce, progressivamente o di schianto. Nei secoli, senza remissione.
    Questa potrebbe essere la parabola della vita e della morte, una parabola con il pregio della lucidità, se non della poeticità. E senza indulgenze e ammiccamenti.
    Se la bolla rappresenta un animale, è tutto qui. Poiché quello non sa che finirà e non sa nemmeno che è vivo. Che alternativa esiste infatti per lui all’essere vivo? Essere vivo è l’unico suo stato possibile. Essere vivo ed essere impegnato a mantenersi tale, sempre e comunque. In barba alla morte, che è estranea alla vita vissuta.
    Diverso è il caso nostro, perché noi possiamo “vivere” la morte. Se la bolla corrisponde a un essere umano, essa si anima allora di aspettative, di speranze e di timori. E qui casca l’asino! Tutti sappiamo che gli uomini muoiono, ma a nessuno appare chiarissimo che anche lui morirà. Soprattutto perché non sa quando. Perché anche noi un po’ animali siamo e l’unico stato concepibile è quello di vivente, e magari impegnatissimo. Ciononostante, “sappiamo” che prima o poi dovremo morire, con la spiacevole complicazione che dovremo invecchiare.


    Che se ne parli ogni giorno o che non se ne parli mai, il pensiero della morte, e dell’invecchiamento, non ci abbandona mai, non fosse altro che perché siamo circondati da tanti altri esseri umani con i quali interagiamo a vario titolo. Forse, allora, è meglio affrontarlo direttamente l’argomento, in forma mitica, in forma poetica o dal punto di vista scientifico.
    La nostra è l’epoca della scienza e della tecnologia, e anche di un certo grado di pianificazione sociale. E’ naturale, quindi, che anche della morte, dei suoi prodromi e delle sue conseguenze se ne parli scientificamente e con un occhio al sociale. Senza mai dimenticare il versante poetico e mitologico, immaginati dalla fragile bolla.
    E quello che fa questo libro dove non manca nulla. Ognuno potrà trovarvi quello a cui è più interessato, dalle parole del Libro dei Morti dell’antico Egitto alle insidie della malattia di Alzheimer, dal mito di Aurora e Titone ai meccanismi dell’invecchiamento cellulare, dalla saga di Gilgames alle ragioni dell’incredibile allungamento della vita che stiamo tutti vivendo.
    Eccezionalmente aggiornato dal punto di vista scientifico, dotto e ben documentato, è il libro su tutti gli aspetti della morte, almeno di quelli che si possono concepire in vita. La morte e l’invecchiamento sono girati e rigirati da tutti i lati e guardati con occhio attento e appassionato. Come dire che si tratta del meglio che si possa fare, con questo come con molti altri argomenti. Chi cerca l'”essenza” della morte, o magari della vita o di tutte le altre cose che interessano i vivi, dovrà però rinunciare. O cercarsela da sé.
    Il bello della vita è che la si vive una volta sola, non ha antecedenti e va in scena senza un’ora di prove. “La morte si sconta vivendo“, ha detto Ungaretti.


    INDICE


    Prefazione {Edoardo Boncinelli)


    1. Inizi e fini
    Interludio 1
    Breve storia della morte e della dannazione


    2. La faccia mutevole della morte
    Interludio 2
    Il significato della morte


    3. Un calcio al secchio
    Interludio 3
    La ricerca dell’immortalità


    4. La morte si frantuma
    Interludio 4
    Gli immortali di Luggnagg


    5. Perdere il senno
    Interludio 3
    L’anima mortale




    6. L’Io digitale
    Interludio 6
    La paura della morte


    7. La morte cellulare
    Interludio 7
    Quando diventiamo vecchi?


    8. Invecchiamento
    Interludio 8
    Dobbiamo resistere alla morte?


    9. Immortalità
    Poscritto
    Come dovremmo morire?

    Catherine Chalier, LA MISSIONE DELL’ANGELO, Convegno “E l’Angelo era con lui” Presenze di Dio fra cielo e terra, Assisi, Maggio 2010

    Gli angeli: presenze di Dio fra cielo e terra

    convegni 2010

    da: 2010 Gli angeli: presenze di Dio fra cielo e terra.

    Parmenide di Elea

    I Presocratici raccontati da Emanuele Severino


    vedi anche

    EMANUELE SEVERINO racconta i PRESOCRATICI e la NASCITA DELLA FILOSOFIA, La Repubblica editore, 2019. Indice del libro

    L’eruzione vulcanica di Eyjafjallajokull: il dominio della Tecnica al cospetto della Natura


    Eyjafjallajokull 
    significa “Ghiacciaio dei monti sulle isole”.
    Questo vulcano del Nord era rimasto silenzioso per 187 anni.
    Ma in questi giorni si è risvegliato e ha paralizzato il traffico aereo europeo.
    L’umanità, che è ospite sulla terra che le pre-esiste, ha dovuto prendere atto dei suoi limiti e soggiacere ai suoi ritmi geologici.
    E’ stato un grande insegnamento.
    Anche se presto la specie umana dimenticherà, purtroppo.
    Emanuele Severino trova in questo evento una conferme ai fondamenti del suo immenso pensiero:

    Quando la tecnica si arrende alla natura

    Secondo la scienza l’Universo è incominciato con un’immane catastrofe, il big bang che ha squarciato i «sovrumani silenzi», e terminerà con un’altra non meno gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione dell’energia, che a quei silenzi riconduce. Nel frattempo altre catastrofi devastano l’Universo e la Terra. Tra l’una e l’altra, intervalli che all’uomo sembrano lunghissimi e nei quali, d’altra parte, e frequenti, altre «minori» catastrofi si producono, quelle che uccidono migliaia di persone e di cui danno notizia i mass media. Il potenziale tecnico dell’uomo non è ancora in grado di fronteggiarle. Come sta accadendo con l’eruzione del vulcano islandese. Quel potenziale è invece in grado di gareggiare con la distruttività del fenomeno entropico: se scoppiasse un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia la terra sarebbe distrutta tanto quanto potrebbe esser distrutta dalla «Natura». Sul piano della distruttività Tecnica e Natura si combattono alla pari.

    E dire che la Natura «si ribella» ha senso solo in relazione ai progetti dell’uomo. La sua ribellione, inoltre, può essere ben più radicale di quelle a cui ci è dato di assistere. A volte ci si trova di fronte ad affermazioni che sembrano inoffensive. Ad esempio questa, che le leggi della scienza (da cui la Tecnica è guidata) sono ipotetiche, cioè non sono verità assolute. Spesso gli scienziati se ne dimenticano. Ma l’ipoteticità delle leggi scientifiche significa ad esempio che un corpo, abbandonato a sé stesso, da un momento all’altro, invece di cadere verso il basso potrebbe andare verso l’alto. Qui la ribellione possibile della Natura è ben più radicale. La provvisorietà della destinazione della Tecnica al dominio del mondo è ancora più marcata.

    Si fa avanti, in tutta la sua gravità, il problema della salvezza dell’uomo. Chi ci pensa? Quelli che si danno da fare per uscire dalle crisi economiche e politiche?
    Sì, a quel problema le religioni si rivolgono. Ma con la fede. E la fede è ipotetica come le leggi della scienza. Ma l’uomo è destinato ad aver a che fare soltanto con ipotesi e a soppesare soltanto con ipotesi il pericolo da cui è circondato?

    in Il Corriere della sera 18 aprile 2010

    Emanuele Severino, Quando la tecnica si arrende alla natura …

    Quando la tecnica si arrende alla natura

    Secondo la scienza l’Universo è incominciato con un’immane catastrofe, il big bang che ha squarciato i «sovrumani silenzi», e terminerà con un’altra non meno gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione dell’energia, che a quei silenzi riconduce. Nel frattempo altre catastrofi devastano l’Universo e la Terra. Tra l’una e l’altra, intervalli che all’uomo sembrano lunghissimi e nei quali, d’altra parte, e frequenti, altre «minori» catastrofi si producono, quelle che uccidono migliaia di persone e di cui danno notizia i mass media. Il potenziale tecnico dell’uomo non è ancora in grado di fronteggiarle. Come sta accadendo con l’eruzione del vulcano islandese. Quel potenziale è invece in grado di gareggiare con la distruttività del fenomeno entropico: se scoppiasse un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia la terra sarebbe distrutta tanto quanto potrebbe esser distrutta dalla «Natura». Sul piano della distruttività Tecnica e Natura si combattono alla pari.
    E dire che la Natura «si ribella» ha senso solo in relazione ai progetti dell’uomo. La sua ribellione, inoltre, può essere ben più radicale di quelle a cui ci è dato di assistere. A volte ci si trova di fronte ad affermazioni che sembrano inoffensive. Ad esempio questa, che le leggi della scienza (da cui la Tecnica è guidata) sono ipotetiche, cioè non sono verità assolute. Spesso gli scienziati se ne dimenticano. Ma l’ipoteticità delle leggi scientifiche significa ad esempio che un corpo, abbandonato a sé stesso, da un momento all’altro, invece di cadere verso il basso potrebbe andare verso l’alto. Qui la ribellione possibile della Natura è ben più radicale. La provvisorietà della destinazione della Tecnica al dominio del mondo è ancora più marcata.
    Si fa avanti, in tutta la sua gravità, il problema della salvezza dell’uomo. Chi ci pensa? Quelli che si danno da fare per uscire dalle crisi economiche e politiche? Sì, a quel problema le religioni si rivolgono. Ma con la fede. E la fede è ipotetica come le leggi della scienza. Ma l’uomo è destinato ad aver a che fare soltanto con ipotesi e a soppesare soltanto con ipotesi il pericolo da cui è circondato?

    in Il Corriere della sera 18 aprile 2010

    da: Tracce e Sentieri

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    Grazia Apisa Gloria, LA TUA SOMMESSA VOCE, ispirata alla poetessa Antonia Pozzi







      LA TUA SOMMESSA VOCE
                                                                         
      Sono tornata a trovarti
      e ho udito parlare
      il tuo dolore
      il tuo spezzato sogno
      l’amore non vissuto
      Ho ascoltato
      il lieve tuo canto
      in quella terra
      avvolta nel silenzio
      terra dove l’incanto
      dolce
      della primavera
      può  rendere più acuto
      il dolore del cuore
      e la solitudine
      diviene grave peso
      di memorie
      che accompagnano
      note di morte
      pensieri d’amore tramutano
      in deserto
      La tua sommessa voce
      ho quasi udito
      venirmi incontro
      quasi lamento
      Antonia
      la tua anima
      nell’abbraccio divino
      ha forse oggi trovato
      la pace
      Lieve fu il tuo passare su questa terra
      sconosciuta la tua poesia
      poesia d’amore
      di dolci armonie
      che solo la natura
      la vicinanza dei tuoi amati luoghi
      ti concesse
      Fu la tua vita un sospiro nel vento
      l’impotenza di esistere
      dove l’amore tace
      Al cadere di foglie il vento sospirante
      ti sottrasse all’inutile mondo
      Lasciasti solo
      la tua verde spoglia
      e volasti lontano
      nell’infinito cielo
      che ti accolse e ti amò
      nel firmamento di dilette stelle 

      Grazia Apisa Gloria, Genova,27 marzo 2010
      dedicata a Paolo Ferrario, che mi ha fatto conoscere Antonia Pozzi







      Largo (Antonia Pozzi)


      O lasciate lasciate che io sia
      una cosa di nessuno
      per queste vecchie strade
      in cui la sera affonda –

      O lasciate lasciate ch’io mi perda
      ombra nell’ombra –
      gli occhi
      due coppe alzate
      verso l’ultima luce –

      E non chiedetemi – non chiedetemi
      quello che voglio
      e quello che sono
      se per me nella folla è il vuoto
      e nel vuoto l’arcana folla
      dei miei fantasmi –
      e non cercate – non cercate
      quello ch’io cerco
      se l’estremo pallore del cielo
      m’illumina la porta di una chiesa
      e mi sospinge a entrare –
      Non domandatemi se prego
      e chi prego
      e perch
      é prego –

      Io entro soltanto
      per avere un po’ di tregua
      e una panca e il silenzio
      in cui parlino le cose sorelle –
      Poi ch’io sono una cosa –
      una cosa di nessuno
      che va per le vecchie vie del suo mondo –
      gli occhi
      due coppe alzate
      verso l’ultima luce –

      Baldo Lami, SILVIA MONTEFOSCHI & VITO MANCUSO. Una psicoanalista e un teologo “eretici” a confronto, in http://www.libridipsicoanalisi.com

      SILVIA MONTEFOSCHI & VITO MANCUSO.Una psicoanalista e un teologo “eretici” a confronto, Dott. Baldo Lami, Psicologo, psicoanalista e psicosomatologo, Studioso dei rapporti cinema-psiche e mente-cuore
      Alcuni estratti:
      [..] Sorprendentemente molto simile, nonostante le differenze di formazione, background e percorso di ricerca,(3) è la narrazione dell’origine del mondo e del suo sviluppo.
      Per Vito Mancuso il cosmo è un trattato su Dio al pari delle Sacre Scritture. Grazie ai contributi della scienza, l’uomo è in grado di rintracciare il Principio Ordinatore, il Logos che regge la natura secondo una logica di incremento della complessità e dell’informazione, l’ordine che dà forma all’energia alla base dell’essere, secondo una linea evolutiva che dal punto cosmico iniziale conduce alla vita e man mano alla comparsa degli esseri intelligenti e allo sviluppo della spiritualità. Questa sapienza basata sull’osservazione della natura ci conferma il messaggio di Cristo, perché il principio fondamentale dell’essere come energia non è altro che la relazione, che produce armonia e contrasta la deriva entropica dell’universo. Il Logos, quindi, è relazione, ordine relazionale, che attraverso i legami crea forme e sostanze nuove, in un incessante riprodursi di energia su livelli qualitativi sempre superiori. Ma se il Logos è relazione, allora è l’amore l’attuazione perfetta del Logos, in quanto relazione perfetta tra gli esseri.(4)
      […]
      Per Silvia Montefoschi l’essere è l’essere del pensiero, l’essere come logos, concepito come unità duale maschile-femminile eternamente dialogante; l’essere come coniunctio primigenia, in cui la soggettività coincide con l’intersoggettività che la sostanzia; logos, inoltre, che è anche eros, in quanto tensione erotico-conoscitiva. Questo essere-pensiero, infinitamente sapiente e inconscio nello stesso tempo, per conoscersi pose sé fuori di sé, oggettivandosi, e attuando in questa sua straordinaria estrinsecazione (la creazione del mondo) la potenzialità femminile che portava in seno, immanente e incalzante, nelle forme concrete del reale in cui consiste, si compone e si sviluppa il suo dialogo interiore
      [. ..]

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      Video Intervista a Severino – Prima parte

      In occasione delle Vacances de l’Esprit 2008, Franco Bertossa ha intervistato il famoso filosofo italiano intorno ai punti chiave del suo pensiero. Prima parte della lunga intervista di Emanuele Severino

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      MORO ANDREA, Breve storia del verbo essere. Viaggio al centro della frase, Adelphi, 2010

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      Vito Mancuso, SE LA VITA È SENZA FEDE

      A distanza di due anni dal duro attacco contro L’ anima e il suo destino a firma di padre Corrado Marucci, “La Civiltà Cattolica” (quaderno n° 3831) torna a criticare frontalmente il mio pensiero. Lo fa con un articolo più profondo, meno aggressivo e apparentemente meno insidioso del precedente, scritto da padre Giovanni Cucci sul mio ultimo saggio, La vita autentica. Dopo aver presentato finalità e struttura del mio lavoro a cui viene persino riconosciuto che “non mancano osservazioni interessanti e gradevoli”, “La Civiltà Cattolica” scrive che “la conduzione del discorso risulta molto ambigua ed equivoca, per non dire contraddittoria” e giunge a esplicitare la sua critica con questa domanda: “In fin dei conti, per Mancuso, Dio è necessario o no ai fini del discorso sull’ autenticità? Le risposte che giungono dal libro non consentono di stabilirlo, poiché si afferma in una pagina quanto viene negato alla pagina successiva”. Sono accuse senza fondamento.

      Ma prima di argomentare la mia replica desidero chiarire quello che ritengo il vero obiettivo della rivista dei gesuiti, le cui bozze, com’ è noto, passano al vaglio della Segreteria di Stato vaticana: l’ obiettivo, a mio avviso, consiste nel mostrare ai cattolici che a me non è concesso “presentarsi come un teologo cristiano”. È questo il vero disegno della “Civiltà Cattolica”, e forse di qualcun altro dietro di essa. La questione sollevata è tale da riguardare da vicino ogni uomo pensante: “In fin dei conti, Dio è necessario o no ai fini del discorso sull’ autenticità?”. Padre Cucci, per il quale la risposta è un inequivocabile sì, mi accusa di presentare una risposta “ambigua”, “equivoca”, “contraddittoria”.

      Io, al contrario, ritengo di aver espresso il mio pensiero molto chiaramente, oserei dire “papale-papale” se non temessi che qualcuno poi concluda che mi sono montato la testa. Ecco ciò che ho scritto nel mio libro: “Per una vita autentica è necessario credere in Dio? Sono convinto di no“.

      Lo ribadisco: un uomo nell’ intimo della sua coscienza può escludere esplicitamente ogni riferimento al divino e al contempo vivere nel modo più autentico, cioè servendo il bene, la giustizia, la ricerca della verità, la bellezza. E viceversa un uomo può professarsi credente, magari rivestirsi di sontuosi paramenti, e tuttavia rappresentare la negazione più drammatica del bene e della giustizia: la storia della Chiesa offre migliaia di esempi al riguardo, non pochi dei quali sono purtroppo ancora attuali ai nostri giorni.

      Se qualcuno avesse dei dubbi, provi a pensare da un lato al non credente Primo Levi e dall’ altro a uno dei tanti prelati incriminati per pedofilia, e vedrà che in un istante gli si chiariscono le idee. Il senso del messaggio spirituale di Gesù, del resto, consisteva proprio in questo primato della concretezza etica rispetto alle idee dottrinali proclamate a parole: “Non chi dice ‘ Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre” (Matteo 7,21), prospettiva che Gesù realizzava preferendo ai clericali del suo tempo (scribi, farisei, sacerdoti) altre tipologie più laiche di persone quali pubblicani, prostitute, poveri, pescatori.

      Per una vita autentica, caro padre Cucci, la fede in Dio non è necessaria. Poi il mio ragionamento proseguiva così: “Ritengo, però, che non sia possibile una vita pienamente autentica senza credere nel bene e nella giustizia, e che se un uomo crede nel bene e nella giustizia deve poi giustificare a se stesso perché lo fa e provare a pensare quale sia la concezione dell’ essere più ragionevole che giustifica tale suo affidamento esistenziale al bene e alla giustizia”. La vita quotidiana quale ciascuno sperimenta non è tale da mostrare inequivocabilmente il primato del bene e della giustizia, anzi al contrario sono spesso i furbi e gli ingiusti a prevalere. Per praticare il bene e la giustizia e risultare interiormente puliti occorre quindi una certa “fede” in questi valori, senza la quale è quasi inevitabile che la sola verifica sperimentale porti al cinismo, a non credere più a nulla, a sorridere amaramente al solo sentire parlare di etica. Affermo quindi che per una vita autentica, se non è necessaria la fede in Dio,è però necessaria la fede nel bene e nella giustizia quali dimensioni più alte del vivere. Affermo cioè che la pienezza della vita suppone il riconoscimento pratico del primato dell’ etica e che il vero uomo non è il ricco, non è il potente, non è il dotto, non è il pio, ma è il giusto, di quella giustizia che non è fredda legalità ma saggezza del bene. Per essere giusti, però, in un mondo che spesso giusto non è, occorre avere fede nella giustizia (o, che è lo stesso, nell’ armonia dell’ essere). Questo mio ragionamento per “La Civiltà Cattolica” condurrebbe a escludere la possibilità di Dio e di conseguenza a minare il mio statuto di teologo. Le cose però non stanno per nulla così, perché il mio percorso pone semmai le basi per una rinnovata fondazione del discorso teologico, andando a indagare la profondità dell’ essere che il primato dell’ etica (smentito dalla cronaca, ma avvertito dalla coscienza) porta con sé.

      È quanto sosteneva già Immanuel Kant nella Critica della ragion pura: “Io avrò fede nell’ esistenza di Dio e in una vita futura, e ho la certezza che nulla potrà mai indebolire questa fede, perché in tal caso verrebbero scalzati quei principi morali cui non posso rinunciare senza apparire spregevole ai miei stessi occhi”. Una coscienza matura non fa il bene perché lo dice il papa, eseguendo quello che dice il papa, all’ insegna della morale eteronoma; la coscienza matura fa il bene autonomamente, lo fa perché sente che è suo dovere farlo, senza temere, quando è il caso, di andare persino contro quello che dice il papa (come quei cattolici che nell’ Ottocento si battevano per la libertà religiosa, condannata aspramente dai papi del tempo). Mi chiedo però di che cosa sia segno questo senso del dovere rispetto al bene che la coscienza avverte dentro di sé, mi chiedo che cosa dica dell’ uomo. E rispondo dicendo che esso è l’ attestazione di una dimensione più profonda dell’ essere, la quale, se risulta così affascinante e normativa per la coscienza retta,è perché ne costituisce l’ origine da cui viene e il fine verso cui tende, ovvero quel “principium universitatis” che Tommaso d’ Aquino in Summa contra gentiles I,1 dice essere il nome filosofico di Dio. “In fin dei conti, per Mancuso, Dio è necessario o no ai fini del discorso sull’ autenticità?”, si chiedeva padre Cucci. Spero che a questo punto il mio pensiero risulti chiaro anche per lui: soggettivamente no (la fede non è necessaria), oggettivamente sì (la giustizia è indispensabile). Questo mio legare Dio all’ oggettività del bene e della giustizia, ben lungi dall’ escluderlo come mi si accusa, riproduce la medesima prospettiva di Gesù: “In quel giorno molti mi diranno: «Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome?». Ma io dichiarerò loro: «Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’ iniquità»” (Matteo 7,22-23).

      È solo la concretezza della giustizia quale forma stabile della nostra più intima energia vitale a condurre in quella dimensione eterna dell’ essere che chiamiamo Dio, mentre non serve a nulla riempirsi la bocca delle più devote professioni di fede se, dentro, si è iniqui (“non vi ho mai conosciuti”). Rimarrebbe da affrontare il discorso altrettanto importante sulla logica alla guida della natura e della storia, se essa sia di tipo personale come vuole padre Cucci, oppure impersonale come sostengo io, e spero di poterlo fare in un prossimo articolo. Per ora concludo dicendo che sarei lieto se “La Civiltà Cattolica” rivedesse il duro e ingiusto giudizio su di me e sul mio piccolo saggio, ma temo che ciò non avverrà. In ogni caso non ho mai aspirato al patentino ufficiale di teologo cattolico-romano, visto che da tempo parlo di una teologia “laica”, cioè abitata dall’ aria pulita della libertà di pensiero, unica condizione, a mio avviso, perché l’ occidente torni a interessarsi della sua religione.

      VITO MANCUSO

      Repubblica — 26 febbraio 2010

      Eugenio Borgna “Le emozioni ferite”, Firenze, Biblioteca delle Oblate – 16/12/2009, 16 AudioVideo di un’unica magistrale conversazione, tratta dal canale di thorne63 su Youtube

      In vacanza con Emanuele Severino, 29-30 maggio 2010, San Vincenzo LI,

      29 – 30 maggio 2010
      San Vincenzo (LI)

      In vacanza con Emanuele Severino
      La memoria e il nulla. Anche a proposito di Leopardi
      Il Filosofo Emanuele Severino ci delizierà con quattro lezioni magistrali, durante le quali emergerà il genio filosofico di Leopardi, nello splendore naturalistico della Riserva Naturale di Rimigliano, sul mare della Toscana.
      Biografia (da wikipedia)

      Emanuele SeverinoEmanuele Severino Si laurea all’Università di Pavia nel 1950, come alunno dell’Almo Collegio Borromeo, discutendo una tesi su Heidegger e la metafisica sotto la supervisione di Gustavo Bontadini. L’anno successivo ottiene la libera docenza in filosofia teoretica. Dal 1954 al 1970 insegna filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I libri pubblicati in quegli anni entrano in forte conflitto con la dottrina ufficiale della Chiesa, suscitando vivaci discussioni all’interno dell’Università Cattolica e nella Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio). Dopo un lungo e accurato esame la Chiesa proclama ufficialmente nel 1970 l’insanabile opposizione tra il pensiero di Severino e il Cristianesimo.
      Il filosofo, lasciata l’Università Cattolica, viene chiamato all’Università Ca’ Foscari di Venezia dove è tra i fondatori della Facoltà di Lettere e Filosofia, nella quale hanno insegnato e insegnano alcuni dei suoi allievi (Umberto Galimberti, Carmelo Vigna, Luigi Ruggiu, Mario Ruggenini, Gian Ruggero Manzoni, Italo Valent, Vero Tarca, Luigi Lentini, Giorgio Brianese, ecc.). Dal 1970 al 2001 è stato professore ordinario di filosofia teoretica, ha diretto l’Istituto di filosofia (diventato poi Dipartimento di filosofia e teoria delle scienze) fino al 1989 e ha insegnato anche Logica, Storia della filosofia moderna e contemporanea e Sociologia. È stato docente alle Vacances de l’Esprit nel 1996, nel 2001 e nel 2008

      Nel 2005 l’Università Ca’ Foscari di Venezia lo ha proclamato Professore emerito. Attualmente insegna presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È accademico dei Lincei e Cavaliere di Gran Croce. Da alcuni decenni collabora con il Corriere della sera.
      Il luogo
      San Vincenzo LI
      La struttura che ci ospita è immersa in un’oasi di verde della macchia mediterranea tra i pini ed i lecci, i prati ed i giardini fioriti fino alla spiaggia di sabbia finissima ed al mare azzurro. I dintorni offrono paesaggi immersi nella rigogliosa vegetazione, l’incantevole atmosfera dell’isola d’Elba, il fascino e la bellezza del medioevo toscano, il Parco Forestale di Poggi Neri ed il Parco Archeominerario di San Silvestro.

      Vacanze culturali alternative – In vacanza con Emanuele Severino

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      Melchisedec pre-scheda sul libro L’uomo senza inconscio di Massimo Recalcati

      Eccone un assaggio:

      L’identità e il nostro tempo
      Da una parte è il tempo della liquidità, del naufragio dell’identità, del godimento smarrito, mancano i binari simbolico-ideali entro cui ordinare l’esperienza umana.
      Dall’altra parte ci sono zone di solidità eccessiva, di identificazioni solide: si è come monadi chiuse, autosufficienti, compatte e senza desideri.
      Un esempio può essere fornito dall’anoressia: il soggetto si compatta, il corpo diventa acciaio, smarrisce la dimensione della mancanza, rifugiandosi nel vuoto della pancia.
      Scansa il desiderio, si mummifica nell’immagine pelle-ossa.
      Liquidità e solidità: l’effetto è lo sbriciolamento dei legami sociali.
      La dimensione dell’incontro con l’a(A)ltro viene meno o per liquidità o per solidificazione, per sbriciolamento o compattamento.
      Le manifestazioni del malessere giovanile oscillano tra un eccesso di conformismo (un io senza inconscio) e di familismo e trasgressione, adattamento passivo ai modelli di normalità da un lato e la spinta a consumare, a trasgredire, a sovvertire costantemente la dimensione del limite.
      Insomma un soggetto senza inconscio tende ad abolire l’esperienza del desiderio.
       

      Biografia e Poesie di Grazia Apisa Gloria

      La riproduzione e citazione di articoli giornalistici di Alessandro Monteleone

      La riproduzione e citazione di articoli giornalistici di Alessandro Monteleone

      Sommario: 1. Normativa rilevante – 2. In generale: l’opera giornalistica – 3. Disciplina normativa in materia di citazione e riproduzione di articoli giornalistici – 3. Conclusioni.

      vai a: La riproduzione e citazione di articoli giornalistici

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      Lezioni su Parmenide di Walter Cavini, in ASIA Associazione Spazio Interiore Ambiente

      dia-logando XXXVII - Differenza tra essere e ente

      Video | 31 Gennaio 2010

      dia-logando XXXVII – Differenza tra essere e ente

      La differenza ontologica di Heidegger in rapporto all’essere di Parmenide

      dia-logando XXXVI - Il Tutto a partire dalla differenza

      Video | 22 Gennaio 2010

      dia-logando XXXVI – Il Tutto a partire dalla differenza

      Walter Cavini: il Tutto a partire dalla differenza tra essere e niente in Parmenide

      dia-logando XXXV - Parmenide parte 3/3

      Video | 08 Gennaio 2010

      dia-logando XXXV – Parmenide parte 3/3

      Walter Cavini ci presenta la sua interpretazione dei frammenti di Parmenide

      dia-logando XXXIV - Parmenide parte 2/3

      Video | 23 Dicembre 2009

      dia-logando XXXIV – Parmenide parte 2/3

      Walter Cavini ci presenta la sua interpretazione dei frammenti di Parmenide

      dia-logando XXXIII - Parmenide parte 1/3

      Video | 19 Dicembre 2009

      dia-logando XXXIII – Parmenide parte 1/3

      Walter Cavini ci presenta la sua interpretazione dei frammenti di Parmenide

      Puntata speciale di dialogando - Remo Bodei 2/2

      Video | 11 Dicembre 2009

      Puntata speciale di dialogando – Remo Bodei 2/2

      Dialogando per due puntate con Remo Bodei. Oggi la metafora del viaggio e la storia della filosofia

      Puntata speciale di dialogando - Remo Bodei 1/2

      Video | 05 Dicembre 2009

      Puntata speciale di dialogando – Remo Bodei 1/2

      Dialogando per due puntate con Remo Bodei. Oggi la nascita della filosofia, il significato di saggezza e le scuole filosofiche

      dia-logando XXX - Arché in Anassimandro e negli altri presocratici

      Video | 27 Novembre 2009

      dia-logando XXX – Arché in Anassimandro e negli altri presocratici

      Perché Anassimandro, a differenza di altri presocratici, non definisce cos’è il principio primo?

      dia-logando XXIX - Confronto tra scienza e materialismo filosofico

      Video | 20 Novembre 2009

      dia-logando XXIX – Confronto tra scienza e materialismo filosofico

      Qual è il rapporto tra scienza contemporanea e l’antico approccio filosofico materialista?

      dia-logando XXVIII - Il procedere filosofico

      Video | 13 Novembre 2009

      dia-logando XXVIII – Il procedere filosofico

      Il procedere filosofico è aggiungere conoscenza o rimuovere pregiudizi?

      dia-logando XXVII - I pensatori più influenti dell'antichità

      Video | 06 Novembre 2009

      dia-logando XXVII – I pensatori più influenti dell’antichità

      Quale pensatore antico ha lasciato un’impronta profonda nel pensiero filosofico successivo e perché?

      dia-logando XXVI - I metodi di filosofare degli antichi

      Video | 30 Ottobre 2009

      dia-logando XXVI – I metodi di filosofare degli antichi

      Il nuovo numero di dialogando sui metodi filosofici nell’antichità. Con Walter Cavini

      dia-logando XXV - Il ruolo del mito nell'antica Grecia

      Video | 23 Ottobre 2009

      dia-logando XXV – Il ruolo del mito nell’antica Grecia

      Qual era la funzione del mito nell’antica Grecia? Risponde Walter Cavini

      dia-logando XXIV - Le prime domande filosofiche

      Video | 16 Ottobre 2009

      dia-logando XXIV – Le prime domande filosofiche

      A quale domanda cerca di rispondere la filosofia antica? Risponde Walter Cavini

      dia-logando XXIII - I grandi temi della Filosofia antica greca

      Video | 09 Ottobre 2009

      dia-logando XXIII – I grandi temi della Filosofia antica greca

      Quali sono gli oggetti propri della filosofia greca? Di che cosa si occupa?

      dia-logando XXII - La meraviglia filosofica

      Video | 02 Ottobre 2009

      dia-logando XXII – La meraviglia filosofica

      Per Aristotele la filosofia nasce dalla meraviglia. Che cosa intende il filosofo con “stupore”?

      dia-logando XXI - Quando nasce la Filosofia?

      Video | 25 Settembre 2009

      dia-logando XXI – Quando nasce la Filosofia?

      Secondo i nostri testi, qual è il contesto storico in cui nasce la Filosofia nella Grecia antica? Risponde Walter Cavini

      dia-logando XX - L'evento filosofico

      Video | 19 Settembre 2009

      dia-logando XX – L’evento filosofico

      Possiamo parlare di un momento specifico dell’esperienza umana in cui ebbe inizio la Filosofia?

      δia-loganδo: domande e risposte 2

      Articoli | 12 Settembre 2009

      δia-loganδo: domande e risposte 2

      Alcune risposte alle domande apparse sul persorso dedicato alla filosofia

      dia-logando XIX - Il significato di Filosofia nella Grecia antica

      Video | 11 Settembre 2009

      dia-logando XIX – Il significato di Filosofia nella Grecia antica

      La prima puntata di settembre inizia con un nuovo docente, Walter Cavini…

      Domande e risposte

      dia-logando XVIII - L'educazione a Sparta e Atene

      Video | 13 Agosto 2009

      dia-logando XVIII – L’educazione a Sparta e Atene

      Questa è l’ultima puntata di Agosto. Dia-logando riprende a Settembre, non mancate!

      dia-logando XVII -  Il ruolo del filosofo nella società in Aristotele

      Video | 31 Luglio 2009

      dia-logando XVII – Il ruolo del filosofo nella società in Aristotele

      dia-logando è il nuovo percorso didattico dedicato interamente alla filosofia

      dia-logando XVI -  Il barbaro in Aristotele

      dia-logando XV -  Aristotele e la Politica

      Video | 10 Luglio 2009

      dia-logando XV – Aristotele e la Politica

      dia-logando è il nuovo percorso didattico dedicato interamente alla filosofia

      dia-logando XIV - La conoscenza. Platone e Socrate a confronto

      Video | 03 Luglio 2009

      dia-logando XIV – La conoscenza. Platone e Socrate a confronto

      dia-logando è il nuovo percorso didattico dedicato interamente alla filosofia

      dia-logando XIII - Il

      dia-logando XII - Il ruolo del mito nel pensiero di Platone

      δia-loganδo XI - Analisi della tirannide in Platone

      δia-loganδo X - Comparazione tra stato e tipo di individuo in Platone

      δia-loganδo IX - Forme di governo nella Repubblica di Platone

      δia-loganδo VIII - Platone e il governo dei filosofi

      δia-loganδo VII - Intendimento originario di “teoria politica”

      δia-loganδo: domande e risposte 1

      Articoli | 10 Maggio 2009

      δia-loganδo: domande e risposte 1

      δia-loganδo VI - Forme di governo nella Grecia antica

      δia-loganδo V - Rapporto tra filosofia e politica

      δia-loganδo IV - Differenza tra filosofia e opinione

      δia-loganδo III - La domanda fondamentale

      δia-loganδo II - Educarsi alla filosofia

      δia-loganδo I - Studiare filosofia oggi

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      Differenza tra essere e ente in Parmenide, Walter Cavini

      La differenza ontologica e l’essere per ParmenideIn questo ciclo di lezioni sarà con noi Walter Cavini, docente di storia della Filosofia Antica presso l’Università degli Studi di Bologna.

      dia-logando XXXVII – Differenza tra essere e ente

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      Le temps qui reste, Serge Reggiani

      rintracciato da Gabriele De Ritis

      “Ci sono istanti che bastano da soli a dare il senso a una vita. Non sono casuali e vanno coltivati. Seguendo il principio di piacere, ma senza egoismo”: le istruzioni per l’uso di Romano Madera*

      “Ci sono istanti che bastano da soli a dare il senso a una vita. Non sono casuali e vanno coltivati. Seguendo il principio di piacere, ma senza egoismo”: le istruzioni per l’uso

      di Romano Madera*
      Basta un attimo solo per rendere la vita degna di essere vissuta. Non un attimo di piacere isolato, ma un attimo capace di imprimere un senso, di regalare una prospettiva. Ci sono istanti che non passano, forti e pregnanti al punto da non essere eliminati: sono centri di luce. Nella vita ce ne sono, come i momenti di commozione, o di illuminazione intellettuale, o di riconoscimento del dolore. Ricordate il film La storia del cammello che piange, dove una cammella, per il troppo dolore provato durante il parto, non riconosce il suo piccolo? La musica, il suono di un violino, la fa commuovere e avvicinare al cucciolo, finalmente riconosciuto e accolto? Questo riconoscimento dell’altro ci è necessario anche soltanto a sopravvivere. E a vivere. Due persone che si commuovono, si “muovono con”: e per accettare il dolore, a volte basta che un altro lo riconosca. Sono momenti fondamentali nella vita, anche se dolorosi, anche se le persone li fuggono. Questi momenti perfetti, attimi che ci cambiano, sono senza “ego”, nel senso buddista: ovvero senza egoismo, ma non senza consapevolezza. Ricordo la prima volta che lessi il verso di Keats: “qualcosa di bello è una gioia per sempre”.

      tutta la sintesi della relazione qui:
      Calcolo dei minuti perfetti | Dmemory

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      Berlin: libertà negativa e libertà positiva

      Il concetto di libertà come autogoverno, tipico della libertà degli antichi, è una forma di libertà positiva. Platone si distingue dai critici moderni della libertà positiva perché vede l’individuo – sia sotto forma di singola persona, sia sotto forma di intero politico – come qualcosa di radicalmente problematico e di intimamente conflittuale: anche per questo molte sue proposte appaiono aberranti a non pochi lettori liberali.

      La distinzione fra una libertà negativa, liberale, e una libertà positiva, potenzialmente totalitaria, è parte di un celebre argomento di uno dei più noti liberali della guerra fredda, Isaiah Berlin (Two Concepts of Liberty, in Four Essays on Liberty, Oxford UP, Oxford 1982, tr. it. in Quattro saggi sulla libertà, Feltrinelli, Milano 1989) , contro i progetti politici di palingenesi antropologica. Questi progetti, a parere di Berlin, intendono ricostruire coercitivamente le persone, in tutti i loro aspetti, in nome della suprema libertà positiva connessa alla realizzazione della pienezza delle potenzialità umane. Potremmo anche illustrare la libertà positiva con una politicizzazione della tesi teologica per la quale “l’arbitrio proprio della volontà è davvero libero quando essa non è asservita ai vizi e ai peccati” (Agostino, De Civitate Dei, XIV, 11, 1.); perciò, un arbitrio veramente libero non si identifica con la nostra libertà terrena, conseguente al peccato originale, che comporta anche la facoltà di peccare. Come, per il cristiano, la redenzione consiste nel superare la corruzione dell’arbitrio per raggiungere la libertas maior di volere solo il bene, così, in ambito secolare, per il politico totalitario gli spazi di libertas minor individuale sono sacrificabili a un perfezionamento umano e sociale che permetta all’uomo di realizzare la propria autenticità,

      Per libertà negativa Berlin intende un ambito, ben delimitato, di non interferenza dall’esterno, o di libertà dalla costrizione altrui. Essa risponde alla domanda: qual è l’area entro la quale si lascia il soggetto – una persona o un gruppo di persone – fare o essere ciò che è capace di fare o essere, senza interferenza da parte di altri? La libertà positiva, di contro, risponde alla domanda: che cosa o chi è la fonte del controllo o dell’ingerenza che può indurre qualcuno a fare questo invece di quello? Essa ha a che fare col concetto di autodeterminazione, che è qualcosa di più dell’avere garantita una sfera di non interferenza, perché si tratta, entro questa sfera, di essere padroni di sé e di decidere da soli. Berlin diffida, da liberale pluralista, della libertà positiva, perché essa si è storicamente sviluppata come autodeterminazione, ma nel senso che il proprio “vero sé” deve tenere le leve del comando nel foro interno. Questa interpretazione autorizza a una costrizione capillare e radicale, da parte di un potere politico detenuto indifferentemente da un despota illuminato o da una democratica volontà generale con la pretesa di rappresentare ciò che in ciascuno vi è di autentico. Infatti, una volta chiarito descrittivamente quali siano i contenuti necessari della libertà, diventa legittimo sia “costringere ad essere liberi”, cioè ad adeguarsi a quei contenuti, sia proibire di essere altrimenti. E così verrebbero eliminate sia la libertà negativa, sia la libertà positiva, se intesa come genuina autodeterminazione.

      La fortunata distinzione di Isaiah Berlin è stata bersaglio di numerose critiche. Gerald MacCallum ( Negative and Positive Freedom, “The Philosophical Review”, 76, 3, 1967, p. 314, trad. it. come Libertà negativa e positiva in I. Carter, M. Ricciardi, L’idea di libertà, Feltrinelli, Milano 1996, p. 21) ha fatto osservare che libertà negativa e libertà positiva non possono essere trattate come una coppia di termini opposti, perché non si può logicamente separare l’assenza di interferenza – o libertà negativa – nel fare qualcosa dal potere – o libertà positiva – di fare qualcosa. “Ogniqualvolta è in discussione la libertà di un qualche agente o gruppo di agenti, si tratta sempre della libertà da qualche vincolo, restrizione, interferenza o barriera al fare, non fare, diventare o non diventare qualcosa. Tale libertà è dunque sempre di qualcosa (un agente o più agenti), da qualcosa, di fare, non fare, diventare o non diventare qualcosa” . Per quanto concerne la libertà positiva, Crawford B. Macpherson (C.B. Macpherson, Berlin’s Division of Liberty, in Democratic Theory, Clarendon Press, Oxford 1973, pp. 108-9) ha messo in luce che Berlin confonde in un unico concetto almeno tre differenti accezioni: libertà come autodeterminazione; libertà come essenza autentica dell’uomo, alla quale è legittimo costringere il recalcitrante; e libertà come partecipazione al controllo democratico del potere politico. L’idea di libertà come autodeterminazione non può coerentemente legittimare la costrizione ad essere liberi – costrizione che deriva, piuttosto, da una lettura contenutistica della libertà per la quale essere liberi è comportarsi conformemente ad una essenza metafisicamente fondata: chi viene determinato in base a fini stabiliti da altri, per quanto solidamente incastonati nella sua essenza più autentica, non si autodetermina affatto.

      Ma per poter parlare di libertà negativa, dobbiamo avere già in mente una delimitazione chiara del soggetto morale: non possiamo attribuire la libertà negativa a qualcosa che non consideriamo soggetto morale – qualcosa, cioè, che riteniamo incapace di autodeterminarsi . Per esaltare la libertà negativa come un concetto dotato di una sua personalità, dobbiamo aver già risolto – o aver dato per risolti – non solo il problema dell’identificazione del soggetto morale, ma anche la questione dall’area entro la quale ciascuno è libero di autodeterminarsi. Un liberale pluralista, che sostiene che in quest’area ciascuno può avere le opinioni e la vita che crede, può essere tale solo dopo aver dato – o aver dato per scontata – una soluzione non pluralistica a questi due interrogativi . Possiamo determinatamente difendere la nostra libertà negativa solo se crediamo di sapere chi siamo “noi” e quali sono i nostri spazi “privati”, nei quali esigere la non interferenza del potere politico – se riteniamo che sia solo il potere politico a minacciarli.

      Berlin: libertà negativa e libertà positiva

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      Cesare Segre (1928-2014), Uso di una lingua e delle parole in rapporto al tipo di situazione comunicativa

      La parola “registri” indica

      tutte le varietà di una lingua, impiegate a seconda del livello culturale e sociale dell’interlocutore e del tipo di situazione.

      Si parla di registro aulico, colto, medio, colloquiale, familiare, popolare, ecc. Sappiamo che ci si esprime diversamente parlando a un re o a uno straccivendolo, in un’assemblea o all’osteria, a un superiore o a un compagno di bisbocce; o anche a un vecchio o a un bambino.

      Cambia la scelta delle parole: sventurato, sfortunato, scalognato, iellato, sfigato hanno, più o meno, lo stesso significato, ma appartengono a registri diversi. Cambia la sintassi: nel Nord il passato remoto si usa solo nei registri più alti, e l’indicativo tende a sostituire il congiuntivo; gli per «a lei» è condannato, ma usato a livello colloquiale; i dialettalismi, che insaporiscono la lingua, sono inopportuni ai livelli alti  ….

      I giovani sono quelli che sembrano ignorare di più i registri, e con ciò stesso si mettono in condizione d’inferiorità, perché mostrano di non aver rilevato, nel parlare, che la scelta linguistica denota la loro attitudine a posizionarsi rispetto ai propri simili, e a riconoscere il ruolo o i meriti degli interlocutori.

      Il rispetto dei registri è uno di quegli atti di cortesia che rendono più scorrevoli i rapporti umani. L’individuazione dei registri è particolarmente difficile per gli stranieri, che possono anche parlare bene la nostra lingua ma non si accorgono delle stonature prodotte da interferenze tra questi: per esempio usando termini del gergo giovanile in un discorso scientifico. Si dovrebbe dunque essere pazienti quando un «vu cumprà» ci interpella col tu, ma chi gl’insegna la lingua dovrebbe fargli rilevare l’imprecisione, e soprattutto evitare di interpellarlo allo stesso modo, denunciando il proprio senso di superiorità …

      Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee.

      Non si tiene conto del fatto che la capacità di usare il registro alto (pensiamo ai discorsi, perfetti per strategia argomentativa, dei Kennedy, dei Clinton e degli Obama) è uno degli elementi che contribuiscono alla «maestà», poca o tanta, di un personaggio politico …

      Uno degli elementi costitutivi dei registri più bassi è il turpiloquio. Purtroppo il pessimo costume di abbandonarsi al turpiloquio (a partire dal «me ne frego» fascista) si sta diffondendo ovunque, molto meno disapprovato della diffusione degli anglismi, che se non altro non feriscono il buon gusto …

      Anche qui, molti giovani si mettono alla testa del peggioramento. Pensiamo all’uso di punteggiare qualunque discorso con invocazioni al fallo maschile, naturalmente nel registro più basso, che inizia con la c. Un marziano giunto tra noi penserebbe che il fallo sia la nostra divinità, tanto ripetutamente viene nominato dai parlanti. Insomma, una vera fallolatria.

      Ma la celebrazione del fallo viene poi alternata con quella dell’organo femminile, o con allusioni ad atti sessuali più o meno riprovati, con auguri agli avversari di subire trattamenti sessuali sgradevoli, e così via. È vero che la fantasia ormai scarseggia; ma se qualche utente del registro fallico, riscuotendosi da un uso meccanico delle espressioni, badasse al significato letterale delle parole, si accorgerebbe che il suo orizzonte è ormai dominato da organi sessuali maschili e femminili, da scene di stupro e di sodomia e simili. Un po’ di varietà, per favore! Anche questo malcostume è condiviso da molti nostri politici, vogliosi di celebrare la propria virilità; dovrebbero leggersi o rileggersi Eros e Priapo di Gadda.

      Non si può reagire col sorriso, quando si rifletta che richiamarsi ai fondamentali della nostra animalità, alla vitalità prepotente e incontrollabile del sesso, ci porta agli antipodi non solo della ragione e degli ideali, ma anche della razionalità e della capacità dialettica che dovrebbero contraddistinguere l’homo sapiens sapiens. E non dimentichiamo che i cosiddetti attributi, se da un lato vengono usati a designare vigore e potenza, dall’altro sono sinonimo di stupidità: una molteplicità di significati che ci porta nell’indifferenziato, là dove la parola non è ancora stata affilata per interpretare il mondo.

      Cesare Segre, in Corriere della sera
      13 gennaio 2010

      fu chiesto a Jung se credeva in Dio. La sua risposta, "Adesso lo so. Non ho bisogno di credere"

      Alla fine degli anni ’70 mi capitò di confidare ad una collega di lavoro (una femminista ed aspirante antropologa) che leggevo con gusto della conoscenza e con significativi riflessi sul corso della mia unica esistenza gli scritti di Carl Gustav Jung.
      Mi guardò malamente è disse con disprezzo : ” … un religioso …”
      A quell’epoca ero all’avvio del mio processo di analisi (il più fortunoso investimento economico ed esistenziale che ho fatto per significare il corso della vita) e mi sembrava – al contrario della superficiale rappresentazione che ne aveva la collega – che Jung fosse un empirico. Leggendo nelle pieghe della sua magmatica scrittura mi appariva come uno straordinario osservatore dei fatti che metteva sotto osservazione: sia che fossero fatti interni alla psiche o esterni ad essa e rappresentati nei simboli della umanità.
      Ne ho oggi conferma illuminante nella nota di un libro bellissimo:

      In una famosa intervista della BBC con John Freeman, fu chiesto a Jung se credeva in Dio. La sua risposta, “Adesso lo so. Non ho bisogno di credere“, suscitò molte domande e commenti, Jung proseguì dicendo che non avrebbe mai potuto “credere” alcunchè sulla base dell’autorità e dell’insegnamento della tradizione; la sua era piuttosto una mente scientifica e aveva bisogno di conoscere le cose sulla base di fatti e di prove. Intendeva dire che sapeva di Dio per esperienza personale. Questo genere di “sapere”, tuttavia, è personale e “gnostico”, e non è verificabile o confutabile scientificamente.

      in Murray Stein, Trasformazione, compito umano fondamentale, Moretti & Vitali, 2005, nota 1 a pag 119-120

      Si dice che gli Angeli, spesso, non sanno se vanno tra i vivi o tra i morti. …RAINER MARIA RILKE

      Prima Elegia

      Ma chi, se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere
      degli Angeli? e se anche un Angelo a un tratto
      mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte
      mi farebbe morire. Perché il bello non è
      che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere
      ancora,
      lo ammiriamo anche tanto, perch’esso calmo, sdegna
      distruggerci. Degli Angeli ciascuno è tremendo.
      E così mi rattengo e il richiamo di oscuri singhiozzi
      lo soffoco in gola. Ah, di chi mai
      ci possiamo valere? Degli Angeli no, degli uomini no,
      e i sagaci animali, lo notano che, di casa nel mondo
      interpretato,
      non diamo affidamento. Ci resta, forse,
      un albero, là sul pendio,
      da rivedere ogni giorno;
      ci resta la strada di ieri,
      e la fedeltà viziata d’un’abitudine
      che si trovò bene con noi e rimase, non se ne andò.
      Oh, e la notte, la notte, quando il vento pregno di
      cosmico spazio
      ci smangia la faccia , a chi non resterebbe la sospirata,
      che soavemente delude, e che incombe pesante al cuore
      solitario? Che sia forse più lieve agli amanti?
      Ah, loro, se la nascondono soltanto, un con l’altro, la
      loro sorte.
      Non lo sai ancora? Getta dalle tue braccia il vuoto
      agli spazi che respiriamo; forse gli uccelli
      nell’aria più vasta voleranno più intimi voli.
      Sì, certo, le primavere avevano bisogno di te. Qualche
      stella
      s’aspettava che tu la rintracciassi. Montava
      un’onda dal passato, in qua, o
      mentre tu passavi sotto una finestra aperta
      si donava un violino. Tutto questo era compito.
      Ma lo reggevi tu? Così sempre distratto d’attesa,
      come se tutto t’annunciasse un’amata? (E dove la
      vorresti rifugiare se i grandi, strani pensieri
      in te vengono e vanno
      e spesso si stanno, la notte?)
      Ma se ti struggi così, canta le innamorate. Certo,
      non è ancora abbastanza immortale il loro sentimento
      famoso.
      Canta di loro, delle abbandonate, tu quasi le invidi, che ti
      parvero tanto più amabili delle placate. Riprendila
      sempre l’irraggiungibile celebrazione;
      pensa: l’eroe perdura, financo la morte per lui
      fu soltanto pretesto per essere: la sua ultima nascita.
      Ma l’eroine d’amore se le riprende in sé l’esausta Natura
      come se non ci fossero forze due volte,
      per compiere questo. Hai cantato abbastanza
      di Gaspara Stampa, che una qualche fanciulla
      cui sfugga l’amato, all’esempio esaltato
      di questa innamorata, senta: posso essere anch’io
      come lei?
      Tanto antichi dolori, non dovrebbero, ormai,
      diventar più fecondi per noi? non è tempo che amando,
      ci liberiamo dall’essere amato, lo reggiamo fremendo:
      come la freccia regge la corda, tutta raccolta nel balzo,
      per superarsi? Ché non si può restare, in nessun dove.
      Voci, voci. Ascolta, mio cuore come soltanto i Santi
      ascoltarono un giorno: il grande richiamo
      li alzava dal suolo; ma essi, impossibili,
      restavano assorti in ginocchio:
      così ascoltavano. Non che tu possa mai reggere
      la voce di Dio. Ma lo spiro ascolta,
      l’ininterrotto messaggio che da silenzio si crea.
      Ecco fruscia qualcosa da quei giovani morti e viene a te.
      Dove entrassi tu mai nelle chiese
      di Roma o di Napoli, non ti parlava pacato il loro
      Destino?
      O ti si imponeva una scritta, sublime,
      come ieri la lapide in Santa Maria Formosa.
      Che vogliono da me? Ch’io debba rimuovere lieve
      quella parvenza d’ingiusto che turba un po’, talvolta,
      il moto puro dei loro spiriti.
      Certo è strano non abitare più sulla terra,
      non più seguir costumi appena appresi,
      alle rose e alle altre cose che hanno in sé una promessa
      non dar significanza di futuro umano;
      quel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose
      non esserlo più, e infine il proprio nome
      abbandonarlo, come un balocco rotto.
      Strano non desiderare quel che desideravi. Strano
      quel che era collegato da rapporto
      vederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed è faticoso
      esser morti;
      quanto da riprendere per rintracciare a poco a poco
      un po’ d’eternità. Ma i vivi errano, tutti,
      ché troppo netto distinguono.
      Si dice che gli Angeli, spesso, non sanno
      se vanno tra i vivi o tra i morti. L’eterna corrente
      sempre trascina con sé per i due regni ogni età,
      e in entrambi la voce più forte è la sua.
      Infine, non han più bisogno di noi quelli che presto la
      morte rapì,
      ci si divezza da ciò che è terreno, soavemente,
      come dal seno materno. Ma noi, che abbiamo bisogno
      di sì grandi misteri, quante volte da lutto
      sboccia un progresso beato : potremmo mai essere,
      noi, senza i morti?
      Sarebbe vano il mito, che un giorno nel compianto di
      Lino
      la prima musica, ardita, pervase arida rigidezza,
      e che sol nello spazio sgomento, a cui un fanciullo quasi
      divino
      ad un tratto e per sempre mancava, il vuoto entrò in
      quella
      vibrazione che ora ci rapisce e ci consola e ci aiuta.

      RAINER MARIA RILKE

      L’attesa è ricominciata, la lunga attesa dell’angelo, SYLVIA PLATH

      […] Avvengono miracoli,
      se siamo disposti a chiamare miracoli
      quegli spasmodici trucchi di radianza.
      L’attesa è ricominciata,
      la lunga attesa dell’angelo,
      di quella sua rara, rarefatta discesa.
      SYLVIA PLATH

      L’ANGELO NECESSARIO , WALLACE STEVENS

      L’ANGELO NECESSARIO

      Io sono l’Angelo della realtà,
      intravisto un istante sulla soglia.
      Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
      né tepore d’aureola mi riscalda.
      Non mi seguono stelle in corteo,
      in me racchiudo l’essere e il conoscere.
      Sono uno come voi, e ciò che sono e so
      per me come per voi è la stessa cosa.
      Eppure, io sono l’Angelo necessario della terra,
      poiché chi vede me vede di nuovo
      la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
      caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
      monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare
      in sillabe d’acqua; come un significato
      che si cerchi per ripetizioni, approssimando.
      O forse io sono soltanto una figura a metà,
      intravista un istante, un’invenzione della mente,
      un’apparizione tanto lieve all’apparenza
      che basta ch’io volga le spalle,
      ed eccomi presto, troppo presto, scomparso?
      WALLACE STEVENS

      L’angelo è il messaggero di luce che annuncia e interpreta i misteri divini, HENRI CORBIN

      Se non ci fosse l’angelo, tutti gli universi degli dei al di là del nostro mondo resterebbero nel mondo del silenzio. L’angelo è il messaggero di luce che annuncia e interpreta i misteri divini»

      (HENRI CORBIN, massimo “angelologo” del nostro secolo).

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      PRINCIPI NECESSARI PER TACERE, ABATE DINOUART, L’arte di tacere (1771)


      E’ bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.
      Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare.
      Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.
      Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione.
      In generale è sicuramente meno rischioso tacere che parlare.
      Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri.
      Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a se stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi.
      Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l’ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio.
      Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita non è virtù minore dell’abilità e della cura richieste per parlare bene; e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto che tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli.
      Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito, e della sapienza per l’ignorante.
      Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere genii di prim’ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare.
      E’ proprio dell’uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell’uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli.
      Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene sempre essere molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.
      Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna.
      ABATE DINOUART, L’arte di tacere (1771)

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      Giovanni Sartori, Una replica ai pensabenisti sull’Islam – Corriere della Sera

      … il mio articolo (editoriale del 20 dicembre «La integrazione degli islamici») si limitava a ricordare che gli islamici non si sono mai integrati, nel corso dei secoli (un millennio e passa) in nessuna società non-islamica. Il che era detto per sottolineare la difficoltà del problema. Se poi a Boeri interessa sapere che cosa «ho deciso», allora gli segnalo che in argomento ho scritto molti saggi, più il volume «Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei» (Rizzoli 2002), più alcuni capitoletti del libriccino «La Democrazia in Trenta Lezioni » (Mondadori, 2008).

      …. ho sempre scritto che le società liberal- pluralistiche non richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta ….

      io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni (vedi Democrazia 2008, pp. 78-80).

      nelle scienze sociali lo studioso deve procedere diversamente, deve isolare la variabile a più alto potere esplicativo, che spiega più delle altre. Nel nostro caso la variabile islamica (il suo monoteismo teocratico) risulta essere la più potente. S’intende che questa ipotesi viene poi sottoposta a ricerche che la confermano, smentiscono e comunque misurano. Ma soprattutto si deve intendere che questa variabile «varia», appunto, in intensità, diciamo in grado di riscaldamento. Alla sua intensità massima produce l’uomo- bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere (e che nessuna altra cultura ha mai prodotto). Diciamo, a caso, che a questo grado di surriscaldamento, di fanatismo religioso, arrivano uno-due musulmani su un milione. Tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli, e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civi

      Ecco perché, allora, l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate diventa più difficile che mai. Fermo restando, come ricordavo nel mio fondo e come ho spiegato nei miei libri, che è sempre stata difficilissima.

      l’intero articolo qui:

      Giovanni Sartori, Una replica ai pensabenisti sull’Islam – Corriere della Sera

      Baldo Lami, “Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” …

      “Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” di cui parla Hillman, che si raggiunge man mano che ci si inoltra nella seconda metà della vita, quando non si ostacola la tendenza naturale alla suo manifestarsi quale unicum in cui appunto consistiamo (daimon).

      È solo qui che ci possiamo veramente sentire a casa nostra (ethos), con la piena titolarità della cose che vi si trovano dentro e di cui nessuno può venirci a dire come “devono” essere. Una delle cose più importanti e centrali di questa mia casa, assimilabile a quel centro che una volta era costituito dal focolare, è il rapporto con i cosiddetti pazienti, che per me, secondo il mio orientamento di ricerca, non è solo qualcosa che riguarda la teoria e la prassi psicoanalitiche, ma qualcosa di abbastanza totale, poichè tutte le scienze umane vi sono coinvolte. Questa forza, allora, è anche quella che ci può permettere di “individuarci”, che per Jung è quel processo di differenziazione coscienziale dai valori collettivi, di omologazione sociale, che adesso possono essere percepiti anche con orrore, in quanto comportano la “strage degli innocenti” di tutti quei progetti esistenziali dei singoli (chiamati anche “anime”) la cui annichilazione o standardizzazione costituisce il carburante elettivo al procedere della macchina sociale sui vecchi binari conservativi. Ma questo è anche il luogo in cui può veramente realizzarsi quella dialettica individuo-società che sola può permettere agli stessi poli, considerati antinomici secondo tutta una tradizione di pensiero, di elevarsi su piani socio-individuativi più elevati con un maggior progresso e benessere sociale e individuale, oltre le concrezioni più consolidate dei loro lati oscuri. Il raggiungimento di questo piano non è però senza costo, perché può comportare l’alienazione e a volte anche l’inimicizia di chi è rimasto organico e integrato ai valori collettivi anzidetti, che può scambiare, proiettivamente, per giudizio, condanna morale, autoritarismo o individualismo antisociale quella forza del carattere che, viceversa, è solo forza d’amare, d’amore di sé e dell’altro da sé, quindi proprio del sociale.

      Ma non c’è gioia più grande di aver trovato la propria strada. Grazie a tutti gli amici di facebook con cui ho scambiato anche una sola parola o la semplice accettazione d’amicizia.”

      Baldo Lami

      Maurizio Ferraris – Socrate, la memoria, l’ iPod [Il Caffè Filosofico, Vol. 2]

      Maurizio Ferraris – Socrate, la memoria, l’ iPod [Il Caffè Filosofico, Vol. 2]

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      Il tempo secondo i Greci – Concezione ciclica del tempo [Il Caffè Filosofico, Vol. 3]

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