ROBERTO BENIGNI, La felicità. Rivisto e riascoltato nella mattina del 1 gennaio 2015, giorno del compleanno di Luciana

Blog Antologia del Tempo che resta nel 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 52.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 19 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

CONSIGLI DI LETTURA a cura della LUA Libera Universita’ Autobiografia di Anghiari

Più che recensioni… Consigli di lettura

In questa sezione del sito oltre a consigliare una rosa di libri importanti per la formazione e la cultura autobiografica, intendiamo fornire anche uno sguardo personale e più accurato verso alcuni testi che ci hanno particolarmente colpito e che sono entrati nella nostra vita

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Libera Universita’ Autobiografia – Consigli di lettura.

METAFORE DEL PENSIERO E DELL’ESISTENZA, ciclo di lezioni di Mario Porro, Auser Insieme di Cantù, 2014

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LA VOCE DI LEOPARDI. di Goffredo Fofi, il Sole 24 Ore 19 ottobre 2014

Giacomo Leopardi (1798-1837) sull’EDUCAZIONE: “le inclinazioni dei giovani non sono quelle dei vecchi”

su GIOVANNI REALE ( 1931-2014), di Maria Bettettini, in Il Sole 24 Ore 19 ottobre 2014

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Intorno ai presocratici: alcune annotazioni, da Scorribande filosofiche

La dea detta a Parmenide i veri e propri fondamenti di ciò che diverrà la logica occidentale, ovvero quei principi che solo successivamente verranno teorizzati e codificati da Aristotele:

•    A ≡ A (Principio di identità).

•    A = B (Principio di uguaglianza).

•    A ≠ -A ( Principio di non-contraddizione).

Dinanzi all’uomo si aprono sostanzialmente due vie:

•    Alètheia: la verità basata sulla ragione, che porta alla conoscenza dell’Essere vero;

•    Dòxa: il sentiero dell’opinione, che porta alla conoscenza dell’Essere apparente.

 

L’alètheia consiste in: “l’essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere” [principi di identità e di non-contraddizione].

L’Essere vero è un presente eterno, ingenerato ed imperituro, immutabile ed immobile, unico ed omogeneo, finito; se così non fosse, sarebbe implicato in qualche modo il non-essere.

 

Avatar di Francesco DipaloScorribande Filosofiche

Secondo Aristotele i presocratici si occuparono fondamentalmente di rintracciare l’arché, ovvero la sostanza (dal latino substantia) primordiale, da cui tutto deriva: ciò che permane nonostante il cambiamento o che “sta dietro” il movimento e la molteplicità degli enti.

Aristotele li definisce “oi physikòi” perché attribuisce loro un particolare interessamento per la natura (physis) o meglio per la sua causa/e materiale/i.

Le loro teorie, a maggior ragione in quanto giunteci solo attraverso pochi frammenti e testimonianze, sono state sottoposte a varie interpretazioni.

Sapere è potere e conoscere l’arché equivale a dominare la natura, ad anticipare quel che sarà diminuendo la portata terrifica dell’ignoto.

Vi sono diverse correnti di pensiero:

–    Monismo: l’arché deriva da un unico principio.

–    Dualismo: l’arché deriva da due principi.

–    Pluralismo: l’arché deriva da più di due principi.

Quello che ci è rimasto dei loro scritti (frammenti e testimonianze ricavati dalla letteratura…

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Auden Wystan Hugh, Blues del profugo, lettura di Domenico Pelini

 

Auden Wystan Hugh, Blues in memoria – lettura di Domenico Pelini

da “Un altro tempo”, Adelphi edizioni
musica: Max Richter,Horizon variations

XI Ritiro Filosofico | Ritiri Filosofici: Arthur Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazion, 2014

Si è concluso domenica 7 settembre 2014 l’XI Ritiro Filosofico, svoltosi come di consueto al Domus Seminario di Nocera Umbra (PG). I tre giorni di Ritiro, come da programma, sono stati impegnati da un’analisi organica dell’opera centrale di Arthur Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione, anche grazie al notevole contributo del professor Marco Segala.

tutto il resoconto qui:

XI Ritiro Filosofico | Ritiri Filosofici.

Nietzsche Friedrich, SCHEDE a cura della Comunità parrocchiale S. Antonino Martire di Castelbuono e raccolte da Michela Mazzola su Slideshare

vai a:

http://www.slideshare.net/michelamazzola/nietzsche-27570831?from_search=4

 

  • 22 Ottobre: F. Nietzsche 19 Novembre: E. Severino 10 Dicembre: E. Scalfari 14 Gennaio: H. Küng 25 Febbraio: C.M. Martini 24 Marzo: E. Bianchi 21 Aprile: E. De Luca 19 Maggio: E. Hillesum
  • F. Nietzsche (1844 – 1900)
  • “Nei prossimi anni il mondo sarà sottosopra: dopo che è stato licenziato il vecchio Dio, sarò io d’ora in poi a regnare sul mondo” (F. Nietzsche)
  • 1. Il Nietzsche di Nietzsche 2. Il Nietzsche degli altri 3. Il Nietzsche dei teologi 4. Il Cristianesimo dopo Nietzsche 5. Il primo e l’ultimo Nietzsche
  • 1. Il Nietzsche di Nietzsche
  • 1. L’uomo si trova spezzettato, diviso tra parecchie verità parziali, nessuna delle quali lo soddisfa: così l’uomo soffre in se stesso della “più terribile malattia”: egli nonhapiù identità. 2. A quest’uomo malato egli vuole proporre la guarigione attraverso: – una viva polemica – una pedagogia positiva.
  • La guarigione via polemica pedagogia positiva
  • La guarigione via polemica pedagogia positiva
  • Vuole spazzare via l’illusione di una salvezza assicurata al di fuori del mondo.
  • Per questo attacca tutti gli ideali che, da Socrate a Platone, strappano l’uomo all’affermazione del divenire sotto tutte le sue forme, senza riuscirvi, e lo rigettano in un aldilà illusorio.
  • La guarigione via polemica pedagogia positiva
  • Propone una guarigione attraverso una lunga convalescenza con cui l’uomo deve passare progressivamente dalla bestia all’“oltre”uomo:
  • – sottrarre l’uomo ad una totalità di senso chiusa che lo strappa al divenire, lo rende colpevole e disagiato; – il rimedio: fargli scoprire una pienezza di senso che s’iscrive nell’innocenza del divenire.
  • “… il funambolo si era messo all’opera: camminava sulla fune tesa fra due torri, sospesa quindi sopra il mercato e il popolo… … gettò via la pertica e, più veloce di essa, come un vortice di braccia e di gambe, precipitò nel vuoto”.
  • “Ma io ti chiedo: sei un uomo cui è lecito desiderare un figlio? Sei tu il vincitore, il dominatore di te stesso, il padrone dei tuoi sensi, il signore delle tue virtù? Questo ti chiedo”.
  • O nel tuo desiderio parla l’animale la necessità? O l’isolamento? O l’insoddisfazione di te stesso?”.
  • Così parlò Zarathustra Dei Preti
  • E una volta Zarathustra fece ai suoi discepoli un cenno e disse loro queste parole: «Qui ci sono dei preti: ma anche se sono miei nemici, passate loro accanto in silenzio lasciando dormire la spada!
  • Anche tra voi ci sono eroi; molti di voi soffrirono troppo: – così vogliono far soffrire altri. Sono nemici cattivi: nulla è più vendicativo della loro umiltà. E facilmente s’imbratta chi li assale. Ma il mio sangue è parente del loro; e io voglio sapere il mio sangue onorato nel loro».
  • E quando furono passati oltre, Zarathustra fu preso dal dolore; e non aveva lottato ancora a lungo col suo dolore che prese così a parlare:
  • «Questi preti mi fanno pietà! E sono contrari al mio gusto; ma questo sarebbe il meno, da quando io sono fra gli uomini.
  • Ma io soffro e soffersi con loro: per me sono dei prigionieri e dei segnati. Colui che chiamano liberatore li mise in catene. In catene di falsi valori e folli parole! Ah, se uno li redimesse dal loro redentore!
  • Su un’isola credettero allora di approdare, quando il mare li circondò da ogni parte; ed ecco che era un mostro addormentato!
  • Falsi valori e folli parole: sono i peggiori mostri per i mortali, – a lungo dorme e attende in essi il destino. Ma alla fine giunge: si desta e divora e inghiotte chi si edificò capanne sopra di lui.
  • Oh, guardate le capanne che questi preti si edificarono! Chiese chiamano essi le loro spelonche dolce odoranti! O questa luce falsa, quest’aria pesante! Qui dove all’anima non è dato di volare alle sue vette!
  • Perché così comanda la loro fede: «Su per la scala in ginocchio, voi peccatori!».
  • In verità, preferisco vedere uno spudorato, piuttosto che gli occhi stravolti del loro pudore e della loro adorazione. Chi si creò simili spelonche e scale di penitenza? Non furono coloro che si volevano nascondere e si vergognavano del cielo puro?
  • E solo quando il cielo puro guarderà attraverso le volte squarciate, guarderà l’erba e il rosso papavero lungo i muri squarciati, – voglio rivolgere di nuovo il mio cuore ai luoghi di questo dio.
  • Chiamarono Dio quel che li contraddiceva e faceva loro male: e in verità c’era molto di eroico nella loro adorazione! E non seppero amare il loro dio in altro modo se non crocifiggendo l’uomo!
  • Come cadaveri pensarono di vivere, di nero pararono il loro cadavere; anche nei loro discorsi sento lo sgradevole aroma delle camere mortuarie. E chi vive vicino a loro, vive vicino a negri stagni, da cui il rospo fa sentire il suo canto pieno di dolce profondità.
  • Canti migliori dovrebbero cantarmi, perché io imparassi a credere al loro redentore: più redenti dovrebbero apparirmi i suoi discepoli! Nudi vorrei vederli: perché solo la bellezza dovrebbe predicare penitenza. Ma chi dovrebbe essere convinto da questa mestizia travestita!
  • In verità, i suoi redentori non vennero dalla libertà e dal settimo cielo della libertà! In verità, essi non camminarono mai sui tappeti della conoscenza! Di lacune consisteva lo spirito di questi redentori; ma in ogni lacuna avevano messo la propria illusione, il riempitivo che chiamarono dio.
  • Nella loro compassione era affogato il loro spirito, e quando essi si riempivano e traboccavano di compassione, sopra galleggiava sempre una grande stoltezza.
  • Con zelo e alte grida spingevano il loro gregge sul loro sentiero: quasi vi fosse un solo sentiero verso il futuro! In verità, anche questi pastori erano ancora pecore!
  • Piccoli spiriti e anime spaziose avevano questi pastori: ma, fratelli, che piccoli paesi erano finora anche le anime più spaziose! Fecero segni di sangue sul cammino che percorrevano e la loro stoltezza insegnò che la verità si dimostra col sangue.
  • Ma il sangue è il peggior testimone della verità; il sangue avvelena la dottrina più pura e la cambia in follia e odio dei cuori. E se uno va nel fuoco per la propria dottrina, che cosa dimostra! In verità è meglio che la propria dottrina venga da un incendio proprio.
  • Cuore torbido e testa fredda: quando s’incontrano, nasce il vento impetuoso, il “redentore”. Ci furono uomini più grandi e di più alta nascita di quelli che il popolo chiama redentori, questi venti impetuosi che travolgono!
  • E da uomini più grandi di tutti i redentori dovete essere redenti, fratelli, se volete la via della libertà! Non ci fu mai finora un “oltreuomo”.
  • Nudi vidi entrambi, il più grande e il più piccolo: Sono troppo simili fra loro. In verità, anche il più grande lo trovai – troppo umano!». Così parlò Zarathustra.
  • 2. Il Nietzsche degli altri
  • Antipositivista Profeta del nazismo Esistenzialista Nietzsche Esistenzialista Irrazionalista Vitalista
  • Il Nietzsche di A. Gramsci (Quaderni dal carcere)
  • Ogni volta che ci si imbatte in qualche ammiratore del Nietzsche, è opportuno domandarsi e ricercare se le sue concezioni «superumane», contro la morale convenzionale, ecc. ecc., siano di pretta origine nicciana, (…) oppure abbiano origini molto piú modeste, siano, per esempio, connesse con la letteratura d’appendice.
  • Il Nietzsche di M. Kùndera (L’insostenibile leggerezza dell’essere)
  • … Nietzsche esce dal suo albergo a Torino. Vede davanti a sé un cavallo e un cocchiere che lo colpisce con la frusta. Nietzsche si avvicina al cavallo e, sotto gli occhi del cocchiere, gli abbraccia il collo e scoppia in pianto.
  • Ciò avveniva nel 1889 e a quel tempo Nietzsche era già lontano dagli uomini. In altri termini, proprio allora era esplosa la sua malattia mentale. Ma appunto per questo mi sembra che il suo gesto abbia un significato profondo.
  • Nietzsche era andato a chiedere perdono al cavallo per Descartes. La sua pazzia (e quindi la sua separazione dall’umanità) inizia nell’istante in cui piange sul cavallo. È questo il Nietzsche che amo.
  • Lo vedo che si allontana dalla strada sulla quale l’umanità, «signora e padrona della natura», prosegue la sua marcia in avanti.
  • Il Nietzsche di Benedetto XVI Meditazione davanti alla Sindone Torino, 2 maggio 2010
  • Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”. Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo.
  • Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità.
  • 3. Il Nietzsche dei teologi
  • H. de Lubac
  • Alla morte di Dio subentra anche la morte dell’uomo Il suo sferzante disprezzo ha di mira le nostre mediocrità, le nostre ipocrisie. L’alternativa: – il cristianesimo eroico. – la forza della carità.
  • H.U. von Balthasar
  • Nietzsche è colui che ha compreso come al cuore del cristianesimo, prima di norme etiche o dogmatismi filosofico-teologici, stia il Crocifisso, cioè il Dio che è morto per noi sulla croce.
  • H. Küng
  • Nietzsche più anti-cristiano che anti-Cristo. una salutare provocazione per i cristiani. Se il cristianesimo fosse … Se Dio fosse … Se il concetto di “al di là” fosse … Se il concetto di anima fosse … Se il concetto di “peccato” fosse …
  • Non si può essere cristiani senza essere uomini. Essere cristiani come – un essere uomini radicale, -veramente umano, capace cioè di assorbire pienamente, persino in tutta la sua negatività, l’umano, troppo umano.
  • S. Quinzio
  • La volontà di potenza deve essere interpretata come una categoria escatologica, – la categoria che permette di prospettare nuovi cieli e nuove terre: il superuomo, l’uomo al di là di così com’era. – un Nietzsche escatologico è un Nietzsche cristiano.
  • 4. Il Cristianesimo dopo Nietzsche
  • 1. Il suo pensiero è indissolubilmente legato al cristianesimo. 2. La sua critica è come una riflessione in profondità sul fatto cristiano, sulla sua storia, sul suo futuro. 3. A questa chiamata personale non si può rispondere che con una riflessione esistenziale.
  • Il cristianesimo andrebbe riletto non ricorrendo alle metafore passive – della visione – e della fusione
  • Il cristianesimo andrebbe riletto non ricorrendo alle metafore passive – della visione – e della fusione ma ricorrendo alle metafore di – collaborazione, – costruire-con
  • perché la vita eterna non è una dissoluzione in Dio, un benefico letargo,
  • perché la vita eterna non è una dissoluzione in Dio, un benefico letargo, ma giubilo di partecipare “corpo e anima”all’Atto creatore infinito quale è il Dio Vivente
  • 5. Dal primo all’ultimo Nietzsche
  • Al Dio sconosciuto (poesia composta nel 1864, quando aveva appena vent’anni)
  • Ancora una volta, prima che m’avvii con lo sguardo rivolto innanzi io levo solitario a te le mani, chiedendoti rifugio, a te cui alzo nel profondo cuore grandi altari solenni perché la voce tua sempre mi chiami, lassù risplende profondamente incisa la parola: al Dio sconosciuto.
  • Ed io son suo, anche se son rimasto fino a quest’ora fra le schiere empie; io son suo, e sento le catene che mi voglion portare alla battaglia, sicché, se fuggo, mi costringono a servirlo.
  • Ti voglio conoscere, o Sconosciuto, che afferri la mia anima, che la mia vita sconvolgi come una tempesta, o Inafferrabile, eppure a me congiunto, voglio conoscerti e servirti.
  • Il lamento di Arianna (Opera terminata il 3 gennaio del 1889; il 9 gennaio è ricoverato in una clinica per malattie mentali)
  • No! torna indietro! Con tutte le tue torture! Tutte le lacrime mie corrono a te e l’ultima fiamma del mio cuore s’accende per te. Oh torna indietro, mio dio sconosciuto! dolore mio! felicità mia ultima!…

XI Ritiro Filosofico Nocera Umbra, Domus Seminario, 5 – 7 settembre 2014, a cura di Ritiri filosofici

Nocera Umbra, 5 – 7 settembre 2014

XI Ritiro Filosofico

Nocera Umbra, Domus Seminario, 5 – 7 settembre 2014

La filosofia di di Arthur SchopenhauerIl Mondo come volontà e rappresentazione

a cura di Maurizio Morini e Marco Segala

Programma

venerdì 5 settembre 
19,00 – 20,00: arrivo e sistemazione.
20,00: cena.
21,30: presentazione di Ritiri Filosofici e del tema dell’ XI ritiro.


Sabato 6 settembre
8,00: colazione.
9,00 –  10,30Maurizio Morini, Il mondo come rappresentazione, ovvero il problema della conoscenza.
10,30 – 11,00
coffee break.
11,00 – 12,30:  Tavola rotonda: interventi dei partecipanti e repliche del relatore.
13,00: pranzo.

15,30 –  17,00: Marco Segala, La metafisica della volontà, ovvero l’esigenza di spiegare il mondo.
17,00 – 17,30: coffee break.
17,30 – 19,30: Tavola rotonda: interventi dei partecipanti e repliche del relatore.
20,00: cena.
21,30: visita al museo civico di Nocera Umbra.

Domenica 7 settembre 
8,00: colazione.
9,00 – 10,30: Marco Segala, Conoscenza, arte e morale, ovvero l’esigenza di salvarsi dal mondo.
10,30 – 11,00: 
coffee break.
11,00 – 12,30:  Tavola rotonda: interventi dei partecipanti e repliche del relatore.
13,00: pranzo.

Nel pomeriggio, prima dei saluti, ci sarà l’opportunità di una visita guidata al centro storico e alla Cattedrale di Nocera Umbra.

*** ************ ***

I relatori

Maurizio Morini
Insegnante di scuola superiore.
Lauree in Scienze politiche, Scienze religiose e Filosofia. Dottorando nelle Università di Macerata e Mainz.
Principali temi di ricerca: Spinoza e lo spinozismo, Schopenhauer,  filosofia tedesca del XVIII e XIX secolo. Articoli e monografie su questi temi.

Marco Segala
Professore di storia della filosofia, Dipartimento di scienze umane, Università dell’Aquila. Chercheur associé al Centre Alexandre Koyré del Centre Nationale de la Recherche Scientifique, Paris.
Laurea in filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dottorato di ricerca all’Università di Firenze, borse di ricerca a Firenze, Parigi, Frankfurt (Humboldt Fellowship), e di nuovo Parigi (Marie Curie Fellowship).
Principali temi di ricerca: filosofia postkantiana (Schopenhauer, Schelling), storia della scienza tra Sette e Ottocento, storia della geologia (1850-1950). Articoli su questi temi in Italia, Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti.

Monografie sulla storia della geologia, sulla relazione tra filosofia e fisiologia (1770-1850), su metafisica e scienze in Schopenhauer.

da XI. Nocera Umbra, 5 – 7 settembre 2014 | Ritiri Filosofici.

Mario Brunello: MUSICA E SILENZIO, a TedxCaFoscari e John Cage, 4’33”

Francesco Dipalo, Liberi dentro. Il manuale di Epitteto da praticare | da Scorribande Filosofiche

questo libriccino aveva una funzione eminentemente pratica. Encheirìdion in greco significa, letteralmente, “che sta in mano” (en chèir), che si può facilmente “maneggiare”. Qualcosa, insomma, che ci si può (o ci si deve) portare sempre appresso, perché all’occorrenza serve.

A cosa? A “ben vivere”, nel momento presente, a sbrigarsela con se stessi in rapporto “a ciò che è esteriore” (fatti, persone, vicissitudini), ovvero al saper essere e al saper fare. O, per dirla più chiaramente, al “saper stare al mondo”, affrontando nella maniera più idonea le circostanze che la vita ci pone dinanzi in termini più o meno problematici, col bipartire ciò che è in nostro potere (la sfera personale, il modo in cui consideriamo le cose) e ciò su cui non abbiamo alcun controllo (le cose in sé). Per difendere gelosamente la propria libertà interiore bisogna imparare a riconoscere ed applicare tale differenziazione ai nostri casi concreti. Questo, in essenza, è il messaggio di Epitteto. Ma egli non ci dice solo cosa occorra fare (e perché): ci spiega anche come farlo.

Il Manuale è anche “filosofia” nel senso corrente del termine, d’accordo, quindi si tratta di “pensiero astratto”. La sua funzione, però, non è affatto “astratta”. Conoscere per il gusto di conoscere è una bellissima esperienza. Ma ancor più bella è quella conoscenza che dalla concretezza del vissuto (personale) ascende faticosamente alle vette dell’astrazione per ridiscenderne purificata e fresca come torrente montano, nuova vita e nuove prospettive fornendo all’esser presenti a se stessi nel qui e nell’ora.

Insomma, conosco per stare bene, conosco per provare ad essere felice

….

tutto l’articolo qui

Liberi dentro. Il manuale di Epitteto da praticare | Scorribande Filosofiche.

TartaRugosa ha letto e scritto di: Andrée Bella (2014), Socrate in giardino, Passeggiate filosofiche tra gli alberi, Ponte alle Grazie, Salani Editore, Milano |di TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di: Andrée Bella (2014), Socrate in giardino, Passeggiate filosofiche tra gli alberi, Ponte alle Grazie, Salani Editore, Milano

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Andrée Bella (2014), Socrate in giardino, Passeggiate filosofiche tra gli alberi, Ponte alle Grazie, Salani Editore, Milano | TartaRugosa.

Epitteto in mezza riga, in 50 classici della spiritualità, Alessio Roberti editore, 2008, p. 128

Apprezza il mondo com’è,

e non come vorresti che fosse

 

Le citazione basiche di Epitteto:

Delle cose che esistono alcune sono in nostro potere, altre no.

In nostro potere sono l’opinione, il desiderio, l’avversione e, in una parola, tutte le nostre azioni.

Non sono invece in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, tutte le azioni che non sono nostre.

 

Non devi cercare di fare in modo che le cosa vadano come vuoi,

ma accetta le cose come vanno.

Così vivrai sereno

 

Giorgio Ficara su: Pietro Citati, LEOPARDI, Mondadori, La Stampa Tuttolibri 23 ottobre 2010

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EPITTETO: ricordarsi di distinguere fra le cose che dipendono da noi da quelle che NON dipendono da noi. Le traduzioni di Martino Menghi, Giacomo Leopardi. E la lettura attuale di Jules Evans

da Epitteto, MANUALE, nella traduzione di Martino Menghi (1996), Rizzoli Bur, 2001

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dalla “volgarizzazione” del Manuale di Epitteto di Giacomo Leopardi:

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dalla lettura attualizzata di Jules Evans, FILOSOFIA PER LA VITA, Mondadori, 2014

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Festival Filosofi lungo l’Oglio, 9° edizione: FIDUCIA, 4 – 20 luglio 2014

SCARICA LA CARTELLA STAMPA,
 E IL MANIFESTO 
DELLA NONA EDIZIONE DEL FESTIVAL FILOSOFI LUNGO L’OGLIO – FIDUCIA

 

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con il Patrocinio del MIBACT e l’Adesione del Prefetto di Brescia, con il Patrocinio della Consigliera di Parità della Provincia di Brescia, dell’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, delle Province di Brescia e Cremona nonché degli enti ospitanti e in partnership con la Fondazione Movimento Bambino prende il via la nona edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio.

Essenziale e di grande pregio per la nostra Associazione il contributo della Fondazione Cariplo insieme al rinnovato sostegno della Bcc di Pompiano e Franciacorta, realtà queste cui va la nostra più profonda gratitudine per aver scommesso convintamente – di concerto agli amministratori dei Comuni e degli Enti ospitanti nonché agli sponsor che hanno assicurato il loro contributo – su questo Simposio di Pensiero e di Parole. Desideriamo, inoltre, rivolgere un particolare ringraziamento al grande Lorenzo “Jova” Cherubini, per la gentile concessione del brano: “Mi fido di te” come soundtrack del trailerdel nostro Festival.

Una manifestazione che, ormai prossima al giro di boa del decennale, torna puntuale ogni anno ad animare la valle resa feconda dal Sommo Vegliardo, il Fiume Oglio, come se sempre maggiore si avvertisse, per un verso, la necessità di rispondere a quel dovere di restituzione nei confronti di queste terre chiamate a nutrire, di generazione in generazione, la numerosa popolazione che le abita, per l’altro, il desiderio di saziare un bisogno che potremmo senz’altro chiamare di ordine superiore. Bisogno di ascolto, di approfondimento, di dialogo, di incontro, di apertura di piste di riflessione, di Maestri da incontrare «nel mezzo del cammin di nostra vita [….] ché la diritta via era smarrita» come canta il Sommo Poeta.

Il Festival, in programma dal 4 giugno al 20 luglio 2014, si presenta con un calendario accattivante e un ritmo incalzante, passando da diciassette a venti lezioni magistrali – tutte ad ingresso libero – diciotto nella Provincia di Brescia e due in quella di Cremona.
Accanto ai Comuni già teatro delle precedenti edizioni: Brescia, Barbariga, Brandico, Corte Franca, Corzano, Chiari (Fondazione Morcelli Repossi), Erbusco, Orzinuovi, Orzivecchi, Ostiano, Rovato, Palazzolo sull’Oglio, Soncino (Chiesa S. Maria delle Grazie), Villachiara,Travagliato (Chiesa S. Maria dei Campi) spicca l’ingresso significativo di una nuova realtà municipale: il comune di Flero. Partendo dalla Bassa bresciana e toccando le località rivierasche e/o attigue al fiume Oglio, per poi ampliare il proprio orizzonte in Franciacorta e giungere alle estremità dei Parchi Oglio Nord e Sud, il Festival farà, in questa edizione, una doppia tappa nella città di Brescia, nel Comune di Villachiara e nella città franciacortina di Palazzolo sull’Oglio.

I relatori che illumineranno con i loro acuti interventi la prossima edizione saranno, come di consueto, di elevata caratura. Per il mondo francese tornerà l’antropologo deinonluoghi Marc Augé. Per la scuola tedesca ha confermato la sua presenza uno dei massimi filosofi della religione viventi, Bernhard Casper, vincitore con il suo volume: Das Dialogische Denken. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner und Martin Buber (Alber 1967; 2002) tr. it. Il pensiero dialogico. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner e Martin Buber(Morcelliana 2009) della Prima Edizione del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente. Il noto filosofo di Freiburg i. B. terrà due lezioni magistrali: l’una ispirata al tema del Festival; l’altra, dedicata alla città di Travagliato che gli ha conferito la cittadinanza onoraria lo scorso
7 luglio 2012, e che sarà incentrata sulla disamina, dal punto di vista di una teologia monumentale, delle ripercussioni filosofiche della pittura di Vincenzo Civerchio. Per l’occasione sarà presentato in prima nazionale il volume: Evento della pittura ed esistenza umana vissuta. Su due opere di Vincenzo Civerchio a Travagliato, tr. it. di L. Bonvicini, intr. e cura di F. Nodari, Morcelliana, Brescia 2014.

Interverrà poi il meglio del pensiero italiano: Salvatore Natoli e Maria Rita Parsi – rispettivamente padrino e madrina del Festival – Remo Bodei, Roberto Mordacci, Franco La Cecla, Michela Marzano, Chiara Saraceno, Massimo Donà, Adriano Fabris, Francesca Rigotti, Massimo Cacciari, Stefano Semplici, Umberto Curi, Francesco Miano, Sergio Givone,Armando Savignano. Nel corso della manifestazione, inoltre, avrà luogo, in data 6 luglio 2014, nella Sala Franciacorta dell’Hotel Iseolago a Iseo (Bs), la cerimonia di proclamazione del vincitore della III edizione del sopracitato Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente, che si avvale di una giuria composta dai Professori: Ilario Bertoletti – direttore editoriale Morcelliana e Scuola; Azzolino Chiappini – Magnifico Rettore della Facoltà di Teologia di Lugano; Adriano Fabris (Presidente) dell’Università di Pisa; Amos Luzzatto – Presidente emerito dell’UCEI; Aldo Magris dell’Università di Trieste; Salvatore Natoli dell’Università Milano-Bicocca; Maria Rita Parsi – Presidente Fondazione Movimento Bambino e membro del Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo e dalla scrivente, direttore scientifico del Festival e segretario del Premio.

Come è noto, l’individuazione del vincitore avviene sulla base di due elementi essenziali: da un lato, la segnalazione di un’opera particolarmente pregnante per il suo essere strettamente legata alla peculiarità del premio in oggetto; dall’altro il calibro, l’alto valore scientifico e la capacità comunicativa del candidato, il cui nominativo verrà annunciato nei giorni immediatamente precedenti l’evento. Quasi facendo proprie le parole di Hegel: «la filosofia è il proprio tempo appreso col pensiero», e sulla base di quanto recita l’articolo 1 dello Statuto di istituzione del Premio, questo viene assegnato, su giudizio insindacabile della Commissione giudicatrice, «all’opera di uno studioso che abbia elaborato, attraverso il suo pensiero, idee capaci di fornire agili strumenti per abitare la nostra contemporaneità. Saranno privilegiate, quindi, opere che sono state in grado di segnare non soltanto la recente storia della filosofia e, più in generale, del pensiero, ma soprattutto la realtà effettuale in cui ogni uomo si trova a vivere nel qui e ora dei nostri giorni».

Ora a noi non resta che augurare buon viaggio e auspicare di ritrovarci al suo termine con una maggiore fiducia gli uni per gli altri e con gli altri. Per un futuro in cui il «fare fiducia» prevalga sull’indifferenza, l’ipocrisia, la finzione, la contrapposizione, la disperazione, la solitudine, la notte. Un futuro, insomma, in cui evenga davvero il bisogno dell’altro o, che è lo stesso, il prendere sul serio il tempo.

Paul Eluard, tutte le donne felici hanno ritrovato il loro marito …

Montaigne Michel de, a cura di Nicola Panichi, Corriere della Sera, 2014, p. 166

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Karl Polanyi, L’economia come processo istituzionale, in AA.VV., Traffici e mercati negli antichi imperi, Einaudi, 1978, pp. 297 e segg.

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Karl Polanyi, L’economia come processo istituzionale,

in AA.VV., Traffici e mercati negli antichi imperi, Einaudi, 1978, pp. 297 e segg.

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Bronislaw MALINOWSKI , Bisogni fondamentali e risposte culturali, in Teoria scientifica della cultura, Feltrinelli 1971 (prima edizione: 1944)

Bronislaw Malinowski, Bisogni fondamentali e risposte culturali, in Teoria scientifica della cultura, Feltrinelli 1971 (prima edizione: 1944)

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Pieraolo Baini: Stasera parliamo di FRIEDRICH NIETZSCHE: il suo pensiero, la sua rivoluzione, 15 maggio 2014,

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Emanuele Severino, in Mp3 Ouch

vai a: Emanuele Severino Mp3 download.

HANNAH ARENDT, di Margarethe von Trotta – dvd e libro, Feltrinelli

“Hannah Arendt”. Un film di Margarethe von Trotta.
In libreria dal 26 marzo 2014. Per saperne di più:
http://www.feltrinellieditore.it/oper…

“Ai poeti si perdona tutto” scrisse una volta Hannah Arendt di Bertolt Brecht, maestro insuperabile nel rendere possibile l’identificazione in un personaggio mantenendo la distanza necessaria per giudicarlo.
Hannah Arendt di Margarethe Von Trotta racconta il coraggio di bere fino in fondo l’amaro calice della storia del Novecento e il fatale incrocio tra due pensieri, quello debole di un assassino incapace di capire il male prodotto e quello lacerante di una donna che del pensiero ha fatto il centro della propria vita.
Perché l’importante, alla fine, è contribuire alla trasformazione del mondo.

diretto da MARGARETHE VON TROTTA

DURATA: 109’ – PRODUZIONE: Heimatfilm – ANNO: 2012

FORMATO VIDEO: 2:35:1 16/9 Anamorfico
AUDIO: Originale DOLBY Digital 2.0 con Sottotitoli Italiani

TIPO DVD: dvd 9

BARBARA SUKOWA   AXEL MILBERG   JANET McTEER

JULIA JENTSCH   ULRICH NOETHEN   MICHAEL DEGEN   NICHOLAS WOODESON   SASCHA LEY   VICTORIA  TRAUTTMANSDORFF   KLAUS POHL   FRIEDERIKE BECHT   MEGAN GAY   TOM LEICK   HARVEY FRIEDMAN

scritto da PAM KATZ, MARGARETHE VON TROTTA  direttore della fotografia CAROLINE CHAMPETIER   casting director SUSANNE RITTER  casting ROS & JOHN HUBBARD  trucco ASTRID WEBER  costumi DESIGN FRAUKE FIRL  scenografia VOLKER SCHAEFER  suono GREG VITTORE  mix dialoghi RAINER HEESCH mix suono MICHAEL KRANZ   registrazione suono MICHAEL BUSCH  musiche ANDRÉ MERGENTHALER  montaggio BETTINA BÖHLER  line producer SASCHA VERHEY  delegati alla produzione BETTINA REITZ, HANS-WOLFGANG JURGAN, BIRGIT TITZE, CORNELIA ACKERS, MICHAEL ANDRÉ  co-produttori BADY MINCK, ALEXANDER DUMREICHER-IVANCEANU, ANTOINE DE CLERMONT-TONNERRE, SOPHIE DULAC, MICHEL ZANA, DAVID SILBER  prodotto da BETTINA BROKEMPER, JOHANNES REXIN  diretto da MARGARETHE VON TROTTA

una produzione HEIMATFILM in coproduzione con AMOUR FOU LUXEMBOURG, MACT PRODUCTIONS, SOPHIE DULAC PRODUCTIONS, METRO COMMUNICATIONS e ARD DEGETO, BR, WDR con il supporto di FILM-UND MEDIENSTIFTUNG NRW, FFF BAYERN, FFA, DEUTSCHER FILMFÖRDERFONDS, FILMFUND LUXEMBOURG, EURIMAGES, MEDIA PROGRAMME I2I, CNC, ISRAEL FILM FUND, JERUSALEM FILM FUND

Il libro
Sulla normalità del male
 con scritti di Simona Forti, pp. 80
Le ricerche sulla “psicologia del male” riconoscono un forte debito intellettuale nei confronti di La banalità del male di Hannah Arendt, un libro che riesce a trasformare avvenimenti specifici in eventi emblematici di un’epoca. Ha contribuito a tradurre il processo ad Adolf Eichmann in un vero e proprio a priori teorico. Quanto è penetrato davvero dell’interrogazione di Arendt nelle scienze storiche e nelle scienze sociali? Quanto è stato frainteso? La filosofia politica ne ha saputo trarre le dovute conclusioni? L’indagine di Simona Forti sull’essenza del male e sulla figura provocatoria e “scomoda” di Hannah Arendt. Come risolvere il dilemma fra etica e obbedienza alla legge, quando la legge è tutt’altro che “etica”? Chiude il libro una preziosa galleria di immagini tratte dal film.

 

Marco Pellegrino anticipa alcuni contenuti del suo prossimo libro, Filosofare: la struttura concreta dell’infinito: Su “Le Materie Prime della coscienza”: reinterpretare la “Storia della Filosofia”

Marco Pellegrino anticipa alcuni contenuti del suo prossimo libro

Il fondamento per il quale il mio linguaggio filosofico sostiene, ad esempio, che la Filosofia Antica (interna alla dominazione occidentale) incomincia con la riflessione di Talete e si conclude con la Seconda Sofistica (includente anche ciò che viene solitamente chiamato Terza Sofistica), e che laFilosofia Medioevale (sempre interna alla medesima dominazione occidentale) incomincia colNeoplatonismo e finisce con quella che chiamo Tecnica Medioevale (la Filosofia Modernaincominciando con Cartesio e concludendosi con Hegel) ebbene, tale fondamento potrà essere studiato ne Le Materie Prime della coscienza (un’opera ancora in via di sviluppo e quindi non ancora conseguita, per la cui pubblicazione definitiva bisognerà attendere ancora per qualche tempo).

Queste tesi (e relative fondazioni) sono soltanto alcune tra le numerosissime nuove tesi (e relative fondazioni) che compariranno in quella nuova opera, tesi che si estendono al senso della “filosofia contemporanea” (cioè di quella che chiamo Filosofia Planetaria), e della Filosofia del Regno della similarità prevalente (cioè di quella che chiamo la dominazione della volontà pubblica di potenza, di indicare l’autentica verità dell’essere, una dominazione appunto interna a quello che chiamo “Regno della similarità prevalente”, un Regno che non è la totalità dei Regni di similarità prevalenti, bensì si riferisce al Regno specifico di ciò che solitamente vien detto “regno umano” e “regno animale” – lasciando aperta la possibilità di accertare l’esistenza di ulteriori “regni” pur sempre interni a tale Regno); e, ancora, tesi che si occupano dell’intera vicenda dell’uomo animale sulla Terra (e non solo), includendo l’età primordiale degli animali, l’età mitica e orientale (e non solo). Si discorrerà, inoltre, sul senso della dominazione del rapporto tra la non ideologia della Tecnica e le ideologie (Capitalismo, Comunismo, Democrazia, Tecnocrazia, ecc.) della volontà privata di potenza, in relazione a cosa di esse è destinato ad accadere nel prossimo e lontano futuro (un futuro interno pur sempre a quel Regno). Fino, chiaramente, al senso specifico di ciò che, nel mio linguaggio, chiamo “il Ritorno” (cioè il prevalere della Filosofia Autentica, cioè del Tutto stesso), con nuove analisi logiche-matematiche legate appunto al preciso numero finito di essenti che governano il Tutto, ed anche in relazione a quelle che, primariamente, sono le Materie Prime del cammino finito del Tutto.

Si aggiunga, infine, che la reinterpretazione dell’intera Storia della Filosofia, quale appare (almeno) nel mio discorso filosofico, include la reinterpretazione delle riflessioni di tutti quei filosofi (da quelli orientali a quelli occidentali, come Eraclito, Platone, Gesù, Plotino, Agostino, Tommaso, Cartesio e così via, anche quelli meno conosciuti) che, di tale Storia, siamo in grado di conoscere.

da Filosofare: la struttura concreta dell’infinito: Su “Le Materie Prime della coscienza”: reinterpretare la “Storia della Filosofia”.

Massimo Donà presenta il suo libro su Leopardi – a Pane quotidiano del 24/03/2014

vai al: Video Rai.TV – Pane Quotidiano 2013-2014 – Massimo Donà – Pane quotidiano del 24/03/2014.

 

ne scrive Gabriele Simino

Troppo poco riconoscimento al suo maestro prof Emanuele Severino i cui testi su Leopardi non sono forse stati pienamente capiti dal suo allievo prof Massimo Donà, ciò nonostante rimanendo la libertà di dire quel che si vuole.
Per Leopardi la ragione vede la nullità di tutte le cose e per questo per soprav(vivere) a questa visione terrificante l’uomo deve illudersi, deve sperare. Non è uno sperare cristiano nelle cose che non si vedono ma che saranno chiare in paradiso. L’uomo per Leopardi al contrario vede fin troppo bene l’essenziale nullità di ogni cosa e si angoscia di ciò e per vivere (per non rimanerne pietrificato) vuole illudersi (Pascal diceva divertirsi, ditogliere la vista). L’unica “speranza” è data propio dalla potente visione del nulla che temporaneamente riesca a non essere preda del nulla. (il profumo de La ginestra, canto ultimo e toltrepassante l’Infinito).
Leopardi era pessimista ai massimi livelli proprio perchè era realista (o meglio forse “materialista”)(credere nella nullità di ogni cosa, che cos’è d’altronde), sapendo che gli ottimisti sono solo inconsci pessimisti che illudendosi se lo nascondono (chiedere ai depressi che hanno perso l’illusione)
Se avessero cercato bene esiste un video di Rai Educational di introduzione a Leopardi del prof Emanuele Severino purtroppo solo spezzetato e incomprensibile su youtube ma forse interessa di più parlare del cacio lodigiano o della povera fine del goloso Giacomino con buona pace del ricordo del povero Leopardi.
Comunque nonostante il mio sarcasmo forse eccessivo RINGRAZIO la Rai di cui ho pagato il canone. Meglio questo di tanto grigezza televisiva, sempre encomiabile portare al centro grandi pensatori!

e aggiunge

mi dispiace per il tono poco rispettoso della serietà del prof Massimo Donà.
Il fatto è che sempre ammesso che Donà non debba per forza riportare il pensiero severiniano, e quindi possa benissimo sviluppare la propria interpretazione sul pensiero di Leopardi, rincresce veder sprecare un’occasione così sui media per non portare la profondità del’interpretazione severiniana di cui Donà non può non essere a conoscenza dichiarandosene allievo (adirittura ha portato il libro Cosa arcana e stupenda in studio e non ne accenna!?!). “Irriconoscenza” e “fraintendimenti” che spesso ho trovato nelle dichiarazioni di un altro noto allievo, il prof Galimberti Umberto a cui spesso al contrario Severino si è riferito con elogi.

Incontro-dialogo sul saggio Giorello G., Cozzaglio I. (2014), LA FILOSOFIA DI TOPOLINO, Guanda, Chiasso (Svizzera) Data: 26/03/2014 Ora: 20:30

Avatar di Paolo FerrarioLUOGHI del LARIO e oltre ...

Giorello G., Cozzaglio I. (2014), LA FILOSOFIA DI TOPOLINO, Guanda

Incontro-dialogo sul saggio

La filosofia di Topolino

TOPOLINO topo filosofico.

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Shakespeare 450°: A partire dal 21 marzo/Giornata Mondiale della Poesia e fino al 23 aprile/Giornata Unesco del Libro, Radio3 proporrà la lettura di tutti i 154 sonetti

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A partire dal 21 marzo/Giornata Mondiale della Poesia e fino al 23 aprile/Giornata Unesco del Libro, Radio3 proporrà la lettura di tutti i 154 sonetti del grande drammaturgo, di cui si celebra quest’anno il 450° anniversario della nascita.

Il 21 marzo, lungo tutto il palinsesto, ascolteremo 21 sonetti.
La versione in lingua originale è quella di alcune grandi voci del teatro britannico da John Gielgud a Fiona Shaw, da Natasha Richardson a Jeremy Irons. A queste viene accostata la versione italiana affidata a grandi interpreti: da Umberto Orsini a Giuliana Lojodice, da Ottavia Piccolo a Roberto Herlitzka, da Anna Maria Guarnieri a Luciano Virgilio accanto ad attori di generazioni diverse come Massimo Popolizio, Valerio Binasco, Elio De Capitani, Fabrizio Gifuni, Anna Bonaiuto, Alba Rohrwacher, Laura Marinoni, Maria Paiato, Roberto Latini e molti altri.

Inoltre, ogni giovedì alle 22.50 un ascolto per frammenti delle tante registrazioni di commedie e tragedie di Shakespeare conservate negli archivi radiofonici e interpretate da voci storiche della scena italiana, mentre sul sito radio3.rai.it si può ascoltare la versione integrale di queste opere.

Il tempo non esiste. Grazia Apisa e Silvia Montefoschi

Avatar di apisablogL'amore e il suo incanto

Grazia Apisa legge: Il tempo non esiste di G. Apisa.
Musica: Arvo Part – Festina lente

Dedicato a Maurizio Maffi

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MONTAIGNE – SAGGI – di Erika Milite e Elena Carlesso 18-04-2013, da Scuola di filosofia per adulti, Mestre, 2013

Puoi ascoltare da qui

MONTAIGNE – SAGGI – Erika Milite e Elena Carlesso

  18-04-2013

da Scuola di filosofia per adulti.

Filosofia dell’amore erotico : Non mi ascolta? Scopriamo l’origine del dialogo

Filosofia dell’amore erotico : Non mi ascolta? Scopriamo l’origine del dialogo.

articoli del Prof. Luigi Vero Tarca

articoli del Prof. Luigi Vero Tarca:

vai a Link | candiottolaura.

Iosif Brodskij Elogio della noia – lettura di Domenico Pelini in YouTube

L’ INTERSOGGETTIVITA’ secondo l’avvocato Utterson

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

L’avvocato Utterson era un uomo dall’aspetto rude, non s’illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato e imbarazzato nel parlare, riservato nell’esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile. Nelle riunioni di amici, quando il vino era di suo gusto, gli traspariva negli occhi qualcosa di veramente umano; qualcosa che non trovava mai modo di risultare nelle sue parole, e che si manifestava, oltre che in quella silenziosa espressione della faccia dopo una cena, più spesso ancora e più vivamente nelle azioni della sua vita. L’avvocato era severo nei riguardi di se stesso; quando si trovava solo, beveva gin, per mortificare l’inclinazione verso i buoni vini; e, sebbene il teatro lo attirasse, non aveva mai varcato la soglia di un teatro in vent’anni. Nei riguardi del prossimo era tuttavia di una grande indulgenza; talvolta si meravigliava, quasi con invidia, della…

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il principio di Non Contraddizione in Aristotele

Il principio più sicuro di tutti è quello intorno al quale è impossibile essere nel falso. Questo principio è necessariamente il più conoscibile,[…] e non ipotetico, perché non è una ipotesi il principio che deve necessariamente possedere chi voglia comprendere una qualsiasi delle cose che sono, e quando si vuole arrivare a conoscere qualcosa, è necessario possedere già ciò che si deve necessariamente conoscere per conoscere una cosa qualsiasi. […] È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto; e si aggiungano tutte le altre determinazioni che si potranno aggiungere per evitare difficoltà di carattere dialettico.[…]Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia, come alcuni credono che dicesse Eraclito. (Metafisica)

da

ARISTOTELE: FRASI FAMOSE.

ARISTOTELE: FRASI FAMOSE

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ARISTOTELE: FRASI FAMOSE.

I MISERABILI, secondo tomo, Il Narratore, AudioLibri

I MISERABILI - TOMO II - COSETTE di Victor Hugo, EPUB3 Audio-eBook Lettura di Moro SiloIl secondo tomo del grande capolavoro di Victor Hugo è centrato ancora sulla figura di Jean Valjean ricercato dall’ispettore Javert, il suo recupero di Cosette (la piccola figlia della povera Fantine) che viene trovata nell’osteria dei Thénardier a Montfermeil e portata a Parigi nella topaia Gorbeau, e infine la fuga e il ricovero nel monastero femminile del Petit Picpus. Qui rimarrà con Cosette in tutta tranquillità per diversi anni. In questa parte lo scrittore mette in risalto tutte le sue qualità di romanziere drammatico al servizio della suspense e dell’intreccio narrativo, con rotture di ritmo, cambiamenti di focalizzazione, alternanza di periodi concitati e di calma. La voce di Moro Silo sottolinea egregiamente questi diversi momenti della grande letteratura di Victor Hugo.
Vai alla scheda prodotto di I Miserabili – Tomo 2 – Cosette

Carlo Emilio Gadda – Gli scrittori che ho conosciuto – YouTube

Carlo Emilio Gadda – Gli scrittori che ho conosciuto – YouTube.

Pietro Citati, Quando Kafka si fa invadere dalla notte, in La Repubblica 15 marzo 2005

Cyrulnik Boris, Il dolore meraviglioso, Frassinelli, , 2000, p. 4-6 (SULLA “RESILIENZA”)

Cyrulnik Boris, Il dolore meraviglioso, Frassinelli, , 2000, p. 4-6 (SULLA “RESILIENZA“)


Due sono le parole chiave che caratterizzeranno il modo di osservare e di comprendere il mistero di chi ha superato un trauma e, una volta adulto, riguarda le cicatrici del passato.
Le due strane parole che preparano il nostro sguardo sono «resilienza» e «ossimoro».
Il termine «resilienza» è stato coniato in fìsica per descrivere l’attitudine di un corpo a resistere a un urto. Ma tale definizione attribuiva eccessiva importanza alla sostanza. Il termine è stato mutuato dalle scienze sociali per indicare «la capacità di riuscire, di vivere e svilupparsi positivamente, in maniera socialmente accettabile, nonostante lo stress o un evento traumatico che generalmente comportano il grave rischio di un esito negativo» (Vanistendael S., Cles pour devenir: la resilience, 1998).
Come diventare umani nonostante gli scherzi del destino? Questi interrogativi pieni di ammirazione sono emersi quando
si è deciso di esplorare il continente dimenticato dell’infanzia.
Il dolce Remi, in Senza famiglia, poneva il problema con parole molto chiare: «Sono un trovatello. Ho creduto di avere una mamma, come tutti gli altri bambini…» Due volumi dopo, una volta conosciuta l’infanzia di strada, lo sfruttamento del lavoro minorile, le percosse, il furto e la malattia, Remi si guadagna il diritto di condurre una vita socialmente accettabile a Londra e conclude con una canzone napoletana che canta le «dolci parole» e il «diritto di amare». Il principio è esattamente lo stesso adottato da Charles Dickens che aveva attinto il tema della sofferenza e della vittoria dalla sua infanzia infelice e sfruttata. «Non vedevo alcuna ragione per cui […] la feccia del popolo non servisse […] a fini morali, così come il suo fiore più fine […] Essa comprende le più belle e le più brutte sfumature della nostra natura […] i suoi aspetti più vili e parte dei più belli.».
Dopo aver letto Giovinezza di Lev Tolstoi, toma sempre alla mente il verso di Aragon: «È così che vivono gli uomini?» Anche Infanzia di Maksim Gorki7 descrive lo stesso percorso archetipico. Atto I, la desolazione: La mia infanzia (1913-1914); atto II, la riparazione: Fra la gente (1915-1916); atto III, il trionfo: Le mie università (1923). Tutti i romanzi popolari citati sono imperniati su un’unica idea: le nostre sofferenze non sono vane, una vittoria è sempre possibile.
Un tema che viene assurto a bisogno fondamentale, a unica speranza dei disperati: «Se sai veder distrutta l’opera della tua vita / E senza dire una sola parola rimetterti a costruire […j / Se sai essere duro senza mai infuriarti […] / Se sai essere coraggioso e mai imprudente […J / Se sai ottenere la vittoria dopo la sconfitta […] / Sarai un uomo figlio mio» (Rudyard Kipling).
Pel di carota, il bambino maltrattato, riacquista la speranza alla fine del libro; Hervé Bazin ritrova la pace quando suo padre finalmente mette a tacere Folcoche; Tarzan, bimbo indifeso in una giungla ostile, finisce per diventare l’amatissimo capo degli animali più feroci; Zorro e Superman, eroi dalla doppia vita, da un lato comuni individui e dall’altro paladini della giustizia; Francois Truffaut e Jean-Luc Lahaye raccontano il vero romanzo della loro infanzia tormentata. Ne “La città della gioia”, Dominique Lapierre descrive l’incredibile serenità dei derelitti come confermato da tutte le persone che si sono occupate dei bambini di strada.

 


“Ogni persona brilla con luce propria fra tutte le altre. Non ci sono due fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni colore. Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il vento, e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l´ aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano né bruciano, ma altri si infiammano con tanta forza che non si puó guardarli senza esserne colpiti, e chi si avvicina si accende”.

Eduardo Galeano

Cosa significa Resilienza? Questa parola non é molto conosciuta perció conviene andare a consultare il vocabolario.
– Diccionario Enciclopédico Salvat (Salvat Editores, Madrid, 1973): Fisica, resistenza che pongono i corpi, specialmente i metalli, alla rotura per urti o colpi.
– Lo Zingarelli (Zanichelli, Milano, 1995): Capacitá di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi.

– 1 TS tecn., capacità di un materiale di resistere a deformazioni o rotture dinamiche, rappresentata dal rapporto tra il lavoro occorrente per rompere un’asta di tale materiale e la sezione dell’asta stessa: indice, valore di r.

– 2 TS tess., capacità di un filato o di un tessuto di riprendere la forma originale dopo una deformazione
Da Dizionario De Mauro

Se consideriamo questo concetto in rapporto alle Scienze Sociali, possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacitá umana di affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato” (Grotberg, 1996).

Da questo punto di vista la parola viene associata sempre con tensione, stress, ansietá, situazioni traumatiche che ci colpiscono durante la nostra vita. Gli esperti segnalano che si tratta di qualcosa che corrisponde alla natura umana, ma che non sempre si mette in atto e, anche se a volte si attiva, non sempre riesce a generare situazioni positive. Questa misteriosa possibilitá ha una base innegabile, e cioé, l´ evidenza che gli elementi costitutivi della resilienza sono presenti in ogni essere umano e la loro evoluzione accompagnerá le diverse fasi dello sviluppo o del ciclo vitale dell´ uomo: sará un comportamento intuitivo durante la infanzia, poi si rinforzerá fino ad essere volitivo nella adolescenza, e dopo ancora sará completamente incorporato alla condotta propria dell´ etá adulta.

La resilienza é piú della semplice capacitá di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma é avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.

Le caratteristiche della resilienza sono sette:
• “insight” o introspezione: la capacitá di esaminare sé stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sinceritá
• Indipendenza: la capacitá di mantenersi a una certa distanza, fisica e emozionale, dei problemi, ma senza isolarsi
• Interazione: la capacitá per stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone.
• Iniziativa: la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli.
• Creativitá: la capacitá per creare ordine, bellezza e obbiettivi partendo dal caos e dal disordine.
• Allegria: disposizione dello spirito all´ allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono.
• Morale: si riferisce a tutti i valori accettari da una societá in un´ epoca determinata e che ogni persona interiorizza nel corso della sua vita.

Anche nell´ area della psicologia é stato adottato il concetto di resilienza, in un primo momento nel contesto individuale, e dopo, la sua inclusione nella strategia del lavoro socio-comunitario ha ampliato grandemente la sua importanza, permettendo la sua applicazione in diversi campi dello sviluppo umano.

In ultimo, anche la Teoria Sistemica ha considerato che la resilienza sarebbe di grande aiuto durante il processo di assistenza alla famiglia, dato che la si considererebbe come “la capacitá che ha un sistema per resistere i cambiamenti provocati dall´esterno, per sovrapporsi e superare queste crisi, approfittando il cambiamento cualitativo e mantenendo la coesione strutturale attraverso il processo di sviluppo” (Hernandez Córdoba, 1997). La flessibilitá nell´ adattamento e nell’ azione é un altro principio base partecipe dell´ evoluzione, tanto a livello di ogni singolo come del sistema totale, tenendo conto che, come é stato detto prima, la vita si esprime e si sviluppa per mezzo dei cambiamenti e del progressivo aumento della sua complessitá.

Principalmente durante una crisi la famiglia trasforma la sua struttura, coesiste per resistere la tempesta: non sa quanto puó durare quella energia. Deve trovare fattori interni ed esterni che possano aiutarla per diventare meno vulnerabile e impedire che la crisi aumenti di proporzione, in principio, e dopo superarla in modo che possa affrontare una ristrutturazione del sistema, che possa uscirne rinforzata e possa trasformarla in un elemento utile al cambiamento e alla crescita positiva.

La resilienza é un fattore che puó essere accresciuto durante l´ infanzia, nelle diverse tappe dello sviluppo, a mezzo dello stimolo delle aree affettiva, cognitiva e del comportamento, sempre d´ accordo con l´ etá e il livello di comprensione delle diverse situazioni di vita. Il periodo che va dalla nascita fino alla adolescenza sarebbe quello piú opportuno per svegliare e sviluppare questa qualitá interiore che permette di affrontare le avversitá.

Riassumendo possiamo dire che la resilienza é la capacitá umana per affrontare gli avvenimenti dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche, principio storicamente dimostrato nei momenti di stragi mondiali e di genocidi provocati dall´ uomo. Ci sono poi possibilitá di sviluppo della resilienza, quelle che sono comprese nelle risorse personali e sociali, in stato di latenza, in ogni individuo. Tra queste possiamo nominare: l´ autostima positiva, i legami affettuosi significativi, la creativitá naturale, il buon umore, una rete sociale e di appartenenza, una ideologia personale che consenta di dare un senso al dolore, in modo da diminuire l´ aspetto negativo di una situazione conflittiva, permettendo il risolgimento di alternative di soluzione davanti alla sofferenza.

Da una perspettiva psicosociale, si puó arrivare a concludere che la resilienza puó venire incontro al lavoro sociale e psicologico a livello di: prevenzione, riabilitazione, collaborazione in educazione, assistenza alle famiglie e ai diversi gruppi sociali, perché non attinge la sua forza soltanto dalle condizioni naturali degli individui, ma abbisogna pure di un aiuto esterno e di un ambiente che faciliti e appoggi uno sviluppo personale positivo e ricco in esperienze conducenti verso un apprendimento vitale.

L´ obbiettivo di questo articolo é quello di incominciare a diffondere il concetto di resilienza per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona possiede questa caratteristica ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilitá di farlo.

Maurizio Migliori, IL DISORDINE ORDINATO. La filosofia dialettica di Platone, Morcelliana editore 2013

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James Hilman Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda di Selene Calloni Williams

James Hilman
Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda

di Selene Calloni Williams

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LEGGI LA RECENSIONE DI SILVIA TURRIN

James Hillman, il cammino del

“Noi siamo vittime delle teorie ancor prima che vengano messe in pratica”, scriveva James Hillman. Ecco perché in questo libro tutto è esperienza:l’esperienza stessa del “fare anima” e dell’ecologia profonda, che conducono in un cammino che trasforma paure e limiti nel “fuoco psichico” dellagrande energia creativa e dona il potere della visione immaginale. “Fare anima” ha un effetto curativo, salutare e vivificante. Tuttavia “fare anima” non è fare terapia. “Fare anima” è stare dalla parte dei sogni, delle ombre, degli avi, è stare dalla parte del daimon, il lato invisibile delle cose. Fare anima è stare con le immagini dell’anima, con gli eidola, gli dèi, e da lì, da quella prospettiva, guardare all’Io e ai suoi bisogni. Fare anima è stare nelsacro, nella capacità di darsi e nel piacere, nel fuoco, nel calore psichico, nella beatitudine di cui questo darsi è fonte. Queste pagine raccolgono lasaggezza di un insigne maestro dei nostri giorni. James Hillman (1926-2011) ha parlato di un grande segreto di libertà, riscatto ed emancipazione. Selene Calloni Williams porta la sua voce a tutti in un modo straordinariamente semplice, accessibile da chiunque, eppure capace di rendere ilmessaggio originario con inalterata profondità. Ma non solo, nel corso delle pagine il messaggio di Hillman si confronta con i grandi segreti dei culti deimisteri sciamanici dell’Asia, che Selene Calloni Williams studia da oltre trent’anni… E così impariamo che possiamo trovare la nostra via che porta fuoridalla sofferenza ed esistere nella gioia, proprio ora.

Un libro raccomandato a tutti coloro che pensano che la realtà sia molto di più di ciò che gli occhi possono vedere. Il testo è arricchito da un articolo inedito di James Hillman e da un DVD che riporta un eccezionale documentario dal titolo “L’esperienza sciamanica e la psicologia archetipica” nel quale le tradizioni di tribù animiste, degli sciamani della Mongolia, della Siberia, dell’Argentina, della Birmania e dei sufi dell’Iran vengono messe a confrontocon la visione immaginale della psicologia archetipica.

da   Counselling filosofico -Counseling – counseling filosofico – Coaching life coaching – yoga.

James Hillman Il cammino del «fare anima» e dell’ecologia profonda, Edizioni Mediterranee

James Hillman
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James Hillman
Il cammino del «fare anima» e dell’ecologia profonda. Con DVD

Autore: Selene  Calloni Williams
Editore: Edizioni Mediterranee
Anno: 2013 
Pagine: 175

 

vai alla intera scheda Psicoanalisi BookShop | Zephyro Edizioni | Libreria di psicoanalisi online, vendita libri di psicoanalisi, riviste, dvd, testi universitari per studenti, psichiatria online, cultura della psiche.

Fahrenheit, Radio 3

Podcast di Fahrenheit, vai a

Ecco Montaigne, il blogger della serenità, articolo di Paola Decina Lombardi in La Stampa 18 giugno 2011

“La lettura e la scrittura come antidoto all’angoscia di morte, l’autobiografia come riflessione sui limiti della condizione umana e comunicazione: questa la strategia per vivere meglio che spinse Michel Eyquem de Montaigne, tra il 1570 e il 1580, a scrivere un’opera di straordinaria modernità.
Aveva trentasette anni, faceva con poca gioia il magistrato al parlamento di Bordeaux ed era appena scampato a unincidente mortale.
Iniziato come un esercizio in cui osservare e «saggiare» se stesso con grande sincerità, «con i difetti al vivo», per lasciare un suo ritratto veritiero a parenti e amici, quel diario quotidiano lo aiutò a salvaguardare il piacere di vivere in un periodo flagellato dalle guerre di religione e dalla peste.

In effetti, destinata alla posterità, l’opera non ha smesso di essere considerata un breviario di saggezza e laicità.

tutto l’articolo qui Biblioteca di Garlasco: Montaigne, l’arte di vivere.

James Hillman di Selene Calloni Williams, edizioni Mediterranee, Roma, 2013

 

Tra breve sarà possibile prenotarlo.

Copertina del Libro "James Hillman" di Selene Calloni Williams, edizioni mediterranee Roma

Dopo il successo de “La Carte dei Nat”, c’è molta attesa intorno al nuovo librodi Selene Calloni Williams , che racconta di una nuova, futuristica ed entusiasmante visione delle cose: la visione immaginale.

James Hillman è stato selezionato dalla Utne Rreaders tra le prime 100 persone “che sono in grado di cambiare la vita del loro lettore”.
Hillman è uno dei più importanti pensatori post-junghiani, il fondatore della rivoluzionaria scuola di psicologia archetipica.

James Hillman di Selene Calloni Williams, edizioni Mediterranee, Roma, 2013, è il libro dei misteri rivelati. 
Misteri d’Occidente: i misteri della psicologia archetipica, i misteri del metodo immaginale.
E misteri d’Oriente: i misteri di oracoli tantrici, di lama himalayani, di mistici yogin e sciamani.

Misteri rivelati d’un fiato in un racconto affascinante, poetico di una donna che, di primo mattino, ama correre sul canale della mistica Edimburgo e vi trova riflesso nel ghiaccio il volto di uno dei suoi maestri da poco scomparso. Ne risulta un viaggio straordinario in luoghi potenti della psiche e in lande remote dove l’autrice ha vissuto, raccogliendo le testimonianze di sciamani e mistici di varie tradizioni.

Le visioni dei mistici orientali, messe a confronto con il metodo immaginale, che si riconduce alla visione del grande padre della psicologia archetipica, James Hillman, lo sostengono e lo rinforzano.

La visione immaginale è ciò di cui l’uomo ha bisogno per vedere oltre i limiti di un mondo tossico.

Il libro è accompagnato da un bellissimo DVD nel quale sciamani e mistici di varie parti del mondo, dall’Argentina, alla Birmania, al Tibet, all’India, all’Iran, alla Mongolia, alla Siberia, svelano il loro metodo immaginale.

Assolutamente da non perdere, questo libro, insieme al DVD che lo accompagna, fornisce le chiavi dell’esperienza immaginale. A partire da una grande visione – quella immaginale -, esso suggerisce il cammino di un metodo che rivoluziona il pensiero psicologico.

 

 

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Iosif Brodskij, TORSO – lettura di Domenico Pelini

Se capiti d’un tratto fra erbe di pietra,
più splendenti nel marmo che nel vero,
o se vedi una ninfa inseguita da un fauno,
felici entrambi più nel bronzo che nel sogno,
posson lasciare il bordone le affrante dita:
sei nell’Impero, amico.
Aria, acqua, fiamma, fauni, leoni, naiadi,
copie dal vero o corpi immaginari,
tutto ciò che ha inventato Dio e che il cervello
s’è stancato di continuare, s’è fatto pietra, metallo.
Questa la fine delle cose, questo alla fine della strada
lo specchio per entrare.
Mettiti in una nicchia vuota e, rovesciando
gli occhi, guarda svanire dietro l’angolo
i secoli, e il muschio ricoprire il ventre
e le spalle la polvere, tinta del tempo.
Qualcuno spezza un braccio, e con un tonfo rotola
la testa giù dal collo.
E resta un torso, anonima somma di muscoli.
Mille anni dopo abiterà qui un topo, ma,
l’unghia rotta sul granito, uscirà una sera,
squittendo, zampettando oltre la strada,
per non tornare a mezzanotte in tana.
E neppure al mattino

Il pensiero amato Intervista a Silvia Montefoschi (con DVD) | Zephyro Edizioni

Il pensiero amato

PensieroAmatoBASSA

Il pensiero amato

Intervista a Silvia Montefoschi con DVD

L’ultimo libro di Paolo Cozzaglio e Mimma Cutrale che hanno realizzato l’intervista a Silvia Montefoschi poche settimane prima della sua morte.

L’uomo è l’unico essere vivente che si pone la domanda sul senso della propria esistenza e sul suo destino. La psicoanalisi, come metodo con cui l’uomo entra in contatto con gli ambiti più profondi della propria interiorità, contribuisce a dar voce autentica a questi interrogativi.
Silvia Montefoschi (1926-2011), originale e feconda psicoanalista italiana, ha costantemente cercato una risposta alle domande fondamentali dell’esistenza umana, proponendo una lettura nuova della realtà.
Questa inedita intervista, realizzata poche settimane prima della sua morte, è la testimonianza ultima di questa visione: si ascolta e si vede la novità di un pensiero profondo, inscindibile dall’esperienza di vita.
Il messaggio che questo libro e il DVD allegato comunicano è rivolto a tutti coloro che amano ricercare il dialogo con se stessi e la riflessione sul significato della vita.

Per acquistarlo clicca qui:http://www.psicoanalisibookshop.it/schedalibro.asp?ID=7862&nome=Il%20pensiero%20amato

da  Il pensiero amato | Zephyro Edizioni.

MANO INVISIBILE, di Adam Smith

Ogni individuo mira solo al suo proprio guadagno ed è condotto da una MANO INVISIBILE, in questo come in altri casi, a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni

TartaRugosa ha letto e scritto di: Georges Perec (1989), Pensare/Classificare, Rizzoli, Milano, Traduzione di Sergio Pautasso

vai a:

il vecchietto che diceva sempre “perchè”, di EDWARD ESTLIN CUMMINGS (1894-1962)

su EDWARD ESTLIN CUMMINGS (1894-1962)

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da LA LETTERATURE AMERICANA DAL 1900 A OGGI, dizionario per autori, a cura di Luca Briasco e Mattia Carratello, Einaudi

Jankélévitch, Vladimir, Berlowitz, Béatrice, Da qualche parte nell’incompiuto, da ReF – Recensioni Filosofiche

Jankélévitch, Vladimir, Berlowitz, Béatrice, Da qualche parte nell’incompiuto

Posted: 12 Apr 2013 12:00 AM PDT

a cura di Enrica Lisciani Petrini, Torino, Einaudi, 2012, pp. XXVIII+220, euro 22, ISBN 9788806208363.

 
Recensione di Stefano Scrima – 23/10/2012
 
«Il mio cuore batte all’unisono col cuore di Ulisse fino a che Ulisse appare come un mendicante nella sua stessa casa. Ulisse diventa antipatico solo a partire dal momento in cui tende l’arco e in cui è decisamente il più forte» (p. 118) afferma Jankélévitch al cospetto dello sguardo bramoso del lettore che, come in un romanzo, si aspetterebbe un finale eclatante, celebrativo o funesto non cambia molto, ma che sia definitivo: che vuol dire con ciò il filosofo? Il mondo è dei deboli? Spetterebbe a loro, ma l’ingiustizia è sovrana? Gli ultimi saranno i primi? No, solo che i non-problematici gli danno noia, 

 

HAROLD BLOOM – I CENTO GENI DEL LINGUAGGIO

I. KETER

Lustro 1: 
William Shakespeare,
Miguel de Cervantes,
Michel de Montaigne,
John Milton,
Lev Tolstoj 37

Lustro 2: 
Tito Lucrezio Caro,
Publio Virgilio Marone,
sant’Agostino,
Dante Alighieri,
Geoffrey Chaucer 97

II. HOKMAH

Lustro 3: 
Lo Jahwista,
Socrate e Platone,
san Paolo,
Maometto 149

Lustro 4: 
Dottor Samuel Johnson,
James Boswell,
Johann Wolfgang von Goethe,
Sigmund Freud,
Thomas Mann 195

III. BINAH

Lustro 5:
Friedrich Nietzsche,
Soren Kierkegaard,
Franz Kafka,
Marcel Proust,
Samuel Beckett 235

Lustro 6:
Molière,
Henrik Ibsen,
Anton Cechov,
Oscar Wilde,
Luigi Pirandello 275

IV. HESED

Lustro 7: 
John Donne,
Alexander Pope,
Jonathan Swift,
Jane Austen,
Murasaki Shikibu 313

Lustro 8: 
Nathaniel Hawthorne,
Herman Melville,
Charlotte ed Emily Bronte,
Virginia Woolf 355

V. DIN

Lustro 9: 
Ralph Waldo Emerson,
Emily Dickinson,
Robert Frost,
Wallace Stevens,
T.S. Eliot 395

Lustro 10:
William Wordsworth,
P.B. Shelley,
John Keats,
Giacomo Leopardi,
Alfred Tennyson 443

VI. TIFERET

Lustro 11: 
Algernon Charles Swinburne,
Dante Gabriel e
Christina Rossetti,
Walter Pater,
Hugo von Hofmannsthal 491

Lustro 12: 
Victor Hugo,
Gérard de Nerval,
Charles Baudelaire,
Arthur Rimbaud,
Paul Valéry 525

VII. NEZAH

Lustro 13: 
Omero,
Luis Vaz de Camoes,
James Joyce,
Alejo Carpentier,
Octavio Paz 575

Lustro 14:
Stendhal,
Mark Twain,
William Faulkner,
Ernest Hemingway,
Flannery O’Connor 635

VIII. HOD

Lustro 15: 
Walt Whitman,
Fernando Pessoa,
Hart Crane,
Federico Garcia Lorca,
Luis Cernuda 671

Lustro 16:
George Eliot,
Willa Cather,
Edith Wharton,
F. Scott Fitzgerald,
Iris Murdoch 711

IX. YESOD

Lustro 17: 
Gustave Flaubert,
José Maria Eça de Queiros,
Joaquim Maria Machado de Assis,
Jorge Luis Borges,
Italo Calvino 749

Lustro 18:
William Blake,
D.H. Lawrence,
Tennessee Williams,
Rainer Maria Rilke,
Eugenio Montale 791

X. MALKUT

Lustro 19: 
Honoré de Balzac,
Lewis Carroll,
Henry James,
Robert Browning,
William Butler Yeats 835

Lustro 20:
Charles Dickens,
Fedor Dostoevskij,
Isaac Babel’,
Paul Celan,
Ralph Waldo Ellison 881

la FILOSOFIA E IL NOSTRO TEMPO, a cura Alessandro Aleotti per Milania mILANIA

Etimologia

etimologia è la scienza che studia l’origine e la storia delle parole.

Viene dal greco ἔτυμος,  étymos, “vero, genuino (significato della parola)”

e da λόγος,  lógos,  “discorsi”

da Etimologia – Wikipedia.

OMOLOGIA

dal greco antico homologos,  “concorde, conforme”,

composto da homòs, “stesso, identico”

e lògos, “discorso”

dal Dizionario della lingua greca di Giovanni Semerano:

omos218

 

dal Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee di Franco Rendich:

omos1219

Emanuele Severino, La fantasia e la terra, Modena 2008

ascolta la lezione cliccando qui   mp34.gif  

oppure scarica il file mp3 da qui: http://aulevirt.files.wordpress.com/2013/12/severino-fantasia.mp3

DA  Emanuele Severino.

I primi filosofi greci avevano cercato l’origine del modificarsi dei fenomeni in un principio statico che potesse renderne ragione, non riuscendo a spiegarsi il divenire.

Nel Poema sulla natura Parmenide sostiene che la molteplicità e i mutamenti del mondo fisico non sono altro che fenomeni illusori e, sfidando il senso comune, afferma la realtà dell’Essere: finito, immutabile, ingenerato, immortale, unico, omogeneo, immobile, eterno.

« è, e non è possibile che non sia… non è, ed è necessario che non sia » (Parmenide, Sulla Natura, fr. 2, vv 3;5)

Niente si crea dal niente, e nulla può essere distrutto nel nulla.

I primi filosofi greci avevano cercato l’origine del modificarsi dei fenomeni in un principio statico che potesse renderne ragione, non riuscendo a spiegarsi il divenire.
Ma secondo Parmenide i cambiamenti e le trasformazioni a cui è soggetta la natura non hanno alcun motivo di esistere, essendo una pura illusione. La vera natura del mondo è statica e immobile.

“ARS HILLMANIANA” INCONTRO CON L’OPERA DI JAMES HILLMAN I SEMINARIO PSICOANALISI E COMUNITA’ IL PAZIENTE COME CITTADINO, Sabato 23 Marzo 2013 Aula Magna Liceo Scientifico Boggio Lera via Quartarone 3-Catania

ARS HILLMANIANA”

INCONTRO CON L’OPERA DI JAMES HILLMAN

I SEMINARIO

 

PSICOANALISI E COMUNITA’

IL PAZIENTE COME CITTADINO

Potremmo allora reimmaginare l’idea del Sè come il focus o il locus di visitazioni, di abitanti semipermanenti, di morti e di vivi, più vecchi di noi e non ancora nati,

di questo mondo e di altri mondi-ma anche di interiorizzazioni delle varie comunità alle quali offriamo la nostra lealtà nella vita quotidiana.

James Hillman

Sabato 23 Marzo 2013

Aula Magna Liceo Scientifico Boggio Lera

via Quartarone 3-Catania

9.30 Moderatore  Riccardo Mondo

9.45 Introduzione Mario Tambone Reyes

10.00 Relazione Franco Livorsi

11.30 Amplificazioni immaginali di Matteo AlloneAntonella Russo e Biagio Salmeri

12.00 Dibattito e conclusioni

Ingresso libero

Inizia con questo seminario il percorso di “Ars Hillmaniana”, dedicato all’opera di James Hillman. Vi invitiamo a questo spazio di incontro per una comunità immaginale che metta radici nel Tempo.

Riccardo Mondo

RELATORI:

Riccardo Mondo: Presidente IMPA, Psicologo Analista, didatta CIPA, saggista (Catania)

Mario Tambone Reyes: Dirigente medico Ematologo, socio IMPA (Palermo)

Franco Livorsi: Prof.ordinario Univ.Studi di Milano, socio onorario CIPA, saggista (Alessandria)

Matteo Allone: Psichiatra,direttore dell’U.O.S.Centro Diurno “Camelot”del Modulo Dipartimentale Salute Mentale Messina Nord, Psicologo Analista CIPA, socio IMPA (Messina)

Antonella Russo: Dirigente psicologo Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico-Vittorio Emanuele, socia IMPA, socia CIPA (Catania)

Biagio Salmeri: Dirigente medico psichiatra ASP CT, socio CIPA, scrittore (Catania)

Walter Benjamin – One Way Street: Fragments for Walter Benjamin, Regia di John Hughes, 1993, da U B U W E B – Film & Video

Regia di John Hughes strada a senso unico esplora la vita e l’opera di critico tedesco ebreo e filosofo, Walter Benjamin, morto sfuggire alla Gestapo nel 1940. Anche se il lavoro di Benjamin è poco conosciuto in questo paese, è considerato in Europa come una delle figure più influenti del pensiero del 20 ° secolo. strada a senso unico fornisce presentazioni chiare e accessibili ad alcune delle idee centrali negli scritti di Benjamin. Il commento di esperti da una serie di studiosi inglesi collocare il lavoro di Benjamin, nel contesto del loro tempo ed evocano un senso di eccitazione che il suo lavoro ha generato. . Uno stile visivo elevato, struttura montaggio e forti trattamenti musicali corrispondono in modi suggestivi e potenti con le preoccupazioni e le strategie di Benjamin stesso

vai a  U B U W E B – Film & Video: Walter Benjamin – One Way Street: Fragments for Walter Benjamin (1993).

Walter Benjamin (1892 Berlino – 1940 Portbou)

Walter Benjamin (1892 Berlino – 1940 Portbou):

pensatore, autore, critico letterario e traduttore tra i più importanti nel pensiero tedesco del primo Novecento, è nato e cresciuto nei quartieri eleganti di Berlino-Charlottenburg da un’agiata famiglia ebraica assimilata.

Già in gioventù ha affrontato la questione delle sue radici ebraiche ponendola in fertile contrasto con l’identità tedesca incontrando, tra gli altri, Gerhard Scholem, cui resterà legato per tutta la vita.

Entrato in contatto con l’Institut für Sozialforschung di Theodor W. Adorno e Max Horkheimer, pubblicò sulla rivista diversi saggi e si dedicò alla composizione di 

Passagen-Werk 

lavoro che l’avrebbe impegnato per il resto della vita e destinato a restare incompiuto.

Alla presa del potere da parte dei nazisti emigrò a Parigi, dove continuò la sua attività intellettuale tra mille difficoltà economiche. Mentre tentava di attraversare il confine con la Spagna per raggiungere gli amici dell’Istituto francofortese, già in esilio negli Stati Uniti, si uccise per non essere ricondotto in Francia dalle autorità doganali spagnole.

Tra le sue pubblicazioni in lingua italiana ricordiamo: 

Angelus Novus, 

Il dramma barocco tedesco, 

L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 

Sul concetto di storia.

Alessandro Pizzo, Ontologia in Parmenide: come e cosa si pensa quando si dice «è» (Dialegesthai)

vai a Alessandro Pizzo, Ontologia in Parmenide: come e cosa si pensa quando si dice «è» (Dialegesthai).

L’origine delle lingue indoeuropee (nuova edizione) Struttura e genesi della lingua madre del sanscrito, del greco e del latino, di Franco Rendich, Palombi editore

L'origine delle lingue indoeuropee (nuova edizione)

L’origine delle lingue indoeuropee (nuova edizione)

Struttura e genesi della lingua madre del sanscrito, del greco e del latino

Franco Rendich

Cesare Musatti, Infanzia

James Hillman, Il sapere dell’anima, Festival di filosofia di Modena, 2007

Recensione “Il gatto di Montaigne” di Saul Frampton Pubblicato da Germana Maciocci

Vai a     DIARIO DI PENSIERI PERSI: Recensione “Il gatto di Montaigne” di Saul Frampton.

Rodin: LE PENSEUR

pensose

Pietro Citati, Nel pentolone magico di Gadda – Corriere.it

La maggior parte dei libri di Gadda, dall’Adalgisa alla Cognizione del dolore al Pasticciaccio, sono delle immense costruzioni, che raccontano di tutto, parlano di tutto, si estendono da tutte le parti, sfidano ogni limite; e poi, improvvisamente, la costruzione si interrompe, e rimangono delle grandiose rovine. Come diceva Proust, l’arte moderna, giunta alla vetta, deve includere in se stessa l’esperienza del fallimento. 

tutto l’articolo qui   Nel pentolone magico di Gadda – Corriere.it.

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA – AD ALTA VOCE VINTAGE

FRANCESCO ALBERONI, intervista di Maria Giovanna Farina | in Siamo Donne

vai a: INTERVISTA A FRANCESCO ALBERONI | Siamo Donne – le migliori video ricette di cucina.

DUCCIO DEMETRIO intervistato da Maria Giovanna Farina | in Siamo Donne

vai a:  DIALOGO CON IL FILOSOFO: DUCCIO DEMETRIO | Siamo Donne – le migliori video ricette di cucina.

Giacomo Leopardi: ALLA LUNA – Lettura di Gianni Caputo

Giacomo Leopardi: CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA, Lettura di Gianni Caputo

Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale. Lettura di Domenico Pelini

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. ”

(Eugenio Montale)

Il Corpo e la parola, Tributo a Carlo Rivolta, Regia di Giancarlo Molaschi | Centro Asteria Cultura

Tributo a Carlo Rivolta, Regia di Giancarlo Molaschi

Vai a: Il Corpo e la parola | Centro Asteria Cultura

Giacomo Leopardi, ALLA LUNA, recitata da Carmelo Bene

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
0 mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!

Fausto Paravidino, IL DIARIO DI MARIAPIA, al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 10 al 17 Ottobre 2012

Fausto Paravidino, Il diario di Mariapia

al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 10 al 17  Ottobre 2012

Recita la sintesi proposta dal programma del Teatro Franco Parenti:

“da uno dei pochissimi italiani rappresentati dalla Comédie Francaise, una commedia chetrasforma il dolore di una storia comune e personale, quella della malattia terminale di sua madre, in una vittoria sul tabù della morte.”

Una scarna scenografia riempita dallo spessore degli sguardi, dei silenzi, dei sussurri, delle esitazioni, dei sorrisi, dell’amore.

Così sul palco – al centro Mariapia che vive il suo ultimo tratto – si rincorrono i diversi protagonisti che accompagnano questa vicenda, rappresentati da Fausto Paravidino e Iris Fusetti, che oltre ad essere se stessi, diventano man mano parenti, medici, operatori che si avvicendano intorno al letto della malata.

Fausto, da figlio qual è veramente anche nella realtà, diventa lo zio Cesare, fratello di Mariapia, incapace di accostare il dolore e perennemente concentrato sull’ora dei pasti.

Inoltre, con cappello e bastone, si trasforma nel vicino di camera che, con una lapidaria battuta sottolinea alla morente, circondata dai figli in un momento di lucida ilarità, che lì “c’è gente che soffre”.

Iris, compagna di Fausto, impersonifica Marta, infantile e immatura secondogenita di Mariapia che, ancora sconvolta dalla perdita del padre, trova nell’impegno universitario il falso alibi per mantenere una non troppo coinvolgente distanza da quel letto di agonia.

Veste pure i panni della rispettata dottoressa Varese, integerrima oncologa ma rincuorante terapeuta di Mariapia alla quale spiega l’origine della sua sorprendente stanchezza: la fatigue.

Iris, ancora, gioca il ruolo dell’insulsa e svicolante fisioterapista alle prese con l’ineluttabilità di un corpo in precipitoso decadimento, di cui decanta con falsi complimenti un inesistente miglioramento.

Al centro lei, Mariapia (nella magistrale recita di Monica Samassa) e le sue parole. Una voce sommessa che cerca di catturare i pensieri sfuggenti per consentire a Fausto di scriverli e consegnarli al mondo, così come le ha suggerito l’oncologa.

Parole che si ripetono mentre sfumano nella fatigue: il rullo compressore, il mare d’ovatta,l’inutilità delle “corse” della vita, il tempo perso a studiare Rifkin, il “non sentire niente”. Ripetizioni che si accavallano, confusioni della memoria che a sprazzi ritorna e mescola nomi e ruoli delle persone amate, luoghi e sapori di tempi lontani, mentre la penna di Fausto scorre veloce sulle pagine del quaderno che si riempie giorno dopo giorno.

E se lo zio Cesare rimane interdetto e fatica a ricollocare i nomi che Mariapia rievoca, Fausto accetta e interroga la madre su ciò che sente, riconducendola lentamente dal baratro depressivo al sorriso dei riccioli delle guglie e dei rotolini dietro le orecchie.

Fausto che è lì, per se stesso, per la sorella che abbraccia e conforta, per la madre che sta morendo, per fermarsi di scrivere quando non ci sono più parole e per interrompere di dar da mangiare a quel corpo che, stando alle parole dei medici, avrebbe dovuto cessare di vivere già da tempo.

Una morte in diretta?

No, non è questo ciò che accade, quanto piuttosto la rappresentazione della rarefatta visione di una storia sprofondata nel mare d’ovatta, dove però galleggiano e riaffiorano i volti più amati, quelli che la fatigue non riesce ad annullare.

Morte in diretta? No. Il volto di Mariapia sorride mentre guarda Fausto e Marta. Ci si attenderebbe l’ultimo respiro e invece improvvisamente Mariapia si eleva con un balzo sul proscenio, tenendo per mano i figli, mentre gli spettatori , sorpresi, indugiano qualche istante prima di scoppiare in un commovente applauso che richiamerà alla ribalta per quattro volte gli attori.

Vai anche alla intervista (video ed audio)  di Daria Bignardi a Fausto Paravidino (Invasioni barbariche del 30 marzo 2012)

Testo e regia Fausto Paravidino
con Monica SamassaIris Fusetti, Fausto ParavidinoProduzione Fondazione Teatro Regionale Alessandrino

Durata 98 minuti
Fausto Paravidino, trentasei anni,fuori classe della scena,attore, regista e autore,

è uno dei pochissimi italiani rappresentati

alla Comédie Française.Il diario di Maria Pia è una commedia

che trasforma il dolore di una storia comune e personale,

quella della malattia terminale di sua madre, in una vittoria sul tabù della morte,

che ci commuove e sorprendentemente ci diverte.

Una festa del teatro che comincia con Shakespeare,

alla ricerca del senso della vita, e diventa una sfida alla recitazione,

con Fausto Paravidino

Iris Fusetti impegnati, oltre che nel ruolo di se stessi,

anche in quello di medici e parenti,

Monica Samassa, elogiatissima, in quello della madre.