Il tempo non esiste. Grazia Apisa e Silvia Montefoschi

Avatar di apisablogL'amore e il suo incanto

Grazia Apisa legge: Il tempo non esiste di G. Apisa.
Musica: Arvo Part – Festina lente

Dedicato a Maurizio Maffi

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Umberto Curi, PASSIONE, Raffaello Cortina, 2013

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IL PENSIERO, rivista di filosofia, edizioni scientifiche italiane

Il pensiero.

 

Omaggio a Emanuele Severino promosso dall’Associazione Artisti Bresciani con il patrocinio del Comune e della Fondazione Brescia Musei, 17 marzo all’Auditorium di Santa Giulia dalle ore 17.30, alla presenza dello stesso Severino e con l’intervento di Massimo Cacciari, pensatore e docente dell’Università Vita Salute, Carlo Sini, già professore di Filosofia teoretica all’Università statale di Milano, e Vincenzo Vitiello, professore di Filosofia della storia all’Università Vita Salute San Raffaele.

Caro Paolo ti giro questa notizia in modo che tu possa evidenziarla sul tuo bel sito
sempre grato
Gabriele Simino

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/672994_arte_e_filosofia_unite_nel_nome_di_severino/?refresh_ce&scroll=1200

 

Omaggio a Emanuele Severino In Santa Giulia

Oggi pomeriggio, alle ore 17.30, nell’Auditorium di Santa Giulia si terrà l’incontro Omaggio a Emanuele Severino, promosso dall’AAB con il patrocinio di Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei. L’iniziativa vuole essere un tributo al grande intellettuale bresciano e a uno dei massimi filosofi, accademico dei Lincei, professore di Ontologia fondamentale all’Università Vita – Salute S. Raffaele.

Dopo un breve saluto di Laura Castelletti, vice Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Brescia, Fausto Lechi, Presidente della Fondazione Brescia Musei, e Paolo Corsini, Senatore della Repubblica,

interverranno:
–         Massimo Cacciari, professore di pensare filosofico e metafisica all’Università Vita – Salute S. Raffaele
–         Carlo Sini, già professore di filosofia teoretica all’Università statale di Milano
–         Vincenzo Vitiello, professore di filosofia della storia all’Università Vita – Salute S. Raffaele

Nell’occasione verrà presentato il numero monografico di Il Pensiero. Rivista di filosofia 2/2012 Omaggio a Emanuele Severino, che contiene 11 saggi dei più importanti filosofi italiani. In particolare, Vincenzo Vitiello ripercorre 40 anni del pensiero del filosofo bresciano, a partire dalla pubblicazione di un’opera fondamentale di Severino “La struttura originaria”.

Nato a Brescia il 26 febbraio 1929, Emanuele Severino si è laureato a Pavia con una tesi su Heidegger e la metafisica. Dopo un periodo di insegnamento all’Università Cattolica di Milano, nel 1970 diventa ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Venezia. Scrive sul Corriere della Sera, dove accanto a temi prettamente filosofici, affronta questioni di grande attualità come la strage di piazza Loggia, tasse e amnistia, tecnica del diritto. Per l’AAB risultano di notevole interesse le riflessioni di Severino su Arte e tecnica, su Arte e tendenza fondamentale del nostro tempo.

Costituisce sempre una grande opportunità sentire Emanuele Severino, per il suo grandissimo pensiero, ma anche per come si pone al pubblico con un linguaggio che tende ad eliminare la discrasia tra il tecnicismo filosofico e i problemi pratico – politici. Sostiene infatti Severino “Che noi si viva nel mondo, e che il mondo sia fatto così come crediamo…con una struttura sociale nella quale esistono forze politiche, economiche, religiose, e industrie, fabbriche… è la grande fede alla quale nessuno di noi vuole rinunciare”.

Omaggio a Emanuele Severino
Auditorium di Santa Giulia
di via Piamarta 4, Brescia
Ingresso libero.

EMANUELE SEVERINO Crisi della tradizione occidentale, Christian Marinotti edizioni

  • Pagine160
  • Prezzo13.94
  • Anno1999
  • ISBN978-88-8273-006-2
  • Note

AGGIUNGI AL CARRELLO

EMANUELE SEVERINO

Crisi della tradizione occidentale

Che cosa è stato il Novecento? La risposta di Emanuele Severino è perentoria: il Novecento è stato crisi, ovvero separazione e distruzione. Alle diverse “fenomenologie della crisi”, che vengono oggi da più parti avanzate, Severino contrappone un pensiero della crisi quale essenza stessa della nostra epoca. Ciò da cui il Novecento si separa e che il Novecento distrugge è la tradizione europea, intesa non come mero retaggio culturale, bensì come l’insieme di tutte le opere e le istituzioni dell’Occidente.
Severino individua nel pensiero filosofico i germi della crisi che costituisce l’essenza della nostra epoca: la crisi consiste, innanzitutto, nella distruzione del pensiero filosofico stesso. L’inevitabilità della distruzione delle posizioni filosofiche che animano la tradizione europea si rivela nell’opera dei tre autori fondamentali del pensiero contemporaneo: Leopardi, Nietzsche e Gentile. Essi sono coloro che hanno reso evidente l’intima debolezza di ogni pretesa di trovare riparo in una verità assoluta, in un “sapere che sta e non si lascia smentire” (epistéme). Ogni sapere siffatto è destinato alla distruzione in quanto porta in sé la negazione del suo stesso fondamento: quella fede nel divenire che sta al cuore dell’intera tradizione europea.
In questo scritto, Severino riesce nel compito – singolare e prezioso – di raccogliere in sintesi i punti nodali del proprio pensiero, mostrando, con semplicità e rigore, come soltanto entro uno sguardo genuinamente filosofico sia possibile comprendere il senso essenziale della storia dell’Occidente.

Emanuele Severino, nato nel 1929 a Brescia, è uno dei maggiori pensatori contemporanei. Autore di numerose pubblicazioni tradotte in varie lingue, scrive regolarmente sul “Corriere della Sera” ed è docente ordinario di Filosofia teoretica all’Università Ca’Foscari di Venezia, dopo aver insegnato in passato all’Università di Pavia e all’Università Cattolica di Milano.
Presso la nostra casa editrice ha pubblicato nel 1999 il libro Crisi della tradizione occidentale riscontrando ampio successo.

Rassegna stampa

Crisi della tradizione occidentale | CHRISTIAN MARINOTTI EDIZIONI – JEAN PAUL SARTRE, MARTIN HEIDEGGER, LE CORBUSIER, EMANUELE SEVERINO.

Filosofarti: 15 giorni per parlare in “Piazza-Agorà” dell’uomo e del suo profondo, Gallarate 2014

il programma da martedì 11 a venerdì 14 marzo.

La giornata di martedì 11 marzo si apre, alle 9,30 e poi alle 14,30, al teatro delle Arti di Gallarate con la lezione magistrale di Franco Trabattoni su “La sapienza umana di Socrate”, che sarà seguita dallo spettacolo “Apologia di Socrate”, della Compagnia Carlo Rivolta, con Luciano Bertoli (ingresso 9 euro, prenotazione consigliata anewcomm@teatrodellearti.it, evento che si terrà anche mercoledì 12 marzo alle 9,30).

All’Università della Terza Età del Melo in via Magenta 3 a Gallarate alle 15,15 “La filosofia ellenistica e l’evoluzione a Roma” è il tema della lezione magistrale di Mariagrazia Boracchi.

Alle 16,30, sempre al Melo, ma nella Sala Planet Suol, convegno di studio a cura dell’Associazione italiana Scelrosi laterale amiotrofica – sezione di Varese, Associazione Parkinson Insubria – sezione di Cassano Magnago, Varese Alzheimer –gruppo operativo di Gallarate e Azienda ospedaliera Sant’Antonio Abate di Gallarate sul tema “Quando insieme si fa la differenza”. Vi partecipano la psicologa Chiara Pozzi, i volontari delle associazioni e WOODinSTOCKMusicArtFestival. Brani musicali, letture e testimonianze racconteranno esperienze di cura e solidarietà e sarà presentato anche il progetto di Aisla Varese, AsPI Cassano Magnago e Varese Alzheimer-gruppo di Gallarate”Non lasciamoli soli”, finalizzato ad accompagnare e supportare malati e familiari e creare una comunità solidale.

Alle 17 all’istituto musicale Puccini in via Dante 11 a Gallaratelezione/concerto a cura del liceo musicale Puccini stesso “Dalla piazza al salotto. Le trascrizioni del melodramma nel repertorio cameristico”, mentre alle 21 al cinema teatro San Giovanni Bosco di Busto Arsizio, “…e ora parliamo di Kevin”, regia di Lynne Ramsay, all’interno del cineforum (ingresso 5 euro), con commento di Paolo Castelli e Patrizia Corbo.

Sempre alle 21, ma tornando al Planet Soul del Melo di Gallarate, incontro con Mario Picozzi, docente di bioetica applicata al dipartimento di biotecnologie e scienze della vita dell’Università dell’Insubria, sul tema “La vita insegna alla vita. Bioetica, storie e vita quotidiana”, sempre a cura dell’Aisla sezione di Varese, dell’AsPI sezione di Cassano Magnago e del gruppo operativo di Gallarate di Varese Alzheimer, con il patrocinio dell’Azienda Ospedaliera Sant’Antonio Abate di Gallarate e del Forum del Terzo Settore di Gallarate.

Mercoledì 12 marzo alle 14,30 nella palestra dell’Isis Falcone in via Matteotti a Gallarate, laboratorio di danza creativa per ogni fascia d’età “L’agorà della danza” con Paola Medeghini (prenotazione al numero 3392791645, evento che si ripeterà giovedì 13 alle 17,30), mentre alle 21, come accennato, attesa al teatro delle Arti di Gallarate la lezione magistrale di Umberto Galimberti “Relazione e comunicazione” (prenotazione consigliata con mail a newcomm@teatrodellearti.it). Il filosofo interviene a tutto campo sul tema della relazione e della comunicazione, attraversando gli agorà educativi e formativi – la scuola -,quelli virtuali della società massmediale e dei social network, quelli della politica e dei rapporti interpersonali, sollecitato dai quesiti che possono venire dal pubblico e creando le condizioni dell’agorà del pensiero dal vivo.

Giovedì 13 marzo alle 10 al teatro delle Arti di Gallarate seminario di studio con Carlo Sini, Fabio Minazzi e Michele Francesco, “Comunicazione: lo sguardo teoretico, epistemologico e neuroscientifico”. Dall’informazione alla comunicazione di senso, per una relazione veritativa; l’occhio fenomenologico per leggere criticamente la realtà; le neuroscienze che si interrogano sulle dinamiche relazionali e sui linguaggi multipli. In collaborazione con Giovani pensatori – Università dell’Insubria e Iuss Pavia, la prenotazione è consigliata alla mailnewcomm@teatrodellearti.it.

Alle 20 al ristorante Saperi e Sapori dell’istituto alberghiero Falcone di via Matteotti 4 a Gallarate, su prenotazione obbligatoria al numero0331.774605 o via mail all’indirizzo ipcalberghiero@virgilio.it), serata gastronomica di degustazione a buffet sul tema “Cibo da strada: la sala come la piazza, isole degustazione con musica dal vivo”, mentre alle 21 al teatro delle Arti di Gallarate, all’interno del cineforum che propone “Ladri di saponette”m con commento a cura di Angelo Croci (ingresso euro 6,50), sarà presente, per un incontro con l’artista, il regista e attore Maurizio Nichetti.

Si inaugura venerdì 14 marzo a Busto Arsizio (e sarà visitabile nella sede di via Gaeta 10 e in alcuni spazi murari urbani di Busto Arsizio) il workshop artistico di Alice Pasquini “Tabula rasa: scrape off the wall” (per informazioni segreteria@stoabusto.it), mentre alle 10 di venerdì 14 per le scuole al teatro delle Arti di Gallarate Michele Cafaggi propone lo spettacolo teatrale e musicale “Ouvertures des saponettes”, concerto per bolle di sapone (prenotazione obbligatoria a newcomm@teatrodellearti.it, ingresso euro 3,50).

Alle 18 si inaugura a Villa Delfina a Crenna di Gallarate la mostra di Giorgio Pomella “Piazze d’Italia”, a cura dell’Associazione Vivere Crenna.Una mostra di acquerelli realizzati dall’artista per Touring Club Italiano e De Agostini, che sarà visitabile anche sabato 15 e domenica 16 dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19. Giorgio Pomella, nato Garessio, in provincia di Cuneo, e trasferitosi presto a Milano, è diventato illustratore occupandosi di cartografia, disegni scientifici e architettura. Le sue illustrazioni sono state pubblicate su libri e riviste di varie case editrici. I disegni in mostra, tavole inserite in pubblicazioni di Touring Club Italiano, Touring Editore e De Agostini, rappresentano le piazze cercando di esaltare la loro essenziale bellezza: è l’architettura che torna protagonista, una volta liberata la piazza da tutti quegli elementi di disturbo che sono ormai una presenza costante nel paesaggio urbano. L’acquerello minuzioso e il segno preciso in varie toanlità di grigi, resi dalla china tracciata con il pennino e dalla matita, cercano di rendere al meglio le superfici, i materiali e le modanature. Il colore incornicia la piazza per guidare e trattenere lo sguardo tra vuoto e pieno.

Alle 18,30, nell’aula magna del Liceo Crespi di Busto Arsizio, in collaborazione con la libreria Ubik di Busto, incontro con Gianni Vattimo. La società del media ha istituito una nuova forma di vissuto del tempo, quello puntuale dell’informazione che scorre rendendo obsolescente ogni notizia. Ne deriva una società che, nella sua trasparenza, è segno del contemporaneo, ovvero del postmoderno inteso anche come luogo di una pluralità prospettica che mette in crisi il concetto classico di verità, sostituita da quello dell’informazione. Gianni Vattimo, autore del pensiero debole, presenta le sue riflessioni in merito, quelle che lo hanno reso autore riconosciuto a livello internazionale.

Alle 21, al Sestante Fotoclub di Gallarate, una conversazione a margine della mostra fotografica di Raoul Iacometti “Storie distratte”, visitabile da giovedì 13 a sabato 15 marzo dalle 16,30 alle 19 e domenica 16 dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 19. Raoul Iacometti svolge la sua attività di fotografo freelance dedicando particolare attenzione alla creatività e originalità e le sue fotografie sono state pubblicate su riviste di settore e su cataloghi di Saloni internazionali e sono state protagoniste di mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha ricevuto riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali.

Alle 21,30, al Planet Soul del Melo di Gallarate, serata jazz “Jazz & Movies” dal titolo “La filosofia musicale nel cinema” con Paolo Tomelleri al clarinetto, Carlo Bagnoli al sax baritono, Fabrizio Bernasconi al piano, Marco Mistrangelo al contrabbasso, Tony Arco alla batteria e Irene Natale alla voce. Ingresso 15 euro

MONTAIGNE – SAGGI – di Erika Milite e Elena Carlesso 18-04-2013, da Scuola di filosofia per adulti, Mestre, 2013

Puoi ascoltare da qui

MONTAIGNE – SAGGI – Erika Milite e Elena Carlesso

  18-04-2013

da Scuola di filosofia per adulti.

Ciclo di conferenze “Prendila con filosofia. Vivere filosoficamente il tempo della Crisi”, Gli incontri si terranno alle ore 20,30 ad Alzate Brianza (Como), presso la Sala Convegni P. Maggi della BCC dell’Alta Brianza, in via IV novembre n. 549

6 MARZO: ”PRENDILA CON FILOSOFIA”
I giovedì culturali della BCC Alta Brianza

Ciclo di conferenze “Prendila con filosofia. Vivere filosoficamente il tempo della Crisi”, un evento organizzato dalla Banca in collaborazione con l’Associazione culturale Eidoteca. Gli incontri si terranno alle ore 20,30 ad Alzate Brianza, presso la Sala Convegni P. Maggi della BCC dell’Alta Brianza, in via IV novembre n. 549.

Sei appuntamenti, nei mesi di marzo e aprile, per approfondire dal punto di vista filosofico – oltre l’attualità politica ed economica più stringente – il senso e le ragioni della Crisi epocale che stiamo attraversando. Con una consapevolezza di fondo: Crisi non è soltanto disfacimento ma anche occasione per una svolta, momento propizio per cambiare ponendoci attivamente di fronte agli snodi e alle sfide che ci troviamo ad attraversare.

>> Il primo incontro è fissato per giovedì 6 marzo con il filosofo Salvatore Natoli, Professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Milano Bicocca,  sul tema “IL BUON USO DEL MONDO. AGIRE NELL’ETA’ DEL RISCHIO”,moderatore Diego Minonzio, direttore del quotidiano La Provincia. <<

Giovedì 13 marzo 2014
Laura Boella
“I TEMPI DELLA CRISI: CONTEMPORANEITA’ E NON CONTEMPORANEITA’”

modera Mario Rapisarda

Giovedì 27 marzo 2014
Gianfranco Dalmasso
“PRENDERE LA PAROLA: L’IO, L’ALTRO, IL DISCORSO”

modera Gianni Bianchi

Giovedì 3 aprile 2014
Roberto Pozzetti e Gianfranco Giudice
“LE FIGURE DEL DESIDERIO E LA CRISI”

modera Giancarlo Ferrario

Giovedì 10 aprile 2014
Rossella Fabbrichesi
“POLITICA E FILOSOFIA: IL CORAGGIO DELLA VERITA’”

modera Don Agostino Clerici

Giovedì 17 aprile 2014
Maurizio Migliori
“IL C ONTRIBUTO DEGLI ANTICHI”

modera Mario Porro

Breve storia della letteratura a fumetti, Carocci

 

Breve storia della letteratura a fumetti (Carocci, 200 pagine illustrate, 16 sacchi)

Uscita dall’infanzia visionaria e a volte ingenua dei suoi primi sessant’anni, la letteratura a fumetti ha raggiunto, nell’ultimo mezzo secolo, una maturità che a molti rimane ancora ignota. La sua storia racconta come un modo di comunicare nato per la società illetterata e multietnica degli Stati Uniti di fine Ottocento si sia progressivamente trasformato in un linguaggio raffinato e a volte difficile, in cui si esprimono sia autori che si rivolgono al grande pubblico sia autori d’elite. In America come in Giappone, in Argentina e in Europa, le istanze più diverse convergono nella letteratura a fumetti, dal teatro di piazza dei cantastorie, dalla vignetta satirica, dal racconto illustrato per bambini al cinema, alla pittura e alla narrativa di avanguardia. Questa nuova edizione, oltre a contenere un più ampio corredo iconografico, esplora autori e tendenze degli ultimi anni.

Carlo Tullio-Altan  antropologo degli italiani. La Frusta

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Carlo Tullio-Altan  antropologo degli italiani. La Frusta.

Filosofia dell’amore erotico : Non mi ascolta? Scopriamo l’origine del dialogo

Filosofia dell’amore erotico : Non mi ascolta? Scopriamo l’origine del dialogo.

Oggi EMANUELE SEVERINO compie 85 anni

sev

Auguri, professore,

l’augurio, per lei e per noi,

è che la sua intelligenza unita alla sua empatia ci accompagnino ancora per molti anni.

Abbiamo bisogno di quell’insegnamento che sa unire con sapienza i tempi della antica Grecia, con gli anni che stiamo attraversando

Filosofia: aver cura di ciò che deve essere reso chiaro.

Lei sa fare questo

Paolo Ferrario

Carlo Tullio – Altan (1916-2005): una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca. Scheda/video di Paolo Ferrario

Avatar di Paolo FerrarioMAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

Carlo Tullio – Altan: una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca antropologica e storica attraverso i libri.
Il video ha preso avvio da questa e-mail:
Gentile Professor Ferrario,
Mi chiamo Marco Lazzarotti e le scrivo questa email in quanto collaboro col signor Frank John Snelling, che le scrisse chiedendole notizie del suo professore Carlo Tullio Altan.
Il Signor Frank John mi ha incaricato di farle alcune domande riguardo al concetto di Ethnos del quale avete gia` discusso.
Una prima domanda riguarda in quale libro il professor Altan ha parlato di questi concetti. Lei ha gia` accennato al libro: Ethnos e Civilta`, ma il signor Frank John si chiedeva se questi concetti erano accennati anche in altre pubblicazioni, tipo “una religione civile per l’Italia di oggi”.
Una seconda domanda riguarda piuttosto le relazioni tra l’Ethnos e i cinque punti l’Epos, l’Ethos,il Logos, il Genos, il Topos
I cinque…

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Colloquio con Emanuele Severino, a cura di di Saverio Mariani e Andrea Cimarelli, in Ritiri Filosofici

Primo febbraio 2014.  Un lungo viaggio in auto ci porta a Brescia. Profondo settentrione d’Italia. La città ci accoglie, nel primo pomeriggio, fredda, con una leggera pioggia ed il cielo plumbeo. Attraversiamo corso Garibaldi, dove il grigio dei sampietrini è amplificato dalle pozze d’acqua. Gli abitanti di questa città stanno iniziando il pomeriggio libero, prima del sabato sera. Una passeggiata in centro, un caffé in un bar di piazza Pio VI, un giro in libreria. Noi ci posizioniamo in un B&B, con una finestrella che dà sui tetti di Brescia. Bagnati, umidi, refrattari al calore. Quando attraversiamo le vie centrali della città, in largo anticipo – per goderci anche il luogo nel quale siamo venuti – sembra che le persone a passeggio stiano trascorrendo un pomeriggio di svago, di divertimento e di relax.

Noi, come semplici turisti, guardiamo i palazzi di quella città lombarda, affascinante e anche un po’ magica. In realtà è per noi un giorno speciale, perché alle sei del pomeriggio abbiamo un appuntamento con Emanuele Severino.

Ci accoglie a casa sua come fossimo due suoi amici. Con la cordialità e la signorilità che solo i grandi hanno. Ci accomodiamo in una splendida stanza, arredata da altissime librerie piene zeppe, da alcuni tappeti, da un pianoforte a coda e dall’Orfeo scolpito da suo figlio. Il tutto illuminato, soavemente, da alcune lampade. Sediamo su un divano rosso bordeaux, che fa angolo con due poltrone.

Severino è curioso di sapere quali sono i nostri studi, il nostro ambito di ricerca. Ognuno di noi gli racconta, brevemente, ciò che studia e l’argomento sul quale sta lavorando per la tesi di laurea. Lui è interessato, regalandoci spunti possibili e consigli di lettura.

Comincia così il nostro colloquio con Emanuele Severino.

segue qui:

Ritiri Filosofici – Colloquio con Emanuele Severino.

È nata Rai Classica il nuovo portale che riunisce tutta l’offerta Rai di musica

orchestra La musica è online

 

È nata Rai Classica il nuovo portale che riunisce tutta l’offerta Rai di musica colta. Appuntamenti televisivi, radiofonici e web con link ai siti relativi e alle dirette web, una guida programmi su misura per gli appassionati di musica classica, lirica, jazz e di danza con approfondimenti agli eventi proposti.

Guarda l’offerta di
Rai Classica

articoli del Prof. Luigi Vero Tarca

articoli del Prof. Luigi Vero Tarca:

vai a Link | candiottolaura.

Emanuele Severino, L’uomo in debito cerca la libertà, Corriere della Sera | 13 Gennaio 2014

Fede e dubbio segnano da sempre la condizione umana che è prima di tutto cammino, ricerca  di un altrove che ha mille volti e mille nomi.
Emanuele Severino

L’uomo in debito cerca la libertà

Un altro amico, e fraterno, se ne è andato. Dove? Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davvero. Si è «a casa». Sin da prima dell’inizio dei tempi. Ci rimarremo in eterno; la casa sarà sempre più accogliente. E invece crediamo di vivere nella terra inospitale che ci ha ghermito col vento. Stando là fuori diciamo: «Ecco il mondo; questa è la vita che ci è toccata». Ci crediamo mortali. Ma quando si muore non si va da qualche parte. Ci si risveglia accanto al fuoco. Non più ingannati dal vento. Né intimoriti delle ombre e dal gelo della brughiera. Una povera favola? Non direi; ma una metafora sì: dello Spettacolo che da gran tempo tento di indicare. (Il tentativo è delle parole, non di ciò che esse indicano).
E Carlo Arata conosceva a fondo i miei scritti, sin dai primi. Dopodomani, 15 gennaio, è il trigesimo della sua morte. Una delle figure più importanti, la sua, della filosofia italiana dal dopoguerra ai nostri giorni. Ma estremamente schivo, nemico dei compromessi sul piano culturale, accademico (ma professore emerito dell’Università di Genova), politico (famiglia socialista e antifascista, sorella deportata a Dachau).
Nato nel 1924, cattolico, si era voluto laureare con Antonio Banfi, il maestro laico e antimetafisico della Statale di Milano. Tuttavia il suo cattolicesimo è andato configurandosi in modo sempre più originale e autonomo. Si era fatto sempre più centrale per lui il principio che di Dio non si può parlare «in terza persona», riducendolo a un «Egli», sia pure con la lettera maiuscola. Invece lo si deve lasciar parlare come parla nell’Esodo: «Ego sum qui sum». In prima persona. Messo dinanzi come oggetto, lo si snatura: non è più Dio. Solo Dio può parlare di Dio. Ma, di qui, il crescente rovello di Arata, troppo filosofo per non sapere che, d’altra parte, siamo pur sempre noi a lasciar parlare Dio: proprio perché ci tiriamo da parte per fargli spazio, questo nostro sforzo finisce addirittura con l’identificare noi, che, per quanto rarefatti e ridotti, continuiamo a pensare Dio, a lui che parla.
La bestemmia più grave per chi pone Dio nel più alto dei cieli. La nostra discussione era incominciata sin dai primi anni Sessanta ed è durata fino in fondo. Pochi giorni prima di morire, aveva consegnato all’editrice Morcelliana il suo ultimo lavoro, da poco pubblicato, e anche lì la nostra discussione continua, all’interno del problema — sempre più complesso e di cui Arata è pienamente consapevole — del rapporto tra uomo e Dio.
Questo libro s ‘intitola Reditio. Un’espressione allusiva, ma anche enigmatica. Significa «ritorno». Ritorno a un suo iniziale atteggiamento problematico («banfiano», come egli scrive), provvisoriamente accantonato dalla intermedia parabola metafisico-teologica, ma che incomincia a riaffacciarsi con la tematica a cui ho accennato qui sopra? Sembra di sì, stando alle prime parole del saggio: «Nulla è ovvio, nulla è scontato, tutto è problema, enigma, al limite mistero. Questa la premessa essenziale (…) della presente Reditio».
Eppure la metafisica continua ad esser presente anche in queste sue ultime pagine. Per le quali l’uomo non è autore di alcunché, nemmeno di quello che scrive (e qui Arata è d’accordo con me); ma non è autore perché non si è «posto», non ha prodotto se stesso, non è «causa» di sé, ma è «indebitato». E tipicamente metafisica, appunto, è la domanda da dove provenga ciò che noi siamo e verso «Chi» o «che cosa» noi si sia in debito. Per Arata il problema si complica ulteriormente, perché, pur essendo in debito, l’uomo «aspira alla libertà», a riscattare il debito e farsi signore di sé ed esser dunque Dio. Libertas ut Deus. E il problema si aggrava per la presenza del male e della sofferenza universale. Ricevuti anch’essi da «Chi», da «che cosa»? Perfino il male patito rende l’uomo debitore verso la fonte da cui lo riceve.
(Ma si tratta di implicazioni tutte dovute al residuo metafisico che, nonostante le intenzioni, si è detto, rimane vivo nel discorso di Arata).
Respinta ogni forma di pensiero che, volendo affermare Dio, finisce col porre se stesso come Dio, ad Arata resta la fede, del tutto consapevole della propria insuperabile problematicità. La vicinanza alla prospettiva luterana diventa notevole; nemmeno della propria fede l’uomo può essere autore. Anch’essa è un dono della «grazia»; come la speranza e la preghiera che accompagnano la fede.
Anche la preghiera del credente proviene da «altro» — e rimane enigmatico per Arata che l’«altro» sia l’«Altro». Come rimane un enigma la promessa della fede per la quale la morte conduce nell’altra vita. L’altra vita che comunque non potrà mai essere la casa di cui narravo all’inizio e dalla quale Carlo si è sempre sentito «sommamente provocato».
il Corriere della Sera | 13 Gennaio 2014

Iosif Brodskij Elogio della noia – lettura di Domenico Pelini in YouTube

DIZIONARIO DELLE SENTENZE LATINE E GRECHE (1991), di Renzo Tosi, Rizzoli Bur, 2007, p. 890

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https://antemp.com/2014/01/11/dizionario-delle-sentenze-latine-e-greche-1991-di-renzo-tosi-rizzoli-bur-2007-p-890/

suggerimenti bibliografici di Alberto Maso

consiglierei, per chi volesse approfondire la “disputa” tra Severino e Tarca, di non soffermarsi su quell’unica intervista fatta a Tarca in quanto essa dice tanto ma quel tanto è purtroppo condensato e per questo va a sminuirsi.

Consiglierei due libri interessantissimi per chi è intenzionato ad approfondire il pensiero tarchiano:

il primo “Verità, alienazione e metafisica” in cui si tenta di muovere una critica alla filosofia di Severino;

il secondo è “Differenza e negazione – Per una filosofia positiva”, il “mattone” in cui è trattato l’intero discorso filosofico del filosofo.

Solo dopo sarà possibile leggere, a mio modo di vedere, il capitolo terzo di “Verità, negazione, differenza” in cui è contenuta la risposta di Severino a Tarca.

Inoltre credo che tutto ciò possa essere affiancato ad un altro libro di recente pubblicazione, brevissimo ma densissimo, scritto da Marco Simionato “Nulla e negazione – L’aporia del nulla dopo Emanuele Severino” la cui introduzione è scritta proprio da Severino in risposta diretta a Simionato e in risposta indiretta a Tarca. Sperando di aver fatto cosa gradita porgo i miei cordiali saluti e rinnovo i complimenti a Paolo per questo blog. Alberto

Ella Berthoud, Susan Elderlin, CURARSI CON I LIBRI: rimedi letterari per ogni malanno, edizione italiana a cura di Fabio Stassi, Sellerio editore, Palermo, 2013, p. 640. Audio presentazione di Paolo Ferrario

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

Questa mattina, a Milano Bicocca, ho acquistato questo folgorante libro che era ben esposto sul tavolo della Libreria Cortina:

Ella Berthoud, Susan Elderlin, CURARSI CON I LIBRI: rimedi letterari per ogni malanno, edizione italiana a cura di Fabio Stassi, Sellerio editore, Palermo, 2013

Di ritorno, sul treno, l’ho sfogliato ed ho letto alcune schede di miei e nostri autori prediletti.

So che questo libro avrà un posto stabile e duraturo nelle nostre vite.

Vi si sentono le biografie delle autrici e del curatore italiano. Loro hanno saputo trasmettere, in schede talvolta perfette per equilibrio di linguaggio e capacità di riassunto, il distillato della creazione letterarie degli autori e delle autrici.

Mi viene meglio parlarne in due audio, proprio per catturare all’istante questa sensazione di avere in mano qualcosa di prezioso per il tempo che resta

Audio n. 1: presentazione del libro, con particolare riferimento al testo del curatore Fabio Stassi

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Fritjof Capra, LA RETE DELLA VITA (1996), Rizzoli Bur, 2010. Indici del libro

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L’ INTERSOGGETTIVITA’ secondo l’avvocato Utterson

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

L’avvocato Utterson era un uomo dall’aspetto rude, non s’illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato e imbarazzato nel parlare, riservato nell’esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile. Nelle riunioni di amici, quando il vino era di suo gusto, gli traspariva negli occhi qualcosa di veramente umano; qualcosa che non trovava mai modo di risultare nelle sue parole, e che si manifestava, oltre che in quella silenziosa espressione della faccia dopo una cena, più spesso ancora e più vivamente nelle azioni della sua vita. L’avvocato era severo nei riguardi di se stesso; quando si trovava solo, beveva gin, per mortificare l’inclinazione verso i buoni vini; e, sebbene il teatro lo attirasse, non aveva mai varcato la soglia di un teatro in vent’anni. Nei riguardi del prossimo era tuttavia di una grande indulgenza; talvolta si meravigliava, quasi con invidia, della…

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Conversando con Gino Mazzoli sul pensiero filosofico di Emanuele Severino (e altro), alla luce di un intervento di Luigi Vero Tarca, 8 gennaio 2014

Mi scrive Gino Mazzoli:

carissimo
qui trovi una critica “costruttiva” (che probabilmente conosci) alla posizione filosofica di Severino:

la trovo interessante perchè introduce una gradualità in un ragionamento (quello di Severino) che a mio avviso è troppo segnato dal “bianco o nero” che disconosce tutto ciò che si colloca nell’area della possibilità e della gradualità
ovviamente sono mie opinioni e come ti ho detto mi piacerebbe discuterne una volta con te che hai molta più competenza di me in materia
ma non si profila ancora uno spazio per farlo
spero che l’occasione si crei per cose che devo venire a fare dalla tue parti
nel frattempo un caro saluto e un augurio sincero per un 2014 per lo meno democratico…
a presto
gino

1. Risposta di Paolo Ferrario tramite un Audio (per valorizzare la fluidità dei processi di pensiero), Conversando con Gino M. sul pensiero filosofico di Emanuele Severino, alla luce di un intervento di Luigi Vero Tarca:

2. Replica di Gino Mazzoli tramite audio:

Audio in formato mp3: Mazzoli conversazione con Paolo

Allegati citati nell’audio:

il principio di Non Contraddizione in Aristotele

Il principio più sicuro di tutti è quello intorno al quale è impossibile essere nel falso. Questo principio è necessariamente il più conoscibile,[…] e non ipotetico, perché non è una ipotesi il principio che deve necessariamente possedere chi voglia comprendere una qualsiasi delle cose che sono, e quando si vuole arrivare a conoscere qualcosa, è necessario possedere già ciò che si deve necessariamente conoscere per conoscere una cosa qualsiasi. […] È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto; e si aggiungano tutte le altre determinazioni che si potranno aggiungere per evitare difficoltà di carattere dialettico.[…]Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia, come alcuni credono che dicesse Eraclito. (Metafisica)

da

ARISTOTELE: FRASI FAMOSE.

ARISTOTELE: FRASI FAMOSE

vai a:

ARISTOTELE: FRASI FAMOSE.

I MISERABILI, secondo tomo, Il Narratore, AudioLibri

I MISERABILI - TOMO II - COSETTE di Victor Hugo, EPUB3 Audio-eBook Lettura di Moro SiloIl secondo tomo del grande capolavoro di Victor Hugo è centrato ancora sulla figura di Jean Valjean ricercato dall’ispettore Javert, il suo recupero di Cosette (la piccola figlia della povera Fantine) che viene trovata nell’osteria dei Thénardier a Montfermeil e portata a Parigi nella topaia Gorbeau, e infine la fuga e il ricovero nel monastero femminile del Petit Picpus. Qui rimarrà con Cosette in tutta tranquillità per diversi anni. In questa parte lo scrittore mette in risalto tutte le sue qualità di romanziere drammatico al servizio della suspense e dell’intreccio narrativo, con rotture di ritmo, cambiamenti di focalizzazione, alternanza di periodi concitati e di calma. La voce di Moro Silo sottolinea egregiamente questi diversi momenti della grande letteratura di Victor Hugo.
Vai alla scheda prodotto di I Miserabili – Tomo 2 – Cosette

Alessandro Baricco spiega e legge “La cognizione del dolore” di C.E.Gadda. – YouTube

Alessandro Baricco spiega e legge “La cognizione del dolore” di C.E.Gadda. – YouTube.

Carlo Emilio Gadda – Gli scrittori che ho conosciuto – YouTube

Carlo Emilio Gadda – Gli scrittori che ho conosciuto – YouTube.

DIO, nel programma Voci di filosofia, Dibattito fra GIOVANNI REALE e EMANUELE SEVERINO, coordina ARMANDO TORNO, in Fondazione Corriere della Sera, video di un’ora e 31 minuti in Corriere della Sera TV (video.corriere.it), 2010

AUDIO DELL’INTERO INCONTRO

https://drive.google.com/file/d/11C5zeZScdDUAK9Os23ID81uQeZ0zlXEO/view?usp=sharing

AUDIO DELLE SINGOLE PARTI

 

fonte informativa:

Alessandro Baricco “I barbari e la mutazione” video di FELTRINELLI EDITORE, da OICOS Riflessioni

vai a Alessandro Baricco “I barbari e la mutazione” video di FELTRINELLI EDITORE : OICOS Riflessioni.

ANTONIO BENINATI, LEZIONI DI FILOSOFIA

 

    

    FILOSOFIA DELL’ESISTENZIALISMO   febbraio 2001 – maggio 2001
    VERITA’ – VITA NELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA 1 febbraio 2004 – maggio 2004
    VERITA’ – VITA NELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA 2    febbraio 2005 – maggio 2005
    PENSIERO, LINGUAGGIO E LOGICA IN ALCUNI MOMENTI         
SIGNIFICATIVI DELLA FILOSOFIA 
    
 febbraio 2007 – aprile 2007
    VIRTU’ ETICHE E VIRTU’ TEORETICHE IN ALCUNI AUTORI        
DELLA FILOSOFIA ANTICA 1 
febbraio 2008 – maggio 2008
     VIRTU’ ETICHE E VIRTU’ TEORETICHE IN ALCUNI AUTORI      
DELLA FILOSOFIA ANTICA 2    
febbraio 2009 – maggio 2009
     FILOSOFIA DELLA NATURA E VITA 1:  COME L’IDEA
     DI NATURA PUO’ INFLUENZARE IL COMPORTAMENTO UMANO
febbraio 2010 – maggio 2010
     FILOSOFIA DELLA NATURA E VITA 2:  COME L’IDEA
DI NATURA PUO’ INFLUENZARE IL COMPORTAMENTO UMANO
febbraio 2011 – maggio 2011

Società Filosofica Italiana – Sede di Venezia , Associazione Culturale Nemus, da Scuola di filosofia per adulti


  Analisi e letture testi filosofici

       Incontri e convegni

    Incontri SFI-Nemus

    Democrazia e utopia   

    Per una coscienza etico-politica della città contemporanea

    Identità e relazione

    Civitas Poteri e luoghi

                     da Scuola di filosofia per adulti.

Ma l’anima cos’è? , Centro Culturale Candiani 27 maggio 2011, da Scuola di filosofia per adulti

Ma l’anima cos’è?

                                     Centro Culturale Candiani

                                      27 maggio 2011 ore 15,30

Che la filosofia si prefiguri come una terapia dell’anima è stato acquisito ormai in questi due anni di scuola di filosofia al Candiani. Epperò, riflettendo sull’anima, la filosofia non può affermare con certezza di conoscere la cosa di cui va discorrendo e alla quale affida il compito di rendere più sereno il cammino della vita. Che cos’è l’anima? E se essa è qualcosa, qual è la sua natura: corporale o spirituale? Sopravvive al corpo o muore con esso? E ancora: se l’anima è funzione vitale del corpo con il quale è unita, come si dà questa unione? Il possesso dell’anima è prerogativa solo degli uomini o anche degli altri animali?

Ecco una serie di domande alle quali la filosofia ha cercato nel corso della sua lunga storia di dare risposte, più o meno plausibili e più o meno contraddittorie. Se per la teologia l’esistenza dell’anima e la sua natura spirituale sono indiscutibili, basta affrontare la questione da altri punti di vista perché insorgano perplessità, dubbi e difficoltà teoretiche non da poco. Attualmente nella ricerca filosofica il termine “anima”, che rinvia a una dimensione religiosa e appare arcaico, è stato sostituito con quello di “mente”: ma il problema, a partire dalla distinzione cartesiana tra “sostanza pensante” e “sostanza estesa”, è ancora quello del rapporto mente-corpo. Le neuroscienze indagano sui meccanismi di funzionamento del cervello e forse una cosa come una “mente” la incontrano. Le esperienze cognitive degli animali non possono certo escludere, come pretendeva Cartesio, che essi non possiedano qualcosa che assomiglia a una mente.

Questi sono alcuni dei temi che verranno affrontati nel convegno, che si prefigura, per la qualità dei relatori e per la varietà degli argomenti, molto ricco e intenso.

Maria Giacometti

    Di seguito la registrazione delle relazioni in formato mp3 (per scaricare il files cliccare con il tasto destro sul titolo)         

 Presentazione                                                                    Maria Giacometti, Liceo Foscarini Venezia

Viaggi dell’Anima in alcune mitografie gnostiche               Giuseppe Goisis, Università Ca’ Foscari Venezia

Dixi et salvavi animam meam                                             Augusto Illuminati, Università di Urbino

Il corpo dell’anima. ovvero: come non essere 
materialisti senza diventare spiritualisti  
                        
Luigi Perissinotto, Università Ca’ Foscari Venezia

Discussione prima parte                                                     Maria Giacometti

Cosa ci dicono sulla mente le neuroscienze?                     Carlo Umiltà, Università di Padova

Mente e coscienza negli animali: il confine superabile       Gabriele Bono, Università di Padova

Individui e anime nell’epoca para-antropica                        Luigi Vero Tarca, Università Ca’ Foscari Venezia

Discussione seconda parte                                                 Davide Spanio, Università Ca’ Foscari Venezia

 

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da Scuola di filosofia per adulti.

Scuola di filosofia per adulti del Centro culturale Candiani

Scuola di filosofia per adulti

Centro Culturale Candiani

  Società Filosofica Italiana – Sede di Venezia      Associazione NEMUS 

Prima edizione      – novembre 2009 / maggio 2010  

Seconda edizione – novembre 2010 / maggio 2011


Terza edizione      – novembre 2011 / maggio 2012

Quarta edizione    – novembre 2012 / maggio 2013

DA Scuola di filosofia per adulti.

Università popolare di Mestre, FILOSOFIA

da http://www.inferweb.net/filosofia.htm

  Il problema del male

  L’avventura della ragione 3

  Politica e verità

  L’avventura della ragione 2

    Filosofia politica

   L’avventura della ragione 1

  Il pensiero politico moderno

  Leggere Aristotele

  La conoscenza storica

  Leggere Platone

  La filosofia della scienza

  Heidegger

  Il potere e le sue forme

  La felicità

  Argomenti nella filosofia

  Postmodernità

febbraio 2014 – marzo 2014

febbraio 2014 – aprile 2014

novembre 2013 – aprile 2014

novembre 2013 – dicembre 2013

novembre 2012 – maggio 2013

febbraio 2012 – maggio 2012

novembre 2011 – maggio 2012

febbraio 2011 – aprile 2011

novembre 2010 – maggio 2011

febbraio 2010 – maggio 2010

novembre 2009 – maggio 2010

febbraio 2009 – maggio 2009

novembre 2008 – maggio 2009

febbraio 2008 – maggio 2008

novembre 2007 – aprile 2008

febbraio 2007 – maggio 2007

novembre 2006 – maggio 2007

febbraio 2006 – maggio 2006

novembre 2005 – maggio 2006

Analisi e lettura di testi filosofici, a cura della Società filosofica di Venezia

Società Filosofica Italiana  sede di Venezia

                                   Analisi e lettura di testi filosofici

 Di seguito la registrazione degli incontri in formato mp3   (per scaricare il file cliccare con il tasto destro sul titolo)
        
        
Verità e menzogna (Gorgia) – Stefano Maso     Riflessioni sulla menzogna politica (Koyré)
  – Giuseppe Goisis  – 9-02-2012     
La scienza dei numeri e la verità – Enrico Jabara e Paolo Pagani – 
23-02-2012                              

Eraclito – Dario Roman     Locke – Dario Berti – 8-03-2012                              
La missione del dotto (FICHTE) – M.J. Amato      Che cos’è il pragmatismo (PEIRCE) – E. Carlesso  – 19-04-2012
NIETZSCHE – Genealogia della morale – Erica Milite – Maria Giacometti  – 9-05-2012

RAWLS (Una teoria della giustizia) G.Cavagnin – STRAUSS (Che cos’è la filosofia politica) A.Madricardo  14-02-2013   locandina
TRASMUTARE CON ARISTOTELE – C. Viano – R. Medda  – 27-02-2013
FOUCAULT – G.Goisis –      RICOEUR – M.J. Amato – 14-03-2013
SCHOPENHAUER – Dario Roman – FREUD – Dario Berti   4-04-2013
MONTAIGNE – SAGGI – Erika Milite e Elena Carlesso  18-04-2013
JONAS – IL PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’ – Ornella Doria – KANT – CRITICA DELLA RAGION PURA – Stefano Maso  9-05-2014

         PLATONE, dal Sofista – Laura Candiotto   FOUCAULT, da Il coraggio della verità – Ornella Doria    13-02-2014         locandina
HEIDEGGER, da Sentieri interrotti – Maria Josè Amato   HEIDEGGER, da Saggi e discorsi – Dario Roman   6-03-2014   
        NIETZSCHE, da La gaia scienza – Dario Berti   JESI, da Conoscibilità della festa – Alberto Madricardo   3-04-2014
POLANYI, 
da La grande trasformazione – Elena Carlesso   SIMMEL, da Denaro e vita – Erika Milite   8-05-2014

         DWORKING, da L’impero del diritto – Gabriele Cavagnin   TOCQUEVILLE, da La democrazia in America – Giuseppe Goisis    29-05-2014

da Scuola di filosofia per adulti.

IL DESTINO DELL’ESSERE, Dialogo con (e intorno al pensiero di) Emanuele Severino, 29/30 maggio 2012, registrazioni audio

 Convegno di studi
IL DESTINO DELL’ESSERE

                                      Dialogo con (e intorno al pensiero di)
Emanuele Severino
   Aula Magna Silvio Trentin – Ca’ Dolfin  Venezia
29- 30 maggio 2012

                                   Direzione scientifica: Davide Spanio

Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali Università Ca’ Foscari Venezia
PRIN 2009 Percorsi dell’Ontologia: Linguaggio, Socialità e forme della Politica

le registrazioni audio sono qui: Scuola di filosofia per adulti

 Di seguito le registrazioni degli interventi in formato mp3 (per scaricare i files cliccare con il tasto destro sul titolo)

  

        Martedì 29 maggio 2012
 
1 Saluti e introduzione al Convegno 
Luigi Perissinotto  (Univ. Ca’ Foscari Venezia)
Luigi Ruggiu (
Coordinatore scientifico nazionale PRIN 2009)
 

 


  I sessione 
   2 Presiede – Mario Ruggenini (Univ. Ca’ Foscari Venezia)
 3 Immutabile/mutevole: l’essere nell’apparire dell’ente – Mauro Visentin 
(Univ. di Sassari)
4 
 Severino e la metafisica – Leonardo Messinese (Pontificia Università Lateranense, Roma)
II sessione
5 Presiede – 
Lucio Cortella 
(Univ. Ca’ Foscari)
   6 Nota sulle modalità dell’essere – Paolo Pagani (Univ. Ca’ Foscari)
7 
“Sentiamo e sperimentiamo di essere eterni”: Severino interprete di Spinoza – Giorgio Brianese (Ca’ Foscari)
 8 Anticipare il niente. Intorno alla lettura severiniana di Gentile – Davide Spanio (Univ. Ca’ Foscari)
9 
Intervento – Giulio Goggi
10 Intervento – 
Veniero Venier

                                                                Mercoledì 30 maggio 2012
    
III sessione
11 Presiede – Carmelo Vigna 
(Univ. Ca’ Foscari)
12 
Severino e Aristotele – Enrico Berti (Univ. degli Studi di Padova)
13 
Gli abitatori del tempo. La tecnica e la storia nel pensiero di Severino – Pietro Barcellona 
(Univ. di Catania)
14 Quesito – Riccardo Fanciullacci
15 Risposta – 
Enrico Berti

IV sessione
16 Presiede – 
Luigi Vero Tarca (Univ. Ca’ Foscari)
17
 Diritto positivo e normatività della tecnica – Natalino Irti (Università “La Sapienza” Roma)
18 
Tautà aeí. La logica dell’inerenza di E.Severino – Vincenzo Vitiello (Univ.Vita e Salute San Raffaele di Milano)

      V sessione  Dialogo con Emanuele Severino
Tavola rotonda presieduta da 
 19
 Luigi Perissinotto

                                                                 20 Emanuele Severino
21 Salvatore Natoli
22 Mario Ruggenini

23 Luigi Ruggiu
24 Carmelo Vigna
                                           25 Luigi Lentini
26 Arnaldo Petterlini
27 Emanuele Severino
28 Italo Sciuto
29 
Luigi Vero Tarca
30 Finale              

i nostri auguri per: Attraversare il 2014 “con stile”

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i nostri auguri per: Attraversare il 2014 “con stile” | MappeSer: POLITICHE SOCIALI e SERVIZI.

la rassegna del 2013 di WordPress

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 49,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 18 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

alle radici della parola CHAOS, secondo Emanuele Severino

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in Emanuele Severino, ISTITUZIONI DI FILOSOFIA (1968), Morcelliana, 2010, pag. 110

Hadot Pierre, ESERCIZI SPIRITUALI E FILOSOFIA ANTICA (1998), Einaudi, 2002. Indice del libro

natale2611 natale2612

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Pietro Citati, Quando Kafka si fa invadere dalla notte, in La Repubblica 15 marzo 2005

Anima, Cultura, Psiche Relazioni generative, di Giuseppe Mannino, FrancoAngeli 2013

Anima, Cultura, Psiche
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Anima, Cultura, Psiche
Relazioni generative

Autore: Giuseppe  Mannino
Editore: Franco Angeli
Anno: 2013 
Pagine: 208
ISBN: 9788820458386


Prezzo di copertina: € 27,00

Disponibile – E’ possibile ordinare

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Questo volume intende rivolgersi a quanti intendano, personalmente e/o professionalmente, percorrere un viaggio alla ricerca dei perché più profondi della propria esistenza.
Perché sono, penso, agisco, sento, mi relaziono, in un determinato modo? E se fossi nato in un’altra famiglia, in un altro paese, con un altro credo, sarei ancora io?
Che legame c’è tra esperienza psicologica ed esperienza spirituale? La cultura sociale, politica, scolastica, nella quale sono immerso e dalla quale sono attraversato, che peso ha nell’influenzare le mie decisioni e le mie idee?
Ed ancora, le relazioni che ho e che intrattengo mi condizionano nella costruzione del mio io e della mia idea di me? Ed io sono proprio certo di essere ed essere pensato come individuo unico, coerente, razionale o forse mi accorgo di cambiare forma, opinione, comportamento, in accordo alle situazioni temporali, relazionali, istituzionali, gruppali nelle quali trascorro la mia esistenza?
Ed infine, esiste un’anima, un’identità, un’individualità o una relazione dinamica tra esseri in ricerca, in viaggio, verso orizzonti di benessere e felicità?
Il volume non risponderà a questi interrogativi, ma organizzerà un pensiero originale, innovativo, complesso e poliedrico: stimolerà il lettore a percorrere un viaggio interiore, un percorso di verità ed autocoscienza, alla ricerca dell’anima, sino a giungere ad una possibile narrazione rigenerata di sé: il proprio testo in un contesto interpretativo relazionale.
Anima, mente, psiche, sé, cultura, individuo, società, gruppo, interiorità, spiritualità_ tutte declinazioni complesse della diversità e molteplicità che danno forma al sentimento di felicità.
Il volume intende rigenerare e risignificare nell’orizzonte scientifico e psicologico un termine desueto: anima. Ed una declinazione: collettiva, culturale, plurale, relazionale.
Verso la costruzione di un codice culturale ermeneutico insaturo, eudaimonico, rigenerante!

Indice:

Girolamo Lo Verso, Prefazione. Alla ricerca dell’anima, costruzione multipersonale
(Riferimenti bibliografici)
Giuseppe Mannino, Introduzione: anima, psiche, evoluzione, cultura: connessioni ed interazioni
(Antropologia neotenica; L’approccio umanistico; Il modello della mente relazionale; In definitiva…; Riferimenti bibliografici)
Veronica Montefiori, Giuseppe Mannino, Fisica e psicologia: l’uomo al centro dell’universo
(Né padroni dell’universo né padroni in casa propria; La scienza ridona centralità all’uomo; Il prestigioso ruolo di osservatore; L’uomo e l’universo: un unico campo; Riferimenti bibliografici; Videografia)
Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, La psicologia dinamica di comunità
(Una introduzione di collegamento; Il sé sociale: andare oltre l’individualità; Lo spazio psicologico di comunità; Il setting di comunità; Riferimenti bibliografici)
Giuseppe Mannino, Silvia Calabrese, Narrazione e ri-generazione del sé
(Introduzione; Il sé e la sua narrazione; Le teorie sul pensiero narrativo; L’ermeneutica: dal significato testuale al testo della propria esistenza; Il tempo e il racconto nell’ermeneutica della vita; La teoria lacaniana: la cura nelle parole del soggetto; Interpreti della ri-generazione; Conclusione; Riferimenti bibliografici)
Marco Guidi, Roberto Rizzo, Per un socio-costruttivismo psicodinamico
(Una premessa necessaria; I paradigmi psicologici; Dall’epistemologia positiva al paradigma costruttivista; L’epistemologia socio-costruttivista; Conclusioni; Riferimenti bibliografici)
Gianni Montesarchio, Claudia Venuleo, Una narrazione vale un’altra? Ragionando tra costruzionismo e nuovo realismo
(Preambolo; Note epistemologiche; Ragionando sui limiti di un nuovo realismo applicato alla psicologia; Ribadendo la realtà psicologica della narrazione; Epilogo; Riferimenti bibliografici)
Maria LicataAntonio Lumia, Giuseppe Mannino, La sofferenza psichica come fenomeno relazionale
(I principali assunti teorici; La relazione tra persona e territorio; La comunità luogo di rete sociale; Prendersi cura delle reti sociali: il curante; Epilogo; Riferimenti bibliografici)
Grazia Petti, Narrazioni intorno all’abbandono e al desiderio: scritti di mistica e di mistiche
(Premessa, presagio; Io non ho che parole: le storie di Teresa d’Avila e delle altre; Storie luttuose, storie fruttuose; Per non concludere; Riferimenti bibliografici; Abbreviazioni)
Gianni Montesarchio, Postfazione. Narrazioni animate collettivamente
Gli autori.

Cyrulnik Boris, Il dolore meraviglioso, Frassinelli, , 2000, p. 4-6 (SULLA “RESILIENZA”)

Cyrulnik Boris, Il dolore meraviglioso, Frassinelli, , 2000, p. 4-6 (SULLA “RESILIENZA“)


Due sono le parole chiave che caratterizzeranno il modo di osservare e di comprendere il mistero di chi ha superato un trauma e, una volta adulto, riguarda le cicatrici del passato.
Le due strane parole che preparano il nostro sguardo sono «resilienza» e «ossimoro».
Il termine «resilienza» è stato coniato in fìsica per descrivere l’attitudine di un corpo a resistere a un urto. Ma tale definizione attribuiva eccessiva importanza alla sostanza. Il termine è stato mutuato dalle scienze sociali per indicare «la capacità di riuscire, di vivere e svilupparsi positivamente, in maniera socialmente accettabile, nonostante lo stress o un evento traumatico che generalmente comportano il grave rischio di un esito negativo» (Vanistendael S., Cles pour devenir: la resilience, 1998).
Come diventare umani nonostante gli scherzi del destino? Questi interrogativi pieni di ammirazione sono emersi quando
si è deciso di esplorare il continente dimenticato dell’infanzia.
Il dolce Remi, in Senza famiglia, poneva il problema con parole molto chiare: «Sono un trovatello. Ho creduto di avere una mamma, come tutti gli altri bambini…» Due volumi dopo, una volta conosciuta l’infanzia di strada, lo sfruttamento del lavoro minorile, le percosse, il furto e la malattia, Remi si guadagna il diritto di condurre una vita socialmente accettabile a Londra e conclude con una canzone napoletana che canta le «dolci parole» e il «diritto di amare». Il principio è esattamente lo stesso adottato da Charles Dickens che aveva attinto il tema della sofferenza e della vittoria dalla sua infanzia infelice e sfruttata. «Non vedevo alcuna ragione per cui […] la feccia del popolo non servisse […] a fini morali, così come il suo fiore più fine […] Essa comprende le più belle e le più brutte sfumature della nostra natura […] i suoi aspetti più vili e parte dei più belli.».
Dopo aver letto Giovinezza di Lev Tolstoi, toma sempre alla mente il verso di Aragon: «È così che vivono gli uomini?» Anche Infanzia di Maksim Gorki7 descrive lo stesso percorso archetipico. Atto I, la desolazione: La mia infanzia (1913-1914); atto II, la riparazione: Fra la gente (1915-1916); atto III, il trionfo: Le mie università (1923). Tutti i romanzi popolari citati sono imperniati su un’unica idea: le nostre sofferenze non sono vane, una vittoria è sempre possibile.
Un tema che viene assurto a bisogno fondamentale, a unica speranza dei disperati: «Se sai veder distrutta l’opera della tua vita / E senza dire una sola parola rimetterti a costruire […j / Se sai essere duro senza mai infuriarti […] / Se sai essere coraggioso e mai imprudente […J / Se sai ottenere la vittoria dopo la sconfitta […] / Sarai un uomo figlio mio» (Rudyard Kipling).
Pel di carota, il bambino maltrattato, riacquista la speranza alla fine del libro; Hervé Bazin ritrova la pace quando suo padre finalmente mette a tacere Folcoche; Tarzan, bimbo indifeso in una giungla ostile, finisce per diventare l’amatissimo capo degli animali più feroci; Zorro e Superman, eroi dalla doppia vita, da un lato comuni individui e dall’altro paladini della giustizia; Francois Truffaut e Jean-Luc Lahaye raccontano il vero romanzo della loro infanzia tormentata. Ne “La città della gioia”, Dominique Lapierre descrive l’incredibile serenità dei derelitti come confermato da tutte le persone che si sono occupate dei bambini di strada.

 


“Ogni persona brilla con luce propria fra tutte le altre. Non ci sono due fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni colore. Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il vento, e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l´ aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano né bruciano, ma altri si infiammano con tanta forza che non si puó guardarli senza esserne colpiti, e chi si avvicina si accende”.

Eduardo Galeano

Cosa significa Resilienza? Questa parola non é molto conosciuta perció conviene andare a consultare il vocabolario.
– Diccionario Enciclopédico Salvat (Salvat Editores, Madrid, 1973): Fisica, resistenza che pongono i corpi, specialmente i metalli, alla rotura per urti o colpi.
– Lo Zingarelli (Zanichelli, Milano, 1995): Capacitá di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi.

– 1 TS tecn., capacità di un materiale di resistere a deformazioni o rotture dinamiche, rappresentata dal rapporto tra il lavoro occorrente per rompere un’asta di tale materiale e la sezione dell’asta stessa: indice, valore di r.

– 2 TS tess., capacità di un filato o di un tessuto di riprendere la forma originale dopo una deformazione
Da Dizionario De Mauro

Se consideriamo questo concetto in rapporto alle Scienze Sociali, possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacitá umana di affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato” (Grotberg, 1996).

Da questo punto di vista la parola viene associata sempre con tensione, stress, ansietá, situazioni traumatiche che ci colpiscono durante la nostra vita. Gli esperti segnalano che si tratta di qualcosa che corrisponde alla natura umana, ma che non sempre si mette in atto e, anche se a volte si attiva, non sempre riesce a generare situazioni positive. Questa misteriosa possibilitá ha una base innegabile, e cioé, l´ evidenza che gli elementi costitutivi della resilienza sono presenti in ogni essere umano e la loro evoluzione accompagnerá le diverse fasi dello sviluppo o del ciclo vitale dell´ uomo: sará un comportamento intuitivo durante la infanzia, poi si rinforzerá fino ad essere volitivo nella adolescenza, e dopo ancora sará completamente incorporato alla condotta propria dell´ etá adulta.

La resilienza é piú della semplice capacitá di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma é avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.

Le caratteristiche della resilienza sono sette:
• “insight” o introspezione: la capacitá di esaminare sé stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sinceritá
• Indipendenza: la capacitá di mantenersi a una certa distanza, fisica e emozionale, dei problemi, ma senza isolarsi
• Interazione: la capacitá per stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone.
• Iniziativa: la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli.
• Creativitá: la capacitá per creare ordine, bellezza e obbiettivi partendo dal caos e dal disordine.
• Allegria: disposizione dello spirito all´ allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono.
• Morale: si riferisce a tutti i valori accettari da una societá in un´ epoca determinata e che ogni persona interiorizza nel corso della sua vita.

Anche nell´ area della psicologia é stato adottato il concetto di resilienza, in un primo momento nel contesto individuale, e dopo, la sua inclusione nella strategia del lavoro socio-comunitario ha ampliato grandemente la sua importanza, permettendo la sua applicazione in diversi campi dello sviluppo umano.

In ultimo, anche la Teoria Sistemica ha considerato che la resilienza sarebbe di grande aiuto durante il processo di assistenza alla famiglia, dato che la si considererebbe come “la capacitá che ha un sistema per resistere i cambiamenti provocati dall´esterno, per sovrapporsi e superare queste crisi, approfittando il cambiamento cualitativo e mantenendo la coesione strutturale attraverso il processo di sviluppo” (Hernandez Córdoba, 1997). La flessibilitá nell´ adattamento e nell’ azione é un altro principio base partecipe dell´ evoluzione, tanto a livello di ogni singolo come del sistema totale, tenendo conto che, come é stato detto prima, la vita si esprime e si sviluppa per mezzo dei cambiamenti e del progressivo aumento della sua complessitá.

Principalmente durante una crisi la famiglia trasforma la sua struttura, coesiste per resistere la tempesta: non sa quanto puó durare quella energia. Deve trovare fattori interni ed esterni che possano aiutarla per diventare meno vulnerabile e impedire che la crisi aumenti di proporzione, in principio, e dopo superarla in modo che possa affrontare una ristrutturazione del sistema, che possa uscirne rinforzata e possa trasformarla in un elemento utile al cambiamento e alla crescita positiva.

La resilienza é un fattore che puó essere accresciuto durante l´ infanzia, nelle diverse tappe dello sviluppo, a mezzo dello stimolo delle aree affettiva, cognitiva e del comportamento, sempre d´ accordo con l´ etá e il livello di comprensione delle diverse situazioni di vita. Il periodo che va dalla nascita fino alla adolescenza sarebbe quello piú opportuno per svegliare e sviluppare questa qualitá interiore che permette di affrontare le avversitá.

Riassumendo possiamo dire che la resilienza é la capacitá umana per affrontare gli avvenimenti dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche, principio storicamente dimostrato nei momenti di stragi mondiali e di genocidi provocati dall´ uomo. Ci sono poi possibilitá di sviluppo della resilienza, quelle che sono comprese nelle risorse personali e sociali, in stato di latenza, in ogni individuo. Tra queste possiamo nominare: l´ autostima positiva, i legami affettuosi significativi, la creativitá naturale, il buon umore, una rete sociale e di appartenenza, una ideologia personale che consenta di dare un senso al dolore, in modo da diminuire l´ aspetto negativo di una situazione conflittiva, permettendo il risolgimento di alternative di soluzione davanti alla sofferenza.

Da una perspettiva psicosociale, si puó arrivare a concludere che la resilienza puó venire incontro al lavoro sociale e psicologico a livello di: prevenzione, riabilitazione, collaborazione in educazione, assistenza alle famiglie e ai diversi gruppi sociali, perché non attinge la sua forza soltanto dalle condizioni naturali degli individui, ma abbisogna pure di un aiuto esterno e di un ambiente che faciliti e appoggi uno sviluppo personale positivo e ricco in esperienze conducenti verso un apprendimento vitale.

L´ obbiettivo di questo articolo é quello di incominciare a diffondere il concetto di resilienza per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona possiede questa caratteristica ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilitá di farlo.

jonsson bodil, dieci pensieri sul tempo

jonsson bodil, dieci pensieri sul tempo

einaudi, 2000, p. 74-75


Nelle sue memorie Bertrand Russel scrisse ciò che secondo lui rendeva la vita degna di essere vissuta, ovvero:
– la ricerca di conoscenza
– il desiderio di amore
– l’empatia nei confronti di coloro che soffrono.
Scrisse queste cose basandosi su una sua esperienza personale. Io credo che se fossimo in grado di vivere interiorizzando questi tre valori, potremmo raggiungere una vicinanza nel tempo e nello spazio. Nel caso non avessimo la possibilità di raggiungerla nella realtà, allora -avendo a dono della fantasia – potremmo ritirarci in uno spazio intcriore; peccato che questo atteggiamento sia di rado apprezzato dal mondo circostante. A quanti bambini è capitato di sentirsi dire: «Non startene lì seduto a sognare! » ? In realtà, questa capacità è una delle migliori che abbiamo e non bisogna affatto combatterla, per-i che in seguito, nel corso della vita, può aiutare il bambi-\no a raggiungere ciò che è importante esteriormente: la ricerca di conoscenza, il desiderio di amore e l’empatia nei confronti di coloro che soffrono. Queste mete «esteriori» devono però essere raggiunte solo quando il bambino è in grado di gestirle: l’abitudine a sognare può essere un aiuto e un supporto per andare avanti.Si può creare una vicinanza collettiva anche senza ricorrere alle riunioni di massa, ai concerti rock e agli stadi? A questo pensavo durante la conferenza «Globe 1998», tenutasi a Stoccolma, mentre ascoltavo un indonesiano di nome Cede Raka; egli parlava di come si realizza un ambiente creativo e improvvisamente ascoltai delle parole che percepii come familiari: egli riteneva infatti che le caratteristiche di un ambiente creativo fossero le seguenti:
– disposizione all’apprendimento
– incoraggiamento a fare il bene
– atteggiamento favorevole all’amicizia Certamente non è possibile fare a meno di notare le
palesi somiglianze fra le idee di Bertrand Russell e quelle di Cede Raka, sebbene esse siano nate, apparentemente, in maniera del tutto indipendente le une clalle altre.
Se devo illustrare con una sola frase la vicinanza nel tempo e nello spazio, allora dirò cosi: la vicinanza nel tempo e nello spazio crea un ambiente creativo.

Carl Gustav Jung, L’individuazione

Carl Gustav Jung

L’individuazione


da  L’Io e l’inconscio,  Boringhieri 1967, p.87-88

Maurizio Migliori, IL DISORDINE ORDINATO. La filosofia dialettica di Platone, Morcelliana editore 2013

miglioeri600

Addio agli Abitatori del tempo: cancellata la rassegna di filosofia

 

I soldi sono finiti e gli Abitatori del tempo lasciano la Brianza. Alla vigilia del decimo compleanno. La rassegna che per nove anni ha riempito i teatri di una decina di comuni con migliaia di persone che hanno seguito le conferenze di alcuni tra i maggiori filosofi italiani sarà soppressa: l’annuncio è arrivato dalla Provincia che, a causa dei tagli ai trasferimenti statali, non è più in grado di coordinare il ciclo.

L’organizzazione degli appuntamenti avrebbe richiesto un investimento di poche migliaia di euro che sarebbero stati ripagati dal successo della manifestazione che ha portato a Monza e dintorni Emanuele Severino, Massimo Cacciari, Giulio Giorello, Umberto Galimberti, Salvatore Natoli, Carlo Sini e altri intellettuali. Ogni anno i pensatori si sono confrontati a distanza su un tema fissato dal curatore scientifico: la verità, l’errore, la morte, declinati con diverse sfaccettature e dal punto di vista di diverse scuole.

La cancellazione è stata comunicata ai Comuni aderenti dall’assessore provinciale alla Cultura Enrico Elli: «Con grande dispiacere ed amarezza l’amministrazione provinciale non potrà gestire il coordinamento e l’organizzazione dell’iniziativa».

«Sono disgustato – commenta l’assessore brianzolo a il Cittadino (vai all’edizione digitale di giovedì 12 dicembre) – dall’atteggiamento di un governo sciagurato che taglia proprio in questo settore. Io puntavo a rilanciare gli Abitatori attraverso una collaborazione con Bergamo Scienza, ma gli organizzatori di quel festival programmano il calendario degli appuntamenti già in primavera e non ho potuto fare nulla dato che, oltre al denaro, mi mancano le persone che possano seguire un’iniziativa tanto impegnativa».

Eppure, forse, una strada per cercare di salvare gli Abitatori ci sarebbe e la suggerisce Roberto Rampi, deputato Pd ed ex vicesindaco di Vimercate: «Sarebbe bello che la gestione della rassegna fosse affidata a un’associazione o a un gruppo di giovani, magari di ricercatori o di studenti. Io sarei pronto a dare loro una mano perché i bilanci sono magri per tutti, ma non si può lasciar morire progetti che rispondono a un bisogno di senso: non è un caso che a ottobre Zygmunt Bauman abbia riempito il Dal Verme di Milano».

da Addio agli Abitatori del tempo Cancellata la rassegna di filosofia – Cultura e Spettacoli Monza Il Cittadino Di Monza e Brianza – Notizie di Monza Brianza e provincia.

Jean -Claude Carriere, Umberto Eco, NON SPERATE DI LIBERARVI DEI LIBRI (2009), Bompiani 2011, p. 250

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Emanuele Severino: riflessioni sulla situazione della politica italiana, ritagli da Il fatto quotidiano del 15 dicembre 2013

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FIDUCIA è il tema scelto dal Festival Filosofi lungo l’Oglio per l’edizione 2014

Dopo Le stagioni della vita, Geografia delle passioni, Vizi e virtù, Destino, Corpo, Felicità, Dignità, Noi e gli altri è Fiducia il tema scelto all’unanimità dal Comitato scientifico del Festival Filosofi lungo l’Oglio per la nona edizione della Kermesse, che si terrà, come è consuetudine, nei mesi di giugno e luglio 2014.
La nozione di fiducia che viene dal latino fidēs e dal greco peíthomai che vuol dire ‘obbedire’, da cui pístis ‘confidenza, fede’ e ‘pistós’ fedele si fonda, come mostra il Benveniste, su due accezioni ben distinte che ritroviamo proprio a partire dalle parole latine.
Pertanto si scopre che il senso letterale e originario di fidēs è credito. «La traduzione letterale di fidēs mihi est apud aliquem diventa ‘ho credito presso qualcuno’; che è allora l’equivalente di ‘gli ispiro fiducia’ o ‘ha fiducia in me’.
Così la nozione di fidēs stabilisce tra i partners una relazione inversa a quella che regge per noi la nozione di fiducia (Cfr. confiance). Nell’espressione ‘ho fiducia in qualcuno’, è qualcosa di me che gli metto tra le mani e di cui egli dispone; nell’espressione latina mihi est fides apud aliquem, è l’altro che mette la sua fiducia in me, e sono io che ne dispongo».
Un’ulteriore problematizzazione scaturisce dalla locuzione francese ‘avoir confiance en quelqu’un’ ovvero ‘je donne ma foi, j’accorde ma confiance’. Ma come è possibile spiegare che si dica anche ‘avoir confiace’ in qualcuno: «come si può dare una cosa eaverla nello stesso tempo? L’espressione ‘aver fiducia’ è comprensibile – scrive Benveniste – solo come traduzione dell’espressione lat. fidem habere». Di qui, allora, il ricorso ad una costruzione del tutto diversa: fidem habere alicui, che ha lo stesso significato di honorem habere alicui ‘attribuire un onore a qualcuno’, ovvero attribuirgli lafidēs che gli spetta.
Si può notare la stretta relazione tra hic mihi fidem habet e l’anticoest mihi fides apud illum. È a partire da qui, passando anche attraverso il linguaggio della retorica – si pensi all’espressione: fidem facere orationi ‘creare per un discorso la fidēs’ ossia in questo contesto la credibilità – che «si sviluppa fidēs come nozione soggettiva, non più la fiducia che uno risveglia in qualcuno, ma la fiducia che si mette in qualcuno». Ma questo passaggio fondamentale nell’evoluzione del termine mette anche in luce come i partners della fiducia non sono posti sullo stesso piano: «colui che detiene la fidēs messa in lui da un uomo ha quest’uomo in suo potere. Ecco perchéfidēs diventa quasi sinonimo di potestās e di diciō. Nella loro forma primitiva, queste relazioni comportano una certa reciprocità: mettere la propria fidēs in qualcuno procurava in cambio la sua garanzia e il suo appoggio. Ma proprio questo fatto sottolinea l’ineguaglianza delle condizioni. Questa relazione implica potere di obbligare da una parte, obbedienza dall’altra». Da ultimo non si può certo trascurare lo stretto legame tra fidēs e crēdō, che vuol dire letteralmente ‘porre il *kred-‘ ossia ‘la potenza magica’, in un essere da cui si attende protezione: in breve, credere in lui. Ora, fidēs nel suo senso primo di ‘credito, credibilità’ che implica dipendenza da colui che ha fiducia, parrebbe rinviare a una nozione molto vicina a quella di *kred. «Si capisce dunque facilmente – conclude Benveniste – che, essendosi perso in latino il vecchio nome-radice *kred-, fidēs abbia potuto prendere il suo posto come sostantivo corrispondente a crēdō».
Come si può evincere dalla ricostruzione etimologica del termine tesa tra l’ispirare fiducia e il mettere la propria fiducia nell’altro, la parola chiave della IX edizione delFestival Filosofi lungo l’Oglio chiama in causa, nella plurivocità dei suoi significati e quasi fosse una prosecuzione della ottava edizione della kermesse, non solo il rapporto tra io-altro/Altro e terzo, ma, se così si può dire, lo stato attuale delle relazioni che si danno tra noi e gli altri, allorché la fiducia, come sostiene a ragione Michela Marzano nel suo volume intitolato Avere fiducia, da cemento della società, è divenuta sempre più sinonimo di credito, laddove per credito non si deve tanto intendere l’onore che l’altro suscita, ma un significato che appartiene soltanto alla sfera economica.
Tutto sembra contrattualizzato in una catena di «interessi incapsulati» dove, tanto più in una situazione di crisi globale come la nostra, il mantenere la parola data, il rispetto, il riserbo sembrano termini obsoleti pronti a lasciare spazio all’apparenza, al tentativo quasi ossessivo di salvaguardare la nostra reputazione perché è solo così che abbiamo la tendenza a dimostrarci affidabili. È la teoria del self-love come chiave per lo sviluppo economico avanzata dal filosofo scozzese Adam Smith, che scrive nellaTeoria dei sentimenti morali: «l’amore di sé spesso può essere un virtuoso motivo d’azione […] il desiderio di diventare oggetti appropriati di stima e approvazione». Teoria che, portando alla sua acme le riflessioni condotte da Mandeville in un famoso passo della Favola delle api, supera l’impasse nella quale erano caduti i moralisti francesi del XVII secolo. In fondo se «i vizi- scrive La Rochefoucauld nella massima 182 –entrano nella composizione della virtù come i veleni in quella delle medicine», se l’uomo è solo una fragile «canna pensante» in preda al divertissement, tanto vale fare leva su questo disincanto, individuando nell’egoismo la sorgente della prosperità sociale e trasformando i «vizi privati» in «pubbliche virtù».
E qui sovviene la celebre distinzione di Rousseau tra amore di sé e amor proprio, tornano alla mente le sempre attuali riflessioni kantiane sulla forza da combattere per estirpare dall’uomo quella sorda resistenza all’imperativo della legge, che è l’egoismo. Egoismo da cui scaturiscono la menzogna, la falsa promessa, la corruzione, l’avarizia, l’invidia, l’ingratitudine, l’orgoglio, la calunnia, a loro volta, indizi di quel male radicale che insidia l’uomo. Lo tenta come il serpente con Eva. Lo ammalia fino a farne uno schiavo con il paradosso ulteriore che l’intera storia dell’umanità documenta lo scandalo di uomini morali infelicissimi e di uomini immorali che crescono come i cedri del Libano.
L’egoista, in fondo, è uno schiavo che si crede libero, un individuo cui basta e deve bastare la fiducia in sé, essere più temuto che amato come il Principe di Machiavelli benché le crisi e le bolle finanziarie provino esattamente il contrario.
In proposito è istruttivo ricordare quanto dichiarò il Presidente degli Stati Uniti, Franklin D. Rooselvet, nel 1937, in occasione del discorso di insediamento per il suo secondo mandato: «Abbiamo sempre saputo che l’egoismo insensibile è moralmente cattivo; ora sappiamo che è economicamente cattivo». Un’affermazione che pare un commento ante litteram alla nostra società globale, complessa, liquida. Una società composta da soggetti sempre più in preda all’isolamento e al senso di solitudine, soggetti disorientati, spesso vetrinizzati, perlopiù confusi. Sovente incapaci di pensare ad un futuro perché il lavoro manca, l’ansia della prestazione aumenta, il denaro scarseggia con il risultato che non si possono fare progetti che vadano oltre la fine del mese. Ammesso di arrivarci. Gli homeless e i disoccupati sfiorano percentuali preoccupanti al punto che sembra si sia persa, persino, la forza di sperare. In effetti, in tali circostanze, posso ancora fidarmi? E se sì, di chi? E ancora, chi può dirsi degno della fiducia altrui? A chi mi affido e con chi mi con-fido se persino le relazioni d’amore rischiano di essere ridotte a oggetto di scambio? E ancora, dov’è quel maestro che mi crede capace, davvero, di futuro e nel contempo non mi lascia solo?
Il rischio provocato dal venir meno della fiducia non può che risiedere in un senso diffuso di paura, di chiusura autistica al mondo e agli altri, che alimenta, a sua volta, il moltiplicarsi del sospetto che può portare ad una vera e propria paralisi.
In fondo, il nucleo essenziale della fiducia sta nell’atto stesso di credere in qualcuno e/o qualcosa, che ci si affidi o no a Dio: ecco perché «la fede appare anche come una necessità umana – scrive Enzo Bianchi in Fede e fiducia– una realtà antropologica fondamentale, la matrice della vita, quella che per i teologi è la “fides qua”, la fede con la quale si crede, l’atto con cui l’uomo decide di affidarsi, di aderire, di credere in piena libertà. Possiamo dire che non ci può essere autentica vita umana, umanizzazione senza fede. Come sarebbe possibile vivere senza fidarsi di qualcuno?».
Ed è proprio a partire da questi numerosi interrogativi, che ne richiamano molti altri, che i relatori che si si susseguiranno nel corso del Festival cercheranno di declinare la nozione di fiducia. Una parola che oggi ciascuno vorrebbe sentir risuonare e che ci auguriamo possa divenire, non solo, come sostiene Luhmann, «un meccanismo di riduzione della complessità sociale», ma un imperativo. In breve, la parola d’ordine del nostro presente perché senza fiducia non c’è domani.

Genòma

genòma / dʒeˈnɔma/
[da gene col suff. -oma  1963]
s. m. (pl. -i)
● (biol.) complesso delle informazioni genetiche presenti in un organismo unicellulare o pluricellulare

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2014
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

La Cultura Classica nell’era digitale, con Giovanni Benedetto, Mario Capasso, Bruno Saladino, al Liceo Classico di Como, 29 novembre 2013. Video dell’incontro

La Cultura Classica nell’era digitale

venerdì, 29. novembre 2013, 17:00 – 19:30

classico

da Liceo classico di Como : La Cultura Classica nell’era digitale.

Locandina: liceo classico

LA TERRA ISOLATA DAL DESTINO, da Emanuele Severino, Adelphi, 2011, pag 180

clicca per ingrandire

terra isolata572

Emanuele Severino a: Le “Cattedre di Sophia”, 2013

Emanuele Severino, figura eminente del panorama filosofico italiano, ospite della prima “Cattedra di Sophia” del 2013, svoltasi il 17 maggio

vai a    AlzogliOcchiversoilCielo: Le “Cattedre di Sophia”: Emanuele Severino.

Emanuele Severino: Pietro Barcellona pensatore inquieto, Corriere della sera 6 novembre 2013


E proprio il suo ultimo libro è tutto volto a sostenere che, nonostante le differenze, il mio discorso filosofico può essere ricondotto al nichilismo e al determinismo fatalistico delle neuroscienze, ossia a quella dimensione sulla quale Cristo gli era apparso indubitabilmente vittorioso.Non è questo il luogo dove prolungare la nostra discussione. Anzi, mi è caro pensare che, con queste sue convinzioni, Pietro si fosse un po? liberato dall?inquietudine, peraltro fecondissima, che lo aveva sempre accompagnato ? mentre l?Immenso che lui non sospettava stava attendendolo; come attende ogni uomo

vai all’intero articolo pIETRO bARCELLONA PENSATORE INQUIETO.

Umberto Galimberti: “dal sistema di pensiero di Emanuele Severino o si restava fuori nella più assoluta indifferenza, o, se si entrava, se ne restava a tal punto incatenati da non non poterne più uscire” | PolSer: POLITICHE SOCIALI e SERVIZI

quanto dice Umberto Galimberti in un breve scritto contenuto in “Le parole dell’Essere” (Bruno Mondadori):

Fin da quando, nel lontano 1960, ascoltavo le lezioni di Emanuele Severino, ho avuto la sensazione immediata che da quel sistema di pensiero o si restava fuori nella più assoluta indifferenza, o, se si entrava, se ne restava a tal punto incatenati da non non poterne più uscire.”

(citazione segnalata in un messaggio di Alberto Maso)

da  Umbero Galimberti: “dal sistema di pensiero o si restava fuori nella più assoluta indifferenza, o, se si entrava, se ne restava a tal punto incatenati da non non poterne più uscire” | PolSer: POLITICHE SOCIALI e SERVIZI.

FILOSOFI LUNGO L’OGLIO, Da domenica 27 ottobre 2013 al 23 febbraio 2014, a partire dalle ore 21, sull’emittente bresciana Teletutto andranno in onda le lezioni magistrali della 8° edizione del Festival

Da domenica 27 ottobre, a partire dalle ore 21,
sull’emittente bresciana Teletutto andranno in onda
le lezioni magistrali della VIII edizione del
Festival Filosofi lungo l’Oglio

L’Associazione culturale Filosofi lungo l’Oglio e il suo Consiglio Direttivo unitamente al Comitato scientifico del Festival Filosofi lungo l’Oglio sono lieti di comunicare che, da domenica 27 ottobre, a partire dalle ore 21, sull’emittente bresciana Teletutto (canale 12), fino a domenica 23 febbraio 2014, sempre alla medesima ora (eventuali variazioni di palinsesto, verranno prontamente comunicate), andranno in onda le lezioni magistrali della VIII edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, che si è svolta dal 6 giugno al 27 luglio 2013.Noi e gli altri è il tema attorno al quale hanno riflettuto, dinnanzi a un pubblico che ha superato le 14 mila presenze, figure eminenti del pensiero contemporaneo: da Marc Augé a Bernhard Casper, da Edoardo Boncinelli a Vanni Codeluppi, da Duccio Demetrio a Massimo Donà, da Umberto Curi a Giuseppe Girgenti. E ancora da Massimo Cacciari a Francesca Rigotti, da Remo Bodei a Salvatore Natoli, da Adriano Fabris a Stefano Semplici, da Maria Rita Parsi a Piero Coda fino Christos Yannaràs – insignito della II edizione del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente con il volume: Ikaros, Atene 2004; tr. it. Ontologia della relazione, a cura di B. Petrà, Città Aperta, Troina (En) 2010.La Kermesse – posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con il Patrocinio del MIBAC, della Prefettura di Brescia, della Consigliera di Parità della Provincia di Brescia, dell’Assessorato alla Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, delle Province di Brescia e Cremona, dei Parchi Oglio Nord e Sud nonché degli enti ospitanti e in partnership con la Fondazione Movimento Bambino – ha toccato i seguenti Comuni: Brescia, Barbariga, Brandico, Castrezzato, Chiari (Fondazione Morcelli Repossi), Corzano, Corte Franca, Erbusco, Iseo, Orzinuovi, Orzivecchi, Rovato, Palazzolo sull’Oglio, Soncino, Ostiano, Travagliato, Villachiara. Qui di seguito vengono riportati i titoli delle diciassette lezioni magistrali:

Domenica 27 ottobre ore 21.00
Edoardo Boncinelli
Domenica 3 novembre ore 21.00
Vanni Codeluppi
Vivere nell’era dello schermo
Domenica 10 novembre  ore 21.00
Marc Augé
L’uno e l’altro, gli uni e gli altri
Domenica 17 novembre ore 21.00
Cerimonia di proclamazione del vincitore della II edizione
del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi Lungo L’Oglio.
Un libro per il presente
Domenica 24 novembre ore 21.00
Duccio Demetrio
Il prossimo che è in noi: la memoria come condivisione
Domenica 1 dicembre ore 21.00
Massimo Donà
Alterità e trinità
Domenica 8 dicembre ore 21.00
Umberto Curi
Lo straniero che ci abita
Domenica 15 dicembre ore 21.00
Giuseppe Girgenti
Socrate e Alcibiade: Conosci te stesso nel dialogo con l’altro
Domenica 22 dicembre ore 21.00
Massimo Cacciari
Il prossimo e il nemico
Domenica 29 dicembre ore 21.00
Francesca Rigotti
Gli altri: inferno o paradiso?
Domenica 5 gennaio ore 21.00
Remo Bodei
Immaginare altre viteDomenica 12 gennaio ore 21.00
Salvatore Natoli
Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te.
Meditazione sulla regola aurea

Domenica 19 gennaio ore 21.00
Adriano Fabris
Voglia di comunità

Domenica 26 gennaio ore 21.00
Stefano Semplici 
I diritti umani: baluardo della diversità o imperialismo morale?

Domenica 2 febbraio ore 21.00
Bernhard Casper
Sui diversi modi di interpretare e vivere la tolleranza

Domenica 9 febbraio ore 21.00
Bernhard Casper 
Sulla “Salita al Calvario” di Civerchio a Travagliato.
La sua portata per il patrimonio culturale e spirituale della città.

Domenica 16 febbraio ore 21.00
Maria Rita Parsi
La fine della solitudine

Domenica 23 febbraio ore 21.00
Piero Coda
Se Dio è un noi –  e noi?

Rivivi il Festival su Teletutto.

Un autore “seminale”: Carl Gustav Jung (1875-1961), conversazione in casa delle sorelle B., a cura di Paolo Ferrario, Como, 15 ottobre 2013

Audio:

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James Hilman Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda di Selene Calloni Williams

James Hilman
Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda

di Selene Calloni Williams

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LEGGI LA RECENSIONE DI SILVIA TURRIN

James Hillman, il cammino del

“Noi siamo vittime delle teorie ancor prima che vengano messe in pratica”, scriveva James Hillman. Ecco perché in questo libro tutto è esperienza:l’esperienza stessa del “fare anima” e dell’ecologia profonda, che conducono in un cammino che trasforma paure e limiti nel “fuoco psichico” dellagrande energia creativa e dona il potere della visione immaginale. “Fare anima” ha un effetto curativo, salutare e vivificante. Tuttavia “fare anima” non è fare terapia. “Fare anima” è stare dalla parte dei sogni, delle ombre, degli avi, è stare dalla parte del daimon, il lato invisibile delle cose. Fare anima è stare con le immagini dell’anima, con gli eidola, gli dèi, e da lì, da quella prospettiva, guardare all’Io e ai suoi bisogni. Fare anima è stare nelsacro, nella capacità di darsi e nel piacere, nel fuoco, nel calore psichico, nella beatitudine di cui questo darsi è fonte. Queste pagine raccolgono lasaggezza di un insigne maestro dei nostri giorni. James Hillman (1926-2011) ha parlato di un grande segreto di libertà, riscatto ed emancipazione. Selene Calloni Williams porta la sua voce a tutti in un modo straordinariamente semplice, accessibile da chiunque, eppure capace di rendere ilmessaggio originario con inalterata profondità. Ma non solo, nel corso delle pagine il messaggio di Hillman si confronta con i grandi segreti dei culti deimisteri sciamanici dell’Asia, che Selene Calloni Williams studia da oltre trent’anni… E così impariamo che possiamo trovare la nostra via che porta fuoridalla sofferenza ed esistere nella gioia, proprio ora.

Un libro raccomandato a tutti coloro che pensano che la realtà sia molto di più di ciò che gli occhi possono vedere. Il testo è arricchito da un articolo inedito di James Hillman e da un DVD che riporta un eccezionale documentario dal titolo “L’esperienza sciamanica e la psicologia archetipica” nel quale le tradizioni di tribù animiste, degli sciamani della Mongolia, della Siberia, dell’Argentina, della Birmania e dei sufi dell’Iran vengono messe a confrontocon la visione immaginale della psicologia archetipica.

da   Counselling filosofico -Counseling – counseling filosofico – Coaching life coaching – yoga.

James Hillman Il cammino del «fare anima» e dell’ecologia profonda, Edizioni Mediterranee

James Hillman
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James Hillman
Il cammino del «fare anima» e dell’ecologia profonda. Con DVD

Autore: Selene  Calloni Williams
Editore: Edizioni Mediterranee
Anno: 2013 
Pagine: 175

 

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Domandiamo a Gesù se a Cesare — cioè allo Stato — si possa dare qualcosa che sia contro Dio. Risponderebbe di no!, da Emanuele Severino, SE CESARE NON E’ DALLA PARTE DI DIO, in Corriere della Sera 25 settembre 2013

Domandiamo a Gesù se a Cesare — cioè allo Stato — si possa dare qualcosa che sia contro Dio.
Risponderebbe di no! Assolutamente no!

Ciò significa che le leggi dello Stato non potranno essere contro le leggi di Dio, del Dio di Gesù, della cui verità oggi la Chiesa si ritiene depositaria.
Domandiamogli ancora se allo Stato si possono dare leggi neutrali, che cioè consentano ai cittadini sia di agire contro Dio, sia di non essergli contrari. Ancora una volta Gesù risponderebbe di no, e altrettanto risolutamente: si renderebbe lo Stato libero da Dio; si lascerebbe ai cittadini la libertà di vivere contro Dio. Con la prima risposta lo Stato sarebbe costretto a essere uno Stato cristiano (anzi cattolico); con la seconda lo si lascerebbe libero di non esserlo. Ma anche questa libertà è un modo di essere contro Dio. Quindi per Gesù le leggi dello Stato debbono essere cristiane (e cattoliche).

L’estremismo islamico che massacra i cristiani non è forse la conseguenza ultima della convinzione che nella società non si debba consentire ciò che — come le altre fedi — è contro il Dio in cui si crede? E viceversa, nel fanatismo degli amici di Cesare
(vedi rivoluzioni francese e bolscevica) non si massacrano i credenti in nome del principio che non si debba dare al loro Dio ciò che è contro Cesare?

qui tutto l’articolo di Emanuele Severino:

Video intervista di Maria Giovanna Farina a Edoardo Boncinelli, da http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/09/video-intervista-a-edoardo-boncinelli/

 

Il testo della lettera del Papa ad Eugenio Scalfari (le sottolineature in rosso sono mie, PF)

regiatissimo Dottor Scalfari,

è con viva cordialità che, sia pure solo a grandi linee, vorrei cercare con questa mia di rispondere alla lettera che, dalle pagine di Repubblica, mi ha voluto indirizzare il 7 luglio con una serie di sue personali riflessioni, che poi ha arricchito sulle pagine dello stesso quotidiano il 7 agosto.

La ringrazio, innanzi tutto, per l’attenzione con cui ha voluto leggere l’EnciclicaLumen fidei. Essa, infatti, nell’intenzione del mio amato Predecessore, Benedetto XVI, che l’ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l’ho ereditata, è diretta non solo a confermare nella fede in Gesù Cristocoloro che in essa già si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come Lei, si definisce «un non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazaret».

Mi pare dunque sia senz’altro positivo, non solo per noi singolarmente ma anche per la società in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realtà così importante come la fede, che si richiama alla predicazione e alla figura di Gesù.

Penso vi siano, in particolare, due circostanze che rendono oggi doveroso e prezioso questo dialogo. Esso, del resto, costituisce, come è noto, uno degli obiettivi principali del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, e del ministero dei Papi che, ciascuno con la sua sensibilità e il suo apporto, da allora sino ad oggi hanno camminato nel solco tracciato dal Concilio.

La prima circostanza — come si richiama nelle pagine iniziali dell’Enciclica — deriva dal fatto che, lungo i secoli della modernità, si è assistito a un paradosso: la fede cristiana, la cui novità e incidenza sulla vita dell’uomo sin dall’inizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, è stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Così tra la Chiesa e la cultura d’ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d’impronta illuminista, dall’altra, si è giunti all’incomunicabilità.

È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro.

La seconda circostanza, per chi cerca di essere fedele al dono di seguire Gesù nella luce della fede, deriva dal fatto che questo dialogo non è un accessorio secondario dell’esistenza del credente: ne è invece un’espressione intima e indispensabile. Mi permetta di citarLe in proposito un’affermazione a mio avviso molto importante dell’Enciclica: poiché la verità testimoniata dalla fede è quella dell’amore — vi si sottolinea — «risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti» (n. 34). È questo lo spirito che anima le parole che le scrivo.

La fede, per me, è nata dall’incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso un incontro che è stato reso possibile dalla comunità di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l’accesso all’intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti, alla fraternità con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore.

Senza la Chiesa — mi creda — non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell’immenso dono che è la fede è custodito nei fragili vasi d’argilla della nostra umanità. Ora, è appunto a partire di qui, da questa personale esperienza di fede vissuta nella Chiesa, che mi trovo a mio agio nell’ascoltare le sue domande e nel cercare, insieme con Lei, le strade lungo le quali possiamo, forse, cominciare a fare un tratto di cammino insieme.

Mi perdoni se non seguo passo passo le argomentazioni da Lei proposte nell’editoriale del 7 luglio. Mi sembra più fruttuoso — o se non altro mi è più congeniale — andare in certo modo al cuore delle sue considerazioni. Non entro neppure nella modalità espositiva seguita dall’Enciclica, in cui Lei ravvisa la mancanza di una sezione dedicata specificamente all’esperienza storica di Gesù di Nazaret.

Osservo soltanto, per cominciare, che un’analisi del genere non è secondaria. Si tratta infatti, seguendo del resto la logica che guida lo snodarsi dell’Enciclica, di fermare l’attenzione sul significato di ciò che Gesù ha detto e ha fatto e così, in definitiva, su ciò che Gesù è stato ed è per noi. Le Lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni, a cui si fa particolare riferimento nell’Enciclica, sono costruiti, infatti, sul solido fondamento del ministero messianico di Gesù di Nazaret giunto al suo culmine risolutivo nella pasqua di morte e risurrezione.

Dunque, occorre confrontarsi con Gesù, direi, nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda, così come ci è narrata soprattutto dal più antico dei Vangeli, quello di Marco. Si costata allora che lo “scandalo” che la parola e la prassi di Gesù provocano attorno a lui derivano dalla sua straordinaria “autorità”: una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non è facile rendere bene in italiano. La parola greca è exousìa, che alla lettera rimanda a ciò che “proviene dall’essere” che si è. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da sé. Gesù in effetti colpisce, spiazza, innova a partire — egli stesso lo dice — dal suo rapporto con Dio, chiamato familiarmente Abbà, il quale gli consegna questa “autorità” perché egli la spenda a favore degli uomini.

Così Gesù predica «come uno che ha autorità», guarisce, chiama i discepoli a seguirlo, perdona… cose tutte che, nell’Antico Testamento, sono di Dio e soltanto di Dio. La domanda che più volte ritorna nel Vangelo di Marco: «Chi è costui che…?», e che riguarda l’identità di Gesù, nasce dalla costatazione di una autorità diversa da quella del mondo, un’autorità che non è finalizzata ad esercitare un potere sugli altri, ma a servirli, a dare loro libertà e pienezza di vita. E questo sino al punto di mettere in gioco la propria stessa vita, sino a sperimentare l’incomprensione, il tradimento, il rifiuto, sino a essere condannato a morte, sino a piombare nello stato di abbandono sulla croce.

Ma Gesù resta fedele a Dio, sino alla fine.

Ed è proprio allora — come esclama il centurione romano ai piedi della croce, nel Vangelo di Marco — che Gesù si mostra, paradossalmente, come il Figlio di Dio! Figlio di un Dio che è amore e che vuole, con tutto se stesso, che l’uomo, ogni uomo, si scopra e viva anch’egli come suo vero figlio. Questo, per la fede cristiana, è certificato dal fatto che Gesù è risorto: non per riportare il trionfo su chi l’ha rifiutato, ma per attestare che l’amore di Dio è più forte della morte, il perdono di Dio è più forte di ogni peccato, e che vale la pena spendere la propria vita, sino in fondo, per testimoniare questo immenso dono.

La fede cristiana crede questo: che Gesù è il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per aprire a tutti la via dell’amore. Ha perciò ragione, egregio Dott. Scalfari, quando vede nell’incarnazione del Figlio di Dio il cardine della fede cristiana. Già Tertulliano scriveva caro cardo salutis, “la carne (di Cristo) è il cardine della salvezza”. Perché l’incarnazione, cioè il fatto che il Figlio di Dio sia venuto nella nostra carne e abbia condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte della nostra esistenza, sino al grido della croce, vivendo ogni cosa nell’amore e nella fedeltà all’Abbà, testimonia l’incredibile amore che Dio ha per ogni uomo, il valore inestimabile che gli riconosce.

Ognuno di noi, per questo, è chiamato a far suo lo sguardo e la scelta di amore di Gesù, a entrare nel suo modo di essere, di pensare e di agire. Questa è la fede, con tutte le espressioni che sono descritte puntualmente nell’Enciclica.

Sempre nell’editoriale del 7 luglio, Lei mi chiede inoltre come capire l’originalità della fede cristiana in quanto essa fa perno appunto sull’incarnazione del Figlio di Dio, rispetto ad altre fedi che gravitano invece attorno alla trascendenza assoluta di Dio.

L’originalità, direi, sta proprio nel fatto che la fede ci fa partecipare, in Gesù, al rapporto che Egli ha con Dio che è Abbà e, in questa luce, al rapporto che Egli ha con tutti gli altri uomini, compresi i nemici, nel segno dell’amore. In altri termini, la figliolanza di Gesù, come ce la presenta la fede cristiana, non è rivelata per marcare una separazione insormontabile tra Gesù e tutti gli altri: ma per dirci che, in Lui, tutti siamo chiamati a essere figli dell’unico Padre e fratelli tra di noi.

La singolarità di Gesù è per la comunicazione, non per l’esclusione. Certo, da ciò consegue anche — e non è una piccola cosa — quella distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che è sancita nel «dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare», affermata con nettezza da Gesù e su cui, faticosamente, si è costruita la storia dell’Occidente. La Chiesa, infatti, è chiamata a seminare il lievito e il sale del Vangelo, e cioè l’amore e la misericordia di Dio che raggiungono tutti gli uomini, additando la meta ultraterrena e definitiva del nostro destino, mentre alla società civile e politica tocca il compito arduo di articolare e incarnare nella giustizia e nella solidarietà, nel diritto e nella pace, una vita sempre più umana.

Per chi vive la fede cristiana, ciò non significa fuga dal mondo o ricerca di qualsivoglia egemonia, ma servizio all’uomo, a tutto l’uomo e a tutti gli uomini, a partire dalle periferie della storia e tenendo desto il senso della speranza che spinge a operare il bene nonostante tutto e guardando sempre al di là.

Lei mi chiede anche, a conclusione del suo primo articolo, che cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto? È questo — mi creda — un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora, per noi, la radice santa da cui è germinato Gesù. Anch’io, nell’amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanità. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell’alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto.

Vengo così alle tre domande che mi pone nell’articolo del 7 agosto. Mi pare che, nelle prime due, ciò che Le sta a cuore è capire l’atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che — ed è la cosa fondamentale — la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire.

In secondo luogo, mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità “assoluta”, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant’è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: «Io sono la via, la verità, la vita»? In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt’uno con l’amore, richiede l’umiltà e l’apertura per essere cercata, accolta ed espressa.

Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione… assoluta, reimpostare in profondità la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all’inizio di questo mio dire. Nell’ultima domanda mi chiede se, con la scomparsa dell’uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza dell’uomo sta nel poter pensare Dio. E cioè nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio — questo è il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! — non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo. Dio è realtà con la “R” maiuscola. Gesù ce lo rivela — e vive il rapporto con Lui — come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla terra — e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno —, l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui. La Scrittura parla di «cieli nuovi e terra nuova» e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che è al di là di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sarà «tutto in tutti».

Egregio Dott. Scalfari, concludo così queste mie riflessioni, suscitate da quanto ha voluto comunicarmi e chiedermi. Le accolga come la risposta tentativa e provvisoria, ma sincera e fiduciosa, all’invito che vi ho scorto di fare un tratto di strada insieme. La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedeltà, gli errori e i peccati che può aver commesso e può ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Gesù: Lui che è stato mandato dall’Abbà «a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Luca, 4, 18-19).

Con fraterna vicinanza

Francesco

IL CORPO E IL DOLORE ATTRAVERSO I SECOLI, Como Mag – Marsiglione Arts Gallery, via Vitani 31, ore 18.30, ingresso libero, da La settimana InCom

Immagine IL CORPO E IL DOLORE ATTRAVERSO I SECOLIMag – Marsiglione Arts Gallery, via Vitani 31, ore 18.30, ingresso libero

Anteprima nazionale del progetto artistico ideato e organizzato dal direttore della Mag, Salvatore Marsiglione, con Giancarlo Marcali, artista milanese che dal 2007 espone le sue opere in Italia e all’estero, riscuotendo notevole successo di pubblico e critica. Una mostra personale che, nell’accostamento e nel confronto delle opere eseguite dall’artista appositamente per l’occasione, con alcune opere d’arte classica, attraversa i secoli e propone allo spettatore un approccio inedito con il linguaggio e i contenuti dell’arte di Marcali. Giancarlo Marcali sviluppa la sua ricerca artistica in un percorso di indagine dell’attimo doloroso. Quanti tipi di dolore lacerano l’essere umano? Infiniti, quanto l’abisso dell’anima. Ma tutti lasciano una traccia del loro passaggio, una cicatrice, visibile o meno. A dispetto delle nostre diversità, Giancarlo ci riunisce tutti in virtù della nostra comune essenza, per la materia di luce di cui siamo composti, ricordandoci che malgrado lunghi percorsi abbiamo un’origine comune e che il dolore di ognuno ha il diritto di essere espresso. È un dolore composto che non cerca il momento drammatico. È l’enfasi liberatoria di un uomo non più prigioniero di paure sue e altrui che si apre con fiducia al suo prossimo, mostrando anche le ferite dell’anima. Finalmente, ha imparato che un dolore condiviso viene dimezzato. La società è uno specchio della cultura; il corpo, l’epifania della sua civiltà. La mostra sarà visibile fino al 27 ottobre, da martedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30.

 

LEGNA E CENERE: l’apparire dell’esser sè di Emanuele Severino nella tavernetta con il camino acceso

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La legna sta bruciando. Dapprima appaiono i suoi contorni nella luce del fuoco; poi essi scompaiono e appare l’incandescenza delle braci; a sua volta, poi, questa incandescenza scompare e appare la cenere.
La legna spenta, la legna accesa, le braci, la cenere e il vento che la disperde si sono avvicendati nel cerchio luminoso dell’apparire. Al subentrare di ognuno di questi eventi, il precedente esce dall’apparire. Il cerchio dell’apparire non attesta che la legna si trasforma in cenere: appunto perché non attesta che la legna si annienta come legna. Per “trasformarsi”, o “diventare” cenere è infatti necessario che la legna si annienti come legna. Ma se l’annientamento della legna non appare, non può apparire nemmeno il suo “diventare” cenere.
All’interno di quel cerchio, la cenere non è la sorte toccata alla legna; essa non grida, ma tace la sorte della legna. In quel cerchio, la legna non diventa cenere, così come gli uomini non diventano polvere: la cenere è il successore della legna; la polvere dell’uomo. Ma l’annientamento di ciò che muore non appare.

da:

Emanuele Severino . Che significa morire?, estratto da: La strada, già pubblicato in  Amici a cui piace Emanuele Severino

LA FILOSOFIA FUTURA rivista semestrale di filosofia teoretica, presentazione di Emanuele Severino

LA FILOSOFIA FUTURA

L’espressione «filosofia futura», nel significato che le ha dato Emanuele Severino, non indica il futuro della filosofia così come si è configurata storicamente, ma la «testimonianza» dell’assoluta innegabilità dell’esser sé di ogni essente in quanto tale («destino della verità» nel linguaggio severiniano). Affermare l’assoluta innegabilitàdell’esser sé – che è tale perché la sua negazione è immediatamente autonegativa – significa affermare che ogni essente è eterno, che ogni essente è già, da sempre e per sempre.

In quanto afferma il «destino», la filosofia futura afferma il “passato originario” di ogni storia, di ogni tempo, di ogni essente.

Julia Kristeva, illuminismo e contraddizioni moderne

Julia Kristeva, intervistata ieri da Franco Marcoaldi, ha ricordato che la radice dalla quale sono germinate negli ultimi due secoli sta nell’Illuminismo e nel suo confronto con la cultura dell’assoluto, il potere assoluto, la verità assoluta, cui l’Illuminismo oppone il soggetto individuale, la verità soggettiva e quindi relativa.

Di qui nascono le contraddizioni moderne, la prima delle quali, che ha dominato l’attualità dei giorni scorsi e di quelli che verranno, sta nel dramma siriano e nei due contrastanti modi di risolverlo

BLADE RUNNER di Ridley Scott con Harrison Ford, Sean Young, Rutger Hauer, 1982

film sul “tempo che resta” in un tutt’altro che ipotetico futuro in città avvolte nella notte e controllate dalla polizia che sorvola con  spettrali astronavi

Blade Runner

(USA, 1982)

Titolo originale: Blade Runner
di Ridley Scott con Harrison Ford, Sean Young, Rutger Hauer, Daryl Hannah, William J. Sanderson
voto ottimo

Scheda film 

Il film è ambientato in una Los Angeles distopica dell’anno 2019. La tecnologia ha permesso la creazione di esseri analoghi agli umani, detti ‘replicanti’, utilizzati come schiavi, dotati di capacità intellettuali e forza fisica estremamente superiori agli uomini, ma con una longevità limitata a pochi anni. Sei replicanti del modello più evoluto (tre femmine e tre maschi), capitanati da Roy Batty, sono fuggiti dalle colonie extramondo e, giunti furtivamente a Los Angeles, hanno cercato di introdursi nella fabbrica dove sono stati prodotti, la Tyrell Corporation, nella speranza di riuscire a modificare la loro imminente “data di termine”.

Fahrenheit, Radio 3

Podcast di Fahrenheit, vai a

Il destino della verità, ovvero ciò’ che noi siamo da sempre è lo stare nel cerchio di luce dove appare la terra

Il destino della verità,

ovvero ciò’ che noi siamo da sempre

è lo stare nel cerchio di luce dove appare la terra

La casa editrice Mimesis ha pubblicato ‘Téchne’, le lezioni che il filosofo Emanuele Severino ha tenuto all’Università San Raffaele

La casa editrice Mimesis ha pubblicato ‘Téchne’, le lezioni che il filosofo Emanuele Severino ha tenuto all’Università San Raffaele. Il libro, con un saggio di Nicoletta Cusano, contiene un cd per ascoltare il corso universitario che parte dalla spiegazione della filosofia greca come fondamento della civiltà occidentale e si dipana con l’approfondimento di cosa è la tecnica. Per Severino la tecnica è la forma della prassi e del pensiero dell’Occidente che pervade le ideologie dominanti.

PREZZO: €18,00 €15,30

PAGINE:70

DATA PUBBLICAZIONE: 2013

ISBN:978-88-5751-647-9

A CURA DI:Nicoletta Cusano

Emanuele Severino

TÉCHNE

CD (Emanuele Severino)
Per capire il senso ultimo del nostro tempo si deve capire il senso ultimo della «tecnica». Partendo da questa premessa, le lezioni di Emanuele Severino mostrano che la tecnica è destinata a diventare lo scopo delle forze di cui è attualmente mezzo e a dominare il nostro tempo. Si può comprendere tale «destinazione al dominio» solo se si risale alle origini greche delle tecnica, cioè a quell’affermazione filosofica della cosa come «ente» che radicalizza il senso prefilosofico della cosa quale «diventare altro». Tale radicalizzazione perfeziona ontologicamente l’isolamento della «terra» dal «de-stino» della verità. Tuttavia, come il «paradiso» della tecnica è destinato a non avere l’ultima parola, rivelandosi un «inferno» in cui la felicità realizzata è essenzialmente precaria, così anche l’isolamento è destinato a tramontare definitivamente.

Libro (Nicoletta Cusano)
Il libretto contiene tre brevi saggi. Nel primo, partendo dalla definizione di «tecnica», si analizza il rapporto tra la tecnica e le altre forze che si contendono il dominio planetario. Nel secondo la riflessione si sofferma sul rapporto mezzo-fine e spiega l’essenziale contraddittorietà dell’esser «mezzo» e dell’esser «fine» alla luce del loro fondamento ultimo: la logica contraddicentesi dell’agire. Nel terzo saggio, dopo aver mostrato che l’essenza della tecnica consiste nella posizione della necessaria superabilità di ogni contenuto del processo conoscitivo-produttivo, si riflette sulla vicinanza formale tra la «tecnica» e la «Gloria» severiniana e la si spiega come il modo alterato in cui la «verità» è presente nella «non verità».

Emanuele Severino (Brescia 1929) è tra i più profondi e originali pensatori del nostro tempo, già ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Venezia, è professore emerito della stessa Università. Dal 2002 insegna Ontologia fondamentale alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Accademico dei Lincei è autore di opere fondamentali tra le quali: La Struttura Originaria (1958),Studi di filosofia della prassi (1962), Essenza del nichilismo (1972, 1982), Destino della Necessità (1980), Oltre il linguaggio (1992),Tautòtes (1995), L’Anello del ritorno (1999), La Gloria (2001),Fondamento della contraddizione (2005), Oltrepassare (2007), La morte e la terra (2011). Per Mimesis ha pubblicato La follia dell’angelo(2006), Volontà Fede e Destino (2008), La guerra e il mortale (2010),Pòlemos (2012).

Nicoletta Cusano svolge attualmente attività di ricerca presso l’Università di Wuppertal e collabora con la cattedra di Ontologia fondamentale dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano

Ecco Montaigne, il blogger della serenità, articolo di Paola Decina Lombardi in La Stampa 18 giugno 2011

“La lettura e la scrittura come antidoto all’angoscia di morte, l’autobiografia come riflessione sui limiti della condizione umana e comunicazione: questa la strategia per vivere meglio che spinse Michel Eyquem de Montaigne, tra il 1570 e il 1580, a scrivere un’opera di straordinaria modernità.
Aveva trentasette anni, faceva con poca gioia il magistrato al parlamento di Bordeaux ed era appena scampato a unincidente mortale.
Iniziato come un esercizio in cui osservare e «saggiare» se stesso con grande sincerità, «con i difetti al vivo», per lasciare un suo ritratto veritiero a parenti e amici, quel diario quotidiano lo aiutò a salvaguardare il piacere di vivere in un periodo flagellato dalle guerre di religione e dalla peste.

In effetti, destinata alla posterità, l’opera non ha smesso di essere considerata un breviario di saggezza e laicità.

tutto l’articolo qui Biblioteca di Garlasco: Montaigne, l’arte di vivere.

Emanuele Severino su INTORNO AL SENSO DEL NULLA

I l senso del vuoto, della privazione, dell’assenza sta al centro della storia dell’uomo. Il significato radicale che il «nulla» ha assunto nel pensiero filosofico accompagna come un’ombra non solo questa forma di pensiero, ma l’intera storia dell’Occidente. È la radice dominante dell’angoscia dell’uomo occidentale (che ormai è l’uomo planetario). Non solo perché il nulla è il nulla, ma anche per il carattere ambiguo di tale radice. Già Platone si accorge che pensare il nulla e parlare del nulla è pensare qualcosa e parlare di qualcosa. Come se il nemico che si ha di fronte si sdoppiasse. E ci ingannasse sulla sua identità.Da gran tempo i miei scritti hanno affrontato questo evento spaesante: da La struttura originaria (1958) a La morte e la terra (2011). Appunto a queste due opere si ricollega Intorno al senso del nulla: da un lato mostrando come l’ambiguità del nulla sia ben più profonda di quanto possa sembrare, dall’altro approfondendo le condizioni che rendono possibile la via di uscita.

tutto l’articolo qui   Oltre l’ombra paurosa del Nulla dove le cose non finiscono mai.

Tempo soggettivo: LIGETI GYORGY, POEMA SINFONICO PER 100 METRONOMI

vai al file Mp3: POEMA SINFONICO PER 100 METRONOMI

John Burnet I PRIMI FILOSOFI GRECI, Mimesis editore

PREZZO: €30,00 €25,50

PAGINE:438

DATA PUBBLICAZIONE: 2013

ISBN:978-88-5751-662-2

A CURA DI:Alessandro Medri

 L’opera affronta il tema in sequenza cronologica, analizzando scrupolosamente tutte le fonti e la letteratura critica allora disponibili, nell’intento di mostrare la rilevanza di ogni singolo pensatore (o, meglio, di ogni singola scuola filosofica) rispetto all’apporto recato allo sviluppo della filosofia come scienza,

tutta la scheda qui I primi filosofi greci | Filosofie | Collane | Mim-Edizioni S.r.L..

LA FILOSOFIA FUTURA: rivista semestrale di filosofia teoretica presieduta da Emanuele Severino, Mimesis editore

FILOSOFIA FUTURA

Rivista diretta da Nicoletta Cusano e presieduta da Emanuele Severino.

Comitato scientifico: Francesco Altea, Carlo Arata, Pietro Barcellona, Enrico Berti, Francesco Berto, Ilario Bertoletti, Remo Bodei, Giorgio Brianese, Alessandro Carrera, Hervé Cavallera, Piero Coda, Nicoletta Cusano, Massimo Donà, Michele Di Francesco, Biagio De Giovanni, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti, Giulio Giorello, Giulio Goggi, Thomas Hoffmann, Luca Illetterati, Natalino Irti, Romano Madera, Giacomo Marramao, Eugenio Mazzarella, Leonardo Messinese, Vincenzo Milanesi, Fabio Minazzi, Salvatore Natoli, Sebastian Neumeister, Federico Perelda, Ugo Perone, Arnaldo Petterlini, Luigi Perissinotto, Bruno Pinchard, Giovanni Reale, Umberto Regina, Mario Ruggenini, Luigi Ruggiu, Gennaro Sasso, Carlo Scilironi, Italo Sciuto, Pierangelo Sequeri, Emanuele Severino, Carlo Sini, Umberto Soncini, Davide Spanio, Luca Taddio, Andrea Tagliapietra, Luigi Vero Tarca, Ines Testoni, Francesco Totaro, Gianni Vattimo, Carmelo Vigna, Mauro Visentin, Vincenzo Vitiello.

Comitato di Redazione: Giorgio Brianese, Nicoletta Cusano, Giulio Goggi, Davide Spanio, Ines Testoni.

Per abbonarsi alla rivista: scarica il file .pdf allegato (51,2 KB)



La filosofia futura

LA FILOSOFIA FUTURA

La Filosofia Futura è una rivista semestrale di filosofia teoretica presieduta da Emanuele Severino, uno dei più importanti filosofi viventi. Il progetto nasce da un gruppo dei suoi allievi e annovera nel comitato scientifico molte voci tra le più signifi  [Dettagli…]
€16,00 €13,60

PAGINE 192

 

 

 

Armando Torno su “La filosofia futura“, rivista diretta da Nicoletta Cusano e presieduta da Emanuele Severino
Corriere della Sera, 7 luglio 2013

Filosofia futura

Emanuele Severino: LA CRISI DELL’EUROPA