Morte

Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

p. 203-225

Memoria

Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

p. 161-201

Felicità

Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

p. 103-159

Verità

Fulvio Papi. Cinque scherzi filosofici (per tutti), Christian Marinotti editore, 2001

p. 63-101

Individuo e Gruppo

Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

p. 66-68

Autonomia

Alfonso Berardinelli, L’abc del mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2004

p. 11-21

Alessandro Manzoni, La conversione dell’Innominato, recita di Salvo Randone e Mario Feliciani, regia di Sandro Bolchi, 1967

Barbara Spinelli, Moby Dick o l’ossessione del male, Morcelliana

Barbara Spinelli, Moby Dick o l’ossessione del male, Morcelliana

A cura di Gabriella Caramore

DESCRIZIONE: Chi conosce Barbara Spinelli come commentatrice politica del quotidiano «La Stampa» non resterà, forse, del tutto sorpreso nel vederla qui alle prese con un testo letterario, una sorta di monumento della parola, il Moby Dick di Herman Melville, libro di superba architettura e dalla scoperta ispirazione teologica. L’attenzione della Spinelli, il suo acume, hanno un’ampia stratificazione e un largo raggio. Non di rado nei suoi articoli ricorre al testo biblico, consapevole che quell’antico strato della memoria d’Occidente sostiene ancora il nostro fragile presente. Basta guardare un po’ più in là e un po’ più a fondo rispetto a quello che comunemente si è disposti a fare. Proprio Moby Dick – la grandiosa epopea della ricerca umana e della sua dannazione – è, forse, il libro più capace di sollecitare questa essenziale attitudine dell’intelligenza di Barbara Spinelli: la sua capacità d’immergersi sotto la crosta dell’ovvio, sotto la superficie di un’attualità squillante e fin troppo perentoria, nuovo idolo che sovrasta le nostre vite e talvolta, svuotandole, le domina; la sua capacità di scavare nella natura del molteplice, per graffiare l’idolatria dell’Uno, che “ha affascinato sempre la mente umana”.
Facendo rotta con Achab, navigatore di tenebre, Barbara Spinelli ci accompagna dentro lo spazio di una lotta mortale, dove la ricerca della verità, la lotta – contagiosa – contro il male, e la sopravvivenza di una schiuma di bene altro non sono che il poema della nostra vita.
(Gabriella Caramore)

COMMENTO: Il grande libro di Melville letto da una delle più acute giornaliste contemporanee. Una lettura avvincente.

BARBARA SPINELLI vive e lavora a Parigi per «La Stampa», come editorialista. È autrice dei libri: Presente e imperfetto della Germania orientale, Il Mulino, Bologna 1969; Il sonno della memoria-L’Europa dei totalitarismi, Mondadori, Milano 2004; Ricordati che eri straniero, Qiqajon, Magnano (Bi) 2005; «Una parola ha detto Dio, due parole ne ho udite». Lo splendore delle verità, Laterza, Roma-Bari 2009.

COLLANA: Uomini & Profeti n. 28

ANNO: 2010

PAGINE: 128

Emanuele Severino, La storia, l’aldilà, il destino


Emanuele Severino

La storia, l’aldilà, il destino

Argomento: Filosofia

Cofanetto contenente 7 DVD
1.560 minuti

Grande filosofo italiano dal pensiero complesso e sorprendente, Emanuele Severino è nato il 26 febbraio 1929 a Brescia. Laureatosi a Pavia nel 1950 con un altro grande teorico del pensiero italiano, Gustavo Bontadini, scrisse una tesi che già delinea in modo essenziale il campo dei sui interessi. Titolo: “Heidegger e la metafisica”. Ora Severino non solo ha vinto numerosi premi (Premio Tevere, Guidorella, Columbus), ma è anche Medaglia d’oro della Repubblica per i Benemeriti della Cultura. Da svariati anni, inoltre, è collaboratore del Corriere della Sera. E’ Stato docente all’Università cattolica del Sacro cuore di Milano, all’Università Ca’ Foscari di Venezia, all’Universit Vita-Salute San Raffaele di Milano.

La parola “destino”, che nel titolo compare per ultima, dovrebbe stare all’inizio. Il suo senso stabilisce infatti il senso delle altre due. Le restituisce alla sua stabilità. Stabile è ciò che non può essere negato. Che cosa c’è di innegabile in ciò che diciamo “storia” e “aldilà”? E d’altra parte, sia la “storia”, sia l’ “aldilà” non sono forse interpretazioni e quindi qualcosa di negabile? Propriamente, l’intento di questi incontri riguarda il destino della “storia” e dell’ “aldilà”.
Riguarda quindi, innanzitutto, il senso autentico del destino – il suo differire da ogni forma di sapere e di agire di cui noi abbiamo notizia, e quindi il suo stare nell’ “inconscio” più profondo dell’uomo.
Eppure è nello sguardo del destino che la storia mostra la propria destinazione alla civiltà della tecnica e l’aldilà mostra di essere il destino stesso, cioè la stessa essenza più profonda dell’uomo

John Donne, "Morte, non andar fiera se anche t’hanno chiamata possente e orrenda. Non lo sei …". Da leggere in connessione al film "La forza della mente", di Mike Nichols, con Emma Thompson


Morte, non andar fiera se anche t’hanno chiamata
possente e orrenda. Non lo sei.
Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono,
povera morte, e non mi puoi uccidere.
Dal riposo e dal sonno, mere immagini
di te, vivo piacere, dunque da te maggiore,
si genera. E più presto se ne vanno con te
i migliori tra noi, pace alle loro ossa,
liberazione dell’anima. Tu, schiava
della sorte, del caso, dei re, dei disperati,
hai casa col veleno, la malattia, la guerra,
e il papavero e il filtro ci fan dormire anch’essi
meglio del tuo fendente. Perché dunque ti gonfi?
Un breve sonno e ci destiamo eterni.
Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.

John Donne (1573-1631)

Brano tratto da “Poesie amorose”, traduzione di Cristina Campo, Einaudi, 1971

Sonetti Sacri X

Guy Brown, Una vita senza fine? invecchiamento, morte, immortalità (The Living End, 2008), edizione italiana a cura di Edoardo Boncinelli, traduzione di Gianbruno Guerrerio, Raffaello Cortina, Milano 2009



Prefazione di Edoardo Boncinelli


Ogni essere vivente è come una bolla di ordine che si genera e si sostiene per qualche tempo in un mare di disordine. 
Quando parte è piccola e incerta; poi cresce e si stabilizza. Dopo una breve permanenza nel suo optimum – e dopo aver dato inizio, se tutto va bene, a qualche altra avventura vitale – la bolla comincia a dare segni di instabilità ed entra in contrazione, funzionale se non strutturale. Infine finisce, progressivamente o di schianto. Nei secoli, senza remissione.
Questa potrebbe essere la parabola della vita e della morte, una parabola con il pregio della lucidità, se non della poeticità. E senza indulgenze e ammiccamenti.
Se la bolla rappresenta un animale, è tutto qui. Poiché quello non sa che finirà e non sa nemmeno che è vivo. Che alternativa esiste infatti per lui all’essere vivo? Essere vivo è l’unico suo stato possibile. Essere vivo ed essere impegnato a mantenersi tale, sempre e comunque. In barba alla morte, che è estranea alla vita vissuta.
Diverso è il caso nostro, perché noi possiamo “vivere” la morte. Se la bolla corrisponde a un essere umano, essa si anima allora di aspettative, di speranze e di timori. E qui casca l’asino! Tutti sappiamo che gli uomini muoiono, ma a nessuno appare chiarissimo che anche lui morirà. Soprattutto perché non sa quando. Perché anche noi un po’ animali siamo e l’unico stato concepibile è quello di vivente, e magari impegnatissimo. Ciononostante, “sappiamo” che prima o poi dovremo morire, con la spiacevole complicazione che dovremo invecchiare.


Che se ne parli ogni giorno o che non se ne parli mai, il pensiero della morte, e dell’invecchiamento, non ci abbandona mai, non fosse altro che perché siamo circondati da tanti altri esseri umani con i quali interagiamo a vario titolo. Forse, allora, è meglio affrontarlo direttamente l’argomento, in forma mitica, in forma poetica o dal punto di vista scientifico.
La nostra è l’epoca della scienza e della tecnologia, e anche di un certo grado di pianificazione sociale. E’ naturale, quindi, che anche della morte, dei suoi prodromi e delle sue conseguenze se ne parli scientificamente e con un occhio al sociale. Senza mai dimenticare il versante poetico e mitologico, immaginati dalla fragile bolla.
E quello che fa questo libro dove non manca nulla. Ognuno potrà trovarvi quello a cui è più interessato, dalle parole del Libro dei Morti dell’antico Egitto alle insidie della malattia di Alzheimer, dal mito di Aurora e Titone ai meccanismi dell’invecchiamento cellulare, dalla saga di Gilgames alle ragioni dell’incredibile allungamento della vita che stiamo tutti vivendo.
Eccezionalmente aggiornato dal punto di vista scientifico, dotto e ben documentato, è il libro su tutti gli aspetti della morte, almeno di quelli che si possono concepire in vita. La morte e l’invecchiamento sono girati e rigirati da tutti i lati e guardati con occhio attento e appassionato. Come dire che si tratta del meglio che si possa fare, con questo come con molti altri argomenti. Chi cerca l'”essenza” della morte, o magari della vita o di tutte le altre cose che interessano i vivi, dovrà però rinunciare. O cercarsela da sé.
Il bello della vita è che la si vive una volta sola, non ha antecedenti e va in scena senza un’ora di prove. “La morte si sconta vivendo“, ha detto Ungaretti.


INDICE


Prefazione {Edoardo Boncinelli)


1. Inizi e fini
Interludio 1
Breve storia della morte e della dannazione


2. La faccia mutevole della morte
Interludio 2
Il significato della morte


3. Un calcio al secchio
Interludio 3
La ricerca dell’immortalità


4. La morte si frantuma
Interludio 4
Gli immortali di Luggnagg


5. Perdere il senno
Interludio 3
L’anima mortale




6. L’Io digitale
Interludio 6
La paura della morte


7. La morte cellulare
Interludio 7
Quando diventiamo vecchi?


8. Invecchiamento
Interludio 8
Dobbiamo resistere alla morte?


9. Immortalità
Poscritto
Come dovremmo morire?

Emanuele Severino, Quando la tecnica si arrende alla natura …

Quando la tecnica si arrende alla natura

Secondo la scienza l’Universo è incominciato con un’immane catastrofe, il big bang che ha squarciato i «sovrumani silenzi», e terminerà con un’altra non meno gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione dell’energia, che a quei silenzi riconduce. Nel frattempo altre catastrofi devastano l’Universo e la Terra. Tra l’una e l’altra, intervalli che all’uomo sembrano lunghissimi e nei quali, d’altra parte, e frequenti, altre «minori» catastrofi si producono, quelle che uccidono migliaia di persone e di cui danno notizia i mass media. Il potenziale tecnico dell’uomo non è ancora in grado di fronteggiarle. Come sta accadendo con l’eruzione del vulcano islandese. Quel potenziale è invece in grado di gareggiare con la distruttività del fenomeno entropico: se scoppiasse un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia la terra sarebbe distrutta tanto quanto potrebbe esser distrutta dalla «Natura». Sul piano della distruttività Tecnica e Natura si combattono alla pari.
E dire che la Natura «si ribella» ha senso solo in relazione ai progetti dell’uomo. La sua ribellione, inoltre, può essere ben più radicale di quelle a cui ci è dato di assistere. A volte ci si trova di fronte ad affermazioni che sembrano inoffensive. Ad esempio questa, che le leggi della scienza (da cui la Tecnica è guidata) sono ipotetiche, cioè non sono verità assolute. Spesso gli scienziati se ne dimenticano. Ma l’ipoteticità delle leggi scientifiche significa ad esempio che un corpo, abbandonato a sé stesso, da un momento all’altro, invece di cadere verso il basso potrebbe andare verso l’alto. Qui la ribellione possibile della Natura è ben più radicale. La provvisorietà della destinazione della Tecnica al dominio del mondo è ancora più marcata.
Si fa avanti, in tutta la sua gravità, il problema della salvezza dell’uomo. Chi ci pensa? Quelli che si danno da fare per uscire dalle crisi economiche e politiche? Sì, a quel problema le religioni si rivolgono. Ma con la fede. E la fede è ipotetica come le leggi della scienza. Ma l’uomo è destinato ad aver a che fare soltanto con ipotesi e a soppesare soltanto con ipotesi il pericolo da cui è circondato?

in Il Corriere della sera 18 aprile 2010

da: Tracce e Sentieri

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MORO ANDREA, Breve storia del verbo essere. Viaggio al centro della frase, Adelphi, 2010

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Berlin: libertà negativa e libertà positiva

Il concetto di libertà come autogoverno, tipico della libertà degli antichi, è una forma di libertà positiva. Platone si distingue dai critici moderni della libertà positiva perché vede l’individuo – sia sotto forma di singola persona, sia sotto forma di intero politico – come qualcosa di radicalmente problematico e di intimamente conflittuale: anche per questo molte sue proposte appaiono aberranti a non pochi lettori liberali.

La distinzione fra una libertà negativa, liberale, e una libertà positiva, potenzialmente totalitaria, è parte di un celebre argomento di uno dei più noti liberali della guerra fredda, Isaiah Berlin (Two Concepts of Liberty, in Four Essays on Liberty, Oxford UP, Oxford 1982, tr. it. in Quattro saggi sulla libertà, Feltrinelli, Milano 1989) , contro i progetti politici di palingenesi antropologica. Questi progetti, a parere di Berlin, intendono ricostruire coercitivamente le persone, in tutti i loro aspetti, in nome della suprema libertà positiva connessa alla realizzazione della pienezza delle potenzialità umane. Potremmo anche illustrare la libertà positiva con una politicizzazione della tesi teologica per la quale “l’arbitrio proprio della volontà è davvero libero quando essa non è asservita ai vizi e ai peccati” (Agostino, De Civitate Dei, XIV, 11, 1.); perciò, un arbitrio veramente libero non si identifica con la nostra libertà terrena, conseguente al peccato originale, che comporta anche la facoltà di peccare. Come, per il cristiano, la redenzione consiste nel superare la corruzione dell’arbitrio per raggiungere la libertas maior di volere solo il bene, così, in ambito secolare, per il politico totalitario gli spazi di libertas minor individuale sono sacrificabili a un perfezionamento umano e sociale che permetta all’uomo di realizzare la propria autenticità,

Per libertà negativa Berlin intende un ambito, ben delimitato, di non interferenza dall’esterno, o di libertà dalla costrizione altrui. Essa risponde alla domanda: qual è l’area entro la quale si lascia il soggetto – una persona o un gruppo di persone – fare o essere ciò che è capace di fare o essere, senza interferenza da parte di altri? La libertà positiva, di contro, risponde alla domanda: che cosa o chi è la fonte del controllo o dell’ingerenza che può indurre qualcuno a fare questo invece di quello? Essa ha a che fare col concetto di autodeterminazione, che è qualcosa di più dell’avere garantita una sfera di non interferenza, perché si tratta, entro questa sfera, di essere padroni di sé e di decidere da soli. Berlin diffida, da liberale pluralista, della libertà positiva, perché essa si è storicamente sviluppata come autodeterminazione, ma nel senso che il proprio “vero sé” deve tenere le leve del comando nel foro interno. Questa interpretazione autorizza a una costrizione capillare e radicale, da parte di un potere politico detenuto indifferentemente da un despota illuminato o da una democratica volontà generale con la pretesa di rappresentare ciò che in ciascuno vi è di autentico. Infatti, una volta chiarito descrittivamente quali siano i contenuti necessari della libertà, diventa legittimo sia “costringere ad essere liberi”, cioè ad adeguarsi a quei contenuti, sia proibire di essere altrimenti. E così verrebbero eliminate sia la libertà negativa, sia la libertà positiva, se intesa come genuina autodeterminazione.

La fortunata distinzione di Isaiah Berlin è stata bersaglio di numerose critiche. Gerald MacCallum ( Negative and Positive Freedom, “The Philosophical Review”, 76, 3, 1967, p. 314, trad. it. come Libertà negativa e positiva in I. Carter, M. Ricciardi, L’idea di libertà, Feltrinelli, Milano 1996, p. 21) ha fatto osservare che libertà negativa e libertà positiva non possono essere trattate come una coppia di termini opposti, perché non si può logicamente separare l’assenza di interferenza – o libertà negativa – nel fare qualcosa dal potere – o libertà positiva – di fare qualcosa. “Ogniqualvolta è in discussione la libertà di un qualche agente o gruppo di agenti, si tratta sempre della libertà da qualche vincolo, restrizione, interferenza o barriera al fare, non fare, diventare o non diventare qualcosa. Tale libertà è dunque sempre di qualcosa (un agente o più agenti), da qualcosa, di fare, non fare, diventare o non diventare qualcosa” . Per quanto concerne la libertà positiva, Crawford B. Macpherson (C.B. Macpherson, Berlin’s Division of Liberty, in Democratic Theory, Clarendon Press, Oxford 1973, pp. 108-9) ha messo in luce che Berlin confonde in un unico concetto almeno tre differenti accezioni: libertà come autodeterminazione; libertà come essenza autentica dell’uomo, alla quale è legittimo costringere il recalcitrante; e libertà come partecipazione al controllo democratico del potere politico. L’idea di libertà come autodeterminazione non può coerentemente legittimare la costrizione ad essere liberi – costrizione che deriva, piuttosto, da una lettura contenutistica della libertà per la quale essere liberi è comportarsi conformemente ad una essenza metafisicamente fondata: chi viene determinato in base a fini stabiliti da altri, per quanto solidamente incastonati nella sua essenza più autentica, non si autodetermina affatto.

Ma per poter parlare di libertà negativa, dobbiamo avere già in mente una delimitazione chiara del soggetto morale: non possiamo attribuire la libertà negativa a qualcosa che non consideriamo soggetto morale – qualcosa, cioè, che riteniamo incapace di autodeterminarsi . Per esaltare la libertà negativa come un concetto dotato di una sua personalità, dobbiamo aver già risolto – o aver dato per risolti – non solo il problema dell’identificazione del soggetto morale, ma anche la questione dall’area entro la quale ciascuno è libero di autodeterminarsi. Un liberale pluralista, che sostiene che in quest’area ciascuno può avere le opinioni e la vita che crede, può essere tale solo dopo aver dato – o aver dato per scontata – una soluzione non pluralistica a questi due interrogativi . Possiamo determinatamente difendere la nostra libertà negativa solo se crediamo di sapere chi siamo “noi” e quali sono i nostri spazi “privati”, nei quali esigere la non interferenza del potere politico – se riteniamo che sia solo il potere politico a minacciarli.

Berlin: libertà negativa e libertà positiva

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Baldo Lami, “Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” …

“Sento di trovarmi nel punto più prossimo a realizzare quella “forza del carattere” di cui parla Hillman, che si raggiunge man mano che ci si inoltra nella seconda metà della vita, quando non si ostacola la tendenza naturale alla suo manifestarsi quale unicum in cui appunto consistiamo (daimon).

È solo qui che ci possiamo veramente sentire a casa nostra (ethos), con la piena titolarità della cose che vi si trovano dentro e di cui nessuno può venirci a dire come “devono” essere. Una delle cose più importanti e centrali di questa mia casa, assimilabile a quel centro che una volta era costituito dal focolare, è il rapporto con i cosiddetti pazienti, che per me, secondo il mio orientamento di ricerca, non è solo qualcosa che riguarda la teoria e la prassi psicoanalitiche, ma qualcosa di abbastanza totale, poichè tutte le scienze umane vi sono coinvolte. Questa forza, allora, è anche quella che ci può permettere di “individuarci”, che per Jung è quel processo di differenziazione coscienziale dai valori collettivi, di omologazione sociale, che adesso possono essere percepiti anche con orrore, in quanto comportano la “strage degli innocenti” di tutti quei progetti esistenziali dei singoli (chiamati anche “anime”) la cui annichilazione o standardizzazione costituisce il carburante elettivo al procedere della macchina sociale sui vecchi binari conservativi. Ma questo è anche il luogo in cui può veramente realizzarsi quella dialettica individuo-società che sola può permettere agli stessi poli, considerati antinomici secondo tutta una tradizione di pensiero, di elevarsi su piani socio-individuativi più elevati con un maggior progresso e benessere sociale e individuale, oltre le concrezioni più consolidate dei loro lati oscuri. Il raggiungimento di questo piano non è però senza costo, perché può comportare l’alienazione e a volte anche l’inimicizia di chi è rimasto organico e integrato ai valori collettivi anzidetti, che può scambiare, proiettivamente, per giudizio, condanna morale, autoritarismo o individualismo antisociale quella forza del carattere che, viceversa, è solo forza d’amare, d’amore di sé e dell’altro da sé, quindi proprio del sociale.

Ma non c’è gioia più grande di aver trovato la propria strada. Grazie a tutti gli amici di facebook con cui ho scambiato anche una sola parola o la semplice accettazione d’amicizia.”

Baldo Lami

Maurizio Ferraris – Socrate, la memoria, l’ iPod [Il Caffè Filosofico, Vol. 2]

Maurizio Ferraris – Socrate, la memoria, l’ iPod [Il Caffè Filosofico, Vol. 2]

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Pace

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 101-103

Modernità

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 91-94

Lusso

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 85-87

Libertà

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 82-84

Ideologia

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 76-78

Genere

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 70-72

Gioco

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 73-75

Felicità

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 63-66

Etica

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 57-59

Cretino

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 34-36

Anima

Ugo Volli, Parole in gioco. Piccolo inventario delle idee correnti, Editrice Compositori, 2009
p. 17-20

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere

TESTI – i brani pubblicate nel sito, estratti da opere


Legge del 22 aprile 1941 n° 633

Quindi se nel realizzare delle pagine web all’interno di un’opera originale l’autore inserisce a scopo di discussione, di critica, di informazione culturale, parti di opere, brevi estratti o citazioni (mai l’opera integrale) menzionando chiaramente il nome dell’autore e la fonte, non incorre in problemi di copyright.

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La morte Da Epicuro, “Il piacere è il bene più alto”

La morte
Da Epicuro, “Il piacere è il bene più alto”, Jubal editore


Epicuro Il piacere è il bene più alto

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Eutanasia

Paolo Prodi, Lessico per un’Italia civile, Diabasis, 2008
139-145

Etica e diritto

Paolo Prodi, Lessico per un’Italia civile, Diabasis, 2008
125-129

Memoria sensoriale

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 331-333

Memoria semantica

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 330-331

Memoria prospettica

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 329-330

Memoria procedurale

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 328-329

Memoria episodica

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 323-324

Memoria iconica

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 325-326

Memoria dichiarativa

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 321-322

Memoria di lavoro

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 319-321

Memoria collettiva

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 314-315

Memoria culturale

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 316-317

Memoria autobiografica

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 312-314

Memoria a lungo termine

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 311-312

Memento Mori

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 307-308

Malinconia

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 298-299

Lutto

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 293-296

Identità

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 243-247

Fotografia

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 212-214

Film

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 198-200

Esperienza

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 175-176

Emozione

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 163-164

Cultura

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 129-130

Cimitero

Nicolas Pethes, Jens Ruchatz, Dizionario della memoria, Bruno Mondadori, 2002
p. 86-87

Angelo e Intersoggettività

Silvia Montefoschi

Vecchiaia

Adolf Guggenbhul-Craig, La parte nascosta , Moretti & Vitali, 2002
p. 123-142

Matrimonio come percorso di salvezza

Adolf Guggebuhl-Craig, Matrimonio Vivi o morti (1988), Moretti&Vitali, 2000
p. 55-66

Individuazione e matrimonio

Adolf Guggebuhl-Craig, Matrimonio Vivi o morti (1988), Moretti&Vitali, 2000
p. 42-47

Alterità

Stefano Baratta e Flavio Ermini (a cura di), I nomi comuni dell’Anima (Giuseppe Mininni), Moretti & Vitali, p. 25-26

Conformismo

Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003
p. 75-84

Crisi

Reinhart Kosellek, Il vocabolario della Modernità, Il Mulino, 2009
p. 95-110

Decadenza

Reinhart Kosellek, Il vocabolario della Modernità, Il Mulino, 2009
p. 49-72

Esperienza

Roberto Esposito, Communitas, Einaudi, 1998
p. 127-157

Legge

Roberto Esposito, Communitas, Einaudi, 1998
p. 60-91

Colpa

Roberto Esposito, Communitas, Einaudi, 1998
p. 3-31

Alienazione

Pier Paolo Portinaro (a cura di), I concetti del male (Enrico Pasini), Einaudi, 2002, p. 3-18

Crimine

Pier Paolo Portinaro (a cura di), I concetti del male, Einaudi, 2002, p. 81-90

Colpa

Pier Paolo Portinaro (a cura di), I concetti del male, Einaudi, 2002, p. 53-67

Vecchiaia

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 243-246

Memoria

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 222-227

Depressione

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 117-122

Felicità

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 95-98

Colpa

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 76-77

Speranza

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 51-54

Morte

GRAYLING A.C., Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, 2007
p. 44-51

Identità

GRAYLING A.C., Al cuore delle cose, Longanesi, 2007
p. 188-191

Crimine

GRAYLING A.C., Al cuore delle cose, Longanesi, 2007
p. 177-180

Conversazione

GRAYLING A.C., Al cuore delle cose, Longanesi, 2007
p. 148-150

Solitudine

GRAYLING A.C., Al cuore delle cose, Longanesi, 2007
p. 49-51

Felicità

GRAYLING A.C., Al cuore delle cose, Longanesi, 2007
p. 15-20

Identità

Salvatore Veca, Dizionario minimo, Frassinelli, 2009
p. 141-152